PAGNOTTA (Raffaele Marra)

Tutti pronti per lunedì 16 gennaio 2017 dalle 21.00 all'una con un tema del mitico Emanuele Manco!
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raffaele.marra
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PAGNOTTA (Raffaele Marra)

Messaggio#1 » martedì 17 gennaio 2017, 0:44

PAGNOTTA

«Mo’ che papà non c’è più, e c’hai dodici anni, devi darmela tu una mano.»
Nino guardò il fratello con stupore. Era la prima volta che Rocco gli parlava così: “da uomo a uomo”, dicevano in TV.
«A che fare?»
«C’ho uno, a Pagnotta, chiuso. Per fare un po’ di soldi.»
Nino cercò di nascondere il tremore.
«Ma non lo devi dire a nessuno. Che ci arrestano. O ci ammazzano proprio!»
«Ma proprio a Pagnotta?»

Pagnotta fu un brigante. Lo presero, lo uccisero, lo seppellirono da qualche parte alle porte del paese. Quella terra maledetta prese il suo nome.
Non ci devi andare, che c’è lo scheletro di Pagnotta, diceva suo padre.
E proprio là, in cima a quel calanco rugoso, là dove le case cedevano a un dirupo di creta e macchia mediterranea, mangiata dal sole e dagli sterpi, resisteva ai decenni la vecchia casedda. La famiglia di Nino si era trasferita alle case popolari, ma la casedda serviva ancora per l’olio e il vino nuovo.
E per i rapimenti.

Nino smise di essere bambino quella sera stessa, quando ebbe il coraggio di andare per la prima volta a Pagnotta.
«È sotto al pavimento, nella botola», fece suo fratello chiudendosi la porta alle spalle.
Rocco aveva vent’anni e guidava il vecchio fiorino. Quel pomeriggio aveva pedinato l’uomo, lo aveva tramortito, legato e buttato dentro. Lo aveva trasportato avvolto nelle coperte delle olive e lo aveva rinchiuso nella casedda.
«Statti attento, Nì. Io tra tre giorni torno dalla trasferta; vieni qui ogni tanto per controllare un attimo, dagli un po’ di pane e la bottiglia, e vattene subito. E speriamo che stavolta pagano!»

Quella notte non dormì, e il mattino saltò la scuola.
Lasciò sua madre a lamentarsi sul letto e corse alla casedda a prima mattina.
Si chiuse dentro, provando a non pensare alla storia del brigante. Si fece un frettoloso segno di croce, quindi sollevò la botola.
Cercò di non guardare mentre il sole invadeva il palmento. Lanciò nel buco pane e acqua, poi lasciò che la botola si richiudesse pesantemente mentre, stanco, si levava il rantolo del prigioniero.
Lo sforzo lo fece cadere di schiena a terra. Sulla botola ormai chiusa, vicino ai suoi piedi, Danzava lenta una nuvola di polvere. Negli occhi di Nino erano rimaste impresse le immagini di quell’istante: il buio, il raggio di sole, le mani imploranti dell’uomo e, più in basso, uno scheletro affogato nella terra.

Mo’ che papà non c’è più, e c’hai dodici anni, devi darmela tu una mano
Ci mise due ore a capire, molto di più a decidere. Nella notte tornò e, senza più paura, aprì la botola.
«Vattinne», disse all’uomo aiutandolo a salire. Quello sparì senza fiatare.
Nino restò per un po’ a fissare il buco nel pavimento, male illuminato dalla torcia. Lo scheletro era lì, e chissà quanti altri corpi c’erano.
E speriamo che stavolta pagano!
Ma le vittime di suo padre e suo fratello non gli davano più paura. Ora si sentiva pronto persino ad affrontare il rientro di Rocco.
Forse lo scheletro di Pagnotta non c’era mai stato, ma il suo coraggio, quello ormai faceva parte di lui.



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antico
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Re: PAGNOTTA (Raffaele Marra)

Messaggio#2 » martedì 17 gennaio 2017, 0:53

Ed ecco l'attuale leader del RANK della Quinta Era: Raffaele Marra! Tutto ok con caratteri e tempo di consegna, buona Emanuele Manco Edition, Raffaele!

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Polly Russell
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Re: PAGNOTTA (Raffaele Marra)

Messaggio#3 » martedì 17 gennaio 2017, 18:10

"Gli davano paura" è una forma dialettale che non va bene nel narrato, per il resto la forma è buona. Mi è proprio piaciuto questo racconto, mi ha ricordato "io non ho paura" di Salvadores, uno dei miei film preferiti. Probabilmente per il tema e per la presa di coscienza del piccolo protagonista. Una bella prova, carica di speranza.
Il dialetto è gradevole, non appesantisce la lettura e gli da corpo.
Buono. :)
Polly

joshua
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Re: PAGNOTTA (Raffaele Marra)

Messaggio#4 » martedì 17 gennaio 2017, 22:26

Buono! bella l'idea!" il buio, il raggio di sole, le mani imploranti dell’uomo e, più in basso, uno scheletro affogato nella terra", immagine bellissima. Avrei scritto i dialoghi tutti in dialetto. Le coperte delle olive non mi sembra una espressione felice. Danzava è scritto in maiuscolo.

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raffaele.marra
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Re: PAGNOTTA (Raffaele Marra)

Messaggio#5 » mercoledì 18 gennaio 2017, 9:39

Polly Russell ha scritto:"Gli davano paura" è una forma dialettale che non va bene nel narrato, per il resto la forma è buona. Mi è proprio piaciuto questo racconto, mi ha ricordato "io non ho paura" di Salvadores, uno dei miei film preferiti. Probabilmente per il tema e per la presa di coscienza del piccolo protagonista. Una bella prova, carica di speranza.
Il dialetto è gradevole, non appesantisce la lettura e gli da corpo.
Buono. :)

Hai ragione, Polly, mi sono fatto prendere un po' la mano dal tentativo di riprodurre un dialetto credibile e, a un certo punto, ho fatto confusione tra voce narrante e voce narrata. Grazie per il commento.

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raffaele.marra
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Re: PAGNOTTA (Raffaele Marra)

Messaggio#6 » mercoledì 18 gennaio 2017, 9:43

Ciao joshua e grazie per il commento.
Mi fa piacere che tu apprezzi l'immagine suggerita da quella frase. Il linguaggio non è propriamente dialettale, ma è quel misto di italiano e dialetto in cui si esprime generalmente l'abitante "medio" della provincia: ho cercato di renderlo quanto più simile alla realtà e credo di esserci riuscito. Le "coperte delle olive" sono i teli (o sacchi o, spesso, proprio coperte) che si usano in campagna per raccogliere le olive fatte cadere dai rami: nel contesto in cui si ambienta il racconto (suggerito dai calanchi, la macchia mediterranea, ecc.) è un termine molto utilizzato.
"Danzava" è scritto in maiuscolo??? e come cavolo ha fatto a sfuggirmi???
Comunque grazie per il commento!

viviana.tenga
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Re: PAGNOTTA (Raffaele Marra)

Messaggio#7 » giovedì 19 gennaio 2017, 11:42

Ciao Raffaele,
Ben resa l'ambientazione attraverso descrizioni e parlato semi dialettale. Personalmente, ho trovato molto buona la parte in cui Nino realizza davvero cosa gli sta venendo chiesto e cosa fa suo fratello, ma avresti potuto forse dedicare un po' più di spazio al raggiungimento della decisione di liberare l'ostaggio. In questo senso, il finale mi è sembrato un filino troppo affrettato, ma nel complesso il racconto è molto buono.

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raffaele.marra
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Re: PAGNOTTA (Raffaele Marra)

Messaggio#8 » giovedì 19 gennaio 2017, 15:15

Ciao Viviana, e grazie per il commento. Concordo sul fatto che qualche parte del racconto avrebbe meritato qualche parola in più. In realtà ho scelto di raccontare una storia che in 3000 caratteri ci sta per miracolo, ma tutto sommato credo di essere riuscito a inserirla più o meno bene. Ho voluto sprecare qualche parola piuttosto per introdurre "Pagnotta" che è un personaggio e un luogo reale del mio paese. Questa è stata una mia personale sensazione, ma appena ho letto il tema del mese e il suo commento dato dalla stessa guest mi è venuto in mente di mettere a tutti i costi un riferimento a qualcosa che riguardasse davvero la mia città. Ciò, ovviamente, mi è costato qualche carattere, ma alla fine sono soddisfatto comunque. A presto.

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giancarmine trotta
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Re: PAGNOTTA (Raffaele Marra)

Messaggio#9 » giovedì 19 gennaio 2017, 18:54

Per me è molto particolare commentare questo racconto, è come aprire un cassetto della memoria.
Conosco la storia di Pagnotta, conosco uno dei posti dove è seppellita, si dice, una parte del suo corpo. E quando ci passavo da piccolo, per scoprire ogni angolo della mia terra e per vedere i fuochi d'artificio da un'angolazione insolita, il pensiero andava spesso alla storia del brigante.
Mi dilungo e chiedo scusa in anticipo.

Per caso, l'ultimo libro che ho letto parla della vita del brigante Crocco, detto "Il Generale", che imperversò nel vulture e in tutta la Basilicata durante e dopo la nascita del neonato Regno d'Italia. E la storia del brigante Crocco si mescola alla storia d'Italia, con il passaggio del brigante da attivo seguace di Garibaldi a 'restauratore' dei Borboni. In questo passaggio, le truppe al servizio di Crocco non mancarono di compiere atrocità e di promettere terreni ai più poveri, di compiere omicidi e furti a ripetizione.
Questo ha comportato una memoria del brigantaggio molto variegata tra la popolazione, per cui alcuni pensano che i briganti fossero solo dei malfattori e assassini, mentre altri ne elogiano lo spirito di ribellione ai Savoia o al governante di turno che chiedeva tasse sempre più alte.
Questa stessa ambiguità sul significato del brigantaggio, l'ho sempre avvertita, fin da piccolo. E passare nella zona di Pagnotta significava entrare nella storia, toccarla, provare a giudicare il bene e il male.

Tornando al racconto, capisco benissimo i sentimenti di Nino, e mi viene naturale quindi esserne affascinato e trovare affinità col suo mondo.
Confermo che i teli per la raccolta delle olive, nel metapontino, sono chiamate 'coperte': magari la dicitura tra virgolette avrebbe aiutato.
Si vede che i 3000 erano pochi dal finale accelerato, ma hai dovuto spiegare la storia di Pagnotta e te la sei cavata bene.
La rappresentazione dei posti è una foto a milioni di pixel dei calanchi lucani.
Caro Raffaele, è una bellissima declinazione del tema, che utilizza una storia lontana, affascinante e controversa.
Alla prossima

joshua
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Re: PAGNOTTA (Raffaele Marra)

Messaggio#10 » giovedì 19 gennaio 2017, 20:32

"Il linguaggio non è propriamente dialettale, ma è quel misto di italiano e dialetto" ....
-ok,dopo averlo riletto con la tua spiegazione si capisce meglio, ma a primo acchitto i due linguaggi stridono, ma essendo voluto l'effetto va benissimo così!

"Le coperte delle olive sono i teli (o sacchi o, spesso, proprio coperte) che si usano in campagna per raccogliere le olive fatte cadere dai rami: nel contesto in cui si ambienta il racconto (suggerito dai calanchi, la macchia mediterranea, ecc.) è un termine molto utilizzato"...
- ok non lo sapevo scusa

"Danzava" è scritto in maiuscolo??? e come cavolo ha fatto a sfuggirmi???"....è la prima volta che scrivo e pensavo si dovessero segnalare anche queste cose altrimenti non l'avrei scritto!

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AmbraStancampiano
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Re: PAGNOTTA (Raffaele Marra)

Messaggio#11 » venerdì 20 gennaio 2017, 1:22

Ciao Raffaele,
il tuo racconto mi è piaciuto veramente tantissimo.
Certo, con me l'ambientazione mediterranea - specie quando è associata a una scrittura come la tua - e il noir che si fonde con le legende vincono facile, ma trovo che il tuo sia un racconto di gran pregio anche andando oltre i miei gusti personali.
La trama assomiglia moltissimo a quella di "Io non ho paura" di Ammanniti, e forse il fatto che il prigioniero venga tenuto in un buco anche in questo caso è eccessivo; lo dico a malincuore, perché fai una bellissima descrizione di ciò che vede il ragazzo nel buco e perché il buco nella terra ha diversi significati a diversi livelli, però forse su questo punto io lavorerei un pochino per discostarlo dall'opera di Ammanniti.
Per il resto, i termini tecnici o più vicini al parlato a me non hanno dato alcun fastidio, anzi. I riferimenti al brigantaggio e alla legenda di Pagnotta sono stupendi, le descrizioni sono accurate e perfettamente misurate. Come diavolo hai fatto in 3000 caratteri??? @_@
Qui giace il mio cervello, che poteva fare tanto e ha deciso di fare lo stronzo.

Fernando Nappo
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Re: PAGNOTTA (Raffaele Marra)

Messaggio#12 » venerdì 20 gennaio 2017, 22:08

Ciao Raffaele,
bel racconto, e, mi pare, tema perfettamente centrato. Non conoscevo la vicenda di Pagnotta, e l'ho scoperta con piacere. Il dialetto frammisto all'italiano talvolta stentato (intenzionalmente, si capisce) aiuta a dare un'idea dell'ambientazione senza risultare pesante. L'idea di base mi è piaciuta molto; anche a me ha fatto pensare ad Ammaniti, ma non avendo nè letto il romanzo nè visto il film, non sono in grado di fare confronti diretti.
Se proprio devo trovare un difetto al racconto, ho trovato un po' troppo secco il passaggio dal narrato (le vicende di Nino) al raccontato (la breve descrizione delle vicende di Pagnotta) tra il primo e il secondo paragrafo, che mi ha lasciato un leggero retrogusto di infodump.
Per il resto, un'ottima prova.

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Angela
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Re: PAGNOTTA (Raffaele Marra)

Messaggio#13 » domenica 22 gennaio 2017, 22:20

Penso che questo sia uno dei tuoi racconti migliori, Raffaele. Forse giochi in casa: sbaglio o il dialetto è delle tue parti? Concordo con Ambra, c'è qualcosa che ricorda il famoso libro (che poi è diventato un film) "Io non ho paura" di Ammaniti, ma non mi sembra un limite perché il tuo stile lo ha personalizzato a sufficienza. Mi piacciono da morire le descrizioni, sei davvero bravo. Quando un autore riesce a mostrarti la scena come se fosse un regista, a mio avviso ha centrato il suo obiettivo. I cadaveri e la consapevolezza di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato, è un confine che una volta attraversato ti cambia la vita. Sono proprio contenta di averti letto, è sempre un piacere. Sempre di più.
Uno scrittore è un mondo intrappolato in una persona (Victor Hugo)

mezzomatto
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Re: PAGNOTTA (Raffaele Marra)

Messaggio#14 » lunedì 23 gennaio 2017, 0:22

Pagnotta
Ottimo bozzetto di un mondo che non ha punti ciechi, ma solo una visuale corta, limitatissima, ristretta a soddisfare i propri bisogni materiali quotidiani. Interessante la sequenza delle scene dove l’insrimento delle spiegazioni o dei flash-back non interrompe, ma integra, il fluire della storia. Un unico appunto: il paragrafo di chiusura è un po’ troppo enfatico. E l’annunciuo della sfida al fratello risulta un po’ debole. Una pignoleria: il termine palmento è un po’ troppo ricercato per l’ambiente e il resto del linguaggio usato. O usi un termine dialettale o specifichi che si tratta delle macine del frantoio.

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raffaele.marra
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Re: PAGNOTTA (Raffaele Marra)

Messaggio#15 » lunedì 23 gennaio 2017, 11:45

Ciao a tutti e grazie per i commenti.
@mezzomatto: vorrei specificare che il palmento è un vano scavato sotto il pavimento che anticamente serviva alla fermentazione dell'uva oltre che come deposito e spesso, durante le fasi di costruzione delle case, per la preparazione della calce. In definitiva il palmento (e il termine è entrato anche nel dialetto locale) è una specie di piccolo "scantinato", molto ridotto e grezzo, nascosto sotto al pavimento e accessibile (quando è accessibile) con una semplice botola.
Per quanto riguarda l'assonanza con Ammanniti, devo ammettere che in qualche modo ho subito il fascino di alcuni suoi scritti che indubbiamente hanno contribuito alla mia formazione. Più che al suo romanzo che citate, tuttavia, credo di aver attinto ad alcune delle leggende e alle paure popolari che caratterizzano la mia terra. Quello dei vani sotterranei, ad esempio, è da sempre un tema affascinante e al tempo stesso inquietante, soprattutto in piccoli centri di provincia in cui, si sa, la costruzione delle case è avvenuta nel passato in maniera "corale", condivisa. Così spesso ho sentito parlare di nascondigli, rifugi, passaggi segreti, tesori nascosti, ecc.
Ho voluto attingere a questo genere di materiale perché leggendo il tema del mese (e soprattutto il relativo commento della guest) mi sono sentito chiamato a raccontare qualcosa che avesse realmente a che vedere con il mio paese.
Aggiungo, se mi permettete, una curiosa coincidenza: un paio di giorni dopo aver scritto il racconto mi sono trovato per lavoro ad assistere agli scavi della chiesa di San Rocco nel mio paese (chiesa degli anni '30 costruita sul sedimento di una chiesetta molto più antica). Beh, è stato trovato anche lì un vano sotterraneo e, ovviamente, sono partite voci di ogni genere (rifugio segreto, tombe, tesori, cunicolo sotterraneo che collega tutte le chiese antiche). In realtà si tratta di una cisterna. Se volete leggere l'articolo e vedere una foto vi aggiungo un link:

http://www.pisticci.com/cronaca/11118-s ... aggio.html

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alessandra.corra
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Re: PAGNOTTA (Raffaele Marra)

Messaggio#16 » mercoledì 25 gennaio 2017, 8:43

Ciao Raffaele,

non conoscevo la storia di Pagnotta, ed è stato interessante scoprirla grazie al tuo racconto. Mi è piaciuto come hai gestito la narrazione e la declinazione del tema. Ho trovato anche io affinità con il libro di Ammaniti "Io non ho paura" (uno dei libri che preferisco dell'autore), ma credo che il tuo racconto se ne sia in fondo discostato abbastanza. Mi è piaciuto anche molto il finale, con la presa di coscienza di Nino di lasciar sfuggire il prigioniero.
Alla prossima.

alexandra.fischer
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Re: PAGNOTTA (Raffaele Marra)

Messaggio#17 » giovedì 26 gennaio 2017, 21:22

La tua storia è molto cupa, l’angolo nascosto è la cella sotterranea che occulta la vittima di un sequestro. L’uomo che ne è vittima, è l’ultimo di una fila di vittime, come testimonia lo scheletro nella botola. I rapitori sono due fratelli, Rocco e Nino, quest’ultimo ancora studente dodicenne. Sono diventati criminali per necessità (padre morto, madre malata, anche se il ventenne Rocco ha un’attività che comporta una trasferta di tre giorni). Nino diventa adulto nell’istante in cui chiude il rapito nella botola dopo avergli dato pane e da bere, vedendo lo scheletro e le mani tese dell’uomo ancora vivo, quei particolari non lo spaventano più. Hai reso molto bene la natura selvaggia dello scorcio di Sardegna e anche qualcosa del linguaggio di quelle parti. Inquietante la leggenda del brigante Pagnotta dalla fine tragica; alligna in quel luogo come uno spettro, al punto che la gente lo ha chiamato come lui. Agghiacciante quel dubbio sul pagamento. Non sempre il crimine paga.

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raffaele.marra
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Re: PAGNOTTA (Raffaele Marra)

Messaggio#18 » venerdì 27 gennaio 2017, 9:35

Ciao Alexandra e grazie per il commento. Mi preme chiarire che non si tratta della Sardegna, ma della Basilicata. Sono convinto che il paesaggio descritto e, con esso, il linguaggio usato, possano avere molto in comune con certi luoghi dell'isola, ma qui si tratta in realtà del mio paese, Pisticci (MT). La storia di Pagnotta è vera, così come è vera l'esistenza di un luogo periferico al centro storico dove, narra la leggenda, sia stato sepolto il suo corpo (o parte di esso). Un bacione!

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antico
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Re: PAGNOTTA (Raffaele Marra)

Messaggio#19 » sabato 28 gennaio 2017, 14:26

Molto bello, complimenti. La declinazione del tema, sia per quanto riguarda il punto cieco che per l'italianità, è ottima. E anche il controllo sul racconto, perfetto. C'è atmosfera, c'è storia, c'è messaggio. Non ho appunti da fare, va tutto bene così, direi già pronto per la vetrina. Pollice su, senza se e senza ma.

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