Tu perché lo fai?

Confessioni in lontani pianeti in questo racconto di Agostino Langellotti scritto sul tema “Il sangue e la redenzione”, quinto classificato nella 127° Edizione del contest principale di Minuti Contati con Franco Forte e Guido Anselmi come guest star.

 
«Shay, tu perché sei quì?»
Nella stanza semibuia, il viso della donna assume un’espressione interrogativa.
«Intendo, perché sei nella Compagnia della Morte? Perché ti sei arruolata?»
Lei alza le spalle. Prima di rispondere, tende l’orecchio agli spari. Il suono è ancora lontano.
«L’ho scelto come pena alternativa all’ergastolo: dieci anni nella Compagnia, invece che una vita intera in qualche kibbuz carcerario nel deserto. Ai tempi mi sembrava una buona idea.»
Hugo annuisce debolmente. Il sangue che sgorga lentamente dallo squarcio nell’esoscheletro ha cominciato a macchiare il pavimento. Servirebbe una nuova iniezione di gel emostatico, ma hanno consumato l’ultima carica due ore prima
«Cosa avevi fatto per meritarlo?»
«Cos’è tutta questa curiosità, Hugo? Gli antidolorifici dovrebbero toglierti il dolore, non i freni alla lingua.»
L’altro non risponde. Per qualche istante, gli unici rumori che si sentono nella stanza sono il lento gocciolare del sangue di Hugo sul pavimento e l’eco delle armi.
Alla fine, Shay sospira.
«Lavoravo per uno che prestava soldi a strozzo su Askelon. Avevo il compito di occuparmi delle proroghe: per ogni settimana di ritardo sui pagamenti, dovevo spezzare un osso. Un paio di volte ci sono andata giù troppo pesante e ai tipi non sono rimaste più ossa da impegnare.»
Detto questo, striscia fino allo squarcio nel muro e osserva fuori: la piazza annerita dai crateri delle artiglierie è vuota, così come le finestre degli altri palazzi che la delimitano. Eppure, il rumore delle armi a proiezione si è fatto più vicino e costante. Nemici o nemici? Nello strisciare di quella guerriglia urbana, spesso lo si capisce solo quando è troppo tardi.
«E ti piaceva quello che facevi?»
La voce rauca di Hugo scuote Shay dai suoi pensieri. Si volta verso di lui.
«Merda che picchiava altra merda. Non c’era niente di cui andare fieri, ma almeno portava il pane a casa.»
Striscia nuovamente accanto al suo compagno. Dalla sacca che hanno con loro estrae una borraccia. Beve, poi la porge all’altro: è costretta a sostenergliela, perché Hugo non ha più la forza per farlo.
«E tu come ci sei finito nella Compagnia?» chiede, vedendolo particolarmente afflitto. «Anzi, lasciamelo indovinare: eri affiliato a qualche banda? Trafficavi droga nel Sistema di Lafayette?»
«Io… io volevo solo fare la differenza» risponde quello, con voce sempre più roca e sottile. «Volevo solo provare a fare la cosa giusta.»
Lo stupore di Shay è tale che per scuoterla ci vuole un colpo d’arma pesante contro uno dei palazzi vicini.
«Ho ucciso un uomo sul mio pianeta. Non c’era una ragione specifica: ero ubriaco e pensavo che quel tipo mi avesse guardato male, così gli ho aperto la pancia con un coltello» continua Hugo, apparentemente indifferente a ciò che accade attorno a loro. «Me ne sono pentito: quando la polizia è arrivata nel parcheggio del locale, mi hanno trovato che cercavo di rimettergli le budella nel corpo, come se potessi riaggiustarlo.»
Indica debolmente la borraccia: Shay gli fa bere un altro paio di sorsi. Ormai il sangue sul pavimento ha formato una piccola pozzanghera.
«Mio padre conosceva persone importanti, avrebbe potuto farmi uscire di galera entro pochi mesi, ma io… io non volevo. Avrei dato qualunque cosa per rimediare a quello che avevo fatto. Qualunque cosa.»
«Ed è per questo che hai scelto di arruolarti? Per espiare le tue colpe?»
«L’idea era quella.»
«Fattelo dire: è stata una scelta del cazzo.»
«Me ne sono reso conto anch’io.»
I due restano in silenzio per qualche minuto. Il rumore delle armi a proiezione si fa sempre più forte, così come il rombo che può significare solo mech in avvicinamento.
«Hugo?»
L’uomo volta lentamente la testa verso di lei.
«Il proiettile che ti ha colpito… sulla linea di tiro c’ero io» fa lei, stringendogli le mani. «Salvarmi la vita basta per redimerti?
«No. Non basta mai.»