[PROMOSSO IN VETRINA] Il pianoforte del re folle

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Maurizio Mannoni
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[PROMOSSO IN VETRINA] Il pianoforte del re folle

Messaggio#1 » mercoledì 31 marzo 2021, 12:32

Il pianoforte del re folle


Buongiorno a tutti. Avevo postato questo racconto a fine 2020, poi avevo deciso di farne qualcosa di più articolato in quanto intendevo spostare il baricentro sulla figura di Elisabetta Farnese. Non ho avuto molto tempo per quel progetto e alla fine ho deciso di ripostarlo con qualche aggiustamento, spero che si capisca. Un grazie a chi lo leggerà!

Madrid, 10 agosto 1759.

L’orologio a pendolo, accanto alla credenza, segnava già le dieci e tre quarti. Matteo smise di fissare le lancette e cominciò a camminare avanti e indietro. «Basta, al castello ci andrò da solo.» Prese la borsa ma proprio in quel momento bussarono alla porta.
Il viso dello zio era cereo, lo sguardo cupo.
«Perdonami, mi hanno trattenuto a teatro. Ti devo parlare.»
«Cosa è successo?»
«Re Ferdinando sta male.»
Matteo sgranò gli occhi. «È grave?»
«Temo di sì. Non mangia da una settimana. Il medico non l’ha potuto neanche visitare.»
«Di nuovo gli scatti d’ira?»
Farinelli si mise le mani sulla fronte. «Ieri ha morso il ministro.»
Matteo tirò un calcio alla borsa. «Maledetti! Lo stanno facendo impazzire!».
«Sì, non gli daranno pace finché non abdicherà, ora la matrigna sarà contenta.»
Sbuffò allargandosi il colletto della camicia. Andò al catino e si fece scorrere l’acqua sul collo e sul bavero della giacca. Prese un lungo respiro ma il refrigerio non frenava i ricordi. Non doveva accompagnare suo zio fuori Madrid. Lo aveva lasciato con gli occhi sereni, da un mese senza quella stupida sangria del dottor Purcell.

************

Madrid, 27 giugno 1759.

Matteo alla finestra si tastava il ciuffo sulla nuca. La carrozza ancora non si vedeva, eppure suo zio gli aveva promesso di arrivare puntuale per salire al castello. Sentiva già i tasti del pianoforte. Riaffioravano le sue parole della sera prima. «Ma no che il re non storcerà il naso, gli ricorderai suo fratellino, quando gli insegnava le scale». Pover'uomo, gli ultimi tempi l’avevano proprio segnato. Gli tornarono alla mente i suoi occhi affranti al capezzale della regina. Le mani gelide di Barbara sollevate sul viso in lacrime, il ritiro mesto in sala musicale, le melodie che risuonavano nel selciato, il feretro e il corteo oltre la cancellata.
Neanche il verde di Villaviciosa lo teneva aggrappato all’esistenza.
Ecco finalmente la carrozza, suo zio teneva sottobraccio il nuovo progetto. Giunsero in cima al colle e percorsero il lungo viale alberato; l'inserviente li fece accomodare al tavolo della sala reale. Farinelli iniziò a illustrare il melodramma. Il re si reggeva il mento fra le mani e fissava la trama del tappeto. D’un tratto entrò l’inserviente col vassoio d’argento. Il re sobbalzò, gli occhi puntati sulla busta accanto alle tazze da tè, si levò di colpo, la poveretta perse l’equilibrio e il fragore dei cocci risuonò nella stanza; poi con uno scatto fulmineo si avventò sulla lettera e la strappò in mille pezzi. Matteo deglutì. Non poteva essere che lei, Elisabetta Farnese, la matrigna. Aveva ragione lo zio a lamentarsi della sua insopportabile invadenza. Lo voleva accanto la maledetta. Non gli darà tregua finché non vedrà la corona di Spagna sulla testa di suo figlio Carlo. Povero re.

Il pianoforte era magnifico. Sotto la cassa di cipresso splendevano alla luce di un raggio di sole, lunghe file di tasti d’ebano e avorio. Il re si sedette al suo fianco. La parrucca bianca fin sulle spalle, incorniciava il viso ovale e la fronte ampia; i polsini della giacca di velluto verde erano decorati con fili d’oro. Matteo si sforzò di non tradire la minima emozione ma i battiti divenivano frenetici.
«Puoi provarlo. Fammi sentire qualcosa» disse il pover'uomo con tono garbato.
Annuì e con gli occhi fissi sulla tastiera, eseguì il Minuetto in Sol minore di Bach, il pezzo che gli veniva meglio.
Giunto agli ultimi accordi sentí una mano sulla spalla.
«Devi diminuire la rapidità e tenere il busto più dritto. Ecco, così.» Ferdinando gli spinse indietro la spalla e con l’altra mano premette sulla schiena.
«Fatemi sentire voi ora» proruppe Matteo con entusiasmo.
Il re eseguì un altro brano di Bach a occhi chiusi. Le sue dita lunghe e affusolate volavano sulla tastiera.

***********

Matteo entrò in carrozza e si sedette accanto allo zio. Dovevano fare in fretta. Dio, speriamo che sia ancora vivo. Accidenti, a Parma lo zio poteva andarci da solo, non doveva accompagnarlo. Tanto avrebbe comunque trovato l’alloggio. Tolse dalla tasca il taccuino. C’era ancora la terzina appuntata dal re. Un brivido gli salì lungo la schiena. Gli accese le immagini e i fremiti del mese passato. Ferdinando che gli mostrava le note nel pentagramma; lui che sorrideva, incurante degli occhi d’un sovrano. E poi le sinfonie che vibravano sui polsi, fino a sfiorare le stelle. Neanche la nobildonna dall’abito turchino, braccetto allo zio, lo scorso mese, lo aveva saputo rinsavire come quelle lezioni. Matteo sgranò gli occhi. «Ditemi la verità, mi avete condotto dal Re per farlo riprendere a suonare, è così?»
Farinelli gli cinse la spalla. «Già, solo tu potevi aiutarlo. La morte di Barbara lo ha distrutto. Quando mi hai detto di Bach ho pensato che fosse davvero la volta buona. L’ho fatto anche per te, per migliorare.»
«Ma allora perché siamo partiti così sul più bello!?»
Lo zio scosse il capo. «Non immaginavo che si lasciasse andare in questo modo». Sospirò. «Devo dirti una cosa», mormorò tenendogli la mano.
«Non mi dite che avete rinunciato allo spettacolo al teatro ducale?»
«No, l’opera si farà. Ma a Parma andrò per sempre.»
«Fate sul serio? Come mai così all'improvviso?»
Lo zio incrociò le mani. «Matteo, l’aria al castello s’è fatta pesante. Ormai è Re Carlo di Napoli che comanda. Ci sarà tempo per le spiegazioni, ora pensiamo al re.»

Matteo osservava i cavalli e gli scorrevano nella mente i volti delle mezze carogne che ronzavano attorno al sovrano. Ricardo Wall, il primo ministro, col suo tono garbato, più volte l’aveva visto confabulare in giardino con quel verme di Tanucci, il fiduciario di Re Carlo. Ma anche il medico di corte Purcell non gli piaceva affatto. Danzava alle feste con Elisabetta. Strinse i pugni. Lo avranno imbottito di oppio e sangria quei maledetti, altro che musica! Di colpo spalancò gli occhi. Il boulevard del palazzo reale pullulava di gente. Il cocchiere si fermò. Vide dall’altra parte una dama robusta circondata da gigli, camelie e braccia alzate. «Elisabetta», mugugnò lo zio. «Quindi il Re è morto?» sussurrò Matteo con voce tremante. Farinelli abbassò gli occhi. Matteo sospirò. La musica era finita per il suo Maestro. Un velo di lacrime gli appannò la vista.
Entrò nella sala reale. Il feretro di Re Ferdinando era al centro, mani giunte, pianoforte di lato.
Il ministro Wall si avvicinò alla bara, aveva una ferita sulla mano. Matteo si morse un labbro, abbassò il capo e le palpebre. Sentì scuotere il braccio. L’inserviente in lacrime gli porse una busta.
Uscì e lesse la lettera.

Caro Matteo, non sono stato il Re che tutti avrebbero voluto. Per il mondo resterò l’inetto figlio di Filippo V, Ferdinando VI il pazzo. E sia così. Ho amato il sorriso di Barbara e volteggiato con la musica sino alle stelle, come dicevi tu. Non piangere. È stato bello conoscerti, ti lascio il mio pianoforte, che ti accompagni lungo il tuo cammino. Non smettere mai di sognare.
Ultima modifica di Maurizio Mannoni il giovedì 29 aprile 2021, 9:47, modificato 41 volte in totale.



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Michael Dag
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Re: Il pianoforte del re folle

Messaggio#2 » venerdì 2 aprile 2021, 19:44

ciao!
interessante l'esperimento della terza persona al presente, ma secondo me non ti è riuscito benissimo.
ho fatto un po' di difficoltà a capire chi fosse il protagonista, soprattutto all'inizio. tutto quanto sembra visto da un osservatore esterno.

Matteo sbuffa allargandosi il colletto della camicia. Va al catino e si fa scorrere l’acqua sul collo e sul bavero della giacca. Prende un lungo respiro ma il refrigerio non frena i ricordi. Non doveva allontanarsi da Madrid. Lo aveva lasciato con gli occhi sereni, da un mese senza quella stupida sangria del dottor Purcell.
chi? il re o suo zio?

alterni i personaggi molto in fretta (è uno dei principali problemi della 3 persona) e non sempre è chiaro di chi stai parlando
esempio: a volte lo chiami MATTEO altre volte lo chiami IL RAGAZZO... un po' impersonale e distaccato non trovi? questa cosa cozza male col pensiero diretto del protagonista che hai gestito bene e nei momenti giusti.

ho ancora il dubbio se farinelli e suo zio sono la stessa persona oppure no...

altra cosa, non mi tornano le date
prima 10 agosto 1759.
poi 27 giugno 1759. (quindi un flashback?)
poi la linea si perde e ci ho messo un po' a capire che eravamo tornati al presente

scusami se ti ho massacrato, ma credo che ci sia molto lavoro da fare.
l'ansia e poi la tristezza di matteo si dipanano bene per l'intero racconto. l'escalation di conflitto è fatta bene e il finale con la lettera ci sta tutto. con il re si empatizza subito e anche con la regina (in senso negativo).
ci sono cose buone in ciò che hai fatto, ti consiglio di lavorarci sopra
io proverei a scriverlo in 3 passato remoto
Se ti piacciono i miei racconti, ne troverai molti altri sulla mia pagina Facebook!
Cavaliere Rosso

Maurizio Mannoni
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Re: Il pianoforte del re folle

Messaggio#3 » sabato 3 aprile 2021, 8:39

Ciao Michael, grazie per il tuo commento, macché massacrato :), hai sottolineato anche gli aspetti che ritieni migliori! Come dici tu gestire la terza persona con più personaggi è un bel macello, in questi casi sarebbe opportuna direttamente la prima ma temo un po' non essendo abituato. Su chi si allontana da Madrid, ho modificato la frase e anche l'identità di Farinelli forse ora è un po' più chiara. Per il cambio di date stai toccando la "spina" di questo mio esperimento. Certamente volevo creare un flashback, ma comprendo che se non si nota la data, sfugge cavolo. Ho messo gli asterischi, altrimenti non saprei proprio come fare, non voglio rinunciare alla scena del morso del Re nell'incipit, buono anche il consiglio del passato remoto, farò una prova, grazie ancora!

Maurizio Mannoni
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Re: Il pianoforte del re folle

Messaggio#4 » domenica 11 aprile 2021, 11:16

Ciao Fernando, grazie mille per le tue osservazioni, mamma mia quanti puntini avevo infilato! :D Il presente indicativo era un esperimento ma forse in effetti avrebbe reso meglio il passato remoto, infatti l'ho appena trasformato. C'è molto raccontato è vero ma ti dirò nella narrativa introspettiva la regola del show don't tell funziona sino a un certo punto. Almeno questo è il mio pensiero, buona scrittura anche a te!

Maurizio Mannoni
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Re: Il pianoforte del re folle

Messaggio#5 » martedì 13 aprile 2021, 14:55

Grazie Fernando!

Martina Seppi
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Re: Il pianoforte del re folle

Messaggio#6 » domenica 18 aprile 2021, 19:56

Ciao Maurizio,

bellissimo racconto, mi piace la suddivisione in più "atti" incastrati tra loro molto bene. Ti faccio notare un piccolo errore : "Dovevano fare fretta".

Poi ho un dubbio che questa parte possa essere un piccolo Infodump, ma non ne sono del tutto sicura:
"Un tempo metteva le ali alle note quel re così strano, poi la regina Barbara era volata in cielo e s’era rintanato nel verde di Villaviciosa."

Se sistemi queste due cose, per me è ok per la Vetrina.

A rileggerti,
Martina

Maurizio Mannoni
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Re: Il pianoforte del re folle

Messaggio#7 » lunedì 19 aprile 2021, 7:28

Grazie Martina di avermi fatto notare l'errore e anche la frase che aveva il sapore troppo di favola...l'ho sistemato, a rileggerti Maurizio :)

Martina Seppi
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Re: Il pianoforte del re folle

Messaggio#8 » lunedì 19 aprile 2021, 10:02

Ciao Maurizio,

scusa, ma questa parte qui che hai sistemato mi sa ancora un po' di raccontato: "sapeva quanto avesse penato per la scomparsa della regina Barbara" quello che segue invece mi è piaciuto molto, perché è molto visivo. (questo passaggio per capirsi "gli pareva strano che non provasse a metter ali alle note")

Magari vedi se riesci a trovare un modo per sistemare quella piccola frase... poi per me va bene!

A rileggerti,
Martina

Maurizio Mannoni
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Re: Il pianoforte del re folle

Messaggio#9 » martedì 20 aprile 2021, 8:00

Ciao Martina, ho seguito il tuo consiglio e modificato la frase. Grazie :) leggerò Angela e ti farò sapere!

Martina Seppi
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Re: Il pianoforte del re folle

Messaggio#10 » martedì 20 aprile 2021, 8:49

Ciao Maurizio,

Per me va bene:)

CHIEDO LA GRAZIA

A rilegggerti,
Martina

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MatteoMantoani
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Re: Il pianoforte del re folle

Messaggio#11 » domenica 25 aprile 2021, 16:34

Ciao Maurizio :) sono qui a commentare questo racconto e a darti qualche suggerimento, dettato dal mio gusto personale, certamente. Sono, in realtà, molto interessato ai romanzi storici, anche se non ne ho letti molti. I migliori, sono quelli dei Wu Ming (o Luther Blisset, a seconda del periodo) e lì si respira davvero ottima narrativa e allo stesso tempo ottime storie. Nel tuo pezzo ho trovato sicuramente un'ottima storia, ma per quanto riguarda la narrazione andrei a correggere qualcosa. Vado così, a scriverti di getto, senza il mio consueto metodo a blocchi.
La lettura è secondo me, un pochino difficile. Ci sono dei passaggi in cui sono dovuto tornare indietro a rileggere, e questo è quello che nei miei testi cerco sempre di evitare. Il lettore medio, chiuderà il libro e lo riporrà nello scaffale della libreria, e tu di certo non vuoi questo. Aiuterebbe, come ti ha già segnalato qualcuno, curare un po' di più questa terza persona (maledetta) che allenta la focalizzazione. Spesso e volentieri ti riferisci al "ragazzo", o allo "zio" piuttosto che al "Farinelli", e, purtroppo, nella scena più importante del racconto, quando Matteo si siede e inizia a suonare, mi sono chiesto appunto chi fosse il "ragazzo", se il re o addirittura un figlio comparso dal nulla.
Altra cosa: il narratore può essere onnisciente, Matteo no. C'è un punto in cui il re legge una lettera, e Matteo sa troppi dettagli della stessa, quando invece non ha modo di leggerla. Giusto qualche suggerimento: è al cospetto del re di Spagna, ed è un ragazzo. Perché non se la fa nelle mutande? Almeno un po' di timore reverenziale... invece no, questi due vanno d'amore e d'accordo fin da subito, e il re mi sembra un po' troppo informale. Idea mia di un re, non ne ho mai incontrato uno :)
C'è un bell'infodumpone quando Matteo aspetta la carrozza, non saprei se questo sia necessario, comunque nei racconti storici ci possono anche stare.
La prima battuta di dialogo è un po' artificiosa e contiene un po' di "As you know Bob", cerca di rendere questo dialogo un po' più verosimile, anche prendendoti più spazio: qui nel Laboratorio non ci sono limiti di caratteri, quindi dacci dentro!
Ora arrivano dei suggerimenti un pochino più personali e dettati più dalla mia esperienza, piuttosto che da quello che ho imparato dai testi. Ricorda che lettori di romanzi storici vivono di dettagli, e tu ne dai pochi, forse troppo pochi. Una frase per tutte: "Il pianoforte era magnifico", è troppo poco. Com'era questo pianoforte? Decorato d'oro? I tasti erano d'avorio? Stile barocco? Roccocò? Dai qualche appiglio al lettore per capire dove si trova, e quando si trova: il Settecento è l'era delle parrucche (amo le parrucche barocche) e qui non ce n'è nemmeno una... cura questi piccoli dettagli, sono questi che fanno la differenza!
Il paragrafo finale, comunque, è buono: finalmente un bel cazzotto nello stomaco al lettore, che si sente deluso e avvilito per la morte di questo re buontempone, e il dispiacere di Matteo è palpabile. Molto bene! Trasporta questa carica emotiva anche altrove: anche quando Matteo incontra il re per la prima volta, facci sentire cosa prova, cosa pensa di Ferdinando, se in qualche modo gli ricorda suo padre (ecco un trucco per farci capire che è un ragazzo senza dirlo) oppure se nota la foglia d'insalata conficcata tra i suoi denti, e si sforza di non ridere in faccia ad un re!
Insomma: bella storia (anche qui, penso che tu ti sia veramente documentato), però cura di più l'aspetto narrativo del tuo racconto, dacci dentro coi dettagli e soprattutto con le sensazioni, solo così potrai conquistare il cuoricino di ogni lettore.

Maurizio Mannoni
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Re: Il pianoforte del re folle

Messaggio#12 » domenica 25 aprile 2021, 17:10

Ciao Matteo, grazie mille dei consigli, sono davvero ottimi, non lo dico per modo di dire, proverò a ritoccare qualcosa, e a mettere anche qualche parrucca in più :D

Maurizio Mannoni
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Re: Il pianoforte del re folle

Messaggio#13 » mercoledì 28 aprile 2021, 7:50

MatteoMantoani ha scritto:Ciao Maurizio :) sono qui a commentare questo racconto e a darti qualche suggerimento, dettato dal mio gusto personale, certamente. Sono, in realtà, molto interessato ai romanzi storici, anche se non ne ho letti molti. I migliori, sono quelli dei Wu Ming (o Luther Blisset, a seconda del periodo) e lì si respira davvero ottima narrativa e allo stesso tempo ottime storie. Nel tuo pezzo ho trovato sicuramente un'ottima storia, ma per quanto riguarda la narrazione andrei a correggere qualcosa. Vado così, a scriverti di getto, senza il mio consueto metodo a blocchi.
La lettura è secondo me, un pochino difficile. Ci sono dei passaggi in cui sono dovuto tornare indietro a rileggere, e questo è quello che nei miei testi cerco sempre di evitare. Il lettore medio, chiuderà il libro e lo riporrà nello scaffale della libreria, e tu di certo non vuoi questo. Aiuterebbe, come ti ha già segnalato qualcuno, curare un po' di più questa terza persona (maledetta) che allenta la focalizzazione. Spesso e volentieri ti riferisci al "ragazzo", o allo "zio" piuttosto che al "Farinelli", e, purtroppo, nella scena più importante del racconto, quando Matteo si siede e inizia a suonare, mi sono chiesto appunto chi fosse il "ragazzo", se il re o addirittura un figlio comparso dal nulla.
Altra cosa: il narratore può essere onnisciente, Matteo no. C'è un punto in cui il re legge una lettera, e Matteo sa troppi dettagli della stessa, quando invece non ha modo di leggerla. Giusto qualche suggerimento: è al cospetto del re di Spagna, ed è un ragazzo. Perché non se la fa nelle mutande? Almeno un po' di timore reverenziale... invece no, questi due vanno d'amore e d'accordo fin da subito, e il re mi sembra un po' troppo informale. Idea mia di un re, non ne ho mai incontrato uno :)
C'è un bell'infodumpone quando Matteo aspetta la carrozza, non saprei se questo sia necessario, comunque nei racconti storici ci possono anche stare.
La prima battuta di dialogo è un po' artificiosa e contiene un po' di "As you know Bob", cerca di rendere questo dialogo un po' più verosimile, anche prendendoti più spazio: qui nel Laboratorio non ci sono limiti di caratteri, quindi dacci dentro!
Ora arrivano dei suggerimenti un pochino più personali e dettati più dalla mia esperienza, piuttosto che da quello che ho imparato dai testi. Ricorda che lettori di romanzi storici vivono di dettagli, e tu ne dai pochi, forse troppo pochi. Una frase per tutte: "Il pianoforte era magnifico", è troppo poco. Com'era questo pianoforte? Decorato d'oro? I tasti erano d'avorio? Stile barocco? Roccocò? Dai qualche appiglio al lettore per capire dove si trova, e quando si trova: il Settecento è l'era delle parrucche (amo le parrucche barocche) e qui non ce n'è nemmeno una... cura questi piccoli dettagli, sono questi che fanno la differenza!
Il paragrafo finale, comunque, è buono: finalmente un bel cazzotto nello stomaco al lettore, che si sente deluso e avvilito per la morte di questo re buontempone, e il dispiacere di Matteo è palpabile. Molto bene! Trasporta questa carica emotiva anche altrove: anche quando Matteo incontra il re per la prima volta, facci sentire cosa prova, cosa pensa di Ferdinando, se in qualche modo gli ricorda suo padre (ecco un trucco per farci capire che è un ragazzo senza dirlo) oppure se nota la foglia d'insalata conficcata tra i suoi denti, e si sforza di non ridere in faccia ad un re!
Insomma: bella storia (anche qui, penso che tu ti sia veramente documentato), però cura di più l'aspetto narrativo del tuo racconto, dacci dentro coi dettagli e soprattutto con le sensazioni, solo così potrai conquistare il cuoricino di ogni lettore.


Ciao Matteo, ho fatto diverse modifiche, ho eliminato l'infodump su Farinelli che stava a corte dal re da tanti anni, ho cercato di far capire che Matteo (è una ripetizione ma non è colpa mia se ti chiami come il mio protagonista :D ) al momento dello distruzione della lettera aveva intuito di chi si trattasse (senza quindi farlo apparire onnisciente). Infine ho narrato maggiormente, per quanto mi è stato possibile, l'incontro con il re. Il nostro Ferdinando era informale con lui perché non si metteva sul piedistallo come il classico dei sovrani del '700, poi per carità ne avrei dovuto forse tratteggiare meglio la personalità ma in un racconto così breve credo ci possa stare...tu che dici, va un pochino meglio?

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MatteoMantoani
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Re: Il pianoforte del re folle

Messaggio#14 » mercoledì 28 aprile 2021, 8:39

Ciao Maurizio, ho visto: i punti che hai arricchito sono molto meglio (la descrizione del pianoforte e dell'abito del re è super, molto bene... e hai messo un'adorata parrucca. Ottimo :). Adesso, andrei a correggere ancora qualcosa, e se vuoi farei proprio un'opera di dissezione... solo che mi servirà un momento, e comunque non lo voglio fare se a te il racconto piace così.
Penso che adesso entrino proprio in gioco i miei gusti, e le difficoltà che ho riscontrato anche in questa seconda lettura (l'incipit ancora non mi convince, la seconda scena fatica ad arrivare perché c'è molto infodump e poca ambientazione, se non quando Matteo si siede accanto al re e allo zio al tavolo)... c'è anche qualche ripetizione, e più volte invece che "il sovrano" metterei altro, o lo toglierei (per me è emblematico il "povero re", che secondo me potrebbe diventare benissimo un "pover'uomo"). Altra cosa, sempre a caldo, è che i pensieri di Matteo spesso sono mescolati alla narrazione, e paiono più interventi diretti del narratore (esempio: sempre il "povero re"). Non so se questo è un problema, per me non lo è, ma allora andrebbero rivisti altri punti in cui il narratore è molto più distante.
Dimmi tu, io sono un perfezionista (e comunque non sento di avere il livello per dire fai questo anziché quello), e comunque non voglio seccarti.

Maurizio Mannoni
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Re: Il pianoforte del re folle

Messaggio#15 » giovedì 29 aprile 2021, 6:56

MatteoMantoani ha scritto:Ciao Maurizio, ho visto: i punti che hai arricchito sono molto meglio (la descrizione del pianoforte e dell'abito del re è super, molto bene... e hai messo un'adorata parrucca. Ottimo :). Adesso, andrei a correggere ancora qualcosa, e se vuoi farei proprio un'opera di dissezione... solo che mi servirà un momento, e comunque non lo voglio fare se a te il racconto piace così.
Penso che adesso entrino proprio in gioco i miei gusti, e le difficoltà che ho riscontrato anche in questa seconda lettura (l'incipit ancora non mi convince, la seconda scena fatica ad arrivare perché c'è molto infodump e poca ambientazione, se non quando Matteo si siede accanto al re e allo zio al tavolo)... c'è anche qualche ripetizione, e più volte invece che "il sovrano" metterei altro, o lo toglierei (per me è emblematico il "povero re", che secondo me potrebbe diventare benissimo un "pover'uomo"). Altra cosa, sempre a caldo, è che i pensieri di Matteo spesso sono mescolati alla narrazione, e paiono più interventi diretti del narratore (esempio: sempre il "povero re"). Non so se questo è un problema, per me non lo è, ma allora andrebbero rivisti altri punti in cui il narratore è molto più distante.
Dimmi tu, io sono un perfezionista (e comunque non sento di avere il livello per dire fai questo anziché quello), e comunque non voglio seccarti.


Ciao Matteo, son contento che la descrizione della scena del re ti sia piaciuta. Ho ritoccato anche le due parti che mi hai indicato, in effetti ogni tanto fuoriesce il Maupassant che c'è in me (magari ne avessi almeno un decimo della sua capacità anche in tell...). Ho anche sottinteso qualche soggetto e usato pover'uomo, bella idea :) Non c'è bisogno che vivisezioni il testo :), a questo punto mi arrendo, se hai tempo al limite mi farebbe piacere che mi indicassi in quali frasi il soggetto non è chiaro, da esaurimento la terza persona con tre persone! Grazie!

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Re: Il pianoforte del re folle

Messaggio#16 » giovedì 29 aprile 2021, 8:08

Ciao Maurizio. Allora a questo punto andrei a rivedere il secondo paragrafo, in cui Matteo guarda fuori dalla finestra aspettando lo zio. Ad un certo punto lo vede arrivare coi progetti sotto braccio, poi improvvisamente siede al tavolo del re. Tra le due azioni scorre del tempo ma per come le hai descritte sembrano istantanee.
Corretto questo, avrei altri appunti da farti, ma che andranno, come dicevo, più a trasformare il racconto in qualcosa che ricalca più i miei gusti, che magari i tuoi.

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Re: Il pianoforte del re folle

Messaggio#17 » giovedì 29 aprile 2021, 9:59

MatteoMantoani ha scritto:Ciao Maurizio. Allora a questo punto andrei a rivedere il secondo paragrafo, in cui Matteo guarda fuori dalla finestra aspettando lo zio. Ad un certo punto lo vede arrivare coi progetti sotto braccio, poi improvvisamente siede al tavolo del re. Tra le due azioni scorre del tempo ma per come le hai descritte sembrano istantanee.
Corretto questo, avrei altri appunti da farti, ma che andranno, come dicevo, più a trasformare il racconto in qualcosa che ricalca più i miei gusti, che magari i tuoi.


Grazie Matteo, in origine avevo messo uno stacco di riga che poi rimaneggiando è scomparso, ora invece ho aggiunto un collegamento...:)

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Re: Il pianoforte del re folle

Messaggio#18 » giovedì 29 aprile 2021, 21:20

Come dicevo, se proprio volessimo lavorare ancora sul racconto, ci vedrei ulteriori punti di miglioramento, ma che forse andrebbero a cambiare troppo il racconto stesso piegandolo più al mio stile, che al tuo. Mi limito quindi a dire che per me l'importante è che il racconto sia comprensibile a una prima lettura e che sia abbastanza ricco di particolari da stimolare l'immaginazione del lettore, e per me siamo al momento a un livello discreto, su questi due aspetti. Rimanderei quindi il giudizio al leggendario Dottore: chiedo la grazia!

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Re: Il pianoforte del re folle

Messaggio#19 » giovedì 29 aprile 2021, 23:17

MatteoMantoani ha scritto:Come dicevo, se proprio volessimo lavorare ancora sul racconto, ci vedrei ulteriori punti di miglioramento, ma che forse andrebbero a cambiare troppo il racconto stesso piegandolo più al mio stile, che al tuo. Mi limito quindi a dire che per me l'importante è che il racconto sia comprensibile a una prima lettura e che sia abbastanza ricco di particolari da stimolare l'immaginazione del lettore, e per me siamo al momento a un livello discreto, su questi due aspetti. Rimanderei quindi il giudizio al leggendario Dottore: chiedo la grazia!


Sei un grande Matteo, il tuo sostegno è stato prezioso, mi hai illuminato davvero sulle scene che esigevano immagini e su tanti altri aspetti, grazie davvero! :)

Maurizio Mannoni
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Re: Il pianoforte del re folle

Messaggio#20 » giovedì 29 aprile 2021, 23:22

Aggiungo una nota storica per chi ha avuto la cortesia e la pazienza di leggere il racconto. Ferdinando VI di Spagna, (figlio di Filippo V e fratellastro del futuro re di Napoli Carlo I di Borbone) aveva da sempre condiviso il suo amore per la musica con la regina Maria Barbara di Braganza.
Quando nel 1758 lei morì, il povero Ferdinando, che già soffriva di attacchi di malinconia, sviluppò una sorta di follia. Oltre a dare morsi ai visitatori, addirittura pare fosse solito girare per le stanze del castello di Villaviciosa con un lenzuolo come un fantasma. La violenza morale della matrigna Elisabetta Farnese e degli uomini di corte per sottrargli il regno ancor prima d’impazzire, è reale (come le cure di oppio e sangria). Il cantante lirico Farinelli (pseudonimo di Carlo Maria Michelangelo Nicola Broschi) era realmente, in quegli anni, l’organizzatore degli spettacoli della corte di Madrid.
Ho fantasticato sul protagonista Matteo che seguiva le lezioni di pianoforte. (Farinelli però aveva un nipote con questo nome e ho scoperto che la regina Barbara, esperta clavicembalista, aveva acquistato da Firenze uno dei primi esemplari di “fortepiano”, assai verosimile è quindi che vi si cimentasse con il nostro povero Ferdinando). Mi è venuta l'illuminazione per questo racconto grazie alla lettura di "Elisabetta", l'ultima Farnese, Regina di Spagna, di Massimo Solari, Edizioni Lir, 2017.

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Re: Il pianoforte del re folle

Messaggio#21 » venerdì 30 aprile 2021, 8:39

Maurizio Mannoni ha scritto:Sei un grande Matteo, il tuo sostegno è stato prezioso, mi hai illuminato davvero sulle scene che esigevano immagini e su tanti altri aspetti, grazie davvero! :)

Ma dai :) Non ho fatto granché. Tranquillo. Siamo tutti qui per imparare, e ci tengo a dare indietro quello che ho avuto, e spero che un domani tu farai lo stesso :)

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Re: Il pianoforte del re folle

Messaggio#22 » venerdì 30 aprile 2021, 8:44

Maurizio Mannoni ha scritto:Aggiungo una nota storica per chi ha avuto la cortesia e la pazienza di leggere il racconto. Ferdinando VI di Spagna, (figlio di Filippo V e fratellastro del futuro re di Napoli Carlo I di Borbone) aveva da sempre condiviso il suo amore per la musica con la regina Maria Barbara di Braganza.
Quando nel 1758 lei morì, il povero Ferdinando, che già soffriva di attacchi di malinconia, sviluppò una sorta di follia. Oltre a dare morsi ai visitatori, addirittura pare fosse solito girare per le stanze del castello di Villaviciosa con un lenzuolo come un fantasma. La violenza morale della matrigna Elisabetta Farnese e degli uomini di corte per sottrargli il regno ancor prima d’impazzire, è reale (come le cure di oppio e sangria). Il cantante lirico Farinelli (pseudonimo di Carlo Maria Michelangelo Nicola Broschi) era realmente, in quegli anni, l’organizzatore degli spettacoli della corte di Madrid.
Ho fantasticato sul protagonista Matteo che seguiva le lezioni di pianoforte. (Farinelli però aveva un nipote con questo nome e ho scoperto che la regina Barbara, esperta clavicembalista, aveva acquistato da Firenze uno dei primi esemplari di “fortepiano”, assai verosimile è quindi che vi si cimentasse con il nostro povero Ferdinando). Mi è venuta l'illuminazione per questo racconto grazie alla lettura di "Elisabetta", l'ultima Farnese, Regina di Spagna, di Massimo Solari, Edizioni Lir, 2017.

Il tema del sovrano folle è certamente un concetto molto affascinante, che si porta dietro molte contraddizioni e spunti per conflitti nei personaggi, sia interiori che altro. Il mondo dell'arte ha sempre cercato di riesumare storie del genere, tanto che il concetto stesso direi che sia diventato un vero e proprio archetipo.
La tua idea di approfondire quest'argomento con racconti e romanzi, è certamente una buona pista per riuscire a trovare vicende storiche cui attingere per formare una storia degna di essere raccontata. Io stesso sono affascinato dall'argomento, anche se non credo che calcherò in quella direzione, se mai andrò a scrivere un romanzo.
Oltre al buon Ferdinando, posso consigliarti la storia di Paolo I di Russia (dovrebbero esserci un paio di film storici dedicati allo zar folle), del shakespeariano re Enrico IV d'Inghilterra, e anche il più recente Giorgio III.
Ti auguro di scrivere la storia migliore del mondo! A presto a rileggerci.

Maurizio Mannoni
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Re: Il pianoforte del re folle

Messaggio#23 » venerdì 30 aprile 2021, 12:20

Ringrazio tutti per i preziosi consigli, in particolare Matteo, Alessio (per i suggerimenti nel corso della prima stesura), Fernando e Martina. :)

Quindi:
RICHIEDO L'AMMISSIONE ALLA VETRINA

Maurizio Mannoni
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Re: Il pianoforte del re folle

Messaggio#24 » venerdì 30 aprile 2021, 12:30

MatteoMantoani ha scritto:
Maurizio Mannoni ha scritto:Aggiungo una nota storica per chi ha avuto la cortesia e la pazienza di leggere il racconto. Ferdinando VI di Spagna, (figlio di Filippo V e fratellastro del futuro re di Napoli Carlo I di Borbone) aveva da sempre condiviso il suo amore per la musica con la regina Maria Barbara di Braganza.
Quando nel 1758 lei morì, il povero Ferdinando, che già soffriva di attacchi di malinconia, sviluppò una sorta di follia. Oltre a dare morsi ai visitatori, addirittura pare fosse solito girare per le stanze del castello di Villaviciosa con un lenzuolo come un fantasma. La violenza morale della matrigna Elisabetta Farnese e degli uomini di corte per sottrargli il regno ancor prima d’impazzire, è reale (come le cure di oppio e sangria). Il cantante lirico Farinelli (pseudonimo di Carlo Maria Michelangelo Nicola Broschi) era realmente, in quegli anni, l’organizzatore degli spettacoli della corte di Madrid.
Ho fantasticato sul protagonista Matteo che seguiva le lezioni di pianoforte. (Farinelli però aveva un nipote con questo nome e ho scoperto che la regina Barbara, esperta clavicembalista, aveva acquistato da Firenze uno dei primi esemplari di “fortepiano”, assai verosimile è quindi che vi si cimentasse con il nostro povero Ferdinando). Mi è venuta l'illuminazione per questo racconto grazie alla lettura di "Elisabetta", l'ultima Farnese, Regina di Spagna, di Massimo Solari, Edizioni Lir, 2017.

Il tema del sovrano folle è certamente un concetto molto affascinante, che si porta dietro molte contraddizioni e spunti per conflitti nei personaggi, sia interiori che altro. Il mondo dell'arte ha sempre cercato di riesumare storie del genere, tanto che il concetto stesso direi che sia diventato un vero e proprio archetipo.
La tua idea di approfondire quest'argomento con racconti e romanzi, è certamente una buona pista per riuscire a trovare vicende storiche cui attingere per formare una storia degna di essere raccontata. Io stesso sono affascinato dall'argomento, anche se non credo che calcherò in quella direzione, se mai andrò a scrivere un romanzo.
Oltre al buon Ferdinando, posso consigliarti la storia di Paolo I di Russia (dovrebbero esserci un paio di film storici dedicati allo zar folle), del shakespeariano re Enrico IV d'Inghilterra, e anche il più recente Giorgio III.
Ti auguro di scrivere la storia migliore del mondo! A presto a rileggerci.


Già, i demoni della follia ispirano storie, anche perché spesso venivano bollati come folli, personaggi particolari, anticonformisti, penso a Giovanna la Pazza, che fu perseguitata per estrometterla dal regno. Non conoscevo invece la storia di Paolo I di Russia, lo andrò sicuramente a sbirciare, grazie ancora, a rileggerci!

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Re: Il pianoforte del re folle

Messaggio#25 » lunedì 3 maggio 2021, 15:29

Ciao Maurizio.

Metto il tuo racconto in valutazione :)
Sono pronto a vivisezionare i vostri racconti... soffriranno, ma sarà per il vostro bene!

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Re: [IN VALUTAZIONE PER LA VETRINA] Il pianoforte del re folle

Messaggio#26 » mercoledì 14 luglio 2021, 12:35

Ciao Maurizio.

Passo il tuo racconto in Vetrina!
Sono pronto a vivisezionare i vostri racconti... soffriranno, ma sarà per il vostro bene!

Maurizio Mannoni
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Re: [PROMOSSO IN VETRINA] Il pianoforte del re folle

Messaggio#27 » sabato 17 luglio 2021, 10:47

Ciao Dottore, grazie mille!

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