Una scommessa

Appuntamento con Oriana Ramunno e il suo tema fissato per lunedì 19 aprile dalle ore 21.00 all'una!
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Giovanni Attanasio
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Una scommessa

Messaggio#1 » martedì 20 aprile 2021, 0:43

Una scommessa
di Giovanni Attanasio

La rete tesa davanti agli occhi di Mimì non ondeggiava: era immobile e ferma, proprio come le sue gambe. Aveva le dita fredde, indice e anulare fasciati; pure il mignolino aveva una piccola fasciatura rosa con tanto di cuoricino.
 «Ragazze, dateci dentro, su!» l’allenatore si scompigliò i capelli e fissò una ad una le giocatrici. «Mimì, salta. Salta, cazzo. Vola! Vola e schiaccia.»
 «Sì, signore.»
 «Brava. Dai, in campo!» e indicò il pavimento consumato.
 Mimì respirò e osservò le luci accecanti della palestra nella periferia di Catania. Dall’altro lato del campo entrarono le sfidanti con la maglia del Palermo.
 Guardò la propria squadra, infine gli spalti vuoti. «Lia non c’è?»
 «È in ospedale.»
 «Lo so, ma pensavo che la lasciassero uscire. Almeno oggi!»
 «Che t’importa? Pensa a giocare, che già senza di lei siamo una in meno.»
 Lei accarezzò il mignolo, la fasciatura col cuoricino.

Mimì puntò alla reception, salutò la signora Lucia e corse verso l’ascensore. Sfregò le mani sul petto, cercando di riscaldarle, spinse piano la porta della stanza ed entrò. «Ehi.»
 «Tesoro, com’è anda—»
 «Zitta! Ci sentono.»
 «Non c’è nessuno, scema. Vieni qui.»
 «Ho perso.»
 «Embè? Lo hai detto lo stesso alle altre, no? La cosa della scommessa era una scusa.»
 Il cuore accelerò. Nascose la testa tra le braccia di Lia e non aprì bocca. Voleva solo che il respiro si quietasse, che il mondo smettesse di turbinare.
 «Non hai detto niente, vero Mimì?»
 «Scusa.»
 «Ma che ti costa!?» Lia cercò di afferrarla, ma a Mimì bastò fare un passo indietro. «Torna qua! Fatti picchiare!»
 Mimì urtò col tallone la sedia a rotelle. «Glielo dirò la prossima volta, di noi. Lo prometto. Non voglio che Gina lo senta, se lo dice a mio padre gli fa venire un altro infarto.»
 «Io domani vado in America.»
 «In che senso?»
 «Mamma ha trovato un dottore a Seattle. Possono guarirmi, forse.»
 «E che ne sarà di noi?» la fissò. Le sembrò un mostro, con occhi grossi e neri, capelli sfibrati e lunghi, denti digrignati e gengive rossissime. «Lo sai che ti amo, ma devo anche pensare a papà.»
 «Avrai tutto il tempo del mondo per tuo padre e la pallavolo.»
 «Lia...»
 «Infermiera! Voglio prendere aria!»

In anni di viaggi, Mimì non si era mai abituata ai cambi di temperatura. Sempre appresso alla squadra a vincere e perdere, sino in America.
 «Piccola? Sei sicura?»
 Si girò verso Pietro. Poggiò la testa sul suo petto e sospirò. «Pensi che la battiamo, l’America?»
 «Quest’anno c’è una giocatrice nuova.»
 «Chi?»
 «Non hai letto l’email di mio padre?»
 Mimì arricciò una ciocca col dito, fissò l’orizzonte, i palazzi altissimi così simili a una rete da pallavolo strappata. «Non leggo mai le email di tuo padre, me lo puoi sempre dire tu se c’è qualcosa che non va.»

Lo stadio era strapieno. Mimì studiò gli spettatori uno a uno, asciugò le mani sudate sul pantaloncino della tuta e si avvicinò alla rete, rigida e nervosa quanto lei.
 Le bastava vincere, saltare e volare. Una schiacciata delle sue, come contro la Polonia. Il ricordo delle vittorie aveva però un sapore amaro; le coppe condivise con la squadra e l’allenatore erano fotografie che sbiadivano in fretta, così come il volto di Pietro tra le lenzuola.
 Mimì aggiustò i calzettoni, pinzò la rete.
 Un’ombra dall’altro lato: «Bella fasciatura su quel mignolo. Sei alle elementari?»
 «Lia.»
 «Ciao, Mimì.»
 «Sei guarita. Giochi davvero per l’America.»
 Lia annuì.
 «Mi sei mancata da morire!»
 «Sarà per questo che hai sposato il figlio dell’allenatore, vero?»
 «Non—»
 «Vuoi fare una scommessa, Mimì? Come da ragazze.» Lia si massaggiò la spalla e sbirciò gli spalti. «Se mi batterai correrò a baciarti davanti a tutti, proprio come avevi promesso di fare tu. Dovrai sudare, però: il muro americano è forte, insuperabile.»
 Mimì sfiorò la fasciatura, il cuore rosa sbiadito, mezzo strappato. Sorrise appena e le strinse la mano.


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antico
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Re: Una scommessa

Messaggio#2 » martedì 20 aprile 2021, 0:51

Ciao Giovanni! Caratteri e tempo ok, buona ORIANA RAMUNNO EDITION!

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Signor_Darcy
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Re: Una scommessa

Messaggio#3 » mercoledì 21 aprile 2021, 12:29

Bel racconto; forse un po’ troppo articolato per lo spazio a disposizione, che comunque hai usato molto bene.
Mi piace la struttura ciclica, con prima e ultima parte caratterizzate dalla stessa forma: lo stadio, l’analogia tra Mimì e la rete, le emozioni prima della partita, la fasciatura.

(La struttura, peraltro, è molto simile a quella classica della sinfonia – allegro in forma sonata con campo-interazione-campo, lento, minuetto, di nuovo la forma sonata campo-interazione-campo. Cosa curiosa, forse un po’ forzata da parte mia; ma l’ho notata senza troppa fatica. Forse sono io. Probabile.)

Buoni i dialoghi, anche se a volte ho fatto fatica a capire chi parlava, almeno a una prima lettura, anche perché i due padri – quello di Mimì prima e quello di Pietro dopo – inizialmente mi hanno generato un po’ di confusione. Mi è piaciuto come hai descritto azioni e stati d’animo tra le parole.

MI piace anche come hai toccato temi più profondi: il muro della pallavolo, certo; ma soprattutto il muro della paura per una condizione umana normale, naturale, ma che fa ancora tanta paura a tante, troppe persone.

Non ho particolari critiche, onestamente: trovo sia un ottimo racconto.

Il nome Mimì era inevitabile, vero? Lo so. (Io però avrei forse scelto Nami.)

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Giovanni Attanasio
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Re: Una scommessa

Messaggio#4 » mercoledì 21 aprile 2021, 14:18

Signor_Darcy ha scritto:Bel racconto; forse un po’ troppo articolato per lo spazio a disposizione, che comunque hai usato molto bene.
Mi piace la struttura ciclica, con prima e ultima parte caratterizzate dalla stessa forma: lo stadio, l’analogia tra Mimì e la rete, le emozioni prima della partita, la fasciatura.

(La struttura, peraltro, è molto simile a quella classica della sinfonia – allegro in forma sonata con campo-interazione-campo, lento, minuetto, di nuovo la forma sonata campo-interazione-campo. Cosa curiosa, forse un po’ forzata da parte mia; ma l’ho notata senza troppa fatica. Forse sono io. Probabile.)

Buoni i dialoghi, anche se a volte ho fatto fatica a capire chi parlava, almeno a una prima lettura, anche perché i due padri – quello di Mimì prima e quello di Pietro dopo – inizialmente mi hanno generato un po’ di confusione. Mi è piaciuto come hai descritto azioni e stati d’animo tra le parole.

MI piace anche come hai toccato temi più profondi: il muro della pallavolo, certo; ma soprattutto il muro della paura per una condizione umana normale, naturale, ma che fa ancora tanta paura a tante, troppe persone.

Non ho particolari critiche, onestamente: trovo sia un ottimo racconto.

Il nome Mimì era inevitabile, vero? Lo so. (Io però avrei forse scelto Nami.)


Ciao!
Viste le condizioni in cui ho consegnato il racconto è un miracolo che funzioni. Proprio per questa ragione ho pensato a quella Mimì solo la mattina dopo. :D
La tua analisi "musicale" è interessante, ma non è voluta da me o almeno non consciamente. Non credo che ascoltare musica classica a caso mi abbia mai influenzato nel modo di scrivere, ma non si sa mai! Terrò d'occhio la faccenda. Non nego che la struttura ciclica nei racconti brevi mi piace tantissimo.
Ah, peccato per la cosa dei due padri, si ricolegga allo stato pietoso di consegna.
Grazie per il tuo parere e gli appunti. Buona edition!
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alexandra.fischer
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Re: Una scommessa

Messaggio#5 » giovedì 22 aprile 2021, 14:13

UNA SCOMMESSA di Giovanni Attanasio Tema centrato. Punti di forza: l’astuzia nell’aver scelto come nome della protagonista quello del celebre personaggio di un cartone animato del 1969 (nell’originale, Quella magnifica dozzina) per rappresentare l’ascesa della campionessa Mimì alle prese con le sofferenze del primo amore (Lia, malata e sul punto di partire per l’America) e le difficoltà sportive (la partita persa) e familiari (è troppo legata al padre per partire con lei). Bello lo stacco temporale nel quale Mimì si evolve (fa parte della Nazionale, ha battuto la Polonia, e sposato il figlio dell’allenatore) e va in America. Avversaria pericolosa? Lia. E la scommessa che le unisce: in caso di vittoria di Mimì, Lia la bacerà davanti a tutti. Ottime le descrizioni di Mimì (le fasciature alle dita, di cui, una al mignolo, ha un cuore ispirato a Lia, indizio che tornerà poi nell’avventura americana; il senso di freddo davanti alle coppe e al suo stesso marito).

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Fagiolo17
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Re: Una scommessa

Messaggio#6 » giovedì 22 aprile 2021, 19:02

Ciao Giovanni e piacere di leggerti.
Come sai sono sempre molto diretto e se l'ultimo tuo racconto che avevo dovuto commentare non mi era piaciuto, questo invece mi ha convito molto di più.
Con la pallavolo sfondi una porta aperta, è uno dei miei sport preferiti e anche con la tematica che hai affrontato. Usi sempre il giusto tatto e i giusti modi.
Non mi fanno impazzire in racconti così brevi gli sbalzi temporali, ma quello è un mio gusto personale. Li hai comunque usati bene e con accortezza.
Insomma un racconto che ha incontrato i miei gusti! ;)
In bocca al lupo per questa edizione.

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Andrea Partiti
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Re: Una scommessa

Messaggio#7 » giovedì 22 aprile 2021, 19:30

Mi piacciono molto: l'interpretazione del tema, perché mi piace qualsiasi interpretazione a cui non ho pensato durante il brainstorming e che quindi mi sorprende; i dialoghi, che funzionano tutti molto bene, sono naturali, non stuccano, si seguono con facilità a parte pochissime inceppature che sono fisiologiche durante una prima stesura in cui si fa fatica a revisionare come si deve.
Mi piace meno la densità del racconto, perché abbiamo la storia di Lia malata che deve guarire, la loro storia d'amore nascosta e del matrimonio triste, la carriera di entrambe nella pallavolo. Sono davvero troppe cose per questa dimensione di racconto ed è poco meno che miracoloso che ci stiano davvero tutte. Penso che sia una buona combinazione di elementi, ma non sia questo il formato su cui raccontarli.
Non mi piace: Mimì, ma te l'hanno già detto. Se scegli una combinazione iconica tra nome e professione, vai a pescare in un immaginario già troppo stabilito ed è difficile creare un racconto staccato. Cambia il nome!

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Giovanni Attanasio
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Re: Una scommessa

Messaggio#8 » giovedì 22 aprile 2021, 19:35

Fagiolo17 ha scritto:Ciao Giovanni e piacere di leggerti.
Come sai sono sempre molto diretto e se l'ultimo tuo racconto che avevo dovuto commentare non mi era piaciuto, questo invece mi ha convito molto di più.
Con la pallavolo sfondi una porta aperta, è uno dei miei sport preferiti e anche con la tematica che hai affrontato. Usi sempre il giusto tatto e i giusti modi.
Non mi fanno impazzire in racconti così brevi gli sbalzi temporali, ma quello è un mio gusto personale. Li hai comunque usati bene e con accortezza.
Insomma un racconto che ha incontrato i miei gusti! ;)
In bocca al lupo per questa edizione.


Sì ricordo bene quel racconto, è stato un tentativo che non è andato bene e non ho reagito benissimo. Ma parlando di questo racconto: la pallavolo piace anche a me, mi ha sempre tenuto compagnia quando ero malato da ragazzino.
Buona edition!
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Giovanni Attanasio
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Re: Una scommessa

Messaggio#9 » giovedì 22 aprile 2021, 19:46

Andrea Partiti ha scritto:Mi piacciono molto: l'interpretazione del tema, perché mi piace qualsiasi interpretazione a cui non ho pensato durante il brainstorming e che quindi mi sorprende; i dialoghi, che funzionano tutti molto bene, sono naturali, non stuccano, si seguono con facilità a parte pochissime inceppature che sono fisiologiche durante una prima stesura in cui si fa fatica a revisionare come si deve.
Mi piace meno la densità del racconto, perché abbiamo la storia di Lia malata che deve guarire, la loro storia d'amore nascosta e del matrimonio triste, la carriera di entrambe nella pallavolo. Sono davvero troppe cose per questa dimensione di racconto ed è poco meno che miracoloso che ci stiano davvero tutte. Penso che sia una buona combinazione di elementi, ma non sia questo il formato su cui raccontarli.
Non mi piace: Mimì, ma te l'hanno già detto. Se scegli una combinazione iconica tra nome e professione, vai a pescare in un immaginario già troppo stabilito ed è difficile creare un racconto staccato. Cambia il nome!


Che dire, spero che tu e gli altri abbiate la capacità di sorvolare sul nome, visto che l'ho scelto a caso senza badarci. :P
Sulla "densità" direi che sono quasi d'accordo, ma non credo sia così distruttiva da abbassare la qualità del racconto. I problemi a cui penso io sono altri e sono tutti legati al fatto che ho dovuto pianificare e scrivere molto di fretta.
A mio parere il racconto si può leggere nel suo stato attuale e il conflitto mostrato "su schermo" è la cosa su cui bisognerebbe focalizzarsi. Siccome non penso che ci siano cose incomprensibili o cose lasciate in sospeso, il discorso della densità casca. Mimì ha paura di amare Lia -> Lia sparisce -> Mimì sposa un tizio a caso e continua la pallavolo per sopportare le pessime scelte amorose -> Lia ritorna e la sfida -> Chiusura abbastanza aperta. Con più spazio a disposizione avrei solo aggiunto del flavour, ma il racconto sarebbe rimasto così.
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viviana.tenga
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Re: Una scommessa

Messaggio#10 » giovedì 22 aprile 2021, 22:13

Ciao Giovanni,
Il tema di base è un grande classico: coppia di innamorati (in questo caso, innamorate), pressioni sociali che fanno sì che uno dei due si tiri indietro dalla relazione, strade diverse che si rincrociano dopo molti anni. Sullo sfondo, il mondo della pallavolo.
Molto bello il dettaglio del cuoricino sulla fasciatura, che compare all'inizio e, ormai sbiadito, alla fine.
Sono in parte d'accordo con altri commenti sul fatto che c'è una densità di elementi un po' eccessiva per la dimensione del racconto: per esempio, la malattia di Lia, su cui rimane la curiosità di sapere qualcosa di più (ma capisco che servisse un pretesto per mandarla in America), la signora Lucia, personaggio che viene solo citato (ma il fatto che le sia dato un nome rischia di far pensare al lettore che debba avere un ruolo). In ogni caso, nulla di grave che infici davvero l'efficacia del racconto.

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Giovanni Attanasio
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Re: Una scommessa

Messaggio#11 » giovedì 22 aprile 2021, 23:21

viviana.tenga ha scritto:Ciao Giovanni,
Il tema di base è un grande classico: coppia di innamorati (in questo caso, innamorate), pressioni sociali che fanno sì che uno dei due si tiri indietro dalla relazione, strade diverse che si rincrociano dopo molti anni. Sullo sfondo, il mondo della pallavolo.
Molto bello il dettaglio del cuoricino sulla fasciatura, che compare all'inizio e, ormai sbiadito, alla fine.
Sono in parte d'accordo con altri commenti sul fatto che c'è una densità di elementi un po' eccessiva per la dimensione del racconto: per esempio, la malattia di Lia, su cui rimane la curiosità di sapere qualcosa di più (ma capisco che servisse un pretesto per mandarla in America), la signora Lucia, personaggio che viene solo citato (ma il fatto che le sia dato un nome rischia di far pensare al lettore che debba avere un ruolo). In ogni caso, nulla di grave che infici davvero l'efficacia del racconto.


Ciao!
Ho dovuto ricontrallare chi fosse questa Lucia, te lo giuro XD Potevo chiamarla "tizia reception" e risolvere il problema sì, è una cosa da editing futuro. Il dettaglio del cuoricino non era presente nella pianificazione, l'ho voluto aggiungere come simbolismo e "concetto da ripete" per dar qualcosa in più, sono felice che abbia funzionato.
Come ho già detto ad altri, il problema del formato l'ho sentito un po' di più a questo giro perché ho calcolato male alcune cose. Volevo scrivere una trama specifica ma il tema mi ha voltato le spalle, così sono stato due ore a cercare una scusa per poter scrivere lo stesso la storia che avevo in mente; scusa che non ho trovato. Allora mi son detto "pianifica qualcosa di velocissimo, vai di pallavolo che tanto fa figo. Scrivi, edita, pubblica."
Grazie per il commento e buona edition!
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Re: Una scommessa

Messaggio#12 » giovedì 22 aprile 2021, 23:45

Ciao Giovanni,
piacere di leggerti. I cassettini della memoria fanno strani scherzi, come l'omaggio a Mimì e la nazionale di pallavolo... anche l'inconscio e le sue coincidenze sono risorse preziose, quando si scrive! :)
Ho apprezzato come hai gestito il tema, dal setting sportivo con un primo muro di superficie fino a uno più profondo, di tipo affettivo. Bene anche la struttura campo-ospedale-aereo-campo che dà ciclità e respiro alla storia e l'uso felice di alcuni dettagli, cerottino in primis.
Un po' di fatica a condensare e armonizzare il tutto, ma caratteri e tempo, si sa, sono quello che sono...
Qualche appunto e consiglio personale, se lo accetti, sulla gestione dei pg e dialoghi: quando parlano Mimì e Lia non è facile distinguerle, colgo il senso ma la scena non è nitida. Introdurre e associare ai nomi qualche dettaglio strategico in genere migliora la messa a fuoco.
Anche i personaggi maschili sono poco definiti e sono ben tre: tanti, per uno spazio così ristretto. Quindi te la butto lì: perché non accorparli in un'unica figura, un edipico padre-coach a cui sfuggire, o con cui fare pace, prima o poi...? Le informazioni su di loro sono frammentarie e non è stato semplice seguirle; ma con un più solido punto di convergenza la musica potrebbe cambiare.

Banalissimo esempio:
«Sì, signore.»
potrebbe diventare: "Sì, signore. Sì, papà." Con maggiore intensità e buona pace di tutti.

Al netto di qualche turbolenza, arrivo a fine lettura soddisfatto. E con tanta nostalgia di Mila e Shiro, Holly e Benji e i cari vecchi anni '90...

Alla prossima, buona Edition!
Francesco

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Re: Una scommessa

Messaggio#13 » venerdì 23 aprile 2021, 9:54

~Proelium~ ha scritto:Ciao Giovanni,
piacere di leggerti. I cassettini della memoria fanno strani scherzi, come l'omaggio a Mimì e la nazionale di pallavolo... anche l'inconscio e le sue coincidenze sono risorse preziose, quando si scrive! :)
Ho apprezzato come hai gestito il tema, dal setting sportivo con un primo muro di superficie fino a uno più profondo, di tipo affettivo. Bene anche la struttura campo-ospedale-aereo-campo che dà ciclità e respiro alla storia e l'uso felice di alcuni dettagli, cerottino in primis.
Un po' di fatica a condensare e armonizzare il tutto, ma caratteri e tempo, si sa, sono quello che sono...
Qualche appunto e consiglio personale, se lo accetti, sulla gestione dei pg e dialoghi: quando parlano Mimì e Lia non è facile distinguerle, colgo il senso ma la scena non è nitida. Introdurre e associare ai nomi qualche dettaglio strategico in genere migliora la messa a fuoco.
Anche i personaggi maschili sono poco definiti e sono ben tre: tanti, per uno spazio così ristretto. Quindi te la butto lì: perché non accorparli in un'unica figura, un edipico padre-coach a cui sfuggire, o con cui fare pace, prima o poi...? Le informazioni su di loro sono frammentarie e non è stato semplice seguirle; ma con un più solido punto di convergenza la musica potrebbe cambiare.

Banalissimo esempio:
«Sì, signore.»
potrebbe diventare: "Sì, signore. Sì, papà." Con maggiore intensità e buona pace di tutti.

Al netto di qualche turbolenza, arrivo a fine lettura soddisfatto. E con tanta nostalgia di Mila e Shiro, Holly e Benji e i cari vecchi anni '90...

Alla prossima, buona Edition!
Francesco


Ciao!
Non è facile distinguerle perché parlano in modo simile o per qualche altra ragione?
Questa edition sono arrivato in ritardo e qualche cosa non è andata come previsto, può capitare. Non so come sistemerò il racconto dopo l'edition, ma terrò conto dei tuoi suggerimenti.
Buona edition!
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Re: Una scommessa

Messaggio#14 » venerdì 23 aprile 2021, 13:21

Giovanni Attanasio ha scritto: Ciao!
Non è facile distinguerle perché parlano in modo simile o per qualche altra ragione?
Questa edition sono arrivato in ritardo e qualche cosa non è andata come previsto, può capitare. Non so come sistemerò il racconto dopo l'edition, ma terrò conto dei tuoi suggerimenti.
Buona edition!


La somiglianza delle voci ha sicuramente influito, ma mancava anche qualche dettaglio per rendere univoca l'identità di entrambe. Per dire, anticipare i particolari fisici di Lia e/o delineare meglio la fisionomia di Mimì avrebbe aiutato il botta e risposta sia come flusso che visività. Arrivando solo in seguito, destabilizza qualcosa che era già confuso.

Spero di esserti stato utile, in bocca al lupo Giovanni!

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Stefano.Moretto
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Re: Una scommessa

Messaggio#15 » domenica 25 aprile 2021, 18:14

Ciao Giovanni.
Questo racconto è stato abbastanza fumoso fino all'ultimo paragrafo, dove chiudi il cerchio e recuperi in corner tutto quello che mancava. Tutti i paragrafi precedenti hanno dei problemi più o meno gravi e vale la pena analizzarli singolarmente.
La primissima riga del primo paragrafo non è molto efficace: non ho capito subito a cosa ti riferivi con la rete, inizialmenete pensavo che indossasse uno di quei cappelli con una retina davanti, tipo funerali. Solo dopo, quando hai reso chiaro che erano su un campo da pallavolo, ho iniziato a collegare i puntini. Per il resto questo primo paragrafo funziona molto bene e dà il contesto iniziale.
Il secondo paragrafo ha qualche problema in più:
Mimì puntò alla reception, salutò la signora Lucia e corse verso l’ascensore. Sfregò le mani sul petto, cercando di riscaldarle, spinse piano la porta della stanza ed entrò. «Ehi.»

Io qui a una prima lettura pensavo che stesse salutando qualcuno nell'ascensore. Anche dopo non ho capito perché le dice di stare zitta: non sono insieme alla squadra o ai genitori di una delle due, non capisco di cosa ha paura. Il principio di litigio forse avviene troppo velocemente, oppure è semplicemente il fatto che in quel momento non avevo abbastanza contesto per capire cosa stesse accadendo di preciso tra le due. Magari se nel primo paragrafo ci fosse stata più introspezione nei pensieri della protagonista, qualche pensiero che facesse capire i suoi sentimenti verso Lia, arrivato qui avrei avuto meno difficoltà a capire.
Il terzo paragrafo è quello più problematico: compare un nuovo personaggio che non viene presentato in modo sufficiente, non si capisce dove sono i due personaggi che parlano (per qualche motivo me li ero immaginati in aereo), non si capisce di cosa stanno parlando. L'unico motivo per cui non è cancellabile è perché senza si perde l'accenno alla partita contro l'America, ma avresti potuto dare l'informazione in modo più comprensibile.
Il quarto paragrafo è il migliore: chiude il cerchio, ti dà tutte le informazioni che ti mancavano (e che avresti voluto avere prima), ti dà persino una certa introspezione dei personaggi. Avrei voluto tutti i paragrafi come questo.
Nel complesso la storia è molto carina, probabilmente troppo elaborata per essere racchiusa in così pochi caratteri, l'avrei vista molto più adatta per una "Sfida a...", lì avrebbe potuto avere un grande risalto.

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Giovanni Attanasio
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Re: Una scommessa

Messaggio#16 » domenica 25 aprile 2021, 20:16

Stefano.Moretto ha scritto:Ciao Giovanni.
Questo racconto è stato abbastanza fumoso fino all'ultimo paragrafo, dove chiudi il cerchio e recuperi in corner tutto quello che mancava. Tutti i paragrafi precedenti hanno dei problemi più o meno gravi e vale la pena analizzarli singolarmente.
La primissima riga del primo paragrafo non è molto efficace: non ho capito subito a cosa ti riferivi con la rete, inizialmenete pensavo che indossasse uno di quei cappelli con una retina davanti, tipo funerali. Solo dopo, quando hai reso chiaro che erano su un campo da pallavolo, ho iniziato a collegare i puntini. Per il resto questo primo paragrafo funziona molto bene e dà il contesto iniziale.
Il secondo paragrafo ha qualche problema in più:
Mimì puntò alla reception, salutò la signora Lucia e corse verso l’ascensore. Sfregò le mani sul petto, cercando di riscaldarle, spinse piano la porta della stanza ed entrò. «Ehi.»

Io qui a una prima lettura pensavo che stesse salutando qualcuno nell'ascensore. Anche dopo non ho capito perché le dice di stare zitta: non sono insieme alla squadra o ai genitori di una delle due, non capisco di cosa ha paura. Il principio di litigio forse avviene troppo velocemente, oppure è semplicemente il fatto che in quel momento non avevo abbastanza contesto per capire cosa stesse accadendo di preciso tra le due. Magari se nel primo paragrafo ci fosse stata più introspezione nei pensieri della protagonista, qualche pensiero che facesse capire i suoi sentimenti verso Lia, arrivato qui avrei avuto meno difficoltà a capire.
Il terzo paragrafo è quello più problematico: compare un nuovo personaggio che non viene presentato in modo sufficiente, non si capisce dove sono i due personaggi che parlano (per qualche motivo me li ero immaginati in aereo), non si capisce di cosa stanno parlando. L'unico motivo per cui non è cancellabile è perché senza si perde l'accenno alla partita contro l'America, ma avresti potuto dare l'informazione in modo più comprensibile.
Il quarto paragrafo è il migliore: chiude il cerchio, ti dà tutte le informazioni che ti mancavano (e che avresti voluto avere prima), ti dà persino una certa introspezione dei personaggi. Avrei voluto tutti i paragrafi come questo.
Nel complesso la storia è molto carina, probabilmente troppo elaborata per essere racchiusa in così pochi caratteri, l'avrei vista molto più adatta per una "Sfida a...", lì avrebbe potuto avere un grande risalto.


Premetto che non sono infastidito, prendi la mia risposta come genuina sorpresa, niente malizia.
Non vedo cosa ci sia di fumoso, onestamente, tutte le informazioni necessarie sono lì. Lasciando perdere la rete, che se fosse stata quella che intendi tu l'avrei chiamata velo o retina. La riga dopo in cui c'è il "stare zitta" l'altra dice che non c'è nessuno, quindi è chiaro che la paura è così radicata da superare la ragione, una cosa non così rara quando si hanno paure legate alla propria sessualità. Parlando di reception e ascensore come ci sono finiti su un'aereo? A parte che viene nominata una stanza e dalla sedia a rotelle si può intuire dove siano.
Sicuro di non aver letto il racconto troppo di fretta? Non sarà il migliore del mondo, ma manco così scarso XD
Al netto di tutto: grazie degli appunti e buona sfida!
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Stefano.Moretto
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Re: Una scommessa

Messaggio#17 » domenica 25 aprile 2021, 21:46

Giovanni Attanasio ha scritto:
Stefano.Moretto ha scritto:Ciao Giovanni.
Questo racconto è stato abbastanza fumoso fino all'ultimo paragrafo, dove chiudi il cerchio e recuperi in corner tutto quello che mancava. Tutti i paragrafi precedenti hanno dei problemi più o meno gravi e vale la pena analizzarli singolarmente.
La primissima riga del primo paragrafo non è molto efficace: non ho capito subito a cosa ti riferivi con la rete, inizialmenete pensavo che indossasse uno di quei cappelli con una retina davanti, tipo funerali. Solo dopo, quando hai reso chiaro che erano su un campo da pallavolo, ho iniziato a collegare i puntini. Per il resto questo primo paragrafo funziona molto bene e dà il contesto iniziale.
Il secondo paragrafo ha qualche problema in più:
Mimì puntò alla reception, salutò la signora Lucia e corse verso l’ascensore. Sfregò le mani sul petto, cercando di riscaldarle, spinse piano la porta della stanza ed entrò. «Ehi.»

Io qui a una prima lettura pensavo che stesse salutando qualcuno nell'ascensore. Anche dopo non ho capito perché le dice di stare zitta: non sono insieme alla squadra o ai genitori di una delle due, non capisco di cosa ha paura. Il principio di litigio forse avviene troppo velocemente, oppure è semplicemente il fatto che in quel momento non avevo abbastanza contesto per capire cosa stesse accadendo di preciso tra le due. Magari se nel primo paragrafo ci fosse stata più introspezione nei pensieri della protagonista, qualche pensiero che facesse capire i suoi sentimenti verso Lia, arrivato qui avrei avuto meno difficoltà a capire.
Il terzo paragrafo è quello più problematico: compare un nuovo personaggio che non viene presentato in modo sufficiente, non si capisce dove sono i due personaggi che parlano (per qualche motivo me li ero immaginati in aereo), non si capisce di cosa stanno parlando. L'unico motivo per cui non è cancellabile è perché senza si perde l'accenno alla partita contro l'America, ma avresti potuto dare l'informazione in modo più comprensibile.
Il quarto paragrafo è il migliore: chiude il cerchio, ti dà tutte le informazioni che ti mancavano (e che avresti voluto avere prima), ti dà persino una certa introspezione dei personaggi. Avrei voluto tutti i paragrafi come questo.
Nel complesso la storia è molto carina, probabilmente troppo elaborata per essere racchiusa in così pochi caratteri, l'avrei vista molto più adatta per una "Sfida a...", lì avrebbe potuto avere un grande risalto.


Premetto che non sono infastidito, prendi la mia risposta come genuina sorpresa, niente malizia.
Non vedo cosa ci sia di fumoso, onestamente, tutte le informazioni necessarie sono lì. Lasciando perdere la rete, che se fosse stata quella che intendi tu l'avrei chiamata velo o retina. La riga dopo in cui c'è il "stare zitta" l'altra dice che non c'è nessuno, quindi è chiaro che la paura è così radicata da superare la ragione, una cosa non così rara quando si hanno paure legate alla propria sessualità. Parlando di reception e ascensore come ci sono finiti su un'aereo? A parte che viene nominata una stanza e dalla sedia a rotelle si può intuire dove siano.
Sicuro di non aver letto il racconto troppo di fretta? Non sarà il migliore del mondo, ma manco così scarso XD
Al netto di tutto: grazie degli appunti e buona sfida!

Perdonami, ma credo che tu abbia letto il mio commento un po' troppo velocemente e ti sia perso dei pezzi xD L'aereo l'ho nominato per il terzo blocco, non per il secondo. Nel secondo è chiarissimo che stanno in un ospedale, il problema lì era che prima dici che va verso l'ascensore, poi entra in una stanza di degenza. Io all'inizio avevo capito che era entrata in ascensore, per questo ho avuto un attimo di blackout quando ho capito che invece stava parlando con l'amica malata e quindi chiaramente non stava in un ascensore.
L'aereo l'ho nominato per il terzo paragrafo: lì non avevo veramente idea di dove fossero (forse a letto visto che gli appoggia la testa al petto, ma non sono sicurissimo) e l'introduzione che parlava di viaggiare mi aveva fatto pensare che fosse su qualche mezzo di trasporto, da lì il collegamento all'aereo visto che stava andando in America.
Sulla paura radicata ci può stare, non ho assolutamente niente da dire a riguardo, il problema è il di cosa. Fino a quel punto a parte il "Tesoro", che per quanto ne so dei personaggi potrebbe essere anche il loro modo normale di parlarsi, non c'è niente che faccia pensare che abbiano una storia. Ho visto decine di ragazze chiamarsi "amo'" e "tesoro" ed erano solo amiche (per quel che ne so XD) per me non è un indizio sufficiente a capire che stanno insieme e che hanno paura di farsi sgamare.
A posteriori è chiaro, ma sul momento no. Per questo ti avevo consigliato di aggiungere dei pezzi di maggiore introspezione del personaggio nel primo paragrafo, qualcosa che facesse capire l'affetto di tipo romantico che la protagonista nutre per l'amica.

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Giovanni Attanasio
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Re: Una scommessa

Messaggio#18 » domenica 25 aprile 2021, 23:03

Stefano.Moretto ha scritto:Perdonami, ma credo che tu abbia letto il mio commento un po' troppo velocemente e ti sia perso dei pezzi xD L'aereo l'ho nominato per il terzo blocco, non per il secondo. Nel secondo è chiarissimo che stanno in un ospedale, il problema lì era che prima dici che va verso l'ascensore, poi entra in una stanza di degenza. Io all'inizio avevo capito che era entrata in ascensore, per questo ho avuto un attimo di blackout quando ho capito che invece stava parlando con l'amica malata e quindi chiaramente non stava in un ascensore.
L'aereo l'ho nominato per il terzo paragrafo: lì non avevo veramente idea di dove fossero (forse a letto visto che gli appoggia la testa al petto, ma non sono sicurissimo) e l'introduzione che parlava di viaggiare mi aveva fatto pensare che fosse su qualche mezzo di trasporto, da lì il collegamento all'aereo visto che stava andando in America.
Sulla paura radicata ci può stare, non ho assolutamente niente da dire a riguardo, il problema è il di cosa. Fino a quel punto a parte il "Tesoro", che per quanto ne so dei personaggi potrebbe essere anche il loro modo normale di parlarsi, non c'è niente che faccia pensare che abbiano una storia. Ho visto decine di ragazze chiamarsi "amo'" e "tesoro" ed erano solo amiche (per quel che ne so XD) per me non è un indizio sufficiente a capire che stanno insieme e che hanno paura di farsi sgamare.
A posteriori è chiaro, ma sul momento no. Per questo ti avevo consigliato di aggiungere dei pezzi di maggiore introspezione del personaggio nel primo paragrafo, qualcosa che facesse capire l'affetto di tipo romantico che la protagonista nutre per l'amica.


Perfetto, chiaro :) Vabbè, sul "tesoro" ci siamo, certo, ma la ragione per cui non ho messo l'indizio prima è che Mimì non vuole che la gente lo sappia e quindi si tiene tutto dentro. Avrei potuto metterlo in qualche riflessione, ma non ricordo che tipo di narratore ho usato (mi secca rileggere la storia per controllare) e non so se vada bene.
Lasciamo stare la discussione "solo amiche" perché sennò finisce a discorsoni di sociologia xD
Ci si vede nell'arena e buona fortuna.
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DavideMannucci
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Re: Una scommessa

Messaggio#19 » martedì 27 aprile 2021, 15:40

Ciao Giovanni, piacere di leggerti.
Peccato...peccato che il tuo racconto sia capitato in un gruppo così pieno di racconti veramente validi. Sei tra i 5 racconti che mi faranno perdere il sonno nello stilare la classifica. Davvero niente male sai? Me lo sono letto con calma e devo dire che mi ci sono calato molto bene. E poi quel Mimì (che non mi ha disturbato per nulla) mi ha catapultato negli anni dei cartoni animati e l’atmosfera mi ha aiutato ad apprezzarlo ancora di più. Come ti ho detto nelle Edition precedenti mi piace il tuo stile e la capacità di adattarlo ai racconti di volta in volta.
Sarà dura non mettere tutti sul podio e il tuo mi farà soffrire. Un buon lavoro!
A presto
Davide Mannucci

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Giovanni Attanasio
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Re: Una scommessa

Messaggio#20 » martedì 27 aprile 2021, 18:10

DavideMannucci ha scritto:Ciao Giovanni, piacere di leggerti.
Peccato...peccato che il tuo racconto sia capitato in un gruppo così pieno di racconti veramente validi. Sei tra i 5 racconti che mi faranno perdere il sonno nello stilare la classifica. Davvero niente male sai? Me lo sono letto con calma e devo dire che mi ci sono calato molto bene. E poi quel Mimì (che non mi ha disturbato per nulla) mi ha catapultato negli anni dei cartoni animati e l’atmosfera mi ha aiutato ad apprezzarlo ancora di più. Come ti ho detto nelle Edition precedenti mi piace il tuo stile e la capacità di adattarlo ai racconti di volta in volta.
Sarà dura non mettere tutti sul podio e il tuo mi farà soffrire. Un buon lavoro!
A presto


Ciao!
Mettimi dove vuoi in classifica, fregatene. Vengo qui per divertirmi e vedere se posso migliorare un po' o per fare qualche esperimento. Mi interessa di più che ti sia piaciuto e che ti abbia lasciato qualcosa, pure se vuoi metterlo ultimo.
Buona edizione!
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lucaspalletti
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Re: Una scommessa

Messaggio#21 » mercoledì 28 aprile 2021, 19:32

Ciao Giovanni, bentrovato!
Mi trovo per la seconda volta di fila a commentare un tuo racconto. Avevo apprezzato molto quello della scorsa edizione e - almeno a livello stilistico - direi che anche questo si aggiudica facilmente un set. Ho veramente poco da registrare al riguardo, se non qualche incertezza sulla questione dei due padri che già ti hanno fatto notare. Roba di poco conto, direi. Per il resto la narrazione scorre fluida e senza intoppi, con una buona dose di dettagli che facilitano l'immedesimazione. A tal proposito, molto carina la trovata della fasciatura sul mignolino.
A livello di contenuto, purtroppo, devo dire che invece non sono stato troppo coinvolto dalla vicenda. Questo sicuramente è dovuto in larga parte al mio gusto personale. Non sono un grande fan, ahimè, dei racconti a tema sportivo, anche se, a onor del vero, la vicenda pallavolistica funge solo da sfondo nel tuo racconto. Anzi, il muro della rete è più che altro un'allegoria al vero muro, quello del pregiudizio e del bigottismo della società.
Pur riconoscendoti questo, non sono riuscito a infrangere la mia personalissima barriera per l'ambientazione sportiva e questo sicuramente ha contribuito a mettere una certa distanza tra me e la vicenda di Mimì.
Insomma, la mia è più una valutazione soggettiva che oggettiva. Spero non me ne vorrai, ma alla fine credo che in un contest come MC anche il gusto personale possa avere la sua rilevanza. Così come ho apprezzato il tuo racconto precedente, so che ne apprezzerò altri in futuro :)
Al netto di questo, comunque la tua è oggettivamente una buona prova, che semplicemente non ha saputo toccare le mie corde. Sarà per la prossima!
Ti auguro un'ottima edition
Luca

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Giovanni Attanasio
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Re: Una scommessa

Messaggio#22 » mercoledì 28 aprile 2021, 19:54

lucaspalletti ha scritto:Ciao Giovanni, bentrovato!
Mi trovo per la seconda volta di fila a commentare un tuo racconto. Avevo apprezzato molto quello della scorsa edizione e - almeno a livello stilistico - direi che anche questo si aggiudica facilmente un set. Ho veramente poco da registrare al riguardo, se non qualche incertezza sulla questione dei due padri che già ti hanno fatto notare. Roba di poco conto, direi. Per il resto la narrazione scorre fluida e senza intoppi, con una buona dose di dettagli che facilitano l'immedesimazione. A tal proposito, molto carina la trovata della fasciatura sul mignolino.
A livello di contenuto, purtroppo, devo dire che invece non sono stato troppo coinvolto dalla vicenda. Questo sicuramente è dovuto in larga parte al mio gusto personale. Non sono un grande fan, ahimè, dei racconti a tema sportivo, anche se, a onor del vero, la vicenda pallavolistica funge solo da sfondo nel tuo racconto. Anzi, il muro della rete è più che altro un'allegoria al vero muro, quello del pregiudizio e del bigottismo della società.
Pur riconoscendoti questo, non sono riuscito a infrangere la mia personalissima barriera per l'ambientazione sportiva e questo sicuramente ha contribuito a mettere una certa distanza tra me e la vicenda di Mimì.
Insomma, la mia è più una valutazione soggettiva che oggettiva. Spero non me ne vorrai, ma alla fine credo che in un contest come MC anche il gusto personale possa avere la sua rilevanza. Così come ho apprezzato il tuo racconto precedente, so che ne apprezzerò altri in futuro :)
Al netto di questo, comunque la tua è oggettivamente una buona prova, che semplicemente non ha saputo toccare le mie corde. Sarà per la prossima!
Ti auguro un'ottima edition
Luca


Ciao!
Figurati, non c'è nulla di male a valutare anche col gusto personale, siamo qua anche per divertirci.
Grazie per l'onestà e per gli appunti. Buona edition!
"Everything short of perfection is irrelevant"

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Re: Una scommessa

Messaggio#23 » domenica 2 maggio 2021, 14:45

A livello di organizzazione interna e controllo del racconto sei tra i migliori che mi sia capitato di leggere in tutti questi anni di MC. In particolare, riesci a dare delle strutture articolate ai tuoi testi, pur nella brevità dello spazio, proprio grazie alla tua capacità di non dire mai una parola in più di quelle che debbano essere dette, sempre molto preciso e chirurgico. Questo racconto, nonostante la genesi travagliata che hai descritto, non fa differenza se non per un paio di leggerezze che ti sono scappate: 1) il nome della protagonista, ma già sai, 2) il fatto che una giocatrice professionista non sappia chi sono le avversarie che sta andando ad affrontare (cribbio, si studiano nei minimi dettagli prima di ogni match: mancina, preferenze di posizione, attitudine, debolezze). Ecco, soprattutto questo secondo punto mi ha fatto storcere parecchio il naso. Inoltre, pur ammettendone la presenza, non sono sicuro, se mi chiedessero il tema su cui è stato scritto il racconto, che OLTRE IL MURO sarebbe tra le mie opzioni, ma ripeto che il tema è presente. Concludendo, per me siamo su un pollice tendente verso l'alto in modo brillante e in classifica ti piazzi tra i parivalutati racconti di Dolci e Borchi.

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Giovanni Attanasio
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Re: Una scommessa

Messaggio#24 » domenica 2 maggio 2021, 15:07

antico ha scritto:A livello di organizzazione interna e controllo del racconto sei tra i migliori che mi sia capitato di leggere in tutti questi anni di MC. In particolare, riesci a dare delle strutture articolate ai tuoi testi, pur nella brevità dello spazio, proprio grazie alla tua capacità di non dire mai una parola in più di quelle che debbano essere dette, sempre molto preciso e chirurgico. Questo racconto, nonostante la genesi travagliata che hai descritto, non fa differenza se non per un paio di leggerezze che ti sono scappate: 1) il nome della protagonista, ma già sai, 2) il fatto che una giocatrice professionista non sappia chi sono le avversarie che sta andando ad affrontare (cribbio, si studiano nei minimi dettagli prima di ogni match: mancina, preferenze di posizione, attitudine, debolezze). Ecco, soprattutto questo secondo punto mi ha fatto storcere parecchio il naso. Inoltre, pur ammettendone la presenza, non sono sicuro, se mi chiedessero il tema su cui è stato scritto il racconto, che OLTRE IL MURO sarebbe tra le mie opzioni, ma ripeto che il tema è presente. Concludendo, per me siamo su un pollice tendente verso l'alto in modo brillante e in classifica ti piazzi tra i parivalutati racconti di Dolci e Borchi.


Ti giuro che al fatto che si studiano le avversarie ci ho pensato. Mi son detto "dai, magari pensano che Mimì ha le palle girate perché la sua vita fa schifo e accettano il fatto che sia distratta", cosa che nella mia testa aveva senso. Ad ogni modo, grazie per i tuoi consigli e appunti: invidio un casino la tua capacità di decodificare i testi.
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