I COMMENTI DI LIVIO GAMBARINI AI FINALISTI

Appuntamento nell'Arena con un tema di Livio Gambarini fissato per le 21.00 di lunedì 19 ottobre!
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I COMMENTI DI LIVIO GAMBARINI AI FINALISTI

Messaggio#1 » giovedì 19 novembre 2020, 22:25

Ecco tutti i commenti di Livio Gambarini ai racconti finalisti:

Disco inferno
Stilisticamente ottimo. Immersione molto ben gestita, per un racconto di MC; l’idea non riserva brividi sul finale, ma è sviluppata in modo gradevole. Un 7 meritato.

Associazione Donatori di Eiaculato
È un racconto che si fa apprezzare nonostante i numerosi difetti. L’ambientazione è scarna, e l’onda nell’incipit è troppo fioca per rimanere in mente. C’è un po’ di infodump quando la PG ricorda V, e l’assenza di beat rende non sempre chiaro chi stia parlando. Tuttavia la simpatia della dinamica tra i personaggi e le trovate disseminate per tutto il racconto lo riscattano.

Il suggerimento
La costruzione è subottimale. Induce a riporre molte speranze in un ribaltamento che illumini ogni cosa sotto un profilo nuovo, ma nonostante un paio di trovate carucce, il finale lascia abbastanza delusi. A livello stilistico non è terribile.

Distrazioni
Un racconto dimenticabile. L’ellissi delle informazioni di contesto faceva pregustare la graduale scoperta su una qualche strage avvenuta nel posto, che poi è completamente mancata. La parte centrale del racconto è noiosa, l’omicidio finale è stato divertente ma fine a sé stesso seminato in modo insufficiente.

Ultima corsa
Un racconto disordinato e mal strutturato. Le frasi sono a tratti troppo lunghe, a tratti il raccontato prevarica il mostrato, i dialoghi sono parecchio deboli. Ho apprezzato i riferimenti non invasivi alla pandemia.
Dopo una prima metà di racconto troppo lenta, la storia inizia a sollevare interesse quando si disvela per bocca dell’anziano omicida, ma il finale frettoloso lascia aperti più fili di quanti ne abbia annodati. Penso che l’idea di base potesse essere meglio sviluppata su un formato di racconto più lungo.

Felice
Un po’ di raccontato affligge il racconto, nonostante la prima persona.
Dopo un inizio fastidioso per la poca chiarezza, man mano che la storia avanza e l’empatia si disvela, la sensazione svanisce e l’atmosfera si fa struggente e quasi poetica. Lo spunto è buono e condotto con molto polso, cosa non scontata. Manca il podio per via di qualche vetusta posa di troppo, come le parentesi (fossili non proprio eleganti da vedere in narrativa, e che compromettono l’immersione empatica perché evidenziano l’artificiosità del testo, e creano quindi distacco nel lettore).

Voragine
Un racconto che mi ha intrigato fin quasi alla fine, con un worldbuilding che prometteva un buon costrutto e una soluzione fulminante, che invece mi ha deluso con un finale mostruosamente ellittico. Intravedo del potenziale, ma non con questa realizzazione.

Vai all’inferno
Solo dialoghi? Una scelta ardita. Richiede molta perizia scrivere un racconto impiegando unicamente uno dei tre pilastri della narrativa, senza che l’assenza degli altri due sia un handicap evidente. Racconti così brevi, a onor del vero, si prestano bene a questo genere di cose (ci sono solo due o tre sbavature, nella seconda metà del racconto). Per il resto, è forse il miglior pezzo dell’edizione per eleganza architettonica: semine e mietiture sono molto ben calibrate e il flusso d’informazioni è proprio come dovrebbe essere.

Red Carpet
Molto buono il polso della scena, che nel momento esatto in cui fa pensare al lettore “sembra un b-movie” fa arrivare lo “stop” del regista. Molto ben gestito. Il tema è classico ma ben eseguito: un buon esercizio di stile. La focalizzazione un po’ troppo esterna le costa un risultato migliore.

Abitudini
Lo stile è datato, salvato da simpatici dettagli concreti come la figurina di Van Basten, la Simmenthal ecc. ma per il resto raccontato e poco focalizzato. (ma era inevitabile, per non tradire il patto col lettore e non dire cosa fosse l’Inferno per lui). Tematica interessante e trattata in modo originale; uno dei rari esempi di raccontato che non uccide completamente la storia, perché quella storia con l’immersione non sarebbe stata raccontata. Non un racconto a rigor di termini, quindi; ricorda la descrizione di un corto d’autore.
Una buona costruzione

Le carte non mentono
Molto ben scritto, tra i migliori dell’edizione. Ci sono dettagli molto azzeccati, come la banconota azzurra e la lettura delle carte. Molto buoni i dialoghi; questa è una penna di cui non mi dispiacerebbe affatto leggere un romanzo. Peccato per la mancanza di un’idea forte alla base: il punto di arrivo è assai deludente, e il racconto ne è drasticamente penalizzato.

Le fiamme dell’inferno
Un racconto debole, con un salto di PdV sgraziato nell’ultimo paragrafo che arriva a dare il colpo di grazia a una lettura poco gratificante per tutto il tempo. Tuttavia, è carina e ben descritta la parte della masturbazione e il modo in cui il ragazzo pensa alla ragazza intravista in chiesa, che potrebbe indicare una sintonia psicologica con quella fascia di età. Suggerisco allo scrittore di approfondire la scrittura della narrativa middle grade, perché potrebbe essere più nelle sue corde rispetto a quella per il pubblico adulto.

Al Drago d’Oro c’è un cinese che…
Ben scritto, immaginifico nel dipingere ambienti squallidi e spassoso. Se la caratterizzazione da rompicoglioni del PG fosse passata un po’ di più, e se non ci fossero state alcune sbavature di chiarezza e di stile nell’ultima parte del dialogo, avrebbe potuto raggiungere l’8.

L’affare Pirelli
Un racconto piacevole. Sono stato indeciso a dove posizionarlo rispetto a Red Carpet e Associazione Donatori, i più simili come livello generale. Alla fine ho deciso di metterlo appena sotto di essi per via della gestione non convincente del rapporto tra battute e monologo interiore. Era confuso, a tratti sembravano intercambiabili.

Inferno Edition
Il problema principale di questo racconto è la scarsa focalizzazione, che con la terza persona impedisce al lettore di ricordare agevolmente chi dei due tizi sia il protagonista e chi l’antagonista, il che crea problemi soprattutto nella seconda metà. La scena è abbastanza assurda e i personaggi sono macchiette, benché alcuni elementi di interesse visivo tengano comunque alta l’attenzione.



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