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Secessione? (Autori Vari)

Una nuova raccolta breve di Minuti Contati, una selezione di dieci brevissimi racconti scritti specificatamente sul tema SECESSIONE?

 
Padania, anno '65
di Alessio Cecchin
 
Alberto distolse lo sguardo dal tablet. Fuori da scuola la nebbia avvolgeva Milano nonostante fosse mezzogiorno. La minuziosa lezione su Barbarossa esercitava un potere soporifero.
Stringere la banconota da quindicimilioni di lire che aveva in tasca per acquistare la merenda lo tenne sveglio.
Poi il boato: Alberto e i compagni si precipitarono alla finestra ma il fumo si confondeva con la nebbia. Partì la ben nota registrazione incisa dai ribelli.
«Ciò che vi stanno insegnando è falso. La Padania è parte di una Nazione con identità sociale e culturale. La fondazione della Padania, con la conseguente abolizione delle leggi nazionali ed europee, ha schiacciato il nord Italia in una morsa di inflazione, inquinamento e corruzione…»
«Bambini! Allontanatevi dalle finestre!»
La maestra guidò la classe in corridoio, fino al bunker del sottoscala. Alberto non era sicuro che un paio di porte a vetri li avrebbero difesi dalle bombe. Ma sapeva che lì non sarebbe arrivato l’audio della registrazione.
 
Paradiso sparuto
di Luca Mazza
 
Potenze in antisommossa spiegavano le ali sotto il Trono di cornalina.
Da 6 giorni i secessionisti contestavano, offuscando i Tetracordi.
Un AlfaeOmega di arcobaleni affocò le Sfere, e il Motore Immobile rientrò al Suo posto.
«Una volta il settimo si riposava» disse al segretario Mikael «Che è sto diavolio?»
«Il sindacato dei Serafini, Causa Incausata»
«Chi li guida?»
«L’Astro del Mattino»
Un gesto poco biblico. «Falli passare»
 
Lucifer si riavviò i capelli di miele: «Devi scegliere, o con noi o senza di noi»
«Pensi di farcela? Per reggere un Cosmo servono spalle larghe»
Il Secessionista gonfiò i deltoidi.
«Tu l’hai fatto a tua immagine, perché non io?»
«Non è luogo per i dissensi, lo sai»
«Allora emigreremo in un altro, più freddo delle stelle e più rovente dei Soli, dove regneremo senza doverti servire.»
Lucifer girò le spalle alla Luce e se andò coi suoi.
«Non sei tu che mi cacci ma io che me ne vado» tuonò dove iniziavano le ombre.
Dio guardò i 24 Saggi sui Seggi.
«Questa è meglio se non la scriviamo»
 
Secessione?
di Luca Pagnini
 
L’uomo irruppe nella sala col fiato corto e un foglio in mano. Decine di occhi lo fissarono.
«Allora?»
«Ce l’hanno fatta», sillabò tra un respiro e l’altro, quindi passò il foglio alla sua destra.
Di mano in mano il pezzo di carta fece il giro della sala. Nessuno commentò.
L’ultimo a leggerlo si alzò in piedi: «L’assemblea è tolta».
La sala si svuotò tra i bisbigli e il calpestio lento dei passi.
Quando furono soli, il corriere si rivolse all’ultimo lettore, «E adesso?»
«Adesso? Che ore sono?»
«Quasi le nove».
«Bene, allora andiamo a cena… dal Corto».
«É dall’altra parte del confine…»
«Giusto. Allora dalla Pisana».
«Anche lei ora è di là».
«Cazzo! Fammi guardare la piantina. Quindi non ci resta che… la signora del 121/8?»
«La signora Sara».
«Lei. Cucina bene, no?»
«Sì, ma se continua così alla prossima assemblea condominiale sarà sancita l’indipendenza anche del 121/8».
«Chissà, aspettiamo il prossimo referendum, non è mai detta l’ultima».
«Questa l’ho già sentita».
«Ora ho fame, andiamo… disfattista».
 
C'eravamo sbagliati
di Loca Notar
 
«Basta, vado via».
«E dove andresti?»
«Per la mia strada».
«Tu che non sei mai stato capace di fare una scelta, figuriamoci prendere la strada giusta»
Erano trentacinque anni che stavano assieme. All’inizio fu colpo di fulmine. Nessuno dei due capiva veramente l’altro, ma non sarebbero mai riusciti a vivere separati. Con il passare del tempo divenne tutto logorante, come la più classica delle storie. Uno troppo razionale, alla perenne ricerca delle cose giuste da fare; l’altro istintivo, rapido, con i soliti bisogni emotivi da soddisfare. Una relazione destinata a morire.
«Oggi, undici ottobre 2017, io, il cuore, dichiaro l’indipendenza da te».
Pochi minuti dopo il cervello si spense.
Dopo trentacinque anni non potevano ancora vivere senza l’altro.
 
Uno e trino
di Marco Roncaccia
 
Cristo cade dalla croce.
Rumore di chiodi contro il marmo.
Nella chiesa vuota l’eco è potente.
Gesù si rialza lentamente.
 
Ti prostri a terra.
Un Segno, pensi, per te, unico testimone.
Sono giorni che sei barricato, da quando i morti sono tornati a cibarsi dei vivi.
Ma ora hai la prova che Dio non ti ha abbandonato.
Ha scelto te, un prete male in arnese, per questo prodigio.
«Bandite ciò che divide l’uomo dall’uomo e l’uomo da Dio. Solo nell’unità c’è salvezza!»
Urlavi dal pulpito, tra le risatine dei fedeli.
Stolti!
 
Gesù viene verso di te.
Lo vedi scuotersi, vibrare, dilatarsi
 
Un brivido ti fa ricordare la storia di quel crocifisso.
Le gambe, lo scalpo e il resto.
Tre eretici giustiziati e scuoiati per rivestire il corpo di Cristo.
 
Poi il Figlio di Dio esplode.
Fili di stoppa rancida riempiono il tuo campo visivo.
Ognuna delle gambe, lo scalpo e un pezzame di pelle privo d’imbalsamatura si dimenano in autonomia sul pavimento.
 
Lacrime ti rigano gli occhi.
«Divisione, ancora divisione!» urli disperato.
 
Di guardia
di Eugene Fitzherbert
 
«Dicevano che erano qui molto prima di noi. Volevano staccarsi, e glielo abbiamo permesso: la secessione è servita. Sei d’accordo, Alan?»
Alan non rispose.
Idiota.
«Voglio dire: volete dichiarare la vostra cazzo di indipendenza? Accomodatevi, coglioni. Ma tutto ha un prezzo, no? E dai, partecipa un po’, che cazzo! Siamo di guardia all’unica strada che arriva a loro. Sii un po’ più socievole!»
Alan rimase zitto.
Coglione.
«E allora, gliel’abbiamo messo nel culo. Guarda: torrette di guardia, filo spinato spalmato di aglio, qualche crocefisso e il loro paesino di merda è i-s-o-l-a-t-o. Rinchiusi, sepolti nella loro valle tra i Carpazi.»
Alan non intervenne.
Cazzone.
«Vuoi sapere una cosa assurda? Quelli hanno la loro storia, le loro tradizioni, la loro lingua, i loro DENTI. Ah, io li odio quei denti, tutti storti, lunghi…»
Alan parlò: «Iulian, vivo in Transilvania da molto prima di te. E ti dirò: a me piacciono i loro denti. E presto piaceranno anche a te!»
Iulian si accasciò.
Esangue.
 
Sul colpo
di Giancarmine Trotta
 
SE-CES-SIO-NE!
SE-CES-SIO-NE!
SE-CES-SIO-NE!
Il popolo urlava di gioia.
La regione Prosperosa era finalmente libera, felice, ricca.
Dal palco, il giovane Presidente eccitò la folla sognante con un discorso storico, concluso con lo slogan «Il futuro è oggi!» urlato al cielo. I rappresentanti delle province, accalcati per una foto ricordo dal sapore elettorale, impettiti e arroganti, ostentavano il ghigno della vittoria gareggiando tra loro per accaparrarsi i meriti maggiori.
 
La Prosperosa aveva uno sbocco al mare, una larga pianura e dolci colline.
Il ciclo economico positivo durò a lungo e vissero felici i figli e i nipoti del Presidente, ormai anziana icona della lotta contro il centralismo della vecchia capitale.
Le nuove bandiere sventolarono per anni, lucide e superbe.
 
Poi accadde.
Dalla vecchia capitale sorrisero.
Non era previsto nella Costituzione.
L’ultimo nipote del Presidente volle informarlo sul letto di morte.
«Nonno, la Provincia del Mare ha chiesto la secessione.»
Morì, sul colpo.
 
Non gioco più
di Raffaele Marra
 
Egregio Presidente, le scrivo per proclamare innanzi a Lei e all’Italia l’indipendenza della Capalogna. Dopo il referendum tenutosi questa sera nel mio appartamento, la totalità dei residenti (e cioè io) ha deciso per la scissione dall’Italia. Nasce, con tale atto di estrema democrazia, la Repubblica di Capalogna, il cui eletto (sempre io) assume pieno potere con il cento percento dei consensi. Dopo anni di lavoro mal retribuito, di soprusi e angherie, di malumori, malasanità, malgoverni, malgiogli, pd, dc, ici, iva, irpef, erpes, finalmente il popolo di Capalogna (Gino Capalogna, per l’esattezza), decreta unilateralmente l’indipendenza.
El pueblo unido la saluta con la dovuta ossequianza. Venga pure a visitare la Capalogna quando vuole (Serradipalle, via delle buche 7, piano 3°, interno 11): tra capi di Stato ci si intenderà.
 
AAA
La Capalogna cerca altri 10 individui maschi per creare nazionale di calcio.
Si richiede disponibilità a trasferirsi all’estero.
Chiedere del Presidente Gino.
 
Scissa
di Monica Patrizi
 
Io le vedo tutte.
Quella che ha smesso di fumare tra una sigaretta e l’altra.
Quella che bestemmia ogni volta che suona la sveglia.
Quella che si trascina in cucina, apre una scatola di merendine per i figli, beve una birra e si rimette a dormire.
Quella che parcheggia sul marciapiede.
Quella che si trucca in treno.
Quella che flirta con i mariti delle altre.
La crocerossina brava a curare ogni abrasione, tranne le proprie.
Quella che passa l’aspirapolvere per riordinare i pensieri.
Quelle che per raddrizzare una giornata storta, allentano una sberla.
Le vedo chine sui compiti, a sostituire le parole sbagliate dai figli.
Vedo quella al telefono con l’avvocato, quella che minaccia di chiamare i carabinieri.
Quella che urla perché è tardi, che strilla perché non arriva l’assegno di mantenimento, quella che non trova il grembiule pulito, la cartellina del lavoro, la strada di casa.
Tutte quelle che non vorrei essere, ma che io sono.
Io le vedo tutte.
 
Chissene
di Fernando Nappo
 
In settimana il piede sinistro se n’è andato. Chissene, mi son detto, io sono sempre io, anche su un piede solo. Il passo è incerto, ok, ma poco importa. Il giorno dopo mi ha abbandonato il coglione destro. Dato che ne ho due, chissene. E quando se ne è andato anche il sinistro, ho pensato: tanto meglio. Non ho figli e non ne voglio. Tutto peso in meno da portarsi dietro. Nei giorni seguenti si sono sganciati anche lo stinco destro (con piede annesso), un polmone (tanto senza piedi non posso correre e respiro a sufficienza anche così), più altra roba superflua. Così combinato, la morosa m’ha mollato, ma chissene anche di lei: altro peso in meno, e finché mi rimangono il pirla e le mani mi consolo facilmente della perdita. Ieri ha deciso di andarsene anche il lobo destro, quello della creatività. Capirai! Ho sempre avuto così poca fantasia. A che cazzo mi è mai servito, eh? Perciò, chissene. Questa mattina, invece, ha cominciato a prudicchiare il lobo sinistro. Ho pensato: stai a ved_

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