Jupiter

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il primo agosto sveleremo il tema deciso da Francesco Nucera. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) Il BOSS assegnerà la vittoria.
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Jupiter

Messaggio#1 » domenica 22 agosto 2021, 21:55

Le grida di incitamento della folla accompagnano dagli spalti le otto ragazze che si inseguono lungo la pista e lasciano alle loro spalle una nuvola di polvere rossastra. Guardo Kate correre e muovo la testa. Più veloce, più veloce, più veloce. Per ora è prima, ma le sue avversarie stanno guadagnando terreno. Non di nuovo, non può farsi superare. Sono mesi che ci prepariamo per questo momento, ho dedicato a lei tutto il mio tempo.
Arriva quarta.
Altri genitori si alzano per applaudire i loro figli, ma io resto seduto con le braccia conserte. Kate si volta verso di me mentre ancora boccheggia e il suo petto si allarga e si stringe. Mi guarda con i suoi grandi occhi azzurri colmi di lacrime, sa di avermi deluso. Apre la bocca per dirmi qualcosa.
Buongiorno da Jupiter, abitanti di HumanaS2-14. Oggi si registra una temperatura di venti gradi, non sono previste precipitazioni e...
No, ti prego, ancora qualche minuto. Ti prego cervello, lasciami qui. Cerco di alzarmi per correre verso di lei e abbracciarla, ma il corpo è troppo pesante. Alzo un’ultima volta la testa verso la mia bambina: i suoi occhi ora sono vuoti e il suo volto inespressivo. Jupiter me l’ha portata via di nuovo.
… la vostra giornata lavorativa è delle consuete dodici ore con trenta minuti di pausa. Vi ricordiamo che…
Apro gli occhi ancora stordito dal messaggio del buongiorno. La pista di atletica lascia il posto alle pareti spoglie della stanza illuminate da un timido sole primaverile che entra dalla minuscola finestra. Abbasso lo sguardo verso il letto di suor Christine, vuoto e con le lenzuola in disordine. La voce inespressiva di Jupiter rimbomba indisturbata nella stanza trovando come unico ostacolo i due letti.
… è sempre possibile cambiare e diventare umani migliori.
Vaffanculo. Mi trascino verso il bagno. L’armadietto a specchio ha un post-it giallo attaccato proprio al centro.
“Sorridi James! - Suor C.”
Stacco il foglietto. Vedo che sotto la barba brizzolata mi è comparso un sorriso, ma rivedo nelle labbra sottili quelle di Kate. Smetto di sorridere e mi getto manciate di acqua gelida in volto.
“NO!” le grida isteriche di Christine fanno eco nella stanza e raggiungono il bagno. Deve essere in strada. La trovo sempre lì quando dibatte contro gli agenti per tentare invano di impedire l’ennesimo innesto di Jupiter. “Non potete portarlo via!”
Chiunque abbia scatenato la sua rabbia deve averle risposto, perché ha ripreso ad urlare.
“Non è vera libertà, non è vera libertà! Non sei più umano, vi prego lasciatelo andare, non è cosciente ed è solo un…”
Ha iniziato a piangere. Una fitta mi prende lo stomaco nell’immaginare il suo volto contorcersi in una smorfia di dolore. La raggiungo ancora in pigiama per evitare che venga portata via. Arrivo giusto in tempo per vedere il manganello colpire il suo volto. Indietreggia stordita, allontanandosi dall’agente che l’ha colpita. Lo riconosco: è Nicholas, pallido come l’ultima volta che l’ho visto. Alle sue spalle un uomo nero alto quasi il doppio assiste alla scena in silenzio. I due mi salutano con un cenno del capo che ricambio in silenzio. Allungo la mano verso Christine, il suo volto arrossato e gonfio è così diverso da quello apatico degli uomini che mi guardano. La suora si aggrappa goffa e continua a mormorare qualcosa.
Gli occhi dell’agente che non conosco diventano azzurri. Immagino cosa stia vendendo: intorno alla mia figura devono esserci i miei dati. Nome, cognome, gruppo sanguigno, forse persino quanto mi resta da vivere.
“Grazie mille, James Evans. Non deve essere facile relazionarsi con un individuo affetto da disturbi. Jupiter è riconoscente per il tuo lavoro. Speriamo nel tuo innesto”.
Neanche morto, penso, ma annuisco di nuovo.
“ NO!” Christine si dimena dalla mia presa e fa un passo minacciosa verso gli agenti. “Lui non lo avrete!”
“Christine basta, torniamo a casa” le sussurro mentre cerco di tenerla ferma.
I due agenti si scambiano uno sguardo per decidere il da farsi. Guardo Christine: la porteranno via. Devo fare qualcosa. Non provano più emozioni, ma forse posso appellarmi ai ricordi di Nicholas, che fino a poco tempo fa era qui con noi.
“Andiamo Nicholas, suor Christine non merita di esser trattata così. Ricordi quando ha rinunciato alla sua razione giornaliera per darla a te?” parlo a voce bassa, a tratti incerta. Vorrei poter fare di più, ma potremmo entrambi finire nei guai se mi esponessi troppo.
Nicholas mi fissa inespressivo. I suoi occhi passano dal verde all’azzurro, segno che l’intelligenza artificiale inserita nel suo cervello sta proiettando il ricordo.
“Sì, ricordo. Informo il signor James Evans che la difesa di obiettori e ribelli viene punita ai sensi del Codice Jupiter articolo quindici comma c. Il signor Evans non è mai stato punito e ha un ottimo punteggio che gli garantisce razioni per due volte al giorno e un orario di lavoro ridotto a dieci ore. Il signor Evans potrebbe perdere questi benefici”.
A fatica nascondo l’orrore. Il modo in cui parla ricorda più un vecchio robot che un essere umano a cui è stato impiantato un chip di intelligenza artificiale, segno che Jupiter non è perfettamente integrata con lui.
“Abbiamo da fare” sentenzia rapido l’uomo alto, e si volta per andare. Dietro di lui un ragazzino ha assistito alla scena in silenzio. Ha lo sguardo basso sulla spilla che mantiene con fermezza. È uno degli alunni di Christine che avrebbe ricevuto la comunione quest’anno. Avrà al massimo dieci anni.
È solo un bambino. Ecco cosa stava mormorando Christine nella sua litania. Ho un blocco all’altezza della gola che mi impedisce di respirare. Lui mi mostra con mano tremante la spilla dorata con la J di Jupiter impressa al centro.
“Così sarò bravo anche io”.
Mi gira la testa. Il blocco ora si è sciolto in cumuli di rabbia che circolano veloci nel corpo e riducono le mani a due pugni serrati. Lo hanno fatto di nuovo come con la mia Kate. Faccio un passo avanti e l’agente acciglia lo sguardo.
“Noto che il suo corpo ora è teso e il suo battito cardiaco sta accelerando. Ha problemi, signor Evans?”
Vorrei dargli un pugno sul suo giovane faccione nero, ma se lo facessi verrei etichettato come un uomo violento dall’intera comunità, quindi ingoio il rospo. Per non parlare delle ore di lavoro aggiuntive e dei pasti miseri.
“Nessun problema. Buona giornata”.
Trascino via Christine che ora sembra un corpo morto, privo di qualunque volontà. Non mi sembra neppure in grado di salire l’unica rampa di scale che ci separa dalla nostra stanza, quindi prendiamo l’ascensore.
La accompagno sul suo letto. Si siede piano, dondola su se stessa mormorando il suo nuovo mantra: è solo un bambino.
Vado in bagno per vestirmi. Guardo l’orologio affisso sulle anonime pareti in cemento grigio: se tutto va bene riesco comunque a essere in fabbrica in orario. Do un’occhiata ai capelli: da quando li ho tagliati per nascondere l’argento che stava facendo la sua comparsa tra il biondo cenere si sporcano meno. Christine parte con il torturare il suo rosario e chiede a Dio di avere pietà per l’anima di Alfonso. Ecco come si chiama il ragazzino, Alfonso.
Quando esco dal bagno è lì a fissarmi immobile. Christine è una fenice: la vedi morire e sei sicuro che non si riprenderà mai più, ma trova sempre le forze per rinascere.
“Un bambino, James. Hanno abbassato l’età dell’innesto a dieci anni, ti rendi conto? Cosa vuoi che ne sappia un bambino di cosa vuole a dieci anni? Neanche la prova fuori dalle mura, direttamente l’innesto! Buon Dio dove siamo arrivati…”
Do di nuovo un’occhiata furtiva all’orologio: ho tempo anche per questo.
“Secondo te Alfonso e tutti gli altri tornerebbero indietro? Se si potesse, intendo…”
I suoi occhi marroni sono fissi nei miei. Tiene le labbra strette, è chiaro che vuole una risposta affermativa. Se fosse possibile, se fosse così io potrei riabbracciare Kate. Illudersi non serve.
“Non è possibile” rispondo lapidario e mi volto per non vedere il suo volto spegnersi. Credo di essere affezionato alla sua determinazione ed esserne l’assassino un po’ mi mortifica. Invece la sua voce si fa più alta, più ferma.
“Se lo fosse, qualcuno lo farebbe? Lascerebbe un cervello perfetto per tornare figlio di Dio, magari vivere in questa miseria pur di sentire di nuovo qualcosa? Tu ci credi, James?”
Per fortuna i vicini sono già usciti. Le pareti sono così sottili che avrebbero sentito senza difficoltà la sua follia.
“Vorrei poterci credere, Christine. Ora devo andare: la fabbrica mi aspetta”.


Mi lascio cadere sfinito sul letto. Christine non c’è e la camera è immersa nel buio pesto. Dovrei andare in bagno, ma sono troppo stanco e finirei per sbattere ovunque. La petizione per allungare le ore di luce elettrica negli edifici civili non ha dato risultati.
Buonanotte da Jupiter, abitanti di HumanaS2-14. Gli abitanti di HumanaS1 vi ringraziano per i vostri servigi e i prodotti realizzati oggi. Vi ricordiamo che è sempre possibile diventare abitanti di HumanaS1 a partire dai dieci anni. L’innesto è su base volontaria, sicuro e indolore. Vi consentirà l’installazione dell’Intelligenza Artificiale in piena sintonia con il vostro essere, perché è sempre possibile cambiare e diventare umani migliori.
La luce azzurra che accompagna il messaggio, proiettata nel cielo, scompare e di nuovo piombo nell’oscurità. Il silenzio della notte viene interrotto dai droni di controllo che prendono quota e partono per la ronda.
Dieci anni… cinque in meno di quanti ne avesse Kate quel giorno. Chiudo gli occhi e cerco di allontanare il ricordo del litigio. Il nostro ultimo ricordo. Le tempie si corrugano in uno sforzo che mi sembra sovrumano, ma ormai la testa ha preso a scavare proprio lì. Kate era arrivata quarta e io le avevo vomitato contro tutta la mia frustrazione da uomo non realizzato. Lei aveva detto ti odio papà ed era scappata via. Non me n’ero preoccupato perché era solo una ragazzina e io sapevo che quel podio poteva essere suo. Poi era arrivata la notte nera come questa e…
“Per fortuna sei già qui” esclama Christine entusiasta. Le sono grato per esser rientrata. Il ricordo regredisce e ritorna annichilito nella nebbia grigia del passato.
Chiude a doppia mandata la porta alle sue spalle. Il rumore dei suoi passi si fa più vicino. Non la vedo finché non accende una candela. Ha in mano il suo taccuino.
“Tu perché sei qui, James?”
“Non iniziare Christine, ho avuto una giornata lunga e i vicini ci sentono”.
Mi giro e chiudo gli occhi. Credo basti questo a concludere la discussione, ma sento il mio letto emettere un cigolio di protesta nel momento in cui lei si siede.
“James, sono seria. Non ne abbiamo mai parlato. Io per te sono la suora pazza e tu il tipo accondiscendente, ma voglio conoscerti meglio”.
Sento la penna scrivere e il rumore di carta strappata. Apro gli occhi. Christine ha messo a pochi centimetri dal mio naso un foglietto.
[i]ESISTE[/i].
I miei occhi passano dal foglio al suo volto serio. Mi tiro su e inizio a organizzare i pensieri. Perché me lo sta dicendo? Qual era la domanda? Respiro a fatica e cerco risposte in quell’unica parola. Lei deve aver letto l’ansia sul mio volto, perché riprende a parlare.
“Ormai siamo rimasti in pochi in tutti i distretti a non avere Jupiter: vecchi che non sopravvivrebbero all’innesto, fedeli che sanno riconoscere Satana, bambini, ribelli no-Jupiter. I distretti dal nove al tredici non esistono neanche più. Tu però non rientri in nessuna categoria. Non credi in Dio, che Lui abbia pietà di te, tratti con rispetto i Jupiteriani, non sei un bambino e… quanti anni hai, sessanta?”
“Cinquant… cinquantatre”.
“Cinquantatre. Che ci fai qui?”
La nebbia grigia sputa fuori con violenza il ricordo dell’ultimo giorno con Kate. Aveva con sé la spilla dorata con la J e il segno circolare viola dell’impianto sul collo ben in vista sotto la coda bionda. Non ricordo la sua voce, ma ricordo il tono vuoto e privo di emozioni.
Ora posso vincere.
Come posso spiegare a una suora che mi vergogno di rivedere mia figlia? Che non ho il coraggio di affrontare quello che io ho fatto? Le lacrime cadono tra le rughe del volto e si perdono nella barba. Mi porto le mani al viso per nascondermi.
“Hai qualcuno fuori di qui, James?”
Annuisco in silenzio e tiro su col naso. Mi sento un bambino, vorrei sparire all’istante. Si alza e prende la sua vecchia borsa. Estrae una custodia rettangolare e me la passa. Le mani tremano mentre afferro l’oggetto e tasto con i polpastrelli il morbido velluto.
“I ribelli hanno prodotto questa. Serve a estrarre Jupiter da un individuo senza rischi per il portatore. Sono anni che lavorano in segreto a questa soluzione, costretti sotto terra come animali. Io collaboro con loro e...”
“Christine, fermati un secondo. Tutto questo non ha senso. Non è possibile uscire dalle mura senza l’innesto”.
Christine ride divertita.
“Tu credi che io abbia fatto la pazza in tutti questi anni perché sono realmente pazza? So che le mie grida sono inutili. Sono cinque anni che sbraito e mi faccio arrestare. Tu mi hai reso il lavoro difficile con i tuoi continui interventi, ma sono riuscita comunque a farmi un giretto dalle loro parti. Conosco tutti gli agenti e loro conoscono me come un'innocua suora pazza. Ci sono solo due guardie a controllare l’uscita. Io posso tenerle occupate mentre tu esci”.
Se non avesse un tono serio farei fatica a crederle. Apro con cautela l’astuccio. Al suo interno, avvolto da un rivestimento morbido, c’è una penna laminata grigia che mi ricorda quelle che venivano usate per l’insulina. Vorrei prenderla, ma le mani tremano così tanto che ho paura mi cada. L’oggetto giace inerme e sembra gridarmi contro che c’è un’alternativa. Chiudo gli occhi: vedo Kate che mi abbraccia, che prova di nuovo qualcosa. Forse rabbia, forse amore. Qualsiasi cosa. Le dico che va tutto bene, che non importa quanto corra veloce, io la sosterrò sempre.
Quelle parole mai dette mi bruciano in gola. Il dolore mi riporta al presente. Kate non è qui, e ormai fa parte di Jupiter. È una macchina perfetta in grado di svolgere ricerche chiudendo gli occhi, di monitorare il proprio corpo come facevano un tempo gli smartwatch, sempre connessa a internet e agli altri.
“Anche se riuscissi ad uscire non saprei dove trovarla” ammetto con un filo di voce. Christine tira fuori dalla borsa un cilindro sottile e nero, lungo pochi centimetri.
“Cos’è?”
“Uno smartphone. Un modello non troppo recente, lo abbiamo rubato qualche anno fa. Tu schiacci qui e si accende”. Clicca in basso su quello che sembra essere l’unico pulsante e l’oggetto proietta un ologramma rettangolare che svanisce dopo pochi istanti al nuovo tocco di Christine.
“Abbiamo già impostato il localizzatore globale come pagina di accensione. Una volta fuori, accendilo e pronuncia a voce alta il nome della persona che cerchi. Ti indicherà dov’è e come raggiungerla. Allora, te la senti?”
I rischi sono altissimi. Mi ridurrebbero le razioni al minimo, aumenterebbe il mio orario lavorativo a dodici ore più straordinari punitivi, e chissà quali altre torture. Ciononostante...
Ora posso vincere.
“Me la sento. Dimmi tutto”.


Buongiorno da Jupiter, abitanti di HumanaS2-14. Oggi si registra una temperatura…
La voce di Jupiter attraversa le strade vuote. Christine aspetta all’esterno dell’edificio 18-B. Lì vive Marcella, una donna di mezz’età che avrò visto al massimo un paio di volte pregare con lei e che ha deciso di sottoporsi all'innesto. Dal 18-B all’uscita mi separano quattrocento metri, una breve strada dritta per la libertà.
Resto nascosto nel vialetto che affianca il palazzone. Non devo aspettare molto prima di sentire le voci di Marcella e Christine.
“Non farlo, resta qui con me ti prego. Fallo per la tua anima”.
Christine urla, Marcella le risponde in sussurri inudibili. Arrivano gli agenti e le grida di Christine si fanno più forti. Riconosco il rumore sordo del manganello che colpisce la suora. Questa volta però non resta in silenzio, ma urla più forte.
“NON CI AVRETE TUTTI, FIGLI DI SATANA! MI SENTI JUPITER? NON MI AVRAI MAI”.
Di nuovo sento il colpo del manganello accompagnato da un silenzio surreale.
Christine mi ha detto che quando succede perde i sensi e la trascinano via. Si sveglia, cercano di convincerla sui benefici dell’innesto e quando capiscono che non c’è verso la lasciano andare. Ho mezz’ora: un agente resterà con lei, l’altro tornerà a controllare l’ingresso.
Conto i secondi che mi separano dalle grida di Christine. La sua voce rimbomba ancora nella testa. Do uno sguardo verso la strada: non c’è nessuno.
Imbocco la strada e inizio a macinare i metri che mi separano dal varco nelle mura. Ho il cuore che sembra dover scoppiare da un momento all’altro e la testa che continua a contare. Sono passati circa due minuti.
Il varco si fa sempre più grande, una bocca sdentata che apre le sue fauci rompendo la monotonia del muro. Sento delle voci e accelero. Il rumore dei droni sembra perseguitarmi. Sono dietro di me?
Accelero.
Arrivo al varco indisturbato. Mi lascio divorare dall’ombra delle mura mentre il cuore inizia a trovare un battito più regolare. Tasto con le dita la tasca dei jeans: tra pochi istanti potrò utilizzare lo smartphone.
I grossi pini che circondano le mura si aprono in un sentiero stretto in discesa. So che sono ancora troppo vicino, ma non ce la faccio, ho bisogno di vedere il volto di Kate anche se fosse solo una proiezione di questa diavoleria.
Tiro fuori lo smartphone e lo accendo. L’ologramma presenta una mappa del mondo con un’icona anonima nera che gira su se stessa. Le mani mi tremano e devo schiarirmi la voce più volte prima di riuscire a parlare.
“Kate Evans”.
L’icona viene sostituita da un messaggio di caricamento. Sono immobile: i piedi sono troppo pesanti da spostare. La mappa si riempie di puntini e minuscoli volti cerchiati. Lo sguardo schizza da un volto all’altro alla ricerca di mia figlia.
“Cerca sua figlia, signor Evans?”
La testa scatta come una molla. Oltre l’ologramma, l’agente nero mi fissa con il suo volto apatico. Il cuore riprende a martellare frenetico e le mani mi tremano incontrollate.
Il cambio della guardia. Christine non ha considerato il cambio della guardia.
Lui percepisce la mia paura e fa un passo verso di me.
“Credo non ci siamo mai presentati. Sono Edward Stone. Mi rincresce informarla che sua figlia è deceduta”.
Non capisco cosa abbia detto e lo fisso immobile.
“Jupiter, recupera i dati della figlia del signor James Evans”.
Parla con me? No, parla con lo smartphone. L’ologramma si illumina. Il volto vuoto di Kate compare contornato di informazioni. La data di nascita, il gruppo sanguigno, la professione (è un’atleta), la data del decesso per “reazione allergica all’innesto”.
La data del decesso...
L’agente continua a parlare, ma la sua voce è lontana, ovattata. La testa gira e le mani sudaticce diventano pesanti, cadono lungo il corpo. Un’immensa pressione mi schiaccia e io cedo. Kate continua a fissarmi apatica. Come faccio a dirle che non importa? Come faccio a vederla di nuovo sorridere? Davvero non la sosterrò mai più?
Lo stomaco si contorce e le lacrime iniziano a bagnare il volto. Dondolo su me stesso e provo ad abbracciare l’ologramma. Uno, due, tre volte.
Ho ucciso mia figlia. Con le mie aspettative, il mio tono rude, la mia ossessione per la perfezione.
“Signor Evans, lei soffre molto. C’è un modo per non soffrire più. Per scoprire che non è colpa sua”.
Mi allunga una spilla con una grossa J in rilievo.
“Perché è sempre possibile cambiare e diventare umani migliori”. Si avvicina e nota il rigonfiamento della mia tasca.
“Cos’ha lì?”.
Tiro fuori la custodia e dalla tasca mi cade un foglio. ESISTE.
La voce di Christine, che con determinazione ha urlato “non ci avrete tutti” rimbomba nella mia testa. Ho già deluso mia figlia, non posso deludere anche lei.
“Me lo consegni”.
Edward allunga la mano. Rivedo nel suo volto apatico quello di Kate.
Jupiter non ci avrà tutti.
Estraggo la penna e faccio per dargliela, ma con un gesto rapido stringo la sua mano e lo tiro verso di me con forza. I suoi occhi si spalancano e va subito alla ricerca del manganello. Infilzo la penna sul livido viola dietro la nuca.
Zic.



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Re: Jupiter

Messaggio#2 » domenica 22 agosto 2021, 21:57

Ciao a tutti,
con questo testo miro a tutti i bonus.

A presto!

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MatteoMantoani
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Re: Jupiter

Messaggio#3 » martedì 24 agosto 2021, 14:54

Prime Impressioni. Ciao Read Only. Piacere di leggerti. Un racconto molto toccante, il primo in cui sento veramente un personaggio tormentato dal suo passato.

Aderenza al tema e bonus.Il tema è declinato alla fine, il cambiamento come guarigione da questo stato di semi-automazione alla Borg di Star Trek. Il bonus sul passato tormentato te lo darei tranquillamente, quello sull'evento epocale appena appena (Jupiter potrebbe rappresentare un nuovo stadio evolutivo della razza umana, e in questo senso il bonus ci starebbe), la situazione imbarazzante... mmmm.. forse tutti i predicozzi della suora? Non so, questo mi pare un po' difficile da trovare.

Punti di miglioramento. Ok, lato trama il tuo racconto sviluppa un tema abbastanza noto nella fantascienza, la trasformazione delle persone in automi obbedienti al regime. Posso citarti, un caso per tutti, la serie di film sul tema dell'Invasione degli Ultracorpi. Quindi, per me il racconto non è originalissimo nella sua ambientazione, ma non è un problema: ormai trovare qualcosa di veramente originale è sempre più difficile, e per scrivere una buona storia basta far riferimento ai tropoi del genere che si sceglie, e la perdità di umanità in un futuro distopico è un tropos della fantascienza, quindi no problem.
Lato stile ti lascio un consiglio interpretando il tuo racconto come un tentativo di scrivere usando la scrittura immersiva e le tecniche che ne derivano. Ci sono diverse occasioni in cui la tua voce narrante spiega le proprie emozioni con un certo distacco, come se non fossero proprio sue. Un esempio per tutti: Il ricordo regredisce e ritorna annichilito nella nebbia grigia del passato. Una frase suggestiva, che però è un po' artificiosa se messa in bocca a una prima persona: qualcuno non può accorgersi in modo così lucido di un ricordo che scompare. Questo è un problema che si risolve abbastanza facilmente: basta che invece di specificare che il ricordo sparisce, fai riferimento alle emozioni che il ricordo suscita: La voce di Christine mi aiuta a riprendere il controllo, faccio un bel respiro e ricaccio indietro le lacrime. Il mio consiglio quindi è sempre quello di far riferimento alle emozioni descrivendone gli effetti sul corpo, sia a livello interno che esterno.

Punti di forza.La trama mi è piaciuta, e anche la rivelazione finale. A dire il vero, mi ero immaginato un finale banalotto, in cui anche il pdv accetta di entrare in Jupiter per mettere fine alle proprie sofferenze, invece no, mi hai sorpreso e questo è senz'altro positivo. La cosa che ti è riuscita molto bene è descrivere il dolore di questo padre per aver in primo luogo subito la disumanizzazione (chiamiamola così) di sua figlia, e poi per averla definitivamente persa. Molto bene. Il contatto emotivo col protagonista c'è, la trama pure, direi che quindi è un buon racconto.

Conclusioni Decidi tu se vuoi migliorare un pelo la tua narrazione per andare verso la scrittura immersiva, non è un obbligo: ho letto molti romanzi con i cosiddetti anche se scritti con una prima persona in tell. Decidi tu quale strada prendere, e continua a investire risorse nella ricerca del contatto emotivo col tuo protagonista, cosa che ti riesce bene. A presto e a rileggerci!

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Re: Jupiter

Messaggio#4 » martedì 24 agosto 2021, 16:48

Ciao Matteo,

grazie mille per la tua analisi.
la situazione imbarazzante... mmmm.. forse tutti i predicozzi della suora? Non so, questo mi pare un po' difficile da trovare.

In realtà è il momento in cui piange con la suora, qui:
Come posso spiegare a una suora che mi vergogno di rivedere mia figlia? Che non ho il coraggio di affrontare quello che io ho fatto? Le lacrime cadono tra le rughe del volto e si perdono nella barba. Mi porto le mani al viso per nascondermi.
“Hai qualcuno fuori di qui, James?”
Annuisco in silenzio e tiro su col naso. Mi sento un bambino, vorrei sparire all’istante.

Mi dispiace non sia arrivato l'imbarazzo.

Ok, lato trama il tuo racconto sviluppa un tema abbastanza noto nella fantascienza, la trasformazione delle persone in automi obbedienti al regime. Posso citarti, un caso per tutti, la serie di film sul tema dell'Invasione degli Ultracorpi.

Sono una fan del genere ma ho visto davvero poco, aggiungerò questo all'elenco di film da guardare :)

Ci sono diverse occasioni in cui la tua voce narrante spiega le proprie emozioni con un certo distacco, come se non fossero proprio sue. Un esempio per tutti: Il ricordo regredisce e ritorna annichilito nella nebbia grigia del passato. Una frase suggestiva, che però è un po' artificiosa se messa in bocca a una prima persona: qualcuno non può accorgersi in modo così lucido di un ricordo che scompare. Questo è un problema che si risolve abbastanza facilmente: basta che invece di specificare che il ricordo sparisce, fai riferimento alle emozioni che il ricordo suscita: La voce di Christine mi aiuta a riprendere il controllo, faccio un bel respiro e ricaccio indietro le lacrime. Il mio consiglio quindi è sempre quello di far riferimento alle emozioni descrivendone gli effetti sul corpo, sia a livello interno che esterno.

Grazie mille per l'osservazione; ho iniziato solo qui in MC a ricorrere alla scrittura immersiva e ogni commento è veramente prezioso per me. Ti sei preso anche la briga di farmi un esempio che mi ha reso ancora più chiaro il concetto, quindi doppi ringraziamenti :)

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Re: Jupiter

Messaggio#5 » venerdì 27 agosto 2021, 1:13

Ciao, piacere di leggerti!
Fin qui il racconto che mi ha emozionato di più. Il rimpianto di questo padre arriva con urgenza e intensità, suscitando nel lettore una forte empatia. Scrivere è fingere, ma se i sentimenti sono autentici non c'è stilema che tenga... anche se un po' di precisione in più non guasta mai ;)
Inizialmente la piega fantascientifica subito dopo l'incipit mi aveva terrorizzato; ho temuto un po' anche sul finale, ma sei stata brava a tenere salda la storia. Atmosfera un po' 1984 un po' distretti alla Hunger Games, con uno scenario vago che si poteva definire meglio.
Tema preso, ben saldato al bonus sul passato tormentato. Sull'imbarazzo non sono convinto: il passo che segnali ha molto più a che fare con vergogna e rimorso. Anche sull'evento epocale si potrebbe discutere: l'ascesa di Jupiter è già avvenuta... Forse il racconto che stiamo leggendo rappresenta l'avvento della Liberazione? Se è così, si potrebbe farlo accennare meglio alla suora quando parla con il protagonista a lume di candela. Medio i dubbi e accordo due bonus su tre.

Consigli sparsi per i colpi di lima:

Le grida di incitamento della folla accompagnano dagli spalti le otto ragazze che si inseguono lungo la pista e lasciano alle loro spalle una nuvola di polvere rossastra.

periodo lunghissimo! --> le grida dagli spalti accompagnano le otto ragazze che si inseguono sul rosso della pista.

Do un’occhiata ai capelli: da quando li ho tagliati per nascondere l’argento che stava facendo la sua comparsa tra il biondo cenere si sporcano meno.

infodump, non ci serve davvero saperlo. Ma se proprio vuoi --> Ravvio i capelli: da quando li ho tagliati l'argento si nota meno.

per l’anima di Alfonso. Ecco come si chiama il ragazzino, Alfonso.

Anche qui, non ci serve saperlo perché non parlerai più di lui. Si può chiamarlo subito per nome o lasciarlo anonimo.

esclama Christine entusiasta. Le sono grato per esser rientrata. Il ricordo regredisce e ritorna annichilito nella nebbia grigia del passato.

Molto tell. Sul ricordo ti ha già scritto Matteo, sull'entusiasmo puoi cercarlo di mostrarlo con un gran sorriso, un luccichio negli occhi, un abbraccio...

Meno verbi di percezione diretta (vedo, sento ecc.) per la scrittura trasparente. Visto che sei interessata, te le segnalo come imprecisioni. Ti faccio anche un esempio utile proprio dal tuo testo:

Do uno sguardo verso la strada: non c’è nessuno.
Imbocco la strada e inizio a macinare i metri che mi separano dal varco nelle mura.

--> In strada non c'è nessuno. Macino i metri fino al varco nelle mura.

Spero di esserti stato d'aiuto. Grazie per la bella lettura!
Buona Sfida,
Francesco

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Re: Jupiter

Messaggio#6 » venerdì 27 agosto 2021, 10:21

Ciao Francesco,

grazie per essere passato!
Atmosfera un po' 1984 un po' distretti alla Hunger Games, con uno scenario vago che si poteva definire meglio

Avrei voluto dare spazio all'ambientazione, ma non ho potuto per due motivi:
1) Caratteri: non ne avevo più a disposizione (ma questo è il meno rilevante)
2) Presentazione dei dettagli: il PdV vive in quella condizione da cinque anni e facevo difficoltà a inserirli senza rischiare "as you know, Bob..." o infodump o walltext un po' forzati.
La tua osservazione è comunque utile e spero che la mancanza di una maggiore definizione non ti abbia reso complicata la lettura.

Anche sull'evento epocale si potrebbe discutere: l'ascesa di Jupiter è già avvenuta... Forse il racconto che stiamo leggendo rappresenta l'avvento della Liberazione? Se è così, si potrebbe farlo accennare meglio alla suora quando parla con il protagonista a lume di candela

Nonostante l'ascesa di Jupiter sia avvenuta in realtà non è compiuta del tutto poiché ci sono ancora cittadini non sottoposti all'innesto. Facendo un paragone con il Covid (giusto perché mi viene facile vista la situazione attuale) è come se fosse ambientato nel secondo anno di pandemia e non agli esordi nella candida cittadina di Codogno
(Se vogliamo, ma ci rifletto solo ora, se Jupiter è considerata la normalità e non un evento epocale allora l'evento epocale è la siringa per annullare l'innesto, ma è una riflessione che ti faccio ora e su cui non ho ragionato in fase di stesura).

Sull'imbarazzo non sono convinto: il passo che segnali ha molto più a che fare con vergogna e rimorso

Il rimorso c'è, però qui l'imbarazzo (e la conseguente vergogna che assolutamente non nego) è legato al fatto di piangere più che ai ricordi che generano quel rimorso. Non voglio "trattare" eh, è solo per confrontarmi in modo da poter scrivere meglio la prossima volta xD

Per i tuoi consigli più specifici non posso fare altro che ringraziarti di cuore per esserti preso la "briga" di segnalarmeli così minuziosamente, in modo che io possa lavorarci su. Alcuni passi confesso essere rimasugli della prima stesura, e queste tue segnalazioni sono veramente preziose.
Una sola specifica:
sull'entusiasmo puoi cercarlo di mostrarlo con un gran sorriso, un luccichio negli occhi, un abbraccio

Ci avevo pensato, ma è al buio e lui non vedrebbe nulla, quindi ho "annegato" l'entusiasmo nel tono di voce.

Grazie ancora di tutto, a presto!
Morena

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Milena
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Re: Jupiter

Messaggio#7 » venerdì 27 agosto 2021, 14:28

[mi scuso con tutti per la brevità dei commenti ma sono, come si dice, un po’ nelle curve…]

Ciao Read_only, piacere di conoscerti!
Caspita, che angoscia... e vedilo come un complimento, eh! Mi hai fatto decisamente immedesimare in questo padre disperato, ottimo lavoro.
Il tuo è un buon racconto che mi ha emozionato grazie all’esplorazione di questo tragico rapporto padre-figlia; la rivelazione sulle sorti di quest’ultima, data per altro in modo così subitaneo, mi ha spiazzata e, soprattutto, rattristata; speravo in una riunione alla Carramba, invece mi hai destabilizzata. E questo mi piace.
Mi è piaciuto inoltre il rimando (non so se voluto o casuale) ai tredici distretti di Hunger Games - la figlia del protagonista nella mia mente ha preso poco a poco le sembianze di Jennifer Lawrence ;)
Il tema direi che è centrato, idem il bonus sul passato tormentato (hai voglia!). Gli altri due bonus invece mi lasciano perplessa. Ho visto in una delle risposte precedenti che hai segnalato come momento imbarazzante un passaggio che non riesco a considerare tale; per lo meno, io come “momento imbarazzante” intendo qualcosa come una figuraccia, o un’incomprensione che sfocia in una gaffe, cose simili. Anche per l’evento epocale, non mi sembra molto ben delineato, semplicemente mi pare che la storia sia ambientata in un periodo futuro non ben definito e dopo che è accaduto qualcosa di epocale. Ma potrei non aver capito un beneamato...
Per il resto una storia che, seppur triste, ho letto molto volentieri. Grazie!

read_only
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Re: Jupiter

Messaggio#8 » sabato 28 agosto 2021, 10:18

Ciao MIlena,

[mi scuso con tutti per la brevità dei commenti ma sono, come si dice, un po’ nelle curve…]

(nessun problema, ho trovato il tuo commento utile al di là della lunghezza e direi che è il suo obiettivo :) )

Sono combattuta: da un lato mi fa piacere aver suscitato in te qualcosa, dall'altro mi sento in colpa per il "cosa" xD Giuro che imparerò a scrivere cose divertenti.

Gli altri due bonus invece mi lasciano perplessa. Ho visto in una delle risposte precedenti che hai segnalato come momento imbarazzante un passaggio che non riesco a considerare tale; per lo meno, io come “momento imbarazzante” intendo qualcosa come una figuraccia, o un’incomprensione che sfocia in una gaffe, cose simili.

Sono d'accordo con te in questo senso: anche per me piangere non è un momento imbarazzante (ho letto il tuo testo e quello sì che li presenta a dovere). L'imbarazzo qui è provato solo dal PdV, ma credo sia stata io a non farlo percepire al lettore, quindi in tutta onestà direi che va bene non mi venga assegnato il bonus.

Anche per l’evento epocale, non mi sembra molto ben delineato, semplicemente mi pare che la storia sia ambientata in un periodo futuro non ben definito e dopo che è accaduto qualcosa di epocale. Ma potrei non aver capito un beneamato...

Qui per semplicità (spero non ti dia fastidio) ti riporto quanto ho scritto prima in modo da confrontarmi anche con te: Nonostante l'ascesa di Jupiter sia avvenuta in realtà non è compiuta del tutto poiché ci sono ancora cittadini non sottoposti all'innesto. Facendo un paragone con il Covid (giusto perché mi viene facile vista la situazione attuale, aggiungo che non è perché è l'evento epocale del tuo scritto :) ) è come se fosse ambientato nel secondo anno di pandemia e non agli esordi nella candida cittadina di Codogno.
(Se vogliamo, ma ci rifletto solo ora, se Jupiter è considerata la normalità e non un evento epocale allora l'evento epocale è la siringa per annullare l'innesto, ma è una riflessione che ti faccio ora e su cui non ho ragionato in fase di stesura ma se vuoi possiamo parlarne volentieri).

Concludo ringraziandoti per le belle parole. A presto! :)

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Leonardo Pigneri
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Re: Jupiter

Messaggio#9 » lunedì 30 agosto 2021, 13:06

Prime impressioni: Buongiorno da Jupiter Morena e complimenti! Il racconto mi è piaciuto davvero tanto!

Tema: Che dire, centrato. La presa di coscienza finale e il decidere di iniziare a combattere per una causa e non per riavere sua figlia è qualcosa di molto forte e secondo me anche un ottimo punto di partenza per un romanzo!

Bonus: L' Evento epocale lo vedo un po' tirato, ma in effetti vivere sotto un regime di IA non è meno epocale dal vivere durante una pandemia, quindi penso vada bene. Passato tormentato ok. La situazione imbarazzante non l'ho trovata invece.

Positivo: La storia è ben racchiusa nei suoi 20000 caratteri. Ottimamente strutturata e senza sprechi. Davvero chapeau.
Ottimo anche il flusso informativo. Riesci a comunicare un'ambientazione complessa senza utilizzare infodump e senza mantenere il lettore all'oscuro troppo a lungo. Le comunicazioni di servizio di Jupiter le ho trovate perfette. Le rivelazioni alla fine anche. Bravissima.

Negativo: Allora, il racconto mi è piaciuto molto e per questo sarò ancora più brutale del solito con i difetti. Voglio che migliori ancora di più. Preparati! :P
Guardo Kate correre e muovo la testa.

Attenta, se il pdv è interno, azioni come guardare, vedere, pensare ecc... non vanno riportate poiché ci fanno solo "uscire" dal personaggio. "Muovo la testa" inoltre non si capisce che movimento è. La muove perché segue Kate nella corsa? La scuote in segno di disapprovazione?
La pista di atletica lascia il posto alle pareti spoglie della stanza illuminate da un timido sole primaverile che entra dalla minuscola finestra.

Occhio a frasi come questa. Troppo lunghe e piene di complementi e aggettivi.
Arrivo giusto in tempo per vedere il manganello colpire il suo volto.

E' raccontato. Puoi fare di meglio!
Indietreggia stordita, allontanandosi dall’agente che l’ha colpita.

Ripetizione del concetto, scegline una.
“Grazie mille, James Evans. Non deve essere facile relazionarsi con un individuo affetto da disturbi. Jupiter è riconoscente per il tuo lavoro. Speriamo nel tuo innesto”.

Qui non si capisce chi parla.
le sussurro mentre cerco di tenerla ferma.

Attenta alle simultaneità, sempre meglio evitarle.
“Andiamo Nicholas, suor Christine non merita di esser trattata così. Ricordi quando ha rinunciato alla sua razione giornaliera per darla a te?” parlo a voce bassa, a tratti incerta.

Qui arriva troppo tardi il dettaglio sul tono della voce e sicuramente il lettore se la è già immaginata in altro modo.
“Secondo te Alfonso e tutti gli altri tornerebbero indietro? Se si potesse, intendo…”

Anche qui è incerto il parlante. All'inizio pensavo fosse James, poi però si capisce che è stata Kate.
Le tempie si corrugano in uno sforzo che mi sembra sovrumano

Non son convinto che qui il verbo corrugare sia adatto. E' un verbo che si addice più a dettagli visivi.
Il ricordo regredisce e ritorna annichilito nella nebbia grigia del passato.

Meh. Un po' troppo altisonante questa frase. Tagliala, non serve a nulla.
Le lacrime cadono tra le rughe del volto e si perdono nella barba.

Attenta. Come fa a vederle? Riporta più che altro come le sente scivolargli sul viso e trai peli della barba.
“Anche se riuscissi ad uscire non saprei dove trovarla” ammetto con un filo di voce.

Ammettere è un verbo vuoto, come aggiungere, rispondere ecc...


Conclusioni: Un ottima lettura, brava davvero. Spero che i miei appunti ti siano di aiuto e non vedo l'ora di rileggerti in giro Morena! Bye!

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Michael Dag
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Re: Jupiter

Messaggio#10 » martedì 31 agosto 2021, 12:01

Ciao!
Il racconto mi è piaciuto e secondo me l'mbientazione va bene così. Ricorda molto 1984, hunger games, matrix, blade runner, invasione degli ultracorpi… insomma, un futuro in cui l'umanità è sostituita dalle macchine o roba simile.
È un ambientazione abbastanza "comune" nella fantascienza, ma proprio per questo non c'è bisogno di approfondire troppo. Hai sfruttato bene tropoi e cliché senza risultare scontata, cosa non da poco.

La trama scorre liscia senza particolari intoppi, e qui ti muovo una critica. A parte le sofferenze interiori del protagonista, non succede nulla di esaltante. Forse è giusto così, perché rende l'atmosfera opprimente e monotona e aiuta a empatizzare col protagonista, ma qualche tocco di azione in più non avrebbe guastato.
Bello il finale, mi hai piacevolmente sopreso. Anche io mi aspettavo la banalità del
"mi faccio lobotomizzare anche io e fanculo tutto" e invece no. Ben fatto.

Bello il pg della suora che si finge pazza per fottere le guardie, mi è piaciuto!
Bella la vista artificiale dei "chippati", il cambio colore degli occhi, la reazione da automa all'analisi del soggetto osservato. Inquietante il modo in cui parlano.


Stile: non mi soffermo frase per frase, ci hanno già pensato gli altri con ottimi appunti, parlo in generale.
Ho trovato il tutto scritto in modo meccanico. È il problema più grosso della prima persona secondo me. All'inizio, quando non si ha ancora uno stile proprio consolidato si tende a scrivere frasi secche, fredde e apatiche.
Ti segno le due che più mi hanno fatto storcere il naso

"La accompagno sul suo letto. Si siede piano, dondola su se stessa mormorando il suo nuovo mantra: è solo un bambino. Vado in bagno per vestirmi. Guardo l’orologio affisso sulle anonime pareti in cemento grigio: se tutto va bene riesco comunque a essere in fabbrica in orario. Do un’occhiata ai capelli…"
"Ha iniziato a piangere. Una fitta mi prende lo stomaco nell’immaginare il suo volto contorcersi in una smorfia di dolore. La raggiungo ancora in pigiama per evitare che venga portata via. Arrivo giusto in tempo per vedere il manganello colpire il suo volto. Indietreggia stordita, allontanandosi dall’agente che l’ha colpita. Lo riconosco: è Nicholas…"
Se ti piacciono i miei racconti, ne troverai molti altri sulla mia pagina Facebook!
Cavaliere Rosso

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Alessandro -JohnDoe- Canella
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Re: Jupiter

Messaggio#11 » venerdì 3 settembre 2021, 17:17

Ciao Read.
Leggendo il tuo racconto ho avuto l’impressione di un brano dal potenziale inespresso. Da un punto di vista dell’ambientazione non proponi nulla di particolarmente innovativo, vero, ma quel poco che mostri lo mostri bene, sebbene in più di un’occasione, come giustamente fattoti notare da chi mi ha preceduto, tendi verso uno stile sin troppo schematico. Ora, non so in quante altre occasioni ti sia capitato di scrivere in prima persona, ma in qualunque caso sappi che prima di riuscire a gestire in maniera coerente il flusso d’informazioni veicolato da questo tipo di narrazione, ci vorrà un po’.
Ti lascio alcuni appunti più specifici.

Le grida di incitamento della folla accompagnano dagli spalti le otto ragazze che si inseguono lungo la pista e lasciano alle loro spalle una nuvola di polvere rossastra.

Chi ha già avuto la sfortuna di finire sotto le mie grinfie sa che tra i miei tanti pallini, il principale riguarda forse l’uso superfluo dei possessivi. Tale mia battaglia nasce dal fatto che fino a qualche tempo fa pure io ne abusavo (e ogni tanto continuano a scapparmi). Prendiamo questo passaggio. Serve davvero quel “loro”? No, in quanto è ovvio a chi appartengano quelle spalle. Ricorda: i possessivi sono come gli avverbi: 9 volte su dieci sono inutili in quanto basta il contesto della frase a definire chi possiede cosa. Usali soltanto quando sei costretta a evitare un fraintendimento.

[...]Arriva quarta.[...]

Azz, che stacco brutale. Prima siamo immersi nella gara e poi… eccoci balzare nel futuro. Simili passaggi strappano del tutto il lettore dall’immersione e fanno tanto “raccontato mimetizzato da finto mostrato”

Immagino cosa stia vendendo

“ NO!”

Piccoli errori di battitura. Ne approfitto anche per segnalare il fatto che il maiuscolo, in narrativa NON SI USA (e qui si che lo sottolineo col maiuscolo, tié!). Se vuoi sottolineare uno stato di alterazione della voce, allora tutt’al più usa il corsivo. Non esistono alternative.

Per concludere. La storia c’è, anche se a mio avviso dovresti calcare di più nel caratterizzare il protagonista. Dici nel finale che era ossessionato dalla perfezione. Peccato che tutto ciò non si colga, se non in quel mini-accenno in fase introduttiva. Dovresti invece integrare meglio questo aspetto caratterizzante nel descrivere le azioni del personaggio. Mostraci questa sua ossessione, non dare al lettore una semplice figura di cartone che si muove e parla. Rendi vivo il protagonista, proprio come hai fatto con la suora. So che può sembrare assurdo, ma i protagonisti, soprattutto se presentati in prima persona, sono sempre i personaggi più difficili da rendere a dovere, in quanto tendiamo a dare per scontato che bastino le loro azioni "standard" a definirli, quando invece non è così.
Alla prossima.
lupus in fabula

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Re: Jupiter

Messaggio#12 » venerdì 3 settembre 2021, 22:12

John Doe ha scritto:Ciao Read.
Leggendo il tuo racconto ho avuto l’impressione di un brano dal potenziale inespresso. Da un punto di vista dell’ambientazione non proponi nulla di particolarmente innovativo, vero, ma quel poco che mostri lo mostri bene, sebbene in più di un’occasione, come giustamente fattoti notare da chi mi ha preceduto, tendi verso uno stile sin troppo schematico. Ora, non so in quante altre occasioni ti sia capitato di scrivere in prima persona, ma in qualunque caso sappi che prima di riuscire a gestire in maniera coerente il flusso d’informazioni veicolato da questo tipo di narrazione, ci vorrà un po’.
Ti lascio alcuni appunti più specifici.

Le grida di incitamento della folla accompagnano dagli spalti le otto ragazze che si inseguono lungo la pista e lasciano alle loro spalle una nuvola di polvere rossastra.

Chi ha già avuto la sfortuna di finire sotto le mie grinfie sa che tra i miei tanti pallini, il principale riguarda forse l’uso superfluo dei possessivi. Tale mia battaglia nasce dal fatto che fino a qualche tempo fa pure io ne abusavo (e ogni tanto continuano a scapparmi). Prendiamo questo passaggio. Serve davvero quel “loro”? No, in quanto è ovvio a chi appartengano quelle spalle. Ricorda: i possessivi sono come gli avverbi: 9 volte su dieci sono inutili in quanto basta il contesto della frase a definire chi possiede cosa. Usali soltanto quando sei costretta a evitare un fraintendimento.

[...]Arriva quarta.[...]

Azz, che stacco brutale. Prima siamo immersi nella gara e poi… eccoci balzare nel futuro. Simili passaggi strappano del tutto il lettore dall’immersione e fanno tanto “raccontato mimetizzato da finto mostrato”

Immagino cosa stia vendendo

“ NO!”

Piccoli errori di battitura. Ne approfitto anche per segnalare il fatto che il maiuscolo, in narrativa NON SI USA (e qui si che lo sottolineo col maiuscolo, tié!). Se vuoi sottolineare uno stato di alterazione della voce, allora tutt’al più usa il corsivo. Non esistono alternative.

Per concludere. La storia c’è, anche se a mio avviso dovresti calcare di più nel caratterizzare il protagonista. Dici nel finale che era ossessionato dalla perfezione. Peccato che tutto ciò non si colga, se non in quel mini-accenno in fase introduttiva. Dovresti invece integrare meglio questo aspetto caratterizzante nel descrivere le azioni del personaggio. Mostraci questa sua ossessione, non dare al lettore una semplice figura di cartone che si muove e parla. Rendi vivo il protagonista, proprio come hai fatto con la suora. So che può sembrare assurdo, ma i protagonisti, soprattutto se presentati in prima persona, sono sempre i personaggi più difficili da rendere a dovere, in quanto tendiamo a dare per scontato che bastino le loro azioni "standard" a definirli, quando invece non è così.
Alla prossima.


Ciao, grazie mille per essere passato e per i consigli. Un paio di note:

[...]Arriva quarta.[...]

Azz, che stacco brutale. Prima siamo immersi nella gara e poi… eccoci balzare nel futuro. Simili passaggi strappano del tutto il lettore dall’immersione e fanno tanto “raccontato mimetizzato da finto mostrato”

Lo stacco è voluto in quanto si tratta di un sogno, quindi non c'è un susseguirsi di eventi ma più di immagini (quindi credo qui lo stile e l'eterna lotta raccontato-mostrato sia poco attinente).

Dici nel finale che era ossessionato dalla perfezione. Peccato che tutto ciò non si colga, se non in quel mini-accenno in fase introduttiva. Dovresti invece integrare meglio questo aspetto caratterizzante nel descrivere le azioni del personaggio. Mostraci questa sua ossessione, non dare al lettore una semplice figura di cartone che si muove e parla


In realtà la sua ossessione per la perfezione si riversa solo nella figlia (presente appunto alla fine e all'inizio), quindi è voluto il contrasto tra ciò che era e ciò che è. Il fatto che non sia emerso, dunque, è positivo per me. Spero che ora sia più chiaro il personaggio.
A presto!

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