Orrenda acciaieria - Fernando Nappo

Moderatore: Camaleonte

Fernando Nappo
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Orrenda acciaieria - Fernando Nappo

Messaggio#1 » martedì 31 gennaio 2017, 23:57

Orrenda acciaieria

di Fernando Nappo


Rosenwel e Dreifuss presero un altro cadavere dalla pila e lo adagiarono sul tavolo da dissezione, ancora sporco dei resti delle precedenti scarnificazioni. Entrambi erano incatenati al pavimento. Questo e la presenza di scivolosi resti sparsi per terra resero l’operazione alquanto problematica, nonostante il corpo dell’uomo fosse ridotto a poco più di uno scheletro per la lunga prigionia. Con metodo, spogliarono il cadavere della tuta a righe gialle e blu e della consunta biancheria intima.
Rosenwel prese il coltello da disosso, anch’esso vincolato al tavolo con una catena d’acciaio, e cominciò a scarnire il metallo dal braccio sinistro del cadavere. Dreifuss, secondo le direttive, si occupò della gamba sinistra.
A un certo punto, Dreifuss mollò il coltello e si voltò, dando di stomaco per l’ennesima volta.
Rosenwel soffocò un’imprecazione.
Immediata, risuonò la risata della guardia armata che li teneva sotto tiro. - Il tuo amico è di stomaco debole – disse il militare.
Rosenwel l’ignorò. – Non capisco dove trovi tutta quella roba da rimettere – disse.
Dreifuss si pulì la bocca sulla manica della blusa e si appoggiò al tavolo. Il respiro era accelerato e dalla fronte colavano copiose gocce di sudore.
– Come va? – chiese Rosenwel.
Dreifuss scosse il capo e sollevò lo sguardo sul compagno: – Io, non so se ce la posso fare. Sono soltanto un povero professore di storia. Tutto questo odore di sangue e metallo, questi corpi straziati.
– Tieni duro, Dreifuss. Non abbandonarmi proprio oggi.
Dreifuss tossicchiò e sputò, mormorando fra sé qualcosa che Rosenwel non poté udire.
Brandendo l’arma, la guardia si avvicinò di un paio di passi: - Smettetela di perdere tempo, e datevi da fare. Il lavoro deve essere finito entro stasera.
Rosenwel lanciò uno sguardo duro al miliziano. In una diversa situazione non avrebbe esitato a saltargli immediatamente alla gola.
I due forzati si rimisero al lavoro. Al termine, trasferirono i resti organici del cadavere sull’asse di legno che poggiava sui binari del forno crematorio.
Rosenwel indossò pettorina, visiera e guanti aramidici e alzò la saracinesca del forno. Il seminterrato fu invaso dal bagliore delle fiamme e della brace e la temperatura aumentò bruscamente.
Rosenwel spinse il carico nel forno aiutandosi con una asta di metallo. Dreifuss lo osservava da lontano, madido di sudore e lacrime.
Quando Rosenwel richiuse il portello del forno, la stanza ripiombò nella penombra. L’improvviso calo della temperatura gli diede i brividi. Prese la pala, simile a un grosso cucchiaio di metallo, e la posò sul tavolo da lavoro. Dreifuss la caricò coi resti metallici e fece un cenno al collega. Rosenwel, allora, si avvicinò alla bocca del forno da colata, poco distante, e alzò la saracinesca. Fu investito da una vampa di calore insopportabile. Prese la pala, e la svuotò nel magma dove ribolliva il metallo di centinaia di altre vittime. Chiuse il forno, tolse le protezioni fumanti e gettò braccia e testa in una tinozza piena d’acqua. Ne riemerse poco dopo e si rovesciò un paio di brancate d’acqua sul petto. Senza asciugarsi tornò al tavolo da lavoro. Dreifuss lo guardava con sguardo assente; sembrava sempre più vicino a crollare. Rosenwel gli poggiò una mano sulla spalla. – Tieni duro amico mio, tieni duro.
– È vero che usano questo metallo per forgiare nuove armi?
– È quello che si dice. Ma da oggi, se le cose andranno come si deve, quel metallo diventerà nostro alleato.
– Spero che tu abbia ragione – replicò Dreifuss.
– Si può sapere che avete da borbottare? – sbottò la guardia. – Rimettetevi subito al lavoro, se non volete essere i prossimi sulla pila.
— Ci stavamo semplicemente chiedendo quanto manca alla pausa — disse Rosenwell. — Oggi il mio collega sembra più affaticato del solito.
La guardia ridacchiò mentre consultava l’orologio. — Di’ pure al tuo amico che deve resistere ancora una decina di minuti, poi potrà andare a vomitare all’aperto. — Scoppiò a ridere.
Rosenwel guardò il compagno di prigionia negli occhi: — Ci siamo. Lo facciamo a questo giro — disse. E si allontanò. Dreifuss lo raggiunse: sembrava ancora più impaurito.
Presero un altro cadavere, lo misero sul tavolo e cominciarono a separare carne e metallo.
A un cenno di Rosenwel, Dreifuss cominciò a sbraitare: — Basta! Non ce la faccio più. Voglio uscire subito!
Si allontanò dal tavolo, e si portò il coltello al collo. — Mi ammazzo, io mi ammazzo!
— Ehi, tu! — esplose la guardia. — Ma si può sapere cosa ti prende? — Spianò la mitraglietta e fece qualche passo in direzione di Dreifuss.
Non appena la guardia fu abbastanza vicina al tavolo, Rosenwel lanciò sul pavimento un pezzo delle viscere del cadavere che stava sezionando.
La guardia mise un piede sul brandello di carne, perse l’equilibrio e ruzzolò a terra. Rosenwel si protese, ma fu preceduto da Dreifuss che si scagliò sull’aguzzino e gli piantò il coltello nel petto. La guardia si divincolò, ma una seconda pugnalata lo raggiunse al cuore e lo finì per sempre. Dreifuss, come in trance, colpì ancora e ancora.
- Dreifuss! – l’apostrofò Rosenwel. – Dreifuss, basta. È morto, ormai.
Dreifuss lanciò il coltello sul pavimento e indietreggiò, mettendosi le mani nei capelli.
Rosenwel lo scosse. – Dreifuss, non adesso, ti prego. Non crollare adesso. Abbiamo bisogno di te.
Rosenwel recuperò armi e caricatori dal corpo della guardia. Tenne per sé la mitraglietta e porse la pistola al professore. Dreifuss scosse il capo.
— D’accordo — disse Rosenwel. — Ora non ci resta che aspettare.
Rosenwel si allontanò dai due forni e si mise in una zona scarsamete illuminata, tenendo l’ingresso al seminterrato sotto mira. Invitò Dreifuss a seguirlo.
Dopo poco sentirono il rumore della porta che si apriva e si richiudeva. Rosenwell s’irrigidì. All’entrata apparve una figura che si muoveva circospetta. Rosenwel riconobbe subito il sottotenente Robinson e tirò un sospiro di sollievo. — C’è l’avete fatta — disse, uscendo dalla zona d’ombra. Robinson lo salutò con un ampio sorriso e affrettò il passo. — Sì, anche se non è stato facile.
Robinson era seguito da un vecchio.
— Lui è Romario, il padre dei segreti, forse l’ultimo degli Oluwo.
Dreifuss s’illuminò. — È un onore fare la sua conoscenza. Ho mille domande da farle...
— Lei conosce i nostri riti — tagliò corto l’Oluwo?
Dreifuss fece un cenno di assenso. — Li conosco piuttosto bene. Studio le vostre pratiche da decenni, e ho assistito ad alcune invocazioni.
— Potrebbe non essere sufficiente — replicò lo stregone. — Invocheremo i morti del metallo, ma avremo bisogno di un grande aiuto. E lo cercheremo in Xangò, il Dio della giustizia e dell’equilibrio.
Dreifuss sbiancò. — Un essere temibile, iracondo e spesso imprevedibile.
— Dobbiamo provare — intervenne Rosenwel. — E subito. La vostra assenza non passerà inosservata a lungo, prima o poi qualcuno si chiederà perché né io né Dreifuss siamo ancora saliti per la pausa.
— Dunque, non ci resta che cominciare - disse il vecchio.
Si guardò attorno, e un angolo lontano dai forni. — Se avremo successo, il metallo dei morti sarà nostro alleato, ma sarà comunque meglio non stare troppo vicino a una fonte di tale potenza e calore.
L’Oluwo e Dreifuss si andarono a sedere nel posto indicato dal sacerdote.
Rosenwel e Robinson sbarrarono la porta d’ingresso, poi li raggiunsero, rimanendo in piedi, armi in pugno.
Il vecchiò levò le braccia al cielo. — Oi vamos saravà Xangò — urlò.
— Oi vamos saravà Xangò — ripetè Dreifuss.
— Grande Iemanjà mãe— inneggiò il vecchio.
— Ouve a oração — continuò Dreifuss.
Poi, assieme:
Oração de seus filhos
Antes do anoitecer
Cuja ajuda orixás
Un brontolio sordo pervase il seminterrato. L’impiantito in cemento prese a vibrare. Il vecchio e Dreifuss continuavano a cantilenare, come in trance mentre Rosenwel e Robinson preavano ognuno il proprio Dio.
Dall’esterno giunsero rumori e voci concitate. Qualcuno cominciò a battere sulla porta d’ingresso.
Rosenwel imprecò.
— Agradecemos por sempre — disse d’improvviso il vecchio, come ridestandosi.
Scattò in piedi e si appoggiò alla parete. Ansimava ed era sudato. Dreifuss riaprì gli occhi e si alzò a sua volta. — Ha funzionato? — chiese.
Il sacerdote non rispose, ma indicò il forno da colata. La pressione del metallo fuso aveva crepato le pareti della fornace e stava cominciando a fuoriuscire. La temperatura nel seminterrato cominciò a salire.
— Xangò ci ha concesso il suo aiuto — disse l’Oluwo. — Gli spiriti del metallo ora sono nostri alleati.
Il magma continuava a riversarsi ai piedi del forno da colata, bianco e incandescente, nutrito dal metallo di centinaia di morti.
Il pavimento vibrava, come scosso da forze eterne.
— La temperatura è diventata molto alta — disse Robinson. — Sarà meglio uscire.
— Il metallo non è ancora pronto — lo fermò il vecchio.
I colpi sulla porta d’ingresso si fecero più intensi; probabilmente stavano cercando di sfondarla.
Dreifuss, in piedi vicino al sacerdote, osservava esterrefatto il fiume di metallo crescere e ingrandirsi, e modellarsi a poco a poco.
Quando tutto il magma si fu raccolto, i quattro si trovarono di fronte a un essere dalla forma antropomorfa, alto il doppio di un uomo. Era così caldo e luminoso che guardarlo provocava dolore agli occhi.
— Dobbiamo uscire da qui al più presto — disse Rosenwel.
— Ora il metallo è pronto — disse il vecchio.
— Riuscirai a guidarlo? — chiese Rosenwel al sacerdote.
— Sarà lui a guidare noi.
Prima che Rosenwel potesse aggiungere altro, il gigante di fuoco si mosse, dirigendosi verso l’uscita. Lanciò una lama di fuoco e squarciò una parete, aprì una breccia verso l’esterno e uscì, avanzando verso i nemici.
Rosenwel sorrise al vecchio e imbracciò la mitraglietta. — A suo tempo, ringrazierò gli dei, ma adesso voglio fare anch’io la mia parte.
Seguito da Robinson si avvicinò allo squarcio, pronto a uscire. A terra c’erano già diversi cadaveri carbonizzati degli odiati carcerieri, mentre il gigante di metallo continuava ad avnzare e a lanciare fiamme.



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angelo.frascella
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Re: Orrenda acciaieria - Fernando Nappo

Messaggio#2 » giovedì 2 febbraio 2017, 23:23

Ciao Fernando.

Leggendo e rileggendo il tuo racconto ho l’impressione che manchi qualcosa. L’idea c’è ed è buona e ci sono anche delle immagini forti ben scritte. Però il racconto mi è risultato freddo (nonostante il metallo fuso :).
Pensandoci bene, credo che manchino due elementi: il primo è l’empatia con i due protagonisti e la seconda è un po’ di ambientazione e di contesto del mondo in cui si muovono. Il risultato è che non riesco a “fremere” per il destino di Rosenwel e Dreifuss, perché non so nulla di loro né di cosa ci sia fuori dall’acciaieria, per cui non riesco a sperare che la loro “battaglia” abbia un esito positivo. Forse c’è anche qualche dettaglio di troppo nella parte iniziale che rallenta un po’ la lettura e aumenta questa sensazione di distacco.
Un paio di note stilistiche: è vero che il PdV con cui scrive Evangelisti è più vicino a un narratore onniscente che a una terza persona limitata. Però l’uso di espressioni come “a un certo punto” o di frasi del tipo “Questo e la presenza di scivolosi resti sparsi per terra resero l’operazione alquanto problematica…” mi danno sempre una sensazione “sgradevole” come i riquadri con “Intanto, altrove” dei vecchi fumetti. Mi suonano come un’intermediazione/intrusione troppo pesante del narratore. Probabilmente però è una fissazione personale. Non mi piace neanche l’uso della parola “ruzzolare” in un momento drammatico, perché mi sembra più adatta a un contesto leggero (ma anche su questo probabilmente è idiosincrasia personale più che oggettiva). Ti segnalo anche un refuso quando dici che “Rosenwel e Robinson preavano”
Dal punto di vista della mimesi con Evangelisti, se lo stile in senso stretto mi sembra si avvicini bene, l’atmosfera mi sembra si discosti un po’ per due elementi: la complicità e la fondamentale “positività” dei personaggi e il finale troppo carico di speranza (sì, è vero che il serpentone di prigionieri immersi nella colla riesce a scappare, ma sappiamo che il loro è l’ultimo viaggio, qui invece questa certezza non c’è). Avrei preferito che i personaggi venissero avvolti dalle fiamme e fossero diventati tutt’uno con l’essere di metallo.

A rileggerci,
Angelo

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maria rosaria
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Re: Orrenda acciaieria - Fernando Nappo

Messaggio#3 » venerdì 3 febbraio 2017, 17:32

Ciao Fernando.
Bello! Mi piace l’idea e anche il modo in cui l’hai sviluppata. La coppia dei due protagonisti è ben caratterizzata. Anche tu, vedo, ti sei ben documentato sui riti sincretici e infatti Xangò, se non ho cercato male, è una sorta di dio Giove nella mitologia Yoruba.
C’è un punto su cui però vorrei soffermarmi: le origini.
Mi spiego meglio. Tutta la vicenda è accattivante e ben scritta. Non ho fatto fatica a immedesimarmi nei due protagonisti e a visualizzare anche il mostro di metallo finale.
Quello che non ho capito sono le origini della storia: perché gli uomini che vengono scarnificati sono metà carne e metà metallo? Forse mi è sfuggito qualcosa nella lettura.
Quindi in sintesi:
Punto di forza: caratterizzazione dei personaggi.
Punto di debolezza: le origini della vicenda e ambientazione.
Come lo migliorerei: magari tre quattro righe per spiegare il perché gli umani sono metà carne e metà metallo e perché i protagonisti si trovano lì.
Maria Rosaria

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Peter7413
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Re: Orrenda acciaieria - Fernando Nappo

Messaggio#4 » domenica 5 febbraio 2017, 12:25

Un racconto che si legge bene, ma con alcune problematiche. Parto da quella che ritengo la più grave: manca il contesto. Sembra di essere in un lager della seconda guerra mondiale, ma alcuni elementi distopici come la presenza di metallo nei corpi dissezionati porta il lettore in una realtà altra che però non definisci. Per il resto, procedi in linea retta, da A a B a C e sta bene, però alcuni punti topici sembrano forzati, in primis la normalizzazione di Dreyfuss: per tutto il racconto sembra rimanere in uno stato confusionario e d'improvviso si risveglia e ricorda anche formule sciamaniche (o giù di lì). Poi ci sono alcuni punti deboli sparsi: 1) il lanciare un brandello di carne su cui è previsto che la guardia "ruzzoli" mi sembra davvero forzato 2) i due protagonisti erano incatenati, d'improvviso sono liberi... Se ci dai quella informazione poi devi anche spendere delle parole per farci capire che hanno preso le chiavi dalla guardia £) ci sono tutta una serie di imprecisioni che non ti appartengono tipo "a un certo punto" o l'utilizzo eccessivo di "disse".
La mia impressione? Che sia un racconto scritto in fretta che non sei riuscito a dominare. Hai fatto ricerche, avevi il materiale, manca l'ottimizzazione. Sei stato, insomma, passivo nella fase di scrittura. Il risultato è comunque discreto, ma le criticità sono troppe. Riguardo alla mimesi con l'opera di Evangelisti che abbiamo letto: richiama molto tutta la parte "esoterica" di "Metallo urlante", però la forma e la struttura interna sono poco modellati (di nuovo, passivi).
Detto questo, lo ripeto e sottolineo, il racconto si fa leggere ed è più che interessante.

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Vastatio
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Re: Orrenda acciaieria - Fernando Nappo

Messaggio#5 » domenica 5 febbraio 2017, 14:38

Ciao,
come anticipato non sono studiato, quindi mi limiterò a giudicare su quello che "ricordo" delle tematiche di Evangelisti saltando a piè pari l'aderenza allo stile.
Parti decisamente bene e riesci in poche riche a mettermi parecchia scimmia addosso. C'è tanta carne al fuoco (ahahaha), ma rimane lì e si bruciacchia (ri-ahahahah).
Ho cercato qualche significato in alcune scelte che mi hanno fatto storcere il naso (perché fargli "smetallare" braccio e gamba sinistra, quando sono su un tavolo e potrebbero fare lato destro e sinistro senza impacciarsi? Forse il metallo è solo sulla sinistra...), ma non le ho trovate.
Perché sono lì? Perché loro non hanno metallo addosso (o magari lo hanno anche)? Perché si è giunti a questa ibridazione?
Anche la "guardia" è fin troppo normale. Credevo di trovare alcune risposte sul metallo "addosso" a lei (magari l'arma saldata al braccio), ma, di nuovo, niente.
Veramente poco ispirata la frattaglia "buccia di banana". Mi chiedo perché: hai un pavimento già scivoloso, loro incatenati (tra l'altro, immagino che si siano liberati dopo aver ammazzato la guardia) e potevi sfruttare un abile gioco di gambe per farla cadere. Capiamoci, già è "ingenuo" che la guardia si avvicini a loro, se poi me la fai scivolare su un pesso di schifeza lanciato ad hoc rasenti le "comiche".
Mi sono anche trovato a chiedermi come possano sopravvivere alle infiltrazioni di metallo fuso, durante la formazione del golem, quando prima ci tieni a mostrarci come pochi secondi di esposizione al calore del forno siano "insopportabili" (d'accordo, sarà meno estremo, ma con tempi di esposizione non paragonabili).
In generale mancano le motivazioni dietro a quasi ogni spiraglio che apri.
I temi cari a Evangelisti ci sono, manca una contestualizzazione.

Fernando Nappo
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Re: Orrenda acciaieria - Fernando Nappo

Messaggio#6 » lunedì 6 febbraio 2017, 22:27

Grazie a tutti per i commenti e i suggerimenti.
Riconosco che questo racconto non è ben riuscito. Ha diversi difetti, indipenentemente dal Camaleonte. Comunque sia, c'è sempre da trarne un insegnamento.

P.S. Scusate i post rarefatti e i pochi commenti di questi ultimi giorni, ma ho il PC che fa le bizze.

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Vastatio
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Re: Orrenda acciaieria - Fernando Nappo

Messaggio#7 » lunedì 6 febbraio 2017, 23:13

Fernando Nappo ha scritto:... ma ho il PC che fa le bizze.

Ti sono vicino nel dolore.

Fernando Nappo
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Re: Orrenda acciaieria - Fernando Nappo

Messaggio#8 » martedì 7 febbraio 2017, 8:05

Anche tu hai aggiornato W10 alla Anniversary edition (o meglio la temutissima build 1607)?

valter_carignano
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Re: Orrenda acciaieria - Fernando Nappo

Messaggio#9 » martedì 14 febbraio 2017, 16:28

ciao
anche qui, posto purtroppo tardi e tutto ciò che avrei voluto dire l'ha già detto - meglio di quanto potessi fare io - Angelo. Personalmente, credo che la 'distanza' dei personaggi, la difficoltà a sentirli pienamente vivi sia la scelta di un onnisciente asettico ed eccessivamente puntiglioso nelle spiegazioni. Devo dire che anche Evangelisti tende qualche volta ad avere questa caratteristica, giudicheranno i moderatori se quindi il tuo racconto è mimetico anche in questo.
Per il resto, è già stato detto tutto. Racconto in tutti i casi - secondo me - di buona qualità, anche se con parti da rivedere.

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giuseppe.gangemi
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Re: Orrenda acciaieria - Fernando Nappo

Messaggio#10 » mercoledì 15 febbraio 2017, 23:00

Ciao Fernando,
il racconto è potenzialmente gagliardo ma è da rivedere.
Essenzialmente l’errore del tuo racconto è stato quello di importi delle regole che poi non hai rispettato.
I tuoi protagonisti all’inizio sono incatenati e poi risultano essere privi di catene. Questo te lo hanno già detto gli altri.
Ma lo stesso discorso vale per i pugnali che usano per lavorare sui cadaveri. All’inizio risultano legati a catene fissate ai tavoli. Poi vengono usati per uccidere la guardia e almeno uno gettato via. Dovrebbero essere fissati a delle catene non molto lunghe ed essere resi utilizzabili sono per il lavoro con i cadaveri.
La guardia non rispetta le regole di “ingaggio” e si avvicina troppo nonostante sia armato con una mitraglietta.
In tutto il racconto non sono presenti le maschere o gli occhiali per lavorare in fonderia.
Inoltre il tuo racconto sembra avere due anime culturali: una ebraica che rimanda ai lager e al golem, l’altra sudamericana, legata alle carceri e alla magia nera (il racconto sepoltura). Dovresti scegliere uno solo dei due filoni. Mi parti con Dreifuss (che mi fa ricordare per suoni al caso Dreyfus e quindi alle storiche persecuzioni degli ebrei) e mi finisci con Xangò.
Il racconto è sistemabile facilmente.
Ha molto in comune con Metallo Urlante e soprattutto a Sepoltura.
Scritto bene con un linguaggio cazzuto.
Buona prova
Ciao!

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Lo Smilodonte
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Re: Orrenda acciaieria - Fernando Nappo

Messaggio#11 » venerdì 24 febbraio 2017, 18:34

Ciao Fernando, eccoci qua. Questa edizione, per esigenze personali, sarò più conciso del solito. Il tuo racconto rispetta alcuni degli elementi più tipici che si possono trovare nei racconti di Metallo Urlante. Nel caso specifico il tuo è praticamente uno spin-off di Sepultura.
Sotto il profilo della coerenza il racconto presenta alcune sbavature, e lascia alcune zone d'ombra che non soddisfano la curiosità del lettore. In apparenza anche Evangelisti lo fa - ed è uno dei motivi per cui Metallo Urlante non è uno dei suoi lavori migliori, anche se presenta delle caratteristiche di originalità che lo rendevano perfetto per il Camaleonte - ma nel tuo racconto, vuoi anche per questioni di lunghezza, queste mancanze si sentono.
Infine si potrebbe dire che ti sei limitato ad utilizzare alcuni topoi di Evangelisti senza riuscire ad avere pieno controllo sul racconto. Inoltre c'è un aspetto fondamentale, che è quello della speranza, che in Metallo Urlante è completamente disatteso, e anzi viene maltrattato, quasi stuprato. Non leggo la disperazione e il marcio totale che un racconto fatto di metallo urlante dovrebbe avere; sembra quasi - come altri tuoi colleghi di questa edizione - che siate rimasti frenati dall'esprimere sufficiente morbosità per imitare a pieno i racconti.
Da rivedere.

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lordmax
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Re: Orrenda acciaieria - Fernando Nappo

Messaggio#12 » domenica 26 febbraio 2017, 0:27

Ecco un racconto con il disgusto e l'horror che mi aspetto da una mimesi con Evangelisti.
Solo che ti sei frenato, hai scritto con il freno a mano tirato.
Tralascio totalmente i dettagli di incoerenza del testo, quelli si mettono a posto con una rilettura, non sono un problema.
Ma la speranza?
In tutto il racconto sento una speranza quasi da Jedi che rende accettabile l'intera situazione.
Gli elementi di base ci sono. La protesta sociale non è esplicata nella sua completezza è vero ma c'è. Il disgusto di una situazione assurda sia fisica che sociale c'è. Ma alla fine non si riesce veramente a sentire le catene che ti legano al racconto perché 'tanto andrà tutto bene'

Fernando Nappo
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Re: Orrenda acciaieria - Fernando Nappo

Messaggio#13 » domenica 26 febbraio 2017, 10:26

Peccato, in questo contest ho commesso diversi errori - inutile ora scendere nel dettaglio - e il risultato è stato molto al di sotto delle aspettative. Ma non è stato tempo sprecato, anzi: ne ho ricavato una buona lezione, e dei commenti da cui si traggono sempre ottimi spunti.

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