Senza esclusione di colpe

Morire avendo come ultima immagine impressa negli occhi la faccia di Ettore il Rospo non era la mia prima scelta, ma pare proprio che debba finire così: Bufalo e Rospo decollati insieme.
Il boia ci ha già legato ai ceppi, uno di fronte all’altro e non c’è modo di non vederlo. Ora, io al Rospo ci voglio bene, si intende, ne abbiamo fatte insieme un sacco e una sporta. Però un pochetto mi ci rode…
«È tutta colpa tua» mi fa il Rospo.
«Scherzi? È tua la colpa.»
Lui strabuzza gli occhi al su’ modo. Maremma se nun gli sta a fagiolo il su’ nome.
«Oh, San Giovanni m’è testimone, tu sragioni.» Si gira verso il boia. «Senti a me, secondo te chi c’ha colpa?»
Il boia grugnisce infastidito. «Eh, ne so una sega io… Non c’ero mica.»
«Ah bene» fa il Rospo «ti racconto com’è andata e poi mi dici.»
«Pe’ filo e pe’ segno» chiede quello.
«Pe’ filo e pe’ segno! Però tirami su da costì che sto di molto scomodo.»
Il boia si gratta il capoccione e poi col manone afferra Ettore per il collo e lo mette a sedere.
«Oh» gli urlo «e io?» Un attimo dopo mi trovo seduto a fianco del mio ex amico.
La marmaglia d’abbasso rumoreggia per il ritardo.
«Silenzio!» li azzittisce il nostro carnefice, più credo grazie alla scure bipenne che per il tono della voce. «Racconta!»
Ora, credetemi, il Rospo è brutto parecchio, ma come racconta lui, non racconta nessuno. Perciò fecero tutti silenzio.
 
Si era io e il Bufalo, qui, che tornavamo da una spedizione nella terra dei Bardisceti. Tutto regolare eh, autorizzati dal Conte, con tanto di licenza di razzia fino a 1200 corone. Insomma si tornava che era prima mattina, dopo che avevamo scarpinato tutta la notte senza trovare lungo la strada neanche un pollo da tirarci il collo o una gallinella da spennare nel pagliaio.
«Che dici» mi fa il Bufalo quando eravamo in vista delle nostre colline «ci fermiamo alla locanda?»
Mormorii di approvazione arrivano dal pubblico.
Mi sono guardato bene dal rifiutare. Anche perché avevamo in tasca un po’ di moneta. Abbiamo allungato il passo e dopo poco eravamo lì.
«Oste della malora» urlo allegro «portaci una doppia porzione di polenta e fagioli e avvisa la Bernarda che siamo qui.»
Lui risponde con affetto. «Marmaglia di merda, non vi hanno accoppato neanche stavolta? C’è un conto ancora da saldare, avete soldi?»
Il Bufalo, gli sgancia qualche corona e lui diventa una pasta d’uomo. Dieci minuti dopo avevamo davanti un gran tagliere di polenta con una montagna di fagioli e salsicce al centro.
 
Altri mormorii di approvazione dal pubblico.
«Va be’, ma poi?» Il boia sembra impaziente.
«Ecco ora ci arriva» lo rassicuro.
 
Stavamo lì a rubarci la polenta e i fagioli a manate, sperando di arrivare per primi alle salsicce, che ti viene fuori la Bernarda. Voi la conoscete tutti la Bernarda no?
Unanimi mormorii di approvazione dal pubblico.
Allora non vi spiego né del gran culo che si trova, né delle tette immense. Vedendoci in grana si era venuta a mettere tra me e il Bufalo. Sicché noi, per tacito accordo, con una mano si continuava ad arraffare dal tagliere, con l’altra si smucinava sotto la gonna della Bernarda.
Considerate dunque la situazione e ditemi se noi non si stava in paradiso.
Grida e fischi di approvazione dal pubblico.
Mentre noi si stava costì ti arriva quel gran cornuto del balivo, accompagnato dalle guardie.
 
«E che voleva?» chiede il boia.
«Dagli tempo che ci arriva» lo rassicuro.
 
Che voleva? Rompere i coglioni, voleva.
«Donna Bernarda, la dichiaro in arresto per esercizio della professione meretricia con un numero di clienti superiore al consentito» dice.
«Cazzo vuole» domando io al Bufalo.
«So una sega» mi risponde lui.
«Voglio dire che la licenza concessa da sua grazia il Conte, concede appunto alla Bernarda in questione, di concedere le sue grazie a un solo uomo alla volta.»
«Tu hai capito?»
«No.»
«Sesso con due uomini!» sbuffa il balivo.
Abbiamo cercato di ritirare le mani, ma era tardi.
«La… dava solo a me» gli faccio, tentando di sistemare le cose.
«È inutile, vi ho visti.»
«Sentiamo, quante bernarde ha la Bernarda?»
«Diamine, una!»
«Vedi? Una! Quindi un buco, una mano, la mia, un uomo.»
 
Mormorii di ammirazione dal pubblico.
«Bene, ma allora perché siete qui?» chiede il boia, perplesso.
Il Rospo fa un cenno nella mia direzione.
«Prosegui» ordina il boia.
 
Il balivo sembrava essersi convinto quando questo coglione se ne esce con una delle sue.
«Ci sarebbe anche il culo» e ride.
Il balivo si gira con lo sguardo cattivo.
«Il culo? Reato contro natura, pena capitale, sia decapitato il colpevole. Su, ditemi, chi ha spertugiato la signora per il didietro?»
«Lui!» strilla quel vigliaccozzo del Bufalo.
«Prendetelo!»
«Non puoi saperlo chi era davanti e chi stava di dietro, avevamo le mani sotto tutti e due!» faccio io, cercando di metterci una pezza.
Per qualche attimo pare funzionare perché il balivo barcolla. Poi diventa tutto rosso e sbotta.
«Prendeteli tutti e due.»
 
«Siete due coglioni» sentenzia il boia. «Chi faccio per primo?»
Il Rospo annuisce.
«Fai me» gli dico «che la sua testa che rotola mi fa impressione.»

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