Finalissima!

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Finalissima!

Messaggio#1 » lunedì 27 aprile 2020, 18:36

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Nonostante quanto annunciato in precedenza, i finalisti de La (Mini) Sfida a Brancalonia saranno 6 e non 4.

Del senno di poi, di Maurizio Ferrero
Una historia de malgusto et brutte genti, di David Galligani
Kité, di Eugene Fitzherbert
Nella Paglia, di Pippo Abrami
Nebbia in Val Pagana, di lVal21
Scalogna e lo Magno Filosofante, di Agostino Langellotti

La parola passa a Mauro Longo e che vinca il migliore!



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Re: Finalissima!

Messaggio#2 » venerdì 1 maggio 2020, 14:57

Longo così si è espresso:

Da questa bella iniziativa sono emerse tante storie belle e cialtronesche, degne tutte di figurare come chicche del miglior manuale di Brancalonia, o in una nuova antologia di Zappa e Spada. E anche tra i racconti non ammessi alla finale ho trovato diverse belle prove di narrativa, come Lo oscuro monastero del mistero, Fili non ho più, All'inseguimento del nano con la pietra verde e Fratelli. In particolare ho molto apprezzato che quasi tutti gli autori abbiano studiato l'ambientazione proposta e lo stile degli altri racconti e del romanzo ufficiale legati a Brancalonia: non solo è una dimostrazione di attenzione e serietà verso la (mini)sfida, ma anche una attestazione della volontà di entrare con noi nel nostro mondo e giocare con le nostre creazioni condivise, che non possiamo che apprezzare.
Anche dal punto di vista formale e narrativo, tutti i racconti giunti a questa fase mi appaiono privi di difetti particolari, gradevoli alla lettura nel tema e nello svolgimento.
È molto difficile, stando così le cose, procedere a una classifica finale degli elaborati giunti in finale, ma per amor di competizione bisogna farlo, e allora andiamo!
Premetto solamente che tutti i racconti mi sembrano equivalenti e validi per qualità, e che la preminenza che darò si basa espressamente sul mio gusto personale.

Del senno di poi – titolo riuscitissimo – è un racconto che azzecca perfettamente il ritmo, con una conclusione progettata e realizzata in maniera impeccabile. Pecca però forse nello scadere in un umorismo troppo grossolano, che sottende all'intera trama e rovina in parte la qualità generale della storia.

Una historia de malgusto et brutte genti mantiene perfettamente quello che promette fin dal titolo e lavora su un linguaggio brancalonesco e maccheronico, mescolandolo a una citazione davvero ben riuscita di Amici Miei. Anche qui, a mio gusto personale, l'unico difetto rilevante è quello di una vena comica che scade spesso nello scatologico e nel pruriginoso: due elementi che quando vengono affrontati con superficialità rischiano di far storcere il naso più che convincere.

Divertente e ben congegnato anche Kité, con il doppio senso dialettale del classico improperio meridionale, sapientemente trasformato in un oggetto di scena in odore di “McGuffin”, che diventa il motore degli eventi. Anche in questo caso, la pecca fondamentale è quella – sempre secondo il mio gusto personale – dell'atmosfera grimdark, eccessiva e grand-guignolesca, che andava forse stemperata.

Nella Paglia finalmente smorza i toni più eccessivi dei racconti precedenti in una vicenda più ironica e cialtrona, ma torna a un tema forte e secondo me di nuovo leggermente “fuori contesto”, quasi gotico-rurale: il cannibalismo. La minaccia degli zoticoni affamati di carne umana torna a lasciar filtrare un mondo troppo gore ed estremo rispetto a quello che personalmente l'idea di “fantasy all'italiana” mi ispira. Anche qui ci sono delle situazioni da Decamerotico, ma per fortuna abbastanza attenuate, e la procace maliarda di turno è tratteggiata meglio dell'apparato deambulatore di un paio di glutei.

Nebbia in Val Pagana sceglie la via del dialetto laziale per una vicenda racchiusa in una brevissima sequenza di scene: classiche chiacchiere al focolare seguite da ancor più classiche coltellate al traditore. Troppo dialetto da operetta, forse, e un paio di battute superflue, ma una vicenda tutto sommato sensata e interessante, che si chiude con quella che è contemporaneamente una conclusione tragica e un lieto fine.

Scalogna e lo magno filosofante è ancora una volta un ottimo racconto, con due personaggi memorabili e un linguaggio carico di trovate e divertenti citazioni. La vicenda è funestata però - come altri racconti della lista - da un tasso di violenza e frattaglie sovradimensionato rispetto al necessario. Anche l'elemento paradossale dell' “orco buono” avrebbe avuto bisogno di un trattamento ulteriore per poter risultare più credibile.

Nonostante i difetti evidenziati – ancora una volta lo ripeto: “difetti” solo legati al mio gusto personale, non vere pecche formali – il racconto che ho preferito tra tutti quelli del contest è Nebbia in Val Pagana, a cui assegno la palma, anzi il palmo della mano, nel tradizionale schiaffo del vincitore!

Detto questo, faccio i complimenti a tutti i partecipanti, anche ai ritirati e a quelli non giunti in finale!
Stiamo pensando a una modalità per valorizzare i racconti partecipanti inserendoli in qualche pubblicazione di Brancalonia, e siete tutti invitati a questa ulteriore e diversa selezione!

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