I COMMENTI DI SCILLA BONFIGLIOLI AI FINALISTI

Appuntamento fissato per lunedì 16 novembre dalle 21.00 all'una con un tema di Scilla Bonfiglioli!
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I COMMENTI DI SCILLA BONFIGLIOLI AI FINALISTI

Messaggio#1 » lunedì 14 dicembre 2020, 20:09

Di seguito, i commenti di Scilla Bonfiglioli ai racconti finalisti. Per la news con la classifica finale di Edizione, CLICCATE QUI.

Sono molto in imbarazzo nel presentare questa classifica, che è stata soffertissima. Ho riletto i racconti almeno tre volte, prima di iniziare a compilarla, poi un'ultima volta durante la stesura, perché continuavo a modificare l'elenco, cambiare le posizioni, cercare di mettere tutti e dodici i racconti nei primi tre posti – cosa abbastanza impossibile da qualunque parte la si voglia vedere, soprattutto dal punto di vista matematico.
Ringrazio tutti i partecipanti alla sfida perché so che è stata una sofferenza anche per l'organizzazione di Minuti Contati la selezione di questa Sporca Dozzina. E voglio fare i complimenti ai dodici finalisti che se da una parte mi hanno messo in grande difficoltà, dall'altra mi hanno regalato delle vere perle che mi rileggerò più di una volta. Per un motivo o per un altro, i racconti di questa classifica mi sono piaciuti tutti. Alcuni hanno esplorato il tema da vicino, qualcuno c'è arrivato di lato, qualcuno l'ha sfiorato soltanto ma mi ha offerto visioni alternative che ho comunque apprezzato. Sono tutti validi racconti, viste anche le condizioni di tempo e spazio in cui avete lavorato, e siete tutti bellissime penne. Nella compilazione dell'elenco mi sono dovuta per forza sbilanciare sul piano soggettivo dei miei gusti, quindi tenete conto anche di questo.
Ancora complimenti e spero che vi siate divertiti!

Tremate, mostri!
Costruito bene, con un bel ritmo e delle belle caratterizzazioni - e splendidamente "politically incorrect" anche per un mondo fantasy-medievale in cui eunuchi barbuti usano il packaging della cipria per annientare la pericolosa fauna locale - il racconto declina il tema che avevo proposto in un modo che non avevo immaginato.
È spassosissimo. E spero davvero che in un eventuale seguito Lucius possa conquistare definitivamente il cuore del suo compagno di avventure.

Ultima possibilità
Una ricerca di giustizia personale portata avanti in un racconto che gioca bene con la sua brevità, riuscendo comunque a ribaltare per ben due volte il piatto in tavola. Prima mostrandoci che i mostri sono forse dalla parte opposta della barricata, rispetto a dove ce li saremmo aspettati, poi lasciandoci intravvedere un codice morale, mostruoso anche quello, ma limpido. Un bel tema giocato sulla figura del vampiro, purtroppo abusata in tutti i modi ormai, ma che secondo me offre ancora zone d'ombra da esplorare.

Blues
L'identificazione del disturbo mentale con il mostro non è certo materia nuova, ma la costruzione di Blues è realistica da far male. Il cane nero (una citazione di Churchill?) che aumenta di proporzioni e di aggressività con l'accrescersi della malattia, la costrizione del portarlo al guinzaglio e l'accettazione di doverci convivere e instaurarvi il migliore rapporto possibile sono metafore lucidissime. Si va oltre il primo contatto della carezza, quando si riesce a venire a patti con un mostro di quella portata. Uno sviluppo del tema splendido.

La carezza dell'amore
Interessante e inquietante. C'è un'atmosfera cupa che si assapora da subito, in contrasto con il tono tranquillo, quasi straniato, dell'io narrante, e che tiene all'erta il lettore. Il colpo di scena si avverte nell'aria e si capisce drammaticamente dove il racconto andrà a parare già dalla metà, ma questo non toglie suspance, aiuta invece a venire trascinati fino alla fine in una curva ineluttabile. Il tema scelto è difficile e controverso, lascia posto a una riflessione scomoda su quanto i lati più ombrosi di noi siano effettivamente quelli che ci mantengono in vita.

Cosa c'è sotto il letto?
Una piccola perla horror, perfettamente realizzata nella brevità dello spazio concesso. Lo scenario cupo si schiarisce in un momento aureo in cui la piccola protagonista viene a patti con il suo mostro personale, in cui sembra sul serio che si possa instaurare un rapporto, semplice e pulito, tra chi vive sopra e chi sotto il letto. Poi, ovviamente, ricala il buio. Il finale è forse già visto, quasi un cliché, ma nel complesso è godibilissimo.

Il mestiere del chiamato
È un racconto che avrebbe beneficiato di tempo e di spazio in più per permettere di respirare a una lore complessa e meritevole di essere esplorata. Ci sono molti particolari che rendono il background di questa storia intrigante, ma paradossalmente sono anche quelli che la soffocano. Intrigante, ma vago il concetto dell'alverare e delle celle che contengono i modelli V 1 R, maschili (ben fatto il gioco di parole); quello dei demoni femminili che agiscono come mantidi, costrette (o forse no?) dalla loro natura, a metà tra antiche lamie e le Ardat Yakshi dei Mass Effect; quello del "chiamato" che non si capisce bene se è una carica specifica o un ruolo dettato da un bisogno immediato espresso con la richiesta di aiuto del V 1 R. Mi piacerebbe vederlo sviluppato in un racconto di più ampio respiro in cui ci sia più spazio per trascinare il lettore in un mondo complesso. Ho molto apprezzato il testo sviluppato in doppia partitura che dà l'effetto di una voce fuori campo sulla scena in svolgimento.

Mi sento bene
Ho amato alla prima lettura questo racconto in cui ho trovato molto di quello che immaginavo personalmente quando ho proposto il tema: personaggi sporchi, disperati e mostruosi, ognuno a modo proprio; e la contorta pietà di uno di essi nei confronti delle mostruosità altrui. L'ambientazione post apocalittica compresa di mutanti non è forse quella più originale del pacchetto, ma è funzionale all'atmosfera di dolore dolce che si respira, quello delle cose sconfitte, e alla serena rassegnazione di una prostituta per la quale farsi ammazzare non è che normale routine di lavoro.

Io e Bobo
Terribile, nella sua semplicità. Rende bene la fame, il vero mostro di questa storia, e la solitudine che diventa diffidenza fino ad arroccarsi nell'egoismo della sopravvivenza. La scansione in giorni aiuta a fare i conti con il tempo che passa, per quanto sia difficile su una lunghezza così breve. Il sacrificio di Bobo, che sceglie alla fine se essere il mostro oppure no, spezza il cuore a metà.

Bad Trip
La semplicità della scena, delle ambientazioni e delle caratterizzazioni così standardizzate da ricalcare il topos del genere è riscattata totalmente dall'atmosfera da B-movie che si respira per tutto il racconto. Il ritmo vivace, i dialoghi sopra le righe e spesso poco realistici, e infine il grosso demone-mostro investito con l'auto hanno tutti i colori e il sapore di un horror anni '80. Bad Trip potrebbe essere un episodio di "Tales from the crypt". Il colpo di scena finale non è un vero colpo di scena, era perfettamente intuibile che sarebbe andata così, ma rientra nel gioco alla grande. Mi ha divertito moltissimo.

L'erede
Un racconto molto cupo, sicuramente crudele e che arriva al cuore. Si aspetta in trepidazione il colpo di scena già annunciato all'inizio del brano e quando arriva fa comunque male. Non lo trovo particolarmente attinente al tema: tutta questa voglia di accarezzare il mostro non ce l'ho vista (e, considerato il contesto sono abbastanza contenta), né ho sentito convincente il gesto di Sara al volto defunto del padre, forse leggermente posticcio. Ma è un'interpretazione che mi ha lasciato a rifletterci sopra. L'Erede è comunque un brano molto potente su cui si potrebbe sviluppare un bel noir a largo respiro.

Sogni di carta
Nasce poco a poco, e poco a poco prende sempre più volume, consistenza e ritmo nelle descrizioni e nell'ambientazione. Insieme al contesto ci si stringe addosso l'avidità famelica del protagonista - personificazione del consumismo - che scivola come un fantasma nella folla in attesa, via via più fremente e bestiale. Ho apprezzato moltissimo la sensorialità del brano, l'effettiva elettricità animalesca che è stata costruita con abilità. Un po' meno la sensazione di già sentito riguardo al tema, già molto discusso, su cui si poteva fare un passo oltre.

Una mano amica
Potrebbe essere l'incipit di un romanzo o uno stralcio narrativo di un universo più ampio. Di questa scena così vivida ho amato in particolare due cose.
In primis la dolcezza dell'io narrante che, in un mondo gelido come quello tratteggiato, prelude alla conclusione triste e dovuta, in cui scopriamo la sua reale natura. E poi la creatura-oggetto del racconto, la chimera umanoide-leonina che racchiude perfettamente in sé gli opposti: la fragilità della vittima ridotta in schiavitù insieme alla fierezza del leone, della potente bestia selvatica che forse più di ogni altra incarna la libertà. In questo contrasto ho sentito più che mai la vicinanza con il mostro, nella sua regalità piegata a un piacere meschino. Anch'io avrei voluto allungare una mano per accarezzarlo.



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