I commenti di Oriana Ramunno ai finalisti

Appuntamento con Oriana Ramunno e il suo tema fissato per lunedì 19 aprile dalle ore 21.00 all'una!
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I commenti di Oriana Ramunno ai finalisti

Messaggio#1 » mercoledì 12 maggio 2021, 17:02

Ecco i commenti della guest star Oriana Ramunno ai finalisti dell'Edizione:

Anomalie
Questo racconto è un esercizio di fantascienza davvero ben riuscito. Parte in sordina, ma con il cambio del punto di vista (gestito benissimo) arriva a un finale perfetto per il genere di storia che vuole raccontare. Ottima anche la spiegazione, per nulla pesante, delle atmosfere nella prima parte del racconto, grazie al furbo espediente del nuovo arrivato che riesce a veicolare al lettore le giuste informazioni senza appesantire la narrazione e cadere nel tranello dell’infodump.

Machu Picchu
Il finale di questo racconto mi ha completamente spiazzata e lasciata senza fiato. Quello che inizialmente sembrava un racconto qualsiasi si è rivelato di una potenza fragorosa proprio grazie al Plot twist. Avrei cercato una narrazione meno divisa per settori temporali, che spezzano troppo l’attenzione del lettore, ma nel complesso è una prova ben riuscita dove il tema del muro risulta riuscito nelle barriere della disabilità.

Muro invalicabile
Questo racconto veste il tema del muro alla perfezione. È un muro fisico crivellato di buchi, che il protagonista vorrebbe almeno assottigliare se non abbattere con un trapano, senza mai andare fino in fondo. È anche un muro mentale, in cui l’uomo resta imbrigliato e soffocato. Lo sporco che lo circonda, il frigo quasi vuoto e altri dettagli sapientemente dosati mostrano il disagio psicologico da cui il protagonista vorrebbe fuggire, senza trovarne il coraggio. Il muro si trasforma allora quasi in una protezione, qualcosa che “per fortuna” c’è: la scusa per rimanere al riparo della propria ossessione e non dover affrontare un rifiuto, una delusione scottante. Il disagio mentale che accompagna il protagonista nel suo crescendo di ansia, e infine nella resa finale, è accompagnato da uno stile asciutto ma che favorisce l’immersività del lettore, grazie a un flusso di coscienza che riesce a mostrare senza mai raccontare.

Il mondo è cattivo
Stilisticamente ineccepibile, questo racconto regge dall’inizio alla fine e incalza il lettore ad andare avanti nella lettura. Piacevole l’idea della casa che si prende cura della bambina e che mi ha ricordato le atmosfere di Miyazaki. Mi dispiace solo per il finale, perché il filone del mondo artefatto creato per un personaggio ignaro è ormai troppo abusato e perciò manca di originalità. Avrei osato di più.

L’hangar dei mostri
Un racconto davvero originale, sostenuto da una bella scrittura. Il tema delle chimere mi ha affascinato non poco e confesso che vorrei leggere tutta la storia, dell’inizio della relazione con la donna gatto (che ho immaginato inizialmente come un “gioco” che lui compra per poi innamorarsene) fino al riscatto delle chimere. Il paragrafo finale lascia intravedere quello che secondo me è il vero muro: non tanto quello in cui fisicamente sono costrette queste creature, quanto la cortina di ferro che il protagonista, per amore e per ideali, deve abbattere.

Un’altra ultima notte
Questo racconto mi ha fatto tremare. Tutto dalla trama, al ritmo, allo stile, passando per il modo in cui il tema del muro viene declinato, vibra di emozione. Uno stile coinvolgente, preciso come il rintocco delle nocche sulla pietra. Perfetto il colpo di scena finale che riesce a ribaltare le certezze del lettore, e lo fa nel momento in cui è maggiormente immerso e coinvolto. Riuscire a raccontare tanto in poche battute non è da poco.

Una scommessa
Di questo racconto mi ha interessato la doppia valenza del muro: da una parte quello della pallavolo, dall’altro quello dietro cui si nascondono le protagoniste. Entrambe vorrebbero abbatterlo, mostrarsi agli altri senza timore, eppure qualcosa le blocca. La malattia per una, la paura di non essere accettata dalla società per l’altra. Il nome della protagonista mi ha fatto sorridere e mi ha immediatamente catapultata in certe atmosfere a cui ci hanno abituato i cartoni animati nipponici. Lo stile è efficace e pulito e rende davvero piacevole la lettura, nonostante gli sbalzi temporali frammentino la narrazione. A ogni modo, questo non inficia la validità del testo.

La parte giusta del muro
Un bel racconto che declina in maniera abbastanza originale il genere post apocalittico. Lo stile è scorrevole, i dialoghi efficaci, eppure ne avrei apprezzati di meno a vantaggio di più azione, anche se il tell è utilizzato in modo sapiente. Un piccolo appunto, invece, riguarda il dettaglio della pelle blu causata dal fungo: un dettaglio importante che avrei voluto “vedere” da subito. Bella la morale di fondo, dove le vittime diventano carnefici. Nulla di meno che la realtà.

Piccola esploratrice
Bella l’idea del muro come prova da affrontare per crescere e buone anche le intenzioni del padre. Un piccolo viaggio dell’eroe per diventare grandi. Tuttavia, il messaggio non arriva abbastanza. Si potevano ridurre i dialoghi iniziali a vantaggio della seconda parte, soprattutto all’interno della casa, e lavorare meglio sul senso di delusione finale della bambina senza farla apparire come disperazione, che ho trovato spiazzante. Rimane comunque una buona prova, soprattutto a livello stilistico.

La Porta nel Muro
Idea interessante, ma la resa mi ha lasciato perplessa. La divisione in parti staccate non crea omogeneità e, di conseguenza, non riesce ad ancorare il lettore alla storia, rendendo difficile l’immersività. Si perde di vista il tema centrale, che è la paura viscerale di affrontare il proprio destino oltre il muro. Avrei calcato di più la mano su questa angoscia interiore, lasciando perdere tanti salti temporali e altri dettagli che nulla aggiungono, anzi disperdono l’attenzione del lettore… less is more. Peccato, perché la scrittura è davvero evocativa. Sono certa che questo racconto poteva essere affrontato in maniera migliore.

Il ruggito dell’Orda
Un omaggio al puro fantasy, sostenuto da una scrittura di pregio. L’orda non viene mai descritta e questo crea nel lettore la giusta tensione narrativa, come pure l’espediente della canzone. L’idea del chierico anziano, il passato che si sacrifica, e della bambina, il futuro che dà speranza, è un cliché già visto ma comunque utilizzato bene dallo scrittore o scrittrice. Ottimo lo stile, ma starei più attenta ad alcune incongruenze che disturbano la lettura: per tutta la prima parte ho creduto che il chierico avesse in braccio un neonato salvo poi scoprire che si trattava di una bambina di cinque anni.

La breccia
Leggendo questo racconto ho avuto l’impressione di essere in una storia di King. Ho percepito lo stesso odore di polvere e sudore, e di surreale, che ho sentito ne La torre nera. Lo stesso mescolarsi di mondo reale e mondo altro in perfetta fusione. Il contadino è un personaggio davvero ben riuscito. I dialoghi sono ottimi e hanno il pregio di caratterizzare con poche ma efficaci battute i personaggi. Anche la morale è chiara: oltre il muro ci sono ordine e perfezione, una cosa che a noi umani è ancora preclusa e da cui spesso scappiamo, come fa Dell’Acqua. Una storia efficace, che lascia intravedere una storia più ampia pur in poche battute, accompagnata da uno stile pulito e stilisticamente efficace.



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