Gruppo SPIDER-MAN: Lista racconti ammessi e classifiche

Tutti pronti per lunedì 16 gennaio 2017 dalle 21.00 all'una con un tema del mitico Emanuele Manco!
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antico
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Gruppo SPIDER-MAN: Lista racconti ammessi e classifiche

Messaggio#1 » martedì 17 gennaio 2017, 1:57

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BENVENUTI ALLA EMANUELE MANCO EDITION, LA QUINTA DELLA QUINTA ERA DI MINUTI CONTATI!

Questo è il gruppo SPIDER-MAN della EMANUELE MANCO EDITION con EMANUELE MANCO nelle vesti di Guest Star.

Gli autori del gruppo SPIDER-MAN dovranno commentare e classificare i racconti del gruppo IRON MAN.

I racconti di questo gruppo verranno invece commentati e classificati dagli autori del gruppo CAPTAIN AMERICA.


Questo è un gruppo da NOVE racconti, pertanto saranno i primi TRE racconti ad avere diritto alla pubblicazione immediata sul sito e a entrare tra i finalisti che verranno valutati da EMANUELE MANCO. Altri racconti ritenuti meritevoli da me, l'Antico, verranno a loro volta ammessi alla vetrina del sito, ma non alla finale. Ricordo che per decidere quanti finalisti ogni gruppo debba emettere cerco sempre di rimanere in un rapporto di uno ogni tre approsimandolo per eccesso.

Per la composizione dei gruppi ho tenuto conto del seguente metodo: per primi ho assegnato ai raggruppamenti coloro già in possesso di punti Rank d'Era (il primo nel gruppo A, il secondo nel gruppo B, il terzo nel gruppo C, il quarto nel gruppo A e così via regolandomi con gli orari di consegna in caso di autori a pari punti), coloro che ancora non hanno punti rank d'Era sono stati assegnati a seguire (primo a postare gruppo X, secondo a postare gruppo Y, terzo a postare gruppo BETA, quarto a postare gruppo X e così via).

E ora vediamo i racconti ammessi nel gruppo SPIDER-MAN:

Pagnotta, di Raffaele Marra, ore 00.44, 2988 caratteri
Il Maldestro e Margherita, di Jacopo Berti, ore 00.08, 2737 caratteri
Il principe barbone, o forse no…, di Francesco Nucera, ore 00.51, 2982 caratteri
La bottiglia dei R’Lyeh, di Linda De Santi, ore 23.19, 2996 caratteri
In cima alla catena, di Andrea Partiti, ore 23.29, 2996 caratteri
Sangue Reale, di Nicola Gambadoro, ore 23.39, 3289 caratteri MALUS 4 PUNTI
Un richiamo da dietro gli stipiti, di Andrea Crucitti, ore 00.57, 2899 caratteri
Cappuccetto Rosso e il Grande Mazinga, di Evandro Straccini, ore 23.02, 2970 caratteri
Tre centimetri per tre, di Luca Pappalardo, ore 00.08, 2968 caratteri

Avete tempo fino alle 23.59 di giovedì 26 GENNAIO per commentare i racconti del gruppo IRON MAN. Le vostre classifiche corredate dai commenti andranno postate direttamente sul loro gruppo. Per i ritardatari ci sarà un'ora di tempo in più per postare le classifiche e i commenti, quindi fino alle 00.59 del 27 GENNAIO, ma si prenderanno un malus pari alla metà del numero di autori inseriti nel gruppo approssimato per difetto. Vi avverto che sarò fiscale e non concederò un solo secondo in più. Vi ricordo che le vostre classifiche dovranno essere complete dal primo all'ultimo. Una volta postate tutte le vostre classifiche, posterò la mia e stilerò quella finale dei raggruppamenti.
NB: avete DIECI giorni per commentare e classificare i NOVE racconti del IRON MAN e so bene che sono tanti. Ricordatevi però che Minuti Contati, oltre che una gara, è primariamente un'occasione di confronto. Utilizzate il tempo anche per leggere e commentare altri racconti, ne avete VENTISEI (escluso il vostro) a disposizione e se la guardate in quest'ottica, ve lo assicuro, DIECI giorni sono anche troppo pochi. E ancora: date diritto di replica, tornate a vedere se hanno risposto ai vostri commenti, argomentate, difendete le vostre tesi e cedete quando vi convinceranno dell'opposto. Questa è la vostra palestra, dateci dentro.

Eventuali vostre pigrizie nei confronti dei commenti ai racconti (che devono avere un limite minimo di 300 caratteri ognuno) verranno penalizzate in questo modo:
– 0 punti malus per chi commenta TUTTI i racconti assegnati al suo gruppo con il corretto numero minimo di caratteri.
– 13 punti malus per chi commenta tutti i racconti assegnati al suo gruppo, ma senza il numero minimo di caratteri.
– ELIMINAZIONE per chi non commenta anche solo un racconto di quelli assegnati al suo gruppo.


Vi ricordo che i racconti non possono essere più modificati. Se avete dubbi su come compilare le classifiche, rivolgetevi a me.
Potete commentare i vari racconti nei singoli thread per discutere con gli autori, ma la classifica corredata dai commenti deve obbligatoriamente essere postata nel gruppo IRON MAN.
Altra nota importante: evitate di rispondere qui ai commenti ai vostri lavori, ma fatelo esclusivamente sui vostri tread.

BUONA EMANUELE MANCO EDITION A TUTTI!












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chiara.rufino
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Re: Gruppo SPIDER-MAN: Lista racconti ammessi e classifiche

Messaggio#2 » giovedì 19 gennaio 2017, 19:23

Ammetto che mi imbarazza iniziare la classifica ma, visto che l'altra volta non ho consegnato, mi sembra la cosa migliore da fare.
Bravi tutti, non è stato mica facile stilare questa classifica.

Pagnotta

Ciao raffaele, questo racconto, in larga parte, mi ha ricordato “Io non ho paura” di Ammaniti. C’è l’ambientazione paesana, ci sono i cattivi, c’è un ragazzo che sta crescendo. Purtroppo, a volte mi sono persa nella narrazione, dal legare il tale al fatto che lui affronti così i suoi demoni pur inimicandosi suo fratello. La prova è riuscita più meno ma andrebbe limata secondo me. A rileggerci.

Il Maldestro e Margherita

Ci ho messo un po’ a capire perché rimarcavi così tanto le c alla fiorentina, finché non siamo arrivati a parlare della signora Hack. Concordo con gli altri commenti sulla “densità” del testo e su come hai, alla fine, scritto un bellissimo stralcio di vita. Non ho metri di giudizio per la citazione, non avendo letto Bulgakov ma mi sembra che manchi qualcosa.

Il principe barbone, o forse no…

Ho riletto la storia cinque - sei volte e avrei giurato che il barbone esistesse davvero (la mente di una donna che crede a tutti i racconti horror è malleabile, non farci caso). Sei anche riuscito a dirci, in sole due righe, il dramma di un uomo che, sommerso dai debiti, ricorre a un gesto vile come l’omicidio. Concordo sul “omicidio di Stato” che non mi torna ma magari sono io.

La bottiglia dei R’Lyeh

Ciao Linda! Il racconto è leggero e fresco e si legge in un attimo, anche se ho notato che manchi come qualcosa. Si sente molto bene la componente Horror ma ho come l’impressione che il solo essere l’Eletto non basti per pagare una bottiglia del genere. Inoltre avrei voluto saperne di più almeno sul negozio, visto che non ci mostri neanche il regno incantato dove lui finisce. Sicura che il pagamento non sia altro? Alla prossima:D.

In cima alla catena

Uno dei racconti migliori che ho letto; i personaggi sono ben caratterizzati e così anche il cattivo che si fa grosso non sapendo chi ha davanti. Per cogliere il colpo di scena finale ho dovuto rileggere ma quello è un problema con la mia lettura rapida. Mi è piaciuto come hai giocato "a ping pong" coi dialoghi dei protagonisti e come ognuno era caratterizzato e definito anche se con poche righe. Complimenti.

Sangue Reale

Ho qualche dubbio su questa storia. Intanto dovresti risistemarla a livello “visivo” perché il monoblocco non aiuta. Poi c’è la questione del finale che, secondo me, arriva troppo in fretta o non arriva come dovrebbe; è molto interessante sapere la sua vita e di come abbia ottenuto quella boccetta ma avrei tagliato di più per sapere sia delle ricerche che fa attorno alla bottiglia, sia per l’esito.

Un richiamo da dietro gli stipiti

L’idea della storia, per quanto molto usato, è carina anche se secondo me avrebbe bisogno di qualche miglioria qua e là. Innanzitutto ci racconti questa storia dal passato e su come lui passava davanti alla casa e ok ma, quando va nel presente e con un registratore, da quello che ho colto, beh non mi è arrivato. Avrei preferito (e avresti dovuto mettere) degli apici per sottolineare la registrazione di tutta la storia, a mo’ di diario di bordo. Non è brutta, devi solo lavorarci meglio su.

Cappuccetto rosso e il Grande Mazinga
Trovo il titolo davvero geniale, lo svolgimento un po’ meno. Parto dall’ovvio, ci presenti uno scorcio di città in modo molto “turistico/favolistico” e ci introduci così “La nonna”. La nonna di chi? Dovevi spendere qualche altra parola in più. Secondo, sono d’accordo con Viviana; non è ben chiaro come vadano le cose e soprattutto chi sia il bastardo tra i due. Mi sembra anche strano che la nostra Cappuccetto Rosso sia così coraggiosa, lei che di solito è un po’ ingenua nella storia. Se migliori questi appunti, potrebbe venire fuori una grande storia.


Tre centimetri per tre

Bella storia. Scorrevole, accurata, mi è sembrato di ritornare a Pisa! Più che l’improbabilità di essere a quell’ora nella piazza, avrei tolto qualche battuta per alleggerire tutto e rendere ancora più chiara la vicenda. Anche il finale è degno di nota e mi è piaciuto molto, soprattutto la chiusura della frase.

1. In cima alla catena
2. Il principe barbone...o forse no
3. Pagnotta
4. Tre centimetri per tre
5. La bottiglia dei R'Lyeh
6. Il maldestro e Margherita
7. Sangue reale
8. Un richiamo dagli stipiti
9. Cappuccetto rosso e il Grande Mazinga.
Ultima modifica di chiara.rufino il martedì 24 gennaio 2017, 12:46, modificato 1 volta in totale.
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viviana.tenga
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Re: Gruppo SPIDER-MAN: Lista racconti ammessi e classifiche

Messaggio#3 » sabato 21 gennaio 2017, 20:05

CLASSIFICA
1) In cima alla catena
2) La bottiglia di R'Lyeh
3) Il principe barbone, o forse no...
4) Pagnotta
5) Tre centimetri per tre
6) Sangue reale
7) Il Maldestro e Margherita
8) Un richiamo da dietro gli stipiti
9) Cappuccetto Rosso e il Grande Mazinga

COMMENTI

1)IN CIMA ALLA CATENA, di Andrea Partiti
Il racconto mi è davvero piaciuto. Bella la caratterizzazione dei personaggi, che partono subito come tipi un po' eccentrici con strani poteri e un po' alla volta si rivelano a pieno per quello che sono. Ben gestita la trama e la sopresa finale, bella l'idea della casa che "non vuole essere notata" per declinare il tema e aggiungere un tocco di fantastico in più.

2)LA BOTTIGLIA DI R'LYEH, di Linda de Santi
Premesse: - sono assolutamente d'accordo con la tua protagonista sull'approccio migliore per visitare una città;
- ho apprezzato il riferimento lovecraftiano; ho però l'impressione che il racconto ci si appoggi un po' troppo e possa risultare un po' insipido a chi non lo coglie.
Entrando nel merito del racconto: che il negozio nasconde qualcosa di "magico" si capisce subito, ma in fondo va bene così. Non mi aspettavo invece la rimozione dei ricordi, che dà quel tocco in più ci voleva e permette di creare un buona chiusura. Simpatica anche l'ambientazione del negozio, un po' dark e un po' nonsense nella descrizione degli artefatti.
Nel complesso, racconto molto gradevole.

3)IL PRINCIPE BARBONE, O FORSE NO..., di Francesco Nucera
Idea davvero molto bella e ottimo il personaggio del sacco di immondizia/principe barbone capace di restituire serenità al protagonista. Il problema è che alla prima lettura (ma anche a una seconda) non avevo capito che avessi tratteggiato due scenari paralleli, e mi sembrava che l'omicidio della moglie avvenisse dopo l'incontro con il barbone. Ci è voluto il tuo commento per chiarire la situazione, e questo è un male. Probabilmente, a creare l'equivoco è stato quel "si blocca" alla fine del primo paragrafo. Se tu avessi chiuso con qualcosa del tipo "si avvia verso casa, continuando a imprecare tra i denti" per poi riprendere con un "Mauro si volta e sgrana gli occhi", sarebbe stato più chiaro che si trattava di due scenari paralleli. Così, invece, sembra che si blocchi, torni indietro e la trama si sviluppi in un'unica sequenza di eventi.
Comunque, riletto nell'ottica giusta il racconto mi è piaciuto davvero tanto, quindi lo tiro un po' su in classifica rispetto a quello che avevo pensato all'inizio (ma ancora un po' più giù di quanto sarebbe se avessi capito tutto da sola).

4)PAGNOTTA, di Raffaele Marra
Ben resa l'ambientazione attraverso descrizioni e parlato semi dialettale. Personalmente, ho trovato molto buona la parte in cui Nino realizza davvero cosa gli sta venendo chiesto e cosa fa suo fratello, ma avresti potuto forse dedicare un po' più di spazio al raggiungimento della decisione di liberare l'ostaggio. In questo senso, il finale mi è sembrato un filino troppo affrettato, ma nel complesso il racconto è molto buono.

5)TRE CENTIMETRI PER TRE, di Luca Pappalardo
Che per il protagonista non finirà bene si capisce presto, forse fin troppo bene, un po' per l'aspetto demoniaco della ragazza, un po' per la troppa sicurezza in se stesso mostrata dal protagonista. Attenuando un po' questi due aspetti, si poteva forse rendere il finale un po' meno scontato e il racconto ne avrebbe giovato. Per il resto, idea carina, personaggi ben caratterizzati (sono bastati 3000 caratteri per farmi prendere in antipatia il protagonista, quindi era caratterizzato bene), tema rispettato.

6)SANGUE REALE, di Nicola Gambadoro
Del tuo racconto mi è piaciuta soprattutto la prima parte, l'idea dello scalino invisibile sotto la vista di tutti, il modo in cui il protagonista lo usa per osservare il mondo rimanendone fuori.
La seconda parte, con il ritrovamento del Graal e il rapimento... non lo so, probabilmente con più spazio a disposizione avrebbe reso meglio, ma così l'ho percepita quasi forzata, messa lì in fretta e furia per creare un colpo di scena senza averlo preparato più di tanto (sono ragionevolmente convinta che non sia andata così e il problema fosse solo il poco spazio, ma l'impressione è comunque quella).
Nel complesso, un racconto con dei buoni spunti, ma che sta stretto nei 3000 caratteri.

7)IL MALDESTRO E MARGHERITA, di Jacopo Berti
Ho apprezzato molto l'idea dietro il tuo racconto, un po' meno la realizzazione. Come detto già da altri, lo stile è davvero un po' troppo lento; unendo questo al fatto che, alla resa dei conti, la trama è quasi inesistente, la lettura risulta pesante, anche se la rivelazione finale sull'identità di Margherita sortisce il giusto effetto (ho un po' provato anch'io il senso di meraviglia davanti al cielo stellato).

8)UN RICHIAMO DA DIETRO GLI STIPITI, di Andrea Crucitti
Credo che il tuo racconto abbia discreti margini di miglioramento nella prima parte, quella che dovrebbe servire a costruire la tensione per la seconda. La descrizione iniziale è lenta e impersonale, e questo ti fa perdere una chance di caratterizzare un po' di più il protagonista; per quanto riguarda lo spavento del protagonista davanti alla "cosa incredibile", non sono riuscita ad entrare in empatia. Ha sentito un pianto di bambino da una casa abbandonata, ok... perché non limitarsi a pensare che ci sia accampata dentro una famiglia di senzatetto, o chiamare la polizia perché si sospetta che stia succedendo qualcosa di brutto? Non dico che non possano esserci delle ragioni (anche irrazionali) valide, ma il fatto che il tuo protagonista neanche provi a darsi una spiegazione logica rende più difficile essere partecipi della tensione.
Un'altra ipotesi che ho fatto è che il tuo protagonista sia un tizio non del tutto a posto con la testa e molto facilmente impressionabile, ma non ci sono veri indizi nemmeno in questo senso.
Tutto questo è un peccato, perché la seconda parte è molto ben scritta e d'impatto, solo che è un po' una costruzione a cui mancano le fondamenta.
Nel complesso, un racconto che ha del potenziale, ma da risistemare.

9)CAPPUCCETTO ROSSO E IL GRANDE MAZINGA, di Evandro Straccini
Ammetto di essere un po' rimasta un po' confusa dalla lettura del tuo racconto: sicuramente ci sono spunti interessanti, ma sono fin troppi per il poco spazio a disposizione. La mia impressione è che il tutto fosse molto chiaro nella tua testa, ma non sei riuscito a rendere al pieno la tua idea. Parli di canale temporale, dimensione parallela, regole del gioco e alleanze, ma tutti questi rimangono concetti non sviluppati, che sembrano rimandare a un'ambientazione molto complessa che non riesce a emergere.
Occhio anche a qualche frase più contorta del necessario (es: "La nonna saltò fuori dal letto con un gesto che se Cappuccetto Rosso l'avesse visto avrebbe giudicato atletico") e un "gli piaceva" che dovrebbe essere "le".

Fernando Nappo
Messaggi: 585

Re: Gruppo SPIDER-MAN: Lista racconti ammessi e classifiche

Messaggio#4 » lunedì 23 gennaio 2017, 21:11

CLASSIFICA

1) In cima alla catena
2) Pagnotta
3) Tre centimetri per tre
4) La bottiglia dei R'Lyeh
5) Il principe barbone, o forse no...
6) Il Maldestro e Margherita
7) Sangue reale
8) Cappuccetto Rosso e il Grande Mazinga
9) Un richiamo da dietro gli stipiti

COMMENTI

In cima alla catena, di Andrea Partiti
Ciao Andrea,
bella fantasia, complimenti. L'atmosfera mi ha fatto pensare a un racconto di Gaiman, in cui si muovo benissimo il barone intabarrato e il suo gatto parlante, entrambi ben più longevi del normale, veri e propri mangiafantasmi (come aperitivo) e mangiademoni. Al momento il racconto che mi è piciuto di più, per fantasia e per ambientazione. Forse, riguardo al tema, risalta poco l'ambientazione italiana, tanto è vero che potrebbe essere ambientato ovunque nel mondo e il risultato non cambiemberebbe di una virgola. Ma è un errore che ho fatto anch'io, e molto più marcatamente, ma non so quanto fosse vincolante rispettare qull'indicazione.
A parte questo, lo trovo davvero un buon racconto.

Pagnotta, di Raffaele Marra
Ciao Raffaele,
bel racconto, e, mi pare, tema perfettamente centrato. Non conoscevo la vicenda di Pagnotta, e l'ho scoperta con piacere. Il dialetto frammisto all'italiano talvolta stentato (intenzionalmente, si capisce) aiuta a dare un'idea dell'ambientazione senza risultare pesante. L'idea di base mi è piaciuta molto; anche a me ha fatto pensare ad Ammaniti, ma non avendo nè letto il romanzo nè visto il film, non sono in grado di fare confronti diretti.
Se proprio devo trovare un difetto al racconto, ho trovato un po' troppo secco il passaggio dal narrato (le vicende di Nino) al raccontato (la breve descrizione delle vicende di Pagnotta) tra il primo e il secondo paragrafo, che mi ha lasciato un leggero retrogusto di infodump.
Per il resto, un'ottima prova.

Tre centimetri per tre, di Luca Pappalardo
Ciao Luca,
niente male l'idea, anzi, e tema senza dubbio centrato. In 3000 caratteri sei riuscito a farci stare Pisa, il soprannaturale e pure un serial killer a cui questa volta non va affato bene: niente male, direi. Non mi dilungherò sugli aspetti evidenziati dagli altri, e che condivido, ma su un altra cosa, forse banale, ma che mi ha fatto un po' storcere il naso:
avevo appoggiato altre cento conquiste identiche.
È chiaro che quel cento non si riferisce al numero esatto delle vittime del protagonista, sarebbe uno spropostito, ma proprio per questo credo che si possa togliere, tanto ormai s'è capito quali siano le sue mire e eventualmente sostituirlo con un più generico "tante" o meglio ancora con nulla. Una sciocchezza, lo so, ma m'è saltata all'occhio e mi ha distratto. Possibile, mi son detto, che ne ha fatte fuori cento? Poi ho capito che serviva solamente a dare l'idea delle tante vittime, ma ormai mi aveva distratto.

La bottiglia dei R’Lyeh, di Linda De Santi
Ciao Linda,
il racconto è senza dubbio in tema, e la scrittura scorrevole unita e lo stile leggero lo rendono decisamente gradevole. È vero che il solo nominare un posto dove poter infilare il dito fa intendere subito quale piega potrebbe prendere la storia. Divertente e azzeccata la descrizione del negozio e degli articoli che propone. Purtroppo, non ho colto il riferimento lovecraftiano, non avendo mai letto nulla di suo.

Il principe barbone, o forse no…, di Francesco Nucera
Ciao Francesco,
il tuo racconto mi lascia con diversi dubbi. Primo: il sacco/barbone è un semplice sacco e Mauro ci parla perché è fuori di testa? Oppure Mauro soffre di sdoppiamento della personalità e il barbone è una parte di sé stesso? O invece il barbone è reale? Non riesco a trovare elementi per capire se una delle interpretazioni sia corretta o meno. L'omicidio potrebbe anche starci, visto che Mauro soffre delle sue condizioni, ma stona col fatto che torna a casa allegro e rincuorato. Insomma, temo di non riuscire a interpretare correttamente quanto volevi dirci col tuo racconto e, purtroppo, le indicazioni che hai dato non mi sono d'aiuto. So benissimo di non essere molto agile nel capire il sottotesto, ma questa volta, nonostante gli sforzi e i suggerimenti, proprio non riesco a venirne a capo.

Il Maldestro e Margherita, di Jacopo Berti
Ciao Jacopo,
devo ammettere di avere avuto qualche difficoltà, questa volta, col tuo racconto. Mentre di solito la tua scrittura è scorrevole e leggibilissima, questa volta, specialmente nella prima parte, ho avuto l'impressione che più che raccontare una storia stessi cercando (sperimentando?) una qualche sorta di effetto stilistico/narrativo; non so come spiegarlo meglio.
L'omaggio alla Hack, nel finale, chiarisce comunque la direzione del racconto. Ho anche qualche difficoltà a individuare chiaramente il tema. Non escludo che si tratti di semplice incapacità da parte mia nell'interpretare sapientemente il tuo racconto.

Sangue Reale, di Nicola Gambadoro
Ciao Nicola,
il racconto è chiaramente diviso in due parti, la prima più intimista, la seconda più avventurosa, che però mi sembra introdotta in maniera un po' troppo casuale, basata sul solo desiderio del protagonista di "grattare via" quella parte della fontana sulla quale posa lo sguardo nei momenti neri.
Indubbiamente il tema è centrato, sia per quanto riguarda l'ambientazione italiana, sia per quanto riguarda il luogo nascosto.
Per concludere, anch'io trovo che il racconto richiederebbe più spazio dei soli tremila caratteri di MC, per sviluppare meglo la seconda parte.

Cappuccetto Rosso e il Grande Mazinga, di Evandro Straccini
Ciao Evandro,
la fantasia non ti difetta davvero. L'idea della commistione di due generi così diversi fra loro (favole e cartoni animati giapponesi) è molto interessante, al punto da farmi pensare a un tentativo di esaminare differenze generazionali sfruttando l'espediente di far scontrare le favole dei più vecchi con quelle più moderne a base di robottoni dei più giovani. Ma magari è solo una mia interpretazione.
Purtroppo, però, all'idea segue una realizzazione non sempre chiarissima da seguire, come altri ti hanno già fatto notare. Ho un dubbio: Mazinga prende Cappuccetto e lo mette alla guida, se ho ben compreso. Ma allora chi lo guidava prima?

Un richiamo da dietro gli stipiti, di Andrea Crucitti
Ciao Andrea,
il tema è senza dubbio centrato, e il racconto scorre piuttosto bene. Però, l'impressione è che la prima parte si prenda fin troppo spazio, mentre la seconda è un po' prevedibile nel suo sviluppo che fa venire in mente certi film horror nei quali il protagonista si tuffa a capofitto in esplorazioni fin troppo chiaramente pericolose. Poi, zac!, salta la luce, e giù urla, gorgoglii, voci d'oltretomba. Oltretutto, oggi come oggi credo che più nessuno, se non un mezzo matusa come me, penserebbe di documentare una simile esplorazione con un registratore, ma caso mai farebbe un video col telefonino, una action cam, o cose simili. Sempre che il tuo racconto sia ambientato al giorno d'oggi, ma non ho trovato riferimenti a tempi meno recenti.

mezzomatto
Messaggi: 150

Re: Gruppo SPIDER-MAN: Lista racconti ammessi e classifiche

Messaggio#5 » martedì 24 gennaio 2017, 0:01

GRADUATORIA:

1. Il maldestro e Margherita
2. Pagnotta
3. In cima alla catena
4. Tre centimetri per tre
5. Il principe barbone o forse no…
6. Un richiamo da dietro gli stipiti
7. Sangue Reale
8. La bottiglia di R’Lyeh
9. Cappuccetto Rosso e il Grande Mazinga

COMMENTI

Il maldestro e Margherita
Originale idea, quella di raccontare Margherita Hack nel suo quotidiano di massaia e gattara. Svela il punto cieco di tutti noi che non riuscivamo a vedere, dietro la facciata della scienziata arguta e dissacrante, la sua essenza di comune mortale. La forma del racconto è buona, anche se qualche effetto non è perfettamente riuscito, per esempio la reiterazione dell’aggettivo vecchia in una sola frase. Comunque una prosa matura ben capace di rendere le immagini con particolari efficaci, senza indulgere in noiose descrizioni. Una domanda: cosa sono i “centottanta con nevischio”?

Pagnotta
Ottimo bozzetto di un mondo che non ha punti ciechi, ma solo una visuale corta, limitatissima, ristretta a soddisfare i propri bisogni materiali quotidiani. Interessante la sequenza delle scene dove l’inserimento delle spiegazioni o dei flash-back non interrompe, ma integra, il fluire della storia. Un unico appunto: il paragrafo di chiusura è un po’ troppo enfatico. E l’annuncio della sfida al fratello risulta un po’ debole. Una pignoleria: il termine palmento è un po’ troppo ricercato per l’ambiente e il resto del linguaggio usato. O usi un termine dialettale o specifichi che si tratta delle macine del frantoio.

In cima alla catena
Buona l’idea della catena alimentare fantasmatica. E buono anche lo sviluppo della storia, confinato in luogo e tempo ristretto ma esauriente nel fornire i particolari necessari. Un neo: cosa significano il gettare il cappello per terra e il crollo del tabarro al suolo? Mi sarebbe piaciuto di più se il finale esprimesse un’azione che dia inizio alla caccia. Il demonio se ne fugge così, senza che sia chiaro il motivo.

Tre centimetri per tre
Il piffero di montagna che venne per suonare e fu suonato. Una vera urban fantasy, ambientata in una città contemporanea e con personaggi comuni e in situazioni inizialmente comuni (la festa, il jazz, i cocktail, il rimorchio della ragazza). Poi la svolta, con lo svelamento del vero significato dell’azione misteriosa. Però lo sviluppo ha qualche pecca: la citazione del Diavolo all’inizio. Non ti sembra meglio lasciare che, a questo punto, sia ancora una ragazza rimorchiata? Così rovini la sorpresa finale. Inoltre sarebbe opportuno far intendere che cosa era successo alle altre ragazze non-diavole, che avevano udito l’eco impossibile. Anche la frase di chiusura: “Un suono sovrannaturale” mi sembra, a questo punto, inutile.

Il principe barbone, o forse no…
Un’interessante storia ambiguamente giocata su due piani: immaginazione o realtà? Sembra realtà, anche se con elementi grotteschi: il barbone che dice sempre “Scusi” anche quando non è necessario (per esempio nella risposta alla domanda “Come fai a essere così positivo?”). In altre frasi invece non lo dice. Se “Scusa” deve essere un tratto saliente del barbone, allora occorre usarla sempre, all’inizio di ogni sua battuta. La seconda parte dovrebbe chiarire l’ambiguità, invece è molto confusa. Cosa c’entra la battuta “Omicidio di Stato?” E la successiva: “…omicidio-suicidio” fa pensare che ci siano due cadaveri. Purtroppo un finale così impreciso rovina quel che di buono c’è nel racconto.

Un richiamo dietro gli stipiti
Un racconto un po’ slegato, probabilmente penalizzato dal limite dei caratteri. Non mi sembra che le prime due parti creino molta tensione. Il pianto di un bambino proveniente da un edificio dismesso al massimo fa pensare a un’occupazione abusiva. Più misterioso e intrigante sarebbe il far apparire la finestra/occhio cieco una volta aperta e una murata. Allora sì che lì si nasconde qualcosa! La prima visita è un po’ troppo toccata e fuga. Motivare meglio le ragioni della fuga. La seconda sfiora il ridicolo con l’esaurimento delle batterie. Poi cosa è successo? Non ne è più uscito? Stilisticamente il racconto presenta pregi e difetti. L’alternanza di frasi lunghe e frasi brevi funziona. A mio parere però non è assolutamente necessario andare a capo a ogni punto fermo. E’ un vezzo che sta dilagando, ma non capisco cosa aggiunga alla narrazione. Qualche parola non proprio congrua: “fontana arida d’acqua” (meglio senza acqua), “affrontare questi incubi” (non è ancora diventato un incubo, è solo una curiosità). Qualche frase fatta: “impressionare la pellicola che ogni giorno da allora la mia mente proietta”, e anche incongrua, perché la pellicola che si proietta è già stata impressionata. “tutto sto PM10 nei polmoni” “E che scemo, qui non c’è proprio un cavolo”.

Sangue reale
Inconcluso, direi. Si dilunga in intimismi, nella prima parte, che però sono fini a se stessi perché, qualunque sia la vita e il carattere del protagonista, non hanno nessuna influenza sul tipo di storia. Il finale è nebuloso. Si sa che quel sangue è importante, una reliquia? Proprietà magiche? OK, va bene che glielo rubano e lo sequestrano per dieci giorni. Perché? Se volevano chiudergli la bocca potevano accopparlo subito. Altre informazioni? Non si parla che lo sottopongano a un interrogatorio. In definitiva il racconto si riduce a un girare attorno a qualcosa senza mettere a fuoco il tema centrale.

La bottiglia dei R’Lyeh
Una bottiglia a doppio effetto, direi. Lui spedito nel mondo del Dormiente, lei in quello delle amnesie. Sotto sotto forse vuoi dire che lui è stato addormentato per sempre? O forse addirittura, cancellato, mai esistito? Sembrerebbe questa seconda ipotesi visto che lei, alla fine, non si ricorda nulla di lui. Il racconto è scritto bene, hai la stoffa, ma lascia una sensazione di vuoto, di nulla (forse anche per il carattere farfallone di Luisa?), è un racconto liquido, alla Bauman, mi sfugge fra le dita.


Cappuccetto Rosso e il Grande Mazinga
Non mi sembra riuscita la fusione del mondo delle favole con quello dei manga. Il personaggio cappuccetto rosso inizialmente è proprio la bambina della favola. La sua trasformazione in pilota di Mazinga non è assolutamente plausibile così come scritta. La combutta nonna-lupo salta fuori così, senza alcuna preparazione, né nessuna immagine che la faccia “vedere”. Non ho nulla contro la commistione di generi, però non è sufficiente buttare a casaccio un po’ di elementi dell’uno e dell’altro, e agitare energicamente per fare un buon cocktail.

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giancarmine trotta
Messaggi: 383

Re: Gruppo SPIDER-MAN: Lista racconti ammessi e classifiche

Messaggio#6 » martedì 24 gennaio 2017, 18:58

Classifica:

1) Pagnotta
2) In cima alla catena
3) Il principe barbone, o forse no...
4) Tre centimetri per tre
5) Sangue reale
6) La bottiglia dei R'Lyeh
7) Cappuccetto Rosso e il Grande Mazinga
8) Il Maldestro e Margherita
9) Un richiamo da dietro gli stipiti

Commenti:

Pagnotta
Per me è molto particolare commentare questo racconto, è come aprire un cassetto della memoria.
Conosco la storia di Pagnotta, conosco uno dei posti dove è seppellita, si dice, una parte del suo corpo. E quando ci passavo da piccolo, per scoprire ogni angolo della mia terra e per vedere i fuochi d'artificio da un'angolazione insolita, il pensiero andava spesso alla storia del brigante.
Mi dilungo e chiedo scusa in anticipo.
Per caso, l'ultimo libro che ho letto parla della vita del brigante Crocco, detto "Il Generale", che imperversò nel vulture e in tutta la Basilicata durante e dopo la nascita del neonato Regno d'Italia. E la storia del brigante Crocco si mescola alla storia d'Italia, con il passaggio del brigante da attivo seguace di Garibaldi a 'restauratore' dei Borboni. In questo passaggio, le truppe al servizio di Crocco non mancarono di compiere atrocità e di promettere terreni ai più poveri, di compiere omicidi e furti a ripetizione.
Questo ha comportato una memoria del brigantaggio molto variegata tra la popolazione, per cui alcuni pensano che i briganti fossero solo dei malfattori e assassini, mentre altri ne elogiano lo spirito di ribellione ai Savoia o al governante di turno che chiedeva tasse sempre più alte.
Questa stessa ambiguità sul significato del brigantaggio, l'ho sempre avvertita, fin da piccolo. E passare nella zona di Pagnotta significava entrare nella storia, toccarla, provare a giudicare il bene e il male.
Tornando al racconto, capisco benissimo i sentimenti di Nino, e mi viene naturale quindi esserne affascinato e trovare affinità col suo mondo.
Confermo che i teli per la raccolta delle olive, nel metapontino, sono chiamate 'coperte': magari la dicitura tra virgolette avrebbe aiutato.
Si vede che i 3000 erano pochi dal finale accelerato, ma hai dovuto spiegare la storia di Pagnotta e te la sei cavata bene.
La rappresentazione dei posti è una foto a milioni di pixel dei calanchi lucani.
Caro Raffaele, è una bellissima declinazione del tema, che utilizza una storia lontana, affascinante e controversa.
Alla prossima

In cima alla catena
Ciao Andrea,
il racconto si legge bene e regge il tema perfettamente.
Pur non essendo il mio genere, sei spesso tra quelli che riescono a farmi sorridere e trovare piacere nella lettura. La caratterizzazione dei personaggi è buona: impavidi, sfrontati, sfottenti. Talmente tanto da far apparire l'ombra come un'entità inferiore. E' come se i due protagonisti fossero gli antenati dei Ghostbuster moderni. Buoni anche i dialoghi, nei quali solo in un caso ho faticato a capire chi avesse preso la parola (Ridicoli e insapori fantasmi) e ho dovuto rileggere.
Il finale richiama il titolo e se non fosse per questo, giungerebbe totalmente inaspettato.
Una buona prova!

Il principe barbone, o forse no...
Ciao Francesco,
la storia che racconti è di quelle che lasciano un forte amaro in bocca. Perché è una storia che sembra finta e che invece potrebbe rappresentare la realtà di molte vicende tragiche.
La prima frase poteva essere costruita meglio: quel "non andava male" non lo leggo bene. Mi è piaciuta molto la parte parlata del sacco, in particolare quando dice "Però il dolce lo porto io" dopo aver ricevuto qualcosa che mi ha fatto pensare a resti di cibo o comunque spazzatura.
Poi non ho ben compreso il motivo per cui il commissario dice "Omicidio di Stato?". Azzardo: il commissario si riferisce alle tasse alte da pagare e quindi ad un omicidio legato in qualche modo a colpe dello Stato? Oppure mi sfugge qualcosa?
In generale mi sembra un racconto riuscito, con un tema delicato e difficile da affrontare.
Alla prossima!

Tre centimetri per tre
Ciao Luca,
l'altro giorno ero in piazza dei Miracoli e ho visto un ragazzo per terra: ora ho capito cosa cercava!
Un bel racconto, credo il primo che leggo dalla tua penna. Ben scritto, scorrevole, un bel finale.
La difficoltà del proganista dà corpo alla storia in cui, come unica pecca, vedo l'inverosimile possibilità di essere a mezzanotte in piazza dei Miracoli senza essere preso dal personale della sicurezza e portato in commissariato. Ovviamente questo vale per questi difficili tempi e non in una ambientazione anni '60-'70. Potevi quindi fare un accenno a quegli anni e la storia sarebbe stata in piedi ancora meglio.
Comunque una buona prova, che dimostra le tue abilità narrative.
Alla prossima.

Sangue reale
Ciao Nicola,
interessante rappresentazione di una quotidiana solitudine maschile, che proponi senza darci molti indizi sulla sua vita, tranne quelli delle sue storie amorose finite male.
Il caso vuole che il protagonista scopra, in un momento di rabbia, un oggetto che potrebbe cambiargli la vita in senso positivo. Trattandosi di Roma e della sua millenaria Storia, credo che l'impianto del racconto regga il ritrovamento fortunoso.
Però va a finire male e non ci dici perché gli uomini lo raggiungono a casa: l'hanno visto?
Questa informazione secondo me manca.
Nella frase "Gli anni passarono, e con loro Maria, Nina, Lea e così tante altre che fatico a ricordare i nomi, ma io le guardavo sempre seduto lì, leggére e sventolanti cocktail e sigarette, in quel film con protagoniste sempre diverse ma finale sempre uguale." mi pare ci siano dei sostantivi di troppo o comunque delle cose da sistemare.
Il finale è discreto, con il protagonista orgoglioso della sua vita, anche se probabilmente prossimo alla morte.
Alla prossima!

La bottiglia dei R'Lyeh
Ciao Linda,
il racconto coglie appieno il tema ed è leggero.
Non mi ha particolarmente appagato, probabilmente perché a metà lettura appare scontato che uno dei due metta il dito nella bottiglia.
I dialoghi sono costruiti bene e rendono l'idea della coppia alternativa in cui almeno uno dei due, in questo caso lei, ha voglia sperimentare e avventurarsi per non vivere nel banale e già visto.
La perdita di memoria, o meglio la cancellazione del suo fidanzato (perché il ricordo del ragazzo del chiosco è viva), evidenzia il tocco magico del racconto.
E pensare che il fidanzato non si voleva fermare...
Alla prossima!

Cappuccetto Rosso e il Grande Mazinga
Ciao Evandro,
ciò che ho notato nella lettura del tuo racconto, è una potente capacità di immaginare. Talmente potente che fai viaggiare la penna (o la tastiera, in questo caso), molto velocemente, costruendo personaggi e storie dal nulla. L'interazione tra la rappresentazione classica dei personaggi proposti e questa nuova rappresentazione è spiazzante. Nella prima parte è piacevole, perché leggendo, pensavo:
vediamo cosa accade di diverso a quel personaggio che nella visione classica è incastonato in una storia sempre uguale. Per me questa idea è splendida, anzi, cercherò di usarla prossimamente. La seconda parte e il finale è come se fossero stretti, molto molto stretti in una storia di una pagina.
In generale, quindi, è un racconto di complicata decifrazione riguardo alla trama, ma nato da una brillante idea: quella di reinterpretare alcuni personaggi classici, donando una seconda vita narrativa. Resta inteso che armonizzare il testo fugando i dubbi su chi parla e chi ascolta, come riportato nel precedente commento di Ambra, permetterebbe una lettura non frammentata e quindi diretta.
Alla prossima.

Il Maldestro e Margherita
Ciao Jacopo,
hai parlato di Margherita Hack, del suo essere unica nel suo genere. La sua forza comunicativa era enorme, e forse proprio l'azzeramento dell'apparenza, in un mondo dove apparire pare più importante di essere, le donava quel qualcosa di raro che non ci faceva smettere di ascoltarla.
Trovo il racconto molto particolare, simile ad un articolo che potremmo leggere su un quotidiano o un settimanale. Ho letto altri tuoi racconti, del tutto diversi, e questo conferma la tua facilità di scrittura.
Le mie perplessità riguardano la lunga frase iniziale, con una narrazione dal concetto parlato (Il Maldestro - dicevamo..) che ho letto e riletto e che, a mio parere, si porta delle difficoltà di lettura, insite nel modello scelto, ma che restano comunque difficoltà.
A parte la sperimentazione della scrittura, il cui esercizio credo sia uno dei punti di forza di MinutiContati, ciò che ha giocato a tuo sfavore, avendo letto anche gli altri commenti, credo sia stato l'uso del fiorentino: Senza fare un trattato, di cui non sarei affatto capace, ti segnalo delle cose particolari. Di solito, la c aspirata viene scritta in un'altra forma, tipo "Guarda che 'osa hai 'ombinato!", e l'h è usata al centro di parole particolari, come "fohàccia", "buha"; la frase "tu un ci vieni a hasa con me, tu!" è molto lontana dal fiorentino parlato, per esempio sull'uso del tu, che quasi non esiste, a favore del "te" (te 'un ci vieni a casa con me, te!) e, in casi frequenti, la c iniziale non scompare (se preceduta da vocali sotto forma di preposizioni).
In definitiva è un racconto coraggioso, in stile giornalistico, ma che ha dei punti di debolezza,
Alla prossima

Un richiamo da dietro gli stipiti
Ciao Andrea,
ho letto due volte il tuo racconto (la cosa bella è che si lascia leggere tutto d'un fiato) perché non mi tornavano delle informazioni. Soprattutto riguardo al finale. Probabilmente mi sfugge qualcosa, perché ho capito che questo ragazzo, di cui sappiamo poco altro, entra in questa casa con molta paura e un registratore (strana la legna umida e la fontana arida d'acqua!). Di notte sognava una veste bianca e aveva molta paura.
Entra e vede un gatto bianco, poi lo chiama (Vieni micio).
A questo punto mi sono perso: "Oh no le batterie!" e penso che il registratore sia out.
Si avvicina e il gatto gli pare una veste da bambino. E il click finale.
Ho inteso che la veste gli fece tornare in mente i suoi incubi provocandogli tanta paura.
Sicuramente il tema è centrato, fin troppo visto che sono in un mezzo punto cieco anch'io!

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alessandra.corra
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Re: Gruppo SPIDER-MAN: Lista racconti ammessi e classifiche

Messaggio#7 » mercoledì 25 gennaio 2017, 11:27

CLASSIFICA:

1) La bottiglia dei R’Lyeh - Linda De Santi

2) Pagnotta – Raffaele Marra

3) Il principe Barbone, o forse no… Francesco Nucera

4) Sangue Reale – Nicola Gambadoro

5) Il maldestro e la margherita – Jacopo berti

6) In cima alla catena – Andrea Partiti

7) Tre centimetri per tre – Luca Pappalardo

8) Un richiamo da dietro gli stipiti – Andrea Crucitti

9) Cappuccetto Rosso e il Grande Mazinga – Evandro Straccini.

CLASSIFICA E COMMENTI:

La bottiglia dei R’Lyeh- Linda De Santi

Ciao Linda,

il tuo racconto rientra molto sulle mie corde. Quando si viaggia "imboccare strade a caso" è il migliore approccio per conoscere una città, anche se porta a sorprese inaspettate :) (Lucca l'ho visitata, è una città bellissima, anche se non conosco il negozio da te citato, però adesso mi hai incuriosito). Certo, il tuo è un racconto leggero, ma lo trovo scritto davvero benissimo e si legge con vero piacere. Mi è piaciuta anche la scelta che Gianni venga cancellato dalla realtà, un opzione che non mi ero aspettata e che mi ha gradevolmente sorpresa. Insomma, davvero un buon racconto. Brava.

Pagnotta – Raffaele Marra

Ciao Raffaele,

non conoscevo la storia di Pagnotta, ed è stato interessante scoprirla grazie al tuo racconto. Mi è piaciuto come hai gestito la narrazione e la declinazione del tema. Ho trovato anche io affinità con il libro di Ammaniti "Io non ho paura" (uno dei libri che preferisco dell'autore), ma credo che il tuo racconto se ne sia in fondo discostato abbastanza. Mi è piaciuto anche molto il finale, con la presa di coscienza di Nino di lasciar sfuggire il prigioniero.

Il principe Barbone, o forse no… Francesco Nucera

Ciao Francesco,

il tuo lavoro è davvero molto particolare. A una prima lettura pensavo che il barbone fosse una parte del protagonista, quindi una sua allucinazione, che lui vedesse nel sacco se stesso. Poi ho letto i commenti e ho capito meglio. Concordo con chi ti ha detto che alcune parti sono fuorvianti. A parte questa piccola pecca però, la storia è davvero bella, soprattutto perché tocca un tema a cui non si può davvero restare indifferenti. E sono d'accordo con te e Ambra, anche per me il suicidio del protagonista si può definire: omicidio di Stato.

Sangue Reale – Nicola Gambadoro

Ciao Nicola,

ho trovato interessante il tuo simbolismo personale. Mi piace molto la frase che conclude il racconto: "i miei occhi hanno sempre saputo quale fosse il posto giusto in cui guardare". Il Protagonista non guardava dove guardano tutti e infatti, grazie a questo suo talento o specificità, è riuscito a scoprire un tesoro importante. Sebbene ne abbia pagato poi le conseguenze. In fondo però è così, se non si è come tutti c'è sempre qualche prezzo da pagare.
L'unica cosa che dovresti migliorare è il cambio di registro tra la prima e la seconda parte. La prima molto intimista, avresti dovuto limarla e sfoltirla per dare più spazio alla seconda parte, dove la chiusa arriva forse troppo telefonata.

Il maldestro e la margherita – Jacopo berti

Ciao Jacopo,

mi è piaciuta la scelta del titolo, una distorsione del maestro e la margherita, che poi è uno tra i miei romanzi preferiti di sempre. Anche la storia l'ho trovata carina nell'insieme, interessante per l'originalità, anche se per un mio puro gusto personale un pò inferiore rispetto gli altri tuoi racconti cui sono abituata a leggere di solito. Forse, ciò che ho trovato un pò pesante sono i dialoghi in toscano. Il dialetto toscano è molto divertente da ascoltare, ma da leggere l'ho trovato faticoso da seguire.

In cima alla catena – Andrea Partiti

Ciao Andrea,

nonostante il racconto non appartenga al mio genere preferito trovo che sia molto ben scritto. Mi sono piaciuti soprattutto dialoghi, che sono fluidi e leggeri e riescono a caratterizzare molto bene i personaggi e la vicenda nel suo complesso. Ho trovato interessante l'atmosfera di questa antica villa e mi sono piaciuti in special modo i personaggi del gatto Bob e del demone abitante della villa, irriverente e spregiudicato quanto basta. Nel complesso, un racconto piacevole.

Tre centimetri per tre – Luca Pappalardo

Ciao Luca,

hai scritto una storia carina. L'idea urban fantasy non mi è dispiaciuta, sei partito da una situazione comune dove il protagonista si trova in una festa e conosce una ragazza, all'evento straordinario racchiuso nel finale. Forse però, sarà anche per colpa che il racconto non fa parte del mio genere preferito, ho trovato la lettura in alcuni punti poco chiara, soprattutto nella chiusa finale, che mi è arrivato un pò inaspettata.

Un richiamo da dietro gli stipiti – Andrea Crucitti

Ciao Andrea,

secondo me all'inizio sei partito bene, infatti il racconto mi ha subito incuriosita, dandomi lo stimolo giusto per continuare piacevolmente la lettura. Mi sono subito chiesta di chi fosse il pianto del bambino, quale strana storia si celasse nella casa. L'atmosfera era intrigante e interessante. Poi, però qualcosa è sfuggito alla mia percezione. La fine mi ha un pò spiazzata, il registratore si è scaricato, ma poi che cosa è in effetti successo? Mi ha dato quasi l'impressione che non sapessi come chiudere e tu abbia trovato la soluzione più facile da gestire (cosa che a me è anche già successo in alcune occasioni, per esempio), forse però non è così...

Cappuccetto Rosso e il Grande Mazinga – Evandro Straccini.

Ciao Evandro,

i punti di forza del tuo racconto sono la grande immaginazione che hai saputo utilizzare e la decisione di rivisitare una fiaba classica come quella di Cappuccetto Rosso. Il punto debole invece sta nella difficoltà di leggere e capire la storia. Non sono riuscita a seguirla bene, infatti, e ho dovuto leggere gli altri commenti e le tue spiegazioni per capirci qualcosa di più. Questo anche perché hai messo troppa carne al fuoco, succedono troppi eventi, che condensati in un racconto così breve, smarriscono il lettore. Complimenti però per la gran fantasia.

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AmbraStancampiano
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Re: Gruppo SPIDER-MAN: Lista racconti ammessi e classifiche

Messaggio#8 » mercoledì 25 gennaio 2017, 13:13

Ciao a tutti, ecco la classifica come da richiesta e poi i miei commenti ^_^

1) Pagnotta
2) Il principe barbone... o forse no
3) In cima alla catena
4) Tre centimetri per tre
5) La bottiglia dei R'Lieh
6) Sangue Reale
7) Il maldestro e Margherita
8) Un richiamo da dietro gli stipiti
9) Cappuccetto Rosso e il grande Mazinga

Un richiamo da dietro gli stipiti
Ciao Andrea,
ho trovato il tuo racconto interessante, anche se sembra fagliare nel ritmo.
La prima parte non è male, e anche se in alcuni casi non condivido la punteggiatura, l'effetto delle frasi spezzate a metà e un po' cantilenanti (con tutti quegli a capo) mi ha colpita. Subito dopo parti col racconto di questo sogno, che però secondo me crea un po' di confusione perché non è introdotto a dovere.
Alla fine, lo stratagemma del registratore: bello, fa molto "The blair witch project" ma un po' tutto il racconto sembra una citazione urbana del film. Ti segnalo solo l'ingenuità del dichiarare "Oh no, sta finendo la batteria!", che trasforma la battuta in una didascalia un po' legnosa.
Secondo me nessuna di queste tre parti ha davvero qualcosa che non vada, ma insieme sono disomogenee e sembrano un po' slegate. Forse anche solo separarle con dei righi bianchi sarebbe bastato.
Il punto cieco è un punto cieco classico, la villa abbandonata e infestata.

Tre centimetri per tre
Ciao Luca, piacere di leggerti!
Il tuo racconto mi ha molto colpita per la narrazione scorrevole, accurata e perfettamente misurata. Complimenti per la tecnica, e bella idea (sia per l'interpretazione del tema che per l'approccio con le ragazze)!
Il finale non giunge inaspettato, però non è seminato a dovere; devo dire che il richiamo ai colori della ragazza e al suo abbigliamento fanno nascere qualche idea di semina, però la donna rossa vestita di rosso e nero puzza un po' di stereotipo. Secondo me potresti valutare l'idea di inserire altri piccoli dettagli che possano farci intuire la natura sovrannaturale della conquista del protagonista, e che riguardino però più che altro il suo comportamento mentre lui cerca inutilmente la pietra giusta o magari particolari come il suo profumo o uno scintillìo in fondo agli occhi...
Mi sembra comunque un ottimo lavoro, che rispetta tutti i vincoli del tema.

In cima alla Catena
Ciao Andrea,
il racconto mi è piaciuto moltissimo, il dialogo ha un ottimo ritmo e il disvelamento graduale è gestito in maniera ottima.
Il gatto Bub è un personaggio stupendo ^_^
Condivido la perplessità degli altri riguardo la caduta del tabarro, che immagino preceda una trasformazione di cui però manca qualsiasi altro accenno. Forse sarebbe bastato far inseguire il demone ai personaggi passando attraverso il muro per rendere l'idea ^_^
Lo trovo davvero un ottimo lavoro

Sangue Reale
Ciao Nicola,
è un piacere leggerti. Tempo fa, leggendo "l'educazione siberiana" di Lilin mi sono imbattuta in una stupenda metafora che descrive la scrittura come una coltellata; molti tendono a utilizzare le proprie coltellate per colpire il lettore, tu invece (per quel che ho letto) tendi a utilizzare il tuo "coltello" per scolpire dei personaggi molto ben sfaccettati.
In questo racconto ci riesci molto bene, e sferri pure una bella coltellata a effetto sul ritrovamento del Graal, però secondo me avresti dovuto chiudere lì per contare su un bel finale forte (ed evitare il malus, un nemico con cui mi scontro molto spesso -_-' ). In effetti la chiusura sul rapimento è frettolosa e in qualche modo maldestra.
Comunque una bellissima idea e un ottimo punto di vista :)

Cappuccetto Rosso e il grande Mazinga
Ciao Evandro,
la prima parte del tuo racconto è ben scritta, scorre liscia e senza intoppi e lascia immaginare una piacevole rielaborazione di Cappuccetto Rosso in chiave metropolitana. I problemi secondo me cominciano nella seconda parte, col precipitare degli eventi. Il boato con cui si manifesta il lupo cattivo non è stato seminato, niente me lo lasciava aspettare, e quindi l'effetto sorpresa sebbene spaesante può dirsi discreto, ma subito dopo mi pare che tu perda un po' il controllo dei luoghi e dei personaggi. Ti faccio degli esempi pratici:
Evandro ha scritto: Cappuccetto Rosso porse il cestino. - Ciao nonna, come stai? Ecco la cena.
“Perché non vuole vivere con me e la mamma? La casa è grande... ”

Intanto questa battuta, che lascia il tempo che trova. Sembra messa lì a suggerire una conclusione che riguardi casa della nonna o casa di Cappuccetto Rosso, e dopo la fine del racconto mi appare un po' fuori contesto.
… All'improvviso ci fu un boato.
Perché i puntini all'inizio della frase?

La nonna saltò fuori dal letto con un gesto che se Cappuccetto Rosso l'avesse visto avrebbe giudicato atletico. Scese molti piani e giunse in un luogo oscuro, dimenticato anche dai progettisti della torre.
- Ci ha scoperto! - ringhiò.

Qui vedo un errore di punto di vista; siamo con Cappuccetto o con la Nonna? E se la nonna e Cappuccetto non sono insieme, con chi sta parlando la nonna? La nondescrizione poi del luogo in cui va la nonna personalmente non mi entusiasma, ma qui siamo sui gusti personali.

Poi si articolò in una voce capibile.
meglio "comprensibile"

- Se vogliamo conquistare il mondo attraverso il canale temporale di collegamento e la manipolazione della dimensione parallela delle favole, dobbiamo abbattere quel bastardo. Non sta mai alle regole del gioco.
di nuovo, con chi sta parlando la nonna? è la nonna a parlare?

Il lupo cattivo, o chiunque si celasse nelle sue vesti, iniziò a crescere. La nonna, o quello che era, si appiattì al muro per lasciare spazio.
Il lupo cattivo è sempre stato lì? Oppure è la nonna ad essersi spostata? e quando?
Una mano gigantesca penetrò nell'androne d'ingresso e acchiappò Cappuccetto Rosso. Lei fece un viaggio all'insù di trenta metri... e si ritrovò nella cabina di pilotaggio del Grande Mazinga!
Una voce penetrò nella sua testa: - L'ho trovato, quel lupo maledetto! Ma non ho trovato il cacciatore, perciò tocca a me. Le favole sono stravolte, la nonna e il lupo non stanno mai al gioco. Ora decidi: combatti il lupo e uccidilo tramite me, oppure alleati con lui e la nonna e continua a stravolgere il gioco delle favole, fino a che nella dimensione del fantastico non troviamo un nuovo equilibrio.

Qui ho apprezzato tantissimo la fantasia e il colpo di scena del Grande Mazinga, e secondo me l'idea di fondere Cappuccetto Rosso e il filone dei robottoni giapponesi è una figata! Però c'è un gigantesco però: mi sono persa. Credevo fosse la nonna a guidare Mazinga, ma invece adesso a Cappuccetto Rosso viene fatto un discorso contro la nonna... da chi? Perché? e dov'è finita la nonna?

In conclusione, credo che l'idea di base sia davvero eccezionale, e che la realizzazione sia penalizzata da una gestione non sempre ben focalizzata di personaggi e punti di vista. L'altra cosa che non ho ben capito è la declinazione del tema: il punto cieco sarebbe la casa della nonna?

La bottiglia dei R'Lieh
Ciao Linda,
il racconto mi è piaciuto molto, è leggero al punto giusto e interpreta bene il tema.
Concordo con gli altri, la bottiglia in cui infilare il dito è un po' come la pistola in sceneggiatura: appena viene nominata, sappiamo che sparerà. Il punto è che non farla sparare sarebbe un errore, e in 3000 caratteri non è sicuramente possibile ritardare il colpo fino a quando l'abbiamo dimenticata.
Come in effetti dice Polly, il cambiamento repentino di pov non è il massimo per due ragioni: la prima è che quando seguiva il ragazzo era principalmente esterno, e si cala nei suoi pensieri lentamente e solo a un certo punto della visita al museo, mentre quando si sposta repentinamente sulla ragazza parte proprio dai suoi pensieri e dal suo spaesamento; la seconda, più banale, è che seguire il ragazzo sul campo di battaglia sarebbe stato più interessante e avrebbe giovato nella creazione di un buon climax finale, invece di (IMHO) perdersi sul ragazzo del chiosco.

Il principe barbone... o forse no
Ciao Francesco,
il tuo racconto è un bel pugno nello stomaco, qualunque sia l'interpretazione che se ne da.
Mi è piaciuto molto il fatto che il barbone non faccia altro che scusarsi per ciò che è, ed ho apprezzato il tentativo, da parte del commissario, di far passare il delitto per ciò che in effetti è: Omicidio di Stato.
Riguardo l'effetto "Sliding doors", in effetti neanche io ci avevo visto chiaro; concordo con Viviana sulle parole che traggono in inganno, ma credo che funzionerebbe anche solo presentando la parte centrale in corsivo.
Comunque è una gran bella interpretazione del punto cieco.

Pagnotta
Ciao Raffaele,
il tuo racconto mi è piaciuto veramente tantissimo.
Certo, con me l'ambientazione mediterranea - specie quando è associata a una scrittura come la tua - e il noir che si fonde con le legende vincono facile, ma trovo che il tuo sia un racconto di gran pregio anche andando oltre i miei gusti personali.
La trama assomiglia moltissimo a quella di "Io non ho paura" di Ammanniti, e forse il fatto che il prigioniero venga tenuto in un buco anche in questo caso è eccessivo; lo dico a malincuore, perché fai una bellissima descrizione di ciò che vede il ragazzo nel buco e perché il buco nella terra ha diversi significati a diversi livelli, però forse su questo punto io lavorerei un pochino per discostarlo dall'opera di Ammanniti.
Per il resto, i termini tecnici o più vicini al parlato a me non hanno dato alcun fastidio, anzi. I riferimenti al brigantaggio e alla legenda di Pagnotta sono stupendi, le descrizioni sono accurate e perfettamente misurate. Come diavolo hai fatto in 3000 caratteri??? @_@

Il maldestro e Margherita
Ciao Jacopo,
il tuo racconto mi ha conquistata sotto alcuni punti e lasciata perplessa sotto altri.
Intanto mi complimento per il ritmo "metricoso", per l'attenzione alle S e alle C nella prima parte del testo, per la ricerca ritmica e sonora che in alcuni punti è perfettamente percepibile e in altri s'intravvede appena ma c'è. Forse col toscano non te la sei cavata benissimissimissimo, ma con la musicalità ci siamo.
Oltre alla sperimentazione di cui parlavo prima, trovo che anche la trama (o meglio, l'immagine) che dipingi sia molto musicale, ma forse in questo caso la sperimentazione si rivela un'arma a doppio taglio. Provo a spiegarmi: l'omaggio a Margherita Hack è sicuramente una bella idea, ma mi chiedo appunto se questo "pezzo" possa davvero definirsi un racconto o se appunto vada più verso l'omaggio (che segue regole un po' diverse). Credo che tutto dipenda dalla definizione che ognuno accetta per "racconto"; quelle che io ricordo, da manuale, sono due:
- un frammento che possa dare una chiave per la comprensione per un personaggio/situazione e attraverso essi di qualcosa di più alto
- una storia coerente e coesa che contempli un arco narrativo di trasformazione.
Ecco, il tuo racconto rispetta più la prima accezione che la seconda, ma secondo me un po' faglia anche in questo senso, dilungandosi troppo sulla scenetta all'esterno tra la vecchia e il gatto, mostrando così più un quadretto domestico che un episodio chiave della vita della Hack. O forse mi sono persa qualcosa nel finale, il dubbio mi è rimasto.
L'altra grande perplessità invece riguarda il tema: il punto cieco sarebbe la casa di Margherita? Mi sembra un po' pochino...
Qui giace il mio cervello, che poteva fare tanto e ha deciso di fare lo stronzo.

joshua
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Re: Gruppo SPIDER-MAN: Lista racconti ammessi e classifiche

Messaggio#9 » mercoledì 25 gennaio 2017, 23:35

1) Tre centimetri per tre, di Luca Pappalardo
2) Sangue Reale, di Nicola Gambadoro
3) Il principe barbone, o forse no…, di Francesco Nucera
4) Pagnotta, di Raffaele Marra
5) Un richiamo da dietro gli stipiti, di Andrea Crucitti
6) In cima alla catena, di Andrea Partiti
7) La bottiglia dei R’Lyeh, di Linda De Santi
8) Il Maldestro e Margherita, di Jacopo Berti
9) Cappuccetto Rosso e il Grande Mazinga, di Evandro Straccini

Tre centimetri per tre - Luca Pappalardo
Ciao e complimenti! Il racconto è intrigante e allo stesso tempo scritto davvero bene. La struttura è equilibrata e semplice. In pochi tocchi sei riuscito a descrivere la natura dei personaggi. L’ambientazione è resa benissimo ed il lettore sembra ritrovarsi in quella Pisa. E’sicuramente il migliore racconto perché sei riuscito a scrivere bene ed allo stesso tempo a coinvolgere senza essere scontato. Hai davvero grandi potenzialità.
Sangue Reale- Nicola Gambadoro
Ciao Nicola, complimenti davvero! anche questo racconto mi sembra scritto benissimo! Anche io sono d’accordo sul fatto che la seconda parte sia stata un po’ sacrificata dal limite dei caratteri. Non proprio chiara ad una prima lettura l’immagine del panno. Per il resto il racconto scorre fluido e si legge con piacere. Bellissimo il finale e la frase conclusiva! Bravo
Il principe barbone, o forse no… (di Francesco Nucera)
Struttura del testo molto equilibrata, storia che prende, finale davvero ben architettato!Bravo!Mi è piaciuta l’ambientazione che, come tu stesso dici, ci riporta con forza e crudezza alla realtà che vivono tante persone in Italia. In effetti in alcuni passaggi il testo non è chiaro, ma, se l’effetto è voluto lo trovo solo un pregio!
Pagnotta- Raffaele Marra
Buono! bella l'idea!" il buio, il raggio di sole, le mani imploranti dell’uomo e, più in basso, uno scheletro affogato nella terra", immagine bellissima. Avrei scritto i dialoghi tutti in dialetto. Le coperte delle olive non mi sembra una espressione felice. Danzava è scritto in maiuscolo. Attento, a volte, a non appesantire troppo la narrazione. Ti faccio un esempio : Quel pomeriggio aveva pedinato l’uomo, lo aveva tramortito, legato e buttato dentro. Lo aveva trasportato avvolto nelle coperte delle olive e lo aveva rinchiuso nella casedda.” Troppi “aveva” a mio avviso.
Un richiamo da dietro gli stipiti - Andrea Crucitti
Il racconto è divertente e si legge con piacere. Mi è piaciuto il finale che con tutte quelle interiezioni rende il tutto molto suggestivo! Evita le descrizioni un po’ troppo da libro tipo “costeggiando il breve tratto ..si ergono, una strada larga e con la pista ciclabile, fontana arida”. Lasciati andare al racconto come hai fatto alla fine!Bella anche l’idea di andare a capo spesso. Bravo comunque!

In cima alla catena - Andrea Partiti
Sicuramente uno dei racconti scritti meglio! Complimenti! I dialoghi hanno un bel ritmo, il registro linguistico ricercato ma non troppo e il racconto si legge facilmente. Con pochi tocchi sei riuscito a far entrare il lettore in quelle stanze. Unico punto negativo: ho dovuto rileggerlo due volte per capire il finale. Per il resto ok! Se ti ho messo così giù in classifica è solo perché il racconto non mi ha coinvolto abbastanza
La bottiglia dei R’Lyeh - Linda De Santi
Il racconto fila ed è ben scritto, lascia il lettore con tanti dubbi in mente, complimenti! Anche tu sei stata in grado di far immergere il lettore in quelle strade e soprattutto in quelle dinamiche di coppia che fanno sempre un po’ sorridere. Detto questo anche in questo racconto ho trovato poche emozioni.
Il Maldestro e Margherita - di Jacopo Berti
Bella l’ idea! Testo scritto bene, ma il racconto è poco fluido all' inizio. Non so capire cosa non mi abbia convinto più di tanto, forse semplicemente il fatto che non mi ha emozionato perché per il resto ho davvero poco da obiettare. Il finale è bello, l’ambientazione idem, sei riuscito a farmi entrare in quella casa. Lavora di più sulle emozioni che secondo me un testo deve trasmettere.
Cappuccetto Rosso e il Grande Mazinga di Evandro Straccini
Ciao! ho dovuto rileggere più volte il racconto. Se non avessi letto le tue spiegazioni avrei avuto difficoltà a comprenderlo totalmente. Mi piace l'idea di ricostruire la storia di cappuccetto rosso, l'inizio mi aveva davvero preso, ma arrivato alla seconda parte ho fatto fatica. Può darsi sia solo un mio pensiero, ma sul finale perde.

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Re: Gruppo SPIDER-MAN: Lista racconti ammessi e classifiche

Messaggio#10 » giovedì 26 gennaio 2017, 21:25

CLASSIFICA

1) Tre centimetri per tre di Luca Pappalardo
2) In cima alla catena di Andrea Partiti
3) Il principe barbone... O forse no di Francesco Nucera
4) Pagnotta di Raffaele Marra
5) Sangue reale di Nicola Gambadoro
6) La bottiglia dei R’Lyeh, di Linda De Santi
7) Il maldestro e Margherita di Jacopo Berti
8) Un richiamo da dietro gli stipiti di Andrea Crucitti
9) Cappuccetto rosso e il grande Mazinga di Evandro Straccini


Pagnotta di Raffaele Marra
"Gli davano paura" è una forma dialettale che non va bene nel narrato, per il resto la forma è buona. Mi è proprio piaciuto questo racconto, mi ha ricordato "io non ho paura" di Salvadores, uno dei miei film preferiti. Probabilmente per il tema e per la presa di coscienza del piccolo protagonista. Una bella prova, carica di speranza.
Il dialetto è gradevole, non appesantisce la lettura e gli da corpo.
Buono. :)



Il Maldestro e Margherita di Jacopo Berti
Non so. Idea carina, di certo. Omaggio grazioso, anche. Risultato: mmm...
Intanto il toscano (fiorentino, anzi) é tremendo, e sì che dal nome, dovresti anche essere di quelle parti. La prima parte é una gran confusione, in più non capisco cosa tu ci stia raccontando. Però la parte delle vecchie calze, su vecchie gambe di vecchia, e via così, é geniale!
Non so, questa volta non ti ho capito, e di solito mi affascini. Magari sono io.



Il principe barbone... o forse no di Francesco Nucera
Accidenti... Allora la prima parte é fresca e leggera in netto, e voluto, contrasto con la seconda. Più che un delirio, io ho visto la sua chiacchierata con il sacco come una sorta di redenzione, di aldilà. Lo so che non é così, ci parla prima di ammazzare la moglie, ma così mi sembra più lineare. In fondo stava andando a casa contento, delirio a parte. Era rincuorato dalla positività del barbone, dal suo saper prendere il buono dalla vita. Quindi l'omiciodio stona. Almeno per me.


La bottiglia dei R’Lyeh, di Linda De Santi
Un racconto gradevole, anche se da quando scrivi "bisogna infilarci il dito" sappiamo come andrà a finire. C'é un fastidioso cambio di punto di vista. Era stato fisso su di lui, tanto che mi sarei aspettata di vederlo combattere col dormiente, impaurito e spaesato. Invece lo sposti su di lei. Con emozioni, pensieri e tutti gli annessi. Sarà che non amo il narratore onnisciente, ma non è piaciuto.
Per il resto, ripeto, una gradevole lettura.

Cappuccetto rosso e il grande mazinga di Evandro Straccini
Emm... No. Bell'esperimento ma realizzazione inconcludente. Mazinga e Csppuccetto rosso non legano, in più avresti dovuto parlare di robot o darci il pov di Csppuccetto. Non tutti conoscono Mazinga.
La storia è inconcludente e la trama si arrampica sugli specchi. Chi é la nonna? Perché combatte il lupo? Perché protegge le fiabe? Che c'entra con le fiabe, Mazinga?
Insomma, poteva essere una buona idea, ma non mi hai convinto

In cima alla catena di Andrea Partiti
Davvero niente male. Divertente, sprezzante. Ho sempre amato i "super" (eroi o cattivi) che sanno di esserlo e se la tirano come il miglior Vin Diesel, in uno dei suoi film più "coatti".
Ho notato qualche imprecisione, soprattutto alcuni aggettivi che ho trovato inadatti a descrivere ciò per cui li hai usati. Magari era voluto, anzi immagino che lo fosse per hè erano particolari, del tutto inadatti al soggetto che descrivevano, e ti dirò, alle volte trovo che sia una mossa poetica, azzeccata. In questo caso, invece, ahimè, non mi è piaciuto. A parte questo, una bella prova.



Tre centimetri per tre di Luca Pappalardo
o non ho capito. E mi sa che sono l'unica, a giudicare dai commenti. Quindi deve essere un problema mio. A parte che, il non aver capito non pregiudica un tuo piazzamento tra i gradini più alti della mia classifica, proprio non comprendo.
Che lei sia una sorta di demoniaccio mangia incauti, ci sono. Ma perchè lui lo sa? Lui capisce e non si spaventa, dovrebbe esserne terrorizzato invece. Sembra quasi che la scommessa fosse, se vinco io me la dai, se vinci ti mi smembri. Boh...
A parte questo, la tua scrittura incanta. La colata di jazz mi ha invischiato tra le tue righe e non mi ha più permesso di uscirne. A quel punto avresti anche potuto terminare con "ambaraba ciccì coccò" e sarebbe stato comu que bello.


Sangue reale diNicola Gambadoro
Mmm... La parte del santo graal l'avrei evitata del tutto. La parte dello scalino è gradrvole, intima. Il gradito poteva rimanere la rappresentazione della sua onta. Ma farci scattate un coltellino e trovarvi il santo graal è davvero troppo "il mistero delle pagine perdute".
Poi, va bene che la fantasia ce la deve mettere il lettore (anche se io non sono d'accordo) ma gli uomini incappucciati come l'hanno trovato? Come hanno saputo? Perché non lo uccidono ebasta? Perché ha una candela invece che la luce?
Qui non ci devo mettere un po' di fantasia, devo inventarmi io un paio di capitoli!
Ho trovato anche di erse imprecisioni, che potevano risolverai con una rilettura.


Un richiamo da dietro gli stipiti di Andrea Crucitti
L'idea è carina, anche se parecchio abusata, la realizzazione un po' meno. La prima parte è troppo accademica. Le case che si ergono, tanto per dirne una. La seconda potrebbe essere migliore se no fosse che: non hai aperto il discorso diretto, e lo avrei preferito, tanto per distinguere il narrato dall'accadimento successivo. Non vedo perché un registratore, quando sarebbe bastato un cellulare. Capisco che è meno suggestivo, allora ambientali negli anni 80.
Altra cosa che non amo è leggere il grido. Lo hai scritto che aveva sentito gridare, a cosa serviva il "uaaaahh"?
Polly

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Re: Gruppo SPIDER-MAN: Lista racconti ammessi e classifiche

Messaggio#11 » domenica 29 gennaio 2017, 12:24

Ecco a voi la mia classifica per il vostro gruppo. Nei prossimi giorni pubblicherò la news con la classifica finale e i finalisti!

1) Pagnotta
2) La bottiglia dei R'Lyeh
3) In cima alla catena
4) Tre centimetri per tre
5) Il principe barbone, o forse no...
6) Sangue reale
7) Cappuccetto Rosso e il Grande Mazinga

Pagnotta, di Raffaele Marra
Molto bello, complimenti. La declinazione del tema, sia per quanto riguarda il punto cieco che per l'italianità, è ottima. E anche il controllo sul racconto, perfetto. C'è atmosfera, c'è storia, c'è messaggio. Non ho appunti da fare, va tutto bene così, direi già pronto per la vetrina. Pollice su, senza se e senza ma.
La bottiglia dei R’Lyeh, di Linda De Santi
Bello, mi è piaciuto molto. Non concordo sul problema del pdv e anzi ho apprezzato moltissimo che tu non abbia seguito il ragazzo, ma sia rimasta sulla ragazza. Ottimo l'effetto nebbia con i suoi ricordi che sfumano fino al ricomporsi di una nuova normalità, davvero efficace. Ben trattato anche il tema, sia per quanto riguarda il punto cieco che per l'italianità. Un pollice su convinto.
In cima alla catena, di Andrea Partiti
Divertente e ben scritto, Bub è meraviglioso. Non assegno il su completo solo perché i dialoghi verso la fine non mi sono sembrati chiarissimi, per quanto riguarda la loro assegnazione. Un paio di volte ho dovuto rileggere e questo ha rallentato la goduria della lettura. Tema rispettato per quanto riguarda i punti ciechi e anche per il Palazzo Villa che ne identifica l'italianità. Come detto più sopra, pollice quasi su.
Tre centimetri per tre, di Luca Pappalardo
Di sicuro sei una gran penna. Il tema è più che centrato, sia per quanto riguarda i punti ciechi che per l'italianità. Porti il lettore in Piazza Miracoli, è quasi tangibile l'essere lì. Però manca qualcosa. Quell'accenno iniziale alla risata del Diavolo fa più danni che altro e idem il numero cento riferito alle sue vittime, meglio sarebbe rimanere nell'indeterminato. Ma queste sono piccolezze, il problema vero, a mio parere, è che non immergi DAVVERO il lettore nella melma fangosa, sporca e diabolica dell'anima del protagonista... Dici, spieghi (poche pennellate, ma non incisive), ma tutto rimane, appunto, eccessivamente light. Devi sporcare di più, ancora di più, il racconto e solo allora potrà rendere, sempre a mio parere, sia chiaro, per tutte le potenzialità che ci ho intravisto. Sporcati di più, insomma, Pollice tendente all'alto per me.
Il principe barbone, o forse no…, di Francesco Nucera
No, le tue intenzioni non mi sono arrivate. Però quello che ho interpretato mi ha più che soddisfatto. Nella mia lettura, è il barbone l'assassino, capace di farsi aprire la porta e poi colpire. Ho esitato di fronte ai vicini che hanno sentito il protagonista inveire contro un sacco della spazzatura, ma trovandoci vicino a casa sua può starci che si siano fermati alla prima parte dell'azione. Detto questo, quel punto è chiaramente forzato e se tu volevi andare da un'altra parte è ovvio che necessiti di una revisione. Tema più che ok. Per me un pollice tendente all'alto.
Sangue reale, di Nicola Gambadoro
Hai un'ottima conduzione di racconto, ma la strategia di fondo è da rivedere. Il finale non sembra chiudere e anzi rilancia un paio di volte, come se anche tu stessi cercando il posto giusto dove atterrare. Da rivedere e sistemare perché le potenzialità per un piccolo gioiello ci sono tutte. Tema preso in pieno sia sulla questione punto cieco che italiana. Direi un pollice ni, per il momento.
Cappuccetto Rosso e il Grande Mazinga, di Evandro Straccini
Ho una mia idea: qui hai abbozzato idee per una trama da sviluppare in ben più caratteri. Direi che la tua serata di scrittura con MC è decisamente stata utile. Detto questo, in questo spazio compresso non sei riuscito a legare il lettore mancando soprattutto nel fornire legami tra le parti, essenziali per rendere il tutto completo. Ma ci sta, non si può avere l'uovo e la gallina e se stendi un plot per una storia da almeno 30000 caratteri non puoi pensare che possa avere lo stesso effetto in uno spazio dieci volte inferiore. Quindi, dacci dentro (ma che te lo dico a fare, sei in assoluto quello tra noi che si sbatte di più per la propria passione) e facci leggere questa storia, magari nel laboratorio, nella sua versione completa. Tema rispettato, ovviamente e pollice ni per la grandissima fantasia che, una volta di più, hai dimostrato di avere.

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