Chiacchierando con Carmen Laterza

Per partecipare alla LIBROZA EDITION raggiungi QUESTA ARENA, loggati e attendi le 21.00 di lunedì 21 ottobre!

 
Nel suo sito si dichiara scrittrice indipendente, ghostwriter, editor, esperta di Self Publishing e Book Marketing e ci sarebbe molto molto altro da aggiungere. Da anni opera nel mondo dell’editoria in ogni settore e ultimamente aiuta gli scrittori nel loro percorso più importante: la conquista dell’indipendenza e della libertà. Siamo estremamente orgogliosi di potervi presentare Carmen Laterza anche nota, e molto, come Libroza.
Un elenco di tutto ciò che ha fatto e di quanti autori ha aiutato è impossibile ma un paio di suggerimenti ve li possiamo dare:
In primis IL SUO SITO, fonte inesauribile di informazioni.
E poi i bellissimi PODCAST.
E ora andiamo a fare qualche domanda per conoscerla meglio.

 
Hai una esperienza pluriennale e sei una grande scrittrice, come mai hai scelto l’autopubblicazione? (tra l’altro, in Italia dove è ancora quasi un difetto essere indipendenti)
 
CARMEN LATERZA: Per anni ho aiutato gli altri a scrivere i propri libri, lavorando come ghostwriter, e quindi conoscevo bene, attraverso i miei clienti, le difficoltà e i limiti della pubblicazione tradizionale. Inoltre proprio per i miei clienti avevo già sondato il mondo del Self Publishing, nei primi anni in cui questa possibilità è arrivata anche in Italia grazie ad Amazon. Per questo, quando nel 2014 ho finalmente deciso di scrivere un libro mio, non ho avuto dubbi e ho scelto subito il Self Publishing. La mia è stata dunque una scelta consapevole, dettata principalmente dall’esigenza di voler controllare tutte le fasi di lavorazione e pubblicazione del mio libro. Solo il Self Publishing infatti ti permette di mantenere il controllo su tutta la “filiera” del libro, i tuoi diritti sul testo e quindi anche tutte le royalty. Certo, in Italia siamo ancora molto indietro rispetto ai paesi anglosassoni e qui da noi, come dici tu, gli autori self scontano ancora molti pregiudizi. Ma io sono fiduciosa, perché gli autori hanno capito che un Self Publishing di qualità non ha nulla da invidiare rispetto a tanta editoria tradizionale. E il bello è proprio che case editrici e autori self alla fine si scontrano sullo stesso terreno, perché il pubblico a cui si rivolgono è lo stesso e la carta vincente è sempre la stessa: avere in mano un buon libro.
 
Hai iniziato come scrittrice con alcuni lavori di cui ammetto di aver letto solo il saggio Stai calma e scrivi il tuo romanzo poi hai iniziato a lavorare come editor, ghostwriter e writing coach. Come mai questa scelta?
 
CARMEN LATERZA: In realtà è andata al contrario. Ho cominciato a fare la ghostwriter più di venticinque anni fa, quasi per caso. Frequentavo l’università, i miei amici sapevano che scrivevo bene, a me faceva comodo guadagnare qualcosa e allora ho cominciato a scrivere per loro. All’inizio solo tesine, testi per la scuola, poi con gli anni dalle tesine sono passata ai saggi, dai saggi alle biografie e infine ai romanzi. Per vent’anni ho scritto e corretto per gli altri testi di ogni tipo. Era un secondo lavoro, ma strada facendo è diventato così importante che ho deciso di dimettermi e farlo diventare la mia attività principale. È stato solo allora, quando ho fatto il salto lavorativo, che ho sentito che era arrivato il momento di scrivere un libro mio. Così nel 2014 è nato L’amore conta, il mio primo romanzo.
 
Editor, ghostwriter, writing coach, esperta di marketing, ufficio stampa e più recentemente l’accademia… quale tra questi percorsi ti ha dato di più e come si sono evoluti o involuti nel tempo?
 
CARMEN LATERZA: Il settore della scrittura, tra ghostwriting e coaching, è sicuramente quello che mi dà e mi ha dato di più. Scrivendo tanto per gli altri ho ascoltato le loro storie, le loro confidenze, ho imparato ad ascoltare, e questo mi ha fatto crescere, anche umanamente.
E poi lavorare sui testi, di continuo, analizzandoli, smontandoli e rimontandoli, ti fa davvero capire la forza delle parole, una forza che ancora mi affascina.
Adesso si parla sempre di più (e per fortuna!) di Self Publishing e di marketing editoriale, e tutti vogliono imparare come pubblicare e promuovere i propri libri. È positivo, certo, ma bisogna sempre ricordarsi che nessuna strategia promozionale potrà mai avere successo se poi il libro non è scritto bene, se la storia al suo interno non “regge”, se il contenuto non è interessante. La buona scrittura viene sempre prima.
 
Gli impegni quotidiani sono sempre troppi e trovare il tempo per scrivere è sempre un problema. Tu sei una writing coach, sappiamo tutti che c’è di certo un grande e segretissimo segreto per farlo. Vorresti condividerlo con noi di Minuti Contati?
 
CARMEN LATERZA: Mi dispiace deluderti ma non c’è nessun segreto, solo una (scomoda) verità nota a tutti: chi vuole davvero scrivere, il tempo per farlo lo trova.
Molti pensano che per scrivere sia necessario avere almeno un’ora libera a disposizione tutti i giorni, un tempo sufficiente per “entrare nella storia”, così rimandano, rimandano.. perché tutto questo tempo non ce l’hanno. Ma chi ce l’ha? Con gli impegni di lavoro, casa e famiglia, è impensabile avere a disposizione un’ora libera tutti i giorni.
Però la soluzione c’è: progettare. Ecco, se proprio vogliamo, il vero “segreto” è questo: progettare i propri testi a fondo prima di scrivere. Se progetti bene il tuo testo (che si tratti di fiction o non fiction non fa differenza) poi la scrittura è sciolta e veloce, perché sai già cosa devi scrivere, non vivi il panico da pagina bianca e vai dritto al punto.
E il bello è che per progettare il tuo testo non ti serve del tempo in più, perché in realtà si tratta di un lavoro mentale che puoi fare in tutti i tempi morti della tua giornata, mentre sei in macchina o sui mezzi pubblici, mentre sei in coda in posta o nella sala d’aspetto del dentista, mentre aspetti i tuoi figli fuori da scuola o mentre stendi il bucato dopo la lavatrice. Agatha Christie diceva sempre che le idee migliori per i suoi romanzi le venivano mentre lavava i piatti!
Se dunque impari a progettare bene, poi ti bastano davvero dieci/quindici minuti la sera per mettere nero su bianco ciò che hai pensato durante il giorno. E non importa se scrivi solo una scena, un dialogo tra due personaggi o una descrizione. Una cartella al giorno tutti i giorni significa 30 cartelle al mese, 180 cartelle in sei mesi. Ti sembra poco?
 
Noi di Minuti Contati copriamo tutte le fasce di età e ci scontriamo spesso con quello che oggi si chiama confort zone. Tutti dicono che è fondamentale uscire dalla zona di conforto per poter crescere e migliorare. Una fatica improba. Negli anni hai cambiato il tuo modo di proporti e di lavorare con gli altri o hai trovato una tua nicchia per lavorare come hai deciso tu? Quanto è stato difficile?
 
CARMEN LATERZA: Per carattere mi piacciono i cambiamenti perché li vivo come sfide. Quando ho sentito che il lavoro della scrittura era diventato importante e non poteva più essere limitato al tempo libero, mi sono dimessa. Lasciare un posto fisso, statale, per di più da dirigente, non è un passo che fanno in tanti, ma io non ho avuto dubbi e ancora oggi penso che sia stata la scelta migliore che potessi fare!
La sfida di dover cominciare di nuovo, di farmi conoscere come ghostwriter ed editor al di fuori della cerchia del passaparola che mi era bastata fino ad allora, è stata per me fonte di grande stimolo creativo e professionale. È proprio così, uscendo dalla zona di conforto, che è nata l’esperienza di Libroza.
Per quanto riguarda il lavoro con gli altri, cerco sempre di capire se e come posso migliorare. Il fatto di ascoltare molte storie, di vita e di lavoro, sicuramente mi arricchisce, perché posso imparare anche grazie all’esperienza degli altri.
 
Writing coach, editing, correzione di bozze, ora anche l’accademia con altri professionisti del settore. Incontrando e lavorando con tante persone diverse è facile scontrarsi. Ti capita di trovare difficoltà nel lavorare con altri? Come gestisci questi momenti ‘difficili’?
 
CARMEN LATERZA: Lavorare con gli altri non è sempre facile, spesso bisogna mediare, capacità che ho appreso con il tempo. Però, francamente, di scontri o momenti ‘difficili’ non ne ho. In questo mi aiuta sicuramente il mio approccio professionale, perché sono molto chiara all’inizio di un progetto, sia con i miei collaboratori, sia con i miei clienti, e ho imparato a dire di no. Non prendo impegni che non posso portare a termine, non faccio promesse che non posso mantenere.
 
Prima delle domanda di rito un’altra domanda altrettanto di rito. Hai una conoscenza a 360° del mondo editoriale italiano e non solo. Cosa è la scrittura per te?
 
CARMEN LATERZA: La scrittura per me è prima di tutto un’esigenza viscerale. Chi scrive sa cosa intendo. Se vuoi scrivere non puoi fare a meno di farlo. E non importa se scrivi solo il tuo diario segreto o romanzi che altri leggeranno. Scrivere per me è autoanalisi, è meditazione, è crescita personale.
Se poi esco dall’ottica strettamente privata e guardo alla scrittura come lo strumento di lavoro che mi ha permesso negli anni di dare voce alle storie degli altri, allora posso aggiungere che è arte, forza creativa, mezzo dirompente per definire il mondo e interpretarlo.
In questo senso, scrivendo sia per me che per gli altri, io ho la fortuna di poter amplificare i benefici che ricevo dalla scrittura e raddoppiare il senso di appagamento che mi pervade quando riesco a districare pensieri confusi, a dare corpo a concetti astratti, a trovare le parole giuste.
È una sensazione di pienezza e soddisfazione che auguro a tutti di provare.
 
Copertina
 
I partecipanti all’edizione di lunedì 21 ottobre dovranno scrivere un racconto, su tuo tema, in meno di 4000 caratteri ed entro quattro ore. Immaginati nei loro panni: alle 21 ti colleghi al forum per scoprire il tema e poi? Come organizzi la serata e come procedi (prima delle 21 e dopo)? Insomma, come cercheresti di superare la prova?
 
CARMEN LATERZA: Come ho detto prima, per me la progettazione è la parte più importante di un testo. Quindi per prima cosa mi lascerei trasportare dalle idee che la traccia mi suscita di primo acchito. Prenderei un foglio bianco e scriverei appunti liberi, concetti, frasi, luoghi, tutto ciò che mi viene in mente in un brainstorming senza censure. Poi seguirei l’idea prevalente e cercherei di definire subito “chi” è al centro della scena, cioè il protagonista. Penserei quindi molto al personaggio principale, chi è, cosa fa nella vita, che passato ha, come la pensa, ecc. Solo per ultimo mi preoccuperei di stabilire “cosa” succede, cioè la trama della storia, perché se hai bene chiaro in testa il carattere del protagonista le sue azioni non potranno che essere una conseguenza logica di quel carattere.
Tutto questo lavoro di ideazione e progettazione può durare anche due ore, metà del tempo a disposizione. Poi scriverei di getto la prima bozza, staccherei la spina per almeno mezz’ora (in cui fare altro liberamente) e infine, con la mente un po’ più libera, ritornerei sul testo per la revisione.
 
E ora spostiamoci dall’altro lato. Lunedì 21 un gruppo di scrittori ansiosi si preparerà a scrivere un racconto nella speranza di vederlo arrivare alla tua attenzione. Cosa deve fare uno scrittore per colpirti e farti dire che è valsa la pena leggerlo?
 
CARMEN LATERZA: Chi scrive (e questo vale in generale per chiunque scriva, non solo per i partecipanti a questo contest) deve avere qualcosa da dire e un motivo improrogabile di dirlo. Deve chiedersi perché vuole scrivere proprio quella storia, cosa vuole comunicare, quale messaggio vuole trasmettere attraverso il suo testo. Perché se un testo è davvero meditato, se nasce dall’esigenza profonda di raccontare, chi legge lo capisce e il testo ha un “senso”. Se invece manca un valido motivo, se chi scrive non sa perché sta scrivendo, ecco, anche il lettore sentirà questo vuoto.
&nssp;
E con questo è tutto. Ti ringrazio per la tua pazienza e risposte e non vedo l’ora di leggere i tuoi commenti ai nostri racconti.
 
CARMEN LATERZA: Grazie a te e in bocca al lupo a tutti i partecipanti!

Lascia un commento