Il segreto dell'ascia

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il primo aprile sveleremo il tema deciso da Luca Verducchi e Danilo Bultrini. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) Il BOSS assegnerà la vittoria.
yuri.villani
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Il segreto dell'ascia

Messaggio#1 » martedì 13 aprile 2021, 1:01

Buona sfida a tutti!

Io mi sono buttato sui film fantasy anni '80...

Genere fantasy
Circa 19k caratteri


Titolo: Il segreto dell'ascia
di Juri Villani

1. La caverna del cimmero

La torcia tremolava nella mano di Azur. Il giovane maledisse la propria paura. Per fortuna era buio. Gli uomini, lontani, non lo vedevano. Non avrebbero seguito un re pavido! Nella mente gli apparve un guerriero, con un elmo a forma di pipistrello. Molti cadaveri erano ammucchiati ai suoi piedi.
Scacciò l’immagine con un’imprecazione. Fronteggiare il Re usurpatore riguardava il futuro. Ora doveva avanzare.
Una mano leggera gli toccò la spalla. La maga Rogma era al suo fianco. “Animo, Azur! Non pensare a te stesso, uomo poco più di un ragazzo, sperduto in una grotta magica. I cavalieri credono in te. Ti attendono, vittorioso, con Nhura
. Se fallirai, il tuo destino sarà perduto nelle nebbie del tempo. Trovala, e ti seguiranno in battaglia. Ora vai!”. La donna scomparve. La sua figura svanì in una nebbiolina.
Stringendo la spada, lui si addentrò nella caverna.

Dopo un lunga e impervia discesa, gli stivali di Azur calpestarono delle lastre di pietra. La fattura era artificiale e antica. La leggenda era dunque vera. Aquilonia. Uomini ed eroi di ere dimenticate, le cui storie narravano di regni mitici.
Alla luce della fiaccola intravide delle colonne possenti. E statue. Raffiguravano nobilmente uomini e donne. Forse re e regine, dallo sguardo immortalato da pietre preziose. Lo scrutavano.
Una grande costruzione, nascosta nell’ombra, chiudeva la via. Una piramide? No. Un tumulo! Come quelli che i barbari ancor oggi erigono. Cosa ci faceva laggiù?
Non v’era altra strada che entrare.
Il passaggio nel tumulo era angusto. Molte parti erano crollate. Azur vide degli scheletri mezzi seppelliti tra le macerie. Ladri, forse? O giovani sciocchi, come lui?
Strisciando faticosamente tra i detriti, arrivò in una camera interna. Era illuminata da pietre arcane incastonate sul soffitto, che spandevano una tenue lucentezza. Una scalinata di marmo troneggiava al centro dello spazio. In cima c’era un trono. E il re. Uno scheletro incoronato. Ben seduto, con ancora indosso l’armatura. Un’ascia bipenne, a testa in giù, era posta in mezzo alle gambe. Le braccia scheletriche del defunto ancora la stringevano, in una posa marziale. Nhura! La mitica ascia del re cimmero!
Una scarica di adrenalina attraversò il corpo di Azur. Era tutto vero! La leggenda! La profezia della sconfitta dell’usurpatore.
Di colpo non si sentì più un ragazzo stupido, indegno del comando di uomini e di una nobile eredità. C’era speranza. Qualcosa di tangibile. Non solo fantasie. Salì i primi gradini e afferrò l’ascia.
Ma gli scivolò via.
“Per Crom, giovane, osi soffiarmi da sotto il naso Nhura? Ahaha! Combatti, se la vuoi. È ora di sgranchire un po’ queste vecchie ossa.” Quelle si mossero, assumendo una posizione eretta e combattiva. L’uomo a cui erano appartenute doveva essere stato un colosso. “Io sono Conan, il cimmero. Fui re di Aquilonia. Se anche tu aspiri a simili onori, ragazzo, misurati con me. Se vincerai ti donerò la mia arma, che contiene un grande potere.” E partì un lampo d'acciaio, che Azur fece appena in tempo a schivare. Scintille esplosero sulla scalinata.
Il non-morto saltò dal trono giù a terra con una risata. Non vide l’avversario, che forse si era nascosto. “Coraggio, aspirante sovrano. Non è certo scappando che seguirai la strada dei re. Ne so qualcosa, io! Aaahh!” e agitò l’arma, preso dalla smania di combattere.
Rintanato dietro al basamento delle scale, Azur lottava con se stesso per trovare la forza di uscire allo scoperto. Avrebbe preferito fuggire. Ma una parte di lui, profonda e istintiva, prese il sopravvento. Senza esserne del tutto consapevole si mosse andando in contro al nemico.
“Finalmente, ora ci siamo!” commentò lo scheletro di re Conan.
Le lame si incrociarono. Azur non potè reggere l’impatto. Era oltre la sua forza. La spada gli volò via. Si trovò a terra, senza fiato, Nhura levata sulla testa in attesa del colpo di grazia.
“Ahahah! Come?! Cadi di fronte a un vecchietto come me! Morto da millenni! Vieni, alzati in piedi, giovane.” Una mano d’ossa fu protesa.
“Non biasimarti per essere stato sconfitto. Fa parte del gioco. È meglio comprendere questa ineluttabilità. Insomma, prima di rimetterci le penne. Ahahah! Tieni, questa è la mia ascia. È un’arma potente. Chi la brandisce sarà un condottiero, forse un re, destinato a grandi imprese. Dentro vi alberga il segreto dell'acciaio, che se non sei tanto sciocco come sembri, comprenderai.”
Il re-defunto mise in mano l’arma al ragazzo, e con una scricchiolante pacca sulla spalla lo indirizzò fuori dalla tomba. “Vai ora! Racconta ciò che vuoi. Dì che mi hai sconfitto. I sudditi non si meritano sempre la verità. Ehi! Non ti dimenticare di tributarmi un brindisi e il ballo di qualche donzella. Alla memoria di Re Conan, il cimmero. Ahahah!”

Con la risata ancora nelle orecchie, Azur rifece all’indietro la discesa e infine riemerse alla luce. Un urrà dei suoi cavalieri-dragoni lo accolse. Levò Nhura al cielo.
Tra la folla, Rogma la strega lo fissava. Un sorriso enigmatico negli occhi di smeraldo.
L’uomo fece per prendere la parola. Avrebbe raccontato di aver combattuto contro il grande Conan, di essere stato sconfitto, ma di aver ricevuto ugualmente la sua benedizione. L’ascia ne era la prova.
“Miei fedeli dragoni…”
Non potè finire la frase. La maga era apparsa accanto a lui. Come diavolo aveva fatto? E fu lei a parlare. “Uomini, guerrieri… cavalieri-dragoni! Il destino di noi tutti è chiaro come il sole. Morte al re usurpatore. Viva re Azur!.”
Il grido fu ripetuto da centinaia di gole. Spade furono levate. Giuramenti pronunciati.
Qualche attimo dopo, né tra la folla, né altrove, Azur vide Rogma. Lei faceva così, andava e veniva a piacimento. Chissà quali scopi serviva...
Molte braccia lo presero con forza, levandolo in alto sulla calca.
“Viva re Azur!”
Era l’ora della guerra.


#

2. Il consiglio di guerra di re Rìgone l’usurpatore.


Il Re bevve con serafica calma dal calice ingioiellato. I generali attesero, in silenzio. Non osarono toccare le coppe.
Tra questi, Lord Clinius si guardò intorno. Nessuno voleva parlare. Molti avevano lo sguardo abbassato. Con un moto di disprezzo prese bruscamente parola. “Le nostre Ali Nere affronteranno in cielo i loro dragoni. Di fronte alle mura di Rcace ci sarà lo scontro in campo aperto. Spade e lance.”
Rìgone fissò il suo sguardo nero negli occhi dell’interlocutore, costringendolo mentalmente a distogliersi. Non c’era bisogno di aggiungere altro. La situazione era semplice. Azur era alle porte. Si diceva che brandisse Nhura la leggendaria. I suoi uomini erano infervorati.
Tutto si sarebbe deciso con gli eserciti. Il morale, la volontà di sacrificarsi per la causa del sovrano, sarebbero stati decisivi. Tutti i condottieri ne erano consci.
Lord Grus prese le parola. La voce, solitamente possente, era incrinata. “Non hanno armi d’assedio.”
Ogni partecipante al consiglio sbarrò gli occhi e represse l’istinto di esclamare riprovazione.
Grus continuò, incurante del malcontento. “Facendoci scudo con le mura di Rcace, che mai furono abbattute, potremo resistere a oltranza, fin quando il loro spirito sarà fiaccato. Uomini che credono facilmente alle leggende, altrettanto cambiano nelle convinzioni, se i loro propositi tardano a realizzarsi.”
Rìgone colpì il tavolo di pietra con un pugno. I calici caddero. L’intera sala parve tremare.
“Parli con saggezza, mio nobile vassallo. Eppura la virtù ha abbandonato il tuo spirito!” Con sommo disprezzo guardò tutti, puntando il dito inanellato ora contro uno, ora l’altro. “Mi chiedo da quanto tempo i numi del coraggio hanno abbandonato questa sala, lasciandomi solo a fronteggiare il nemico. Ma non temete, pavidi esseri, ho in serbo un'arma terribile, che non ho certo timore di brandire, per quanto sia talmente mortale da essere cieca!”
Qualcuno provò a prendere parola.
“Silenzio!” ruggi il re. Sulla corona nera, tempestata di pietre viola, pareva addensarsi una tempesta.
“Grus! Cane! Guiderai una sortita, stanotte. Se tornerai vivo sarai degno di sedere alla mia presenza. All’alba tutti attaccherete. Combattete con malizia. Senza eccessiva fretta. Attendete il tramonto e vedrete un incubo che non si manifesta da dieci secoli.”
Un manto di paura e reverenza calò sul consiglio.
Gli occhi del re bruciavano di un rosso arcano.

Nel cuore della notte, Rìgone scese nelle segrete della fortezza. Una stretta scala vi conduceva. I gradini erano consumati e scivolosi. Solo il sovrano possedeva le chiavi della porta segreta per accedervi.
Il sotterraneo era antichissimo. Un tempio del male. Generazioni di stregoni vi avevano preso dimora, e i loro spiriti vi erano confinati per l’eternità.
In fondo al sotterraneo c’era un pozzo. Il re ne scrutò l’acqua scura. Mostrava un cielo stellato alieno, diverso da quello che splendeva sopra il castello.
Cominciò col frugare nella sterminata biblioteca. Le ore scorrevano lente. Lenti, lenti, correte, cavalli della notte. Tomi che si sbriciolavano. Grimori rilegati con pelle di drago. Pergamene arcane.
Tornò poi verso il pozzo, e di fronte allo specchio d’acqua, recitò formule e incantesimi, stringendo le mani saldamente sul parapetto di pietra.
All’incalzare del ritmo delle litanie il liquido cominciò a incresparsi, vibrando. Nacque un vortice ruggente. Le dita del re si spellarono nel trattenersi, contro forze che sembravano volerlo trascinare via. La voce divenne affaticata. Poi cambiò di colpo. Divenne quella di un mostro. Demoniaca. Parole incomprensibili, e terribili da udirsi.
Le sentirono nella fortezza, soltanto immaginando qualche incubo le generasse.
Le avvertirono in campo aperto i dragoni di Azur, che si destarono dal sonno.
Il gorgo d’acqua era ormai una cosa viva, e uscì minacciosamente dal pozzo, crescendo di dimensioni. Guardò verso l’uomo. Con uno slancio lo inghiottì. Si udì una risata ciclopica. Poi il silenzio. L’acqua tornò ad essere piatta e immobile. La segreta silenziosa. I libri e le pergamene muti.


#


3. La battaglia di Rcace

Azur calmò il cavallo e si aprì la celata dell’elmo. Cercò di mettere a fuoco la vista, nonostante il sudore e il sangue.
Le linee nemiche arretravano. Solo il centro reggeva, a dispetto delle ali. Ma era destinato a cedere.
Le lance e le spade di Azur combattevano dal mattino col morale alto. Nhura ispirava i più alti afflati di eroismo. Non un soldato aveva ceduto alla fatica. Non un passo indietro era stato fatto.
Una maledizione sembrava invece gravare sui difensori. Era cominciato tutto nella notte, con un incomprensibile incursione compiuta dal loro generale Grus, che indossava un elmo dalla testa di toro, e combatteva con una pesante mazza d’arme. A dispetto dell’iniziale sorpresa, il loro numero era esiguo, e non avevano accennato a ritirarsi, una volta compiuto il primo assalto. Le porte di Rcace erano rimaste chiuse. In campo aperto, la carica dei dragoni li aveva falciati tutti. Nhura aveva spezzato la mazza di Grus, e lo aveva decapitato.
Sulla vecchia torre di Rcace, una costruzione all’apparenza in sfacelo e pericolante, vecchissima, che troneggiava sul campo di battaglia, all’alba era apparsa una sinistra figura. Sembrava un uomo, nudo e incatenato per i polsi a due colonne, sulla sommità. Aveva la testa incoronata. Si diceva che fosse il re usurpatore. Finito lì per chissà quale maledizione. Forse l’ora del giudizio era giunta.
Tutti questi presagi avevano infuso negli uomini di Azur la convinzione di essere dalla parte giusta, protetti dagli dèi amici degli uomini. E che la malasorte gravasse sull’esercito dell’usurpatore, ormai prossimo alla sconfitta.
Il sole aveva da tempo superato l’apice delle corsa. Il tramonto era prossimo, come per i soldati di Rcace.
“Guardate, sire!” esclamò lo scudiero di re Azur, indicando il centro dell’esercito nemico. “Il generale Clinius rientra. La cavalleria ne protegge la ritirata. Dove andrà?”
“Le Ali Nere!” esclamò, pensando ai temibili guerrieri di Rcace che cavalcavano pipistrelli giganti. “Mi chiedevo che fine avessero fatto. È l’ultimo atto, dunque. Ora si decide la nostra epopea. Ai nostri dragoni. Affrontiamoli in cielo!”
Ordini perentori e corni suonarono. I cavalieri di Azur arretrarono, smontarono da cavallo e corsero verso le retrovie. Gli scudieri dei draghi liberarono la ali delle bestie, che sarebbero state le nuove cavalcature. I rettili si sgranchirono, muovendo le membrane alate e il collo irto di scaglie. Perfettamente addestrati, non si sollevarono sulle zampe. Anche accucciati, in altezza superavano di poco un cavallo adulto.
Azur era arrivato vicino a Vandal, il suo esemplare, che lo guardava con occhi colmi di intelligenza e furore.
“Sulle mura , guardate!”.
In lontananza si vedevano un caos di nere creature. Si stavano alzando in volo. “Le Ali Nere di Clinius!”.
Azur si assicurò Nhura al fianco e imbracciò una lunga lancia. “In volo, dragoni!”
Una volta in aria, assunsero una formazione ordinata, mantenuta con grande disciplina. Drago e cavaliere oscillavano leggermente nel volo. Erano una cosa sola, un unico essere coperto di armatura e pronto a colpire con la lunga lancia, il morso o il fuoco. I pipistrelli giganti volavano invece spasmodicamente in tutte le direzioni, gridando. Formavano una grossa nuvola, uno sciame. I loro cavalieri erano armati di lance, balestre e fruste chiodate. Avanzavano.
I dragoni andando incontro al nemico mormorarono canti battaglieri.
I due eserciti volanti si scontrarono sopra le linee dei fanti che combattevano sul terreno. Prima dell’impatto dalle Ali Nere era partita qualche salva di dardi. Alcuni dragoni erano caduti, ma la formazione rimase in linea, attaccando all’unisono. I soldati di Rcace rispondevano con lance, le urla stordenti dei pipistrelli, che laceravano le orecchie, e le fruste. Se facevano una buona presa, riuscivano a disarcionare i cavalieri o, trascinando via dei draghi, a creare vuoti nella linea nemica.
Sotto di loro gli eserciti si scontravano nel fango. Le armature erano lorde. Le spade, le mazze e le lance cantavano senza sosta, emettendo tonfi sordi. I morti erano molti. La linea di combattimento arretrava verso Rcace. I difensori cadevano più numerosi. Il tramonto giungeva.
“Resistiamo, miei dragoni. Mantenete la linea. Stanno già cedendo.” La forza delle Ali Nere sembrava esaurita dopo il primo impatto. Svolazzavano maldestramente, senza un capo. Clinius era precipitato a terra, trascinandosi dietro la lancia di Azur, che lo aveva trafitto.
Improvvisamente un lampo nero oscurò il cielo. La terra tremò. La violenza dell’evento fu tale che gli scontri cessarono.
Si udì una crudele risata, inumana, rimbombare come il tuono. “Azur! Fatti avanti contro la vera forza di Rcace!”
Il terremoto crebbe d’intensità. Voragini si aprirono nella terra, dalle quali uscirono fiamme. Gli uomini di entrambi i fronti vi caddero.
Le viscere delle terra vomitarono roccia fusa, che divorò il campo di battaglia, tramutandolo in uno scenario apocalittico. Il sole calò, ammantando il cielo di ombra.
L’oscurità si mosse, assumendo un mostruoso profilo. Qualcosa di enorme si definì alla vista. Sul campo di battaglia troneggiava un’aberrazione alata, alta quanto un torrione, fatta di materia buia e arcana. Incatenato sulla sua torre, il Re usurpatore rideva indemoniato.
Dal gigantesco demone notturno uscirono dei tentacoli che afferrarono i dragoni. Una volta intrappolati, venivano trascinati nel corpo della creatura, che era un ammasso di nero pulsante, percorso internamente da fulmini.
Prima che Azur potesse fare o dire alcunché, un filamento scuro e viscido lo avviluppò al torace. Sarebbe stato strattonato via immediatamente se Vandal non avesse compiuto una disperata torsione.
Il re afferrò Nhura. L’ascia brillava di luce propria. Forse non tutto era perduto. Ripreso il controllo di sé, con un poderoso colpo tranciò la protuberanza demoniaca che lo intrappolava. Approfittando di un attimo di tregua, guardò nel crepuscolo.
La battaglia era perduta. Gli eserciti non esistevano più. Dove avevano combattuto vi era un mare di lava. Le retrovie dei dragoni arretravano di fronte a quello spettacolo cataclismico. Le porte di Rcace, mai abbattute nella storia, rimanevano tali. I dragoni combattevano eroicamente contro i pipistrelli giganti. Il colossale mostro al centro del campo rendeva impari il confronto. Nhura non avrebbe potuto niente contro un essere simile.
Se la mitica arma era inutile, allora era tutto finito. Azur pensò che i dragoni sarebbero tutti morti. Era giusto perire con loro. Un sibilo di Vandal parve confermare che anche il drago concordava. Si prepararono all’ultima carica prima della fine.
“Azur!”, la voce di Rogma! Gli risuonava nella testa. “Non gettare via la vita inutilmente. Rifletti. Sei un essere senziente di questo mondo, e in quanto tale, puoi modificarne il destino.”. Lacrime rigavano il volto del giovane re.
“Credi che l’ascia avesse dei poteri? È solo un oggetto. Era solo la luce della Luna quella che vedevi. Il vero potere arde come una stella dentro di te. Nel tuo cuore, come in quello di ogni essere umano. Credi in te. Sii tu il tuo re!”
Azur rimase in silenzio per qualche istante. Poi decise.
“Forza Vandal! Un’ultima carica!”. Il drago gridò e si lanciarono nel buio.
Insieme manovrarono in volo per schivare i tentacoli della gigantesca creatura. A costo di sforzi disperati e il rischio di precipitare più volte nel magma, ci riuscirono.
Lasciatosi il mostro alle spalle si diressero a perdifiato verso la vecchia torre. Ci arrivarono dal basso. Appena oltre l’orlo un fulmine viola colpì il drago, mandandolo sul pavimento in fin di vita. Azur, grazie al movimento di Vandal che gli aveva fatto scudo col proprio corpo, si alzò in piedi. Brandiva Nhura.
L’usurpatore, con le mani ancora fumanti per l’incantesimo appena scagliato, fissò il nemico con occhi scarlatti. “Ci siamo finalmente, mio rivale. Il momento è giunto. Vediamo cosa l’acciao di Nhura può contro la magia dell’abisso.”
Azur sorrise. Parole non sue gli uscirono dalla bocca. “Il segreto dell’acciaio è nella forza d’animo del braccio che lo brandisce.”
Una spada di fuoco si materializzò davanti a Rìgone, che caricò. Azur non potè far altro che parare i colpi. Indietreggiò, trovandosi con la schiena sul cornicione della torre. La spada dell’usurpatore era pervasa da un incantesimo di distruzione. Ogni colpo che portava sull’acciaio di Nhura era terribile. La materia dell’ascia veniva divorata, a bocconi.
Con la mitica arma prossima alla distruzione, l’esercito sconfitto, Azur potè solo credere in se stesso. Con un grido spinse via il nemico e agitò Nhura davanti a lui. L’usurpatore abboccò al tranello. Caricò un colpo con tutta la forza demoniaca che gli scorreva nel corpo. Talmente forte che avrebbe distrutto la leggendaria ascia. E così fu. Nhura, nel bloccare il colpo, andò in frantumi. Nel frattempo Azur aveva preparato una pugnalata, tenendola nascosta nella mano sinistra. Era una vile lama di ferro. Entro fino all’elsa nel cuore di Rìgone.
L’usurpatore cadde in ginocchio. Gli occhi rossi chiusi per sempre.
La notte sussultò e qualcosa parve esplodere, come un tuono scagliato sulla terra dagli dei del cosmo. Dopo ci fu il silenzio. Azur guardò oltre la torre, verso la piana. Il gigantesco demone era sparito. Anche le voragini della terra e la lava. C’era solo il campo di battaglia, disseminato di caduti. I sopravvissuti si muovevano come spettri, senza una direzione o uno scopo.
Nhura era distrutta, come il mito nei vecchi dèi che l’avevano forgiata. Anche l’usurpatore e la sua schiera di demoni e soldati, sconfitti, facevano parte di una storia ormai conclusa.
Nessuna eredità dal passato. L’ignoto davanti. Azur, fermo su questo punto di equilibrio tra due epoche, rifletteva.
Le stelle illuminavano la notte.
Una donna, in lontananza, rise.
Ultima modifica di yuri.villani il mercoledì 14 aprile 2021, 14:21, modificato 2 volte in totale.



yuri.villani
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Re: Il segreto dell'ascia

Messaggio#2 » martedì 13 aprile 2021, 1:04

Bonus a cui il racconto aspira: tutti e tre!

Bonus 1: Nel racconto dev'essere presente un personaggio icona degli anni '80 -3: il Conan di John Milius (1982)
Bonus 2: Qualcuno deve morire -2: qualcuno muore.
Bonus 3: Dovete inserire una frase tipica degli anni '80 -1: una frase celebre del film.

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MatteoMantoani
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Re: Il segreto dell'ascia

Messaggio#3 » mercoledì 21 aprile 2021, 19:17

Prime Impressioni: Ciao Juri (o Yuri), piacere di leggerti. Vedo che è una delle tue prime volte, quindi mi perdonerai per il commento che ti sto per fare. Qui tutti noi abbiamo preso bastonate, anche il sottoscritto, e solo grazie a queste si cresce... perché, spero, il tuo obiettivo sia innanzitutto quello di imparare a scrivere bene, e crescere col confronto. Ricorda che molte delle cose che ti sto per scrivere sono pareri personali, e che non sono un esperto, ma un apprendista alle prime armi che cerca a sua volta di imparare col confronto con gli altri.

Aderenza al Tema: Per quanto riguarda il tema e il bonus, tutto a posto.

Punti di Miglioramento: Purtroppo ho letto il tuo racconto con molta difficoltà. La prima cosa che ho notato sono i periodi corti, senza subordinate e inframezzati da punti che potevano essere benissimo virgole. Perché hai scelto questo tipo di narrazione? C'era un disegno di qualche tipo? Volevi creare suspense o dare un certo ritmo alla lettura? Purtroppo in me hai ottenuto l'effetto opposto: la lettura è stata molto pesante.
Altre cose riguardano il tuo stile: direi che esercitandoti ancora potrai rendere il tuo testo più scorrevole e facile da leggere per chi non ha tutti i dettagli del tuo world building in testa. Altro discorso è l'uso di un tell invasivo e dell'assenza di un pdv ben solido, e un narratore onnisciente che rincara la dose. Sia chiaro, non sono un fanatico dello show don't tell, però se non lo vuoi usare in favore di tecniche più legate all'uso del "raccontato", ci deve essere un motivo. La tua storia, penso, avrebbe giovato molto dall'uso di una narrazione più immersiva. Essendo fantasy, racconta per definizione qualcosa che per il lettore è inusuale, perché non può averne la diretta esperienza: quindi devi essere molto bravo a calare il lettore nella storia, con l'uso di parecchi elementi descrittivi che stimolino la visione delle tue scene, e pochi, pochissimi avverbi e aggettivi vaghi (uno per tutti: quelle statue che raffigurano "nobilmente" uomini e donne... descrivimi meglio queste statue, dimmi se hanno la forma di uomini e donne con abiti ricchi, acconciature elaborate, pose altere, sguardi persi nel vuoto, cose di questo tipo...).

Punti di Forza: Peccato perché la storia è anche carina, questa lotta contro il male da parte di un giovinastro che riesce a vincere solo perché ha fiducia in se stesso. Intendiamoci, è il cliché del cliché, però in un raccontino breve può anche starci. Il fatto che il re Conan "doni" la sua ascia "magica" invece di assestare il colpo di grazia, è anche un particolare degno di nota, che qualcuno potrebbe disprezzare, ma che a me è piaciuto. Anche la battaglia non è male, se l'avessi però scritta usando uno stile più fluido sarebbe stata ancora meglio!

Conclusioni: Spero di non essere stato troppo duro, ribatti pure se vuoi: posso sbagliarmi. Se ritieni che il tuo pezzo abbia un certo valore difendilo, spiegami il perché delle tue scelte stilistiche, posso semplicemente aver capito fischi per fiaschi. Siamo qui per questo, per imparare dai nostri errori (io per primo).

Quellon
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Re: Il segreto dell'ascia

Messaggio#4 » mercoledì 21 aprile 2021, 22:16

Ciao Yuri, anch'io ti darò bacchettate sulle dita ahimè.
Un difetto del tuo racconto che ho riscontrato è legato al vocabolario che usi: innanzitutto l'uso di avverbi di modo, che è qualcosa da evitare il più possibile (ed è una trappola in cui anch'io casco spesso e volentieri) e la scelta di alcune parole che sono errate (lo sguardo immortalato dalle gemme).
I dialoghi sono pieni di cliché, ma questa non so se sia una scelta voluta per imitare lo stile dei film dell'epoca o una disattenzione, ma ha un effetto leggermente straniante.
Ho notato anche alcuni errori di battitura, poca cosa, ma potevano essere facilmente evitati.
Uno stile di scrittura molto enfatico, che se a tratti è pesante da leggere, dall'altro ha contribuito a immaginarmi il testo come se fosse uno di quei film con le armature di gomma e le mutande di pelliccia.
Un momento che mi ha tirato via dalla lettura di botto è stato lo scontro con l'usurpatore. Quando ho letto che si avvicinava ad Azur il mio primo pensiero è stato "Ma non era incatenato?". Andando a rileggere effettivamente la figura sulla torre "sembrava" incatenata, ma è stato comunque un momento in cui sono stato cacciato dall'immersione.
In generale mi è piaciuto, l'idea, per quanto sia una tempesta di cliché è buona e forse mi sono entusiasmato più del dovuto a causa del mio amore per questi vecchi film e per i libri fantasy dell'epoca, che forse mi hanno fatto apprezzare questo racconto più del dovuto.

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Re: Il segreto dell'ascia

Messaggio#5 » sabato 24 aprile 2021, 0:23

Ciao Juri e benvenuto su Minuti Contati.
Premessa: il qui presente rientra in quella categoria di strenui sostenitori della superiorità del mostrato al raccontato. Ciononostante, sono anche dell’idea che per taluni generi e tipologie di storie il raccontato risulti più efficace. Questo poteva essere uno di quei casi.

Se mi si propone una sorta di spin off di Conan il barbaro, infatti, mi aspetto uno stile che ricalchi quello di Howard, non certo che rispetti gli ultimi dettami in fatto di scrittura trasparente. Di primo acchito, quindi, non ho disprezzato l’impostazione stilistica del tuo brano. Ma…

Ma c’è un problema. Il tuo è sì un racconto raccontato (perdona il gioco di parole), ma – ahimè – raccontato maluccio. Come ti è già stato fatto notare da chi mi ha preceduto, molti passaggi rimangono vaghi, quando non descritti attraverso cliché su cliché. E poi gli avverbi. Li ho contati, per curiosità: escludendo quelli all’interno dei dialoghi (che abbuono) ne hai inseriti la bellezza di 21. A questi vanno poi aggiunti i ben 27 gerundi. Troppi, veramente troppi e in buona parte evitabili anche senza l’uso di perifrasi.

Riguardo la trama, siamo onesti: l’eroe che va alla ricerca dell’arma magica per poi sconfiggere il cattivone di turno è un canovaccio sin troppo abusato e qui privo di qualunque elemento anche solo un pizzico originale. Non solo: quando Rogma dice al suo re che l’arma in verità non ha poteri, che deve credere solo in sé stesso e bla bla bla, ho provato la sensazione di aver già letto/visto qualcosa di simile, e non solo perché pure questo è un cliché vecchio di secoli. Poi l’illuminazione: togli l’ascia e mettici al suo posto una piuma e ottieni Dumbo!

Qui di seguito alcuni passaggi più specifici:

Una grande costruzione, nascosta nell’ombra, chiudeva la via. Una piramide? No. Un tumulo! Come quelli che i barbari ancor oggi erigono.

L’uso del narratore onnisciente non giustifica l’adozione di un narratore “schizofrenico”. Quel “No. Un tumulo!” è un pensiero del protagonista, ma la frase successiva è invece un intervento esterno del narratore (lo dimostra il passaggio dal passato imperfetto al presente).

andando in contro al nemico

Incontro si scrive tutto attaccato.

Ahahah!

No, no e poi no. Se un personaggio ride, va scritto che ride. Le onomatopee lasciamole ai fumetti e ai futuristi.

“Silenzio!” ruggi il re. Sulla corona nera, tempestata di pietre viola, pareva addensarsi una tempesta.
“Grus! Cane[…]

Al di là di quel “ruggi” senza accento, perché sei andato a capo se a parlare è sempre lo stesso personaggio?

In fondo al sotterraneo c’era un pozzo. Il re ne scrutò l’acqua scura. Mostrava un cielo stellato alieno, diverso da quello che splendeva sopra il castello.
Cominciò col frugare nella sterminata biblioteca.

Qui il passaggio non è chiaro. Parli di un pozzo, che nella testa del lettore deve avere dimensioni ridotte, poi però passi immediatamente dopo a parlare di una biblioteca sterminata. Effetto ottenuto? Confusione. Ricorda: l’uso di uno stile raccontato non preclude la puntualità e l’accuratezza nelle descrizioni.

Le ore scorrevano lente. Lenti, lenti, correte, cavalli della notte.

Perché quell’inciso che, si suppone, appartiene a Rìgone? Era davvero fondamentale? Non credo, visto che oltretutto crea una triplice ripetizione decisamente poco orecchiabile.

I dragoni andando incontro al nemico mormorarono canti battaglieri.

Scusa, ma come si fa a “mormorare” un canto, oltretutto battagliero?

assunsero una formazione ordinata

Una “formazione ordinata” è come dire che dei tizi si mettono in fila indiana uno dietro l’altro. Se è una formazione è ovvio che è ordinata.

Questi sono solo alcuni dei molti passaggi critici di questo racconto. Mi spiace esserci dovuto andare giù duro, ma a volte uno schiaffo è molto più utile di una pacca sulle spalle e di un “dai, la prossima volta farai meglio”. Se il tuo voleva essere un esperimento volto a simulare un modo di scrivere dei tempi che furono, allora apprezzo il tentativo ma ti dico che c’è parecchio lavoro di rifinitura da attuare. Se invece questo è davvero il tuo stile di scrittura, perdona la franchezza, ma allora è bene mettersi sotto con qualche testo di scrittura creativa per comprendere le basi della narrativa moderna.

In qualunque caso e al di là delle mie parole, non abbatterti. Tutti (io per primo) siamo inciampati su errori da dilettanti all’inizio. L’importante è capire cosa non funziona dei nostri testi e fare in modo di porvi rimedio.

Alla prossima.
lupus in fabula

yuri.villani
Messaggi: 14

Re: Il segreto dell'ascia

Messaggio#6 » sabato 24 aprile 2021, 0:45

Ciao ragazzi,

grazie a tutti per i commenti. Sono qui per scambiare "mazzate letterarie" quindi no problem.

Mi dedico per correttezza ai commenti ufficiali da fare all'altro gruppo, poi risponderò ai miei!

Un saluto...

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Dario17
Messaggi: 180

Re: Il segreto dell'ascia

Messaggio#7 » sabato 24 aprile 2021, 17:26

Il racconto è molto old style, decisamente troppo. D'accordo che si rifà allo stile di Robert E. Howard e alla sua macromitologia di Conan, però ai giorni d'oggi irisulta un po' troppo datato come stile e troppo ritrito come soggetto.
Molti clichè, frasi un po' stantie e nei personaggi non c'è la minima traccia di tridimensionalità.
Stile da correggere in più punti.
Anche la suddivisione in capitoli veri e propri con tanto di titolo non migliora la situazione.
Ti dico tutto questo con le migliori intenzioni possibili e col libro "mammut " dell'intero ciclo di Conan il Barbaro sulla libreria.
Il tema ci sarebbe pure.

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roberto.masini
Messaggi: 357

Re: Il segreto dell'ascia

Messaggio#8 » venerdì 30 aprile 2021, 19:32

Ciao Yuri.
Ci sono i clichè, è vero. Lo stile sembra datato rispetto al mondo di Conan ma, proprio per questo, può avere il valore di parodia o almeno di recupero di stile, enfatico sì, ma proprio per questo evocativo. La descrizione della battaglia mi ha particolarmente colpito per la vivacità espressiva. Io ho avuto l'impressione che il racconto scorresse dall'inizio alla fine e io non amo particolarmente il fantasy! I bonus sono tutti presenti. A rileggerci.

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Damjen
Messaggi: 41

Re: Il segreto dell'ascia

Messaggio#9 » venerdì 30 aprile 2021, 22:55

Ciao, piacere di conoscerti :)

Ok, ti hanno già affettuosamente mazzolato abbastanza, quindi eviterò di ripetere cose che, tra l’altro, non saprei dire altrettanto puntualmente.
Mi limiterò quindi alle cose belle. Prima di tutto è bella l’energia che emana dal tuo testo, perché si percepisce l’impegno e la passione che ci hai messo. Di certo si sente la volontà di creare qualcosa di elaborato, e poi con un significato (che è cosa che apprezzo sempre, a prescindere). Tra un racconto ben scritto ma privo di significati, e un racconto perfettibile ma espressivo, trovo che l’anima del secondo sia sempre vincente.
Dal mio modesto punto di vista, le premesse per crescere le vedo tutte, e la stoffa di voler dire qualcosa di importante pure. Quindi complimenti per il cuore, ti basterà metterlo al servizio di una tecnica sempre migliore e sono certa che farai faville.
Non vedo l’ora di leggerti nel tuo pieno potenziale.

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