Chiacchierando con Patrizia Rinaldi

Benvenuti a questa nuova edizione di Minuti Contati, il contest più veloce del web con la nostra nuova guest star. Il suo nome girava nella mia mente come una scrittrice per ragazzi (io amo i libri per ragazzi, vi si trovano spesso le idee migliori) però mentre Maurizio me ne parlava qualcosa dal fondo della mente grattava per uscire. Poi guardo l’elenco dei suoi libri e BAM! Libri per ragazzi? Sì, tanti e belli, ma non solo. Ve ne sparo uno addosso per vedere che effetto fa: Tre, numero imperfetto.
Saltati sulla sedia?
Dovreste.
Un ottimo thriller con tinte horror. Corpi di personaggi famosi e di sconosciuti trovati in posizione fetale. Cosa c’è di più interessante? E io ho avuto la fortuna di giocarlo durante alcune serate di gioco di ruolo grazie a un caro amico napoletano che ci ha fatto vivere tutta la tensione del trovare un cadavere allo stadio San Paolo di Napoli.
Ed ecco quindi il nome della nostra Guest Star: Patrizia Rinaldi. Scrittrice più che esperta e in grado di muoversi in generi molto diversi fra loro.

 
Patrizia Rinaldi
Patrizia Rinaldi, la guest star dell’Edizione di Aprile 2020 del contest principale del mondo di Minuti Contati
 
Ma bando alle ciance e passiamo alle domande. Libri per ragazzi, gialli e thriller horror. Come si conciliano le tre cose? Come passi da una all’altra e quanto è difficile farlo, se è difficile farlo?
Ma anche: perché generi così diversi, cosa fa scattare la molla ora per uno, ora per l’altro?

 
PATRIZIA RINALDI: Grazie per la bella presentazione, poi ti chiederò del gioco di ruolo: mi incuriosisce molto. Preferisco che la mia scrittura sia riconoscibile, ma che non non si somigli sempre e comunque, oltre la decenza. Cambiare contesti narrativi mi interessa per le diverse opportunità che sono possibili per i linguaggi e per le storie. Non mi dà problemi eccessivi confrontarmi con generi diversi, forse perché sono un’appassionata lettrice di romanzi bianchi, neri e di ogni altro colore. Nella mia immaginazione prendono forma suggestioni diverse, come credo capiti un po’ a tutti, e solo dopo la fase dell’inventio analizzo il contesto a cui deve ubbidire la storia.
 
Restiamo nel campo del thriller. Tre, numero imperfetto nel 2012; Blanca nel 2013; Rosso caldo nel 2014 poi un salto fino al 2019 con il nuovo La danza dei veleni. Come mai questo ‘buco’, se possiamo chiamarlo in questo modo? Era una trilogia che poi hai scoperto poter diventare qualcosa di più, una pausa sabbatica dal male o altro? Raccontaci la genesi della prima trilogia (permettimi il termine) e come sei poi giunta a questo nuovo lavoro.
 
PATRIZIA RINALDI: Dopo Rosso caldo, pubblicato nel 2014 con le Edizioni e/o come gli altri noir che hanno Blanca come protagonista, ho avuto bisogno di una pausa da lei e ho scritto due romanzi, che per prendermi in giro chiamo de-genere: Ma già prima di giugno e La figlia maschio, entrambi pubblicati dalle Edizioni e/o.
Ma poi Blanca è tornata, perché è un personaggio che sento vicino: non credo che l’abbandonerò, almeno fino a quando avvertirò che ha ancora qualcosa da raccontare. È un’investigatrice ipovedente, nata nel 2009 e pubblicata per la prima volta da una casa editrice siciliana, poi il personaggio è stato acquistato dalle Edizioni e/o. È una donna forte, il cui limite diventa risorsa. Ha un passato scabroso e vive la mia città con sensibilità, spero, non omologate. Ne La danza dei veleni, ultimo romanzo della serie, è tornata più tenace di prima e affronta i crimini e i suoi cambiamenti, che coincidono o si scontrano.
 
La danza dei veleni
 
Parliamo di premi, riconoscimenti e confronto. Dal tuo sito vedo un elenco lungo e invidiabile, ma noi che siamo scrittori amiamo conoscere i dietro le quinte, gli eventi più strani e strambi. In particolare il confronto e l’incontro con altri scrittori. Puoi raccontarci qualche momento strano dei concorsi e premiazioni?
 
PATRIZIA RINALDI: Ho cominciato a pubblicare tardi, anche se ho sempre scritto. Lo sottolineo spesso per dare fiducia a chi desidera esordire, ma si scontra con rifiuti e con un settore che purtroppo conosce grosse incertezze di pubblico e di opportunità lavorative durevoli.
Devo la possibilità di un lavoro che amo ai premi letterari. Vivo in una periferia napoletana e non avevo rapporti con il mondo editoriale. Ho provato a inviare dattiloscritti, appunto senza avere riferimenti e certezze, e ho ricevuto i riscontri che mi hanno consentito di continuare. Ricordo quando sono andata a ritirare il mio primo premio alla Fiera internazionale del Libro per Ragazzi di Bologna: ero un miscuglio di timidezza e timore. Una scrittrice per ragazzi a me cara, Luisa Mattia, mi diede una spinta perché non riuscivo nemmeno a salire sul palco. Ancora ne ridiamo.
 
E poi raccontaci del tuo rapporto con i premi e i concorsi. Nel nostro mondo c’è chi si venderebbe l’anima per vincere un concorso prestigioso (e tu ne hai inanellati più d’uno) e chi li snobba con gran spregio. Cosa pensi dei concorsi e dei premi letterari e chi dovrebbe parteciparvi?
 
PATRIZIA RINALDI: Come ho detto, ai premi devo tanto. Certo, esistono anche premi prestabiliti, a cui ritengo sia inutile partecipare. Come in quasi tutte le circostanze, basta scegliere.
 
E torniamo a noi. La danza dei veleni, il tuo ultimo lavoro in campo thriller. Leggo dal tuo sito: La detective ipovedente Blanca. E già questo me la fa amare. E poi tutto il circo dei comprimari uno più interessante, strano, buffo e particolare dell’altro. Uno spasso per chi ama i personaggi delle storie. Raccontaci qualcosa della genesi del libro. Dove è nata l’idea di Blanca e dove l’idea per questo libro. Come costruisci i personaggi e come lavori con loro, sono ribelli e dispettosi o ubbidienti e disciplinati?
 
PATRIZIA RINALDI: La perfezione latita, eppure resta sopravvalutata: Blanca è una donna che denuncia parti mancanti anche oltre il difetto della vista, che combatte quotidianamente per superare il limite. 
L’idea di Blanca nasce nel lontano 2007, durante un percorso archeologico guidato da non vedenti. Ero con mia figlia. Ci bendarono e ci insegnarono a sperimentare la conoscenza attraverso tutti i sensi, tranne quello della vista. Io, che mi perdo anche in ambienti conosciuti, dopo poco mi muovevo con padronanza degli spazi, ero capace di riconoscere odori e materiali diversi solo grazie al tatto.
Il nome di Blanca invece viene da Il tempo di Blanca, di Marcela Serrano. Nell’incipit alla protagonista si consiglia di non perdere l’uso degli occhi: solo loro consentono di leggere, solo loro possono sconfiggere la solitudine (cito a memoria, quindi male).
Quando ho deciso di scegliere Blanca come protagonista della mia serie noir, le suggestioni si sono incontrate in una specie di sfida narrativa. Per me lei rappresenta quello che perdiamo, la necessità del coraggio di andare avanti con pezzi mancanti.
Studiare i personaggi che sceglierò è uno dei momenti creativi che preferisco. Non so se siano disubbidienti, forse, di sicuro seguono una coerenza narrativa che a volte mi allontana dai propositi iniziali.
 
Andiamo più sul tecnico, che a noi piace andare sui dettagli specialistici di questo mestiere. Un libro che fa parte di una serie ha bisogno di un lavoro attento e puntiglioso: quali passi hai fatto per arrivare alla stesura finale? Hai scritto racconti che poi hai scartato, come hai strutturato il lavoro? Quali parti sono state più faticose e quali più divertenti da scrivere? Raccontaci qualcosa del tuo processo creativo
 
PATRIZIA RINALDI: Dopo il primo romanzo di Blanca, avevo già le voci e le caratterizzazioni dei personaggi, le dinamiche interpersonali, l’ambientazione e la struttura: per esempio tra le scelte dello scheletro narrativo c’è il doppio intreccio, che ho riproposto in tutti i romanzi della serie. Ho dovuto però tener conto anche di alcuni rischi: il primo, e per me il più insidioso, è la tentazione di una ripetizione caratteriale che esclude i mutamenti. Nella realtà si cambia e ho voluto che anche nella finzione emergesse questo dato.
Ho anche cercato di considerare più registri e di non annoiarmi per non annoiare. La fissità rassicura il lettore appassionato di personaggi seriali, ma presenta il rischio di trovare solo quello che si è già letto nei romanzi precedenti.
Per me scrivere è solo passione: quando non proverò più questo trasporto, se vogliamo ingenuo, farò qualcos’altro.
 
Torniamo ai concorsi, ma in particolare a come affronti i rapporti con gli altri. Hai portato avanti lavori molto diversi fra loro e sicuramente hai collaborato con un gran numero di persone diverse. Per noi di Minuti Contati il confronto e la critica sono due momenti fondamentali e altamente formativi tanto che li consideriamo i punti cruciali della nostra associazione, ma di tanto in tanto sono anche momenti difficili e tesi da gestire e/o vivere. Come vivi il confronto con gli altri scrittori? Con i professionisti con cui collabori per portare a conclusione i lavori? E con la critica?
 
PATRIZIA RINALDI: Rispetto la critica anche quando non ne condivido il giudizio. Fa parte del lavoro che ho scelto e va bene così.
Ho amici cari tra gli scrittori, ma non è automatico trovarsi bene con i colleghi, come in ogni mestiere. Non è un problema degno di nota.
Invece con i professionisti con cui lavoro – editori, editor, traduttori, uffici stampa, redattori, eccetera – per me non ci deve essere disaccordo. Avrei difficoltà a confrontarmi con rapporti professionali poco chiari e non basati sulla reciproca fiducia. Se accade, me ne vado.
 
Passiamo a qualcosa di più ‘mistico’: hai una grande esperienza di editoria e generi letterari. Hai anche un metodo, un segreto, un sistema speciale che puoi condividere con noi, regalarci per aiutarci nello scrivere?
 
PATRIZIA RINALDI: Sconsiglio vivamente di seguire i consigli, soprattutto quelli mistici. Scherzi a parte, ogni autore ha il suo segreto, il suo tarlo, forse la risorsa migliore è scoprire il proprio.
 
E a questo punto perché non andare dritti al punto: cos’è la scrittura? Hai una conoscenza molto ampia e particolare del mondo editoriale italiano. Cos’è la scrittura per te?
 
PATRIZIA RINALDI: Mi viene più facile dire quello che sarei senza la scrittura. Sarei più disperata quando sono disperata, sarei meno felice quando sono felice e così via. Senza la scrittura mi sarei spesso persa. È il posto mio. Io che spesso mi sento fuori posto, e in genere non abbastanza nonostante lo studio ossessivo e quotidiano, quando scrivo mi basto.
 
edizione
 
I partecipanti all’edizione di lunedì 20 aprile dovranno scrivere un racconto, su tuo tema, in meno di 3300 caratteri ed entro quattro ore. Immaginati nei loro panni: alle 21 ti colleghi al forum per scoprire il tema e poi? Come organizzi la serata e come procedi (prima delle 21 e dopo)? Insomma, come cercheresti di superare la prova?
 
PATRIZIA RINALDI: Cercherei di divertirmi con le parole, anche con quelle più tristi.
 
Ora torna a immedesimarti nelle vesti di Guest Star: dopo qualche giorno riceverai quelli che si saranno distinti come i migliori racconti tra i tanti. Come immagini di affrontarli, leggerli e giudicarli? Su cosa punterai l’attenzione con maggiore intensità? Cosa deve fare uno scrittore per catturare la tua attenzione e farti considerare il tempo della lettura come ben speso?
 
PATRIZIA RINALDI: Ci tengo a ricordare che quando siamo letti, io per prima, siamo sottoposti anche a un giudizio di gusto. Perciò è possibile che quello che non piace ad alcuni sia gradito da altri. Molto tempo fa, Fulvia Serra, all’epoca direttrice di Linus, mi chiese cosa avrei fatto se lei avesse stroncato i miei testi. Le risposi che avrei continuato a scrivere lo stesso. Lei commentò con una frase che non ho mai dimenticato: “allora hai qualche speranza”.
Comunque, in genere mi colpisce l’abbraccio riuscito tra finzione e autenticità e la scarsa omologazione di temi e di stile.
 
Lunedì 20 aprile gli autori dovranno scrivere su un tuo tema: senza svelarcelo, vuoi darci qualche indizio a riguardo?
 
PATRIZIA RINALDI: Ho concordato l’argomento con Maurizio Bertino, che ringrazio per la sua gentilezza: è un tema presente in quasi tutti i miei scritti.
 
Questa era l’ultima domanda, ti ringraziamo per le risposte e, una volta ancora, per il tempo che ci stai donando. Per noi tutti è un onore averti come guest star in questa nuova edizione di Minuti Contati!
 
PATRIZIA RINALDI: Grazie a voi per tutto e buona scrittura ai partecipanti. Vi aspetto.

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