Vino e parole

A volte si può dare tanto anche solo con un sorriso e qualche parola gentile. Un racconto di Erika Adale.

 
Le macchine sfrecciavano sulla provinciale, la luce dei fari illuminava a scatti due figure che si muovevano nell’ombra sotto il ponte.
«Cos’hai lì?» chiese Alvise cercando di sbirciare nella busta dell’Esselunga in cui frugava Ugo.
«Roba mia.» Il vagabondo chiuse il sacchetto e fissò il compagno con aria di sfida. «Roba bella…» aggiunse mostrando i denti rotti in un sorrisino furbo.
«Dai, anche a me. Siamo fratelli, no?» Alvise avvicinò la testona grigia stretta in una cuffia rattoppata.
«Fratelli di strada, fratelli per strada» canticchiò Ugo guardando il cielo. Poi, come colto da un’ispirazione improvvisa, spalancò il sacchetto.
«Oh…» Alvise spalancò gli occhi e la bocca «Chi te le ha date?»
«Una signora, fuori dal supermercato. Lei ne aveva tante, si vede che queste le avanzavano.»
«Non riempiono mica la pancia.»
Ugo scosse la testa, solenne. «No. Sono belle e basta.»
«Sai cosa vogliono dire?»
Il clochard si strinse nelle spalle e fissò la strada.
Alvise estrasse dal pastrano una confezione ammaccata di vino. «Facciamo a metà? Io ho questo.»
«Bastardo, oggi non mi avevi detto che l’avevi rimediato.»
«E tu non mi avevi detto di… quelle.»
Si guardarono in cagnesco, sospirarono e scoppiarono in una risata rauca.
«Me ne dai un sorso? Ho la gola secca.»
«E tu dammene una»
«Va bene, scegli a caso, però.»
Ugo aprì il sacchetto e lasciò che Alvise frugasse con la mano.
Si sedettero per terra, bevvero il vino e, finché il sonno non li raggiunse, ciascuno si cullò nel suono di una parola sconosciuta.