A cena con Gianna

Sfida il BOSS Marco Roncaccia e i suoi SPONSOR Daniele Picciuti, Simone Lega e Alberto Buchi.
I primi 9 entreranno a far parte di un e-book marchiato Minuti Contati.
valter_carignano
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A cena con Gianna

Messaggio#1 » mercoledì 31 agosto 2016, 23:33

L’urlo di Gianna ti penetra dentro e quasi ti fa voltare, quasi ti viene in mente di fermarti e aiutarla. Per tua fortuna, non sei così fatto da annullare l’istinto di sopravvivenza e non ti volti, non ti fermi, continui a correre. Piangi e ridi. Perché con Gianna stavi davvero bene, e perché se mangiano lei forse tu ti salverai.
Un portone aperto, non ci credi. Ti butti dentro, casa vecchia con cortile. Salire sull’albero e saltare nel cortile vicino è facile.
Ti blocchi. Ascolti. Forse sei fortunato e tutti si sono fermati a pranzo con Gianna.
Ma anche no. – Qui è aperto! – senti dall’altra parte. Almeno due di loro ti stanno ancora dietro e sono entrati nel portone. Quello che tu non hai chiuso, bravo.
Rimani immobile, si dice che loro abbiamo un udito migliore di voi, un po’ come i cani o i gatti. Lupi o tigri sarebbe un paragone migliore, ma non sei in vena di sottigliezze. Sembra però che non sia la tua ora, o magari loro hanno già spiluccato con questo e quello e si sa, mangiare fuori pasto blocca lo stomaco. Li senti correre fuori, di nuovo a caccia. Ma non di te.
Ti lasci scivolare a terra, spossato e senza idee. All’alba mancano ancora quattro ore buone, le strade sono zona di caccia e comunque di tornare ai Murazzi non se ne parla, quel merdoso che vi ha venduto la chiave del lucchetto è lo stesso che vi ha inserito nel tour gastronomico. O forse è uno zombie pure lui e voleva divertirsi coi suoi amici, chi può dirlo. Quando li distingui, in genere è troppo tardi e sei il piatto principale.
Hai sentito che in collina si è formata una comunità di normali, con guardie armate e tutto il resto, c’è anche un test per entrare, tipo che ti mettono davanti una bistecca appena tagliata e vedono se sbavi. Ti sembra una cazzata, ma se ci fosse davvero…
Intanto l’adrenalina è calata. Ti lascia un vuoto, una voglia di qualcosa di buono. Non si sta male, in questo cortile. Ti fai e vai in un mondo migliore.

schizofrenia da Mario al Colosseo delirio compleanno di Beatrice abuso sì va bene dissociazione gli avete preso qualcosa stupefacenti quant’è la quota sono quarantacinque euro
Le parole si accavallano senza significato nella tua testa, ci metti un po’ a capire che vengono da fuori di te. Non sei più nel cortile, sei sdraiato sul morbido. Apri gli occhi piano, fatichi a mettere a fuoco, sei in una stanza con luci soffuse, pulita, in piedi ci sono due persone con il camice bianco. Stanno guardando una cartella, parlano a bassa voce, capisci che le parole di prima venivano da loro ma ora non li senti più bene. Non sei proprio sicuro di averle sentite, nemmeno prima.
L’uomo si volta verso di te. – È sveglio – dice.
Lui e la sua collega si avvicinano, ti sorridono come sorridono i dottori dei telefilm americani. Viene da sorridere anche a te, forse lo fai.
– Dove sono? – chiedi. La voce ti esce a malapena. La schiarisci e fai per ripetere ma lei ti anticipa: – Non ti sforzare, Iacopo. Sei al sicuro, vicino a casa.
Casa? pensi. Non ti sembra il centro sociale autogestito in cui hai passato gli ultimi mesi con Gianna. Riprovi a parlare, stavolta è meglio. – No… dove sono? – Fai per alzarti, ti accorgi che le tue braccia sono legate al letto. Capisci. Ti metti a piagnucolare. – No. No. Per favore…
I due si guardano, di sicuro sono zombie e stanno decidendo chi ti azzannerà per primo. Ti hanno preso e tenuto per colazione. Chiudi gli occhi, pensi a Gianna e ti prepari a morire.
– Iacopo, nessuno vuole farti del male – dice l’uomo. – Siamo medici, e sei nella clinica Quisisana di via Porro, a pochi passi da casa tua, ti ricordi? Ai Parioli.
I Parioli di Roma? Cosa ci fai lì? Chi ti ha portato? Quanto tempo è passato? Allora è vero che vi prendono e vi mettono nei camion, come le bestie, e poi vi vendono per essere divorati. Cominci a gridare, ti agiti, il letto sobbalza.
Vedi entrare un altro uomo, più grosso, anche lui vestito di bianco. Le sue mani ti bloccano e ti schiacciano sul letto, la donna t’infila una siringa nel braccio. Sembra dispiaciuta, forse voleva mangiarti mentre eri cosciente.
Buio.

Ti svegli bagnato. Piove. No, vedi che c’è il sole.
– Schifoso di un drogato, fila o chiamo i vigili! – Dal terzo piano, la vecchia ti scarica addosso la seconda secchiata d’acqua fredda. Un altro tipo si affaccia di fronte, obeso e in canottiera, ti guarda, rientra. Ti stai alzando quando un colpo alla testa ti fa piegare in due, il ciccione ti ha tirato uno di quei posacenere da due chili. – Siete lo schifo di Torino – bofonchia. Poi ti sputa addosso. Senti il sangue colarti sulla nuca.
Vecchi bastardi.
Esci dal portone, sei in via Berthollet, quasi ti confondi fra gli arabi, i neri, le puttane e i magnaccia. A nessuno frega niente di te, così te ne vai tranquillo fino al Valentino e ti butti sull’erba.
Chiudi gli occhi, ti crogioli al sole di aprile e ti rilassi dopo il risveglio di merda. Pure il trip non era stato un granché. Eri prigioniero, come un pollo o un tacchino surgelato nel freezer, solo che eri vivo. A Roma, ti avevano portato, tu non ci sei mai stato. O sì? Ti sembra di ricordare qualcosa. Boh, chissenefrega, l’avrò sentito alla tele. E non ci pensi più.
Invece a Gianna ci pensi. I suoi capelli biondi, il suo sorriso, il calore del suo corpo. Aspetta, forse era lei che ti aveva detto qualcosa di Roma? Sì, era venuta qui per il Politecnico e poi aveva mollato e poi invece di tornare a casa dal padre avvocato era venuta al CSA. Gianna. Ormai sarà stata digerita.
Ti guardi intorno. È domenica, poco traffico in corso Massimo, persone che fanno jogging, passeggiano, neri in gruppo che aspettano clienti. Spacciano roba troppo leggera, per te, ma hai ancora una dose nello zaino e non ti preoccupi. Tanto non è mica detto che ci arrivi, a domani. Magari stanotte diventi un hamburger da McZombie.
Ma come fa ‘sta gente a vivere come se niente fosse? Beh, ora che ci pensi anche il tuo stile di vita non è che sia cambiato molto, da quando sono arrivati. Tossico senza casa eri e così sei rimasto.
Sembra sia stata una malattia, o un esperimento di qualche militare del cazzo, o le scie chimiche, comunque adesso siete voi e loro, i normali e gli zombie. Al CSA avevano organizzato la guardia armata, dopo le nove nessuno entrava. Solo che una notte hanno scoperto che quei due ragazzi tedeschi pieni di piercing e le due gnocche che la davano via come non fosse loro erano venuti per un after a base di squatter. Quando si sta in allegria non si smette di mangiare, e così al mattino c’erano solo più gli avanzi, i crucchi avevano ripreso il loro furgone e arrivederci e grazie per la bella serata. Quella notte tu eri in questura, fermato per accertamenti. Pensa te se devi anche avere la sfiga di un debito con la pula.
Guardi l’orologio. Sarebbe ora di andare alla mensa, ma non hai questa gran fame e il sole è troppo bello. Chiudi gli occhi di nuovo.

C’è silenzio, intorno a te, solo qualche voce lontana, come un leggero brusio. Aprì gli occhi, c'è penombra, la poca luce arriva dalla finestrella della porta e da una lampada, sotto la quale la dottoressa legge qualcosa da una cartella azzurra.
Sei di nuovo in quella stanza, ma adesso sai che è un sogno e sei tranquillo. Decidi di stare al gioco. Ti muovi, fai come se ti svegliassi. La donna posa la cartella e ti si avvicina. – Come va, adesso? Meglio? – chiede. La voce è gentile, mentre parla controlla la boccetta della flebo che hai al braccio.
– Dove sono? – rispondi. Vuoi vedere se è lo stesso sogno di prima che continua. La donna sospira, guarda in alto, verso l’angolo fra muro e soffitto, vedi che c’è una telecamera.
– Non ricordi? – Tu scuoti la testa, lei continua: – Sei a Roma, alla clinica Quisisana, dove ti hanno tolto le tonsille e l’appendice, e dove poi per tua fortuna non sei più tornato come paziente. La tua famiglia è molto preoccupata per te, e sta facendo tutto il possibile perché tu… guarisca.
Prima dell’ultima parola ha esitato, non sai di che famiglia stia parlando ma decidi di farla parlare. – Cioè disintossicarmi? Comunque è strano, perché mio padre non l’ho mai conosciuto e mia madre era quasi sempre così ubriaca da non riconoscermi nemmeno.
Lei muove appena la testa in un diniego. – Sei confuso, ci sono molte cose che ancora non ricordi, ma siamo fiduciosi che questi nuovi farmaci possano aiutarti a stare bene. – Sorride, materna. – Invece, riguardo la disintossicazione, beh, il fatto di ammettere di avere una dipendenza è il primo passo verso il suo superamento. Bravo.
Si alza, guarda di nuovo la telecamera e si sposta verso una poltroncina vicino alla porta. In quel momento, nel vetro della porta che dà sul corridoio vedi passare Gianna. Si ferma per un istante, ti guarda, è triste. Poi se ne va.
– Gianna! – gridi. – È la mia ragazza, fermala!
– Ne sei sicuro? Beh, forse è venuta a trovarti. Sarà andata in bagno, fra poco entrerà. Saresti contento?
– Cazzo, è ovvio! Lei… – Ti fermi. È un sogno, solo un sogno. – No. Lei è morta stanotte. L’hanno mangiata gli zombie.
La dottoressa si siede sulla poltroncina. – Zombie? Raccontami.
– Ma sì, stavamo scappando e lei è rimasta indietro. Ho sentito le sue grida. Io mi sono infilato in un cortile di via Baretti e poi…
– Via Baretti? Non la conosco.
– Sì, in San Salvario. Prima eravamo ai Murazzi.
– Ah. Quindi eravate a Torino. E perché vi davano la caccia?
– Come, perché? È quello che fanno, no? La notte vanno in giro per mangiare, se ti trovano sei fottuto, sono veloci, agili, forti.
– Più forti di te?
– Cazzo, ma come fai a non saperlo? – Non ti piace la piega che sta prendendo questo sogno. – Perché mi fai tutte queste domande? – Cominci ad agitarti. – Liberami, cazzo! LIBERAMI!
Lei preme un pulsante su una specie di orologio che ha al polso, sotto il camice. Un attimo ed entra il tipo grosso. Ti immobilizza.
– Dobbiamo aumentare la dose – dice lei mentre prepara la siringa. Parla guardando la telecamera. – Stiamo facendo breccia, ma non è abbastanza.
Buio.

Un cane che abbaia ti sveglia. Sta giocando e il ramo tirato dalla padrona cade a due metri da te. Sorridi al cane e alla padrona, ti sono sempre piaciuti gli animali, lei richiama il cane e si allontana. Devi ammettere che non sei un bello spettacolo. Dalla strage del CSA è passata una settimana e tu sei sempre stato in strada.
Già, gli animali. Ti sono sempre piaciuti ma non eri vegetariano, cioè mangiavi pollo, vitello, come tutti. Adesso il fatto di poter diventare il pranzo di qualcun altro ti fa ripensare alla questione.
Gli zombie amano gli animali? E voi normali per loro siete animali o solo carne, tipo il prosciutto nelle vaschette? Non pensavi mica al maiale squartato, fatto vivere magari in una gabbia tutta la vita e poi ammazzato, quando aprivi la confezione o andavi dal salumiere. Siete il prosciutto degli zombie?
Un pullman di tifosi si ferma al semaforo. La-Zio La-Zio Fooorza La-Zio Juve Juve Vaf-Fan-Cu-Lo. Hanno vinto e si sono fatti un giro in centro, prima che diventi buio. Agli zombie piacerà il calcio? A te non te n'è mai fregato niente, comunque le partite di sera non si giocano più, sarebbe come sparare in un pollaio, per loro.
Non riesci a concentrarti, passi da un pensiero all'altro. Negli ultimi giorni il tuo cervello va un po' dove vuole, te ne accorgi ma non ci puoi fare niente. Saranno questi sogni di merda? Ricordi solo gli ultimi due, e anche molto bene, ma hai la sensazione che siano lì da più tempo. Eppure ti fornisci sempre dallo stesso pusher, non è che la roba è tagliata strana?
Comunque, ora che l’hai evocata, la smania di farti ti assale fortissima. Ma se ti fai adesso, la notte sarai in balìa degli zombie, non ti accorgerai nemmeno che ti stanno facendo a pezzi.
Mica male, sarebbe.
T’infratti in riva al Po e ti fai.

Ti svegli nella solita stanza. Ormai lo sapevi, ma la novità è che non c’è nessuno e la porta è socchiusa. Non sei nemmeno legato.
Ti stacchi la flebo, guardi la telecamera come se potessi vedere se qualcuno ti guarda, ti rendi conto che sei un imbecille e ridacchi. Sulla poltroncina c’è una delle cartelle che i medici - o erano zombie? - guardavano. La prendi. Dentro ci sono fogli di esami, nomi di farmaci, percentuali, formule chimiche. Poi qualche foglio scritto fitto con in calce Iacopo Giambenedetti. Sei tu.
Dai uno sguardo veloce, leggi il soggetto soffre di grave schizofrenia paranoide aggravata o indotta da stupefacenti di nuova generazione, un tipico caso di doppia diagnosi ma particolarmente grave e refrattario al trattamento e poi il suo delirio con dissociazione prende la forma di una realtà alternativa, nella quale sono compresenti elementi reali distorti, presi dal presente, dal passato o frutto di fantasia e poi la sostituzione degli stupefacenti con il farmaco sperimentale dovrebbe avere un effetto duplice, e creare al momento opportuno uno shock tale da farlo tornare almeno temporaneamente in sé e poi…
Basta. Quindi nel sogno sei una specie di pazzo. Va bene.
Lasci la cartella ed esci nel corridoio, la testa comincia a girarti, ti appoggi alla parete.
Buio.

Ti risvegli, ma non sei sul Po. Non sei nemmeno stato mangiato. Sei ancora nel corridoio, appoggiato alla parete. E sai chi sei.
Sei Iacopo Giambenedetti. Tu e la tua famiglia siete stati contagiati dopo circa un anno dall’inizio di tutto. Siete zombie, ma siete anche ricchi e potenti e tuo padre fa parte di coloro che hanno immaginato un nuovo modello di società, diverso da quello ormai anacronistico di prima ma non ridotto a una specie di giungla selvaggia. Tu non sei un normale, una preda. Sei uno di loro.
Ma qualcosa dentro di te si è rotto. Forse la volta che hai mangiato la tua ex fidanzata del liceo, Gianna, sorteggiata per la caccia di quella maledetta notte. L’hai riconosciuta, anche lei l’ha fatto, e dopo un attimo la sua gola era squarciata e avevi la bocca piena di sangue. Com’era buona.
O forse era solo questione di tempo, la tua mente non era adatta, da sempre troppo timido, chiuso, riservato. La scelta di studiare ingegneria a Torino era stata anche un modo di andarsene e provare a cominciare una vita nuova.
Poi sei tornato, hai cominciato a farti, e qualche anno dopo sei diventato zombie. Come si dice, chi ha pane non ha denti, e se mai c’e stato un detto popolare che avesse un senso, beh, eccolo qua.
Ma la tua mente sta già cancellando tutto. È una bella liberazione, perché sapere con assoluta certezza di essere un disadattato e per di più coglione, che ha buttato una vita di benessere e potere per marcire dentro la stanza di una clinica romana per milionari, convinto di essere un tossico senza casa che vaga per Torino cercando di non essere divorato… beh, non è di quelle cose che fa star bene sapere.
Un pezzettino del tuo cervello, quello che nonostante tutto non ha mai mollato, come se in te ci fosse qualcosa che valesse tanta fatica, ti dice che ce la potresti ancora fare. Se andassi in fondo al corridoio troveresti i due medici ad aspettarti, quelli che hanno cercato in tutti i modi di farti tornare. E la tua famiglia. E tutto il resto.
Ma tu non vuoi tornare. Sei troppo stupido, debole, inadeguato a una vita civile. E allora finalmente riesci a spegnere quel pezzettino di cervello, che poi saresti tu, e chiudi per l’ultima volta gli occhi sapendo che mai più li riaprirai davvero e che vivrai per sempre nella tua follia. In quella che ti sei creato da solo.
Buio.



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Vastatio
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Re: A cena con Gianna

Messaggio#2 » giovedì 1 settembre 2016, 22:04

Ciao,

mi piace come alterni le due realtà. Giochi abilmente con pazzia e droga in modo da nascondere/giustificare le tue scelte. Quello che non mi piace, o meglio, non mi soddisfa è il finale. Per me era quasi scontato che andassi a parare lì, perché, se con la trama "ospedaliera" disveli ogni volta qualcosa di più, con quella del "drogato" non mostri granché se non l'ambientazione "inventata" da Iacopo.
Mi è sembrato poco, quindi mi aspettavo un twist, e il più classico era quello di trasformare lui in uno zombi, nel nemico, tanto più che avevi dalla tua l'uso massiccio di droghe.
Avrei preferito qualcosa di più sconvolgente, qualche esperimento sugli zombie, magari mangiando il cervello "assimilano" parte delel informazioni/ricordi e loro (i medici) stavano cercando il modo di far impersonare a uno zombie un suo "pasto" con informazioni importanti (il codice per accedere a un pc riservato). A quel punto mi avresti forse sorpreso. Così no (trauma da ingestione di fidanzatina... mah).
Non ho particolari consigli a livello di prosa o stile, forse un po' di straniamento quando la persona da seconda singolare passa a seconda plurale. Forse una separazione grafica più netta (io ormai metto 3 asterischi) potrebbe aiutare il lettore nei cambi di scena, io non ne ho patito.
Preferenze personali a parte, ottima prova.

valter_carignano
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Re: A cena con Gianna

Messaggio#3 » giovedì 1 settembre 2016, 22:33

Ciao Vastatio e grazie dell'apprezzamento. 'Ottima prova' è un bel complimento :-)

Riguardo al 'qualcosa di più sconvolgente'... in effetti avrebbe potuto starci ma boh, non mi è venuto, non ci ho proprio pensato. In parte credo dipenda dal fatto che l'idea di base e il mood generale mi sono venuti subito mente in modo abbastanza compiuto, anche se poi ci ho messo un po' a realizzarli, ad approfondire gli aspetti clinici, la location romana eccetera.

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angelo.frascella
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Re: A cena con Gianna

Messaggio#4 » venerdì 2 settembre 2016, 23:55

Ciao Valter.

Bel racconto, il tuo.
Il meccanismo di alternanza fra le due possibili realtà mi ha ricordato alcuni numeri di Dylan Dog (per esempio "il guardiano della memoria") e l'Esercito delle 12 scimmie. Questa alternanza funziona bene, se non fosse che il finale è un po' telefonato e anche io, come Roberto, avrei preferito essere un po' sorpreso. C'è qualche piccolo refuso (per esempio, alcuni spazi fuori posto), ma niente di che. In ogni caso racconto promosso.

A rileggerci

valter_carignano
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Re: A cena con Gianna

Messaggio#5 » sabato 3 settembre 2016, 8:14

Grazie Angelo delle belle parole :-)
Riguardo all'appunto, se sia tu che Vastatio avere avuto la stessa impressione, allora se andró al giudizio della guest cercheró di correggere il problema. Grazie ancora.

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Sonia Lippi
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Re: A cena con Gianna

Messaggio#6 » lunedì 5 settembre 2016, 14:09

Ciao Valter
A me il racconto è piaciuto finché c è stata un po di suspence... ovvero finché " realtà e sogno" erano confusi.....
Poi il finale mi ha deluso.....mi aspettavo qualcosa di più scoppiettante che invece non è arrivato.... ma nel complesso lo ritengo un bel racconto.
Sonia

valter_carignano
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Re: A cena con Gianna

Messaggio#7 » lunedì 5 settembre 2016, 16:23

ciao Sonia e grazie, mi fa piacere che il racconto ti sia piaciuto. Riguardo al finale, dovessi passare la prima fase, cercherò di migliorarlo.

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Sonia Lippi
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Re: A cena con Gianna

Messaggio#8 » giovedì 15 settembre 2016, 12:04

Ho letto la nuova versione del tuo racconto...

Ora posso dire che è davvero Fichissimo!!!! mi è piaciuto un mondo soprattutto il finale!!! :-)
Te lo volevo dire!

un saluto

Sonia

valter_carignano
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Re: A cena con Gianna

Messaggio#9 » giovedì 15 settembre 2016, 12:17

grazie davvero Sonia
gli appunti che mi avevate fatto mi sono sembrati più che giusti, ho cercato di attuarli. Quindi se ora è migliore è grazie a voi :-)

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