Il cane addestrato

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Polly Russell
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Il cane addestrato

Messaggio#1 » giovedì 6 agosto 2020, 2:33

Tessa spalanca gli occhi: lo schermo di fronte vomita sequenze di guerriglia urbana tra i livelli più bassi e l’esterno: incendi, esplosioni. Manifestanti in fuga e gendarmeria in assetto antisommossa. Zero è accanto alla finestra, ha scostato la tenda con due dita, mantenendosi al riparo.
«Che ore sono?» gli chiede alzandosi dal letto.
«Le due. Se davvero vuoi venire con me, è il momento di andarcene.»
«Perché?»
«Perché sono qui fuori, ci troveranno in una ventina di minuti.»
«Chi é qui fuori?»
«Quelli da cui sto scappando.»
Si avvicina anche lei è dà un’occhiata nella stradina sottostante. Poche persone, qualcuno più indaffarato di qualcun altro, un paio di auto sportive parcheggiate e un furgoncino bianco. «Quindi sai chi cercare?»
«No. So che loro,» punta il furgone con l’indice, «cercano me. Ho fatto da cavia nei loro laboratori per anni e non voglio tornarci. Ma non so chi siano».
Lei si sporge ancora un momento, tira la tenda, si volta e lo guarda: sulla pelle pulita del torace, decine di linee chiare, lievemente in rilievo. Ne sfiora una, «queste...»
Zero le sposta la mano e le sorride, «te l’ho detto che non voglio tornarci».
«Hai detto che eri capace,» si infila gli anfibi, «che non avrebbero rintracciato i nostri chip».
Lui fa spallucce e si mette la giacca, i lividi sul costato e sul viso sono ingialliti e della ferita sotto l’occhio è rimasta solo una linea arrossata. «Non credo abbiano rintracciato i nostri chip. Ci deve essere qualcosa che mi sfugge, qualcosa che non ho considerato.»
Tessa prende un vasetto dalla borsa ed estrae due dita del contenuto oleoso, lo spalma sulla testiera del letto, «dai muoviamoci,» ancora due dita dietro al comodino e corre alla porta. Se ne spalma una noce sui polsi e sugli stivali; un sorriso le illumina il volto dai tratti delicati, «allora?»
«Che diavolo è quella roba?»
«Un miscuglio di mia invenzione, canfora per lo più e qualche spezia. Tu non avrai odore ma io sì, se hanno un Lupo al seguito, sapranno che sono stata qui, questo invece lo confonderà.»
«E non gli basterà seguire la traccia di canfora?»
«Non è solo canfora,» apre la porta rimanendo all’interno, si affaccia e solo dopo aver guardato in entrambe le direzioni gli fa cenno di seguirla, «andiamo, o vuoi una lezione di chimica?»

Raggiungono il parcheggio sotterraneo da una scala di servizio, le scarpe da ginnastica di Zero stridono sul linoleum. «Ci sono solo auto precomandate qui, non riesco a crackarle.»
«Non importa, a piedi diamo meno nell’occhio, ma...» ruota su se stessa e abbatte un calcio sul parabrezza di un’utilitaria. L’antifurto starnazza solo un paio di secondi, il tempo che Tessa ne strappi i fili, infilandosi sotto al cruscotto.
«Ma che cazzo fai? Perché?»
Riemerge sul sedile di guida e si allunga verso quelli posteriori, cavandone una sacca da palestra. «Hai una giacca in cui cadi dentro e sembri uscito da una macelleria,» gliela lancia dal vetro infranto, «cambiati.»
Zero indossa un’anonima tuta grigia e le circonda le spalle con un braccio, scuote la testa per portarsi i capelli davanti agli occhi, «buona idea, ragazza».
«Lo so, ma ora dove andiamo?»
Le mostra la scheda prima di infilarla in tasca, «a cercare un computer».
La luce del giorno li investe all’uscita pedonale. Una manciata di gendarmi, nella via di fronte, ha circondato un ragazzo con la testa rasata, costretto in ginocchio sotto la minaccia dei mitra. Un paio di sirene in lontananza.
«Liberisti? A questo livello?» Zero la stringe più forte e accelera il passo, abbassando la testa. «Sono più intraprendenti di quello che pensavo.»
«Sono più stupidi,» la raffica di mitra le dà ragione; altre sirene, «appunto».
Quando superano il camioncino bianco, la stringe sovrastandola, «non voltarti».
«Cosa?»
«Si sono spostati.»
«Pensi che ti abbiano visto?»
«No, ma voglio mettere più strada possibile tra noi e...» L’autobomba esplode a pochi metri, scagliando brandelli di lamiera e gocce di plastica liquefatta. La palla di fuoco e fumo svetta in una colonna nera riflettendo nelle schegge delle vetrine in frantumi.
Tessa è veloce, si volta e si accuccia, le braccia sopra alla testa; Zero di più. La afferra per la vita sottile e si getta dietro un distributore di oppio sintetico.
Il sibilo è talmente forte da ovattare qualunque altro suono, le sirene si fondono agli antifurti e le grida sono echi lontani. Tessa si porta le mani davanti al viso, i palmi, poi i dorsi: sono annerite ma non bruciate. «Va tutto bene?» Urla. Come chi non riesce a sentire la propria voce. «Va tutto bene?» Ripete più forte.
Zero strizza gli occhi e solleva il labbro superiore. Un filo argenteo fuma su dalla spalla, si sfila la felpa con un gesto veloce, strattonandola, alla fine, per strapparla dalla pelle arricciata della schiena.
«Liberisti!» grida qualcuno non appena il rumore si attutisce, qualcun altro piange, altri colpi di mitra.
Tessa si sporge da un lato del distributore semi carbonizzato, «c’è una banca proprio lì davanti. Sono ladri, non liberisti. Hanno fatto saltare l’ingresso con l’autobomba e ora sono dentro, è una buona occasione per noi».
Un’autoambulanza inchioda loro accanto, mentre decine di persone corrono nella direzione da cui è arrivata. «Tutta la gendarmeria sta andando lì,» gli poggia la mano sulla spalla, la ferita dai bordi bruciacchiati sta sanguinando, «ce la fai?»
«Certo.» Si alza appoggiandosi al suo braccio ma si blocca prima di raggiungere la posizione eretta. Lo sguardo fisso in un punto oltre i ricci di lei.
«Zero, che succede?»
«Non lo senti?»
«Cosa?»
«Questo fischio: è fortissimo.»
Tessa si guarda intorno, «io non...»
Zero grida, si porta le mani alle tempie e crolla in ginocchio. Un istante più tardi è in piedi, lo sguardo inespressivo puntato verso di lei e i pugni serrati.
«Ma cosa diavolo ti è successo?»
Non le risponde, non la sta davvero guardando. Si volta, spinge via il distributore e inizia a correre. I ghirigori di plastica fusa brillano sulla schiena muscolosa.
«Ehi!» Tessa gli corre dietro, difficile tenerne il passo. Scavalca una macchina scivolando sul cofano e lo raggiunge. «Dove cazzo vai?» lo ferma, prendendogli il polso e lo trae a sé, lui si volta: l’altro braccio è sollevato, dritto come un tronco, la afferra per la gola. Nessun suono, oltre ai vocalizzi disarticolati di Tessa, ormai a un palmo da terra. Riesce a sferrargli un calcio al fianco, lui si piega, ma invece di mollare la presa stringe e la scaraventa alcuni metri più in là.
Un paio di colpi di tosse per liberare un respiro. Gonfia il petto mentre si massaggia la gola. Poggia le mani a terra e si rialza ma lui è già davanti alla banca.
Due poliziotti gli corrono incontro, prima che raggiunga i resti della macchina; il primo toglie la sicura al mitra, il secondo solleva la sinistra e apre la bocca, probabilmente per intimare un “alt”. Zero li colpisce entrambi, palmi aperti, dritti al plesso solare e spezza loro il respiro.
Sparisce oltre la porta distrutta un momento prima che due camionette militari si frappongano tra la banca e i pochi curiosi rimasti.
Spari, urla. Un paio di tonfi sordi, vetro, ancora spari.
«Tessa!» Tony si sbraccia dal finestrino di un’auto civetta, fa un segno all’autista che le parcheggia accanto. «Sali.»
«Cosa?»
«Sali ho detto!»
Tessa si prende un gomito, le braccia sono escoriate dall’asfalto e il collo è livido. «È entrato là dentro, devo...»
«Devi venire via.»
Altre tre camionette militari raggiungono le prime due e formano un semicerchio davanti alla porta, i soldati che ne scendono si dispongono in un cordone, allontanando le persone per far passare il furgoncino bianco.
Tessa ha aperto la portiera ma continua a guardare nella medesima direzione. Tra i teloni mimetici si intravede l’ingresso della banca, «aspetta un momento».
Zero è coperto di sangue, zoppica. Stretta nella destra la testa di un uomo, privo di sensi, che sta trascinando. Lo molla, appena fuori, ai due militari che gli sono andati incontro, dietro di loro altri due uomini: abiti civili e visi anonimi. Uno dei due ha un cerchio metallico tra le mani.
Zero lo raggiunge e lascia che glielo chiuda intorno al collo. Uno spasmo, una convulsione talmente forte da farlo crollare in ginocchio.
Tessa emette un suono sottile, quasi un lamento, interrotto dalla stretta di Tony, «Tes, ti prego sali».
Entra in macchina, sul sedile posteriore.
Zero si è rialzato, ha la testa bassa, ancora qualche brivido evidente. L’uomo che aveva il collare gli fa un cenno e lui lo segue all’interno del furgone bianco.

«Chi cazzo erano quelli, Tony?» Gli urla addosso sparpagliando il disinfettante dalla boccetta. La poggia con veemenza sulla scrivania, facendone zampillare un’altra dose abbondante.
«Non lo so e non lo voglio sapere. E nemmeno tu!»
«Senti, quel tipo è più forte di me, più veloce, più addestrato! Non è un Lupo ma ha i sensi più sviluppati dei miei, una specie di fottuto supereroe che di punto in bianco sbrocca e mi lancia a cinque metri!»
Tony è seduto, tampona con dei fogli da fotocopia gli schizzi d’alcol. «Sono stati molto chiari con me: io faccio sparire le sue impronte dallo schedario, le registrazioni delle videocamere, i suoi fascicoli; e loro fanno sparire i tuoi.»
«Loro chi? L’antiterrorismo?»
«Ma figurati! Quelli li hanno zittiti molto prima di me. Non hai visto che oggi nemmeno c’erano?»
Si volta verso lo specchietto che Tony ha appoggiato sullo scaffale per controllare l’escoriazione sulle spalle, «chi cazzo sono allora?»
«Milizia corporativa, e siamo già abbastanza fortunati se ci hanno chiesto una piccola amnesia, invece di assicurarsi il nostro silenzio facendoci sparire.»
Sposta la poltroncina di pelle dallo schienale e ci sprofonda dentro. «Lo staranno riportando in quel laboratorio, gli faranno del male.»
«Non è affar tuo.»
«Invece sì.»
«Io lo so cosa pensi,» le prende la destra con entrambe le mani e la stringe, «credi che sia come te e magari lo era. Ma non più.»
«Che vuoi dire?»
«Lo sai cosa intendo. Vi hanno quasi decimati anni fa, per capire come sfruttare il vostro potere, per usarvi.»
Tessa sfila la mano e se la massaggia. «Ci hanno anche creati, probabilmente. Non è questo il punto. La sperimentazione sui Lupi è vietata da anni, da prima che io nascessi.»
«Magari non da prima che nascesse lui.»
«Impossibile. Chi era stato preso all’epoca è morto. Se la mia gente è in pericolo devo saperlo.»
«Senti, siete rimasti in pochi, nemmeno un centinaio in città. Schedati e riconoscibili. Non possono prendere nessuno di voi, almeno per ora. Non fargli cambiare idea.»
«Quindi che devo fare?»
L’uomo estrae una bottiglia dal primo cassetto, ne prende un lungo sorso e gliela passa. «Te lo devi dimenticare.»

Ultima modifica di Polly Russell il giovedì 6 agosto 2020, 18:30, modificato 1 volta in totale.


Polly

Simone Marzola
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Re: Il cane addestrato

Messaggio#2 » giovedì 6 agosto 2020, 13:55

Ciao Polly,

Piacere di leggerti!
Il tuo racconto ha una delle ambientazioni che preferisco; mi piace davvero molto il cyberpunk e riesci a trasmettere bene l'idea di "futuro decadente". Tratteggi bene i due personaggi, segui perfettamente la traccia con la tempesta che si scatena e le strade dei due che si dividono.
Interessante anche questa cosa dei Lupi, anche se non è chiaro cosa siano effettivamente. Parli delle loro capacità, ma non ci sono ancora elementi che diano maggiori spiegazioni o contesto su cosa siano queste persone/creature/mutanti. Insisti molto sul termine, e rischia di diventare pesante in lettura: dando qualche indicazione in più, magari potresti usare dei sinonimi per alleggerire.
A parte questo, lo svolgimento della storia, il ritmo e la conclusione suscitano la voglia di sapere il resto e di vedere come andrà avanti la storia.
Sono davvero curioso di vedere il finale!

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Luca Nesler
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Re: Il cane addestrato

Messaggio#3 » giovedì 6 agosto 2020, 16:07

Ciao Polly! Cerco di ricambiare i tuoi suggerimenti.
Questa seconda parte è bella action e introduce diversi misteri che speriamo risolverai nella terza traccia. Mi rimane il dubbio sulle motivazioni di Tessa: mi pare troppo preoccupata per uno appena conosciuto e di cui non sa nulla. Forse è più interessata a ciò che sta dietro ai suoi strani comportamenti e accadimenti, ma in quel caso forse potresti sottolinearlo, altrimenti sembra coinvolta emotivamente, ma questo è meno credibile (almeno per me).

Arriviamo al testo. Noto delle vestigia di tell che ti segnalo e altre cose di non molto conto, ma che puoi controllare.

«Che ore sono?» gli chiede mentre si alza dal letto.
qui potresti mettere "alzandosi dal letto" per risparmiare qualche carattere

Si avvicina anche lei è da un’occhiata
refuso: dà
Poche persone, qualcuno più indaffarato di qualcun altro, un paio di auto sportive parcheggiate e un furgoncino bianco.
Questa sa un po' di descrizione pigra. Indaffarati a fare cosa? Poche persone, allora potresti dire quante? Se l'importante è il furgoncino potresti inserire solo quello e concentrarti su questo. O mettere un solo passante in modo da poterlo descrivere meglio.

Lei si sporge solo un po’ di più, poi tira la tenda e si volta. Sulla pelle pulita del torace, decine di linee chiare, lievemente in rilievo. Ne sfiora una, «queste...» Zero le sposta la mano e le sorride, «te l’ho detto che non voglio tornarci».
Qui c'è un po' di confusione tra i soggetti delle azioni.

un sorriso le illumina il volto dai tratti delicati,
Qui, se il PDV è di lei, non dovresti dire "dai tratti delicati", e nemmeno "le illumina il volto" che è una descrizione esterna, esteriore. Se vuoi descriverla deve trovare una soluzione diversa.

guardato in ambo le direzioni
io direi "entrambe", perché ambo fa un po' tombola...

le scarpe da ginnastica di Zero stridono sul linoleum.
questo dettaglio mi ha fatto chiedere "perché viene notato da Tessa"? e "perché Polly lo ha scelto?", nel senso che non mi pare funzionale a nulla sulla scena. Visto che Tessa è un Lupo, potrebbe essere infastidita dall'odore del linoleum.

ruota su se stessa per imprimere maggiore forza al calcio e lo abbatte sul parabrezza di un’utilitaria.
questa è una descrizione un po' tell. Non dovresti spiegare il motivo della rotazione, perché è chiaro che è a uso del lettore.

L’antifurto starnazza solo un paio di secondi, il tempo che Tessa ne strappi i fili, infilandosi sotto al cruscotto.
Anche questa descrizione è fuori dal PDV e dalla consecutio percepita da Tessa.

«buona idea ragazza»
Qui manca... LA VIRGOLA! (a proposito, ottima scelta della foto profilo! LOL)

La stringe, sovrastandola quasi, quando superano il camioncino bianco,
Qui il riscriverei in ordine diverso: "Quando superarono il camioncino bianco la stringe sovrastandola"
E eliminerei il QUASI dal vocabolario.

«No, ma voglio mettere più strada possibile tra noi e...» L’autobomba esplode a pochi metri,
I puntini di sospensione indicano una sospensione leggera, magari una riflessione. Un troncamento brusco andrebbe indicato col trattino lungo (o medio, non ricordo come si chiama), ma non saprei come inserirlo in word. In scrivener bastano due trattini e uno spazio --

La afferra per la vita sottile e si getta dietro un distributore di oppio sintetico.
Stesso problema di "tratti delicati". La vita sottile non è da PDV della protagonista. Anche il "si getta dietro..." è poco da percezione di Tessa.

Un filo argento si leva dalle spalle, si sfila la felpa con un gesto veloce, strattonandola, alla fine, per strapparla dalla pelle arricciata della schiena.
Qui non ho capito la scena. Forse riesci a riscriverla in modo un pelo più chiaro.

Un autoambulanza gli inchioda accanto
Gli= a lui. Visto che sono insieme io direi "inchioda lì accanto" o qualcosa così

Si alza appoggiandosi al suo braccio ma si blocca prima di raggiungere la posizione eretta. Lo sguardo fisso in un punto oltre i ricci di lei.
"Oltre i ricci di lei" e come sopra, poco da PDV (vita sottile, tratti delicati). "Raggiungre la posizione eretta" è un po' brutto e poco da filtro di Tessa. Magari te la cavi con una formulazione più semplice tipo "Cerca di alzarsi appoggiandosi al suo braccio, ma a metà si blocca" vedi tu.

«Zero che succede?»
La... virgola :D

Nessun suono, oltre ai vocalizzi disarticolati di Tessa, ormai a venti centimetri da terra
Anche qui è tell, nel senso che sei fuori dal PDV di Tessa

probabilmente avrebbe intimato un “alt” se Zero non li avesse colpiti entrambi, palmi al plesso solare, spezzando loro il respiro.
Qui invece il problema è che sembra che Tessa lo racconti DOPO averlo visto e non durante. Ancora incoerenza col PDV, ma temporale

«È entrato là dentro, devo...»
Anche qui potresti mettere il trattino lungo (em dash? En dash? Chiedi ad Andrea XD)

Stretta nella destra la testa di un uomo, privo di sensi, che sta trascinando.
Formulerei più semplice e chiaro: Trascina un uomo privo di sensi tenendolo per i capelli (o la testa)

Tessa emette un suono sottile, quasi un gridolino. Bloccato dalla stretta di Tony, «Tes, ti prego sali».
Il QUASI è figlio del demonio. Il punto fermo prima di "bloccato" è un refuso e forse anche la formulazione potrebbe essere un po' migliore.

Entra in macchina, nel sedile posteriore.
Cambierei con SUL sedile

Tony è seduto, tampona con dei fogli da fotocopia gli schizzi d’alcol.
Semplificherei: Tony è seduto, tampona gli schizzi d'alcol con dei fogli di carta.

(Tessa) Sposta la poltroncina di pelle dallo schienale e ci sprofonda sopra.
Visto che "sprofonda" direi "dentro".

Strana scelta quella della terza persona presente. La trovo molto raramente e mi fa uno strano effetto. Non mi sembra facile da gestire, quindi hai fatto bene a esercitarla. Qui sarebbe stata bene una prima presente, ma anche nel mio, dove ho scelto di esercitarmi con la terza al passato proprio per cercare una focalizzazione interna profonda. Credo di non aver mai provato una terza presente!
Alla prossima e buona maratona!

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Andrea Lauro
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Re: Il cane addestrato

Messaggio#4 » giovedì 6 agosto 2020, 16:28

Ciao Polly, bello. Continuiamo con questa atmosfera cyberpunk, la farciamo di nuovi dettagli. Come con Luca, ti giro l’elenco delle cose da controllare, vado spiccio e non sto lì a fare arzigogoli, spero non ti formalizzi. I punti della traccia, ovviamente, son presi.
La scena centrale è un po’ caotica, ti ho segnalato dove puoi andare a rifinirla!
buona revisione!
andrea

“mantenendosi al riparo.” sciogli: si mantiene al riparo.
«Perché sono qui fuori, gli ci vorranno una ventina di minuti a trovarci.» CI-CI . Meglio: “Ci troveranno in una ventina di minuti”
«Chi é qui fuori?» meglio un “Loro CHI?” c’è il plurale prima e dopo.
«Quindi lo sai chi cercare?» Toglierei “LO”
troppe virgole e una concordanza che non mi convince in “Tu non avrai odore ma io sì, se hanno un Lupo al seguito, sapranno che sono stata qui, questo invece lo confonderà.” meglio: “Tu non avrai odore, ma io sì: se hanno un Lupo al seguito, questo servirà a confonderlo.”
Per chiudere il paragrafo, mi gusterebbe di più un “«Andiamo. O vuoi una lezione di chimica?»”
Prova questa: “«Non importa, a piedi diamo meno nell’occhio, ma...» ruota su se stessa, ABBATTE UN calcio sul parabrezza di un’utilitaria”. Bello e veloce, con il tuo verbo altamente impattante.
scioglierei la SUB in “cavandone una sacca da palestra”
“«a cercare un computer». / La luce del giorno” farei un salto di paragrafo con spazio
Dunque, qui c’è un inghippo. Sono saltati su un’utilitaria. Quando escono alla luce del giorno, penso che escano in macchina. Poi mi trovo la sequenza a piedi. Sì, lo so che a pensarci bene l’auto ha il parabrezza sfondato, non uscirebbero mai così, mica son scemi. Però la domanda mi è venuta. Riesci a fare in modo che questo non succeda, riesci a chiarire con un verbo? Camminare?
Non ho capito: “Un filo argento si leva dalle spalle, si sfila la felpa con un gesto veloce, strattonandola, “ Quale filo? Fumo?
Apostrofo in “Un autoambulanza “
Sciogli la SUB in “prendendogli il polso e lo trae a sé”, anche perché si lega meglio con la coordinata seguente
C’è un CENTIMETRI / METRI in “ormai a venti centimetri da terra. Riesce a sferrargli un calcio al fianco, lui si piega, ma invece di mollare la presa stringe e la scaraventa alcuni metri più in là.” A un palmo da terra?
In questo pezzo centrale ci sono scene molto concitate, ma secondo me possono essere rese meglio, sembra tutto un po’ caotico (nella scrittura, non nell’ambientazione). Tipo: “il primo toglie la sicura al mitra, il secondo solleva la sinistra e apre la bocca PER DARE l’alt. I palmi di Zero colpiscono al plesso solare, tolgono il respiro.”
Penso ci voglia sempre l’apostrofo in “un auto civetta”
“ allontanando le persone per far passare il furgoncino bianco.”, due subordinate incapsulate, come i livelli di Inception.
“squittisce verso l’amico” sappiamo che parla all’amico, puoi togliere
“Tessa emette un suono sottile, quasi un gridolino” tendo ad associare “gridolino” a un verso di piacere. Ma magari è una mia tara. Lei invece è infelice, giusto? “Lamento”, ad esempio.
Punto di domanda in “Non hai visto che oggi nemmeno c’erano.»”
Qui stai spiegando un pezzo importante, vai troppo veloce: “Che vuol dire? Avrebbero dovuto rilasciarlo e risarcirlo in quel caso. Se la mia gente è in pericolo devo saperlo.” Fai durare di più quel dialogo, inserisci più scambi e spezza le frasi. RILASCIARLO / RISARCIRLO suonano maledettamente simili, trovi qualcosa d’altro?

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Re: Il cane addestrato

Messaggio#5 » giovedì 6 agosto 2020, 16:52

Ops... ho un problema. Io non ho pensato il pov su Tessa. lol.
Il mio pov dovrebbe essere esterno e neutro. XD
Se sembra sia su Tes, ho sbagliato ed è tutto da rivedere. lol
Infatti scrivo (ad esempio) “ Urla. Come chi non riesce a sentire la propria voce. ” con il pov di Tes direi un più semplice “non riuscendo a sentirsi”...
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Re: Il cane addestrato

Messaggio#6 » giovedì 6 agosto 2020, 17:17

Grazie Andrea ora ci lavoro su ;)
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Re: Il cane addestrato

Messaggio#7 » giovedì 6 agosto 2020, 18:32

Antico, ho apportato delle correzioni.
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Re: Il cane addestrato

Messaggio#8 » venerdì 7 agosto 2020, 0:35

Molto bene, caratteri ok, pronta per il giudizio!

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Re: Il cane addestrato

Messaggio#9 » mercoledì 12 agosto 2020, 19:23

Questa seconda parte è un bel passo avanti rispetto alla prima anche se mancano ancora info sui lupi e questo si ripercuote, a mio parere, sulle motivazioni di Tessa che non sembrano sufficientemente forti per motivare il suo rischiare tutto. Ma tant'è, vediamo cosa succederà nella terza parte (anche se mi sembra parecchio un difetto strutturale). La tempesta è arrivata e i due protagonisti si separano, tutto ok. L'ho letto davvero con piacere e questo motiva un innalzamento della valutazione (comprendendo anche il problema sopra detto) a pollice tendente verso l'alto in modo convinto. In classifica vai a pari con il racconto di Puca , con il quale condividi un cliffhanger piuttosto debole.

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