Un Sogno cerchiato di Blu (6258)

Richieste di Grazia

Sondaggio concluso il venerdì 1 luglio 2016, 14:10

Merita la grazia
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francescocascione
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Un Sogno cerchiato di Blu (6258)

Messaggio#1 » mercoledì 1 giugno 2016, 1:47

Brusio.
A un’ora dall’inizio di una partita non troverai mai i suoni del tifo ad accoglierti.
Ci sono gli Ultras che provano i cori, ma l’effetto che fanno è lo stesso degli annunci dei treni in stazione con gli altoparlanti sfondati.
Il bello di quei momenti sono gli stati d’animo che si sovrappongono.
Per chi ha visto l’opera a teatro sa che, poco prima di iniziare, l’orchestra si accorda.
Archi, legni, ottoni e percussioni producono un suono che sembra un sospiro.
Prima che una finale abbia inizio accade la stessa cosa, ma alle anime di chi assiste.
Nella pancia dello stadio i giocatori si concentrano, qualcuno si affida alla sua scaramanzia.
Il Mister fa l’ultimo discorso.
E prega.
Sulle tribune si consumano sogni e sigarette.
E preghiere.

C’è chi immagina quello che potrebbe essere, qualcun altro racconta il pezzo di storia che lo ha portato lì. Si esorcizza la paura. Si stringono amicizie eterne, ma lunghe il tempo di una notte, come quelle tra i pazienti nelle corsie degli ospedali.
Per il ragazzo accanto a me, Francesco, sedici anni, è il primo viaggio da solo, la prima trasferta, l’emozione della serata è tutta nei suoi occhi.
«I miei me lo hanno promesso dopo la partita di Sofia; se fosse arrivata la finale, se avessi trovato i soldi, ci sarei stato pure io.
Ho fatto il cameriere in pizzeria per due mesi, ho smesso di uscire. Ora sono qui».
Io quella sera avevo ventitré anni, era la mia prima volta a Londra.
Ci sarei tornato, ma all’epoca non lo sapevo, dopo quella notte pensavo non ci avrei più messo piede.
L’ho odiata come un rimpianto.

Partenza da Genova il 16 maggio, subito dopo aver sentito dagli scogli di Boccadasse dell’anticipo vinto contro la Lazio: «ragazzi è un segno -disse Luca- prima di Berna perdemmo».
Il primo bagno dell’anno come a battezzare il sogno di chiudere un ciclo che, a ripensarci oggi, pare impossibile.
Uno scudetto, quattro finali europee in quattro anni.
A Genova.

In quattro su una Renault5 puntata verso la perfida Albione.
Tre giorni per coprire la distanza tra Genova e Londra.
Pazzi. Vero. Ma quella fatica fu nulla se paragonata a quella del ritorno.
Occhi gonfi di sonno e di occasioni sfumate.
Io e Luca alla guida, Sandro e Paolo passeggeri senza patente.
Sonno a Lione.
Nausee sulla Manica.
In mezzo pasti frugali negli autogrill francesi.
Francesi. Ottocento tipi di formaggio.
Neppure un caffè degno di questo nome.
«Stanno costruendo un tunnel – dice Paolo impugnando la Gazza dalle parti di Calais - magari fosse già aperto» .
Ricordo ogni momento di quel viaggio.
La giornata in giro per Londra. La bandiera Inglese che gli inglesi – per proteggersi dai pirati – comprarono proprio da Genova.
«Le nostre navi spaventavano i pirati – racconta Luca – e così gli inglesi affittarono la bandiera della Repubblica per proteggersi».
Gli inglesi tifavano per noi, ma non lo sapevano.

Ricordo lo strano gemellaggio con i tifosi spagnoli, Catalani!, a chiamarli Spagnoli si incazzano.
La sera saremmo stati nemici, come nel 1989, vero, ma le ragazze di Barcellona sono troppo belle per non innamorarsene.

Ricordo anche le cartoline spedite il giorno dopo, «Saluti e speriamo bene» quando la speranza era evaporata già da una notte.

Man mano che la partita s’avvicina il brusio cala, si riempiono i polmoni, il cuore accelera.
«Seee deser-te son lesstrade, oggi, Doria, giochi tuuuu»

Quando entrano le squadre tutto quello che abbiamo dentro viene fuori, colori e urli si accavallano, per gli spagnoli gli altri siamo noi.

Lo stadio di Wembley per una notte si colora di giallo, rosso, blu, bianco, rosso e nero.
Colori per la festa. Regine sotto i riflettori. L’Europa contesa tra Genova e Catalogna.

Ancora oggi ricordo quella partita come se la avessi appena vissuta.
Il Barcellona con una maglia arancione, la Samp in bianco.
Il fischio di inizio e sigarette che non bastano, gambe che non stanno ferme.
Ansia di chi comprende quanto bella sarebbe la vittoria, paura che conosce solo chi sa quanto forte il dolore della sconfitta che potrebbe essere.
Il destino alle volte è un treno che passa una volta sola. A Genova passò il 20 maggio del 1992.

Negli anni ho rivisto mille volte le immagini vissute sulla pelle di quella notte londinese, come se riguardandole potessero cambiare.

Il pallone di Vialli a pochi centimetri dal palo, l’urlo di gioia strozzato; come il rigore di Grosso a Berlino nel 2006, ma al contrario.
Poi c’è stata la Punizione. Il sipario su un sogno lunghissimo e bello.
«Ma cazzochesfiga!»
Paolo era girato; ha preferito vivere l'epilogo attraverso l'urlo degli spagnoli e nelle nostre facce piuttosto che vederlo sul campo.
Ancora oggi, se glielo chiedi, racconta di non avere mai visto il missile scagliato da Koeman e che si è infilato nell’unico spazio libero, tra la barriera, il palo e la mano protesa di Pagliuca.
Beato lui.
Dopo il fischio dell’arbitro, Mancini gli urla qualcosa in un inglese così cristallino che vale cinque giornate di squalifica internazionale:
«Va a festeggiare con gli spagnoli, gran figl di putt!»
poi si abbandona sul prato.
Piange.
Piangono le ragazze con le sciarpe blucerchiate, piange un signore - e non è il solo - che comprende che quella notte era un regalo unico, un sogno mai sognato.
Piange anche Francesco; io sento gli occhi gonfiarsi, le lacrime che spingono, la bocca farsi amara.
Tra le lacrime applaudiamo gli altri, quelli che quella Coppa l’hanno appena vinta, piangono anche loro, ma di gioia.
E cantano.
E cantiamo.
«È il calcio» Sentenzia Sandro.
«Eaffanculo il calcio», chiosa Luca.

Quella notte fu terribile. Eppure unica. Irripetibile.
Alcuni dicono sia meglio amare e aver perso che non amare mai.
Forse lo stesso principio va applicato ad una notte che – adesso lo so – da tifoso difficilmente vivrò ancora.

Il paradosso è che le lacrime di Mancini sono l’istantanea a cui lo stesso Paolo Mantovani era più legato. L’immagine dell’impresa iniziata dieci anni prima e mancata per una manciata di centimetri.
Quella notte finì anche il calcio nel quale una cenerentola potesse diventare regina, persino quello stadio, il Tempio di Londra, è stato profanato e ricostruito.

Forse Mantovani comprese semplicemente che certe partite è bello anche solo giocarle, anche solo una volta.
Amare e perdere piuttosto che l’oblio di chi non perde perché non ha amato mai.

A chi, negli anni seguenti, gli chiedesse perché – tre le tante immagini di vittorie - nel suo ufficio fosse ostentata proprio quella foto con il Mancio, al centro del campo, braccia attorno alle gambe, in lacrime, rispondeva con un orgoglio tutto suo.
«Perché? Perché quella è la Sampdoria!»
Ultima modifica di francescocascione il martedì 28 giugno 2016, 1:50, modificato 5 volte in totale.



alexandra.fischer
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Re: Un Sogno cerchiato di Blu (6258)

Messaggio#2 » mercoledì 1 giugno 2016, 18:49

Il tuo racconto è molto specialistico.
Mostra la partita allo stadio di Wembley nella quale si fronteggiano avversari: italiani e spagnoli. Io lo trovo molto scritto (è reso bene il personaggio del sedicenne Paolo, il quale lavora due mesi in pizzeria per permettersi il viaggio per assistere alla partita, ma anche il viaggio è reso bene nelle sue fasi (con la nostalgia per il caffè). I dialoghi sono molto efficaci, rendono il parlato degli Ultras. Certo, non capendoci granché di calcio, i riferimenti sportivi mi trovano piuttosto carente, ma può piacere agli appassionati (può diventare un filone letterario alla Bar Sport).

Attenzione alla E attaccata a affan...

CHIEDO LA GRAZIA

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ceranu
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Re: Un Sogno cerchiato di Blu (6258)

Messaggio#3 » sabato 11 giugno 2016, 23:19

Ciao Francesco, ricordo quella partita e ricordo il missile di Koeman. Non sono Sampdoriano, ma ho vissuto momenti simili e quindi ho vissuto con trasporto la storia. Non ho molti appunti da farti, ma dovresti dare una pulita al testo. Ho visto delle d eufoniche, delle maiuscole mancanti a inizio dialogo e una a inizio frase

Codice: Seleziona tutto

poi si abbandonai sul prato.

Più qualche refuso.
Questa frase va sistemata. Per un attimo mi ha confuso

Codice: Seleziona tutto

La sera saremmo stati nemici, come nel 1989, vero, ma le ragazze di Barcellona sono troppo belle per non innamorarsi.

Sembra che siano loro a innamorarsi, mentre credo che tu intendessi che sono troppo belle per non innamorarsene.

Nel complesso è un ottimo racconto che andrebbe sistemato nei dettagli.
Aspetto a chiedere la grazia, ma la meriterà sicuramente.

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francescocascione
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Re: Un Sogno cerchiato di Blu (6258)

Messaggio#4 » domenica 12 giugno 2016, 11:24

@Alexadra
Grazie per le belle parole. L'idea del racconto è proprio quella di raccontare un'emozione 'esclusiva' a chi è profano. Felice di esserci riuscito.
"eaffan..." tutto attaccato è una licenza presa perché il suono che viene fuori leggendolo mi piace. Un effetto scenico. Una licenza al servizio dell'onomatopea

@Ceranu.
Ho seguito i tuoi consigli e ti ringrazio.
Quando ho scelto il tipo di racconto ho puntato all'empatia che avrebbe prodotto. Se si hanno passioni, sportive ma non solo, è facile ritrovarsi.
Ho deciso di circostanziare la storia (Finale di Coppa dei Campioni del 1992) proprio perché solo attraverso un riferimento reale sarei riuscito ad ottenere l'effetto di corrispondenza alle esperienze personali dei lettori.
Senza riferimenti personali, sarebbe risultato anonimo e poco partecipato.

Grazie a entrambi per il sostegno

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maria rosaria
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Re: Un Sogno cerchiato di Blu (6258)

Messaggio#5 » giovedì 16 giugno 2016, 19:43

Ciao Francesco.
Si avverte che il tuo racconto viene dal profondo, da emozioni non filtrate, molto tue.
Io non capisco nulla di calcio però il messaggio che trasmetti mi è arrivato e va oltre la partita che racconti.
Mi è piaciuto, anche se purtroppo per mia ignoranza calcistica certe scene non le ho potute godere appieno.
Ti segnalo solo un "degli" di troppo tra urlo e spagnoli.
Per il resto non posso far altro che chiedere la GRAZIA.

A presto

:-)
Maria Rosaria

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Peter7413
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Re: Un Sogno cerchiato di Blu (6258)

Messaggio#6 » mercoledì 22 giugno 2016, 16:50

Ripulisci ancora di qualche refusetto (sono sicuro di aver beccato una D eufonica ancora presente, anche se non è nulla che non si possa sistemare nel momento che viene portato in Vetrina). Non ho grossi appunti, accetto il modo in cui hai deciso di narrare perché viene dall'esperienza personale e pertanto è prezioso, anche considerato il buon controllo che hai dimostrato di mantenere. Una testimonianza di un calcio italiano che fu, che ci veniva invidiato, e di una squadra magnifica come quella della Samp di quegli anni. Anzi, una cosa vorrei l'aggiungessi: un richiamo a Boskov, un personaggio nato per essere narrato e che anche qui penso dovrebbe avere il suo spazio, no?

Fatto quello, CHIEDO LA GRAZIA.

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alessandra.corra
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Re: Un Sogno cerchiato di Blu (6258)

Messaggio#7 » lunedì 27 giugno 2016, 10:44

Ciao Francesco,

anche se non sono una patita del calcio (e quindi non conosco la partita da te descritta, nè i dettagli più tecnici), sono riuscita ugualmente a percepire la forte emozione trasmessa nel tuo racconto. Si percepisce che è qualcosa che hai vissuto davvero, che hai sentito.
E, in parte, mi ha anche ricordato quando una volta da ragazzina ero andata a Milano a seguire una partita di pallavolo della Nazionale. Emozioni simili, seppur per uno sport diverso.
Un racconto gradevole, che si legge con piacere, percui: CHIEDO LA GRAZIA.

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francescocascione
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Re: Un Sogno cerchiato di Blu (6258)

Messaggio#8 » martedì 28 giugno 2016, 2:01

Raccontare le emozioni che un evento sportivo trasmette è una delle cose che mi sono più divertito a fare negli anni.
Raccontare ai 'profani' certe emozioni è una bella sfida, un po' perché c'è un atteggiamento spesso snob verso quel mondo, ma soprattutto perché quando si riesce a trasmettere certe emozioni a chi non è abituato a viverle o chi semplicemente ha altre passioni, la soddisfazione è decisamente maggiore.
Portare questo racconto in un contesto insolito è stato divertente.

Questo pezzo nasceva in un contesto diverso e più che un racconto di quella partita era voglia di raccontare di Paolo Mantovani che quella foto, nel suo studio (assieme a quella di Cerezo che segna al Milan) la aveva davvero. Credo che anche una delusione, a modo suo, possa essere un bel ricordo.

Per onestà il racconto è solo parzialmente autobiografico, ricordo tutto ovviamente di quel giorno, ma allora troppo giovane, non ero a Wembley il 20 maggio del 1992.
Grazie per aver compreso e appezzato questo racconto.

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ceranu
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Re: Un Sogno cerchiato di Blu (6258)

Messaggio#9 » mercoledì 29 giugno 2016, 0:24

E come promesso:
CHIEDO LA GRAZIA!

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francescocascione
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Re: Un Sogno cerchiato di Blu (6258)

Messaggio#10 » mercoledì 29 giugno 2016, 9:15

Grazie per il sostegno e per l'apprezzamento.

a questo punto non posso che aggiungere due parole:

SFIDO SPARTACO

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Spartaco
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Re: Un Sogno cerchiato di Blu (6258)

Messaggio#11 » mercoledì 29 giugno 2016, 15:39

A breve il responso.

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