LA FINALE: Commenti e classifica di LINDA DE SANTI

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LA FINALE: Commenti e classifica di LINDA DE SANTI

Messaggio#1 » lunedì 8 febbraio 2021, 18:50

I COMMENTI DI LINDA DE SANTI

Cara ti amo / voglio stare un po’ da sola
Di questo racconto ho apprezzato soprattutto lo stile di scrittura e la caratterizzazione dei personaggi, davvero ben riuscita per un racconto così breve.
L’idea del teletrasporto è coraggiosa, e anche se la facilità con cui lo utilizzano i personaggi di questo racconto fa pensare più ai cartoni animati tipo Rick & Morty che a un’ipotesi di tecnologia futura, il tutto è ben gestito. Soprattutto perché il teletrasporto, in questo racconto, è un pretesto per indagare la questione del deterioramento dei rapporti umani a causa della tecnologia, risultando, in questo senso, un elemento azzeccato.
Il riferimento della perdita del diritto di voto da parte degli uomini mi è sembrato un po’ esagerato, o forse poco contestualizzato: credo che una società dove gli uomini hanno perso questo diritto universale sarebbe molto diversa da quella che conosciamo, mentre invece la società del racconto, a parte la tecnologia più avanzata, appare ancora simile alla nostra. Forse sarebbe bastato un accenno, qualcosa tipo “c’è un motivo, se parlano di togliergli il diritto di voto.”
Ho un paio di perplessità: com’è possibile che il primo ospedale si trovi a centocinquanta chilometri di distanza? Okay, visto che c’è il teletrasporto potrebbero aver diminuito il numero delle strutture ospedaliere, ma l’unico che c’è nel raggio di centocinquanta chilometri e che deve accogliere tutti, quanto dovrebbe essere grande?
Inoltre, in un mondo come quello che descrivi mi sembra strano che esistano ancora le station wagon. La protagonista potrebbe usare il portale dell’ufficio per tornare a casa (o magari a una “fermata” del teletrasporto vicino a casa sua).

L’osservatore
L’ambiguità del personaggio di questo racconto è affascinante, ma forse non è resa al meglio. All’inizio credevo che la bambina fosse un fantasma, visto che nessuno riesce a vederla, ma poi si scopre che un bambino l’ha vista. Ci può stare, ma quello che non capisco è perché da allora deve stare attenta a non farsi vedere o sentire. Dopo che le persone hanno visto il suo riflesso, hanno iniziato a darle la caccia?
A tratti mi sembra che sia lei la prima a non volersi far vedere dalle persone, però all’inizio la sua condizione d’invisibilità sembra pesarle. Insomma, rispetto a quello che è la premessa del racconto, ho trovato un po’ contradditorio lo sviluppo. Senz’altro una buona idea, ma da raffinare.

Cavalieri inesistenti
Un racconto che nelle prime righe abusa un po’ di termini cavallereschi poco comuni, ma che dopo diventa più scorrevole. L’uso dei corsivi e degli “a capo” mi sembra da rivedere, ma ci può stare, considerando che su Minuti Contati si hanno solo quattro ore di tempo per scrivere e rivedere. Dopo l’incipit un po’ traballante lo sviluppo del racconto mi ha convinto di più: gli specchi diventano una metafora degli inganni perpetrati dal Re, dal Santo e dalla Principessa ai danni dei due cavalieri, che sono stati messi uno contro l’altro. Ma alla fine, capito il tranello, si abbracciano come fratelli. Un messaggio pacifista che ho apprezzato, insieme al finale ben riuscito.

La moglie dell’artista
Racconto ben scritto e molto piacevole da leggere.
C’è un po’ di sbilanciamento tra la prima e la seconda parte: l’inizio del racconto tratteggia molto bene la situazione della protagonista, ma la chiusura risulta un po’ affrettata. A causa del poco spazio rimasto a disposizione, nel finale diverse informazioni vengono inserite nei dialoghi, ma l’escamotage non riesce del tutto e alcune sembrano inserite in maniera un po’ forzata.
Il dettaglio dell’anulare priva dell’anello meriterebbe un approfondimento: alla fine non ho ben capito se lei sia la ex moglie dell’artista o un’accompagnatrice (da come si esprime, a volte dà questa impressione).
In ogni caso, una prova molto buona.

Un mondo alla rovescia
L’idea è molto suggestiva. Mi pare però che la chiusura non riesca a dare un significato ai vari eventi che accadono nel racconto: nel finale Ricky viene trascinato in acqua dal suo “doppio”, cosa che mi fa pensare che il vecchio avesse un motivo per portarlo lì (sperava che accadesse per insegnare qualcosa a Ricky?), ma poi nel paragrafo successivo l’uomo non fa parola di quanto è accaduto. Rimango anche con il dubbio di quale sia lo scopo dell’anziano: “un’umanità specchiata” centra il tema ma è un po’ debole come spiegazione.
A livello formale ci sono diverse cose da rivedere. Attenzione alle ripetizioni nelle frasi, ad esempio qui: “La luna era una grossa palla luminosa e deformata, come un grosso pesce. Attorno a lei tanti minuscoli puntini, stelle somiglianti a tanti cuccioli di medusa.”

Specchio dell’anima
Un racconto che punta sul coinvolgimento emotivo del lettore. La prosa è emozionale, ci si sente partecipi e coinvolti nella vicenda della protagonista (per quanto qualche immagine non mi è sembrata del tutto riuscita, ad esempio quando la protagonista apre l’urna con le ceneri e le viene in mente di quando slacciava i pantaloni al compagno).
In generale, però, come idea per sviluppare il tema mi è sembrata debole.
Mi ha incuriosito il dettaglio a proposito del mese di tempo per disperdere le ceneri. A quanto capisco, alla protagonista viene chiesto di liberarsi delle ceneri dell’amato entro un mese. Non so molto di cremazione, ma una cosa del genere mi sembra strana (a quanto ne so è possibile conservare le ceneri di un defunto in casa, previa autorizzazione delle istituzioni). A prescindere da questo, penso che forse avrei omesso questo dettaglio: non mi sembra una reale difficoltà per la protagonista, visto che alla fine si porta la scatola a casa. A quel punto potrebbe anche tenerla con sé, a meno che non sappia già che qualcuno andrà a controllare che si sia liberata delle ceneri (ma questo mi sembrerebbe più uno scenario da distopia).

mangia.com
Sullo stile di scrittura ho poco da eccepire, è un racconto ben scritto. Forse il protagonista è un po’ troppo caricaturale, considerando che anche a un passo dalla morte continua a pensare al cibo. Nel racconto c’è un’escalation di grottesco che immagino fosse nelle intenzioni dell’autore/autrice, ma che forse non era quello che mi aspettavo in una storia in cui vengono toccati temi delicati come l’obesità e l’isolamento. Ci può stare, comunque.
Purtroppo non riesco a trovare l’aderenza al tema. Ho pensato che c’entrasse qualcosa il supermercato dall’altra parte della strada, che al protagonista sembra più vicino, ma in questo caso mi manca lo specchio.
Molto bene la scrittura, ma nel complesso non mi ha del tutto convinto.

La galerie de glaces
Ho apprezzato il modo in cui l’autore/autrice mostra la Galleria degli Specchi del palazzo di Versailles: quando si descrivono posti famosi è facile cedere alla tentazione di parlare di dettagli più appariscenti e banali, ma in questo caso ho davvero avuto l’impressione di vedere la galleria con gli occhi del protagonista bambino. Se le descrizioni sono ben riuscite, bene, tuttavia, altrettanto non è successo con i dialoghi, che suonano generalmente innaturali (a cominciare dalla madre che parla come se fosse una guida turistica).
In generale, inoltre, l’idea della presenza misteriosa dentro allo specchio è un po’ usurata.
Un racconto che non mi è dispiaciuto, ma che non è riuscito a convincermi del tutto.

Oltre gli arcobaleni
La descrizione del panorama extraterrestre nella prima parte è molto evocativa e anche la chiusura, in cui c’è il ribaltamento di prospettiva e si scopre che il protagonista si trova sulla Terra, è ben riuscita.
Ho avuto qualche difficoltà con le frasi legate al tempo. Prima il protagonista guarda l’orologio e pensa che c’è ancora parecchio tempo, poi poco dopo lo guarda e pensa che le lancette corrono veloci. Nel primo caso ho avuto l’impressione che lui non senta l’urgenza del tempo che passa, nel secondo invece sì. Inoltre, la frase “si portò l’orologio agli occhi. Sospirò: il tempo era scaduto” avresti potuto ometterla, l’altoparlante ha già dato quest’informazione qualche riga sopra.
In ogni caso, un racconto che ho apprezzato.

Dipende da come la vedi
Bel racconto. Mi convincono sia lo stile di scrittura che la voce del protagonista, e ho apprezzato la ripetizione della stessa frase per scandire le varie parti del racconto: inizio, parte centrale, conclusione.
Unico appunto: non riesco a capire bene in quale situazione/posizione si trovi il protagonista. È appeso da qualche parte con una mano perforata, al che ho pensato che fosse appeso al davanzale di una finestra, ma dalla sua posizione riesce a vedere Winnie Pooh riflesso in uno specchio. Più avanti cerca un corrimano. Mi è dispiaciuto non riuscire a focalizzare bene lo spazio che lui ha intorno mentre formula i suoi ultimi pensieri, qualche riferimento più preciso l’avrei senz’altro apprezzato.
Comunque è un racconto che, rispetto alle sue premesse, centra in pieno il proprio scopo.

Thief at home
Lo stile di scrittura del racconto è molto buono, soprattutto nella prima parte, ricca di dettagli e battute che mi fanno vedere in modo chiaro la stanza e i protagonisti che guardano lo show. Nella seconda parte, probabilmente per il poco tempo a disposizione per rivedere il testo, c’è qualche frase che scricchiola, ad esempio “prendo la superstrada: il mio palazzo è alla seconda uscita”, che mi suona come infodump per far capire al lettore che il protagonista non abita lontano dalla casa di Bea.
Lo spunto è affascinante, ma la critica al mondo dei reality show mi è sembrata un po’ blanda. Avrei evitato lo scambio di battute un po’ didascalico tra Simone e Bea sulla stupidità del reality e inserito invece dei dettagli che dessero forza al finale. Ad esempio Bea che, nello specchio, vede il ladro che tramortisce Simone e anziché preoccuparsi per lui salta in piedi sul divano ed esulta insieme a migliaia di altri spettatori perché il disturbatore dello show è stato neutralizzato. Qualcosa, insomma, che esprimesse con maggiore forza lo scollamento dalla realtà dei fan dei reality e inasprisse la critica.
Un racconto che, pur con le sue criticità, ho trovato interessante.

L’attesa
Fino a prima delle battute finali, per me questo racconto poteva essere ambientato in un sacco di contesti diversi. Il riferimento alla data, nel finale, è un’informazione che mi è sembrata data dall’autore apposta per fugare ogni dubbio: personalmente avrei preferito che il contesto emergesse in maniera più implicita, inserendo magari nel finale un riferimento meno palese.
Inoltre non sono del tutta sicura di aver afferrato l’intento del racconto, al di là del ribaltamento di prospettiva che, volendo, faceva parte del tema. Di sicuro anche i nazisti in guerra non se la passavano bene e soffrivano il freddo e la fame, ma il fatto è che l’empatia che posso provare per il personaggio svanisce appena capisco in quale contesto siamo. Forse il messaggio doveva essere che la guerra è brutta per tutti: non ci piove, ma per quanto mi riguarda, questo racconto non me lo trasmette in maniera efficace.

Anna era un mostro
Un racconto horror dai toni forti, che affronta temi come la religione e la violenza sui minori.
Ho apprezzato in particolar modo le parti che riguardano il passato di Anna: in poche righe l’autore/autrice riesce a raccontare, in maniera coerente ed efficace, la triste storia che ha condotto Anna al punto in cui si trova.
Altri passaggi del testo, purtroppo, appaiono meno riusciti. Ad esempio questo: “Quando hai poco tempo scriviti un elenco, fai una cosa dopo l’altra e solo dopo controlla se va tutto bene. Se non hai tempo per fare una verifica, qualcuno ci penserà al tuo posto. Nessuno invece farà mai le cose che spettano a te”. Qui sembra quasi che la protagonista stia ripetendo a sé stessa le parole dette da qualcun altro, ma nel testo non trovo riscontro della cosa. Si tratta comunque di imperfezioni della prosa che sembrano più che altro dovute alla fretta.
Non sono sicurissima dell’aderenza al tema, ma è un racconto che ho apprezzato.

Future Flash
L’idea di questo racconto, va detto, è davvero bella.
C’è però un po’ di confusione a livello di sviluppo: s’intuisce che l’app mostra come sarà il futuro delle persone di lì a pochi minuti, ma allora non si spiega la foto di Marco con i capelli lunghi all’inizio della storia. Inoltre, quando Andrea scatta la foto a Giorgio, lui compare con i capelli rasati, ma nel presente ha dei capelli da emo. Lo scatto metallico che si sente alla fine sembra alludere all’avverarsi dell’attacco di Giorgio: in questo caso, però, non avrebbe avuto il tempo per rasarsi i capelli!
Ottime sia l’idea che la prosa, ma il racconto ha alcune cose da rimettere a posto.

Il primo giorno di scuola
Il ribaltamento di prospettiva è ben riuscito, ma ha una conseguenza: appena si capisce qual è la situazione, i protagonisti ne escono in una pessima luce. Eva appare molto infantile e insicura, mentre suo padre si rivela eccessivamente protettivo e a tratti un po’ morboso (forse la prima cosa è una conseguenza dell’altra). Credo che, calcando meno la mano su alcuni dettagli, nella chiusura avresti potuto conservare lo stesso effetto senza dare una connotazione negativa ai personaggi. Ad esempio, anziché far togliere il cappotto a Eva e farle dire “non ci vado!”, avresti potuto farle avere solo un attimo di esitazione e paura, reazione che avrebbe potuto adattarsi sia al primo giorno di scuola che al giorno del matrimonio.
Un racconto con un ottimo spunto, ma da calibrare meglio, secondo me.

LA CLASSIFICA DI LINDA DE SANTI

1. Dipende da come la vedi
2. Cara ti amo / voglio stare un po’ da sola
3. Oltre gli arcobaleni
4. Cavalieri inesistenti
5. Anna era un mostro
6. La moglie dell’artista
7. Mangia.com
8. Thief at home
9. Future Flash
10. Un mondo alla rovescia
11. La galerie de glaces
12. Il primo giorno di scuola
13. Specchio dell’anima
14. L’osservatore
15. L’attesa



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