Il muro – di Massimo Tivoli

Appuntamento con Oriana Ramunno e il suo tema fissato per lunedì 19 aprile dalle ore 21.00 all'una!
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Massimo Tivoli
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Il muro – di Massimo Tivoli

Messaggio#1 » martedì 20 aprile 2021, 1:28

Il muro
(di Massimo Tivoli)

Seduto accanto a sua moglie, Franco si voltò, scagliando una sonora manata contro il muro, a cui il divano stava adeso. Il palmo pulsante dolore e i morsi dell’artrite sulle dita lo fecero sbottare. «Dovevano capitarci proprio ‘sti indiani!» le urlò, nella speranza che i vicini lo sentissero almeno quanto lui sentisse i loro schiamazzi.
Ma tanto a che sarebbe servito? «Scommetto che ‘sta specie di scimmiette ammaestrate», Franco calcò sull’ultima parte alzando la voce, «deve ancora impararlo, l’italiano.»
E chissà se ci sarebbero mai riusciti.
Il muro separava l’appartamento di Franco e Ada da quello di Akhilesh e famiglia. I vicini si erano trasferiti da Mumbai non più di un mese prima, a occhio e croce.
«E dai, non fare lo zotico.»
La reazione di Ada, sempre la stessa, lo innervosiva più di quanto non facesse quel loro modo di parlare alieno, con le lingue che schioccavano di continuo sui denti.
De... de... de...
Una sorta di martelletti infernali a percuotergli i timpani, e i nervi. Fino allo sfinimento. Per non parlare dell’odore pungente di fritto e curry che ormai impregnava il pianerottolo, le scale e l’ascensore.
Altro che ammaestrate...
«E certo. Tu accetti sempre tutto. Sei stata la mia rovina. Mia e di tuo figlio.» Niente da fare, Franco non ci riusciva più a dire “nostro” figlio. Da quanto tempo lui non li andava a trovare? Franco non se lo ricordava. Ada l’aveva sempre accusato di averlo allontanato.
A quel pensiero, Franco premette sul telecomando con stizza, cambiando canale. Quindi lo passò a lei, sbattendoglielo sulle gambe. «Vediti ‘sti idioti, almeno ti stai zitta.»
Ada prese il dispositivo, sospirando. Ma durò solo un attimo, perché fu risucchiata da quello stupido intrattenimento televisivo.
“I soliti ignoti”, il suo programma preferito, che Franco aveva soprannominato “I soliti idioti”. Era il suo modo meschino di offendere. Quel soprannome non stava a significare che gli idioti erano quelli sullo schermo, tutt’altro. L’idiota era Ada e tutti gli altri spettatori al seguito.
Si alzò dal divano, aiutandosi con i due bastoni. Le ginocchia scricchiolarono, trasmettendogli scosse di dolore. «Me ne vado a dormire.»
Ada gli rispose con un mugugno, troppo presa a indovinare l’identità dell’ignoto numero quattro. Del resto, che altro le restava per combattere la solitudine e la depressione?
«T’ha chiamato tuo figlio? Scommetto che nemmeno ‘sta domenica viene.»
Ada lo fissò con occhi che sembravano supplicarlo. «Deve lavorare. Gli dispiace, ma non può saltare il turno.»
Il figlio era infermiere, e anche in quello aveva deluso Franco, che lo avrebbe voluto dottore.
«Cazzate!» sbottò lui. «E come al solito tu abbocchi.»
«Franco, per piacere...»
«Ma sì, difendilo. Sei stata la sua rovina.»
Ada già non lo guardava più. Lo ignorava, con quel sorriso da Gioconda rivolto allo schermo.
Franco avanzò di un passo verso il corridoio, ma s’interruppe subito dopo.
Si rivide da fuori. Il suo astio per tutto e tutti. Ada ridotta a un soprammobile davanti alla TV. La solitudine. La depressione.
Fanculo...
Si voltò e, resistendo alle fitte lancinanti sulle anche, raggiunse la porta e l’aprì. Quindi avanzò sul pianerottolo.
«Franco, ma dove vai?»
L’urlo apprensivo di Ada alle sue spalle non lo fermò. Suonò il campanello dei vicini.
Akhilesh aprì il portoncino, guardandolo interdetto. «Sera» disse, faccia scura, occhi neri come l’inchiostro, barba lunga e turbante.
«Buona. Sera» gli rispose Franco, scandendo ogni parola, nel timore che l’altro potesse non capirlo. «Senta. Volete... venire... a...», faceva continue pause, «pranzo... da... noi... domenica? Così... ci... conosciamo... un... po’.»
«Franco?!» Ada l’aveva raggiunto, appoggiandogli una mano sulla spalla.
Akhilesh continuava a mostrargli uno sguardo interrogativo, e Franco temette davvero che l’indiano non avesse capito nemmeno una parola.
All’improvviso, si sentì strattonare sui pantaloni. Era il figlio di Akhilesh. Franco non l’aveva visto arrivare.
«Ehi, nonnetto, tutto okay?» gli chiese il bambino.
«Ma che fai, Sunil?» sorrise Akhilesh. «Non essere invadente» si raccomandò, con fare pacato. E, soprattutto, in un italiano perfetto. Poi, dopo aver fatto l’occhiolino a Franco, aggiunse: «Sta’ buono, scimmietta
Ultima modifica di Massimo Tivoli il martedì 20 aprile 2021, 1:32, modificato 1 volta in totale.


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Re: Il muro – di Massimo Tivoli

Messaggio#2 » martedì 20 aprile 2021, 1:30

Ciao Massimo! Caratteri ok, sei in malus minimo per il tempo! Buona ORIANA RAMUNNO EDITION!

Daniel Travis
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Re: Il muro – di Massimo Tivoli

Messaggio#3 » martedì 20 aprile 2021, 9:16

Ho qualche perplessita sulla forma.

Per esempio, nell'apertura: Il palmo pulsante [di] dolore e i morsi dell’artrite sulle dita lo fecero sbottare. «Dovevano capitarci proprio ‘sti indiani!» le urlò, nella speranza che i vicini lo sentissero almeno quanto lui senti[va] i loro schiamazzi.

Ho idea che il "problema" sia semplicemente legato al tempo, comunque, e quindi non sia un difetto su cui soffermarsi.
Il razzismo di Franco è un po' troppo cartoonesco, forse, ma sfortunatamente non del tutto irrealistico.
Bello il passaggio del "de".

Il racconto mi convince fino all'ultima parte, dove Franco viene illuminato sulla via di Damascameradaletto da San Volemosebene. Non gli succede nulla per cambiarlo, né lui fa nulla, non soffre nulla di diverso dal solito, non seguiamo cambiamenti graduali più realistici: gli viene l'idea di guardarsi da fuori, e passa dalle scimmiette infernali all'invito a pranzo istananeamente. Akhilesh non è un personaggio, in questa fase, ma una funzione del cambiamento in meglio di Franco: la "vittima perfetta" del suo razzismo, aggraziata e articolata anche in una situazione che torcerebbe il naso del 99% delle persone reali.

È uno spaccato ottimo per un certo tipo di dramedy all'italiana, intendiamoci, ma devo ammettere che proprio non fa per me.
Il Crocicchio è un punto tra le cose. Qui si incontrano Dei e Diavoli e si stringono patti. Qui, dopo aver trapassato i vampiri e averli inchiodati a terra, decapitati, bruciati, si gettano al vento le loro ceneri.
Il Crocicchio è un luogo di possibilità.

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Massimo Tivoli
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Re: Il muro – di Massimo Tivoli

Messaggio#4 » martedì 20 aprile 2021, 10:14

Daniel Travis ha scritto:Ho qualche perplessita sulla forma.
[...]
Il racconto mi convince fino all'ultima parte, dove Franco viene illuminato sulla via di Damascameradaletto da San Volemosebene. Non gli succede nulla per cambiarlo, né lui fa nulla, non soffre nulla di diverso dal solito, non seguiamo cambiamenti graduali più realistici: gli viene l'idea di guardarsi da fuori, e passa dalle scimmiette infernali all'invito a pranzo istananeamente. Akhilesh non è un personaggio, in questa fase, ma una funzione del cambiamento in meglio di Franco: la "vittima perfetta" del suo razzismo, aggraziata e articolata anche in una situazione che torcerebbe il naso del 99% delle persone reali.
[...]


Ciao Daniel,
grazie per il feedback. Posso solo concordare su tutta la linea. Ho iniziato a scrivere a mezzanotte direttamente dal cellulare... sapevo di inviare un raccontino leggero e poco lucido. Niente, a questo giro è andata così. Ti auguro una strepitosa Edition!
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alexandra.fischer
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Re: Il muro – di Massimo Tivoli

Messaggio#5 » martedì 20 aprile 2021, 17:26

Tema centrato. L’anziano Franco si decide a superare i pregiudizi che lo tengono imprigionato in una vita amara, nell’eterna attesa della visita del figlio (sempre impegnato nel lavoro di infermiere; e più del dovuto, vista la delusione del padre che lo avrebbe voluto medico). La moglie soffre per questi rapporti tesi fra padre e figlio e in più deve sorbirsi i rinfacciamenti del marito sul fatto di averlo rovinato. Ci credo che si immerga nello spettacolo televisivo i Soliti Ignoti pur di sfuggire a quelle eterne accuse. Punti di forza: gli indizi della presenza dei vicini (la musica, la lingua che parlano, gli odori della cucina). Il gesto di Franco di andare a familiarizzare con i vicini (per quanto gli appaiano delle scimmiette ammaestrate) e il fatto che Akilesh, il capofamiglia, si rivolga al figlio Sunil usando il nomignolo di scimmietta e in più in un italiano perfetto.
Punti deboli: il termine adeso (stare attaccato, riferito al divano), io l’ho apprezzato, ma non tutti potrebbero capirlo.
Il mancato chiarimento sul come la madre avrebbe rovinato il figlio, ecco, forse attraverso il dialogo fra i due avresti potuto descrivere quest’ambizione ridimensionata.

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MatteoMantoani
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Re: Il muro – di Massimo Tivoli

Messaggio#6 » giovedì 22 aprile 2021, 8:12

Prime Impressioni: Ciao Massimo, è la prima volta che ti leggo e ti commento, quindi piacere di leggerti. Ho trovato il tuo racconto interessante: sotto molti aspetti somiglia al mio "La legge della giungla" di qualche mese fa... si vede che il tema del razzismo è molto sentito :) e comunque se mai avessi preso ispirazione dal mio pezzo ciò non potrebbe altro che farmi piacere.

Aderenza al Tema: Per me ok: il muro qui divide due culture e due famiglie molto diverse.

Punti di Miglioramento: Da un tuo commento ho letto che hai scritto questo racconto un po' all'ultimo momento. Possono starci allora alcuni "errori" che ho notato nella costruzione del pdv (che passa tra Franco e Ada con un po' troppa naturalezza) e la scelta a volte di un lessico freddo, quasi tecnico (il divano che "sta adeso" al muro e il "dispositivo" per indicare il telecomando). Anche il narratore mi pare un po' troppo onnisciente, qua e là...

Punti di Forza: A me la scelta repentina di Franco di andare a sciogliere il ghiaccio con i vicini non è dispiaciuta, anzi, l'hai preparata bene nella prima parte del racconto, e poi fai avere a Franco una crisi di coscienza (forse un po' troppo semplicistica) e l'invito ne è la giusta conclusione. Anche il modo con cui il vicino reagisce, sibilando il suo "scimmietta", non è male.

Conclusioni: Forse una trama un po' troppo scontata e una narrazione da rivedere in alcuni punti, comunque un racconto che non mi è dispiaciuto.

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Re: Il muro – di Massimo Tivoli

Messaggio#7 » giovedì 22 aprile 2021, 8:37

MatteoMantoani ha scritto:Prime Impressioni: Ciao Massimo, è la prima volta che ti leggo e ti commento, quindi piacere di leggerti. Ho trovato il tuo racconto interessante: sotto molti aspetti somiglia al mio "La legge della giungla" di qualche mese fa... si vede che il tema del razzismo è molto sentito :) e comunque se mai avessi preso ispirazione dal mio pezzo ciò non potrebbe altro che farmi piacere.

Aderenza al Tema: Per me ok: il muro qui divide due culture e due famiglie molto diverse.

Punti di Miglioramento: Da un tuo commento ho letto che hai scritto questo racconto un po' all'ultimo momento. Possono starci allora alcuni "errori" che ho notato nella costruzione del pdv (che passa tra Franco e Ada con un po' troppa naturalezza) e la scelta a volte di un lessico freddo, quasi tecnico (il divano che "sta adeso" al muro e il "dispositivo" per indicare il telecomando). Anche il narratore mi pare un po' troppo onnisciente, qua e là...

Punti di Forza: A me la scelta repentina di Franco di andare a sciogliere il ghiaccio con i vicini non è dispiaciuta, anzi, l'hai preparata bene nella prima parte del racconto, e poi fai avere a Franco una crisi di coscienza (forse un po' troppo semplicistica) e l'invito ne è la giusta conclusione. Anche il modo con cui il vicino reagisce, sibilando il suo "scimmietta", non è male.

Conclusioni: Forse una trama un po' troppo scontata e una narrazione da rivedere in alcuni punti, comunque un racconto che non mi è dispiaciuto.


Ciao Matteo, grazie del commento che non mi dispiace affatto ;-) Solo una cosa: perché dici che il PdV passa da Franco a Ada? Il PdV è solo su Franco, no? Puoi per cortesia indicarmi i pezzi dove trovi questi cambi di PdV?
Grazie.

P.s.:
No, non mi pare di aver letto il tuo “La legge della giungla” ;-)
Ultima modifica di Massimo Tivoli il giovedì 22 aprile 2021, 9:42, modificato 3 volte in totale.
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MatteoMantoani
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Re: Il muro – di Massimo Tivoli

Messaggio#8 » giovedì 22 aprile 2021, 8:51

Massimo Tivoli ha scritto:Ciao Matteo, grazie del commento che non mi dispiace affatto ;-) Solo una cosa: perché dici che il PdV passa da Franco a Ada? Il PdV è solo su Franco, no? Puoi per cortesia indicarmi i pezzi dove trovi questi cambi di PdV?
Grazie.

Volentieri, qui per esempio:
Ada gli rispose con un mugugno, troppo presa a indovinare l’identità dell’ignoto numero quattro. Del resto, che altro le restava per combattere la solitudine e la depressione?
Dall'inizio della frase spieghi che Ada è troppo presa a indovinare l'identità del numero quattro. Quindi anche Franco sta seguendo il programma? Un dettaglio così importante sulla trasmissione mi dà l'idea di qualcuno che la sta guardando con attenzione, ma Franco non prova interesse per il programma.
Da "del resto" alla fine, mi sembra più un intervento del narratore spiegabile con un pdv su Ada, piuttosto che su Franco (potrebbe essere un pensiero di Franco? La sta disprezzando e in quel momento non mi sembra poter provare empatia per lei). Dimmi cosa ne pensi. Magari sono solo io che mi faccio pare.
P.s.:
No, non mi pare di aver letto il tuo “La legge della giungla” ;-)

Allora abbiamo solo avuto idee simili :) mi fa comunque piacere.

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Re: Il muro – di Massimo Tivoli

Messaggio#9 » giovedì 22 aprile 2021, 8:57

MatteoMantoani ha scritto:
Massimo Tivoli ha scritto:Ciao Matteo, grazie del commento che non mi dispiace affatto ;-) Solo una cosa: perché dici che il PdV passa da Franco a Ada? Il PdV è solo su Franco, no? Puoi per cortesia indicarmi i pezzi dove trovi questi cambi di PdV?
Grazie.

Volentieri, qui per esempio:
Ada gli rispose con un mugugno, troppo presa a indovinare l’identità dell’ignoto numero quattro. Del resto, che altro le restava per combattere la solitudine e la depressione?
Dall'inizio della frase spieghi che Ada è troppo presa a indovinare l'identità del numero quattro. Quindi anche Franco sta seguendo il programma? Un dettaglio così importante sulla trasmissione mi dà l'idea di qualcuno che la sta guardando con attenzione, ma Franco non prova interesse per il programma.
Da "del resto" alla fine, mi sembra più un intervento del narratore spiegabile con un pdv su Ada, piuttosto che su Franco (potrebbe essere un pensiero di Franco? La sta disprezzando e in quel momento non mi sembra poter provare empatia per lei). Dimmi cosa ne pensi. Magari sono solo io che mi faccio pare.
P.s.:
No, non mi pare di aver letto il tuo “La legge della giungla” ;-)

Allora abbiamo solo avuto idee simili :) mi fa comunque piacere.


Capisco cosa vuoi dire, ma lì è Franco che osserva sua moglie e conclude che lei è troppo presa dal programma. E conclude pure, conoscendo la loro condizione di solitudine e depressione, che a sua moglie non resta gran che di altro per distrarsi. Dopo tutto è la moglie, si presuppone che la conosca bene. ;-)
Sono tutti ragionamenti di Franco che, magari, andavano scritti e resi meglio, ma non sono cambi di PdV ;-)
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GiulianoCannoletta
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Re: Il muro – di Massimo Tivoli

Messaggio#10 » giovedì 22 aprile 2021, 9:04

Ciao Massimo, piacere di averti letto.
Mi è piaciuta molto la tua interpretazione del tema, più che il muro fisico che divide le due case, il muro culturale che separa Franco dai suoi nuovi vicini. Ottima la caratterizzazione dei personaggi, con quella solitudine innaffiata da televisione, pregiudizi e rancore di Franco e sua moglie.
Sullo stile, alcuni vocaboli non mi hanno convinto (il già citato "adeso") e alcune frasi, soprattutto quelle iniziali, mi sembrano un po' pesanti. Alcuni passaggi "introspettivi" di Franco sono un po' spiegati al lettore, avrei preferito la storia con una focalizzazione maggiore sul PdV e passaggi più fluidi, tipo flusso di pensieri. Ti faccio un esempio: "Il figlio era infermiere, e anche in quello aveva deluso Franco, che lo avrebbe voluto dottore" potrebbe diventare tipo "faceva l'infermiere, quell'inetto non era nemmeno riuscito a diventare dottore" (sì, lo so, così fa schifo, era solo per spiegare cosa intendevo) :)
La cosa che mi ha convinto meno è stato il cambio repentino di Franco. Credo che andasse seminato un po' di più, per motivare la sua drastica inversione.
Mi è piaciuto il finale, con i vicini che ovviamente parlano un perfetto italiano e hanno sentito tutti gli insulti.
Bravo, a rileggerci presto.
Giuliano

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MatteoMantoani
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Re: Il muro – di Massimo Tivoli

Messaggio#11 » giovedì 22 aprile 2021, 9:08

Massimo Tivoli ha scritto:Capisco cosa vuoi dire, ma lì è Franco che osserva sua moglie e conclude che lei è troppo presa dal programma. E conclude pure, conoscendo la loro condizione di solitudine e depressione, che a sua moglie non resta gran che di altro per distrarsi. Dopo tutto è la moglie, si presuppone che la conosca bene. ;-)
Sono tutti ragionamenti di Franco che, magari, andavano scritti e resi meglio, ma non sono cambi di PdV ;-)

Se le tue intenzioni erano quelle di fissare il pdv su Franco, e ritieni di averlo fatto, allora è una questione, come dici tu, di come andavano scritti i pensieri. Quando ho letto quella frase ho spostato il mio "film" dalla testa di Franco a quella di Ada (perché mi sembrava più naturale così, piuttosto che restare in Franco), da cui il mio ragionamento sul pdv. Ti riporto quello che ho percepito durante la lettura (al netto del termine tecnico: non ho mai seguito un corso e magari qui si tratta più di focalizzazione scarsa che di pdv che si sposta), e spero di essere riuscito a spiegarmi meglio.

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Re: Il muro – di Massimo Tivoli

Messaggio#12 » giovedì 22 aprile 2021, 9:25

MatteoMantoani ha scritto:
Massimo Tivoli ha scritto:Capisco cosa vuoi dire, ma lì è Franco che osserva sua moglie e conclude che lei è troppo presa dal programma. E conclude pure, conoscendo la loro condizione di solitudine e depressione, che a sua moglie non resta gran che di altro per distrarsi. Dopo tutto è la moglie, si presuppone che la conosca bene. ;-)
Sono tutti ragionamenti di Franco che, magari, andavano scritti e resi meglio, ma non sono cambi di PdV ;-)

Se le tue intenzioni erano quelle di fissare il pdv su Franco, e ritieni di averlo fatto, allora è una questione, come dici tu, di come andavano scritti i pensieri. Quando ho letto quella frase ho spostato il mio "film" dalla testa di Franco a quella di Ada (perché mi sembrava più naturale così, piuttosto che restare in Franco), da cui il mio ragionamento sul pdv. Ti riporto quello che ho percepito durante la lettura (al netto del termine tecnico: non ho mai seguito un corso e magari qui si tratta più di focalizzazione scarsa che di pdv che si sposta), e spero di essere riuscito a spiegarmi meglio.


Tutto chiaro. Grazie per esserti prestato alle mie richieste di chiarimenti. Ti auguro una strepitosa Edition!
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Messaggio#13 » giovedì 22 aprile 2021, 9:28

GiulianoCannoletta ha scritto:Ciao Massimo, piacere di averti letto.
Mi è piaciuta molto la tua interpretazione del tema, più che il muro fisico che divide le due case, il muro culturale che separa Franco dai suoi nuovi vicini. Ottima la caratterizzazione dei personaggi, con quella solitudine innaffiata da televisione, pregiudizi e rancore di Franco e sua moglie.
Sullo stile, alcuni vocaboli non mi hanno convinto (il già citato "adeso") e alcune frasi, soprattutto quelle iniziali, mi sembrano un po' pesanti. Alcuni passaggi "introspettivi" di Franco sono un po' spiegati al lettore, avrei preferito la storia con una focalizzazione maggiore sul PdV e passaggi più fluidi, tipo flusso di pensieri. Ti faccio un esempio: "Il figlio era infermiere, e anche in quello aveva deluso Franco, che lo avrebbe voluto dottore" potrebbe diventare tipo "faceva l'infermiere, quell'inetto non era nemmeno riuscito a diventare dottore" (sì, lo so, così fa schifo, era solo per spiegare cosa intendevo) :)
La cosa che mi ha convinto meno è stato il cambio repentino di Franco. Credo che andasse seminato un po' di più, per motivare la sua drastica inversione.
Mi è piaciuto il finale, con i vicini che ovviamente parlano un perfetto italiano e hanno sentito tutti gli insulti.
Bravo, a rileggerci presto.
Giuliano


Ciao Giuliano grazie del commento che mette in luce sia pros sia cons, che condivido. E, sì, hai ragione: per seminare come si deve la scelta drastica di Franco di approcciare i vicini per un suo bisogno egoistico di compagnia ci sarebbero volute più di 4242 battute e magari anche più di un’ora di scrittura frettolosa ;-)
Ti auguro una buona Edition!
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Luca Memoli
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Re: Il muro – di Massimo Tivoli

Messaggio#14 » giovedì 22 aprile 2021, 14:34

Ciao Massimo, un piacere leggere il tuo racconto.
A me è piaciuto, devo dire che mi aspettavo una storia al sapore di thriller e sangue e invece mi sono ritrovato tra odore di curry e il tema dell'integrazione. Una sorpresa. La scrittura è scorrevole, il vecchietto protagonista mi risulta simpatico e scaturisce in me anche un pizzico di compassione. La moglie fa da contorno come fosse un "muro" di gomma sul quale Franco rimbalza ogni volta. Molto più leggero di quel muro invisibile, non fisico, che separa le due famiglie. Il tema quindi mi pare più che centrato. Hai provato un azzardo che secondo me è andato bene. Unica nota stonata, il cambiamento di Franco. Concordo sul giudizio di Giuliano: troppo rapido, troppo drastico. Forse ti servivano ancora un migliaio di parole... a presto! Luca

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Re: Il muro – di Massimo Tivoli

Messaggio#15 » giovedì 22 aprile 2021, 14:42

Luca Memoli ha scritto:Ciao Massimo, un piacere leggere il tuo racconto.
A me è piaciuto, devo dire che mi aspettavo una storia al sapore di thriller e sangue e invece mi sono ritrovato tra odore di curry e il tema dell'integrazione. Una sorpresa. La scrittura è scorrevole, il vecchietto protagonista mi risulta simpatico e scaturisce in me anche un pizzico di compassione. La moglie fa da contorno come fosse un "muro" di gomma sul quale Franco rimbalza ogni volta. Molto più leggero di quel muro invisibile, non fisico, che separa le due famiglie. Il tema quindi mi pare più che centrato. Hai provato un azzardo che secondo me è andato bene. Unica nota stonata, il cambiamento di Franco. Concordo sul giudizio di Giuliano: troppo rapido, troppo drastico. Forse ti servivano ancora un migliaio di parole... a presto! Luca


Ciao Luca. Mi fa piacere che, seppure imperfetto, il racconto ti sia risultato piacevole. Sul cambio repentino di Franco, posso solo darti, e darvi, ragione. Io stesso ne ero cosciente, ma ormai avevo passato l'1.00 di notte e mi sembrava uno spreco non provarci lo stesso ;-)
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Pretorian
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Re: Il muro – di Massimo Tivoli

Messaggio#16 » giovedì 22 aprile 2021, 22:27

Ciao, Massimiliano e piacere di leggerti. Dunque, su questo racconto mi sento di poter criticare due cose. La prima è la narrazione, che sembra oscillare da un narratore onnisciente (con sbavature tell abbastanza evidenti) e un tentativo di mantenere una terza persona maggiormente focalizzata sul personaggio di Franco. Da quello che mi sembra di intuire, molte di queste sbavature tell rispondono a un tuo tentativo di dare profondità e una spiegazione all'astio di Franco, ma penso che avresti potuto farlo in modo diverso, anche considerando i pochi caratteri a disposizione. Seconda cosa: il cambiamento di Franco mi è sembrato troppo improvviso. Ed è un peccato, perché è evidente che avevi una buona idea in mente ed hai cercato di metterla in atto, ma due righe non ti sarebbero mai potute bastare. Un suggerimento? Elimina le parti superflue e cerca di dare più spazio all'epifania del protagonista e vedrai che il racconto ne guadagnerà parecchio.

Alla prossima!!

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Re: Il muro – di Massimo Tivoli

Messaggio#17 » giovedì 22 aprile 2021, 22:58

Pretorian ha scritto:Ciao, Massimiliano e piacere di leggerti. Dunque, su questo racconto mi sento di poter criticare due cose. La prima è la narrazione, che sembra oscillare da un narratore onnisciente (con sbavature tell abbastanza evidenti) e un tentativo di mantenere una terza persona maggiormente focalizzata sul personaggio di Franco. Da quello che mi sembra di intuire, molte di queste sbavature tell rispondono a un tuo tentativo di dare profondità e una spiegazione all'astio di Franco, ma penso che avresti potuto farlo in modo diverso, anche considerando i pochi caratteri a disposizione. Seconda cosa: il cambiamento di Franco mi è sembrato troppo improvviso. Ed è un peccato, perché è evidente che avevi una buona idea in mente ed hai cercato di metterla in atto, ma due righe non ti sarebbero mai potute bastare. Un suggerimento? Elimina le parti superflue e cerca di dare più spazio all'epifania del protagonista e vedrai che il racconto ne guadagnerà parecchio.


Ciao Pretorian! Grazie del commento e del suggerimento. Solo una cosa di poca importanza: mi chiamo Massimo. :D
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Andrea Furlan
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Re: Il muro – di Massimo Tivoli

Messaggio#18 » sabato 24 aprile 2021, 10:15

Ciao Massimo,
Il tuo racconto è difficile da giudicare, da un lato hai reso bene il rapporto fra il protagonista e la moglie, dall'altro ci sono diverse criticità, prima fra tutte il repentino e non annunciato cambio di attitudine verso i vicini. Anche sulla figura del narratore ho trovato qualche difficoltà: sembrerebbe il punto di vista di Franco, ma in diverse parti assomiglia di più a un narratore onnisciente descrivendo anche pensieri della moglie. Forse avrei calcato un po' meno sui vari dolori e disagi fisici di Franco che mi sembra non aggiungano molto alla storia. Il tema è ampiamente rispettato, ma forse un po' scontato il rapporto con i vicini di un'altra nazionalità.

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Alvin Miller
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Re: Il muro – di Massimo Tivoli

Messaggio#19 » domenica 25 aprile 2021, 17:18

Ciao Massimo.
Ci sono diversi problemi, ma andiamoci con calma e partiamo intanto dai pregi, che sono due: buona caratterizzazione dei personaggi e testo chiaro. Che sono due virtù importanti per la storia.
Ma lo stile e il contenuto hanno dei grossi nei:
- Narratore Onnisciente:
Salti da un punto di vista all'altro e la voce narrante spiega in forma di didascalia le informazioni che servono per il lettore. È una scelta infelice, visto che dovrebbe essere veicolato da un punto di vista coerente e attraverso azioni e gesti che comunichino nel contesto i dettagli che il lettore deve conoscere.
- Protagonista antipatico:
Il protagonista deve sempre avere qualcosa che porti il lettore a stare dalla sua parte. Franco invece è un personaggio negativo e lamentoso. Ha una piccola redenzione verso il finale, ma non è reso bene il perché succeda. Se lamentarsi della famiglia indiana era la sua routine, cosa ha infranto questa routine per spingerlo a cambiare idea?
- Il finale:
Questo ci porta al problema del finale. Capisco la morale che cercavi di comunicare (non giudicare dalle apparenze), ma proprio per mancanza di una spiegazione, manca di mordente.

Sarebbe stato interessante aumentare il conflitto della scena facendo litigare Franco con Ada, lei, invece di comportarsi da remissiva quale è, avrebbe potuto cercare di convincerlo a dare una possibilità ai vicini, e questo avrebbe condotto al finale che in tal modo avrebbe avuto più senso.

Spero che il mio esempio sia utile nel caso tu decida di sistemare il racconto, in ogni caso: buona gara!
Editor e consulente freelance per scrittori. Formazione in scrittura creativa e sceneggiatura presso agenziaduca.it di Marco Carrara.

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Massimo Tivoli
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Re: Il muro – di Massimo Tivoli

Messaggio#20 » domenica 25 aprile 2021, 18:46

Alvin Miller ha scritto:Ciao Massimo.
Ci sono diversi problemi, ma andiamoci con calma e partiamo intanto dai pregi, che sono due: buona caratterizzazione dei personaggi e testo chiaro. Che sono due virtù importanti per la storia.
Ma lo stile e il contenuto hanno dei grossi nei:
- Narratore Onnisciente:
Salti da un punto di vista all'altro e la voce narrante spiega in forma di didascalia le informazioni che servono per il lettore. È una scelta infelice, visto che dovrebbe essere veicolato da un punto di vista coerente e attraverso azioni e gesti che comunichino nel contesto i dettagli che il lettore deve conoscere.
- Protagonista antipatico:
Il protagonista deve sempre avere qualcosa che porti il lettore a stare dalla sua parte. Franco invece è un personaggio negativo e lamentoso. Ha una piccola redenzione verso il finale, ma non è reso bene il perché succeda. Se lamentarsi della famiglia indiana era la sua routine, cosa ha infranto questa routine per spingerlo a cambiare idea?
- Il finale:
Questo ci porta al problema del finale. Capisco la morale che cercavi di comunicare (non giudicare dalle apparenze), ma proprio per mancanza di una spiegazione, manca di mordente.

Sarebbe stato interessante aumentare il conflitto della scena facendo litigare Franco con Ada, lei, invece di comportarsi da remissiva quale è, avrebbe potuto cercare di convincerlo a dare una possibilità ai vicini, e questo avrebbe condotto al finale che in tal modo avrebbe avuto più senso.

Spero che il mio esempio sia utile nel caso tu decida di sistemare il racconto, in ogni caso: buona gara!


Ciao Alvin, grazie del commento e dei feedback. Purtroppo a questo giro è andata così. Racconto scritto a partire da mezzanotte inoltrata, sul cellulare e di fretta. Consapevole che ha molte cose che non vanno, una focalizzazione scarsa su Franco in primis... ma da qui a dire che il narratore è onniscente... abbiate pazienza, rileggetelo :D
Ti auguro una strepitosa Edition!
"Le infami" – Delos Crime
"Altro che cielo" – WMI n. 58 (vincitore del Premio WMI)
"Il risveglio di Alba" – WMI n. 57 (vincitore del Premio Termini Book Festival)
https://delos.digital/autore/811/massimo-tivoli

FilippoR
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Re: Il muro – di Massimo Tivoli

Messaggio#21 » martedì 27 aprile 2021, 17:11

Ciao Massimo e piacere di leggerti.
Racconto scorrevole e con il fatto che l'hai scritto in solo un'oretta (letto in altri commenti) mi fa apprezzare ancora di più il brano, con tutto il tempo a disposizione saresti riuscito a rendere meglio il tutto, soprattutto il finale dove non ho capito cosa abbia causato il cambiamento di atteggiamento di Franco. Per un attimo ho pensato che stesse andando dai vicini a litigare, poi arrivato da loro gli è passato tutto il coraggio e ha virato sulla prima cosa che gli passava per la mente, ma non credo fosse questa l'intenzione.
Alla prossima.

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antico
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Re: Il muro – di Massimo Tivoli

Messaggio#22 » sabato 1 maggio 2021, 10:59

L'unico problema di questo racconto sono le condizioni nelle quali l'hai scritto. L'ho trovato piacevole e con un buon messaggio però è vero che la focalizzazione a volte è interpretabile diversamente da come la intendevi, ma, soprattutto, è vero che manca una equilibrata evoluzione del protagonista il cui punto di svolta appare accadere per caso e senza un'adeguata semina. Tutte problematiche coerenti con il pochissimo tempo che hai avuto e con l'averlo dovuto impostare da cellulare. Detto questo, ottima declinazione del tema e, lo ripeto una volta ancora, racconto che risulta comunque piacevole e con un delicato (e bello) messaggio finale. Per me un pollice tendente verso l'alto in modo discretamente solido anche se non brillante.

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