Lacrime

Stasera la luna sembra così vicina che pare quasi di toccarla. Il frinire delle cicale, cani che abbaiano in lontananza, la quiete prima e dopo ogni cosa.
Lei è stesa sul letto, il respiro affannoso che sta per superare la distanza che lo divide dal rantolo, la sua energia sta scemando fuori dalla stanza. Ormai posso fare ben poco e non resta che aspettare.
Torno a sedermi di fianco al suo capezzale, congiungo le mani e appoggio il mento sui due pollici estesi allo scopo.
I suoi occhi roteano, le mani stringono lenzuola imbrattate di sudore. Ho disteso il gatto tra le sue gambe, pensavo le potesse fare piacere, ma non lo sfiora neppure. Il cane occupa tutto il tappeto ai piedi del letto, ben visibile anche dalla sua posizione, ma non gli dedica un singolo sguardo.
Le prendo una mano e la stringo tra le mie, non deve sentirsi sola, non in questo momento. Mi avvicino ancora un po’ e le accarezzo la testa cercando di farle arrivare la mia presenza ed ecco che i suoi occhi si girano a fissarmi e vengo inebriato da ciò che cerco.
L’odio.
Legata, ormai inerme, con i suoi animali da compagnia uccisi davanti a lei, prossima all’ultimo respiro dopo la dose che le ho iniettato, nessuna speranza eppure quell’odio, quell’energia di rivolta a una situazione ormai persa, quella volontà incontrollabile di non mollare e di saltarmi addosso, farmela pagare, uccidermi. Un ultimo, intenso, desiderio del quale mi è ormai naturale nutrirmi e da cui vengo ogni volta sopraffatto e ispirato. Eccola, l’umana natura e forse non solo. La vita che è vita fino all’ultimo e che continua a coltivare speranze anche quando ormai l’ultima pagina è prossima alla sua conclusione.
In quegli occhi leggo la volontà di opporsi a un destino ormai scritto e mi faccio travolgere dal suo rifiutarsi di piegarsi, di accettare senza fare un ultimo tentativo e di crederci a prescindere perché l’inevitabile è inaccettabile.
Infine muore e io, grato, non posso trattenere le lacrime.