Gli Osservatori

«Ehi, quanto manca all’arrivo?»
«Non molto, pochi minuti, credo.»
«Dev’essere davvero un gran momento per loro. È emozionante trovarsi qui ad osservarli, fa riflettere.»
«Eh, si. Già. Tanti auguri. Perdonami, ma ormai non ho più la stessa attrattiva di un tempo.»
«Sta scherzando? Stiamo parlando di un traguardo fondamentale, non la eccita neanche un po?»
«Oh si, all’inizio si. Finché non ti rendi conto che sono fatti tutti con lo stampino. Storie diverse, modalità diverse, esiti identici. È deprimente.»
Un alone di silenzio permeava la cabina rivestita di freddo metallo cromato, interrotto solo ogni tanto da sommesse vibrazioni tipiche del nucleo a gravitoni del propulsore nella fase di inerzia.
«Quanto cinismo! Suvvia, vuole dirmi che fino ad ora non c’è stato nessuno in grado di stimolare interesse? Di ridestare la passione per l’imprevedibilità che serba l’esistenza agli individui che analizza?»
«Bah, tanto fanno tutti la stessa fine. Tanta dedizione, tanto impegno. Sognano tutti di arrivarci la prima volta, finché non ci riescono. Poi tornano ad ammazzarsi l’uno con l’altro. E purtroppo per loro non sarà diverso dagli altri. Sai cosa dicono al Comando Centrale?»
«Ah guardi, io non parlo con loro di queste cose, non ho un livello di accesso come il suo. Mi limito ad eseguire gli ordini. Oggi vai qui, domani lì… Ma a me piace così. Rimanessi fermo nello stesso sistema troppo a lungo rischierei di diventare come lei. Comunque, cosa dicono?»
«Non dovrei ma…Guarda qui. Ora intuirai perché tanto cinismo.» compì un gesto pigro con la destra, pizzicando con le dita a mezz’aria dalla console di comando. Un quadrante olografico dalle sfumature bluastre balzò fuori silenzioso, riportava varie nomenclature e rapporti dettagliati. Ne selezionò uno e lo ingrandì con un cenno per renderlo ben leggibile. «Ecco.»
«Mmm… Analisi eziologica comportamentale a lungo termine…» Gli occhi balzavano da una parola all’altra, finché un’espressione di incredulità non gli si stampò in volto. «…Che cosa?! “Altissimo potenziale di reiterazione” Vuole dire che…»
«…Che loro potrebbero farcela. Ne hanno facoltà. Possiedono la stessa scintilla che abbiamo noi. La stessa che pensavamo fosse nostra unica prerogativa in tutta la galassia. Sarebbe la prima volta nella storia del nostro Ordine. Te lo immagini?»
«Incredibile. Davvero incredibile. Ma allora… Perché è così amareggiato? È sensazionale!»
«Perché ormai sono condannati. È la loro natura. La stessa che li rende unici tanto da delinearli nostri pari. La stessa che li reclude nella loro prigione mentale di schiavitù. Hanno avuto millenni per differire l’ago della bilancia da una parte o dall’altra. Ed ora è troppo tardi. Quello di oggi è l’unico traguardo in tal senso che vedranno mai. Non ce ne saranno altri. Mai più. Si estingueranno entro un secolo.»
«Ma… È davvero sicuro? Potrebbero…»
«Si. I calcoli sono corretti.»
«Davvero un gran peccato… Che schifo.»
«Già. Ora capisci. Questo lavoro è uno strazio… Ehi, eccoli. Sono arrivati, annotalo.»
«Signorsì.»
20 Luglio 1969, ore 20:17, calendario terrestre. La razza umana effettua il suo primo allunaggio con successo sul proprio satellite naturale.
«Sarà davvero l’unico astro che visiteranno?»
«L’unico.»
«Sono come noi… Tutti quei sogni… Infranti. Così tanto spazio da visitare, così poco tempo per viverlo.»