Notti animate

«Li ha sentiti, stanotte, quei manigoldi?» mi chiede la signora Dini, sporgendosi dalla finestra di sotto.
Annuisco. «Sì, li ho sentiti.»
È difficile non sentire i nuovi dirimpettai.
«Erano le due di notte! Le due!» si lamenta lei.
La ascolto berciare degli improperi contro i vicini e giurare che la prossima volta chiamerà i carabinieri. Ha dei bambini piccoli, lei, non si può andare avanti così.
Le do ragione, ma non dico altro. Mi faccio i fatti miei.
Certo, anche a me la notte piacerebbe dormire, anziché stare sveglia ad ascoltare i nuovi arrivati. Che diavolo combinano, poi? Si sentono dei tonfi continui, come se si divertissero a tirare bastonate su un tavolo.
Anche se sono in pensione e non devo più alzarmi presto la mattina, di notte vorrei dormire.
E pensare che eravamo così contenti, qui nel condominio, quando finalmente sono terminati i lavori di ristrutturazione del palazzo di fronte. Non vedevamo l’ora che il rumore costante di trapani e martelli finisse. E poi il palazzo davanti al nostro è diventato davvero elegante: un negozio di moda al piano terra, con le vetrine piene di deliziosi abiti per ragazzine, e dei begli appartamenti sopra.
Invece ci aspettavano rumori peggiori. La prima notte in cui ho sentito quei colpi nell’appartamento davanti al mio, mi sono spaventata: sembrava che stessero facendo a botte. Sbamsbamsbam. Ho chiamato i carabinieri.
Loro sono venuti e se ne sono andati. Quando ho chiamato in centrale per sapere cosa avevano detto ai vicini, un carabiniere dalla voce stanca mi ha risposto che l’appartamento era disabitato.
«Impossibile, le assicuro che ci vive qualcuno» ho detto.
«Se si riferisce all’appartamento sopra al negozio di moda, le ripeto che ci risulta disabitato. Buonanotte.»
Ha riattaccato. Dunque, oltre che rumorosi, questi nuovi vicini sono anche abusivi. Mi sono affacciata alla finestra. La luce in casa loro era soffusa. Non ho visto nulla, eccetto la sagoma di una donna che camminava in maniera strana, come se qualcosa le bloccasse le gambe.
Con questa gente non voglio averci niente a che fare.
Un’altra notte. Altri tonfi. La signora Dini mi telefona e mi chiede sottovoce di chiamare i carabinieri, i bambini si sono appena addormentati e non vuole svegliarli. Le dico di sì, ma non chiamo nessuno.
Nossignore, mi faccio i fatti miei.
Guardo fuori. Nell’appartamento di fronte c’è la solita luce soffusa. Resto a fissarla.
A un certo punto le tende della finestra si scostano e una ragazza si affaccia sul cortile. Vedo che è calva, ma molto bella. Indossa un bell’abito da ragazzina, rosso e senza spalline. Si accorge che la sto guardando. Punta gli occhi su di me. C’è qualcosa che non va in lei.
Con un gesto deciso, scosta le tende e mi lascia vedere cosa c’è alle sue spalle.
Sei o sette corpi si muovono convulsamente su un letto, nudi, avvinghiati tra loro. Hanno qualcosa di strano. Gli arti sono rigidi, le braccia sono piegate ad angolo, le gambe invece sono troppo dritte.
Stringendosi tra loro, in quell’orgia terrificante, producono un rumore sordo: sbam, sbam, sbam.
Torno a guardare la ragazza affacciata alla finestra. La vedo sorridere. Lentamente, mentre continua a fissarmi.
Un sorriso diabolico, folle, di incomprensibile divertimento.
I tonfi mi risuonano nella mente, bloccandomi i pensieri.
Il sorriso di lei, invece, mi ferma il cuore.