Gruppo CORVO: Lista racconti e classifiche

Appuntamento per lunedì 20 gennaio dalle 21.00 all'una con il tema di Stefano Pastor, il Campione della Sesta Era di Minuti Contati! Appuntamento fisso di ogni Era, l'edizione CHAMPION verrà d'ora in avanti programmata sempre nel mese di gennaio.
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Gruppo CORVO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#1 » martedì 21 gennaio 2020, 2:04

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BENVENUTI ALLA PASTOR CHAMPION EDITION, LA QUINTA DELLA SETTIMA ERA DI MINUTI CONTATI, LA 136° ALL TIME!

Questo è il gruppo CORVO della PASTOR CHAMPION EDITION con STEFANO PASTOR, il Campione della Sesta Era di Minuti Contati, nella veste di Guest Star.

Gli autori del gruppo CORVO dovranno commentare e classificare i racconti del gruppo PIOGGIA.

I racconti di questo gruppo verranno commentati e classificati dagli autori del gruppo SOLE


Questo è un gruppo da NOVE racconti e saranno i primi TRE ad avere diritto alla pubblicazione immediata sul sito e a entrare tra i finalisti che verranno valutati da STEFANO PASTOR. Altri racconti ritenuti meritevoli da me, l'Antico, verranno a loro volta ammessi alla vetrina del sito, ma non alla finale. Ricordo che per decidere quanti finalisti ogni gruppo debba emettere cerco sempre di rimanere in un rapporto di uno ogni tre approsimandolo all'occorrenza per eccesso.

Per la composizione dei gruppi ho tenuto conto del seguente metodo: per primi ho assegnato ai raggruppamenti coloro in possesso di punti RANK DELLA SETTIMA ERA (il primo nel gruppo A, il secondo nel gruppo B, il terzo nel gruppo C, il quarto nel gruppo A e così via), coloro che non hanno ancora ottenuto punti nel corso della SETTIMA Era sono stati assegnati a seguire (primo a postare gruppo X, secondo a postare gruppo Y, terzo a postare gruppo BETA, quarto a postare gruppo X e così via).

E ora vediamo i racconti ammessi nel gruppo CORVO:

Ame, di Maurizio Ferrero, ore 23.33, 3312 caratteri
Il gigante, di Riccardo Rossi, ore 00.18, 3309 caratteri
Le ultime parole famose, di Laura Cazzari, ore 23.22, 1864 caratteri
Cum clave, di Filippo Mammoli, ore 23.03, 3320 caratteri
Per fortuna che pioveva, di Isabella Valerio, ore 00.20, 2451 caratteri
Senza via di uscita, di Andrea Pozzali, ore 23.17, 3002 caratteri
Senza Cuore, di Veronica De Simone, ore 23.06, 3193 caratteri
Erik, di Eugene Fitzherbert, ore 00.19, 3286 caratteri
L’uomo col cappello, di Giulio Palmieri, ore 00.56, 3309 caratteri

Avete tempo fino alle 23.59 di giovedì 30 GENNAIO per commentare i racconti del gruppo PIOGGIA. Le vostre classifiche corredate dai commenti andranno postate direttamente sul loro gruppo. Per i ritardatari ci sarà un'ora di tempo in più per postare le classifiche e i commenti, quindi fino alle 00.59 del 31 GENNAIO, ma si prenderanno un malus pari alla metà del numero di autori inseriti nel gruppo approssimato per difetto. Vi avverto che sarò fiscale e non concederò un solo secondo in più. Vi ricordo che le vostre classifiche dovranno essere complete dal primo all'ultimo. Una volta postate tutte le vostre classifiche, posterò la mia e stilerò quella finale dei raggruppamenti.
NB: avete DIECI giorni per commentare e classificare I NOVE racconti del gruppo PIOGGIA e so bene che sono tanti. Ricordatevi però che Minuti Contati, oltre che una gara, è primariamente un'occasione di confronto. Utilizzate il tempo anche per leggere e commentare altri racconti, ne avete VENTISEI (escluso il vostro) a disposizione e se la guardate in quest'ottica, ve lo assicuro, DIECI giorni sono anche troppo pochi. E ancora: date diritto di replica, tornate a vedere se hanno risposto ai vostri commenti, argomentate, difendete le vostre tesi e cedete quando vi convinceranno dell'opposto. Questa è la vostra palestra, dateci dentro.

Eventuali vostre pigrizie nei confronti dei commenti ai racconti (che devono avere un limite minimo di 300 caratteri ognuno) verranno penalizzate in questo modo:
– 0 punti malus per chi commenta TUTTI i racconti assegnati al suo gruppo con il corretto numero minimo di caratteri.
– 13 punti malus per chi commenta tutti i racconti assegnati al suo gruppo, ma senza il numero minimo di caratteri.
– ELIMINAZIONE per chi non commenta anche solo un racconto di quelli assegnati al suo gruppo.


Vi ricordo che i racconti non possono essere più modificati. Se avete dubbi su come compilare le classifiche, rivolgetevi a me.
Potete commentare i vari racconti nei singoli thread per discutere con gli autori, ma la classifica corredata dai commenti deve obbligatoriamente essere postata nel gruppo PIOGGIA.
Altra nota importante: evitate di rispondere qui ai commenti ai vostri lavori, ma fatelo esclusivamente sui vostri tread.

BUONA PASTOR CHAMPION EDITION A TUTTI!



alexandra.fischer
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Re: Gruppo CORVO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#2 » mercoledì 22 gennaio 2020, 18:12

Buonasera, ecco i miei commenti e relativa classifica:

AME di Maurizio Ferrero Racconto suggestivo, di ambientazione nipponica. Lo spirito dell’acqua, a quanto pare, svolta la sua missione di ridare acqua al villaggio con uno zelo perfino eccessivo (vedi il villaggio sull’orlo dell’alluvione), ora deve essere ringraziato e congedato. Essendo sotto forma di donna, non è certo l’austero sacerdote Isamu a riuscirci, bensì la semplice e solare Hanako. Bella e poetica l’idea di salutare lo spirito con una festa primaverile (c’entrano i ciliegi) e il calore di una famiglia (vedi le figlie di Hanako alle prese con i giochi nell’acqua). Buona la scrittura e anche la caratterizzazione dei personaggi. Tema centrato in pieno.

IL GIGANTE di Riccardo Rossi Storia d’amore delicata, di sapore orientaleggiante (“Mille e una Notte”) fra una lei umana e un lui che è un ifrit (demone fatto di fumo e gigantesco, alto tre metri). L’originalità di questa storia è in due dettagli: la personificazione del fumo visto come un amante seducente, eppure ineffabile e anche la resa dell’ifrit come un’entità di natura benevola (lui e i suoi soccorrono la comunità umana giunta nella loro dimora per trovare sollievo dalla siccità, mentre nella tradizione araba di solito sono malvagi). Straziante il finalino con la pioggia che separa i due amanti, ma dolcemente malinconico il finalino: c’è sempre una speranza. Ecco il senso di: non può piovere per sempre. Tema centrato.

LE ULTIME PAROLE FAMOSE di Laura Cazzari L’idea di usare come due protagonisti due topini sopravvissuti a un fortunale è originale e interessante. Il tema è centrato. Buone le descrizioni dell’ambiente (rifugio dei topi, stanza dove è situato, e buco nel soffitto con la pioggia che inonda il pavimento, e la nave nel bel mezzo dell’oceano) e anche il loro modo di affrontare la situazione: uno (Micky) mangiucchia calmo il formaggio, l’altro è più agitato, teme forse un nuovo disastro e come storia si presta a varie interpretazioni (un’allegoria dei tempi attuali?). I dialoghi andrebbero un po’ rivisti.
Attenta a:
come leghi i dialoghi ai beat dei personaggi.
Ad esempio: −Scommetto che sta ancora piovendo.
Dice Tom muovendo nervosamente la coda.
Riscriverei:
− Scommetto che sta ancora piovendo – dice Tom muovendo nervosamente la coda.
È più scorrevole per il Lettore, anche se oggi va di moda scrivere anche:
Tom muove nervoso la coda: − Scommetto che sta ancora piovendo.


CUM CLAVE di Filippo Mammoli Il tuo tema, non può piovere per sempre è centrato in modo originale: non mi riferisco soltanto allo spunto del conclave per l’elezione del papa, ma soprattutto nello svolgimento (si parte dalla parte carica di speranza del cardinale spagnolo Javier, certo di poter emendare la Chiesa dagli scandali della pedofilia e dalla corruzione nello IOR, ma il finale è amaro: è proprio il candidato africano, usato da lui come spauracchio per i votanti italiani attraverso gli americani a salire sul Trono di Pietro. Questo, non solo perché hai mostrato che anche il religioso migliore si lascia irretire dai giochi di potere della diplomazia, ma anche per via di una Centuria di Nostradamus: allude a un’epoca travagliata che seguirà all’avvento di un papa di colore).
Attento:
la città eterna (la Città Eterna)
cappella sistina (Cappella Sistina)

PER FORTUNA CHE PIOVEVA di Gennibo L’idea della nave in tempesta comandata da una prostituta è originalissima (ribalta la superstizione secondo la quale una donna su una nave porta male, a meno che non sia la moglie del capitano), e il contesto piratesco avvince il lettore. Anche l’idea del valido consigliere legato nella cabina del capitano e poi rivelatosi una donna a sua volta nel finale è inedita. Ma ci sono delle parti da aggiustare a livello di racconto: prima alludi a una cabina del capitano, facendo credere al lettore che ne esista uno, visto dalla protagonista. Poi si scopre che il capitano è lei, questo disorienta il Lettore (anche tutto questo parlare di abiti femminili, dando per scontato che lei vesta da uomo). Ecco, il Dare per Scontato, Demone Esorcizzabile prima descrivendo Lei com’è vestita ( mi sa tanto con divisa da marinaio settecentesco, tricorno, parrucca con codino, e poi descriverei gli abiti nascosti nel baule da capitano, compresa parrucca provoca pruriti. Perché pulciosa?), infine non farebbe male un flashback per spiegare come mai il valido consigliere l’ha scoperta (però il fatto che sia una donna anche lui, è una bella trovata per il finale e come racconto può essere l’idea di partenza per una saga di piratesse). Tema centrato, e buona la scrittura.

Attenta:
pappa molla (pappamolla)

SENZA VIA D’USCITA di Andyvox Tema centrato. E in maniera originale. Qui, il non può piovere per sempre è nella tenacia con la quale il protagonista si aggrappa alla vita, pur essendo già di una certa età e un reietto senza aiuti. Lo si vede anche come aggiusta il rifugio che si è procurato malgrado la Grande Pioggia stia allagando tutto inesorabile. Il personaggio colpisce a fondo il Lettore (quel catenaccio è davvero agghiacciante e l’essere intrappolati in una cantina senza poterne uscire è una condizione che potrebbe capitare a chiunque). Dalla descrizione del tuo mondo immaginario emergono elementi distopici (una Legge Cambiata che condanna le persone di una certa età a morte, dei Gusci Sopraelevati) che andrebbero spiegati.
Attento a:
Ho cercato in tutti i modi di nascondermi, di non farmi scoprire (togli la seconda frase: stai scrivendo la stessa cosa)
… sono stato davvero bravo. Peccato che tutta questa bravura mi si ritorca contro (riformulerei: sono stato davvero bravo. Peccato che mi si ritorca contro. Questo per evitare la vicinanza eccessiva di due parole molto simili).
Capite? (ecco, questo è il tipico intervento dell’autore caduto in disuso. Io lo toglierei, scriverei un: vai a capire, più generico, per via della Credibilità del Personaggio. Chiuso lì dentro riflette fra sé e sé, è il Lettore che deve immedesimarsi con lui leggendone i pensieri. Oggi va di moda così.)



SENZA CUORE di Veronica De Simone Tema centrato. L’ottimismo, il non può piovere per sempre, è dato alla protagonista (Janka) dal familiare (l’Aquila parlante Vento) della madre morta (Arxa). Molto ben resa l’espressione dei poteri da strega della ragazza distrutta dal dolore per la perdita. Molto bella la descrizione della madre, resa nel suo aspetto dall’evocazione della sua imago da parte della figlia. Molto suggestiva l’ambientazione marina in piena tempesta. Può essere ovunque, certo, ma, visto il messaggero-mentore, io penso a un fantasy grecizzante (l’aquila come animale sacro a Giove) oppure di ambientazione anche più moderna (l’aquila è anche la versione benigna dello Scorpione), i nomi delle protagoniste mi fanno pensare alle figure stregonesche di fiabe slave.

ERIK di Eugene Fitzherbert Storia che ricorda, nello stile, le fiabe degli Indiani d’America (vedi la Luna personificata in fanciulla spaventata dai mali del mondo e decisa a nascondersi, e il titolo di Figlio dell’Acqua in un contesto di pastori). Ci sono elementi originali, però: l’acqua tossica e capace di trasformare gli umani in mostri (i Fradici, ai quali si aggiunge il Nonno di Erik, il protagonista, prescelto per liberare l’umanità dalla piaga e il cui segno distintivo è la scomparsa della Luna alla sua nascita). Poetico il finale: l’eroe riesce nell’impresa, libera la Luna prigioniera nella caverna e il premio è la figlia che ha avuto da lei (queste unioni fra dei e mortali sono tipiche anche di quel tipo di narrazione). Bello il personaggio del Nonno: gli fa da guida e da aiutante (lo aiuta anche da Fradicio). Tema centrato. Ottimo lavoro.
Attento a questa prima parte:
Dov’è la luna?
Il giorno in cui sei nato. Prima è sparita la Luna è sparita la Luna ed è arrivata la pioggia. (riformulerei così la risposta alla domanda: Non c’è. È sparita ed è arrivata la pioggia).

L’UOMO COL CAPPELLO di Giulio Palmieri. Il tema è centrato in pieno. Il miope signor Kolde, con il “cane guida” barbone Enki (quindi legato alla simbologia dell’aldilà, perché il nome è legato all’epopea di Gigalmesh), si rivela una figura lungimirante, malgrado la vista debole. Come ex-archeologo specializzato in antichità assiro-babilonesi (e con tanto fanciulla amata dell’epoca Kisikil) riesce a scorgere l’epoca che tanto ammira anche attraverso la realtà di tutti i giorni (vedi la scena di pioggia, dove lui vede un palazzo terrazzato al posto dell’edificio moderno), alla fine indica al barista-interlocutore una via d’uscita dallo straripamento del Tevere. Un portale temporale che li conduce tutti e tre all’epoca tanto amata da Kolde. Il come rimane inspiegato e va bene così, perché si tratta di una storia di fantastico puro (degna del miglior Buzzati). Qualche paragrafo in più la renderebbe ancora più interessante (per mostrare al Lettore la bella Kisikil e il confronto fra due epoche così diverse). Interessante la scelta dell’epoca (quella assiro-babilonese è nota per essere nota come l’Età dello Scorpione).
Attento:
discrepanza di titoli: è l’uomo col cappello o con l’ombrello?
Cane cencioso (e come? Pulcioso, rognoso, sporco, arruffato, vorrai dire)


La mia classifica è soffertissima. Siete tutti ottimi autori:

SENZA CUORE di Veronica De Simone

AME di Maurizio Ferrero

IL GIGANTE di Riccardo Rossi

PER FORTUNA CHE PIOVEVA di Gennibo

ERIK di Eugene Fitzherbert

CUM CLAVE di Filippo Mammoli

SENZA VIA D’USCITA di Andyvox

L’UOMO COL CAPPELLO di Giulio Palmieri.

LE ULTIME PAROLE FAMOSE di Laura Cazzari

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romina.braggion
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Re: Gruppo CORVO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#3 » sabato 25 gennaio 2020, 23:02

Buonasera, ecco la mia classifica:

1. Il gigante di Riccardo Rossi
2. L'uomo col cappello di Giulio Palmieri
3. Ame di Maurizio Ferrero
4. Senza cuore di Veronica De Simone
5. Cum clave di Filippo Mammoli
6.Per fortuna che pioveva di Isabella Valerio
7.Erik di Eugene Fitzherbert
8.Le ultime parole famose di Laura Cazzari
9.Senza via di uscita di Andrea Pozzali

Ame, di Maurizio Ferrero
Ciao Maurizio,
ho apprezzato moltissimo la creazione di una storia intorno alla tradizione giapponese. Non la conoscevo e imparare qualcosa di nuovo dai racconti e romanzi che leggo è per me un grande pregio.
Tutto fluisce in maniera piuttosto chiara e l'impressione generale è poetica e lieve. Il racconto è davvero ben scritto e piacevole da leggere. Il tema è centrato e ben sviluppato.
Gli unici due punti che mi lasciano perplessa sono: «Non capisco come…» disse Isamu. Hanako lo conosceva bene. Il vecchio aveva trascorso la vita a dedicarsi a dottrina e rituali, senza dare spazio al sorriso. Lui non avrebbe potuto capire. - Questa parte si potrebbe forse snellire e si potrebbe dichiarare apertamente che il sacerdote non sa dare una soluzione.
L'altro punto è la frase finale: Dopo tutto quel freddo, un piccolo fuoco si accese nel suo cuore. Mi sfugge il messaggio che hai voluto aggiungere alla trama. Secondo me si potrebbe togliere del tutto, l'immagine dei coniugi che si stringono la mano è pulita ed efficace e ritengo abbia la facoltà di chiudere il racconto.

Alla prossima.
Romina.

Il gigante di Riccardo Rossi.

Ciao Riccardo, ho apprezzato moltissimo il tuo racconto. Come ho scritto per Maurizio, scoprire qualcosa di nuovo in un romanzo o racconto è per me impagabile.
Questo tuo è molto poetico e fluido. Lo trovo piacevole da leggere e l'idea di fare sbocciare l'amore tra due esseri completamente diversi è sì antica, vedi dei greci e romani con gli umani, ma sempre attuale, anzi oggi direi anche foriera di messaggi necessari alla solidarietà e misericordia.
Per me è un racconto notevole, ben scritto e ben sviluppato in ogni aspetto. Il tema è toccato in maniera inconsueta. Solo mi domando perché l'umana piange sempre. ;D
Buona continuazione e in bocca al lupo.
Romina

Le ultime parole famose, di Laura Cazzari,

Ciao Laura, anche questa volta ho apprezzato il tuo racconto con riserva. L'idea di descrivere i topini è interessante e il finale - loro nella stanza, la stanza nella nave, la nave in fondo all'oceano- è davvero impattante. Il tema è centrato perfettamente e tutto scorre bene senonché i dialoghi sono di difficile comprensione. Forse sarebbe opportuno scriverli in maniera tradizionale, ci sono tre o quattro ortografie che si possono scegliere. Ogni casa editrice ha la sua per esempio, di solito è bene attenersi a quella richiesta. Qui non ci sono vincoli, puoi decidere quale modalità preferisci, purché sia più semplice la lettura.

A presto.
Romina
Cum clave di Filippo Mammoli.

Ciao Filippo, il tuo racconto spiega molto bene le procedure per lo svolgimento del conclave. Da questo gruppo sto imparando molto questa volta. Fantastico! Apprendere piacevolmente mentre si legge un bel racconto è una cosa che amo molto.
Ho trovato lo stile un po' ampolloso ma decisamente funzionale all'atteggiamento che ci si può aspettare da un uomo che si sente investito, niente meno che da Dio, dell'incarico di ripulire il clero dall'ignominia.
Segnalo un paio di punti.
Toglierei completamente questa frase, mi sembra superflua "nel senso letterale del termine," e questa parte mi sembra appesantisca un po' un colpo di scena finale già interessante. Sfoltirei. "La pioggia aveva aumentato di intensità e sembrava voler attraversare e sciogliere il dipinto divino.
D'improvviso il diluvio si arrestò.
Lo scrutinio fu definitivo.
Una pioggia di lacrime del nuovo pontefice bagnò la stanza del pianto mentre fuori il sole, segno divino, era tornato a splendere sulla folla festante a seguito della fumata bianca."
Il tema è toccato in senso lato ma è reso efficacemente. Nel complesso mi sembra una buona prova.
In bocca al lupo.
Romina.

Per fortuna che pioveva, di Isabella Valerio.
Ciao Isabella, mi ha divertito molto questo racconto e trovo che hai sviluppato il tema in maniera originale e un po' birbantella. Lo svolgimento sembra filare piuttosto bene e il finale è l'idea perfetta per ribaltare nuovamente i ruoli.
Ti segnalo che comprendo poco il senso di questa frase: "È vero che l’altra sera qualche tuono s’era sentito e c’era maretta, ma non era il caso di chiamare il capitano ed entrare nella mia cabina così,"
Inoltre non riesco a individuare il periodo storico, ma forse non è importante.
Buona continuazione.
Romina.

Senza via d’uscita di Andrea Pozzali.
Ciao Andrea, ho compreso il senso generale del tuo racconto e mi piace il mondo che fai intuire ma alcuni punti mi risultano oscuri.
Mi è difficile dare un senso alla presenza del protagonista nella cantina, è chiaro che è una specie di malvivente ma, perché si trova lì sotto?
Questo passaggio mi torna poco: "Quella dannata porta è sempre stata aperta, chi poteva immaginare che proprio questa volta l’avrei trovata sbarrata, e per di più con il catenaccio? Ho anche provato a buttarla giù, ma non c’è niente da fare. Forse l’hanno persino rinforzata per l’occasione, magari pensando che possa in qualche modo fare da barriera contro l’alluvione." Ho immaginato che la coincidenza della porta sbarrata, che ti serve per bloccare il protagonista, fosse dovuta al fatto che alla fine i proprietari si sono accorti della presenza dell'intruso e hanno chiuso la porta di proposito. Sperare che una porta possa fare da barriera, se mezza città viene sommersa, di conseguenza mi sembra un'azione poco probabile.
Il tema secondo me è sfiorato e non sviluppato, forse ti sei perso in un'idea che potrebbe avere la necessità di molte più battute per essere resa efficacemente. Anzi, direi che merita di essere elaborata come racconto lungo.
Buona continuazione.

Senza Cuore, di Veronica De Simone

Ciao Veronica,
secondo me non c'è nulla da segnalare. Il tema è centrato sia fisicamente, sia metaforicamente. L'ambientazione è potente e la storia fluisce. Il fantasy è un genere che amo poco ma ciò non toglie che è una prova che apprezzo a livello stilistico.
Brava.
Buona continuazione di gara.
Romina

Erik di Eugene Fitzherbert
Ciao Eugene,
mi piace molto la progressione della trama scandita da alternanza di punti di vista e di piccoli salti temporali.
Amo molto il non detto, la libertà di interpretazione che lascia un autore ai suoi lettori, forse però qualche informazione in più in merito ai personaggi avrebbe facilitato la lettura.
La sensazione poetica che permea il testo è piacevole e smorza l'orrore percepito dall'ambientazione e dai personaggi distopici.
Mi dispiace per il finale, per me è troppo oscuro.
Buona continuazione.
Romina.

L’uomo col cappello, di Giulio Palmieri

Ciao Giulio,
ho apprezzato moltissimo il tuo racconto: poetico, divertente, visionario, surreale, malinconico. Il signor Kolde mi ha ricordato con piacere Mr. Magoo. C'è un'apertura, uno svolgimento e un finale molto chiari e semplici ma visivamente descrivono un vasto mondo al passato e al presente e il tema è centrato perfettamente.
Complimenti per la tua prova.
Buona continuazione.
Romina Braggion

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Polly Russell
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Re: Gruppo CORVO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#4 » domenica 26 gennaio 2020, 17:47

Il gigante di Daniel Trevis
Ma Wow!! Ok, lo so, sono poco professionale ma “wow” è proprio quello che mi è venuto in mente leggendo il tuo pezzo.
Non ultima, per la riuscita scelta di stravolgere il senso che io (e il Corvo) avevamo dato alla frase. Qui la pioggia è prima temuta, poi anelata e il modo di dire diventa l’amara considerazione di doversi godere il momento prima che svanisca.
L’idea di un gigante di fumo è ottima e ottimamente realizzata, e se mai deciderai di ampliare la storia, voglio sapere tutto di questo John Smith al femminile e della sua Pochaontas di brace.
A livello tecnico poco da dire, è ben gestito, chiaro. Non si fa nessuna fatica a calarsi in un ambiente del tutto sconosciuto.
Un refuso all’inizio, parti con un “puoi vedere” (vado a memoria) descrivendo il gigante e continui con “posso” “tocco”.
Complimenti.


Erik di Eugene Fitzherbert
Ben trovato! Un’altra bellissima favola, in questo contest. Mi piace molto l’alternarsi dei due piani temporali, il detto e soprattutto il non detto, che lascia un buon margine di interpretazione al lettore, ma senza dargli l’idea di “dover fare tutto da solo”. Una miscela ben combinata, insomma.
Nessun appunto da fare, scorre bene, è chiaro. Mi piace l’idea che Erik fosse anche un predestinato, è con la sua nascita che la Luna scompare, e col suo canto (e il suo amore) torna. Forse mi sarebbe piaciuto un accenno al fatto che Erik stia crescendo la figlia da solo, lo posso solo immaginare, altrimenti starebbe ancora piovendo. Non so come eri messo con i caratteri, quindi quanto margine avessi, ma un accenno mi sarebbe piaciuto.
Detto questo un’ottima prova.


Ame di Maurizio Ferrero

Bentrovato Maurizio, che dire del tuo racconto? È uno di quei racconti che ti strappano una lacrimuccia di sana e speranzosa emozione. Uno di quelli che piacciono a me.
I nomi “ostici” sono ben diluiti nel pezzo e si capisce di chi o cosa si stia parlando, tanto bene da rendere l’escursus sul passato privo di gioia del sacerdote, inutile e ridondante. Toglierei anche il modo di dire “era un fiasco” spezza la poesia del pezzo. E già che siamo in vena di tagliuzzare toglierei anche l’ultima frase, é tutto talmente cristallino che puoi fermarti tranquillamente a “Hanako prese la mano del marito e la strinse.”
Una buona prova, sono contenta di averlo letto.



Cum Clave di Filippo Mammoli
Ciao Filippo, ben trovato, immagino tu non ti sia mai trovato in giro per la capitale con una lieve pioggerella, altrimenti sapresti che se a Roma dovesse piovere per più di una settimana consecutiva con l’intensità da te descritta, i fedeli a S.Pietro sarebbero affogati! XD
Mi piace il modo delicato in cui hai introdotto passaggi e termini, ai più sconosciuti. In modo leggero, fruibile, ma che comunque “insegnano un po’”, su questo sono pienamente d’accordo con Romina. Un po’ meno sulla frase “nel senso letterale del termine” che a me ha strappato un sorriso, abbassa il livello volutamente ampolloso e permette un paio di secondi di relax. Non la toglierei.
Qualche piccolo dubbio ce l’ho sulle macchinazioni del protagonista, perché ce lo mostri sinceramente voglioso di cambiamento e rettitudine, non ne parla con i suoi accoliti, ne parla direttamente con Dio. Quindi non mi aspetto che si insinui nei giochi di potere che voleva estirpare. Ci può stare la visione di Alexandra, in effetti. Quindi ci mostri che il “gioco”è talmente grande da disperdere le buone intenzioni del protagonista, però se lei non me lo avesse fatto notare non lo avrei pensato. Forse aggiungerei un paio di battute sul suo conflitto interiore e su quanto questi gesti, seppur riprovarli, siano necessari e che, suo malgrado, accetta che il fine giustifichi i mezzi.




Le ultime parole famose di Laura Cazzari
Bentrovata! Parto col dire che se chiami un topo Micky, non puoi non chiamare l’altro Gerry! Sono cose che non si fanno queste, soprattutto pensando al fatto che l’hai chiamato Tom!
La storia è davvero gradevole, anche se, a dire la verità, ho capito che si trattava di una nave affondata solo alla seconda lettura. Nella mia testa s’era creato un trip legato alle prospettive e ai punti di vista, in cui un tubo dell’acqua rotto aveva creato questa confusione, che la piscina fosse una pozzanghera, e la nave boh, magari un catino che vi galleggiava sopra. invece no, poveri topini: moriranno male.
Immagino che la confusione me l’abbiano data i termini “muro” e “stanza”. In in nave non ci sono muri e le stanze hanno, ognuna, un nome preciso. Capisco la voglia di sorprenderci nel finale, ma rischi di farmi sentire ingannata. Puoi risolvere facilmente però, con “parete” e “camera”. Rimango comunque col dubbio, ma, alla rivelazione finale non ho proprio nulla da eccepire.
Detto questo, si lascia leggere bene.


Per fortuna che pioveva di Isabella Valerio
Ciao Isabella. L’inizio fa molto “Stardust” e quindi ci si aspetta un finale simile, la scoperta che il marinaio legato in cabina sia una donna, gli regala quel pizzico di brillantezza il più. Mi immagino le chiacchierate tra pizzi e lustrini che si sono fatti dopo. ;)
Avrei usato un altro capo di biancheria, perché il reggiseno è dei primi del 1900 e non credo che la tua storia sia ambientata in quel periodo. Capisco che è complicato, e in effetti, non mi viene in mente nulla da usare in sostituzione, però leggere “reggiseno” m’ha fatto subito storcere il naso.
Altra cosa poco chiara è chi sia il capitano. Sì certo è il narratore, ma quando dici “chiamare il capitano” non è chiaro. Ci vuole un po’ a mettere a fuoco. Comunque una storia simpatica, che lascia un sorriso tra le labbra.


L’uomo col cappello di Giulio Palmieri
Ciao Giulio, ammetto di aver letto anche i commenti, per capire se il problema sia io. E mi sa di sì, perché nessuno ha notato niente di strano. Quindi prendi il mio commento per quello che è, il commento di una che non ha capito il racconto. Ma andiamo per ordine: la figura del vecchio archeologo è incredibilmente interessante, ben tratteggiata. Come lo è il barista che ce lo racconta. Mi piace questa amicizia improbabile nata tra un piatto di fagioli e un’insalata. Il cliente “strano” che diventa una sorta di mentore, o comunque qualcuno che ha molto da dire, per chi sa ascoltarlo. Il dubbio mi sorge nel finale. Il barista è morto? E anche il cliente?
Sente abbaiare il cane, apre e il cliente è già alle sue spalle, nel bar chiuso, lo prende e lo porta in uno dei mondi incredibili che aveva immaginato. Ok, poetico, ma come è accaduto?
Il vecchio è uno spirito guida? Il barista è impazzito? O è un racconto surreale? Perché in questo caso io ho proprio un limite, non li capisco. Quindi, apprezzo lo stile e la storia, almeno finché mi è comprensibile.

Senza cuore di Veronica De Simone
Ciao Veronica, un fantasy il tuo che arriva all’improvviso, quando meno te lo aspetti. Ho fatto un po’ di fatica a entrare nell’atmosfera, infatti. Mi ero ritrovata inizialmente, a pensare, come diavolo fa a vedere gli occhi dell’aquila a meno che non le plani sul viso! XD
Evocativa la descrizione del dolore e della rinascita. Tema ampiamente centrato, senza alcun bisogno di specificare la frase data. Non ha toccato troppo le mie corde, ma dipende dal gusto personale, non certo dal racconto. Lo stile è funzionale alla trama, quindi qualche piccola ampollosità, non solo è ben tollerata, addirittura gradita.
Alla prossima.


Senza via d’uscita di Andrea Pozzali
Ciao Andrea, i racconti in prima persona sono molto evocativi ma spesso diventano una lama a doppio taglio e temo che questo sia il caso. Stai facendo parlare un uomo disperato che è a un passo dalla morte, da una morte inevitabile, perché le ha proprio provate tutte, e sembra che stia raccontando una favola ai nipoti. Capisci che intendo? Non sento paura, ansia, non me ne trasmette nemmeno un po’, è del tutto tranquillo mentre dovrebbe essere claustrofobico. Lui se ne sta lì e ci racconta che a breve farà la fine del topo. Avrei amato del pathos, anche pensieri contorti e confusi, tipici di chi è in preda al panico. E invece niente. È un vero peccato perché ti sei inventato una città, e un mondo di conseguenza: con tutti i suoi usi, le sue catastrofi e i suoi rimedi, e tutto in pochissime righe, il che denota talento. Non capisco nemmeno la porta chiusa, visto che era sempre stata aperta, semplice sfiga, immagino, ma poi leggo “rinforzata per l’occasione”. Quale occasione, quella di ammazzarlo o l’alluvione? Perché nel secondo caso non ha un gran senso sbarrare la cantina, l’acqua entrerebbe dalla porta d’ingresso.
Nulla da eccepire sulla tecnica, frasi giuste e informazioni perfettamente dosate.




CLASSIFICA
1 Il gigante
2 Erik
3 Ame
4 Cum Clave
5 Le ultime parole famose
6 Per fortuna che pioveva
7 l’uomo col cappello
8 Senza cuore
9 Senza via d’uscita
Polly

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Re: Gruppo CORVO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#5 » lunedì 27 gennaio 2020, 12:20

Avete ricevuto tre classifiche, mancano ancora quelle di Wladimiro Borchi, Andrea Lauro, Gabriele Dolzadelli, Dario Cinti, Daniele Torrisi e Filippo Pasqui.

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Andrea Lauro
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Re: Gruppo CORVO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#6 » lunedì 27 gennaio 2020, 17:12

Grazie a tutti per la lettura, testi molto validi e classifica difficile da stilare. Ero sicuro sulle prime posizioni, con le seguenti ho faticato: ho premiato i racconti che mi hanno emozionato.

CLASSIFICA:
1. Il Gigante, di Riccardo Rossi
2. Ame, di Maurizio Ferrero
3. Cum Clave, di Filippo Mammoli
4. L’uomo col cappello, di Giulio Palmieri
5. Senza via d’uscita, di Andrea Pozzali
6. Senza cuore, di Veronica de Simone
7. Per fortuna che pioveva, di Isabella Valerio
8. Erik di Eugene Fitzherbert
9. Le ultime parole famose, di Laura Cazzari

Il Gigante di Riccardo Rossi
Ciao Riccardo, che piacere leggerti, una bella prova.
Mi piacciono i flashback, che tratteggiano a colpi di pennello l’arrivo di un’umanità sconfitta nel territorio confinante con gli ifrit. Vedo poi la curiosità della protagonista come la vera speranza di evoluzione e riscatto degli umani.
E nelle ultime righe, quel “Anzi, è proprio la sua finitezza a renderlo prezioso.”, una chicca. Bravo.

Ame di Maurizio Ferrero
Ciao Maurizio, mi son subito chiesto: chi o cos’è un ame-onna? Non volevo rovinarmi il racconto per via della mia carenza, così ho cercato sul web prima di continuare la lettura: e così me la sono gustata. L’evoluzione del pezzo mi è piaciuto, in particolare l’atmosfera di tristezza / desolazione che aleggia intorno allo spirito quando giunge nel villaggio per la festa.
Il finale è emozionante, che altro dire?
grazie per la lettura

Cum Clave di Filippo Mammoli
Ciao Filippo, è la terza volta che ho l’occasione di leggere i tuoi racconti e questo è il migliore. Il finale inaspettato mi ha lasciato con una buona dose di buonumore. La pioggia segue tutta la vicenda e mi piace come faccia da sfondo e dia anche un senso all’ansia del protagonista. C’è un leggero cambio sulla connotazione che il protagonista dà alla pioggia stessa, mi farebbe piacere sapere se la noti anche tu oppure sono fuori strada: in un primo momento il cardinale vede la pioggia come uno strumento di pulizia dal lerciume che insozza la Chiesa odierna. Nel passaggio dopo invece c’è un “non poteva piovere in eterno soprattutto sulla Chiesa funestata dagli scandali”, quasi che la pioggia sia vista al contrario come un elemento negativo. Prima positivo e poi negativo: sono riuscito a spiegarmi? Era voluto?
Mi è piaciuto il riferimento al Giudizio Universale, epico ed enorme sopra gli uomini che pensano di poter dominare il destino. Bravo.

L’uomo col cappello, di Giulio Palmieri

Ciao Giulio, il racconto mi è piaciuto, un’astrazione che viene lentamente a farsi reale, o forse è meglio dire il contrario, che è il reale ad astrarsi progressivamente. Ci siamo capiti. Malinconica e fragile la figura di Kolde, che ci porta a vedere le cose in modo differente, a non stupirci mai. Il finale mi ha lasciato con un senso di pace e benessere, quindi grazie per la lettura!
andrea
Note:
“Parlava anche (DI) Kisikil”
“avevano dichiarato lo stato D’allerta”

Senza via d’uscita di Andrea Pozzali
Ciao Andrea, una buona prova. Scorrevole, logico, asciutto, ci sveli pian piano l’accaduto e i retroscena senza scadere nell’infodump. Riesci a rendere la tensione del protagonista, che non sappiamo bene chi sia, magari un reietto, un rinnegato: nella lettura non ho sentito il bisogno di saperlo. Leggendo il commento di Polly sì, magari qualcosa poteva essere reso in più dal punto di vista del pathos, ma tutto sommato quello che doveva esserci c’è, e va bene così: mi è piaciuto.

Senza cuore, di Veronica de Simone
Mi sono piaciuti molto i dialoghi, scorrevoli e mai banali; i dettagli sono ben dosati, la storia si svela pian piano. Ho apprezzato la figura di Vento, che rassicura Janka su come il futuro le donerà tempo per ricordare, soffrire ed infine assimilare: un futuro molto umano, che in questa parentesi di rielaborazione diventa più forte della stessa magia.
Vediamo il tema: io l’ho inteso come pioggia nell’anima, con il continuo rimando alle lacrime dietro le palpebre e al temporale, che col tempo verrà a scemare e ad essere accettata. Ci sono andato vicino?

Per fortuna che pioveva, di Isabella Valerio
Ciao Isabella, il racconto è godibile e spensierato, il tema è centrato: la pioggia a coprire la situazione di empasse che si è creata tra i due. Peccato per una serie di errorini e dimenticanze che interrompono la lettura sul più bello:
“aiutato A pensare”;
manca una virgola in: “Affare fatto capo”;
un periodo che sistemerei in eventuali revisioni: “una parrucca di riccioli biondi che quando metto mi solleticano”.
Un’ultima nota che è più un voler sapere cosa ne pensi: “l’aveva voluta lui questa punizione” mi sembra molto colloquiale. è anche vero che fa tutto parte di un rapido calcolo del capitano per cercare di gestire la situazione mentre ancora piove, quindi il tono quasi spazientito potrebbe essere giustificato. Dall'altro lato, è una formula che avrei visto più adatta ad un marinaio non istruito, mentre per il capitano avrei preferito un “Del resto s'era cercato questa punizione” o un più asciutto “Del resto se l’era cercata.”, rendendo comunque la sua esasperazione. Ti sembra una puntualizzazione eccessiva? In caso, lascia pure perdere eh...
Racconto comunque divertente, grazie della lettura.

Erik di Eugene Fitzherbert
Ciao Eugene, l’ho dovuto rileggere tre volte per inquadrare appieno la storia, ma continua a mancarmi un passaggio logico: i pastori cantano per la Luna. La Luna è scomparsa, dice il nonno, ed è arrivata la pioggia. La mancanza della Luna e la prosecuzione della pioggia farà scomparire anche i Pastori e i loro canti. Fin qui il nesso mi è chiaro.
Nel secondo flashback i Pastori sono ormai spariti, e il nonno osserva che a causa di ciò gli uomini stanno peggiorando: la pioggia ci mette del suo per farli evolvere (de-evolvere) in Fradici. E anche qui, il nesso è chiaro.
Quando Erik incontra Luna, lei gli dice che se ne è andata perché si era stancata di vedere gli uomini. E qui mi sorge la perplessità: Luna è scomparsa per gli uomini che sono peggiorati? Ma non era la mancanza dei Pastori a far peggiorare gli uomini? E se i canti dei Pastori fanno tornare Luna, perché quella non torna prima che quelli siano scomparsi? Cosa ci stanno a fare i Pastori, allora?
Insomma, questo non mi torna: peccato perché gli elementi fantastici sono molto validi e catturano l’attenzione. Riesci a spiegarmi dove ho mancato il passaggio?
grazie
andrea
Note: “è sparita la Luna è sparita”

Le ultime parole famose di Laura Cazzari
Ciao Laura, al primo giro mi son perso qualcosa, allora l’ho riletto e sono arrivato al senso. Un racconto veloce, divertente e amaro allo stesso tempo, con un’interessante rivisitazione del titolo. Ecco, visto che di caratteri ne avanzavano, secondo me non avrebbe guastato dilungarsi maggiormente su alcuni punti, ad esempio la descrizione della situazione come la vedono i due topolini. Mi spiego: per tutto il tempo sono rimasto convinto che il punto di vista fosse il loro. Ma poi passi a: “Fuori dalla stanza c’è una nave, silenziosa, spettrale e immobile. Fuori dalla nave ci sono le profondità dell’oceano. Placide dopo la tempesta” Qui il punto di vista cambia per forza, non possono essere loro a pensarlo: ecco che l’effetto provato è quello di momentaneo straniamento proprio nell’istante in cui servirebbe il maggior coinvolgimento possibile. Mi chiedo: la situazione poteva essere descritta restando nei loro panni, ad esempio spiegando meglio il “grande terremoto”? Facendo vedere ad uno dei due topi cosa c’era fuori da un oblò? Spero d’esser stato utile!

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Wladimiro Borchi
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Re: Gruppo CORVO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#7 » martedì 28 gennaio 2020, 13:17

AME
Ciao Maurizio,
leggerti è veramente un piacere.
Il tuo stile è sempre più pulito e i tuoi racconti sempre molto ricercati e interessanti.
L'idea della "pioggia" salvifica e richiesta, che diventa foriera di morte è geniale, così come quella secondo cui solo la dolcezza di due bimbe che giocano riesca a sciogliere il cuore impietrito del dio.
Unica pecca del racconto, per me che sono limitato, l'eccesso di "non detto" che mi ha costretto a un paio di riletture per aver chiaro tutto il percorso. Non nego che, alla base, ci potrebbe essere anche la mia proverbiale ignoranza in materia di leggende e miti del Giappone.
Una prova buonissima, comunque.
A rileggerci presto
W

IL GIGANTE
Ciao Riccardo,
complimenti davvero per lo stile e per la scelta di intervallare al momento di amore tra l'Ifrit e la fanciulla, alcuni flashback che hanno condotto al culmine che ci fai vivere.
La pioggia, se non ho capito male, è quel che rende palpabile il gigante di fumo. In questo senso il "non può piovere per sempre" diviene, anziché una speranza, come nell'accezione che gli avevo dato, come un rammarico: la fine della pioggia, ahimè, distruggerà l'idillio.
Prova buonissima e lettura del tema assai originale.
Complimenti ancora.
W


LE ULTIME PAROLE FAMOSE
Ciao Laura,
il racconto non mi è dispiaciuto, ma condivido la sensazione finale di Andrea.
Sul momento il cambio di PDV nel finale mi ha disorientato e, alla fine, non avevo capito bene quel che stava realmente accadendo. Solo a una seconda rilettura ho capito che la pioggia era il PDV dei topi sull'infiltrazione d'acqua in una nave sul fondo dell'oceano.
Forse c'era un modo migliore per offrirci un finale comprensibile, mantenendo il PDV dei topolini.
Così com'è non è affatto male, anzi è davvero una buona prova, ma non raggiunge la perfezione assoluta.
Complimenti
W


CUM CLAVE
Ciao Filippo,
la tua Roma funestata dalla pioggia, mi ha ricordato quella del "Tribunale delle Anime" di Carrisi, che, se non hai letto, ti consiglio caldamente.
Lo stile mi pare perfettamente in linea col tema scelto e, salvo per quelle maiuscole mancanti e che sono subito saltate all'occhio anche a me, non ho proprio niente da dirti.
L'unico difetto che, se mi impegno, ci posso trovare, forse, è nell'aver privilegiato il racconto alle immagini, che comunque non mancano. Non so, magari, avresti potuto farci arrivare agli intendimenti del protagonista, facendoci assistere a uno dei suoi colloqui con gli altri vescovi (in cui usava lo spauracchio nero, per ottenere il proprio fine).
Forse però non ti sarebbero bastati i caratteri.
In ogni caso, un buonissimo lavoro.
W


PER FORTUNA CHE PIOVEVA
Ciao Isabella,
racconto carino e interessante modo di declinare il tema.
Da un punto di vista stilistico vi ho trovato qualche ripetizione di troppo e qualche piccolo problema con la punteggiatura.
Al termine mi è rimasto un po' oscuro il motivo per cui la capitana si era portata l'uomo legato in cabina: abusarne sessualmente? Questo ha fatto sì che il twist finale, in cui si apprende che il malcapitato sia donna, non mi ha consentito di sorprendermi meno del dovuto.
In ogni caso, una buona prova.
W


SENZA VIA D'USCITA
Ciao Andrea,
tema centrato e ansia del protagonista comunicata magistralmente.
A differenza degli altri io ne ho dato una lettura sociale. Il disgraziato in cantina si trova al livello più basso della scala sociale e in caso di arrivo della Grande Pioggia è destinato a farsi sopraffare, anche perché chi abita ai piani più alti gli chiude al porta a chiave e gli inibisce l'accesso.
La motivazione che mi sono dato per questo tipo di organizzazione è lo sfruttamento delle risorse che, forse, quando arriva la pioggia, diventano scarse.
Se ho preso fischi per fiaschi, fammelo sapere.
Un'ottima prova.
W


SENZA CUORE
Ciao Veronica,
Bellissimo racconto, bellissime immagini, stile impeccabile, se non per una forzata ricerca di musicalità, che, si percepisce, ma che mi pare perfettamente in linea col genere.
Tema declinato in modo originale e poetico.
Davvero poco da dire su questo racconto, salvo che mi ha emozionato e tanto.
A rileggerci presto.
Wladimiro


ERIK
Ciao compagno di mille avventure,
Leggo i tuoi racconti sempre con estremo piacere, perché la tua fantasia sa creare creature e situazioni intriganti e originali.
Il racconto è andato tutto liscio, scorrevole, senza intoppi e con uno stile impeccabile.
Non mi sono fatto troppe domande sulla trama, lasciandomi appassionare dagli eventi che si susseguivano.
Oltre alla solita magia, nel finale, ci hai regalato anche un momento tenerissimo padre-figlia, che, se possibile, ho apprezzato anche più del solito.
Complimenti davvero e come sempre, mio perenne contrapposto nelle finali...
Wladimiro


L'UOMO COL CAPPELLO (o CON L'OMBRELLO! DECIDERANNO I POSTERI!)
Racconto dal gusto retro', fin dal suo incipit.
Lo stile l'ho trovato assolutamente pertinente e mi sono limitato a godermi la storia, come se osservassi una regia di Magritte su un racconto di Kafka.
Purtroppo, i miei limiti mi hanno fatto perdere il senso del finale allegorico, che ho inteso banalmente come un risveglio nell'al di là dopo che, a causa dell'alluvione i protagonisti sono annegati in nottata.
Molto poetico anche così e ben scritto. Ahimè, non sono riuscito a empatizzare fino in fondo con la situazione.
Un buon lavoro comunque.
Wladimiro

Premesso che è impossibile fare una classifica perchè siete tutti pezzi da novanta, sono andato a gusto squisitamente personale, assolutamente opinabile. Certissimo del primo posto di "SENZA CUORE", per le emozioni che mi ha comunicato, e del secondo posto di "ERIK", per l'inventiva dimostrata.

1 - SENZA CUORE
2 - ERIK
3 - CUM CLAVE
4 - SENZA VIA D'USCITA
5 - AME
6 - IL GIGANTE
7 - L'UOMO COL CAPPELLO
8 - PER FORTUNA CHE PIOVEVA
9 - LE ULTIME PAROLE FAMOSE
IMBUTO!!!

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nedox
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Re: Gruppo CORVO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#8 » mercoledì 29 gennaio 2020, 11:13

Ame
Ciao Maurizio, questa è la prima volta che commento un racconto e mi sento un po’ stranito perché non so come si fa ma ci provo.
Allora, mi è piaciuto molto il carattere mistico del racconto, mi hai messo curiosità sulla divinità da te descritta e sul rituale praticato. Quello che invece secondo me manca è la descrizione di ciò che sta intorno al rituale, il luogo e le sensazioni di chi fa parte del rituale (questo è per un puro gusto personale, fatico molto a immaginare una scena se non ho dei dettagli su dove è raffigurata). Per il resto, ottima lettura :)

Il Gigante
Ciao Daniel,
personalmente sono uno che non ama leggere storie di amore quindi non ti nego che ho fatto un po’ di fatica ad arrivare in fondo. Non è per la struttura in sé, anzi, le parole scorrono bene, però ritengo che ci siano troppe descrizioni che a tratti rendono il racconto zoppicante. Una storia che nonostante tutto ha il suo fascino in quanto creativa e a tratti “strana”, ma in senso buono.

Le Ultime Parole Famose
Ciao Laura,
ho provato molto affetto leggendo questo racconto, come se stessi leggendo un libro per bambini con gli occhi di un bambino. Direi appassionante. L’ambientazione è dettagliata, mi hai evocato sensazioni calde e tenerezza per i poveri topini sventurati, ma che nonostante tutto non si perdono di animo. Ecco, posso dire che mi è piaciuto e se fosse stato un po’ più lungo lo avrei letto con molto piacere :)

Cum Clave
Ciao Filippo,
innanzitutto, complimenti per la conoscenza così marcata delle dinamiche vaticane, non è una cosa scontata. Leggendo il testo, sembrava di rivivere una scena parallela o tagliata del film “I Due Papi”, film visto di recente che ho apprezzato moltissimo. Il tema è stato seguito, con esso sei riuscito a dargli un’ambientazione che calza a pennello ed evoca delle sensazioni che danno spessore al racconto.

Per Fortuna che Pioveva
Ciao Isabella,
personalmente non ho provato grandi sensazioni leggendo questo testo. A tratti mi sono anche perso, ma non penso che sia dovuto alla struttura del racconto, anzi. Non sono mai stato un grande fan delle avventure marinaie e quindi penso che la mia mancanza di attenzione sia dovuta a quello. Interessante il colpo di scena finale, direi persino inaspettato. Bel colpo da maestra

Senza Via di Uscita
Ciao Andrea,
questo racconto mi ha trasmesso ansia, e mi è piaciuto proprio per questo. Mai mi vorrei trovare nella situazione del povero protagonista. Mi è piaciuto anche come sei riuscito a capovolgere il tema non andando fuori tema, cioè sei riuscito a dargli un’evocazione funzionale che riesce a ricoprire il racconto con una veste molto appetibile. Bel lavoro!

Senza Cuore
Ciao Veronica,
complimenti per l’esordio, dà l’idea che questa non sia la prima volta in cui ti dai alla scrittura. Hai uno stile molto preciso: sia nella descrizione dei paesaggi che dei personaggi ci denotano dei lineamenti che arricchiscono l’immaginazione della storia. Anche la struttura è molto composta e lineare, rendendo la lettura piacevole e scorrevole. Non sono un fan del genere, ma mi hai davvero incuriosito, niente da aggiungere :)

Erik
Ciao Eugene,
Penso che sarebbe stato un ottimo lavoro se avessi avuto modo di articolare al meglio i dettagli: è un racconto che si legge con molta scorrevolezza, anche troppa. Non mi è piaciuto perché non apprezzo lo stile, ci sono troppi buchi nella trama che lasciano qualche perplessità, ma qui immagino che sia dovuto alla mancanza di tempo. Per il resto, mi piacciono le parole che usi come “l’acqua gli schiaffeggiava la faccia” o “La pelle chitinosa di Erik luccicava sotto la pioggia”, evocano delle belle immagini

L’uomo col Cappello
Ciao Giulio,
ho apprezzato molto il tuo racconto in quanto mi sono perso tra i dettagli della narrazione. Poco importa se non arriva al dunque, ho provato un sacco di sensazioni (in particolare fame quando racconti del pranzo del protagonista) e una travolgente curiosità di conoscere questo uomo dalla grande e travolgente personalità a cui hai saputo dare un volto con il tuo stile narrativo che trovo di grande impatto. Bel lavoro.

Classifica in base a gusti strettamente personali, ho premiato più chi ha saputo darmi maggiori sensazioni:
1. L'Uomo con il cappello
2. Senza via di uscita
3. Le Ultime Parole Famose
4. Cum Cave
5. Senza Parole
6. Ame
7. Per Fortuna che Pioveva
8. Il Gigante
9. Erik

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antico
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Re: Gruppo CORVO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#9 » mercoledì 29 gennaio 2020, 12:22

Mancano ancora all'appello le classifiche di Gabriele Dolzadelli, Dario Cinti e Daniele Torrisi.

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Dario17
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Re: Gruppo CORVO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#10 » mercoledì 29 gennaio 2020, 16:36

1. Ame
2. Il gigante
3. Cum Clave
4. Erik
5. Le ultime parole famose
6. Senza Cuore
7. Senza via d'uscita
8. Per fortuna che pioveva
9. L'uomo col cappello

AME

Scritto ottimo, perfetto mix tra narrato e dialoghi.
Ottimo anche il legame causa-effetto della trama, peccato per quel passaggio troppo brusco in cui Hanako già capisce di aver toppato, il cosiddetto "fiasco in partenza". Mi sarebbe piaciuto di più se con la narrazione avessi mostrato come effettivamente la yokai alla festa non si diverta più che spararmelo a freddo dopo una rapida (scorciatoia?) lettura mentale dello spirito sugli umani.
Tema rispettato.
Se leggo di Giappone e di esseri divini che interagiscono con gli umani con me si parte sempre "con due voti in più", però siccome la valutazione dev'essere oggettiva e non soggettiva ho ingnorato la mia passione per il Sol levante, ma nonostante ciò sei in prima posizione comunque. :)
OMAE WA MOU SHINDEIRU


IL GIGANTE

Una cosa è certa, non è un Ifrit preso da Final Fantasy!
Scherzi a parte, questo racconto è un richiamo fortissimo a "La forma dell'acqua" ad elemento invertito, dove nel primo vi sono acqua e branchie, quì c'è fumo e fuoco. Un po' troppo nebulosa l'origine di lei, tanto valeva non metterla proprio e concentrarsi sul rapporto tra i due e caricare maggiormente con un po' di righe in più il timore di lei con la venuta della pioggia.
Per lui è la fine? O no? Poco me ne frega, mi piace il finale aperto.
Tema OK.
IFROMEO+JULIET



LE ULTIME PAROLE FAMOSE

Il tono ed i protagonisti sono favolistici e questo distingue il racconto dagli altri in originalità.
Stringato con dialoghi un po' scontati, mi piace la sfumatura finale un po' amarognola da "un mondo dentro l'altro" anche se rimane per certi versi incompiuta e d'effetto un po' fiacco.
Oserei dire che nelle profondità dell'oceano, correnti a a parte, è SEMPRE tutto placido visto che le tempeste in superficie gli fanno un baffo.
Tema solo sfiorato.
GERONIMO STILTON


CUM CLAVE

Assaggio complottistico e investigativo tra le sacre stanze durante la scelta del nuovo frontman del Cristianesimo.
Il soggetto mi intriga ma ti sei forse troppo impuntato sul lato umano denunciando gli intrighi
e i giochi sottobanco, relegando la pioggia a mero evento atmosferico di sfondo.
Un tocco di catastrofismo in più, magari? Roma flagellata da una pioggia punitiva da mesi o anni da parte di un dio ormai stufo di porporati corrotti, costretti a complottare con l'acqua alle ginocchia.
Poi bam! Il papa giusto e si aprono le nubi.
Che ne dici? In questo modo la lettura sarebbe stata più appassionata dato l'effetto tragico.
Tema sfiorato.
MARCELLINO PANE E VINO ANNACQUATO


PER FORTUNA CHE PIOVEVA.
Dopo un punto la congiunzione ci sta proprio male e nel racconto accade troppo spesso.
Certo, da più l'idea del diaro raffazzonato di un marinaio semianalfabeta, ci starebbe tutto, però confesso che non capisco bene se tu abbia deliberatamente scritto in questa maniera per questo motivo e quindi sorassedere sul fatto che sia comunque grammaticalmente sbagliato.
"Pappa molla" temo sia un indizio del contrario.
Il capitano travestito becca il marinaio donna, simpatica trovata; peccato finisca tutto a "tarallucci e vino" rendendo così la pioggia poco meno che un palliativo.
Utilizzare il tema come frase conclusiva è forzato.
Tema sfiorato.
SPUGNA, PORTAMI L'EYELINER



SENZA VIA D'USCITA

Virgole, virgole, virgole. Per colpa loro, leggere alcune frasi fa venire il fiatone.
Ho letto di Barriere, di Grande Pioggia, di Gusci Sopraelevati, ma alla fine ne so di queste cose come all'inizio, cioè ZERO. Il punto di forza del brano è l'ovvia ansia di essere chiuso con un imminente pericolo che si avvicina sempre più, quindi a parer mio avresti dovuto concentrarti a descrivere il panico del protagonista piuttosto che dare nomi specifici di realtà che poi non mostrerai mai.
A proposito del portagonista, la vedo piuttosto nera per lui: se è rimasto bloccato in una stanza dei piani bassi con fuori una Grande Pioggia che ricopre mezza città in pochi minuti, dico che può solo rassegnarsi più che pregare (le due cose hanno la stessa utilità, a dirla tutta).
CLAUSTROFOBIA


SENZA CUORE

Dialoghi a parte, questo racconto è fatto di una prosa che smania e si agita per diventare una poesia.
Non riuscendoci, ahimè.
Il tema del lutto è uno dei più usati quando si ha per tema la "non immobilità della realtà", non troppo originale.
I dialoghi sono efficaci ma anche quì è l'originalità che manca: la bambina orfana e l'adulta saggia che le ricorda che il dolore passerà.
Attorno c'è un mondo prevedibile dove le lacrime si sciolgono con la pioggia, le onde si infrangono, i mari ruggiscono, la fiamma scaturisce, il vento sibila, le piume sono morbide come seta.
Tutto scritto bene, ma è troppo canonico e non c'è mordente.
La pioggia è solo scenografica.
MAGIA DI EMI



ERIK

"Dov'è la Luna?"
"Il giorno in cui sei nato."
Questo scambio, non ti offendere, ma mi ha raccontato i meme paciarotti in cui vi è una donna formosissima e scollata con scritto sotto:
"Scusa, che ore sono?"
"Venerdì"
Sintassi discreta.
Questo racconto è l'unico del gruppo che ha dell'azione vera, condita con vero dinamismo. In pochissimi caratteri hai infilato un contesto di predestinazione, catastrofe, salvezza, leggenda, morte, mito e risoluzione.
Tuttavia proprio perchè c'è così tanta carne al fuoco in poco spazio che ne viene fuori una narrativa piuttosto caotica. Certo, farsi poche domande aiuterebbe a non inciampare durante la lettura, ma allora a che pro condire la storia con così tanti particolari? Così tanto flashback e flashforward erano davvero necessari? Ed i Pastori?
Dal binomio Luna-satellite e Luna-personaggio non ne esco.
Epilogo telefonato: non si sa poi chi parli alla bambina.
Il tema c'è.
AUGH!



L'UOMO COL CAPPELLO
Il tono onirico e magico del racconto sarebbe pure un'idea simpatica, ma estrarlo dalla smitragliata di frasi spezzettate, dai "virgola e..." diffusi a iosa e dalle descrizioni gratuite è impresa ostica.
Si salta di palo in frasca tra una torre e un particolare in più sul signor Kolde, senza apparenti collegamenti logici.
"Qualcosa come un sonno in cui però senti i rumori, e il calore, e il freddo mi aveva detto una volta, di fronte a un piatto di patate." riassume a grandi linee il mio giudizio sull'opera.
Andrebbe fatto un lavoro di riscrittura, dando così respiro all'idea che, ripeto, così malaccio non è.
Il tema si riduce a "piove da settimane". No.
TORRE DI BABELE

andyvox
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Re: Gruppo CORVO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#11 » giovedì 30 gennaio 2020, 11:05

Dario17 ha scritto:Virgole, virgole, virgole. Per colpa loro, leggere alcune frasi fa venire il fiatone.

Ciao Dario,

grazie per il tuo commento, ti volevo solo chiedere se potevi magari indicarmi anche solo un passaggio dove la presenza delle virgole ti è risultata indigesta. Non sei il primo a farmi un'osservazione simile, ma io fatico proprio a rendermi conto di queste cose rileggendomi, e se tu mi potessi dare un'indicazione te ne sarei molto grato.
Andrea Pozzali

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daniele.mammana-torrisi
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Re: Gruppo CORVO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#12 » giovedì 30 gennaio 2020, 22:07

Eccomi qui, con la classifica

1) Erik
2) Senza Cuore
3) Il Gigante
4) Cum Clave
5) L'Uomo con il Cappello
6) Per Fortuna che pioveva
7) Senza Via d'Uscita
8) Ame
9) Le Ultime Parole Famose


Erik, di Eugene Fitzherbert
"Ciao, Eugene!

Con l'ultima frase che svela l'esistere di una figlia dal figlio dell'acqua e la Luna, si chiude una storia enigmatica, un po' immersa in una nebbia. Come qualcuno ha scritto sotto, ha qualcosa di mitologico o di fiabesco e il come l'hai narrata, saltando di momento in momento, la rende quasi una narrazione orale, un racconto.
Non è semplicissima, anche se la stesura è molto scorrevole, perché lascia diversi spazi tra quel che dice e quello che il lettore deve cogliere dagli elementi che ha a disposizione. A primo acchitto può essere una scelta azzardata, ma alle volte l'attenzione è richiesta quando leggi qualcosa. Senza, si possono perdere dei dettagli.
Devo dire che non ho colto il perché di tanta enfasi sui Pastori, ma un motivo dietro sono sicuro che ci sia.

Devo dire, a conclusione, che questa è tra le mie storie preferite del contest. Ha queste pecche di dire poco, che un po' mi dispiacciono, ma le immagini che propone sono davvero belle. Complimenti, quindi!
A rileggerci presto"


Senza Cuore, di Veronica De Simone
Ciao, Himeeeh!

Ho voluto tenerti per ultima e quindi, quasi allo scadere, eccomi qui. Sono sicuro di avere già sentito Janka da qualche parte nelle nostre conversazioni, ma ora non riesco a ricordarmi di preciso dove. Mmh, che mi stia sbagliando?
Il tema del contest faceva proprio al caso tuo. Hai dimestichezza con i sentimenti e sai maneggiare quello della perdita, da dolore a malinconia attraverso il tempo.
Non avevo dubbi sarebbe stato un fantasy, ma il concetto alla base è quello che occupa il maggior spazio ed è qualcosa di concreto, di presente. Prima o poi lo viviamo tutti. Sì, forse non è la declinazione più originale e innovativa che ci fosse, non può piovere per sempre offre tante strade, ma hai scelto la tua e l'hai percorsa con la tua solita abilità, quindi sono contento del risultato finale.

E' bello averti anche da queste parti!


Il gigante, di Riccardo Rossi
Ciao, Riccardo!

Il Gigante ha questo gusto d'indefinito che gli aleggia attorno, in tono con tutte le volte che l'immagine del fumo torna e ritorna nella storia. La ragazza non ha un nome -non gliene serve uno- così come il luogo in cui lei e la sua gente si sono mossi, che per questo ha un carattere di unicità: è un posto, potrebbe essere qualsiasi posto, da qualche parte.
Forse in oriente, forse in occidente.
Non è importante ai fini della storia e questo l'ho apprezzato. L'attenzione è su come la relazione tra lei e lo spirito di fuoco si formi e qui, almeno per me, sta la perla della storia: l'Ifrit non parla.
Farlo dialogare con gli umani nella loro lingua sarebbe stato facile e, per la necessità dei caratteri, la strada per farsi capire è riassunta, ma apprezzo che ci sia. Che i significati siano sfuggenti, ora vaghi e ora così generali da coprire tante cose, che i suoni siano pure scoppi e sbuffi... questo mi è piaciuto.
Comunicare non è semplice come si crede e che i due siano riusciti a costruire un ponte tra universi diversi, anche se non strettamente incompatibili, è una bella conclusione alla storia.
In un certo senso, è una versione mitologica di Arrival!


Cum clave, di Filippo Mammoli
Ciao, Filippo!

La morale della storia potrebbe essere di fare attenzione a quel che desideri. Non sia mai che si avveri, dopotutto, o che ti si ritorca contro, come in questo caso.
Lungi da me il perdermi in vagabondaggi su questioni di mistica di fede e similiudini, quel che mi piace è che Aguilar ha giocato nella corte della politica, confidando nel suo stratagemma, e in questo caso ha perso, dando quel che lui voleva ad un suo avversario.
Succede in questi giochi. E che sia successo al momento in cui riteneva di avere messo la vittoria in tasca, anche se aspettato da un punto di vista dello sviluppo, rende un certo valore al cambio del clima. Molto apprezzabile l'idea di usarlo per evidenziare gli stati d'animo del cardinale, legando fermamente il tema del non può piovere per sempre allo snodarsi della narrazione in sè. E' una maniera astuta di cucire il tutto assieme, quindi i miei complimenti!


L’uomo col cappello, di Giulio Palmieri
Ah, la malefica Babilonia! Bisogna radunare i capi dei valorosi Achei e i loro etnici cugini indoeuropei di Hattusha!

Al di là di questa battuta, Giulio, eccomi qui da te. Questa è stata una lettura particolare. Da un lato, rinvenire certi acuti riferimenti, come Enki, Kisikil e Ishtar, mi ha fatto un enorme piacere. Studio questi argomenti, quindi trovarli è stato un calore familiare.
Dall'altro, devo ammettere un po' che non ho capito come siano finiti a Babilonia. Il nubifragio intenso? Qualche potere magico di Kolde? Il protagonista si sta immaginando tutto? Non ho capito e mi dispiace, perché nel complesso si stava rivelando una bella lente nel mondo di qualcuno che, davanti alla realtà, decide di prendere la sua mente e lasciarla correre e il tema mi stava proprio piacendo.
L'evento che scatena la conclusione -sempre ammesso che esista- mi è oscuro. Un rigo in più su di esso, forse, l'avrebbero reso più facile da individuare e cogliere. Sono affogati e si è risvegliato lì? Il suo cervello sta impazzendo e i neuroni sparano a raffica quel che ha sentito da Kolde?
Non lo so, può essere, tutto può essere e questo mi lascia con la sensazione di non avere capito qualcosa, o avere saltato una parte, ma l'ho riletto tre volte.
Il tema c'è e forse è quello; la depressione era la pioggia? Se sì, non sarebbe dovuta finire per fare avverare la visione?

In ogni caso, è stata una bella lettura!

Per fortuna che pioveva, di Isabella Valerio
Ciao, Gennibo!

Trovo particolare il modo in cui hai declinato il tema del contest, dandogli sia un riferimento dentro la storia, sia un senso alla risoluzione della stessa. Non mi aspettavo il mondo dei bucanieri e la sorpresa è stata più che gradita.
Mi ha lasciato perplesso il momento in cui dice "come se le mie azioni non fossero già sufficienti a provare il mio valore come indiscusso dittatore di questa bagnarola". Non lo dico tanto per bagnarola, che ci sta, e capisco che con un numero limitato di caratteri a disposizione si debba andare sullo stringato, ma mi pare strano.
Inteso, il capitano di una nave pirata aveva l'ultima parola su qualsiasi cosa riguardasse il vascello, ed è vero, ma un tiranno sarebbe durato poco. L'intera ciurma si trovava lì, generalmente parlando, per vivere della propria legge e non di quella dello stato da cui provenivano. Un capitano poteva essere deposto (leggi: ucciso) al momento per una decisione sbagliata, una punizione di troppo o semplicemente perché l'equipaggio non lo gradiva più. C'erano degli articoli, alcune volte scritti e il più delle volte vagamente arbitrari, che regolavano come avvenissero le spartizioni dei bottini e le gerarchie di bordo.

Al di là di questa nota storica, l'accoppiata assurda è un bel tocco. Lui ha la mania di camuffarsi, lei si è mascherata da uomo per stare sulla nave. Sebbene vi siano state delle donne pirata, sia come ciurma che come capitano, erano una rara percentuale in un fenomeno vissuto relativamente poco. Citarla in questo modo è stata una bell'idea!


Senza via di uscita, di Andrea Pozzali
Ciao, Andrea!

Che dire? Non può piovere per sempre, ma basta che piova abbastanza perché si anneghi. E sono sicuro che sia questo il destino ultimo del protagonista. Come dice lui stesso, alle volte gli errori sono fatali e nel suo caso, sì. Assolutamente sì, anche se non sappiamo perché fosse un reietto o che ragione avesse a nascondersi.
Un po' è quel che mi fa dispiacere della storia: alle sue spalle si può intravedere un livello di world-building, del quale però non scopriamo null'altro. Ecco, questa è una storia che mi farebbe piacere vedere espansa nel laboratorio, con qualche spiegazione circa il suo mondo.
Per il contest, prende il tema e lo rende nel modo più letterale possibile; un nubifragio o, presumo, un'esondazione, il che è intelligente. La semplicità paga, alle volte.
Potrei dire che tanta tenacia allungherà inutilmente le sofferenze del protagonista, ma sono certo che lui lo sappia già e quella per annegamento è una morte davvero, davvero orribile.
Chissà le facce dei cittadini quando ritroveranno il suo corpo nella cantina...


Ame, di Maurizio Ferrero
Ciao, Maurizio!

Devo dire, in prima battuta, che io e la mitologia giapponese, o per meglio dire in generale quella asiatica, non andiamo molto d'accordo. Dopo aver visto 'Ame-onna all'inizio ho intuito dove saresti andato a parare seguendo quel che è scritto di queste entità, quindi sapevo grossomodo a che cosa andavo incontro proseguendo con questa storia.

Nel complesso è una bella vicenda, tagliata netta. Ha il vantaggio di essere chiara e, salvo in un paio d'occasioni verso la fine della prima parte, di non sprecarsi in giri vari, il che è positivo. Ha una debolezza, secondo me, nel fatto che non c'è una grande tensione.
Le conseguenze nel caso non si appagasse lo ame-onna sono chiare, il villaggio verrebbe spazzato via dalla pioggia, ma manca un qualcosa, magari una costruzione preliminare o un dettaglio più approfondito durante la preparazione, per dare alle ultime righe tutto quel carico che potrebbero avere.
Essere salvati dai bambini non è qualcosa di nuovo e fa sempre simpatia, però con una spinta in più a cosa succederebbe se non riuscissero a rallegrare lo spirito avrebbe reso quel momento più significativo.

Nel complesso, più che godibile!


Le ultime parole famose, di Laura Cazzari
Ciao, Laura!

Eccomi qui da te. L'idea che hai voluto esplorare ha dalla sua l'essere divertente; fa simpatia vedere dei topolini come protagonisti, sopravvissuti ad una tempesta. Si potrebbe dire che siano stati fortunati, ma qualche elemento mi porta a pensare che non sia proprio così.
Tuttavia, come ti hanno menzionato in uno dei commenti sopra, le battute tra i due hanno bisogno di alcuni aggiustamenti. Poni le azioni che fanno dopo avere parlato andando a capo, il che ne spezza il ritmo. Mantenerne alcune sullo stesso rigo aiuta il loro scorrimento, mentre andare a capo con altri, senza dire disse-esclamò-fece-etc, li rende più veloci, se il sottotesto è in grado di rendere le identità di chi sta parlando.

Il tema è centrato, in un modo simpatico. Carina la dicotomia tra i due, che li distingue più velocemente di quanto avrebbero fatto dei nomi. AL di là dell'appunto sui dialoghi, dico che il testo si pone come una storia da raccolta, breve e divertente, con un finale che non ha bisogno di esplorare oltre i fatti.
Ottimo! ^^

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Gabriele Dolzadelli
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Re: Gruppo CORVO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#13 » giovedì 30 gennaio 2020, 22:44

1)Il gigante
2)Cum Clave
3)Per fortuna che pioveva
4)Ame
5)Senza Cuore
6)L'uomo col cappello
7)Senza via d'uscita
8)Le ultime parole famose
9)Erik



Il gigante
Ciao Daniel.
Racconto molto ben riuscito. Pur essendo una trama molto lineare, non risulti noioso, ma punti tutto sulla prosa poetica e sulle sensazioni emotive. Direi che sei riuscito nell'intento. Hai ben reso questo rapporto amoroso tormentato a causa della natura stessa dell'amante. L'arrivo del bel tempo, in questo caso, ha una connotazione di speranza a tutto tondo, perché legato alla vita dell'Ifrit.
Una cosa che non ho ben compreso è se l'essere muore in ogni caso, a causa della pioggia, o se il suo cessare possa permettergli di sopravvivere. Perché nel primo caso mi chiederei come possano vivere, procreare e non estinguersi delle creature che ad ogni pioggia finiscono per morire. O le pioggie sono rare o, appunto, ne soffrono ma non muoiono. Puoi darmi una delucidazione a riguardo? Non l'ho trovato molto chiaro. A rileggerci!

Cum Clave
Ciao Filippo. A una prima lettura, il racconto non mi aveva particolarmente colpito. Oggi, invece, rileggendolo, sono riuscito a coglierne le sfumature e il mio parere è nettamente cambiato. In primo luogo devo farti i complimenti per aver padroneggiato terminologia e rituali, essendo credibile agli occhi del lettore. In secondo luogo, devo dire che mi è piaciuto il fatto che la furbizia del cardinale sia divenuta un'arma a doppio taglio, portando la sua strategia a rivoltarsi contro di lui. Un ottimo capovolgimento che lascia spazio a diverse chiavi di lettura. Complimenti e a rileggerci.

Per fortuna che pioveva

Ciao Isabella. Il tuo racconto è molto interessante, sia nello stile che nel suo sviluppo. La situazione appare grottesca, quasi comica, con un registro che strappa sorrisi. Ci sono però alcune cose che mi hanno fatto storcere il naso. La prima è l'ambientazione. Abbiamo una nave in cui è impensabile avere a bordo una donna e coi dettagli che tu descrivi si evince che ci troviamo nel passato, all'epoca dei velieri. Eppure, signora Longari, lei mi cade sul reggiseno (cit.) Il reggiseno, come lo intendiamo noi, fu brevettato nel 1914. Prima avevamo fasce o corsetti, da quello che so. Mi è parso un termine che davvero stride con quanto scritto fino a quel momento. Comunque, si può facilmente sostituire e togliere questa imperfezione al racconto, che comunque è meritevole. Il secondo punto è il paletto. Sì, è vero che hai scritto che la pioggia non permetteva ai marinai di rendersi pienamente conto dell'assenza della donna, però mi è parso un tentativo un po' al limite di rimanere nella traccia.
Ad ogni modo, l'ho trovato un buon lavoro. A rileggerci.

Ame
Ciao Maurizio. Direi che la tua è un'ottima prova. Sostenevi di aver tagliato molto e che forse avrebbe creato confusione, ma io non l'ho percepita. C'è un'ottima fluidità nei passaggi. Forse, all'inizio, un po' meno nei dialoghi, perché vista la difficoltà coi nomi, mi ero perso il personaggio della donna, abituatomi al sacerdote, e sono rimasto un po' spaesato quando lei ha ripreso parola. Probabilmente è stato un limite mio. Ad ogni modo, mi è piaciuta anche la trama, lineare ma non troppo. C'è un problema, si pensa a una soluzione, la soluzione non funziona, risvolto inaspettato.
L'unica nota dolente sul finale, credo, sia che calchi molto la mano sul timore reverenziale, se non perfino paura, che incute questo essere soprannaturale, per poi far comportare le due bambine come se tutto questo timore non ci fosse. Ok, capisco che l'ingenuità dei bambini e la loro purezza vanno oltre i pensieri degli adulti, ma questi ultimi un po' influiscono su di loro. Nel senso, se raccontassi a mia figlia che Babbo Natale è pericoloso e rapisce i bambini, di certo, anche a 2/4 anni non si metterebbero a ridacchiare di fronte a lui, ma avrebbero comunque paura, piangerebbero.
In questo racconto mi è parso stonato, quindi, vedere un intero villaggio paralizzato dalla paura e due bambine che giocano schizzandosi il fango. Questo pur capendo cosa volevi trasmettere e dove volevi arrivare.
In conclusione, ribadisco, un ottimo racconto, davvero ben disegnato. Queste piccole note sono solo poche sfumature di imperfezione che ho percepito. Alla prossima.

Senza cuore
Ciao Veronica. Come molti altri ti hanno detto, questo racconto, da un punto di vista stilistico è impeccabile. Il ritmo è giusto, le descrizioni ottime e porti dove vuoi portare, smuovendo i sentimenti. L'unica nota a riguardo è quell'Arxa che compare all'improvviso e che spiazza un po', non capendo da dove salti fuori. Si tratta del nome della madre? O di un personaggio esterno di cui non hai detto nulla? In entrambi i casi, credo avrebbe avuto bisogno di un minimo di preparazione per non destabilizzare il lettore.
A parte questo, come dicevo, è tutto ok. Passando all'aspetto soggettivo, non mi è parso molto originale, nel senso che alla traccia "non può piovere per sempre" verrebbe in mente a tutti, a primo impatto, una sofferenza da cui guarire.
Ricapitolando, l'ho trovata un'idea un po' povera ma stilisticamete realizzata benissimo.
Mi piacerebbe vederti alla prova con qualcosa di più azzardato. :)
A rileggerci.

Senza via d'uscita
Ciao Andrea. Di sicuro la tua è un'ottima prova. Hai comunicato molto bene l'ansia dell'attesa e hai seminato dovutamente tutti gli indizi necessari per poter capire la situazione. Da quello che ho potuto capire, si tratta di un'ambientazione di fantasia, vista la terminologia usata (Gusci e quant'altro). Ho capito bene? Non ho capito, però, questa scelta, dato che poteva essere tranquillamente rappresentata in un'ambientazione reale e moderna.
Sul resto, nulla da dire. Passando al parere soggettivo, non ne sono rimasto particolarmente coinvolto, perché come nel racconto di Laura (quello dei topi) si tratta di una trama molto lineare dove il protagonista spera nella fine della pioggia per non morire, senza troppi fronzoli di arricchimento. Non mi ha quindi colpito molto, pur restando un buon racconto. A rileggerci.

L'uomo col cappello
Ciao Giulio. Piacere di leggerti per la prima volta.
Hai un ottimo stile, complimenti. Hai padroneggiato molto bene lo svolgimento, distribuendo le informazioni e dando un quadro chiaro del protagonista.
C'è qualcosa, però, che mi ha portato a non emozionarmi troppo. Faccio fatica a dirti cosa, perché credo sia molto un discorso a pelle. Probabilmente, credo, è colpa del protagonista secondario, la voce narrante. Sappiamo molto poco di lui, a parte che gestisce un bar. Gli fai guardare la pioggia e gli appiccichi addosso una metafora della vita sui problemi che, presto o tardi, si risolvono, senza però che il lettore sappia nulla delle situazioni difficili che sta davvero affrontando o di cosa si porti alle spalle. Lo capisco, perché le battute sono poche e tu le hai dedicate quasi interamente per l'archeologo, però, secondo me, con le scelte che hai fatto ne sei uscito molto penalizzato.
Il risultato è stato, per me, di trovarmi alla fine con una sensazione di "e quindi?" con un aspetto fiabesco suggestivo che però non coglie il bersaglio.
Ad ogni modo, ti ho apprezzato. Mi piacerebbe rileggerti ancora.

Le ultime parole famose
Ciao Laura.
Il racconto è molto lineare e rispetto ad altri tuoi prodotti mi è parso di vedere un po' poca ispirazione da parte tua. Forse mi sbaglio, però non mi ha particolarmente coinvolto.
Sì ci sono i due topi, l'acqua che non cessa, il pericolo di morte e la visione dello spettatore che sa non ci sia speranza... però, a parte lo svelare che sono in fondo all'oceano e rendere drammatica la loro situazione, non ho percepito alcuna scintilla.
Credo ci sia un problema, inoltre. Quando sei sul punto di svelare la scena, penso sia un po' incespicata nella descrizione, non rendendo quanto volevi mostrare. Nel senso che a primo impatto ho creduto che la nave la si vedesse fuori dalla finestra, oltre la stanza, perlappunto. Rileggendo diverse volte ho poi capito che loro sono SULLA nave, ma anche a quel punto ho creduto che fossero su una nave deserta in mezzo all'oceano e non in fondo all'oceano. Rileggendo altre volte e aggiungendo i commenti di altri, allora ho finalmente capito il quadro generale. Forse è stato un problema mio, però questa informazione così fondamentale per capire il racconto non è stata immediata.
Per il resto, come sempre, ottima penna. Su quello nulla da dire. :)
A rileggerci.

Erik
Ciao Eugene. Bentornato.
Il racconto è molto suggestivo, tra il fiabesco e il mitologico. Ho però faticato un bel po' nel mettere assieme tutti i pezzi e questo non tanto per la difficoltà della trama in sé (risulta comunque chiara. La pioggia causata da Luna triste per gli uomini e la pioggia che smette dopo il canto di Erik che la fa innamorare), quanto per i buchi che lasci lungo il cammino. Perché la pioggia trasforma questi uomini? Perché Erik non si trasforma come loro? E Luna, madre della ragazzina, dove scompare? Erik ha ancora l'aspetto di un mostro? Sono molte cose a cui non si risponde e che mi hanno portato a fermarmi più volte e a chiedermi se non mi fossi perso qualche pezzo. Ho avuto la sensazione che tutto fosse compresso a causa delle poche battute a disposizione non permettendo alla storia di distendersi come doveva.
A rileggerci.

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Re: Gruppo CORVO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#14 » giovedì 30 gennaio 2020, 23:46

Molto bene, classifiche tutte arrivate. Nei prossimi giorni arriveranno anche i miei commenti con annessa classifica e poi si tireranno le somme per capire quali saranno i tre racconti finalisti del gruppo.

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Re: Gruppo CORVO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#15 » martedì 4 febbraio 2020, 18:41

Scusandomi per il ritardo, ecco a voi la mia classifica.

1) Ame, di Maurizio Ferrero
Al netto di alcuni punti che rimangono non ben tratteggiati (il perché Hanako faccia parte della comitiva e il perché prima dia appuntamento per la sera e poi subito vada in sbattimento per avere fallito, eppure l'Ame era appena arrivata), il racconto è ottimo. Chiaro che quelle problematiche non possono che essere legate ai tagli che hai fatto per rientrare nei limiti. Tema ben presente. Un pollice quasi su per me.
2) Il gigante, di Riccardo Rossi
Due diverse entità che s'incontrano e imparano a conoscersi. Molto bello, ma non mi torna il rapporto tra l'incipit e l'epilogo. A livello logico, nell'incipit dovrebbe essere lui tornato fumo dopo la pioggia e quindi l'epilogo dovrebbe precederlo. Diversamente, faticherei a figurarmelo anche solo per come è raccontato. Scoperta, conoscenza, contatto, amore, questa la sequenza che mi sembra tu segua e l'amore è quello mostrato in avvio. Insomma, se così non è, mi sono incasinato. In ogni caso, lo vedo come un problemino di un racconto prezioso. Pollice quasi su per me.
3) Senza cuore, di Veronica De Simone
L'unica debolezza di questo pezzo è il deus ex machina nelle vesti di Vento che compare dal nulla per risolvere (insomma, dare una svolta) i problemi della protagonista. Un po' statico, tutto prederminato. E questo è il motivo per cui non metto il pollice su pieno perché tutto il resto è davvero molto buono. La mia idea è che tu abbia già usato questi personaggi e che qui tu abbia voluto testare la loro resa e ci sta, Sapkovski ha scitto un sacco di racconti prima d'inoltrarsi nella saga vera e propria del Witcher, tanto per fare un esempio attuale. Ottimo esordio, molto curioso di rivederti alla prova nei prossimi mesi.
4) Cum clave, di Filippo Mammoli
E alla fine vinse il bluff e il nuovo Pontefice non fu altri che colui che non doveva essere votato per una questione di equilibri di potere, quegli stessi equilibri che, immagino, gli toglieranno l'appoggio incondizionato privandolo dei poteri decisionali assoluti di cui abbisognerebbe per cambiare qualcosa. Il tuo finale l'ho letto così. Devo ammettere che in prima battuta mi ha un pelo deluso perché l'ho trovato sbrigativo e senza quella lettura finale da parte del protagonista che avrebbe chiuso il cerchio, ma, in effetti, può stare anche così, pur non trovandolo nella sua forma ottimale. Il tema è presente. Per me un pollice tendente verso l'alto bello convinto che può diventare su pieno nel momento in cui si trovasse un finale più "pieno". In ogni caso, un lavoro più che buono.
5) Per fortuna che pioveva, di Isabella Valerio
Il twist finale è simpatico a riuscito e il tema è ben inserito. Il racconto è un divertissement leggero e fa il suo dovere anche se alcuni passaggi più ostici sono da sistemare (tipo quello che ti è stato già segnalato). Rivedrei anche alcuni termini che non mi sembrano efficaci (bagnarola, salame, pappa molla...) cercando di rendere più duro il linguaggio del protagonista. Detto questo, per me un tipico pollice tendente al positivo, anche se magari non in modo brillante.
6) L’uomo con l’ombrello, di Giulio Palmieri
Il personaggio di Kolde è bellissimo e le potenzialità insite nell'idea sono di una potenza incredibile. Ho riflettutto sul discorso del "racconto di fantasia" e hai ragione, però il racconto è sbagliato, a mio modo di vedere, negli equilibri interni perché a fronte di una introduzione fantastica, segue una svolta e un finale eccessivamente veloce che non permette al lettore, o perlomeno a tutti i lettori, di accettare lo sbalzo senza cercare una connessione con quanto precede e questo perché poi non hai materiamente il tempo di portarlo dentro a questa visione. Pertanto il mio giudizio deve per forza assestarsi su un pollice ni che guarda verso il positivo, ma proprio solo per quella che considero una strategia errata che oltre a non portare i frutti desiderati ha anche, in un qualche modo, danneggiato la preparazione. Ovvio che ti invito a lavorarci con in mente un'altra size che sia più confacente a come lo hai pensato.
7) Erik, di Eugene Fitzherbert
La mia idea? Che questa sia una storia che ti circola in testa da un po' e che tu abbia voluto testarla, nonostante la limitazione dei caratteri, in quest'edizione. La trovo carina, ma vorrei vederla con più polpa per potermi sbilanciare meglio, anche perché questa sua forma attuale non permette di empatizzare sia con la storia stessa che con i suoi protagonisti e il tutto rimane stile cartolina, poco tridimensionale, piuttosto freddo. Direi un pollice ni che tende verso il positivo.
8) Le ultime parole famose, di Laura Cazzari
Un divertissement simpatico e amaro al tempo stesso. Un tocco disneyano nella prima parte, una spruzzata leopardiana (scherzo, lo cito solo per il pessimismo cosmico riguardo la sorte dei due topi che mi ha colto una volta scoperto dove si trovano). L'esecuzione non mi sembra perfetta perché non sono convinto della parte dialogata, troppo lunga. Eppure quello era il tuo intento, quindi bene, ma la resa non è ottimale, almeno non mi è parsa tale. Molto bello, invece, il modo in cui hai inserito il tema. Sai che c'è? Forse sarebbe più opportuno eliminare l'elemento Disney e mostrare due topini che esplorano questa stanza vuota, questo lago sul pavimento, questo ambiente spettrale, fino ad arrivare a un'oblò che sveli l'arcano. Pollice ni che tende verso il positivo, a questo giro.
9) Senza via di uscita, di Andrea Pozzali
Trovo che il problema di questo racconto sia una semina non corretta. Non mi è arrivato il fatto che lui fosse una sorta di barbone e neppure che questa società fosse organizzata a livelli sociali, mi sono proprio mancati gli appigli interni. Inizialmente pensavo stesse addirittura giocando a nascondino, poi che fosse un ebreo che sfuggisse alla cattura, insomma non ci ho preso mai. E, dulcis in fundo, quella porta che lui, evidentemente, già conosceva e che è rimasta chiusa mi ha ancora più confuso riguardo al fatto che lui dovesse conoscere quella famiglia (e dico famiglia perché hai citato casa e non palazzo multistrato). Per farla breve, la scrittura è efficace e trattiene il lettore, ma le logiche interne sono ancora da affinare. Per me un pollice ni che punta più verso il positivo.

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