eliselle

Venire a letto con te mi facevi scoprire l’America

Un racconto di Eliselle, la guest star della Sesta Edizione della Quinta Era!

 
“Ragazzi, io non so proprio che cosa fare.”
“Riguardo al full?”
“Riguardo la Pina.”
I quattro amici alzarono la testa tutti insieme contemporaneamente e si guardarono negli occhi in silenzio, uno dopo l’altro. Nick, Andy, Iappoz e Clod. I quattro cazzoni. Nello sbigottimento generale che quella frase aveva provocato, Nick riabbassò lo sguardo sul tavolo e tre paia di occhi puntarono dritti e implacabili contro di lui. Servì qualche secondo per digerirla.
“Scusa, fammi capire…”
“Eh.”
“Stiamo giocando a poker e ti viene in mente la Pina?”
“Eh…”
“Proprio adesso ne devi parlare?”
“Questa è la notte sacra, lo sai!”
“Non si può parlare di donne durante la notte sacra.”
“Già, è la regola.”
“Lo so, le regole le conosco anch’io.”
“A me non sembra.”
“Già nemmeno a me.”
“È che c’è un problema.”
“Che tipo di problema?”
“Un problema… di sesso.”
Andy, Iappoz e Clod buttarono sul tavolo le carte tutti insieme contemporaneamente e guardarono Nick negli occhi, in silenzio. Rimasero in attesa qualche minuto. Si potevano quasi sentire i battiti dei loro cuori, fino a quando Nick non si decise a parlare.
“Non ci riusciamo.”
Andy, Iappoz e Clod, intuendo qualcosa di losco, strabuzzarono gli occhi. Nessuno di loro voleva iniziare per primo. Andy prese il coraggio a due mani e fece le domande che nessun uomo al posto suo avrebbe voluto fare.
“Non riuscite a fare ché?”
“Non riusciamo a fare sesso.”
“È una cosa continuativa?”
“Sì.”
“Da quanto tempo va avanti?”
“Da quando abbiamo deciso di farlo.”
“E cioè da quanto?”
“Da un paio di mesi.”
“E lo dici solo adesso?!”
“Pensavo che le cose si sarebbero messe a posto col tempo. In fondo è solo da quattro mesi che stiamo insieme.”
“E per due mesi non te l’ha sganciata?”
“No.”
“Come hai fatto a resistere?”
“Ho resistito.”
Andy prese un lungo sospiro. Poi parlò.
“Tutto chiaro, amico: è un classico trauma da non-scopata. Succede quando trovi quella che te la fa sudare. Prendi il Viagra la prima volta, giusto per abituarti di nuovo all’idea di scopare e col tempo non ci pensi più. Alla fine ti sembrerà solo un brutto sogno.”
Andy schioccò le dita con un’espressione da illuminato sul volto. In una frazione di secondo aveva già trovato diagnosi e soluzione per il suo amico. Si sentì fiero di se stesso. Pacche sulle spalle, brusio d’approvazione generale. Si poteva riprendere il gioco.
Nick scosse la testa.
“Che c’è adesso?”
“C’è che non è così semplice.”
“O merda, non ti farai venire le paranoie da donna, eh?!”
“Ma quali paranoie?!”
“Quelle da donna.”
“Ragazzi, guardate che là sotto funziona tutto perfettamente.”
“Come sarebbe? Allora non hai fatto cilecca?”
“No!! Ve l’avevo detto che non era una questione semplice!”
“E quindi, dove sta il problema?”
“Vorrei saperlo anch’io.”
“Hai un problema inesistente?”
“Vuoi dire che sta tutto nel tuo cervello?”
“Una roba alla Matrix…”
“L’avevo detto io che era una paranoia da donna.”
Nick lanciò le carte sul tavolo e si decise a parlare.
“Insomma basta! Per essere brevi. Io busso ma non riesco a entrare. Ci siamo capiti?”
Dopo qualche istante di mutismo generale, lo investì un urlo a tre voci.
“Una vergine!”
“Cazzo che culo! Te ne sei trovata una vergine!”
“Quanto ti invidio Nick… sei il numero uno.”
“Non è vergine.”
“Come non è vergine?”
“Perché cazzo devi ripetere a pappagallo le ultime parole che dico, eh?”
“Che sfiga. Tanta attesa per una frigida.”
“Non è nemmeno frigida.”
“Deve esserlo per forza se non riesci a entrare.”
“Prova con quelle stronzate che piacciono tanto alle ragazze.”
“Prova a pagartene una, fai prima.”
“Quali stronzate?”
“Che ne so, comprati una rivista femminile e leggiti i consigli delle sessuologhe, no?”
“Ma sì, quella roba sui preliminari…”
“Ah la storiaccia sui preliminari!”
“Vero. Anche a me è capitato, poi ho scoperto la dura legge del cunnilingus e ho capito che c’è un prezzo da pagare per farlo anche con donne per bene.”
“E se non fossero quelli?”
“Prova dell’altro.”
“Già. Tipo i fiori di Bach, quella roba lì.”
“Cosa diavolo sono i fiori di Bach?”
“Li usa anche la mia morosa…”
“Ecco, allora metti su una piantagione di fiori di Bach.”
“Ma figurati se posso fare una cosa del genere.”
“Cos’è, non ti piace fare il giardiniere?”
“Al massimo te li coltivo io, faccio un quadratino vicino alle mie piantine di maria…”
“Ma piantala!”
“Eccerto, come sennò?!”
Andy, Iappoz, Clod. E Nick. I quattro cazzoni.
“Lei che ti ha detto?”
“Magari si fa sfondare da un altro e non vuole che tu te ne accorga.”
“Me ne sarei accorto eccome!”
“Perché, tu gliela misuri?”
“Io controllo sempre prima, non si sa mai.”
“Io controllo anche il culo, check up generale, amico.”
Nick si mise le mani nei capelli e lasciò scivolare i gomiti sul tavolo. Aveva fatto un errore. Mai parlare di argomenti del genere con gli amici del poker. Non avrebbe mai più fatto lo stesso sbaglio due volte. Il suo era un problema serio.
“Sentite, non importa. Vedrò di parlarne con qualcun altro. Grazie lo stesso ragazzi.”
“”Ma come sarebbe, ci siamo qui noi.”
“Siamo o non siamo tuoi amici?”
“Certo.”
“Perché, non ti fidi?”
“Mi fido, mi fido. Ma magari non è questo il momento. Dopotutto il regolamento parla chiaro. Non si parla di donne durante il poker. Continuiamo la partita.”
“Ok.”
“Ma come sarebbe ok, io mi sto appassionando alla vicenda e tu dici ok.”
“Se non ne vuole parlare è inutile. Andiamo avanti.”
“Ok.”
“Però non finisce qui. Ricordatelo.”
A Nick quest’ultimo avvertimento suonò come una minaccia. Ormai era diventata una questione di vita o di morte.
 
“Ragazze, io non so davvero che fare.”
“Riguardo a sabato?”
“Riguardo a Nick.”
Le quattro amiche alzarono la testa tutte insieme contemporaneamente e si guardarono negli occhi in silenzio, una dopo l’altra. Pina, Sara, Lilla e Mary. Le quattro grazie. A quella parola magica, Pina si ritrovò tre paia di occhi puntati addosso e si chiese se faceva bene a parlarne con loro prima che col suo ginecologo. Le servì qualche secondo per ritrovare il filo delle sue perplessità.
“Racconta.”
“Non so sa dove iniziare.”
“Come sarebbe?”
“Quello che ho detto…”
“Da qualche parte dovrai pure cominciare, no?”
“Dai avanti, che aspetti!”
“Non tralasciare nessun dettaglio.”
“Ragazze, lasciatela respirare un attimo.”
“In effetti è difficile da dire.”
“Per caso avrà mica un’amante?”
“Sarà mica gay?”
“No! È che c’è un problema.”
“Che tipo di problema?”
“Un problema… di sesso.”
Sara, Lilla e Mary lanciarono un gridolino eccitato tutte insieme appassionatamente e guardarono la Pina negli occhi, in silenzio. Rimasero in attesa qualche minuto. Una trentina di unghie picchiettavano nervosamente all’unisono sul tavolino del bar, e si fermarono solo quando lei si decise a parlare.
“Non ci riusciamo.”
Sara, Lilla e Mary, immaginando la scena, si guardarono costernate. Si intuiva che ognuna di loro voleva iniziare per prima, ma ci pensò Sara a bruciare tutte le altre sul tempo e a fare alla Pina le prime domande a raffica. Dopotutto il gossip è tutta una questione di riflessi.
“Non riuscite a fare cosa?”
“Non riusciamo a fare sesso.”
“È una cosa continuativa?”
“Sì.”
“Da quanto tempo va avanti?”
“Da quando abbiamo deciso di farlo.”
“E cioè da quanto?”
“Un paio di mesi.”
“E ce lo dici solo adesso?!”
Il tono stridulo della voce di Sara infastidì la Pina che si lasciò scappare una smorfia.
“Pensavo che le cose si sarebbero messe a posto col tempo. In fondo è solo da quattro mesi che stiamo insieme.”
“E per due mesi hai dovuto subire una castità coatta?”
“Diciamo di sì.”
“Come hai fatto a resistere?”
“Che vuoi che sia…”
Sara prese un lungo sospiro. Poi ipotizzò.
“Ha forse avuto un trauma infantile? Avrà davvero un’amante? Una doppia vita? Si sentirà in colpa per questo? Forse ha tendenze omosessuali e te lo sta tenendo nascosto? Hai provato a chiedergli che rapporto ha con sua madre? E con suo padre? E con la sua ex? Magari è stata quella a inibirlo in qualche modo, ho letto che alcune donne sbeffeggiano gli amanti e i fidanzati e li fanno diventare psicologicamente impotenti. Avete provato ad andare dal sessuologo? E dall’andrologo? E dallo psicoterapeuta? Io vi consiglierei una terapia, fate degli esami, controllate se è tutto a posto, fate dei test psicologici, e vedrai che a tutto si rimedia.”
Sara sorrise e Lilla e Mary annuirono. Erano perfettamente d’accordo con lei. Con poche mirate domande era riuscita a trovare ogni possibile causa di quel disastro e aveva anche offerto alcune soluzioni in extremis. Sara si sentì orgogliosa di se stessa.
Ma la Pina scosse la testa.
“Che succede?”
“Succede che non è così semplice.”
“Vuoi dire che c’è dell’altro?!”
“Vuole cambiare sesso?!”
“Hai scoperto che di notte va a trans?”
“Beh, quantomeno me ne sarei accorta.”
“Ha fatto cilecca?”
“Non proprio… ve l’avevo detto che non era una questione semplice!”
“Come sarebbe non proprio, dove sta il problema?”
“Vorrei saperlo anche io.”
“Invece di diventare sbarra rimane salsiccia?”
“Forse l’argano pompa ma non esce niente?”
“Che metafore orripilanti…”
“E come facciamo a farci capire se tra noi non usiamo metafore comprensibili?”
La Pina alzò le braccia per far tacere le amiche e si decise a parlare.
“Insomma basta! Per essere brevi. Diciamo che io personalmente non gli avrei affidato il progetto del traforo del monte Bianco. Ci siamo capite?”
Dopo qualche istante di muto sbigottimento, la investì un urlo a tre voci.
“Non ha mai avuto una ragazza?!”
“Non l’ha mai fatto?!”
“Ma quanti anni ha?!”
“Aveva la ragazza, e l’ha già fatto prima.”
“E allora sarà inibito.”
“Cosa significa?”
“Che per lui sei troppo gnocca e non riesce a fartisi.”
“Ma smettila.”
“Deve esserlo per forza se non riesce a finalizzare.”
“Prova con quelle stronzate che piacciono tanto agli uomini.”
“Quali stronzate?”
“Che ne so, sesso orale, biancheria intima sexy, giochetti erotici.”
“Ma sì, c’è anche quella roba sui massaggi thai…”
“E dite che funziona?”
“Eccome. Anche a me è capitato, col mio ex, poi ho scoperto la dura legge della fellatio e ho capito che c’è un prezzo da pagare per farlo anche con uomini un po’ inibiti. Sai a parlare loro la fanno facile, ma quando si arriva ai fatti, sono pecore bolse.”
“E se non fosse abbastanza?”
“Prova dell’altro.”
“Già. Tipo farlo in posti strani, ascensori, toilettes, quelli lì.”
“Se è inibito in camera da letto, come diamine fa a disinibirsi in pubblico?!”
“Guarda che per alcuni funziona.”
“Ecco, allora sorprendilo.”
“Ma figuratevi se posso fare una cosa del genere.”
“Cos’è, non ti piace fare sesso in posti pericolosamente eccitanti?”
“Se vuoi ci provo io, faccio un rodaggio veloce e ti dico se funziona…”
“Ma piantala!”
“Dai scherzavo, mica te la prendi eh?!”
Sara, Lilla, Mary. E la Pina. Le quattro grazie.
“Lui che ti ha detto?”
“Niente. Non dice niente.”
“Uomini!”
“Già. Piuttosto che guardare in faccia al problema, nicchiano.”
“Fanno finta di niente.”
“Fingono che non sia successo, vanno avanti come se nulla fosse.”
La Pina si accarezzò le guance e chiuse gli occhi qualche secondo. Aveva fatto un errore. Mai parlare di argomenti del genere con le amiche dello shopping. Cerchi un appiglio, una soluzione e ti ritrovi ad ascoltare la solfa di quanto sono bastardi gli uomini. Il suo era un problema serio.
“Sentite, non importa. Vedrò di parlarne con uno specialista. Grazie dei consigli ragazze.”
“”Ma come sarebbe, ci siamo qui noi.”
“Siamo o non siamo tue amiche?”
“Certo.”
“Perché, non ti fidi?”
“Mi fido, mi fido. Ma magari non è questo il momento. In fondo siamo qua per divertirci, per non pensare a niente. Divertiamoci, dunque.”
“Ok.”
“Ma come sarebbe ok, sta in crisi, io vorrei aiutarla, noi tutte vorremmo aiutarla, e tu dici ok?”
“Se non ne vuole parlare è inutile. Quando si deciderà a farlo, noi ci saremo.”
“Ok.”
“Però non finisce qui. Ricordatelo.”
Alla Pina quest’ultimo avvertimento suonò come una minaccia. Doveva assolutamente trovare una soluzione. Da sola.
 
Alla Pina non era mai capitata una cosa del genere, e per la verità nemmeno a Nick. Entrambi si trovavano spaesati di fronte a questa novità del sesso impossibile. Non avevano mai avuto problemi di questo tipo, ed ecco che improvvisamente era arrivata la grana da risolvere. Certo, ognuno di loro la raccontava agli amici (o alle amiche) alla propria maniera, ma questo era quasi normale: dopotutto rimanevano pur sempre un uomo e una donna, e che cosa c’è di più lontano e opposto nell’universo di un uomo e una donna? Ovvio che questa sia una domanda retorica, non serve rispondere.
La Pina si era interrogata a lungo sulla questione e aveva ripassato mentalmente tutti i suoi ex alla ricerca di qualche situazione simile che la aiutasse a sbrogliare quella in cui si era impantanata, ma non aveva trovato nulla che facesse al caso suo. Aveva passato quella del feticista, che le prime volte l’aveva sconvolta trascorrendo metà dei preliminari con le narici attaccate ai suoi slip ad aspirare i suoi umori terreni. Aveva superato anche quella del masochista, che la implorava di cavalcarlo come un asino e di prenderlo a schiaffi sul sedere. Si era persino destreggiata in un menage a trois tra due bisessuali incalliti. Insomma, era abituata ad affrontare tutte le grandi prove della vita. Nick era il primo essere normale di sesso maschile che le era capitato dai tempi della scuola. Ne era passata di acqua sotto ai ponti, da allora. Non doveva essere così difficile con lui, in fondo. Invece si era rivelata una vera tragedia. C’era qualcosa che non tornava.
Nick, dal canto suo, si era posto mille dubbi e altrettanti problemi, quelli classici che vengono agli uomini sani della sua età quando si rendono conto di non riuscire in un momento topico e assolutamente fondamentale come il sesso. Si era chiesto come mai fosse incappato in questo inghippo. Lui era sempre stato uno stallone. Le donne che aveva avuto in passato non si erano mai lamentate di lui, almeno così credeva. Il suo problema era appunto questo, l’incertezza: qualcuna di loro aveva mai finto un orgasmo? Era davvero un dio del sesso come credeva di essere? E perché proprio la Pina, la donna con cui aveva trovato più affinità che con qualsiasi altra, lo mandava in crisi? L’amava troppo? Era forse il fatto che non gli permetteva di offrirle il cinema e la cena a provocare la paranoia? Era troppo bella e indipendente? Troppo forte? Troppo determinata? O forse era lui che si era bevuto il cervello e non riusciva a cavare un ragno dal buco (letteralmente…) quando arrivavano al dunque? No, decisamente c’era qualcosa che non tornava.
 
“Calo del desiderio.”
“Come prego?”
“Il vostro problema ha un nome: si chiama calo del desiderio. Ne ho viste parecchie, di coppie messe come voi.”
“Ma ehm… mi scusi dottore. Noi non l’abbiamo ancora fatto.”
“Già. Il problema sta qui. Noi ne sentiremmo anche il bisogno, il problema è che, insomma…”
“Arrivati al dunque, il meccanismo s’inceppa.”
“E non certo per colpa mia, sia chiaro.”
“Perché, vorresti dire che è colpa mia, con questo?”
“No, certo che no.”
“E allora?”
“Volevo solo dire che qua funziona tutto. Forse sei tu che dovresti rilassarti un pochino…”
“Io non mi devo rilassare. Sono già rilassata.”
“Ecco, allora magari dovresti superare la fase di relax e trovare l’eccitazione giusta…”
“Ah, non sapevo di essere sotto processo!”
“Non lo sei, infatti.”
“Ah no? Mi pareva. E comunque, se non sei capace di farmi eccitare il problema di chi è?”
“Come sarebbe? E i mugolii quando ti lecco? Li fa quella del piano di sotto?”
“BASTA. Grazie.”
Alla voce tonante dello specialista, i due si zittirono di colpo.
“Cerchiamo di ritrovare il filo del discorso principale. Che era…”
“Il calo del desiderio.”
La Pina rispose imbronciata, già pronta per il funerale del suo orgasmo. La seccava tutto questo, e la seccava ancora di più essere la causa del proprio imbarazzo: era stata lei a insistere con Nick per andare dallo psicoterapeuta di coppia. Avrebbe potuto fare benissimo a meno del consiglio di Sara, e anche del numero di telefono che quell’idiota le aveva raccomandato di chiamare al più presto. “Perché il dottor Bertocchi è il migliore sulla piazza!” migliore in base a chi o che cosa, doveva ancora capirlo. Se la menava con ‘sto stramaledetto calo del desiderio. Ma quando mai? Lei il desiderio ce l’aveva, eccome. Decise di farglielo presente.
“Mi scusi, dottore. Io non voglio dire con questo che lei abbia torto, ma il desiderio non mi manca. Quindi non può essere questo, almeno per me.”
“Magari lei il desiderio ce l’ha, ma non nei confronti del suo ragazzo.”
“Hey un momento, un momento! Si va su discorsi che non mi piacciono per niente, adesso. Io non sono venuto qui per farmi fregare la ragazza sotto al naso, sia chiaro!”
“Ma smettila tu, sembri l’uomo delle caverne che fa pipì per segnare il territorio!”
“L’idea di venire qui è stata tua! Cos’è, cerchi di umiliarmi?”
“Certo che no! Ma che ti sei fumato?!”
“Se permettete…”
“No dottore, queste sono le cazzate (mi perdoni) che gli mettono in testa i suoi amichetti. E a me non sta affatto bene!”
“Ma senti chi parla. Quella che va dallo psicologodistamminchia per sviscerare i problemi che potremmo benissimo risolvere da soli!”
“ADESSO BASTA!”
Il dottore interruppe di nuovo la conversazione che si stava dirigendo su binari pericolosi con un pugno sulla scrivania che fece volare via fogli, foglietti, penne e block notes.
“Adesso basta, mi avete stancato. Ormai è un’ora e mezzo che parlate solo voi. Ora parlo io. Non avete fatto nient’altro che discutere. Lei ha rinfacciato alla sua ragazza di avere avuto troppi e troppo eccentrici amanti. Lei ha deriso il suo ragazzo sminuendolo nella sua virilità e potenza sessuale. Ognuno di voi mi ha elencato minuziosamente il proprio passato senza tralasciare alcun particolare ed entrambi vi siete indignati a sentire gli aneddoti dell’altro. Siete stati solo capaci di fare terapia distruttiva, e qua si viene per costruire. Ripeto, costruire. Avete sottolineato con deplorevole autocompiacimento che non avete mai avuto questo tipo di problema prima d’ora, lasciando entrambi intendere che la colpa sia del partner e non vostra. Se volete provare seriamente a risolvere la situazione, allora vi do una terapia e qualche suggerimento. Se invece siete venuti qui per farmi perdere tempo e a insultarmi, meglio che ve ne andiate subito onde non farmi scialacquare altri minuti preziosi. Dunque, cosa decidete?”
La Pina e Nick si guardarono negli occhi, ammutoliti. Il monologo dello specialista li aveva lasciati senza parole. Forse perchè ne avevano già spese parecchie prima.
“Allora? Mi basta che facciate sì o no con un cenno della testa.”
All’unisono, i due ragazzi lasciarono cadere in avanti la fronte in segno d’assenso.
“Molto bene. Appena avrò pronunciato quello che vi devo dire, non vorrò sentire una mosca volare, o quant’è vero che mi chiamo Achille Bertocchi prendo il mio fermacarte e ve lo tiro dietro. Siete avvisati. Ci siamo capiti?”
“…”
“Vale sempre il cenno della testa.”
Fu di nuovo un sì.
“Bene. Ho riscontrato blocchi in ciascuno di voi. Blocchi differenti che vanno eliminati. Quando arrivate al dunque, il meccanismo si inceppa e questo non va bene. Dovete ritrovare lo slancio. Dovete ritrovarlo singolarmente.”
Né Nick né la Pina capirono immediatamente quello che Bertocchi intendeva. Continuarono quindi ad ascoltarlo, tendendo le orecchie.
“Da domani, e per una settimana, dovrete cambiate completamente vita. Sette giorni, non di più. Non potrete vedervi né sentirvi. Non potrete vedere i vostri amici o frequentare i posti che frequentate abitualmente. Siate altre persone. Siate quello che volete. Senza schemi. Ma soprattutto, regola fondamentale, cambiate partner sessuale ogni sera. Questo è fondamentale.” Prese fiato, poi aggiunse: “Usate le precauzioni del caso, naturalmente.”
La fronte di Nick rivelò un moto di stizza, ma bastò che il dottore se ne accorgesse e alzasse un sopracciglio per bloccare il suo spasmo involontario. Pina non lo diede a vedere, ma con una certa freddezza mascherò la contrazione dei muscoli delle labbra aprendole in un lieve sorriso. A entrambi passarono pensieri differenti nella testa. Uno peggio dell’altro.
Nick non si accorse del sorriso della fidanzata, con grande sollievo del dottore: data la sua grande esperienza, sapeva bene che avrebbe portato ad altre, immancabili polemiche e discussioni.
Nick alzò il braccio come quando a scuola chiedeva alla maestra il permesso di andare in bagno, sentendosi anche un po’ coglione perché non sapeva se mandare il medico subito a fanculo o aspettare qualche minuto ancora, e Bertocchi gli concesse la parola.
“Questo… questa regola. Quella del sesso free.”
“Prego?”
“Il sesso libero” intervenne Pina, anticipando il suo ragazzo che la guardò bieco.
“Ah, linguaggio giovanile. Dunque?”
“Ecco. A che cosa dovrebbe servire esattamente?”
“A riabituare il corpo ad ascoltare l’istinto e a togliere i blocchi mentali che si creano quando c’è coinvolgimento.”
“Coinvolgimento?”
“Sì, sentimento, amore. Coinvolgimento.”
“Ah.”
“Come sarebbe, ah?”
“Nulla.”
“Già,” riprese la Pina, “come sarebbe ah?”
“Falla finita tu. Zitta.”
“E non dirmi quando devo stare zitta e quando devo parlare!”
“BASTA!”
Bertocchi li freddò prima che la discussione potesse degenerare di nuovo.
“Ci rivediamo qui, stessa ora, tra una settimana. Il nostro tempo è scaduto. Buona giornata.”
 
“Mi devi dare il numero di questo medico!”
Luisa la guardò con aria divertita. La Pina si chiese che cos’avesse da sogghignare tanto. Era la sua migliore amica, si sarebbe aspettata come minimo un po’ di comprensione e di partecipazione in più. Evidentemente aveva fatto male i suoi conti: quando si parlava di sesso con donne sposate qualcosa cambiava irrimediabilmente.
“Perché, ne avete bisogno anche voi?”
“Giulio no. Ma io sì.”
“Soffri di calo del desiderio?”
“No, è che semplicemente col tempo ci si annoia.”
“Ma siete sposati solo da due anni!”
“Vabè. Ma cambiare di tanto in tanto fa bene.”
“Ah sì?”
“Beh. Credo…”
A giudicare dal rossore improvviso comparso sulle sue guance, la Pina ebbe l’impressione che Luisa non gliela raccontasse giusta. Che avesse molto più di semplici ipotesi sul sesso occasionale fuori dal matrimonio? Probabilmente gliel’avrebbe detto. O no?
“Che storia è questa? Avrai mica un amante, adesso.”
“No ma…”
“Ma cosa?”
“Una buona dose di sesso incoraggiata e avallata da un medico è un’occasione per evadere. E da evadere, con Giulio, ce n’è… ce n’è davvero tanto, fidati! Ma lasciamo stare. Tu piuttosto, l’hai già iniziata la terapia?”
“Sì, sono stata… ehm… costretta. Ho cominciato tre giorni fa. Stasera esco di nuovo e stiamo a quattro. Altri tre e sono a posto. Entro martedì prossimo devo concluderla. Cambiare partner ogni sera è una faticaccia.”
“Non lamentarti del brodo grasso. Quindi?”
“Quindi niente! Esco, vado in posti dove non sono mai stata, rimorchio qualcuno e me lo porto a letto. Fine della storia. Mi sembra di essere tornata al liceo.”
A Pina sfuggì un risolino che la Luisa colse al volo. Non vedeva l’ora di sapere i dettagli.
“Sembra che la cosa ti diverta assai… eh?”
I primi giorni si era sentita un po’ in imbarazzo, ed era vero. Giocare al ruolo della femme fatale che girava tirata a lucido come una diva tra i lounge bar più in della città non le si addiceva. Eppure non ci aveva messo molto a ritrovare il piacere ludico della conquista fine a se stessa, quella che le faceva guadagnare qualche ora di puro e semplice piacere fisico. Più si allenava, più si convinceva di essere tornata in gran forma, come ai vecchi tempi, più si alzava il target delle sue prede. E naturalmente, più si dimenticava di Nick e del loro piccolo grande problema.
La prima sera aveva abbordato un tizio sui trentacinque dall’aria pesantemente nerd, un genere sullo stile ex-secchione-new-pseudo-intellettuale che, fosse stata un’altra occasione, l’avrebbe tenuta lontana anni luce dal bersaglio. Ma doveva farlo per forza, quindi aveva deciso di buttarsi: le alternative erano accontentarsi o partire in ritardo con la terapia. Aveva scelto il male minore. Dopo un paio di stuzzichini e qualche drink, si era ritrovata a ripassare il kamasutra nella sua auto perché la dolce mammina del tizio in questione si trovava (guarda caso!) da lui proprio in quel periodo (quando si dicono le coincidenze!) e non potevano (che peccato!) utilizzare il suo appartamento. Nonostante le premesse poco incoraggianti, non era stata una prestazione completamente da buttare: le aveva dato la precedenza e l’aveva fatta venire con la lingua. Era stata lei a imporglielo. In seguito, al momento della penetrazione, si era accorta che tutto funzionava alla perfezione. Se l’era trovato dentro in un attimo, e in un attimo lui aveva finito. Beh, aveva pensato, almeno non devo stare qua un’altra mezz’ora. L’eiaculazione precoce a volte era una benedizione, ci aveva visto giusto a farsi fare prima un po’ di sesso orale. Così, l’aveva salutato e se n’era tornata a casa. Da sola, nel suo letto, al buio, con lo sguardo fisso verso il soffitto, si era chiesta se Nick avesse avuto una serata migliore della sua: a pensarlo con un’altra donna aveva sentito il morso della gelosia.
“Sfondato com’è, avrà trovato solo tettone superfighe.”
“Tu lo sopravvaluti troppo, come al solito. Ma poi? Chi ti è capitato?”
La seconda sera aveva cambiato di nuovo zona per evitare di incontrare di nuovo il nerd. Per quanto ne sapeva, lui avrebbe potuto anche sperarci. Per questo aveva deciso di usare solo nomi falsi. Non si può mai sapere. Era andata in un pub (età al di sotto della sua solita media) dove aveva incontrato un ragazzotto di qualche anno in meno di lei, uno studente universitario che veniva dalla provincia e viveva in un appartamento tranquillo in condivisione con un paio di ragazze. Bella presenza, bel fisico. Ci aveva messo pochi minuti per fargli capire le proprie intenzioni, e si erano compresi al volo. Più che a studiare, alla Pina era sembrato che il fanciullo pensasse piuttosto a scopare. Ma dopotutto era giovane, la cosa era pure comprensibile. E faceva al caso suo. Si erano ritrovati mezzi nudi già sul pianerottolo del terzo piano, e Pina aveva iniziato a pensare che sarebbe stata una nottata da ricordare. Non si era del tutto sbagliata. A parte una mezza cilecca all’inizio, giustificata da un semplice e innocente scusami è la prima volta che vado con una donna più vecchia (che sulle prime poteva suonare offensivo, ma poiché è tutta una questione di sfumature la Pina aveva deciso di fare finta di niente e di interpretare l’aggettivo vecchia più come esperta che come ammuffita), con un po’ di pazienza tutto era andato alla grande. Quattro prestazioni, tre orgasmi e un bel colorito roseo sulle guance al mattino presto, quando si era rivestita in silenzio, per non farsi sentire, ed era tornata a casa. Le era piaciuto parecchio, il ragazzo aveva talento. Soprattutto il suo modo di muovere i fianchi e le sue spinte profonde. Era quasi dispiaciuta di non poter fare il bis, e si era chiesta se avesse potuto fare uno strappo alla regola e tornarci anche la sera dopo.
“E l’hai fatto?!”
“No. Non sarebbe stato corretto. Una terapia è una terapia. Non va presa sotto gamba.”
“Giusto.”
La terza serata era stata la volta di un classico padre di famiglia (ma questo l’aveva saputo solo dopo, visto che il furbone si era tolto la fede dal dito), accalappiato all’happy hour di un rinomato bar della zona est. Distinto ed elegantissimo, lo aveva notato e avvicinato succhiando l’oliva di un Martini e aveva fatto colpo, coi capelli lunghi raccolti e il suo vestitino rosso, quello che le lasciava scoperte le cosce.
“Si vedeva benissimo che cercava qualcuna da montare.”
“E dove l’avete fatto?”
“Mi ha portata nel suo ufficio. Ha le chiavi, è dirigente. Almeno così ha detto.”
“Apperò!”
L’aveva piegata sulla sua scrivania e l’aveva presa da dietro senza troppi complimenti. Una situazione molto eccitante, nonostante non fosse lei a comandare. L’aveva trattata come una puttana, l’aveva persino schiaffeggiata sulle chiappe. Nessuno l’aveva mai sculacciata durante il sesso prima, ma in quel contesto non l’aveva infastidita, anzi, si era addirittura esaltata. Aveva dovuto ammettere che sentirsi in balia di uno sconosciuto non le era affatto dispiaciuto. Era riuscita a venire a tempo di record, cosa che non le capitava più da molto tempo. Altro che blocchi mentali e cali del desiderio, forse qualcosa che non andava c’era, ed era Nick.
“Ma sei sicura?”
“Non lo so. Il dottore mi ha messo confusione in testa. Prima ha parlato di mancanza di desiderio ma poi ha detto che forse la voglia ce l’ho, ma non verso il mio ragazzo, e poi ha parlato di coinvolgimento sentimentale castrante per il sesso. Insomma, un vero casino!”
“Non mi pare abbia le idee molto chiare…”
“Nemmeno a me.”
“Beh, tu il numero dammelo lo stesso, si sa mai…”
 
“Fammi capire. Adesso scopi con una diversa ogni sera?”
“Solo per una settimana. Ci sto provando. Ma la prima sera sono stato costretto a pagarne una. Che merda.”
Lello lo guardò dritto negli occhi e scosse la testa. Nick si chiese che cos’avesse da non essere d’accordo. Che ne sapeva lui di quanto poteva essere dura affrontare una terapia? Si aspettava un po’ di indulgenza in più dal suo confessore preferito. Era evidente che quel pomeriggio non ne avrebbe trovata nenche un po’.
“Dammene un’altra. Bionda.”
“Era bionda anche la zoccola di tre sere fa?”
“Sì.”
“Dell’Est?”
“Bulgaria.”
“Ah. Le migliori.”
“Già. Gran pompino.”
“Con quello che si fanno pagare.”
La conversazione non aveva preso una bella piega. Nick era andato lì per prendersi una pausa e rivedere una faccia nota. Dopotutto il medico aveva prescritto uscite serali in posti nuovi, ed erano solo le tre del pomeriggio. Si era preso mezza giornata libera dal lavoro per andare al suo bar preferito.
“Ho bisogno di parlarti seriamente Lello.”
“Perché, c’è qualcosa che non va?”
“Tutta questa cosa del calo del desiderio, dei blocchi. Io non ci ho capito un cazzo di quello che ha voluto dire quello là. La Pina mi ci ha portato pure contro la mia volontà.”
“E ti lamenti? Ha avuto un’idea geniale, se ci pensi. Certo il problema è che scopa pure lei, ma lasciatelo dire da uno che ha vissuto parecchio: c’è sempre l’altro lato della medaglia. C’è sempre un prezzo da pagare. Ma se il ritorno è equo allora…”
“Non lo dovevi dire, Lello. No! Non lo dovevi dire cazzo! Questo è il mio problema, il problema è che scopa anche lei! E sono sicuro che non ha bisogno di pagarli, lei, per farseli accomodare tra le gambe. È una donna. Per loro è tutto più facile.”
“Non mi cadere sul rosicamento, Nick, fai la persona adulta.”
“Persona adulta stamminchia, Lello!”
Lello gli mise sotto al naso un’altra birra e cambiò discorso.
“Allora, raccontami chi ti sei fatto di recente…”
La situazione lo aveva messo in crisi. Non tanto perchè avrebbe dovuto farsi qualcun’altra, quanto perché non sapeva né come né dove trovare sette donne diverse e tutte disposte a dargliela. Dopo il corteggiamento di una sera, poi… certe non gliel’avevano sganciata nemmeno dopo sei mesi, figuriamoci. Non era mica il paese del bengodi, non si erano mica trasferiti su Marte, quella era ancora la Terra e quella era ancora la sua città e lì le tipe se la tiravano tutte come se ce l’avessero solo loro. Questo ostacolo da non sottovalutare gli aveva fatto dimenticare quasi subito il piccolo grande problema tra lui e la Pina.
La prima sera si era messo degli abiti casual e aveva deciso di andare verso la periferia dov’era sicuro di non conoscere nessuno. Aveva avuto la tentazione di mandare un sms alla Pina per sapere dove si sarebbe diretta, forse perché voleva evitare di incontrarla, forse perché voleva tenerla d’occhio, ma poi si era convinto di lasciar perdere: conoscendola, si sarebbe incazzata come una iena. Ci aveva provato come un disperato con un paio di ragazze, una cessa l’altra un po’ meno, aveva offerto loro da bere e aveva chiacchierato facendo il simpatico e cercando di essere il più possibile disinvolto, ma non era riuscito a combinare niente così aveva deciso di dare fondo al suo ultimo centone e si era diretto nella zona delle battone. Qualche trans, qualche negra, qualche vichinga. Se l’era scelta davvero figa: alta, bionda, con due tette di marmo e le labbra carnose. La sua donna ideale. Altro che calendari da camionisti, qua c’era il meglio del meglio della carrozzeria, e a poco prezzo. L’aveva caricata in auto e si era infrattato in un posto abbastanza protetto per starsene un po’ tranquillo insieme a lei, per dare al tutto una parvenza di appuntamento. Ma quando la bionda gli aveva messo una mano tra le gambe, aveva lasciato perdere i convenevoli, si era infilato il preservativo e si era lasciato cavalcare senza preoccuparsi più di altro. La cosa strana era la facilità con cui le era entrato dentro. Era in astinenza da troppo tempo e in pochi colpi era venuto. La bionda non si era minimamente scomposta e continuando a sorridere gli aveva sfilato dalla tasca i soldi, ringraziandolo.
“Una vera professionista.”
“Aaahhh le gnocche esotiche. Hanno una marcia in più. E dopo, che hai combinato?”
La seconda sera si era diretto nella zona nord. Si era vestito in un modo un po’ alternativo e aveva trovato un posto adatto dove giravano anche dark e gothic, quei generi lì. Aveva sempre sentito dire che le ragazze di quei gruppi erano avanti, riguardo al sesso, e che non si facevano troppi problemi. Tentare non poteva nuocere, non se si fosse mantenuto entro certi limiti. Così, si era seduto al bancone e aveva ordinato da bere. Non era passato molto tempo da che una ragazza smilza dalla pelle bianchissima, piena di piercing, coi capelli neri e fuxia e due occhi verdi da paura lo aveva abbordato chiedendogli se fosse solo. Lui si era affrettato a dire che era nuovo di lì e che sì, era solo. Quando si era sentito rispondere bene, a me piace collaudare quelli nuovi aveva capito di essere sulla strada giusta. La tipa non era affatto male, anche se era molto diversa dai suoi standard abituali. Ma aveva qualcosa di misterioso e questo lo attizzava parecchio. Nel giro di qualche ora si era ritrovato nel suo appartamento, legato come un salame, con lei che lo dominava facendolo impazzire col solletico e altre diavolerie che non aveva mai provato prima ma che lo divertivano, oltre che a spaventarlo il giusto. Metti che questa darkettona fosse anche una psicolabile serial killer, aveva pensato, era bello che fottuto, e poi chi glielo avrebbe raccontato alla gente che si trovava lì solo per curarsi? Non ci avrebbe creduto nessuno. Dopo un inizio un po’ troppo sadomaso per i suoi gusti, si era decisa a slegarlo e aveva iniziato a baciarlo, mordendolo e leccandolo come una cagnetta in calore. Non era abituato a donne così aggressive a letto, ma ci aveva fatto quasi subito il callo: trovare una che lo strapazzava dalla testa ai piedi e lo cavalcava e lo pregava pure di metterglielo nel culo non era mica roba di tutti i giorni. Se n’era andato il mattino dopo ricoperto di lividi e ammaccature, ma felice e contento.
“Ma quanti anni aveva questa?”
“Non lo so. Ma era giovane. A occhio e croce avrà avuto vent’anni.”
“Ed è già così sveglia? Ti dico che ho fatto una bella cazzata a nascere quarant’anni fa!”
La terza sera aveva avuto la brillante idea di vestirsi elegante e andare a prendere un drink al lounge bar delle tardone. Era un posto mitico, dove si ritrovavano tutte le over quaranta, le più aristocratiche, danarose e spregiudicate della città. Appena entrato, si era reso conto di avere almeno quaranta paia di occhi puntati addosso, e la sua sensazione immediata era stata una sola: si era sentito completamente nudo e disarmato.
“In completa balìa di quelle femmine arrapate.”
“Ragazzo mio, dovresti saperlo che dai trentacinque in su è puro fuoco…”
“Alla faccia! Mi ha accalappiato una rossa divorziata e sono finito a scopare da lei prima delle dieci. Alla mattina avevo il pisello in fiamme.”
“Complimenti!”
L’aveva lasciato comandare dall’inizio alla fine, ma era stata tutt’altro che passiva. Gli aveva chiesto che cosa gli piacesse e aveva esaudito tutti i suoi desideri. Gliel’aveva messo anche tra le tette, le prime rifatte della sua vita. Sembravano due sacchetti di sabbia, erano così dure e pesanti che si era chiesto come facesse a tenersele addosso senza sbilanciarsi in avanti. Si vedeva che la mammina si teneva in forma: era tonica e atletica e si piegava in posizioni impossibili da yoga avanzato che lo facevano eccitare come un muflone. Era andato avanti tutta la notte. Altro che blocchi mentali e cali del desiderio, forse qualcosa che non andava c’era, ed era la Pina.
“Ne sei sicuro?”
“Non lo so. Quel medico del cazzo mi ha messo confusione in testa. Ha parlato solo di cazzate e ha conlcuso parlando di coinvolgimento sentimentale che impedisce il sesso. La verità, secondo me, è che voleva solo farsi la Pina!”
“Non mi pare un comportamento professionale…”
“Nemmeno a me.”
“Beh, tu la terapia finiscila lo stesso, che almeno ti diverti…”
 
“Sono contento di rivedervi. Allora, come siamo andati?”
Dalle facce che aveva davanti, Bertocchi comprese subito che qualcosa non doveva aver funzionato a dovere. La Pina sembrava avesse mangiato un topo morto e Nick aveva sul viso l’espressione di un assassino seriale pronto a sgozzare la prossima vittima. Rispose la Pina per prima.
“Spero che la seconda parte della terapia giustifichi la prima, altrimenti dovrò prendere dei provvedimenti seri, dottore.”
“Quale seconda parte?”
Entrambi caddero dal pero. I due si guardarono stupefatti, poi si voltarono all’unisono verso il terapista che li osservava da dietro i suoi occhiali con l’aria ingenua di chi affronta un Destino di cui è completamente ignaro.
“Io non ho mai parlato di una seconda parte. Dev’esserci stato un equivoco. La terapia è già finita. Ora si tratta solo di raccoglierne i frutti.”
“Raccoglierne… i… frutti?!”
Nick scattò in avanti prendendo il medico per la gola, e ripetè: “I frutti?!”
Pina scattò pure lei ma per trattenere Nick e slacciare le sue dita dal collo di Bertocchi che guardava paonazzo il suo paziente con gli occhi sbarrati dalla paura.
“Fermo! Ma che ti sei impazzito?!”
“Impazzito un cazzo! Lo sa questo qua che cosa mi ha fatto passare? Eh? Con la sua terapia del cazzo che dice lui non ha una seconda parte perché è già finita? Che tanto si è già fatto un culo di soldi così per manco due ore di consulto e adesso se ne farà altrettanti per questa messa in scena del confessionale in stile Grande Fratello per farsi le seghe stasera sulle nostre storielle sessuali?”
“BASTA! Ma è possibile che con voi non ci sia speranza di intavolare una discussione seria senza sentirsi insultare di continuo? SEDETEVI! Tutti e due! O chiamo la polizia!”
La Pina si sedette trascinandosi dietro Nick per un braccio, e costringendolo a riprendere il suo posto.
“E adesso, per cortesia, tra di voi, raccontatevi quello che vi è piaciuto e che non vi è piaciuto della vostra settimana. Io farò semplicemente da moderatore, e quando vedrò che state andando fuori tema, vi correggerò e vi riporterò sulla retta via. Avanti! Cominci lei, signorina, per cortesia.”
Dopo un iniziale momento di imbarazzo, la Pina annuì e prese a raccontare delle sue serate, senza omettere alcun particolare, cosa che fece irritare parecchio il suo fidanzato. Sottolineò il fatto che aveva cercato di variare target ogni sera, che non si era mai ubriacata per evitare guai, che aveva sempre usato il condom e che era stata attenta alla scelta del partner occasionale. Aveva incontrato diversi generi: un trentacinquenne interessante (disse interessante e non nerd per non prestare il fianco alle prese in giro di Nick, come se non lo conoscesse), uno studente universitario, un dirigente di successo, un palestrato ipervitaminico, un quarantacinquenne separato con grande esperienza, un fighettino pieno di soldi del centro e una bisessuale che lavorava nel campo della moda.
“Scus.. scusa? Una bisessuale? Una donna?!”
“Sì, Nick, perché?”
“Ma, scusa, non vale! Eh no, questo non vale!”
“Certo che vale, Bertocchi ha detto cambiate partner ogni sera, non ha specificato il sesso.”
“Ma dottore! Glielo dica anche lei!”
“La signorina ha perfettamente ragione. Partner è neutro.”
“Ma perché te la prendi tanto?!”
“Perché ci volevo essere anch’io, cazzo!”
Nick incrociò le braccia, corrucciò la fronte e mise il broncio.
“Ecco, vede come fa? Fa così tutte le volte. Anche quando cercavamo di fare sesso e non ci riuscivamo, lui ha sempre reagito così, mettendo il broncio! Mai che cercasse di sviscerare il problema!”
“Io ho SEMPRE cercato di risolverlo, il problema, non di sviscerarlo.”
“Non lo si risolve se prima non lo si comprende a fondo!”
“Cazzate. E comunque sei stata a letto con una donna, hai barato. Punto e basta. Come se io per fare un punto in più chiedessi a un amico di venire a letto con me. La stessa cosa.”
A quel pensiero, Nick fu scosso da un brivido. Il solo pensiero lo faceva vomitare. La Pina colse al volo la cosa, e ne approfittò per restituirgli la stilettata.
“Omofobico. Gay represso.”
“Non ti premettere sai!”
“BASTA COSI’! State andando fuori tema. Adesso tocca a lei parlare delle sue esperienze. Prego.”
Nick stette qualche secondo in silenzio, poi iniziò il suo racconto senza guardare in faccia nessuno e fissando un punto indefinito al di là delle spalle di Bertocchi. Disse che per lui non era stato un problema trovare materia prima da portarsi a letto, che le donne erano cadute davanti al suo charme ed era stato costretto a comprarsi ben quattro scatole di profilattici da venti perché aveva rischiato di rimanere senza. Alla Pina fumavano le orecchie. Per cominciare, si era portato a letto una bionda mozzafiato con due tette enormi (non disse che l’aveva pagata per scopare per non diventare lo zimbello della Pina), una darkettona amante del sesso estremo, una tardona tigre, una trentenne fenomenale, una diciottenne esperta in pompini, una casalinga frustrata parecchio porca e una spogliarellista.
“Questa l’hai sicuramente pagata. Non vale.”
“Non l’ho pagata! L’ho sedotta quando sono andato al night.”
“Certo, ci credo, con duecento euro seduci chiunque, nei bassifondi.”
“Non ti permetto di chiamarli bassifondi, non sono mica un disperato. Non ho bisogno di pagarle, le donne, io!”
“Non posso dire di crederti sulla parola, purtroppo.”
“Non ho capito, dottore, donna con donna va bene, ma uomo con spogliarellista no?!”
“Va bene anche questo.”
“Certo, in una logica maschilista va benissimo.”
“Signorina, la prego. Non siamo qui per questo.”
“Ah no certo. Mi scusi. Ed ecco che i due uomini nella stanza dimenticano i propri ruoli e si trasformano magicamente in compagnoni che si spalleggiano a vicenda. Storie già viste.”
“Non le permetto di fare tali insinuazioni.”
“No guardi che si sbaglia, non sono affatto insinuazioni. È proprio così che stanno le cose, io le riconosco a naso. Dovrebbe farlo anche lei. E comunque…”
“Comunque si sbaglia, io sono un moderatore, in questo momento, e sono super partes.”
“Il latino se lo può anche risparmiare. Facciamo così. Io da questa terapia e dalla presente seduta ho capito tante, troppe cose. Mi sono ritrovata a stare in questi mesi con un ragazzotto superficiale, assolutamente infantile, incapace di gestire le emozioni, soprattutto la rabbia, potenzialmente violento, e alle volte rivelatosi un vero imbecille. Direi che dopo questo quadro assai realistico, posso tranquillamente lasciarlo andare per la sua strada, che tanto ho la mia da seguire.”
“Un momento, cosa cosa cosa? Mi stai mollando Pina? È questo che stai facendo?”
“Certo. Ho anche un testimone.”
“Io non te lo permetto, hai capito?”
“Ah no?! E chi saresti tu, per dirlo?”
“Quello che ti molla per primo! Non credevo tu fossi così inculenta, viziata e soprattutto così troia lesbica del cazzo come ti sei rivelata! Io con te non ci voglio stare più, hai capito? Adesso sì che puoi andare a fanculo, dopo che IO ti ci ho mandata!”
“BASTA! Non era questo l’obiettivo, state andando fuori tema!”
“L’obiettivo se lo ficchi nel culo, pugnettaro cacasotto rompipalle! Io di qua me ne vado!”
Nick si alzò in piedi prese la porta e se ne andò, lasciando un Bertocchi allibito e una Pina senza parole a chiedersi il significato della vita. La sua, prima che Nick ne uscisse. Si voltò verso il terapista con gli occhi sgranati, incapace di spiccicare parola. Lui non ci mise molto a interpretare la sua espressione interrogativa e la sua bocca spalancata.
“No. Questo di solito non fa parte della terapia. E sì. È la prima volta che capita.”
 
“E così non l’hai più visto né sentito da quel giorno.”
“No, nel modo più assoluto.”
“Hai poi provato a richiamarlo?”
“Ma che scherzi?! Dopo la figura di merda che mi ha fatto fare? Dopo che si è rivelato così stronzo? No beh guarda, ho di meglio da fare eh!”
“In effetti hai le tue ragioni…”
“No, Laura, IO HO ragione, che è diverso.”
“Beh insomma, solitamente una rottura del genere non avviene a causa di uno soltanto…”
“Cosa sentono le mie orecchie? Intendi giustificare quel porco maschilista, adesso? Ti credevo mia amica, Laura, non pensavo che saresti passata dalla parte del nemico.”
“Ma no, è che ad esempio secondo me sbagli a considerarlo il nemico. Insomma, cos’avete fatto per venirvi incontro?”
“L’ho portato da un terapista di coppia!”
“Sì, va bene, ma anche quelli hanno delle teorie tutte loro, standard, le applicano ai pazienti come fossero delle pedine e non tengono semmai conto delle sfumature, che in una coppia sono le più importanti. Ad sempio, una terapia come quella a me sarebbe andata benissimo ma a Giulio no. È geloso marcio, non sopporterebbe nemmeno il pensiero che io andassi a letto con un altro.”
“Con un’altra magari sì, però.”
“Non lo so. Non gliel’ho mai chiesto.”
“Ecco, dovresti chiederglielo, che poi magari scopri che è qualcosa che piace pure a te e rinvigorisce la noia del matrimonio.”
“Ti dev’essere proprio piaciuta ‘sta bisessuale in carriera.”
“Taci taci taci. La sua lingua me la sogno ancora la notte, e non ti dico come mi sveglio!”
Laura scoppiò a ridere e Pina le andò dietro. Nonostante mascherasse bene le proprie emozioni dietro la rabbia e il sarcasmo, ci pensava ancora a com’era finita con Nick. Eppure con lui le pareva che tutto andasse bene, prima della terapia. A parte il sesso. Si chiese intimamente se non fosse stata proprio quella a rovinare le cose tra loro. Si chiese se le cose sarebbero andate diversamente, se non avesse scelto di seguire il consiglio di Sara.
“A che pensi?”
“A niente, tranquilla.”
“Forse dovresti chiamarlo.”
“Io dico di no.”
 
“E così non l’hai più vista né sentita da allora.”
“No, nel modo più assoluto.”
“Hai provato a chiamarla?”
“Sei fuori di testa?! Mi ha trattato come una pezza da piedi davanti a un emerito sconosciuto solo perché ho scopato quanto ha scopato lei e dopo che l’ho pure accontentata!”
“In effetti hai le tue ragioni…”
“No, Lello, IO HO ragione. È diverso.”
“Beh insomma, solitamente una rottura del genere non avviene a causa di uno soltanto…”
“Come? Intendi giustificare quella stronza? Ti credevo mio amico, Lello, non pensavo che saresti passato dalla parte del nemico.”
“Ma no, è che sai come sono le donne. Bisogna prenderle in un certo modo. Se non lo sapessi non sarei sposato da vent’anni. Cos’avete fatto voi, per venirvi incontro?”
“Mi ha portato da un terapista di coppia!”
“Ok, a parte questo? Mi rendo conto che quelli sono tutti matti, li vedo anche quelli in tv, hanno sempre una risposta per tutto, e i traumi infantili, e le debolezze, e questo, e quell’altro, una noia. Sembrano onniscenti ma alla fine pure loro secondo me non ci capiscono un cazzo in realtà, non sono nemmeno del tutto convinti di quello che spiegano, ci metterei una mano sul fuoco. Però anche tu magari avresti potuto spiegare le cose con le buone, piuttosto che montare su come un toro, no?”
“È che non ci ho visto più. È stato più forte di me.”
“E ti sei chiesto perché?”
“Perché… perché il solo pensiero della Pina con qualcuno CAZZO mi manda in bestia!”
“Ecco, dovresti dirglielo.”
“Ormai è tardi, Lello. La storia è finita e amen.”
“Come siete tutti mollaccioni, ragazzi miei. Se fossi stato così anche io, chi la sopportava una come mia moglie per vent’anni? Nessuno!”
“T’ho sentito sai?! Torna a lavorare!”
La voce della Lorella dalla cucina freddò Lello di colpo e Nick scoppiò a ridere di gusto. Cercava di mantenersi lucido e di non fare altre cazzate ma ci pensava spesso a com’era finita con la Pina e a come ci stesse bene con lei, prima che arrivassero i problemi di sesso e la terapia. Si chiese di chi fosse la colpa e se poteva davvero essere stata quella, la scelta sbagliata per loro. Certo anche lui avrebbe potuto proporre a Pina un’alternativa, invece che lamentarsi e basta.
“A cosa pensi?”
“A niente, Lello.”
“Forse dovresti chiamarla.”
“Io dico di no.”
 
La musica alta nel locale le impediva di parlare e capire che cosa le dicessero le altre. Pina decise di abbandonare il tavolo delle amiche e si infilò la giacca di jeans per farsi un giro fuori a fumare una sigaretta. Non ne aveva davvero voglia, aveva pure smesso da qualche mese, ma ne aveva scroccata lo stesso una a Mary per avere una scusa valida e starsene un po’ da sola, riposare le orecchie e il cervello per cinque minuti. Cinque minuti soltanto. Le sarebbero bastati.
Uscì dal Moretto e si mise a passeggiare avanti e indietro, davanti all’entrata. Erano già passate un paio di settimane e non aveva avuto il coraggio né la voglia di mettere da parte il suo orgoglio e di richiamare Nick, ma sentiva di stare mano a mano riacquistando un po’ di equilibrio. Forse, in fondo, non gliene importava più di tanto. Forse non erano fatti l’uno per l’altra. A Sara aveva raccontato il minimo indispensabile, così come alle altre. Non voleva rischiare di farsi ridere dietro da tre superficialotte che pensavano solo ai vestiti: erano adatte per uscire a fare shopping e per qualche sabato sera di baracca, non per parlare di cose serie. Le circostanze le avevano suggerito di starsene zitta il più possibile, e tanti saluti.
Svoltò l’angolo soprapensiero per gettare lontano il mozzicone della paglia, senza accorgersi della figura che si dirigeva di fretta nella sua direzione. Lo scontro fu inevitabile e la fece finire col culo per terra prima di poter realizzare cosa fosse accaduto. Mentre si riprendeva dalla botta, una voce stupita la chiamò per nome.
“Pina? Sei tu?”
Lei alzò gli occhi, colpita allo stomaco da un quintale di ghisa, e se lo trovò davanti.
“Sei… sei tu? Ciao. Come… come va?”
“Va. E tu?”
“Idem.”
Nick le porse la mano e la Pina vi si aggrappò per rialzarsi in piedi. Non si aspettava affatto di incontrarlo, quella sera. Di solito bazzicavano posti diversi. Avevano amici agli antipodi, e questo comportava differenti locali da frequentare. Ne era la diretta conseguenza.
“Tutto bene? Il resto, intendo…”
“Il resto al solito.”
Pina non aveva idea di che cosa dire, sentiva solo un grande imbarazzo salirle dall’esofago sotto forma di bolo alimentare e deglutiva di continuo per evitare di rigettarlo proprio lì di fronte a Nick. Pure lui non sapeva cosa aggiungere al suo tentativo di ristabilire un contatto. Forse avrebbe dovuto dirle che non era proprio lì per caso. Ma non trovava la faccia tosta.
“Senti…” iniziò lui. Si bloccò poi prese un lungo sospiro e disse la frase tutta di seguito senza interruzioni per non avere il tempo di pentirsene. “So che non ci sentiamo da un po’ ma mi fa piacere vedere che sei in forma. Ti va di bere qualcosa insieme e fare due chiacchiere?”
Pina lo guardò per un attimo senza alcuna espressione poi divenne paonazza, bianca e infine prese una sfumatura verde acido, si voltò e inondò il marciapiede di un enorme, gigantesco, terrificante spruzzo di vomito. Nick rimase allibito, e tutto quello che gli venne da dire fu un bastava un no, sottovoce.
“Portami a casa, per favore” gli disse lei con la voce affannata.
Nick non potè fare altro che annuire ed eseguire.
 
“Ho mischiato rum con gin e whiskey. Ecco perché mi sono ridotta così ieri sera.”
“Brutto affare davvero. Stai meglio stamattina?”
“A parte la sabbia al posto del cervello, sì. Però mai più. Hai dormito bene tu?”
“Sì, grazie. Comodo il tuo divano!”
Nick se lo lasciò sfuggire, senza ironia nella voce, sorridendo semplicemente.
Pina lo guardò e ricambiò il sorriso. Poi tornò subito seria.
“Vieni qui.”
Glielo disse con un tono così caldo e invitante, così imprevisto e disdicevole che non fece domande. Si alzò e si diresse verso di lei senza dire una parola. Nella stessa stanza c’erano anche un comodino e un armadio firmati Ikea. Se li ricordava, li avevano scelti insieme l’ultima volta che c’erano andati. Lei alzò le coperte e lo fece entrare sotto, tirandoselo addosso.
“Riscaldami un po’…”
Era lei quella gattina che si strusciava mite e maliziosa sulla sua pelle? Era lei quella che lo guardava con due occhi che lo divoravano di passione? Era proprio lei? Faticava a riconoscerla. Sembrava una persona diversa da quella che aveva visto, urlante, quasi un mese prima nello studio di uno sconosciuto.
“Non vuoi che parliamo prima?”
“No. Accarezzami.”
Accondiscese alla sua richiesta e iniziò a provocarla percorrendo con le dita l’incavo bianco del collo, i fianchi pieni e l’ombelico delicato. Portava solo una canotta sottile e un paio di slip e si immaginava tutto. Tutto il suo corpo. La Pina si girò e lo guardò negli occhi.
“Voglio che mi scopi. Ne ho voglia.”
Lei non gliel’aveva mai detto così esplicitamente prima, e l’impatto di quella parola, che suonava così volgare e così sensuale tra le sue labbra ben disegnate, ebbe l’effetto di una diga che si rompe e si porta tutto via con sé. Senza più controllo, sentì il sangue fluire veloce nel cervello e in ogni vena del suo corpo. Cominciò a baciarla e ad affondare la lingua nella sua bocca, intrecciandola con la sua.
“Ti scopo, eccome se ti scopo, vieni qui…” e la prese per la vita. La trascinò sotto di lui spogliandola e lasciandosi spogliare. Si infilò tra le sue gambe senza pensare a niente, guardandola semplicemente negli occhi, e la sentì inarcare la schiena per accoglierlo dentro di sé. Con un dito sentì che era bagnata, le morse il mento ed entrò in lei con un unico movimento fluido e deciso. Lei gemette e si lasciò penetrare, danzò col bacino per accompagnare i suoi colpi e schiuse le labbra respirando forte. Nick continuò senza perdere il ritmo dei suoi respiri, chiudendo gli occhi per trattenere l’orgasmo, perché la desiderava, eccome se la desiderava, non sapeva dire quanto.
“Vienimi dentro, mi sono appena venute. Vienimi dentro.”
Glielo sussurrò all’orecchio e lui ebbe paura di perdere il controllo, quando sentì che lei si tendeva e lo avvolgeva più forte e le contrazioni del suo piacere avevano iniziato a solleticargli il glande. Allora si lasciò andare, lasciò fluire il desiderio. E vennero insieme.
 
“L’avresti detto?”
“Cosa?”
“Che sarebbe stato così.”
“Così come?”
“Così bello da scriverci una poesia.”
“Addirittura una poesia?”
“Massì…”
“Sei diventato un poeta, adesso?”
La Pina rise per prenderlo un po’ in giro, e Nick rise insieme a lei.
“Non lo so, ma potrei benissimo diventarlo, dopo un’esperienza così.”
“Ah sì? Perché, com’è stata?”
“Mah..”
“Bel poeta che sei!”
“Lasciami pensare un attimo. I poeti sono gente che pensano sai… le poesie non vengoo mica così, come bere un bicchiere d’acqua.”
“Ok, ti lascio pensare.”
Giocò coi suoi capelli e gli diede un bacio sulle labbra. Avevano messo da parte le paranoie e si erano goduti quello che avevano. Forse i blocchi c’erano stati davvero, forse no. Ma a quel punto chi se ne importava. Si erano ritrovati. Del resto potevano fare a meno.
“Eccola, ce l’ho!”
“Wow, davvero? Vuoi decantarla ora?”
“Certo, voglio dedicartela…”
“Grazie. Sono tutta orecchie.”
“Senti qua…”
La Pina sgranò gli occhi.
Nick corrugò la fronte.
La Pina gli spettinò i capelli.
Nick le prese la mano e gliela baciò.
“Allora?”
“Allora senti che poesia.”
“…”
“Venire a letto con te mi facevi scoprire l’America.”
“Nick…”
“Eh?”
“Sei molto meglio come amante che come poeta.”
E ricominciarono.

Eliselle

Eliselle nasce a Modena nel 1978. Si dedica a studi classici e si laurea in Storia Medievale. Autrice eclettica, sia nel racconto che nel romanzo ha sperimentato diversi generi letterari tra loro: il chick lit con Laureande sull'orlo di una crisi di nervi (FF Editore), Fidanzato in affitto (Newton Compton), Le avventure di una Kitty addicted (LeggerEditore) e Amori a tempo determinato (Sperling & Kupfer), il noir con Nel paese delle ragazze suicide (Coniglio), La Fame (Miraviglia) e Fiabe dall’inferno (Meme) lo young adult con Ecstasy Love (Eumeswil Edizioni, con la preziosa prefazione di Matteo B. Bianchi), lo storico con Francigena – Novellario a.D. 1107 (FF Editore, ripubblicato con la goWare in una nuova edizione ampliata) e Il romanzo di Matilda (Meridiano Zero). la guida scanzonata Centouno modi per diventare bella milionaria e stronza (Newton Compton).


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