Reset - di Maurizio Bertino

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Peter7413
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Reset - di Maurizio Bertino

Messaggio#1 » venerdì 31 marzo 2017, 21:40

RESET
di Maurizio Bertino

«I tempi hanno oramai decretato la fine del nostro attuale modo di vivere, serve un cambiamento e non possiamo attendere oltre. Da questa sera stessa ho deciso per la reintroduzione della pena capitale. Nessun lungo processo, nell’evidenza del reato essa godrà di immediata attuazione. Ordino che siate voi stessi, uomini e donne, a ergervi come esecutori. Ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, nel vostro animo, lo sapete. Ho fiducia nell’umanità. Possa la Terra perdonarmi per ciò che sto facendo e a lei mi rimetto, con immediata attuazione, ordinando la mia esecuzione, qui e ora. Voi siete innocenti perché chiamati a obbedire a me, il vostro sovrano. Il peccato è mio, mia la pena. E ora prendetevi un attimo per raccogliervi e assorbire quanto da me detto e ordinato. Nel frattempo, mi preparerò al martirio».

Vittorio Emanuele Nuovo chiuse gli occhi e respirò a lungo, profondamente. Non poteva più tornare indietro, questo gli era chiaro. Anni di lotta, un impero unificato, l’utopia della perfezione, non ci sarebbero più state disuguaglianze. Eppure, quello che gli era sembrato in un primo momento come la realizzazione del più grande dei sogni si era anche rivelato come la distruzione della speranza. Etnie che desideravano il ritorno all’autonomia, popolazioni che pretendevano la redistribuzione delle ricchezze, corporazioni che pressavano insinuandosi in ogni dove per assicurarsi più privilegi. Per quanto si adoperasse, l’eco dei successi passati stava perdendosi e Il suo potere andava affievolendosi. Con il tempo, le etnie avrebbero riottenuto la propria indipendenza, i poveri avrebbero attaccato i ricchi e i potenti avrebbero riconquistato il potere frammentandosi per il potere. Non l’avrebbe permesso.

Herman Walsh non sapeva cosa pensare. Aveva sempre considerato quel cosiddetto Imperatore come una piaga. Vero, per arrivare al potere aveva dovuto macchiarsi di compromessi e chissà quante efferatezze e per un breve attimo aveva anche riflettuto sul rivalutare l’italiano medio. Del resto, mai avrebbe potuto immaginare che proprio uno di quei pidocchiosi esseri capaci solo di inseguire le banderuole più gonfiate dal vento sarebbe riuscito nell’impresa di dominare sul mondo intero. Eppure, una volta incoronato si era subito rammollito, con quel sorriso ebete sempre stampato sulla faccia e quel fastidioso tono conciliante. Non sarebbe durato, la sua ascesa era stata un errore della Storia. Ecco, se mai avesse potuto proporre una mossa per il miglioramento della vita sulla Terra, quella sarebbe stata l’immediata pulizia etnica di ogni italiano, anche mezzosangue. Ce n’era una famiglia, nel suo quartiere. E quel direttore di posta che mai si riusciva a capire che volesse dire, con quel tono di voce sempre urlato. Sì, nella sua anima sapeva ciò che era giusto e ciò che era sbagliato e ora l’Imperatore, proprio un italiano, gli stava dicendo di fare giustizia e che lui stesso si sarebbe fatto carico dei suoi peccati. Sorrise, quel sovrano non era poi così tanto male.

Chalom tremava senza riuscire a fermarsi, fuori controllo. Il cuore stava scoppiandogli nel petto, la mente vagava nell’illuminazione. Al momento dell’annuncio era seduto sul divano con la moglie Edna al fianco e i figli Ariel e David intenti nei loro giochi sul tappeto. Ora erano tutti e quattro inginocchiati di fronte allo schermo.
«Figli, moglie, osservate. Quest’uomo sta donando la propria vita per mondarci dai peccati. In cambio ci chiede di agire secondo coscienza e così noi faremo.»
Chalom non avrebbe mai immaginato di vivere un momento simile, anno zero di un futuro da scrivere, al cospetto di un santo in vita il cui ricordo sarebbe durato nei millenni a seguire. Da dove sarebbe partito? Certo, gli assassini andavano puniti e anche coloro che deliberatamente mettevano a rischio le vite altrui. Forse avrebbe dovuto estendere la pena ai rei di infrazioni stradali? No, quelli no, a meno che non fossero recidivi. L’infischiarsene reiteratamente delle primarie regole di comportamento, quello sì che poteva funzionare come metro di giudizio. E avrebbe dovuto costituire un comitato. No, il messaggio di Vittorio Emanuele Nuovo era chiaro: ognuno avrebbe dovuto decidere per se stesso. Quindi anche sua moglie e i suoi figli avrebbero dovuto imparare a fare rispettare la giustizia, doveva istruirli. Ma se li avesse istruiti, li avrebbe vincolati al suo volere e non al loro e l’Imperatore puntava tutto sul libero arbitrio, quello era chiaro. Ne conseguiva che la coesione sociale, il gruppo, soprattutto nella prima fase, non doveva essere perseguita, ma rifuggita. La ricerca doveva essere dei singoli e da singoli avrebbero dovuto operare. Non c’era altra via. Si sentì pervadere da un potente alito di libertà e con un sorriso rialzò lo sguardo verso il terminale visivo per assistere al sacro atto della liberazione dai peccati.

Gao Qiang rifletteva sul proprio ruolo. Responsabile per il suo distretto, aveva assistito negli ultimi anni all’arrivo di molti occidentali alla ricerca disperata di lavoro e di condizioni di vita più stabili rispetto a quelle cui potevano aspirare nella loro regione europea, ormai oberata da un pluralismo culturale ed etnico ai limiti del livello di guardia, frutto di una pessima gestione della questione integrazione nei precedenti secoli. Neppure l’Imperatore, colui che era riuscito a riunire l’umanità intera sotto un unico vessillo, era riuscito a proporre una soluzione e anzi i suoi modi ossessivamente dediti alla salvaguardia della vita e dell’integrazione non avevano fatto altro che inasprire una situazione in divenire fino a farla deflagrare. I suoi ideali erano buoni e giusti, ma Qiang sapeva che non sempre il buono porta al bene, soprattutto quello collettivo. Antichi insegnamenti, echi dal passato che si erano tramandati di padre in figlio all’interno della sua famiglia, ma era innegabile che l’aumento indiscriminato della popolazione del suo distretto stava inesorabilmente portando a una maggiore confusione sociale che si ripercuoteva nella confusione dei singoli, non più sicuri del proprio ruolo nel sistema. E Qiang non sopportava l’indeterminatezza. Certo, la presa di potere di un unico leader l’aveva, in un primo momento, rassicurato facendogli ben sperare per un maggiore ordine, aspettative presto disilluse. Come reagire dunque alla inaspettata decisione di Vittorio Emanuele Nuovo? Si era evidentemente arreso, incapace di gestire un problema più grande di qualsiasi volontà, aveva capito che era necessario farsi da parte e lasciare che fossero i singoli a imprimere una nuova direzione. No, non i singoli, ma singoli che si riunivano per difendere e organizzare il reciproco interesse, quello sì, non poteva essere altrimenti. Sì, doveva essere quello il suo destino, non c’era dubbio. Della questione del peccato originale e del farsene carico da parte dell’Imperatore, di quello non gli importava. Il bene pubblico, ecco l’unico oggetto d’interesse. E ora, finalmente, poteva imporlo. Prese la propria arma e decise di recarsi prima da Xu Song e insieme a lui decidere chi altri reclutare. C’era da fare pulizia e la cosa migliore sarebbe stata quella di partire dal quartiere inglese.

Gottfried era confuso. Vittorio Emanuele Nuovo gli aveva appena ordinato di porre fine alla sua vita. Gli aveva sorriso, nel pronunciare la propria condanna a morte, e infine l’aveva rassicurato posandogli una mano sulla spalla.
«Ce la farai, è un ordine del tuo Imperatore».
Ma come poteva farcela, lui? Un semplice impiegato degli uffici imperiali dedito unicamente al compimento del proprio lavoro?
«Gottfried, è un mio ordine ed è il tuo lavoro. Scegli tu il modo, il come, i tempi. D’ora in avanti toccherà a voi, prima imparate, meglio è, giusto?»
E gli aveva messo di fronte un martello e una pistola, gli aveva sorriso ed era tornato a voltarsi verso le telecamere.
«Eccoci al momento, sto per lasciarvi. Ricordate le mie parole..»
Numeri, quelli conosceva. E protocolli, procedure, applicazione di regolamentazioni su altre regolamentazioni, implementazioni di leggi su leggi e altre leggi ancora, gestione delle dinamiche di concordato, mantenimento dell’equilibrio originato da ogni cambiamento. E ora il suo Imperatore, quest’uomo, questo Dio che stava per immolarsi per un ordine superiore che ancora non riusciva a comprendere, gli chiedeva di diventare egli stesso cambiamento, di agire, d’impugnare un’arma e cominciare a scolpire nella sua carne prima e in quella di tutti gli ingiusti poi la giusta pena fino a liberare il mondo dall’errore.
«… Forse ora non tutti, tra voi, riescono a comprendere il perché delle mie ragioni, ma sono il vostro Imperatore e non sto abdicando, vi sto dando un preciso ordine, pagandone le conseguenze…»
Gottfried non lo ascoltava più. Mai in vita sua aveva pensato di trovarsi in una situazione simile. L’iter era chiaro: studio, lavoro, famiglia, morte e lui lo aveva percorso fino al lavoro, a breve la famiglia, a seguire la morte. Un battito, il suo cuore. Scegli tu il modo, il come, i tempi. Si accorse che ormai nessuno stava ascoltando l’Imperatore, tutti gli occhi e le aspettative erano concentrati su di lui, l’impiegato Gottfried. Un’ondata di paura lo travolse, seguita da uno tsunami di adrenalina.
«… e quindi non vi resta che adempiere alle mie richieste, non delud»
Sangue, sul martello. Un altro colpo e sangue in faccia, un altro ancora e quel corpo che smetteva di muoversi. Un urlo, Gottfried urlava, libero dai suoi vincoli, primo a oltrepassare la soglia dei senza peccato e mentre tutto intorno a lui i tecnici e i membri della corte si guardavano tra loro confusi sul da farsi, lui, discepolo scelto in persona dal Sacro Martire, decise di indicare la via lanciandosi contro il tecnico delle luci, reo, a suo avviso, di avere illuminato male la scena del supplizio finale.



valter_carignano
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Re: Reset - di Maurizio Bertino

Messaggio#2 » lunedì 3 aprile 2017, 10:04

Ciao
Racconto secondo me ben riuscito, circolare (si inizia parlando di morte e si finisce con una morte), che rende bene i diversi punti di vista, diversi ma tutti egualmente egoistici. Questo, secondo il mio molto modesto parere, è molto Ballard, così come la critica 'politica' generale. Ma sul 'camaleontismo' parleranno altri più esperti, per me il racconto è molto buono anche grazie al surreale dell'inizio.
Forse solo un refuso alla fine del primo paragrafo, o io non ho capito il senso della frase, ma non ha importanza.

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raffaele.marra
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Re: Reset - di Maurizio Bertino

Messaggio#3 » giovedì 6 aprile 2017, 11:58

Ho trovato questo racconto molto interessante, soprattutto perché apre la mente a una serie di riflessioni sulla Storia, sulla politica e sulla natura stessa dell'uomo. Il passaggio repentino da una forma di governo totalitario, per niente ideale come si sarebbe potuto sperare, a una forma di anarchia, o di autarchia, che si presenta agli albori sottoforma di giustizialismo affidato al sacro giudizio del libero arbitrio. Le sorti della Terra passano così dalle mani dell'Imperatore, simbolo di un potere concentrato in un unico punto, ai miliardi di mani dei terrestri, simbolo di un potere frammentato e democraticamente sparpagliato in ogni angolo del pianeta. Una sorta di "Big - Bang" che però non sembra portare a un nuovo inizio ma pare il preludio della fine dei nostri giorni. E per nostra stessa mano, tra l'altro. Perché il vero fulcro della vicenda è il fatto che l'umano è fondamentalmente propenso alla violenza e il volere finale dell'Imperatore giustifica e legittima finalmente la voglia di ogni uomo di fare sangue con le proprie mani senza doversi sentire per forza in colpa.
Credo che tu sia in linea con i canoni ballardiani, anche se il racconto risente un po' della imposta brevità. Il modo in cui ne risente, a mio parere, è la mancanza di protagonisti realmente riconoscibili come tali. Il tutto è raccontato molto bene, intendiamoci, ma in questa enorme apocalisse politico-antropologica manca in fondo la vera componente umana. In altre parole, al racconto sarebbe giovato se ci fosse stato un protagonista meglio definito, in grado di appassionare il lettore ad una micro-vicenda umana oltre che alla macro-vicenda che narri. E' vero che hai adottato il buon espediente di introdurre più personaggi per rappresentare più punti di vista e altrettanti modi di reagire all'accaduto, ma la componente umana di costoro è forse un po' troppo mortificata al cospetto delle loro stesse riflessioni che ci presenti in maniera puntuale perché indispensabili alla comprensione del senso stesso del racconto. Ad ogni modo, complimenti!

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Peter7413
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Re: Reset - di Maurizio Bertino

Messaggio#4 » giovedì 6 aprile 2017, 14:13

Grazie per i commenti.
Raffaele, riguardo alla pluralizzazione di punti di vista... Penso fosse necessaria considerata la struttura del romanzo di riferimento. Chiaro che a questo punto diventa difficile, in 10000 caratteri, però non avrei potuto scriverlo diversamente ;)

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raffaele.marra
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Re: Reset - di Maurizio Bertino

Messaggio#5 » giovedì 6 aprile 2017, 15:34

Ciao Maurizio.
La pluralità di punti di vista è la struttura del romanzo ed è una delle sue caratteristiche tecniche.
Altra caratteristica tecnica che ho riscontrato è l'attenzione ai protagonisti ottenuta con descrizioni lente e accurate e con particolari del loro quotidiano che sono perfettamente utili a definirne la psicologia e la condizione mentale/sociale. Tra le altre caratteristiche (tematiche) io ho trovato la critica della società e della natura stessa dell'uomo, l'alienazione di questo e la sua profonda solitudine nonostante viva in un contesto sociale affollato ed eterogeneo, la discesa inesorabile verso un drammatico abisso da cui è incapace di emergere, il gusto perverso e irrefrenabile di assecondare tale discesa quasi come se l'uomo fosse agitato interiormente da una forza misteriosa e sinistra, il lento ma continuo trasformarsi della quotidianità in qualcosa di oscuro e ostile. Tutto ciò, e molto altro ancora, testimonia la grandezza del testo che abbiamo avuto la fortuna di prendere a riferimento. E' chiaro che tu hai scelto di assecondare una caratteristica "tecnica" (i punti di vista) e alcune tra le caratteristiche tematiche del testo. Il tuo risultato, confermo, è nettamente positivo e la "ballardianità" c'è. E' altrettanto chiaro che probabilmente un testo perfettamente ballardiano (e ballardiano alla maniera de "il condominio") non sia possibile in 10000 battute. Quindi ognuno di noi ha fatto le sue scelte, e leggendo il mio racconto ti renderai conto di come, probabilmente, la mia scelta sia parecchio differente dalla tua. Comunque, proprio questa pluralità di interpretazioni del contest, secondo me, è uno degli aspetti più interessanti del Camaleonte.

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giuseppe.gangemi
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Re: Reset - di Maurizio Bertino

Messaggio#6 » giovedì 6 aprile 2017, 21:47

Ciao Maurizio,
il tuo racconto è molto curato ed è denso di tematiche ballardiane ma ha poca azione ballardiana. Ti salvi con il finale.
Non vediamo tutti i tuoi personaggi evolvere da A a B (anche perchè ne hai messi troppi). Quelli che secondo me ti sono riusciti meglio sono Chalom e Gottfried. A Gottfried andrebbe dedicato un altro paragrafo nei primi passaggi del racconto visto che è il personaggio che presenta maggiormente una deriva ballardiana del proprio carattere e del modo di vedere le cose. Alla fine lo vedo come il protagonista.
Gao Qiang è un personaggio interessante ma non degenera. aveva una visione del mondo paternalista confuciana prima e ha una visione del mondo paternalista confuciana dopo. questo pg lo potresti salvare facendogli compiere un'azione ballardiana. dovresti mostrarcelo mentre picchia gli inglesi, non basta dirlo.
Vittorio Emanuele Nuovo va bene è l'Anthony Royal del tuo racconto. è colui che crea l'ambiente e le nuove regole in cui si muovono gli altri personaggi.
Lo stile di scrittura ricorda abbastanza quello di Ballard. Sparate un sacco di spunti e non li sviluppate.
Manchi forse di surrealismo e ironia.
Critica sociale presentissima. Però dovevi concentrarti su alcune mica puoi fare la summa di tutti i mali del mondo.
Bello in finale con Gottfried che come detto prima salva il tutto.
Reset come levatrice della storia, così interpreto il senso del tuo racconto.
A rileggerti

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Andrea Partiti
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Re: Reset - di Maurizio Bertino

Messaggio#7 » sabato 15 aprile 2017, 17:10

Mentre mi piace il tipo di scenario che costruisci, il tipo di giustizia sommaria generalizzata in cui ci cali subito. Per penso sia poco efficace spiegarci esplicitamente quali sono le intenzioni del Re/Imperatore, nel secondo paragrafo. Semplifica eccessivamente il piano, rende "facilone" un personaggio che poteva essere davvero un monarca illuminato pronto a sacrificarsi per la causa in cui crede. Il primo paragrafo è davvero potente, ma viene un po' ucciso da quello successivo.
Lascerei tutto il suo piano implicito a costo di perdere qualche lettore, per rendere tutto più immediato, più rapido.
Ci sono _tanti_ strati di critica sociale e politica nel tuo racconto, dai problemi razziali, di giustizia, di emigrazioni, di convivenza tra culture. Forse troppi temi tutti insieme. Ballard li ha affrontati singolarmente, certo, ma in un unico calderone mi creano un certo senso di affollamento. Ad ogni paragrafo penso che siano finiti e ora svilupperai la storia e i personaggi che hai già, e invece c'è un nuovo tema. Vedo che è una scelta consapevole farlo e non è capitato per caso, ma (personalmente) trovo che Ballard abbia questa dote di presentare scenari soffocanti e restrittivi con una narrazione che è esattamente opposta, fresca leggera e capace di normalizzare le situazioni distopiche e distorte che presenta.
Ballard segue tanti punti di vista, ma a pelle mi sembra che lo faccia in maniera molto più rilassata e puntando i riflettori dei vari personaggi su una vicenda sempre precisa e lineare, non dividendoli in maniera così radicale.
Per riassumere: la mimesi dei temi c'è in abbondanza, la mimesi dello stile no.

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lordmax
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Re: Reset - di Maurizio Bertino

Messaggio#8 » domenica 23 aprile 2017, 20:59

Scelta molto tecnica per un racconto ben organizzato.
Lo stile e le tematiche ballardiane sono decisamente presenti nella scelta dei punti di vista multipli e nella creazione di un condominio di dimensione planetaria dove il cambio di una situazione originale di stabilità determina la follia e lo stravolgimento di ogni regola.
La critica sociale è presente, fin troppa, ci ho messo parecchio a individuarle tutte e forse ne ho saltata qualcuna.
Purtroppo la brevità del racconto limita l’analisi dei personaggi che sono presentati e necessariamente non sviluppati ma la scelta dell’ambiente famigliare e personale è in linea con lo stile di Ballard.
Alla fine non trovo difetti formali nello stile e nelle tematiche, qualche frase da editare ma è normale e non inficia il senso del racconto.
Ottima prova.

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Lo Smilodonte
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Re: Reset - di Maurizio Bertino

Messaggio#9 » lunedì 24 aprile 2017, 10:39

Molto buono, anche se perdi di energia nella parte centrale e la recuperi nel finale. Mi spiego: la pluralità di punti di vista - e il tentativo (comunque ben riuscito, grazie alle tue capacità di organizzare la narrazione) di inserire questo elemento come centrale - causa una scissione molto forte che ti costringe a sacrificare l'escalation tanto cara a Ballard, e che in Condominium era addirittura fisica. L'inizio è perfetto, così come anche il finale, ma a mio avviso la parte centrale è superflua per la resa di ciò che in Condominium è fondamentale, ovvero il ritorno all'animalità in condizioni stagne di socialità. Nel tuo racconto è il mondo intero a fare da condominio, mentre in Ballard il mondo esterno prosegue inalterato e sono le alterate condizioni sociali di un ambito definito a far riaffiorare la natura primitiva e ferale dell'uomo. In qualsiasi caso sei riuscito a percepire e sfruttare molto bene l'elemento di critica sociale e l'elemento distopico. Ho apprezzato particolarmente il modo di sfruttare quello che in Ballard era una critica agli aspetti sociali del suo tempo (ovvero il vivere di lusso, il sogno di avere una condo-penthouse che poi sarebbe sfociato nei primi anni '80 nel mondo coca-lavoro-fashion degli Yuppie), ovvero l'aspetto epurativo e razzista che porta a un folle autodeterminismo.
Insomma, un racconto molto valido che segna molti punti ma che non riesce completamente nell'intento di ricalcare lo stile (i temi invece ci sono, eccome)

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