4 Donne

Luca guardò per un’ultima volta l’esposimetro.
Il sole stava tramontando e la luce all’interno del capannone industriale era dorata e polverosa. Ancora un minuto e sarebbe stata perfetta, densa di colore.
Doveva essere pronto a cogliere l’attimo sublime e immortalarlo. Era talmente concentrato che nell’ultima ora si era persino dimenticato di accendersi una sigaretta. Lui, fumatore compulsivo.
Le modelle erano pronte. Bellissime creature sospese a qualche metro da terra in imbracature che strizzavano la carne lucida in nodi e lacci che nemmeno lui avrebbe potuto sciogliere senza l’aiuto di un taglierino.
Le aveva scelte per i loro colori, per i tratti somatici così particolari. Diversi. Erano quattro, come i continenti da cui provenivano, come i punti cardinali. Un Poker di donne da copertina.
«Ci siamo» mormorò tra sé, chinandosi sull’obiettivo.
In una mano stringeva il telecomando dell’ingranaggio, l’altra accarezzava la macchina fotografica.
Quando la luminosità cambiò frequenza, spostandosi su toni più saturi, le sue dita danzarono sui comandi.
La macchina scattava, i fili d’acciaio scorrevano, trascinando le ragazze in volteggi dalle traiettorie non casuali.
Sembravano incantevoli angeli della morte. Fendevano l’aria con le braccia tese e le katane sguainate.
Nei loro occhi, notò Luca durante i primi piani, c’era terrore e consapevolezza, ma le urla erano soffocate dalle maschere di cuoio che lasciavano libero di gridare solo lo sguardo.
Le dita delle mani si contorcevano freneticamente, ma le armi non cadevano, ancorate saldamente all’imbracatura.
Le orbite ellittiche si facevano via via più strette. I corpi si sfioravano per poi allontanarsi di nuovo, e si coloravano di rosso carminio.
Luca faceva fatica a respirare. Non aveva mai visto nulla di più bello e spaventoso in vita sua.
Era la morte, che si faceva vanto del suo splendore, e lui era lì per celebrarne la bellezza.
Scattò, e scattò ancora, fino a quando l’aria si fece immobile.
Allora riprese fiato, e guardò oltre l’obiettivo con un nodo in gola.
Meravigliosa. Era la scena perfetta che aspettava.
Quattro regine. Quattro angeli conficcati uno nell’altro.
Scattò.Luca guardò per un’ultima volta l’esposimetro.
Il sole stava tramontando e la luce all’interno del capannone industriale era dorata e polverosa. Ancora un minuto e sarebbe stata perfetta, densa di colore.
Doveva essere pronto a cogliere l’attimo sublime e immortalarlo. Era talmente concentrato che nell’ultima ora si era persino dimenticato di accendersi una sigaretta. Lui, fumatore compulsivo.
Le modelle erano pronte. Bellissime creature sospese a qualche metro da terra in imbracature che strizzavano la carne lucida in nodi e lacci che nemmeno lui avrebbe potuto sciogliere senza l’aiuto di un taglierino.
Le aveva scelte per i loro colori, per i tratti somatici così particolari. Diversi. Erano quattro, come i continenti da cui provenivano, come i punti cardinali. Un poker di donne da copertina.
– Ci siamo – mormorò tra sé, chinandosi sull’obiettivo.
In una mano stringeva il telecomando dell’ingranaggio, l’altra accarezzava la macchina fotografica.
Quando la luminosità cambiò frequenza, spostandosi su toni più saturi, le sue dita danzarono sui comandi.
La macchina scattava, i fili d’acciaio scorrevano, trascinando le ragazze in volteggi dalle traiettorie non casuali.
Sembravano incantevoli angeli della morte. Fendevano l’aria con le braccia tese e le kitane sguainate.
Nei loro occhi, notò Luca durante i primi piani, c’era terrore e consapevolezza, ma le urla erano soffocate dalle maschere di cuoio che lasciavano libero di gridare solo lo sguardo.
Le dita delle mani si contorcevano freneticamente, ma le armi non cadevano, ancorate saldamente all’imbracatura.
Le orbite ellittiche si facevano via via più strette. I corpi si sfioravano per poi allontanarsi di nuovo, e si coloravano di rosso carminio.
Luca faceva fatica a respirare. Non aveva mai visto nulla di più bello e spaventoso in vita sua.
Era la morte, che si faceva vanto del suo splendore, e lui era lì per celebrarne la bellezza.
Scattò, e scattò ancora, fino a quando l’aria si fece immobile.
Allora riprese fiato, e guardò oltre l’obiettivo con un nodo in gola.
Meravigliosa. Era la scena perfetta che aspettava.
Quattro regine. Quattro angeli conficcati uno nell’altro.
Scattò.