LA FINALE: classifica e commenti di Massimiliano Enrico

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LA FINALE: classifica e commenti di Massimiliano Enrico

Messaggio#1 » lunedì 14 giugno 2021, 15:05

Come sempre faccio i complimenti a tutti per il livello veramente molto alto dei racconti.
Ammetto che per alcuni mi sono dovuto basare sul banale gusto personale perché ex equo con altri e non avrei saputo scegliere diversamente.
Apprezzo molto la varietà dei temi trattati, praticamente non ci sono due racconti che affrontino il tema in modo uguale.
Spero che i miei commenti possano in qualche modo esservi utili.

Massimiliano Enrico (LordMax)


I COMMENTI

Tocca ferro
Quel "batterono" ammetto che mi ha dato un colpo però la tua capacità di tenere il punto è sempre notevole. Il racconto fila liscio e senza intoppi, troppo. Immagino te lo abbiano fatto notare tutti ma non ho trovato alcun punto di tensione. Il fabbro è insospettabile, i soldati sono ingannati dalla magia senza problemi. La fuggiasca, di cui si capisce subito la presenza, non può essere trovata. Tutto troppo facile, non c'è… mordente.
Mancano però molte risposte alla promesse che fai durante la narrazione. Perché è fuggita? Perché lei sapeva che il fabbro è un folletto e gli altri no? Perché il fabbro è lì? Perché la cercano? Perché non può tornare (la magia è vietata)? e via dicendo.
Il tema è ben azzeccato con il folletto che si adatta al ferro diventando fabbro.
In sostanza non ho alcun appunto da fare dal punto di vista tecnico che è molto elevato ma è un racconto che non fa fare il salto sulla sedia come invece ci si aspetta da te.

Che ti sei messa in testa?
Bel racconto, semplice, lineare e gradevole. Devo dire però che il tema non lo trovo molto centrato perché lo vedo più come una parziale conseguenza del messaggio di razzismo contro inclusività che è alla base di tutto.
Bella la scena della madre che risolve il problema delle orecchie alla vecchia maniera. Forse però in quella scena e in quella dell'appello hai usato troppe parole (capisco benissimo il problema dei caratteri) e questo è andato a danneggiare la comprensione generale. Non è chiaro quale sia il livello della anomalia di Mia rispetto al resto e il modo in cui si forma l'amicizia è troppo rapido, non permette di capire quale è la posta reale posta in gioco.
Dal punto di vista dello stile e della tecnica non vedo errori, almeno nessuno che con una leggera revisione non si possa aggiustare più che bene.

Il gancio e lo specchio
Partiamo dal tema che trovo perfettamente centrato. Ho apprezzato molto il coraggio di un racconto totalmente cinematografico e sei riuscito a renderlo molto bene, fin da subito riesci a far salire il lettore sul ring e riesci a gestire il racconto molto bene. Il riuscire a cambiare stile di combattimento in una frazione di secondo è molto in stile jackie chan e la cosa l'ho apprezzata molto. L'unico appunto che posso fare è che è fin troppo lineare. Il protagonista perde finché non cambia poi vince e fine. Avrei visto molto bene un momento di crisi altra rispetto al solo ring. Probabilmente ci hai provato quando il protagonista dice che o va avanti o è fuori ma non crea empatia. Per il resto ottima prova.

Il cuore della foresta
Ottima prova, direi che il tema è perfettamente centrato anche se chi si adatta non è quello che crediamo essere il protagonista. Mi piace come hai seminato gli indizi, nessun animale, le zanzare etc.
Vorrei farti un appunto su Donovan che è un po' troppo piatto, chiaramente è una estensione della foresta e si capisce quando sorride alla domanda. E va benissimo. Però qualche parola in più mi sarebbe piaciuta.
Capisco la limitatezza di spazi ma avrei anche voluto vedere più meraviglia ed entusiasmo nel professore visto che sta facendo la scoperta che potrebbe dargli la fama mondiale.
Entrambe le considerazioni sopra non hanno nulla a che vedere con altro che con il mio gusto personale ovviamente. Dal punto di vista tecnico direi che la struttura e i dialoghi sono ben gestiti e anche il finale scontato è perfettamente accettabile nel racconto.
Anche se probabilmente la presentazione dei personaggi farà storcere il naso a qualcuno direi che la capacità di rendere il worldbuilding in poche parole e impressioni rende il tuo un eccellente lavoro.

Studiare al Prato
Un perfetto tuffo nel passato, almeno per me che situazioni del genere le ho vissute per tutta la pubertà. Al tempo c'erano i dinosauri ancora e invece dello skate usavamo la clava ma i sentimenti sono gli stessi.
Il tema a una prima lettura mi sembrava mancato poi riflettendoci meglio devo ammettere che è pienamente centrato, non vi è nulla di più difficile dell'adattarsi alle regole sociali in un periodo come quello dei protagonisti.
Rendi perfettamente la situazione e la difficoltà del momento quindi da un punto di vista tecnico c'è ben poco da segnalare. Ho notato una ripetizione su Caterina che sale due volte il gradino, immagino sia un refuso dovuto alla fretta.
Avessi avuto più tempo ti avrei fatto notare uno o due casi in cui inverti causa e effetto che nel racconto non danneggia la lettura ma a un lettore pistino potrebbe dare fastidio, in particolare la frase "Eccola! Caterina gira l'angolo" per mantenere il flusso di pensieri magari andrebbe invertita.
Mi è piaciuta la parte finale in cui il nostro protagonista gioca l'asso con l'amico. Il voto in cambio dell'inserimento sociale. Cosa potrebbe mai andare storto. Ora però voglio leggere di quando sabato Landi fa una figuraccia con Caterina allo skatepark

Occhi bassi e ubbidire
Bella idea, stupenda. Una meravigliosa serie di pugni allo stomaco che raccontano l'adattamente peggiore che possa esistere. Inutile dire che il tema è centrato in pieno.
La struttura e la tecnica sono quasi perfette, non ho trovato sbavature. Mi ha colpito la scelta del raccontato a una prima lettura ma devo ammettere che forse è stata la scelta migliore (mi piacerebbe tanto leggerlo anche in mostrato con POV sul protagonista)
Il problema è che forse è troppo perfetto. Sento come una sorta di distanza dal protagonista. È così bravo a nascondersi che riesce anche con me lettore, non trapela nulla di lui. Questo mi porta a non capire perché voglia fuggire con la ragazza. Certo posso ben immaginarlo, lui lo sfigato contadino gretto e ignorante e lei la più bella della classe, posso immaginare le angherie che ha subito però ecco, posso immaginarlo perché le aggiungo io, non sono in alcun caso suggerite o riportate dal protagonista.
Il finale è esattamente quello che mi aspettavo, il twist è esattamente quello che speravo ci fosse e per me questo è positivo, il voler cogliere di sorpresa a ogni costo spesso causa più danni che vantaggi.

Tasse
Ottima idea, devo dire che non si capisce esattamente fino alla sequenza della siringa. Hai dosato le informazioni in modo ottimo. Lo scambio delle battute e il tono di minaccia sottintesa rendono molto bene la situazione. Anche il perché Cezar non fa il difficile, non fa resistenza si capisce solo oltre la metà del racconto mentre in situazioni diverse avrebbe imprecato o cercato scuse.
La presenza del bambino dà una marcia in più e il particolare del disegno che è diventato una sorta di meme comune da una parte chiarisce le motivazioni del protagonista e dall'altro ci apre uno scorcio sul worldbuilding, molto ben gestito. Hai reso l'ambientazione con pochissime frasi e quasi come fossero casuali.
Mi lasciano perplesse due cose: Da un lato empatizzo quasi più con Cezar che con il protagonista che fino alla fine resta, lo sento, molto distaccato, infastidito dalla situazione ma come chi fa la fila in posta. Dall'altro il finale mi lascia perplesso, il protagonista si è adattato ma non del tutto. Sotto sotto è in aperto contrasto con la situazione e la combatte. Mettendosi probabilmente in grossi guai visto che non ha adempiuto al suo compito.
Una nota di colore, non avrei messo il nome del conte ma solo il termine Conte oppure il nome e non il titolo visto che i due sanno esattamente di chi si parla e in quali termini.

Infinite melodie
Interessante interpretazione del tema. L'idea è ottima. Ad un primo istante ho avuto difficoltà ad accettare che il protagonista fosse legato a uno sgabello da pianoforte ma nell'ottica del resto della situazione ci sta. L'idea del premio che varia con il variare dell'originalità della musica è meravigliosa (spero non venga applicata a noi scrittori o siamo spacciati).
La prima cosa che mi stona è il fatto che il protagonista sia così consapevole del tempo che passa. Lo trovo troppo preciso nel suo calcolo. Però è un dettaglio che colpisce me, non altera in alcun modo la qualità o la fruibilità del racconto.
Mi piace il fatto che non hai costruito una storia nel senso solito ma è più come se ci accostassimo a uno dei 99 inferni cinesi, una sorta di eterno qui e ora ma che varia di volta in volta. Interessante, anche se non fondamentale, il fatto che il protagonista pensi a un esperimento alieno e quindi poni il lettore nell'ottica di scartare l'incubo o l'inferno.
La chiusa finale è molto poetica mentre la parte che la precede sembra un tentativo dell'autore di aiutare il lettore a comprendere il senso generale. Potrei dire che è un poco didascalico.
In sostanza un buon incubo horror che viene sbattuto in faccia al lettore e poi sia lui a decidere se sono alieni, inferni o critica sociale. Il tema te lo passo perché mi è piaciuto il racconto.

Il valore di Tanja
Il racconto è bello, prende e colpisce come deve. Però il tema non lo vedo. Al massimo vedo una discesa all'inferno e un compromesso ma non un adattamento. La figlia di un mafioso si droga e si, probabilmente, prostituisce. Lui cerca di portarla via. Non riesco a vedere traccia di adattamento, anzi semmai il contrario perché alla fine nessuno si adatta alla situazione ma la affrontano.
Il twist dello scoprire che la danzatrice è la figlia del protagonista è gestito benissimo, al momento giusto per ottenere il massimo effetto e giustificare il suo comportamento.
Quello che mi lascia perplesso è che non c'è una costruzione dei personaggi se non in piccola parte quella del protagonista. I due italiani sono semplici supporti che non hanno un vero ruolo ma il socio e Tanja sono troppo piatti sullo sfondo. Il socio sembra in posizione subordinata a quella del protagonista e al tempo stesso si permette certe libertà che sembrano dire il contrario. Tanja è una drogata che fa la danzatrice in un pornobar, prima non mostra reazioni alla vista del padre, ma lo ha riconosciuto perché poi lo raggiunge in bagno, e poi crolla appena lo vede, non crea alcun legame, non ha motivo per il suo comportamento.
Il finale è volutamente molto emotivo e ci sta ma non si capisce cosa fa realmente scattare la molla nel protagonista. Vede la figlia e le dà dei soldi per non farla avvicinare all'italiano. E quindi? Dalle sue parole sapeva della presenza della figlia in quel locale quindi l'aveva abbandonata ben prima, non capisco il perché di un cambio così repentino. Sarebbe stato più logico concludere l'affare e poi occuparsi della figlia.

La poesia dipinta
Racconto veramente molto poetico, forse addirittura zen. Conosco Basho e i suoi haiku e li apprezzo veramente molto.
La prima cosa che noto nel tuo racconto, per altro molto bello, è la mancanza del tema. Il proponente non si adatta, impone il suo volere, lo spirito airone non si adatta anzi raggiunge il suo obiettivo, il protagonista non si adatta, semplicemente fa il suo lavoro (forse dipende dal fatto che sono un ghost e per me la richiesta del cliente non è adattamento, è semplice lavoro) e trova l'ispirazione anche piuttosto facilmente (anche se ci vuole del tempo). Immagino che il riferimento al tema sia la trasposizione della poesia in un quadro ma lo trovo molto difficile da accettare perché appunto si parla di trasposizione, l'adattamente sarebbe tale se cambiasse in qualche modo un aspetto del quadro (gufi in luogo degil aironi, una notte stellata anziché i fulmini etc).
Ci sono un paio di refusi grammaticali che sono ben poca cosa, una frase o due è un poco ostica da leggere ma nell'ottica del racconto ci stanno. Almeno un paio di frasi fatte di cui quella che inizia con 'quasi' fa perdere immediatezza alla situazione.
Noto un problema di coerenza nei dialoghi che passano dal discorso diretto all'indiretto, cosa che può creare qualche problema di lettura. Problema sicuramente dovuto alla fretta ma è un punto di attenzione a mio parere molto più importante dei refusi di cui sopra.
Ho apprezzato molto che lo spirito airone non si sia rivelato in realtà un demone perché dall'impostazione della scena un poco me lo aspettavo. Molto coerente il finale in cui lei non è più presente ma è parte dell'illuminazione e quindi della trasposizione dell'haiku stesso. È una visione molto giapponese e lo shock con cui vede il lampo e, come una cosa sola, la donna mi è piaciuto.

Un ladro
Partiamo dal tema che direi centrato. La protagonista si adatta o almeno ci prova, il padre non ci riesce.
I dialoghi sono sempre il tuo punto di forza e non ho trovato difetti rilevanti. Si capisce sempre chi sta parlando e lo stile viene mantenuto in modo coerente.
Rileggendo si capisce che Fiorella ha una grande rabbia interna che esprime cercando di uccidere il dottore, rabbia che dovrebbe essere per la sua situazione precipitata in modo incontrollabile. Questo aspetto lo percepisco molto meno.
Una cosa che mi ha estraniato è il rapporto d'età fra Fiorella e il dottore. Non riesco a immaginarmi l'età della ragazza. Riesce ad avere la meglio fisicamente sul dottore, che non può essere un vecchio decrepito. Al tempo stesso però viene trattata da questi come una bambina bisognosa della balia, cosa che conferma anche lei con la frase "Che idiota, mica ho tre anni! Ha perso la testa." Frase che direbbe una bambina o al massimo una ragazzina in età prepuberale. Inoltre non pare avere l'età per cucinare ma ha la forza fisica per tenere fermo un uomo adulto e lanciargli un vaso con tanta forza da farlo esplodere. Questo non inficia la comprensione del racconto ma è una sottigliezza su cui porrei l'attenzione.
La cosa che mi lascia perplesso è il modo in cui lo psicologo (che forse dovrebbe essere uno psichiatra) si approccia a Fiorella. Avendo in cura il padre il primo obbligo del terapeuta è necessariamente quello di guadagnarsi la fiducia della famiglia. Colgo che ci prova con quel "Ti faccio qualcosa da mangiare?" ma da solo non mi funziona.
Mi piace invece il percorso di crescita di Fiorella anche se purtroppo verso il finale hai chiuso molto rapidamente.

O Felix Culpa
Ah, l'unico racconto che buca la 4° parete e che bomba il twist. Meraviglioso, godibile fino alla fine e spassoso. Il tema è perfettamente centrato con quel "Ah, le cose che facciamo per restare vivi."
La partenza è leggermente forzata ma forse è dovuto alla mancanza di abitudine alla tipologia di voce narrante. Inizialmente pensavo a una miniera poi a una piramide quando ho letto la descrizione del meccanismo. L'idea di spiegare il vero segreto di una religione è molto interessante.
I principali punti di attenzione, quelli che mi hanno creato qualche problema sono sicuramente la luce che non capisco bene come funzioni, forse era più semplice usare una torcia o una lanterna e l'incongruenza fra quando dice che è un volto famoso e quando, uscendo, dice di non sapere di cosa parlano le donne.
Per il resto forse avrei sacrificato qualche descrizione per aggiungere elementi sensoriali e avrei chiarito meglio la situazione fin da subito. Queste però sono IMVHO.


CLASSIFICA

1. Tasse di Luca Fagiolo
2. O Felix Culpa di Giacomo Puca
3. Il gancio e lo specchio di Michael Dag Scattina
4. Occhi bassi e ubbidire di Wladimiro Borchi
5. Un ladro di Giovanni Attanasio
6. Infinite melodie di Andrea Partiti
7. Studiare al Prato di Debora Dolci
8. Che ti sei messa in testa? di Stefano Moretto
9. Il cuore della foresta di Giuliano Cannoletta
10. La poesia dipinta di Stefano De Luca
11. Tocca ferro di Maurizio Ferrero
12. Il valore di Tanja di Matteo Mantoani



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