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Intervista a Piero Schiavo Campo

Spartaco: Ciao Piero e benvenuto su Minuti Contati. Negli ultimi tempi anche i più sbadati tra gli appassionati di fantascienza devono averti conosciuto. Non è da tutti vincere nello stesso anno il Premio Robot e quello Urania. Dicci, qual è il segreto del tuo successo?
 
Schiavo Campo: Scrivo cose che mi divertono, per il puro gusto di scriverle, sperando che piacciano anche a qualcun altro…
 

Spartaco: Due volte vincitore del Premio Urania, con altrettante pubblicazioni nella collana Mondadori. Oltre a te, nelle ventotto edizioni della manifestazione, solo altri cinque autori sono riusciti a bissare il successo. Possiamo considerarti di diritto uno dei portabandiera della fantascienza italiana?
 
Schiavo Campo: Mi piacerebbe, e sarei davvero onorato di esserlo. Credo di essere piuttosto lontane dal “mainstream” della fantascienza attuale; credo anche che allontanarsi dal mainstream (oltre che essere divertente, almeno secondo me) sia l’unico modo per esplorare strade nuove, che magari potrebbero farla sventolare un po’ di più, questa bandiera… E’ improbabile, ma forse non impossibile.
 
Spartaco: Il sigillo del serpente piumato uscirà a novembre nel numero 1648 di Urania. Puoi anticiparci qualcosa del libro?
 
Schiavo Campo: E’ un’avventura spaziale basata su un’idea scientifica molto interessante, enunciata di recente, che (per quello che so) la FS non aveva ancora preso in considerazione. Non posso dirti di più, altrimenti dovrei “spoilerare”; ti dico solo che, se fosse vera, la cosa darebbe una base razionale a fatti che in questo momento sono considerati impossibili, soprannaturali. Dal punto di vista narrativo mi sono ispirato al fumetto fantascientifico anni cinquanta (in particolare, per chi se lo ricorda, a Dan Dare), e alle favole russe di Afanasiev. Ho rimestato il tutto in modo da renderlo difficilmente riconoscibile (amo molto la fusion), e il romanzo può essere letto prescindendo completamente da queste sue “origini”. Insomma: è una space opera scatenata, a tratti ironica, ma sempre fedele allo spirito del genere a cui fa riferimento. Mi sono basato il più possibile su premesse scientifiche plausibili (o per lo meno, non impossibili). Non so se si potrebbe definire un romanzo di hard science fiction, ma ho cercato di evitare con cura quello che Krauss (La fisica di Star Trek) definisce “bla bla scientifico”.
 
Spartaco: Il 2016 è stato l’anno di Odissea nel futuro, uscito in 8 parti per Delos. Seguire l’uscita di un libro è emotivamente provante, com’è stato doverlo fare otto volte?
 
Schiavo Campo: Faticoso, e non particolarmente gratificante. Odissea nel futuro non è andato male, come vendite, ma io resto dell’impressione che l’e-book non riesca a decollare, per lo meno in Italia, e che se il romanzo fosse uscito in libreria il risultato sarebbe stato diverso. NB: non sto dando delle colpe all’editore, con cui anzi il rapporto è stato molto corretto e trasparente. E’ la situazione generale che purtroppo frena la diffusione della letteratura, in particolare di quella fantascientifica.
 
Spartaco: Phil Scarlatti, il protagonista di Odissea nel futuro, vive un’avventura fuori dal tempo. Come nasce la tua visione distopica della terra?
 
Schiavo Campo: In Odissea nel futuro ho cercato di realizzare quello che, secondo me, la FS dovrebbe fare il più possibile: partire dal mondo di oggi, dalle sue tendenze, dai suoi problemi, ed estrapolarle fino alle loro conseguenze più estreme. Intendiamoci: non si tratta di “futurologia”. Personalmente non credo nei futurologi, e trovo che sia difficile prevedere che cosa potrebbe succedere nell’arco di dieci anni, non di cinquecento! Piuttosto, l’idea è quella di immaginare un mondo fantastico che sia lo sviluppo del mondo di oggi. Per esempio: è probabile che prima o poi si scatenerà una crisi energetica; dato che oggi stiamo incrementando in modo impressionante le nostre conoscenze genetiche, è possibile immaginare un mondo del futuro in cui l’umanità torni alla trazione animale, usando specie modificate geneticamente in modo da renderle più resistenti e più veloci. La religione sta perdendo peso nella nostra società. Supponendo che questa sia una tendenza destinata a durare, verrebbero meno gli ostacoli etici che ci impediscono di modificare geneticamente noi stessi. Questo potrebbe portare a una razza di superuomini, di cui forse qualcuno potrebbe sottovalutare la pericolosità… Phil Scarlatti appare al lettore come un uomo di oggi (o di un futuro molto prossimo) che si ritrova in un mondo che è la continuazione del mondo attuale, ma profondamente diverso da quello che conosciamo.
 
Spartaco: Con L’eredità, o Ariodante Perduto, oltre a cambiare genere, hai anche affrontato il self publishing. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di auto pubblicarsi?
 
Schiavo Campo: L’eredità è stato scritto un paio di anni prima de L’uomo a un grado kelvin, il mio romanzo di esordio. Non è fantascienza, forse potrebbe essere definito un romanzo gotico, anche se io preferisco il termine “onirico”. E’ un racconto auto referente, un gioco di specchi; l’idea mi piaceva molto, e tuttora lo considero una delle cose migliori che ho scritto. L’ho auto pubblicato perché, ai tempi, non credevo possibile trovare un editore che lo pubblicasse. In questo momento credo che potrei farcela, ma preferisco aspettare a spingerlo in qualunque modo, e proseguire sulla strada della fantascienza. Per quanto riguarda il self publishing, credo che occorra distinguere tra quello “onesto” e quello “disonesto”. Ci sono mille modi per fare sì che la tua opera scali le classifiche di Amazon, indipendentemente dal suo valore: ti basta coinvolgere un po’ di amici che ti mettano giudizi da cinque stelline, e soprattutto organizzare un acquisto di massa (penso che basti una ventina di copie o giù di lì) purché avvenga nello stesso “slot” di tempo considerato dall’automa di Amazon. Il libro verrà trattato come se fosse un best seller, e schizzerà verso l’alto; questo lo renderà visibile (la gente che guarda le novità, di solito vede i titoli nella prima, al massimo nella seconda pagina). Se l’edizione è curata, la copertina è accattivante, la sinossi è ben studiata, il libro comincerà a vendere. Questo è quello che io definisco “self publishing disonesto”, ed è il motivo di fondo per cui ritengo che Amazon (e siti similari) stiano facendo per certi versi un danno a chi ama la letteratura. Il self publishing onesto lascia che siano lettori “veri” a esprimersi; il problema è che è molto difficile che lo facciano spontaneamente (qualsiasi libro annega nel mare magno delle centinaia di migliaia di titoli di Amazon). Ecco perché, secondo me, chi affronta il self publishing dovrebbe prepararsi a un’attività molto impegnativa di promozione di quello che ha scritto. Sempre nel senso “onesto”, questo significa ad esempio aprire un blog dedicato all’opera, cercare di informare (onestamente) i potenziali lettori sul suo significato, raccogliere commenti, critiche (anche quelle negative, quando sono intelligenti e non puramente distruttive, possono creare interesse). E’ un lavoro difficile: in pratica significa diventare effettivamente editori di se stessi. Io, ad esempio, nel caso de L’eredità non l’ho mai fatto (e in effetti il libro non è mai uscito dalle posizioni di “bassa classifica” di Amazon). Un po’ perché non sono bravo nel marketing, un po’ perché, come ho già detto, in questo momento preferisco “spingere” sulla fantascienza.
 
Spartaco: Anche se Il sigillo del serpente piumato deve ancora uscire te lo devo chiedere: stai già lavorando a nuovi progetti?
 
Schiavo Campo: Sono in fase di riflessione. Ho diverse idee, ho messo giù delle trame orientative, degli incipit possibili… In realtà, credo che tornerò sulla fantascienza avventurosa. Mi sono divertito moltissimo a scrivere gli ultimi due romanzi. Anche se non l’avrei mai detto, ho l’impressione che la FS avventurosa sia il genere che, per così dire, mi viene meglio. Potrebbe essere un caso di serendipity…
 
Spartaco: Rimanendo nell’ambito della fantascienza, proverò a sfruttare la tua esperienza lavorativa che ti mette in continuo contatto con i giovani. Tra una polemica e un’altra si sta formando una nuova generazione di scrittori e scrittrici. Come vedi il futuro di questo genere in Italia?
 
Schiavo Campo: La mia impressione è che ci siano molti scrittori e scrittrici di valore, in Italia, e che quello che viene prodotto qui non abbia niente da invidiare alla grande FS internazionale. Il problema è il mercato. Finché la FS resta chiusa in una specie di “ghetto”, impenetrabile a chiunque non sia un appassionato, resteremo una nicchia di gente che si limita a parlarsi addosso a vicenda. Questo crea un circolo vizioso: perché i giovani di talento dovrebbero occuparsi di un genere che non dà soldi, in cui non puoi emergere se non all’interno di un gruppo ristrettissimo di persone? L’obiettivo minimo per qualunque scrittore dovrebbe essere quello di sopravvivere con le royalty di quello che scrive, ma nella FS italiana questo è letteralmente impossibile, non solo per gli esordienti, ma anche per gli “arrivati”. In questo momento, la mia grande speranza è un successo di Dario Tonani, il primo fantascientista italiano dopo Evangelisti che sia riuscito a pubblicare con un grosso editore (Mondadori). A parte che Dario merita senz’altro questo fantastico risultato, un successo del suo romanzo potrebbe spingere gli editori italiani a occuparsi di fantascienza, e questo sarebbe davvero un passo importante per tutti noi, soprattutto per i giovani.
 
Spartaco: Molte autrici si sentono discriminate in quanto scrittrici di fantascienza donne. Secondo te, esiste realmente una correlazione tra sesso e genere letterario?
 
Schiavo Campo: Domanda davvero imbarazzante, soprattutto dopo la polemica che si è scatenata a seguito dell’ultimo premio Urania! Essendo personalmente parte in causa, faccio fatica a esprimermi, ma cercherò di rispondere. Innanzi tutto, c’è un’evidente differenza di “partecipazione” tra scrittori e scrittrici nella FS, come dimostrano i dati resi pubblici da Franco Forte sulla presenza maschile e femminile all’Urania Short. La fantascienza sembra essere un genere che attira poco le donne; del resto, storicamente è sempre stato un genere maschile: a parte Ursula Le Guin, faccio fatica a pensare a una scrittrice “importante” di FS. Vorrei notare che altri generi sono stati viceversa monopolizzati dalle scrittrici: pensa, ad esempio, al romance. Non conosco le ragioni di questa divisione di genere applicata alla letteratura; credo che più che altro si tratti di un problema storico: gli uomini vedono il romance come un genere tipicamente femminile, e raramente se ne occupano, altrettanto fanno le donne con la FS. A mio avviso, però, potrebbe esserci una specie di “effetto di continuità” che finisce col discriminare effettivamente le scrittrici di FS. Mi spiego meglio. Parlando in generale, credo che ci sia effettivamente una differenza di sensibilità tra scrittori e scrittrici. Non voglio dire, ovviamente, che un tipo di sensibilità sia “migliore” dell’altro, ma la differenza c’è: a mio parere, la femminilità di Virginia Woolf appare in tutti i suoi romanzi (ti cito una grandissima scrittrice, di valore indiscusso), così come non riesco a trovare esempi (magari sono io che non li conosco) di scrittrici che siano riuscite a esprimere il senso dell’avventura come Stevenson, per fare un esempio. Non saprei dire se questa differenza è dovuta a motivi culturali: penso di sì, ma non ne sono sicuro. Il problema, a mio parere, è che nel momento in cui la FS è tradizionalmente un genere maschile, la tipica sensibilità femminile potrebbe risultare penalizzata a livello delle giurie dei concorsi, e perfino dei lettori. Non per un pregiudizio di genere (personalmente escluderei che, da parte della giuria del premio Urania, ci sia stato un atteggiamento “anti femminile”) ma semplicemente per un problema di “preferenze” sui risultati, cioè sugli specifici romanzi: l’appassionato di FS, probabilmente, si aspetta delle cose che sono più vicine alla sensibilità maschile che a quella femminile, se non altro per “continuità”. Se dovessi suggerire un rimedio per pareggiare la situazione, credo che inserirei delle donne nelle giurie dei premi.
 
Spartaco: La voglia di estero degli Italiani tocca da vicino anche l’ambito artistico. Molti giovani cantanti si propongono direttamente con canzoni in inglese. Per autori di fantascienza, puntare direttamente al mercato americano potrebbe essere una soluzione?
 
Schiavo Campo: Se uno vuole vendere senz’altro sì, ma non è una soluzione semplice da mettere in pratica. Se scrivi in italiano devi avvalerti di un traduttore professionista, e tradurre un romanzo medio significa spendere almeno diecimila euro; tieni conto che un premio Urania vale tremila euro (lordi), e una pubblicazione di successo in e-book potrebbe comportare qualche centinaio di copie vendute. Siamo molto lontani da un “business” che si ripaga. Per noi italiani, una pubblicazione all’estero è come una corsa a handicap. In america (come è noto) ci sono ottimi scrittori, ed esordienti di valore: perché un editore americano dovrebbe sobbarcarsi diecimila euro di costi aggiuntivi per pubblicare un italiano? Come minimo l’italiano in questione dovrebbe già avere avuto successo qui da noi… L’alternativa sarebbe scrivere direttamente in inglese, ma bisogna che l’autore sia in grado di farlo!
 
Spartaco: Il 16 ottobre, alle 21:00 prenderà il via la Schiavo Campo Edition. Hai già in mente il tema da proporre?
 
Schiavo Campo: Certamente sì, ma non posso dirlo.
 
Spartaco: Da scrittore di racconti che vincono premi illustri devi assolutamente dircelo: qual è la formula che rende un racconto vincente?
 
Schiavo Campo: Posso dirti la mia opinione, per quello che vale. Per quanto mi riguarda, un buon racconto di FS nasce dall’incontro tra una buona idea fantascientifica e una buona idea narrativa che la sostenga. Che cos’è una buona idea fantascientifica? Non ci si può limitare alle idee che non sono mai state sviluppate dalla FS, perché il genere è maturo da anni e gli scrittori delle ultime decadi hanno esplorato in lungo e in largo le “meraviglie del possibile”. E’ molto raro, in questo momento, trovare un ambito (scientifico, tecnologico, ma anche sociale) che non sia mai stato trattato dalla fantascienza. In compenso, anche temi “vecchi” ammettono a volte declinazioni nuove, spesso interessanti. Per farti un esempio, il racconto con cui ho vinto il premio Robot riguarda la possibilità di tornare indietro nel tempo attraversando un worm hole. E’ un tema che è stato trattato decine di volte, anche in tempi molto recenti, tuttavia è ancora possibile trovare dei risvolti dell’idea a cui nessuno ha mai pensato. A questo punto entra in gioco l’aspetto narrativo. Rispetto al romanzo, il racconto ha il vantaggio (di solito) di presentare uno sviluppo narrativo lineare. Questo lo rende per certi versi più semplice, ma chi scrive racconti corre il rischio di scivolare nel banale. Lo sviluppo del racconto dovrebbe essere “sorprendente” per chi legge. E’ molto difficile che l’idea fantascientifica, per quanto nuova possa essere, sia sufficiente per raggiungere questo risultato, dunque è la narrazione che deve creare sorpresa. Può farlo in molti modi, naturalmente. Giusto per fare un esempio che credo che sia noto a tutti, pensa a La sentinella di Fredric Brown. E’ l’inversione del “punto di vista” (cioè l’aspetto narrativo) che lo rende interessante.
 
Spartaco: Siamo arrivati alla fine di questa intervista. Io e il resto dello staff di Minuti Contati ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato e ci dedicherai per questa Schiavo Campo Edition.

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Spartaco

Sono nell'Arena da sempre. Non ricordo chi fossi prima, ma so chi sono ora, e presto lo scoprirete anche voi!


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