LA FINALE: classifica e commenti di Sara Simoni

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LA FINALE: classifica e commenti di Sara Simoni

Messaggio#1 » giovedì 24 giugno 2021, 18:40

1) O Felix Culpa
Questo racconto riesce davvero a sorprendere con il colpo di scena finale, ben sorretto dagli indizi seminati nella prima parte. La comprensione arriva ben calibrata, nel momento migliore, e strappa inevitabilmente un sorriso. Lo stile efficace ci fa provare subito empatia per il protagonista e con poche pennellate ci cala nella sua pelle, nella sua realtà.

2) Tasse
Ho apprezzato molto lo stile, nonostante alcuni dettagli strani che in revisione meriterebbero di essere levigati (per esempio, cosa vorrebbe dire che “i quattro peli che si ritrova per barba annaspano per rimanere a galla nel collo lardoso?”). A parte questi dettagli che sarebbero risolvibili senza difficoltà con un po’ più di tempo a disposizione, mi è piaciuto molto il modo in cui sono gestite e centellinate le informazioni per preparare il colpo di scena che ribalta la nostra prospettiva sui personaggi e sull’intera storia.

3) Tocca ferro
Buono lo stile, anche se la parte centrale si spreca un po’ nel tell, quando avrebbe potuto essere sfruttata per gestire qualche flusso di coscienza e magari seminare indizi per la risoluzione finale. Invece in questo modo la narrazione resta sempre esterna e manca un legame empatico con il personaggio. Resta comunque un buon racconto fantasy, godibile in sé ma capace di lasciar immaginare un mondo più ampio.

4) Il cuore della foresta
Nella prima parte la narrazione è tutta esterna, al punto che risulta difficile distinguere i due personaggi e capire quale punto di vista stiamo seguendo. Questo aspetto è ancora più penalizzante dal momento che si tratta di un racconto breve e non abbiamo il tempo di conoscere in altro modo il naturalista e la sua guida. Mi è piaciuta molto però la risoluzione, in cui lo stile finalmente si focalizza e ci permette di immergerci in questa natura aliena e affamata.

5) Il gancio e lo specchio
Il vero punto di forza di questo racconto è lo stile, diretto ed efficace, capace di trasportare sul ring. La trama è molto lineare ma è penalizzata dalla debolezza della risoluzione, al punto che fino all’ultimo ho pensato che dovesse essercene una seconda. È il genere di rivelazione che fa pensare al lettore “ma non poteva arrivarci prima?” o che comunque non sembra giustificata da una coincidenza stringente con gli altri elementi della scena.

6) Infinite melodie
Il concept aggancia fin da subito e risulta molto originale. A mio parere si perde un po’ nello svolgimento, perché con l’avanzare della narrazione avrei preferito scoprire qualcosa di più sulle circostanze e sulle motivazioni di questo strano purgatorio musicale, anche ai fini di una conclusione più incisiva. Un’idea che forse nel racconto brevissimo è un po’ penalizzata, ma di sicuro si presta molto bene ad ampliarsi (sulla media se non sulla lunga distanza).

7) Che ti sei messa in testa?
Il concept è molto carino, ma la misura breve rischia di far cadere lo svolgimento nella trappola dell’inverosimiglianza: il racconto mostra che le due ragazze si sono a malapena scambiate qualche parola, è presto per definirsi amiche. Un filo di contesto in più aiuterebbe a comprendere sia i timori della protagonista e della sua famiglia, sia le reazioni degli altri personaggi (sarebbe molto diverso, per esempio, se avere le orecchie da gatto fosse una sorta di mutazione unica al mondo toccata proprio alla protagonista, oppure se lei appartenesse a una qualche specie fantastica della cui esistenza sono tutti consapevoli). A livello di stile, la prima persona è gestita piuttosto bene.

8) Il valore di Tanja
C’era troppo poco contesto per apprezzare la risoluzione finale, che arriva come un cliché senza essere caricata emotivamente. Ho immaginato che si trattasse della figlia fin dalla prima apparizione, ma avrei preferito avere degli elementi per capire che genere di padre, o anche solo di persona, fosse il protagonista e per farmi delle idee sulle possibili motivazioni della “caduta” di Tanja. Senza queste premesse, anche il cambiamento finale, che immagino come una sorta di doppia redenzione, arriva meno efficace, perché non mi permette di figurarmi in che modo le vite di padre e figlia cambieranno. Lo stile in ogni caso è molto buono.

9) Studiare al prato
Il racconto è sostenuto da uno stile buono, ma la carica emotiva sul tema non è accentuata abbastanza da far partecipare il lettore e comprendere davvero quanto spirito di adattamento serva al protagonista. Una situazione che meriterebbe un po’ di contesto in più per essere apprezzata in modo adeguato; sul breve perde di efficacia. Al termine della lettura non conosciamo ancora abbastanza bene i personaggi per essere toccati nel profondo dalle loro dinamiche.

10) La poesia dipinta
Ho avuto l’impressione di una narrazione stilizzata, che raccontasse tutte le vicende senza caricarle di emotività e tenendo sempre il lettore a debita distanza, forse per ricalcare i toni di una fiaba. A mio parere si è trattato di una scelta rischiosa e poco efficace, soprattutto visto il poco tempo a disposizione per una revisione che forse avrebbe aiutato a sostenere meglio questo stile. Inoltre non mi è sembrato di trovare una grande attinenza con il tema della competizione. Sono gestite bene, invece, le atmosfere evocative.

11) Occhi bassi e ubbidire
Lo stile tutto in tell allontana il lettore, ma si risolleva grazie ad alcune belle scelte lessicali. Sono comunque convinta che se la narrazione fosse stata mostrata in diretta sarebbe stata più efficace, invece seguiamo la vicenda senza nessun vero coinvolgimento emotivo. Trovo un po’ inflazionato il tema dei campi di concentramento, come una forma di triste megatesto cui fare riferimento per generare senza sforzo determinate reazioni psicologiche nei confronti dei personaggi. Il risultato invece è un po’ trito e di seconda mano, anche a causa di alcune inesattezze storiche (che penso siano comunque comprensibili dato il poco tempo a disposizione).

12) Un ladro
Di questo racconto ho apprezzato lo stile, che però non regge una storia particolarmente coerente. Ci sono inverosimiglianze fin dalle premesse: perché mai uno psicologo dovrebbe intrufolarsi di nascosto in casa del suo paziente, tanto più se è consapevole che non c’è? E quale dovrebbe essere il cambiamento in atto nella ragazza sul finale? Toni e reazioni esagerati, quasi comici, mal si accompagnano a una tematica che, invece, è di per sé molto forte e d’impatto.



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