Sale in sala

Appuntamento per lunedì 16 marzo 2020 dalle 21.00 all'una con un tema scelto da Francesca Bertuzzi!
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Davide Di Tullio
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Sale in sala

Messaggio#1 » martedì 17 marzo 2020, 0:54

«Non posso fargli 'sto torto». Seduto a gambe larghe Lino, il titolare, glielo andava ripetendo da cinque minuti buoni.
Peppe, il cameriere, non voleva sentire ragione: «Sono più anziano di lui. Il ruolo di caposala spetta a me!»
Lino strinse gli occhi bovini, alzò la manona e, quasi supplicando, chiese la parola.
«Il ragazzo ci sa fare, Peppe. Lo vedi come parla coi clienti? Ha fascino da vendere»
«Sei una capra, ecco cosa sei. Ci vuole esperienza per gestire una sala, altroché!»
Lino smosse il palmo come a zittire l'altro, ma quello non smetteva.
«Ma guardalo, il vanesio. Si muove come un femminiello». Peppe osservava il collega dalla porta a vetri, in attesa di cominciare il turno.
Ciro si affacciò dalla sala, impartendo ordini alla cucina: «Una caprese, due carbonare e un quartino di rosso della casa, please»
«Parla pure le lingue, il poliglotta», Peppe roteò la mano come a enfatizzare il momento.
«Booono, Peppino», muggì Lino, che si sventolava con un tovagliolo di carta.
Intanto, in sala, Ciro allargava i menù a una coppia di americani.«Yes madame... of course madame».
Peppe lo fissava allibito. C'aveva la carogna.
Ma quello: Tip-Tap, Tip-Tap. Saltellava sul pavimento lucido che sembrava una pattinatrice. «Le capresi diventano dueeee», canticchiò al cuoco, facendogli il segno con le dita ossute.
«Vorrebbe fare il Maître de salle, 'sto bifolco! Dice che ha girato il mondo, il burino: Roma, Parigi, New York... Per me non è stato manco a Cerignola».
Peppe sputava sentenze. Dopo trent'anni di onorato servizio, doveva cedere il passo ad un giovane allampanato, e per giunta un po' naïf. Giammai!
«Lino, ma hai visto che ascelle pezzate c'ha lo spilungone?»
L'omone si alzò sulle braccia, scuotendo il ventre che pareva un immenso budino. Arrancò fino allo porta a vetri e vi aderì il faccione unto.
«Ma insomma, Peppe, è un forno lì fuori e il ragazzo trotta come un ossesso. Non è mica che non si fa la doccia», aggiunse quello, col fiatone.
Peppe aggrottò la fronte e, fulmineo, indossò la giacca d'ordinanza. Guardò l'orologio. Tra cinque minuti avrebbe attaccato a lavorare.
Lino, seduto spalle alla porta, si era messo a guardare in TV la réclame degli orologi, e c'aveva una faccia da sonno.
«Lino, esco a sistemare le saliere». Il titolare annuì, distratto.
Poco dopo, Peppe era di nuovo sulla porta a vetri.
«Lino, 'sto zotico c'ha pure le suole consumate», esclamò sornione. Nemmeno il tempo di rispondere, che un trambusto si sentì provenire dai tavoli.
«Madonna benedetta!» Lino caracollò in sala sbandando sulle sue zampe da pollo. Di là Ciro era disteso, muso a terra e tra i resti di una carbonara, che sembrava dormisse.
Lino si voltò verso Peppe. «Che hai fatto, sciagurato!»
«E che ho fatto? Niente! Ho solo portato un po' di sale sui tavoli, ma deve essermene caduto un po' sul pavimento... Non ti ho detto che quello c'aveva le suole lisce?»



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antico
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Re: Sale in sala

Messaggio#2 » martedì 17 marzo 2020, 0:56

Ciao Davide! Tutto ok anche per te con i parametri! Buona Francesca Bertuzzi Edition!

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maurizio.ferrero
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Re: Sale in sala

Messaggio#3 » giovedì 19 marzo 2020, 15:23

Ciao Davide,

Non lo so, credo che con quest racconto tu sia andato un po' fuori tema rispetto a quanto richiesto. Viene intesa come il timore che un rivale ottenga l'affetto di qualcuno a noi caro. Ora, da come hai impostato il racconto, non mi pare che tra Lino e Peppe ci sia un grande sentimento, anche fosse di amicizia (parlano semplicemente come un padrone e un dipendente che si conoscono da molto tempo). A me quella di Peppe pare tutta invidia per qualcosa che lui non ha: cultura, velocità e padronanza del mestiere, che in Ciro sono ben chiarite e rappresentate.
A parte questo, la narrazione è buona, con frasi brevi e troncamenti tipici di una parlata più volgare. Ci sta, in alcuni frangenti strappa anche un mezzo sorriso.
Non sapevo che il sale facesse scivolare. Lo dico sinceramente.

A presto!

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Davide Di Tullio
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Re: Sale in sala

Messaggio#4 » giovedì 19 marzo 2020, 15:43

Ciao Maurizio

grazie per il tuo commento. Il racconto nasce proprio con l´intento di ironizzare sulla componente "sentimentale" della gelosia. Peppe é geloso di Ciro non perché tenga particolarmente al rapporto con Lino (che in fondo disprezza, chiamandolo "capra"), ma perché Peppe dovrá rinunciare all´ambita posizione di caposala e quindi al suo rapporto di fiducia, viste le qualitá del giovane Ciro, e tutto questo malgrado i "trent´anni di onorato servizio". Naturalmente la gelosia sfocia in invidia conclamata. L´altro ha delle qualitá evidenti (é uno stakanovista, conosce le lingue ecc...).

Per quanto riguarda la battuta del sale, é un elemento autobiografico: da studente ho calcato anni le sale ricevimento per cercare di sbarcare il lunario e so di cosa parlo. Suola liscia + sale in terra sono una combinazione fatale per la tenuta :-D

a rileggerci!

luca.pagnini
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Re: Sale in sala

Messaggio#5 » giovedì 19 marzo 2020, 19:53

Ciao Davide. La scena è resa perfettamente, sono stato lì tutto il tempo e per almeno metà racconto, visto il tono che gli hai dato, mi aspettavo per il finale qualcosa di esageratamente insolito e spiazzante. Purtroppo così non è stato, ma direi che la storia non fa comunque una piega. Secondo me è un buon punto di partenza che necessità di qualche trovata, sennò rimane solo una bella fotografia.

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Puch89
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Re: Sale in sala

Messaggio#6 » venerdì 20 marzo 2020, 0:35

Ciao Davide, piacere di leggerti.
Che dire, in questo racconto hai reso perfettamente e con incredibile fluidità l'ambientazione tipica di un ristorante del Vomero, Peppe è fenomenale e traspare tutta la sua gelosia verso il nuovo arrivato. È tutto molto bello e allegrotto, il che è un bene perché in questo contest ho letto quasi tutta roba tendente all'oscura introspezione, forse com'è giusto che sia considerando il tema. Il problema, però, è che è un po troppo fine a sé stesso. Bello tutto, ma alla fine si rimane forse un pelo delusi per come si chiude il tutto. Ma capisco che è un testo che nasce con l'intenzione di rimanere leggero, e quindi finisce in modo coerente.
Non è per forza un male, non deve esserci necessariamente il colpo di scena spacca mascella, a volte va bene anche così.
Il tema tutto sommato è centrato, in maniera sottile e spensierata quasi, quindi anche qui è coerente col resto.
Bella prova, io l'ho gradita. Mi piacerebbe vederti su qualcosa di più impegnativo! Alla prossima.

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Davide Di Tullio
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Re: Sale in sala

Messaggio#7 » venerdì 20 marzo 2020, 9:06

Ciao Puch

grazie per il commento. Direi che hai centrato perfettamente lo spirito del racconto. Avrei potuto immaginare un finale esplosivo, ma visto il tema trattato credo sarebbe stato troppo. Ho preferito mantenere un profilo basso e concentrarmi sul raccontare in maniera ironica la meschinitá di un sentimento come la gelosia. Ho scelto un´ambientazione famigliare, dove, come in tutti gli ambienti lavorativi, lo sgarbo puó assumere connotati grotteschi e plateali. La chiave ironica é invece funzionale a snobilitare un sentimento come la gelosia che, sia che si tratti di amore, sia che si tratti di qualcosa di piú venale, resta turpe e meschino, senza distinzioni

a rileggerci!

alexandra.fischer
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Re: Sale in sala

Messaggio#8 » venerdì 20 marzo 2020, 11:13

Bella l’assonanza del titolo. E il tema è centrato. Mi piace lo spunto del cameriere desideroso di fare il salto di qualità a capo del servizio di sala, promozione messa in serio pericolo dal più giovane, poliglotta e spigliato collega, che arriva a mettergli il sale…sotto le suole. I dialoghi sono frizzanti: merito dell’uso delle parole straniere e dei suoni onomatopeici al punto giusto, ma anche di quelle dialettali. Bella la resa della tensione dei personaggi: Lino che cerca di fare da paciere fra l’attempato cameriere Peppe e il giovane Ciro attraverso i dialoghi, condotti con un abile uso del punto di vista, ambedue stanno guardando Ciro e parlano di lui, Lino in modo favorevole e Peppe, no, per niente. Fino al colpo di scena finale. Caduta di Ciro in sala. Però non invidio Peppe. Lino non sarà contento di lui (spreco di carbonara e figuraccia in sala).

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Davide Di Tullio
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Re: Sale in sala

Messaggio#9 » venerdì 20 marzo 2020, 11:19

Ciao Alexandra

grazie per il tuo post positivo e... viva la carbonara! :-)

a rileggerci!

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Andrea Lauro
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Re: Sale in sala

Messaggio#10 » sabato 21 marzo 2020, 8:15

Ciao Davide,
noto un netto miglioramento rispetto al Macellaio di via Torino dell’edizione scorsa. Bene! Si vede che hai fatto tesoro dei suggerimenti e comunque preso le misure sul contest.
Questo testo è molto più scorrevole e lineare, hai azzerato i possibili fraintendimenti su chi-fa-cosa.Secondo me hai un bel talento nel caratterizzare personaggi e ambienti (fantastico il tizio bovino che poi muggisce), avanti così.
L’unico neo è proprio sul finale, dove mi aspettavo i fuochi d’artificio. Forse quella frase:
    «E che ho fatto? Niente! Ho solo portato un po' di sale sui tavoli, ma deve essermene caduto un po' sul pavimento... Non ti ho detto che quello c'aveva le suole lisce?»
è troppo lunga, dovrebbe essere ripensata per chiudere con i tempi giusti.
a presto, ci conto!
andrea

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giancarmine trotta
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Re: Sale in sala

Messaggio#11 » sabato 21 marzo 2020, 10:14

Ciao Davide, piacere di leggerti.
La linea che permette al tuo racconto di stare in tema è sottile, ma la vedo: è facile sconfinare nell'invidia in certi dialoghi, ma non mi sento di penalizzare il tuo racconto per questo (te lo dice uno che ha sconfinato molto di più a quest giro!).
Veniamo quindi al dunque: bene l'ambientazione, dalle porte a vetri al pavimento liscio e bene anche i dialoghi con frasi corte, colorite, ricamate su misura per i personaggi.
Il finale mi ha lasciato un po' perplesso, forse perché mi era piaciuta tanto la prima parte e le aspettative erano alte: non vedo un errore, solo non mi ha colpito (immaginavo uno scatto d'ira e le dimissioni con scenata).
Per me un buon lavoro, ciao,
G.
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Luca Nesler
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Re: Sale in sala

Messaggio#12 » domenica 22 marzo 2020, 11:15

Ciao Davide, scusa se ti ho fatto attendere.
Lo stile che usi si adatta bene al racconto comico. Si fa notare la presenza dell'autore con la scelta di termini particolare e, in questo caso, anche gergali. Eri tu che mi raccontavi che la comicità ha bisogno di allontanarsi dalla situazione per poterci ridere sopra? In questo caso l'effetto è piacevole. Una cosa però si fa notare molto in questo modo e, forse, potresti farci caso nel prossimo racconto. Scrivendo in questo modo le voci dei personaggi e dell'autore si somigliano troppo. La voce narrante usa lo stesso stile ed espressioni dei personaggi che parlano, bene o male, tutti allo stesso modo. Questo forse potrebbe essere migliorabile per dare più carattere ai personaggi e distinguerli meglio all'interno del testo.
La tua scrittura lapidaria è d'effetto, ma molto complicata da usare: si rischia spesso di non dire abbastanza e di "saltare di palo in frasca" lasciando il lettore confuso. In questo racconto hai fatto meglio del precedente, ma in un paio di situazioni (che, ovviamente, riporto) mi sono un po' perso.
Il tema del cameriere anziano geloso di quello giovane e bravo è al limite con l'invidia per il miglior posto che quest'ultimo sta guadagnando, ma se lo leggo come gelosia del fatto che il suo vecchio amico/capo mostra preferenze per l'ultimo arrivato, la gelosia c'è.
La parte meno riuscita penso sia il finale. L'idea di una subitanea ripicca non è male, ma l'hai esposta in modo un po' strano. Noi sentiamo il cameriere cadere e seguiamo Lino che, evidentemente, comprende meglio di me lettore cosa sia accaduto e accusa Peppe che, giustificandosi, fa intuire anche a me cosa è successo. Ma è tutto un po' troppo indiretto e risulta un po' confuso. E non so se il sale faccia scivolare... nel senso che, magari lo fa, ma non è una cosa nota che crea un collegamento istantaneo di senso. Potevi far rovesciare l'olio! Quello è notoriamente sdrucciolevole ed è proprio accanto al sale sui tavoli.
Insomma, il racconto è declinato in modo abbastanza originale per quanto riguarda l'ambiente e i personaggi, ma in modo un po' piatto come riflessione sul tema (io non ho certo fatto meglio).

Ora ti segnalo le incomprensioni.

"Lino strinse gli occhi bovini, alzò la manona e, quasi supplicando, chiese la parola."
Qui non ho molto chiaro il perché Lino chiede la parola come a scuola. Inoltre sono solo in due, perché alza la mano?

«Ma guardalo, il vanesio. Si muove come un femminiello»
Mescoli una parlata schietta credibile a termini che non sentiamo mai in un dialogo (vanesio). In questo i personaggi parlano come scrive il narratore e sembrano simili tra loro e abbastanza finti. Io terrei così solo il narratore.

"Peppe roteò la mano come a enfatizzare il momento"
è la seconda volta che mostri un gesto e ne spieghi l'intensione con "come a". Non penso sia necessario, perché si comprende dal contesto e arriva più diretto al lettore.

"«Booono, Peppino», muggì Lino, che si sventolava con un tovagliolo di carta."
Bella immagine, efficace. Ma il tovagliolo arriva un po' repentino. Funzionerebbe meglio mostrarci che lo prende o scrivendo "cominciando a sventolarsi con un tovagliolo" invece di "che si sventolava" come se proseguisse a farlo da un "prima" che noi non abbiamo visto e ci costringe a riorganizzare l'immaginato.

"Intanto, in sala, Ciro"
Toglierei "intanto" che fa didascalia da Topolino. Oltretutto così passi da dentro la sala di Peppe e Lino all'interno del ristorante creando degli sbalzi forti per il lettore.

"C'aveva la carogna."
Penso sia un mio limite culturale, ma questa espressione mi confonde un po'. Spiega come si sente Peppe? Ma è chiaro dalle sue battute, non penso ti serva questa botta di onnisciente.

"Peppe sputava sentenze."
come sopra.

"e per giunta un po' naïf"
Questo lo trovo uno scivolone. Non è verosimile come pensiero di Peppe che è già incazzato come un'ape. In più perché lo giudica naif? Noi non abbiamo elementi né per crederci né per capire la motivazione dell'accusa. Fa storcere il naso.

"aggiunse quello, col fiatone."
Io interpreto "aggiunse" sempre come qualcuno che aggiunge qualcosa a qualcosa che ha appena finito di dire. Qui invece Lino parla per la prima volta dopo Peppe. Non penso che serva l'introduzione alla battuta, perché l'attenzione era rivolta a Lino e il contenuto del dialogo mostra chiaramente chi dice la battuta.

"giacca d'ordinanza"
L'hanno anche i camerieri? Non ho un'alternativa valida, ma questo mi ha portato un po' alle forze dell'ordine distraendomi.

"Lino, seduto spalle alla porta"
L'avevamo lasciato col faccione unto spalmato sui vetri. Dovresti mostrarlo mentre si sposta, altrimenti l'immagine che provochi discorda troppo con quella che ho e mi devo sforzare ad aggiornarla. E io sono PIGRO!

"Lino, 'sto zotico c'ha pure le suole consumate"
Capisco che ti serva per il finale, ma lui come fa a sapere una cosa del genere? E se è una bugia, come fa a pensare che qualcuno gli creda? Inoltre, avere le suole consumate non è un reato. Non grave, almeno.

"sulle sue zampe da pollo"
Lino è un grassone, dovrebbe avere zampe da ippopotamo.

"Di là Ciro era disteso, muso a terra e tra i resti di una carbonara, che sembrava dormisse."
Vero che c'è la virgola, ma mi è arrivata una carbonara che dorme. Colpa mia, ma potresti aiutarmi con frasi più dirette e semplici. Si potrebbe anche levare "che sembrava dormisse". Se levi l'inciso viene "Ciro era disteso che sembrava dormisse". Più semplice da capire per un burino come me sarebbe "Ciro era disteso come stesse dormendo".

Comunque molto simpatiche le immagini e divertenti dialoghi e situazioni. So che hai fatto tutto ghermito dal sonno che neanche Lino... quindi non male.

Alla prossima!
Make art, not friends

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Davide Di Tullio
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Re: Sale in sala

Messaggio#13 » domenica 22 marzo 2020, 14:30

Luca, finalmente il tuo commento! non ci speravo più ormai!

allora proverò a risponderti punto per punto. Ho notato che, rispetto al primo contest, hai indugiato molto su notazioni "de gustibus". La cosa mi tranquillizza, perché vuol dire che in fondo che a sto giro non fa cosi cagare :-D

"Lino strinse gli occhi bovini, alzò la manona e, quasi supplicando, chiese la parola."
Qui non ho molto chiaro il perché Lino chiede la parola come a scuola. Inoltre sono solo in due, perché alza la mano?

obiettivo del racconto breve immagino sia tradurre in immagini vivide una situazione senza particolari spiegazioni. Il lettore poi si pone delle domande, come hai ben fatto. Alzo la mano per fermare qualcuno che non accenna a fermarsi nello sproloquio, ma anche perché nutro un timore reverenziale (l'esempio della scuola è azzeccatissimo). Era questo il senso. Sul perché il capo abbia timore di un dipendente non sta a me dirlo. è cosi è basta. In vita mia ho visto molti capi avere timore dei propri dipendenti. Ma a livello estetico, direi qui che Ciro è talmente arrabbiato da incutere timore a Lino, di qui la manina

«Ma guardalo, il vanesio. Si muove come un femminiello»

Mescoli una parlata schietta credibile a termini che non sentiamo mai in un dialogo (vanesio). In questo i personaggi parlano come scrive il narratore e sembrano simili tra loro e abbastanza finti. Io terrei così solo il narratore.

Si presume che tu non conosca il narratore (e invece hai la fortuna di conoscerlo :-D). In realtà qui la camera da presa è montata dietro Ciro. il punto focale è quello di Ciro. Le descrizione sono a misura del mondo di Ciro, un cameriere presumibilmente meridionale (ma tu non sai da dove viene l' autore) e per tanto anche le descrizioni sono declinate con una parlata singolare. Anche qui, ho conosciuto camerieri attempati che mescolavano termini aulici con espressioni dialettali, personaggi narrativi, grande fonte di ispirazione! STRANO ma VERO (non finito)

"Peppe roteò la mano come a enfatizzare il momento"
è la seconda volta che mostri un gesto e ne spieghi l'intensione con "come a". Non penso sia necessario, perché si comprende dal contesto e arriva più diretto al lettore.

Non sono d'accordo. ci sono molti modi di roteare la mano, soprattutto per dei gesticolatori nati come noi italiani, ed ogni modo ha una sua sfumatura di significato. Una volta tanto mi sembrava giusto specificarlo, onde evitare fraintendimenti di senso.


"«Booono, Peppino», muggì Lino, che si sventolava con un tovagliolo di carta."
Bella immagine, efficace. Ma il tovagliolo arriva un po' repentino. Funzionerebbe meglio mostrarci che lo prende o scrivendo "cominciando a sventolarsi con un tovagliolo" invece di "che si sventolava" come se proseguisse a farlo da un "prima" che noi non abbiamo visto e ci costringe a riorganizzare l'immaginato

Non credo sia un elemento fondamentale. Il fatto che Lino si scuotesse il tovagliolo da prima è un informazione abbastanza neutra, realistica direi e non penso comporti particolari sforzi cognitivi


"Intanto, in sala, Ciro"
Toglierei "intanto" che fa didascalia da Topolino. Oltretutto così passi da dentro la sala di Peppe e Lino all'interno del ristorante creando degli sbalzi forti per il lettore.

Forse quell'intanto non è particolarmente elegante. Ma non ne farei una questione estetica, soprattutto se c'è qualcuno ce non legge Topolino :-D. Ad ogni modo la frattura è quella che cercavo. Il mondo interiore della cucina, quello della carogna e delle malelingue e quella esteriore del ristorante dove si assiste ai fatti, fatti che anche Peppe deve ammettere si svolgano

"C'aveva la carogna."
Penso sia un mio limite culturale, ma questa espressione mi confonde un po'. Spiega come si sente Peppe? Ma è chiaro dalle sue battute, non penso ti serva questa botta di onnisciente.

Ho qualche dubbio sul significato di "onnisciente". Descrivere lo stato d'animo di Peppe (e non di altri personaggi) è da onnisciente? comunque la carogna descrive uno stato di climax emozionale, almeno questo era l'intento

"Peppe sputava sentenze."
come sopra.
idem

"e per giunta un po' naïf"
Questo lo trovo uno scivolone. Non è verosimile come pensiero di Peppe che è già incazzato come un'ape. In più perché lo giudica naif? Noi non abbiamo elementi né per crederci né per capire la motivazione dell'accusa. Fa storcere il naso.

Anche su questa cosa non sono molto d'accordo. Non capisco perché non dovrebbe essere verosimile questo pensiero. Nel fatto che ti ponga domande sul perché lo giudichi naif, in fondo c'è la risposta. Peppe considera Ciro un ingenuo, una persona non all'altezza del ruolo di caposala, contrapposto alla sua statura mentale, di uomo vissuto, scaltro. è una riflessione che ha meditato.

"aggiunse quello, col fiatone."
Io interpreto "aggiunse" sempre come qualcuno che aggiunge qualcosa a qualcosa che ha appena finito di dire. Qui invece Lino parla per la prima volta dopo Peppe. Non penso che serva l'introduzione alla battuta, perché l'attenzione era rivolta a Lino e il contenuto del dialogo mostra chiaramente chi dice la battuta.

Qua devo darti ragione. è un errore logico. sarebbe stato meglio dire "disse", o comunque fare a meno dell' aggiunse

"giacca d'ordinanza"
L'hanno anche i camerieri? Non ho un'alternativa valida, ma questo mi ha portato un po' alle forze dell'ordine distraendomi.

In alcuni luoghi la divisa ricorda quella di un soldato: lustrini, bottoni scintillanti. Qui il senso era caricare il gesto di intenti guerrafondai. Peppe si sente di indossare la divisa d'ordinanza per andare alla guerra.

"Lino, seduto spalle alla porta"
L'avevamo lasciato col faccione unto spalmato sui vetri. Dovresti mostrarlo mentre si sposta, altrimenti l'immagine che provochi discorda troppo con quella che ho e mi devo sforzare ad aggiornarla. E io sono PIGRO!

Ho ritenuto superfluo mostrare Lino che si sposta dalla porta alla sedia, per evitare l' effetto telecronaca e rallentare il ritmo. Oltretutto ho scritto subito dopo "si era messo a guardare in Tv la reclam. Qui mettersi è intransitivo, un verbo che indica uno spostamento"

"Lino, 'sto zotico c'ha pure le suole consumate"
Capisco che ti serva per il finale, ma lui come fa a sapere una cosa del genere? E se è una bugia, come fa a pensare che qualcuno gli creda? Inoltre, avere le suole consumate non è un reato. Non grave, almeno.

perché devo dare una spiegazione a tutto? sono i fatti quello che contano. Lui lo dice perché lo sa (o crede di sapere, altrimenti mi sarebbe servito un altro capitolo per sapere come mai Peppe sa delle suole di Ciro). Sarà poi i lettore a darsi una spiegazione. Magari lo ha visto sgommare sul pavimento lucido, chissà. Diciamo che nell'ottica di comprimere la narrazione, non credo sia un problema. Poi Peppe da un giudizio sulle scarpe anche perchè lo vuole dipingere come un accattone, uno che ha scarpe consumate anziché comprarsi scarpe nuove

"sulle sue zampe da pollo"
Lino è un grassone, dovrebbe avere zampe da ippopotamo.

zampe da pollo, cosciotti con polpacci stretti, era cosi che me lo sono immaginato, soprattutto per dare l'idea della instabilità della camminata

"Di là Ciro era disteso, muso a terra e tra i resti di una carbonara, che sembrava dormisse."
Vero che c'è la virgola, ma mi è arrivata una carbonara che dorme. Colpa mia, ma potresti aiutarmi con frasi più dirette e semplici. Si potrebbe anche levare "che sembrava dormisse". Se levi l'inciso viene "Ciro era disteso che sembrava dormisse". Più semplice da capire per un burino come me sarebbe "Ciro era disteso come stesse dormendo".

Come hai detto bene, c'è la virgola. Ma devo dire che ho riflettuto anche io sull'ambiguità di questo periodo. Poteva essere scritto meglio

concludo in merito alla questione finale:

"Noi sentiamo il cameriere cadere

Non so se servisse la grancassa per far sentire che qualcuno cadesse, ma io ho pensate che questo bastasse: "Nemmeno il tempo di rispondere, che un trambusto si sentì provenire dai tavoli"

e seguiamo Lino che, evidentemente, comprende meglio di me lettore cosa sia accaduto e accusa Peppe che, giustificandosi, fa intuire anche a me cosa è successo. Ma è tutto un po' troppo indiretto e risulta un po' confuso.

Boh. Forse è come dici tu. Però il periodo segue una sequenza temporale precisa, senza salti: Rumore - affaccio di Lino in sala - Ciro in terra. Certo è che dopo tutto quel parlare male, Lino che conosce, sornione, l'astio che nutre Peppe, non è stupido e capisce la relazione tra l'astio e l'evento (In fondo dovresti aver connesso gli eventi. è tutto un parlar male, Peppe che va in sala per far qualcosa e rientra, poi il gran fracasso. Una scena stereotipata, alla Benny Hill, vista e rivista mille volte)

E non so se il sale faccia scivolare... nel senso che, magari lo fa, ma non è una cosa nota che crea un collegamento istantaneo di senso. Potevi far rovesciare l'olio! Quello è notoriamente sdrucciolevole ed è proprio accanto al sale sui tavoli"

Su (credo) 6 persone che hanno commentato, in due avete fatto la stessa osservazione (sul fatto che non sapessero che il sale facesse scivolare, se sparso un pavimento liscio e con le sule lisce). Nulla dire. Ci sta. Anche se Peppe alla fine da la sua spiegazione legando la scivolata al sale e alle suole consumate. Ma fidati che si scivola. Sono vittima del sale e delle suole lisce. Testimonianza di vita vissuta :-D.
L'opzione olio l'ho scartata immediatamente, anche se sembra la più ovvia. Uno perché mi sembrava una trovata alla Hanna & Barbera (ma non faccio lo schizzinoso); due (ed è la ragione principale) e che mi sembrava poco verosimile che Peppe spargesse olio in una sala gremita di gente, cosa che invece puoi fare benissimo con il sale o lo zucchero, spazzando via il tavolo quando si sparecchia/apparecchia (basta una manata di soppiatto ed il gioco è fatto)


Grazie per il commento, mi permette di ripassare logicamente tutti i passaggi e di darne visione

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Gennibo
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Re: Sale in sala

Messaggio#14 » domenica 22 marzo 2020, 18:34

Ciao Davide e piacere di rileggerti, mi è piaciuto il titolo, il taglio umoristico e la continua ricerca di stile originale. Per me il tema è centrato. Per certi versi ho apprezzato di più l’originalità di stile del racconto precedente, molto essenziale e particolare, anche se da affinare.
Anche io mi sono chiesta perché il padrone del locale alza la mano, e perché fa notare che l’altro ha le scarpe lisce, tu dici a Luca che non serve giustificare tutto e hai ragione, ma ci sono alcune cose che è bene motivare, per due ragioni: non tutti hanno servito come camerieri e non hanno idea dell'atmosfera e delle dinamiche di "sala". Se non trovi dei modi per farcele capire, finisce che il lettore non riesce ad immergersi e ad apprezzare in pieno la storia.
Il sale che fa scivolare è anche per me una cosa nuova, e io ho pensato, ma sarà vero?
E anche perché, inciampando nella lettura, ho dubitato dell'attendibilità di quello che hai scritto, rovinando così il ritmo della lettura.
Magari, visto che il sale fa scivolare, il titolare potrebbe chiedere al cameriere se ha avvisato il nuovo arrivato di stare attento a non versare il sale visto che fa scivolare, perché ultimamente sono caduti troppi camerieri che erano altrettanto bravi come il nuovo arrivato, dando a noi l'informazione che il sale fa scivolare, che sia vero o meno non importa, in quel racconto succede così. E aggiungi il dubbio che il cameriere "geloso" sia responsabile degli infortuni successi ai suoi colleghi.
A quel punto il finale sarebbe scontato, ma tu potresti stupirci facendo in modo che sia il cameriere “cattivo” a finire male, visto che far cadere il sale porta sfortuna a chi lo “versa”.
Devo dire che è sempre interessante leggerti. Alla prossima!

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giulio.marchese1
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Re: Sale in sala

Messaggio#15 » lunedì 23 marzo 2020, 20:24

Ciao Davide,
il tuo racconto è molto divertente, "intrattenente" per così dire. I personaggi sono molto veri, il modo di parlare è molto realistico e li caratterizza benissimo. Malgrado questo non sono sciocchezze quelle che si dicono, si vede che hai passato al setaccio ogni frase per evitare noiose chiacchiere. Il finale un po' deboluccio, quella del sale è una bambinata che sicuramente gli farà perdere punti con il capo. Il fatto che manchi una vera e propria risoluzione mi ha lasciato con l'amaro in bocca, perché il racconto mi suona un po' come un'aneddoto poco divertente: "ti ricordi di quella volta in cui Tizio a fatto cadere Caio?", l'effetto che mi fa è un po' questo. Ma personaggi così caratterizzati in così pochi caratteri e senza spigoni di alcun tipo sono un traguardo cui, francamente, posso solo aspirare. Complimenti!

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antico
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Re: Sale in sala

Messaggio#16 » martedì 24 marzo 2020, 19:38

Davide, occhio che non tutti i tuoi commenti rientrano nei 300 caratteri minimi richiesti e quindi, al momento, avresti il malus di 13 punti. Hai tempo fino all'ultimo per integrarli (in sede di classifica attraverso modifica) ;)

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Davide Di Tullio
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Re: Sale in sala

Messaggio#17 » martedì 24 marzo 2020, 20:27

Ciao antico grazie per la segnalazione. Su un commento sono andato corto. Ora dovrebbe essere ok

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antico
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Re: Sale in sala

Messaggio#18 » giovedì 26 marzo 2020, 19:50

Davide, sei ancora troppo corto sul tuo primo in classifica (mi segna 279 caratteri). So che sembra una pedanteria, ma l'importanza del rispettare il regolamento e del mio farlo rispettare sta nel garantire a tutti un'equità di giudizio (anche in un caso come questo in cui tutto mi urlerebbe di chiudere un occhio, ma non posso). Spero tu riesca a integrarlo in tempo utile!

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Davide Di Tullio
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Re: Sale in sala

Messaggio#19 » giovedì 26 marzo 2020, 20:47

Ciao Antico, forse c'è qualcosa che non va. Il contacaratteri del blog mi segna 386... Ora aggiungo ancora.

Polly Russell
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Re: Sale in sala

Messaggio#20 » giovedì 26 marzo 2020, 20:53

Ciao anche di qua, oggi è tutto un leggere e commentare, stasera farò sogni in technicolor. Mi piace l’atmosfera familiare che hai creato, e mi piace l’uso colloquiale e gergale neo dialoghi. Meno nel narrato “c’aveva la carogna” non può dirlo il narratore, perché io non so cosa voglia dire. A parte questa stupidaggine, il lavoro è ben fatto e il tema centrato. Trovo che si possa tranquillamente essere gelosi di un collega, a prescindere da quanto si stimi o meno, il principale. Una lettura davvero piacevole.

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Davide Di Tullio
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Re: Sale in sala

Messaggio#21 » venerdì 27 marzo 2020, 12:16

giancarmine trotta ha scritto:Ciao Davide, piacere di leggerti.
La linea che permette al tuo racconto di stare in tema è sottile, ma la vedo: è facile sconfinare nell'invidia in certi dialoghi, ma non mi sento di penalizzare il tuo racconto per questo (te lo dice uno che ha sconfinato molto di più a quest giro!).
Veniamo quindi al dunque: bene l'ambientazione, dalle porte a vetri al pavimento liscio e bene anche i dialoghi con frasi corte, colorite, ricamate su misura per i personaggi.
Il finale mi ha lasciato un po' perplesso, forse perché mi era piaciuta tanto la prima parte e le aspettative erano alte: non vedo un errore, solo non mi ha colpito (immaginavo uno scatto d'ira e le dimissioni con scenata).
Per me un buon lavoro, ciao,
G.
**


Ciao Giancarmine, ti ringrazio per il commento. Mi ero ripromesso di risponderti. Quello del finale é un rilevo fatto un pó da tutti. Diciamo che mi era parso piú sottile (quindi meno scontato) rappresentare un personaggio subdolo e dunque meno propenso a scontri diretti. Putroppo non é sempre agevole (e magari non é cosi importante) andare in contro ai gusti del lettore. Quello che mi interessava era impostare una storia che reggesse, che avesse una sua coerenza e mi pare che tu non abbia fatto rilievi in questo senso. A rileggerci!

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Re: Sale in sala

Messaggio#22 » venerdì 27 marzo 2020, 12:20

Polly Russell ha scritto:Ciao anche di qua, oggi è tutto un leggere e commentare, stasera farò sogni in technicolor. Mi piace l’atmosfera familiare che hai creato, e mi piace l’uso colloquiale e gergale neo dialoghi. Meno nel narrato “c’aveva la carogna” non può dirlo il narratore, perché io non so cosa voglia dire. A parte questa stupidaggine, il lavoro è ben fatto e il tema centrato. Trovo che si possa tranquillamente essere gelosi di un collega, a prescindere da quanto si stimi o meno, il principale. Una lettura davvero piacevole.


Ciao Polly, grazie per il tuo commento. Rifletteró meglio sulla pertinenza dell´espressione "c’aveva la carogna". é un narrato un po imbastardito, ma come risposto ad un altro commento, é un narrattato a misura di protagonista, non di autore, almeno era questo il mio obiettivo. Tutta la realtá rappresentata nel racconto é visione del protagonista. Ma in ogni caso mi hai dato uno spunto di riflessione in piú.

a rileggerci!

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Davide Di Tullio
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Re: Sale in sala

Messaggio#23 » venerdì 27 marzo 2020, 12:25

giulio.marchese1 ha scritto:Ciao Davide,
il tuo racconto è molto divertente, "intrattenente" per così dire. I personaggi sono molto veri, il modo di parlare è molto realistico e li caratterizza benissimo. Malgrado questo non sono sciocchezze quelle che si dicono, si vede che hai passato al setaccio ogni frase per evitare noiose chiacchiere. Il finale un po' deboluccio, quella del sale è una bambinata che sicuramente gli farà perdere punti con il capo. Il fatto che manchi una vera e propria risoluzione mi ha lasciato con l'amaro in bocca, perché il racconto mi suona un po' come un'aneddoto poco divertente: "ti ricordi di quella volta in cui Tizio a fatto cadere Caio?", l'effetto che mi fa è un po' questo. Ma personaggi così caratterizzati in così pochi caratteri e senza spigoni di alcun tipo sono un traguardo cui, francamente, posso solo aspirare. Complimenti!


Ciao Giulio, grazie molte per le tue parole. Mi fa piacere ti abbia divertito (almemo un po :-)). Capisco il disagio di non avere una risoluzione alla vicenda, ma diciamo che volevo focalizzarmi di piú sul rendere meschino il protagonista, rappresentare un sentimento abominevole e subdolo quale la gelosia, proprio con un gesto infantile ("una bambinata" come la chiami tu) ancor piú meschina se si pensa che il protagonista si presuma essere un uomo maturo.

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Re: Sale in sala

Messaggio#24 » venerdì 27 marzo 2020, 12:35

Gennibo ha scritto:Ciao Davide e piacere di rileggerti, mi è piaciuto il titolo, il taglio umoristico e la continua ricerca di stile originale. Per me il tema è centrato. Per certi versi ho apprezzato di più l’originalità di stile del racconto precedente, molto essenziale e particolare, anche se da affinare.
Anche io mi sono chiesta perché il padrone del locale alza la mano, e perché fa notare che l’altro ha le scarpe lisce, tu dici a Luca che non serve giustificare tutto e hai ragione, ma ci sono alcune cose che è bene motivare, per due ragioni: non tutti hanno servito come camerieri e non hanno idea dell'atmosfera e delle dinamiche di "sala". Se non trovi dei modi per farcele capire, finisce che il lettore non riesce ad immergersi e ad apprezzare in pieno la storia.
Il sale che fa scivolare è anche per me una cosa nuova, e io ho pensato, ma sarà vero?
E anche perché, inciampando nella lettura, ho dubitato dell'attendibilità di quello che hai scritto, rovinando così il ritmo della lettura.
Magari, visto che il sale fa scivolare, il titolare potrebbe chiedere al cameriere se ha avvisato il nuovo arrivato di stare attento a non versare il sale visto che fa scivolare, perché ultimamente sono caduti troppi camerieri che erano altrettanto bravi come il nuovo arrivato, dando a noi l'informazione che il sale fa scivolare, che sia vero o meno non importa, in quel racconto succede così. E aggiungi il dubbio che il cameriere "geloso" sia responsabile degli infortuni successi ai suoi colleghi.
A quel punto il finale sarebbe scontato, ma tu potresti stupirci facendo in modo che sia il cameriere “cattivo” a finire male, visto che far cadere il sale porta sfortuna a chi lo “versa”.
Devo dire che è sempre interessante leggerti. Alla prossima!


Ciao Gennibo, grazie per il tuo commento. é sempre molto difficile cercare di rappresentare una visione del mondo in modo che sia condivisa dal lettore. In questo caso, ho pensato che il gesto del titolare che alza la mano per parlare, fosse un gesto forte, carico di significato. Il fatto che ti sia chiesta il perché di questo gesto, te lo ha segnlato, in fondo, ed era quello che volevo. Ma speravo suscitasse maggiore appeal. Il titolare ha cosi timore di giustificare la sua scelta con un fumino come Peppe, che ha quasi paura di dire la sua. Allo stesso tempo, sa peró che Ciro e l´uomo giusto per i suoi affari. Sarebbe stato difficile (almeno lo é stato per me) descrivere tutto questo in un racconto di 3333 caratteri, motivo per cui ho cercato di focalizzare tutto in quell´unico gesto. Mi spiace sono di non esserci riuscito come volevo.

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Davide Di Tullio
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Re: Sale in sala

Messaggio#25 » oggi, 13:00

Andrea Lauro ha scritto:Ciao Davide,
noto un netto miglioramento rispetto al Macellaio di via Torino dell’edizione scorsa. Bene! Si vede che hai fatto tesoro dei suggerimenti e comunque preso le misure sul contest.
Questo testo è molto più scorrevole e lineare, hai azzerato i possibili fraintendimenti su chi-fa-cosa.Secondo me hai un bel talento nel caratterizzare personaggi e ambienti (fantastico il tizio bovino che poi muggisce), avanti così.
L’unico neo è proprio sul finale, dove mi aspettavo i fuochi d’artificio. Forse quella frase:
    «E che ho fatto? Niente! Ho solo portato un po' di sale sui tavoli, ma deve essermene caduto un po' sul pavimento... Non ti ho detto che quello c'aveva le suole lisce?»
è troppo lunga, dovrebbe essere ripensata per chiudere con i tempi giusti.
a presto, ci conto!
andrea


Ciao Andrea! mi sono accorto di aver saltato la replica al tuo commento, perdonami. Grazie per i suggerimenti. In fase di laboratorio, potrei rivedere il tuo suggerimento. Mi sembra un osservazione del tutto sensata.

a rileggerci presto!

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