E poi sarà tutto da rifare

Appuntamento fissato per le 21.00 di lunedì 20 settembre 2021 con un tema di Francesca Bertuzzi!
Gli autori che vorranno partecipare dovranno scrivere un racconto di max 3000 caratteri entro l'una.
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MatteoMantoani
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E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#1 » lunedì 20 settembre 2021, 23:31

La donna sulla panca deve avere un mal di schiena tremendo, visto che è rimasta stesa lì tutta la notte. Dio, che occhi gonfi che ha. L’avevo avvertita che suo marito non si sarebbe salvato ma, d'altronde, come potevo pretendere che mi desse retta? Si alza e mi viene incontro. Rughe a parte, è ancora una bella donna.
Reggo il peso del suo destino, le mie parole cambieranno la sua vita: le dico di suo marito.
Apre la bocca senza emettere alcun suono, ma io so cosa non riesce a dire. Prima mi adorava per aver intubato suo marito contro ogni pronostico, e adesso mi odia perché non ce l’ho fatta a salvarlo. Non sono nessuno per lei, se non l'ago della bilancia che ha fatto pendere i piatti della vita in suo sfavore. Dimenticherà il mio nome, l'ospedale, il dolore alle ossa causato da quel giaciglio improvvisato; ma la mia faccia no, non la scorderà mai.
Il suo viso pare liquefarsi, il trucco sciolto cola sui risvolti del colletto della camicetta. Mi tolgo la cuffia e la stringo forte.
Se mi lasciassi andare e le tendessi la mano?
No. Muro. Ci sono innumerevoli mogli di altrettanti pazienti morti, e miliardi di frammenti di cuori spezzati aleggiano su questo mondo pronti a piovermi addosso. Queste non sono le mie lacrime, le mie le tengo dentro, sigillate, al sicuro: per ogni istante d'amore ne ho uno scrigno pieno, come in quella poesia della Dickinson.
Giro i tacchi, le ciabatte di plastica stridono sulle piastrelle asettiche.
Torno in reparto, Betty mi si avvicina e miagola qualcosa. Ha ancora la mascherina addosso che le copre il viso. Tanto meglio, non è una bellezza. Mi sfiora la spalla con la mano, mi chiede se ho bisogno di sfogarmi.
Poveretta, da quando abbiamo iniziato a lavorare insieme non fa altro che provarci con me. Ecco un'altra donna dura, testarda, che non riesce ad accettare la verità. Devo mandarla via, dirle di smettere di elemosinare la mia attenzione.
E invece la invito a cena.
Un fremito la coglie, posso scorgere la nube dei suoi feromoni. Ci diamo appuntamento tra pochi minuti, il tempo di cambiarci.
La seguo con lo sguardo dirigersi agli spogliatoi. Indosserà il vestito che mi ha già mostrato, quello stretto alla vita che risalta le sue poche tette: da quanto se lo porta dietro?
Ma chissà cosa mi è preso. Il mio muro è crollato, oppure non c'è mai stato?
Stasera andrò a cena con Betty, berrò tanto vino, riderò alle sue battute, l’accompagnerò a casa e la mollerò lì con un semplice arrivederci.
Tornerò al mio monolocale, mi butterò a letto, ammirerò la danza concentrica delle travi del soffitto, piangerò fuori l'anima… e domani mi sveglierò col mal di testa, prenderò la paletta e la scopa per raccogliere i calcinacci del rudere che è il mio cuore, e li userò per mettere in piedi un altro muro, si spera, più forte di quello che è appena crollato.
Infine tornerò in ospedale, mi porteranno un altro paziente senza speranza, lo intuberemo e attenderemo il suo decesso, come figli devoti e amorevoli.
E poi sarà tutto da rifare.



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antico
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Re: E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#2 » lunedì 20 settembre 2021, 23:32

Ciao Matteo! Parametri tutti rispettati, buona FRANCESCA BERTUZZI EDITION anche a te!

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Antonio Pilato
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Re: E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#3 » martedì 21 settembre 2021, 12:20

Ciao Matteo, il racconto si presenta come molto introspettivo: la tematica della monotona quotidianità insita nell’orrore esistenzialista rappresenta un tema a me decisamente caro.
Apprezzabile anche la metafora del crollo del muro e il finale, non a sorpresa ma ciclico, come tutto è e continuerà a essere.

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MatteoMantoani
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Re: E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#4 » martedì 21 settembre 2021, 15:22

Antonio Pilato ha scritto:Ciao Matteo, il racconto si presenta come molto introspettivo: la tematica della monotona quotidianità insita nell’orrore esistenzialista rappresenta un tema a me decisamente caro.
Apprezzabile anche la metafora del crollo del muro e il finale, non a sorpresa ma ciclico, come tutto è e continuerà a essere.

Ciao Antonio. Certo, il mio racconto voleva essere molto introspettivo: mi sono messo nei panni di un medico che vede la morte tutti i giorni e che ne soffre, ma che deve tenere tutto dentro perché la sua professione lo richiede. Il finale indica appunto l'inevitabilità di un infinito ripetersi della situazione, e l'assenza di una vera soluzione alla sofferenza. Se queste cose ti sono arrivate, allora penso di aver raggiunto il mio scopo. Grazie per il tuo commento! A presto e buona gara!

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Massimo Tivoli
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Re: E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#5 » martedì 21 settembre 2021, 21:40

Monotonia, solitudine, un lavoro che ti costringe ad avere a che fare con la morte e tutto quello che si porta appresso. Racconto talmente introspettivo da risultare claustrofobico, asfissiante. La chiusura circolare è coerente con il protagonista e l’ineludibile ripetitività della sua esistenza. Non ci sono particolari difetti nella forma e nello stile, ma non si avvertono nemmeno particolari “scossoni” nell’emotività del lettore.
“Le infami”, “Happyland”, “I randagi di Orël” – Delos Digital
“Altro che cielo” – WMI n. 58 (vincitore del Premio WMI)
“Il risveglio di Alba” – WMI n. 57 (vincitore del Premio Termini Book Festival)
https://delos.digital/autore/811/massimo-tivoli

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MatteoMantoani
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Re: E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#6 » martedì 21 settembre 2021, 22:04

Ciao Massimo!
Massimo Tivoli ha scritto:Monotonia, solitudine, un lavoro che ti costringe ad avere a che fare con la morte e tutto quello che si porta appresso. Racconto talmente introspettivo da risultare claustrofobico, asfissiante. La chiusura circolare è coerente con il protagonista e l’ineludibile ripetitività della sua esistenza. Non ci sono particolari difetti nella forma e nello stile,

Mi sembra che fin qua il tuo commento tenda al positivo...

ma non si avvertono nemmeno particolari “scossoni” nell’emotività del lettore.

Questa la leggo invece come una nota negativa. Intendi che il racconto non coinvolge abbastanza emotivamente? Se sì, a tuo parere, c'è un motivo?
Grazie!

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Massimo Tivoli
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Re: E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#7 » martedì 21 settembre 2021, 22:12

MatteoMantoani ha scritto:Ciao Massimo!
Massimo Tivoli ha scritto:Monotonia, solitudine, un lavoro che ti costringe ad avere a che fare con la morte e tutto quello che si porta appresso. Racconto talmente introspettivo da risultare claustrofobico, asfissiante. La chiusura circolare è coerente con il protagonista e l’ineludibile ripetitività della sua esistenza. Non ci sono particolari difetti nella forma e nello stile,

Mi sembra che fin qua il tuo commento tenda al positivo...

ma non si avvertono nemmeno particolari “scossoni” nell’emotività del lettore.

Questa la leggo invece come una nota negativa. Intendi che il racconto non coinvolge abbastanza emotivamente? Se sì, a tuo parere, c'è un motivo?
Grazie!


Sì, intendo proprio questo. Riguardo al motivo, non mi è chiaro… magari sono io, come singolo lettore, che non entro in empatia con il medico come da te messo in scena, perché magari penso che, paradossalmente, ci si può abituare anche a certe situazioni quando, per lavoro, si vivono tutti i giorni. Io penso che sia solo questo, o magari inserire qualcosa che rompesse la linearità e la prevedibilità di tutta la situazione avrebbe potuto aiutare.
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MatteoMantoani
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Re: E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#8 » martedì 21 settembre 2021, 22:24

Sì, intendo proprio questo. Riguardo al motivo, non mi è chiaro… magari sono io, come singolo lettore, che non entro in empatia con il medico come da te messo in scena, perché magari penso che, paradossalmente, ci si può abituare anche a certe situazioni quando, per lavoro, si vivono tutti i giorni. Io penso che sia solo questo, o magari inserire qualcosa che rompesse la linearità e la prevedibilità di tutta la situazione avrebbe potuto aiutare.

Oddio, la mia intenzione era appunto di fare emergere il lato umano di un medico, che di sicuro, anche se magari abituato a certe situazioni, non è detto che non lotti costantemente per mantenere una certa etichetta, oppure per imparare a lasciare fuori certe emozioni. Sul discorso della linearità, l'idea era appunto quella di rendere una situazione circolare. Alla fine, nella vita poche volte ci capita di percorrere il cammino dell'eroe, con arco e tutto, invece è più tipico il ripetersi di certe situazioni e di certe routine. Anche la lotta contro se stessi può diventare una routine...
Insomma: volevo dire tante cose :) ma se non ti sono arrivate non è certo colpa tua. Il tuo feedback è utile, forse stavolta ho mancato il bersaglio. Può essere.

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Emiliano Maramonte
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Re: E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#9 » mercoledì 22 settembre 2021, 23:41

Ciao Matteo! Contento di rileggerti.
Credimi, di fronte al tuo racconto sono ancora combattuto. E' uno di quei testi su cui devi meditare un po' (devi metabolizzarlo) per poterlo valutare serenamente. Una cosa è certa: ti mette addosso tanta inquietudine perché questo flusso di coscienza è insistente, è "scomodo", per così dire, a maggior ragione se tratta di una tematica così attuale e triste come i decessi in ospedale, con tutto ciò che c'è attorno.
Eppure c'è qualcosa che non mi ha convinto. Ben scritto, poco da dire su questo, ben condotto, coerente nel suo percorso fino al punto finale che è anche l'inizio dell'infinito ciclo della vita dei sanitari, soprattutto durante le emergenze, ma ho avvertito una sorta di distonia tra tutta la prima parte e la seconda. E' come se la carica emotiva si fosse sfilacciata con l'invito a cena e l'espressione della tensione sessuale del protagonista verso la collega; è come se il registro complessivo si fosse alleggerito. In fondo la seconda parte è una parentesi che un po' ci distoglie da quella ciclicità che, invece, volevi rimarcare. Capisco anche che l'episodio ti era necessario per farci capire quanto sia difficile per chi svolge alcune professioni accostarsi a quella che ognuno di noi potrebbe chiamare "vita normale"...
Nel complesso le sensazioni sul tuo racconto sono positive, come anche la valutazione relativa al tema: lo hai incastonato in maniera molto intelligenze. Restano, tuttavia, le perplessità di cui sopra.

In bocca al lupo e buona Nona Era!
Emiliano.

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MatteoMantoani
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Re: E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#10 » giovedì 23 settembre 2021, 12:05

Emiliano Maramonte ha scritto:Ciao Matteo! Contento di rileggerti.
Eppure c'è qualcosa che non mi ha convinto. Ben scritto, poco da dire su questo, ben condotto, coerente nel suo percorso fino al punto finale che è anche l'inizio dell'infinito ciclo della vita dei sanitari, soprattutto durante le emergenze, ma ho avvertito una sorta di distonia tra tutta la prima parte e la seconda. E' come se la carica emotiva si fosse sfilacciata con l'invito a cena e l'espressione della tensione sessuale del protagonista verso la collega; è come se il registro complessivo si fosse alleggerito. In fondo la seconda parte è una parentesi che un po' ci distoglie da quella ciclicità che, invece, volevi rimarcare. Capisco anche che l'episodio ti era necessario per farci capire quanto sia difficile per chi svolge alcune professioni accostarsi a quella che ognuno di noi potrebbe chiamare "vita normale"...

Ciao Emiliano! Grazie per il commento. Mi sto scervellando per capire perché il racconto non riesca a coinvolgere abbastanza, e ciò che mi dici mi aiuta a riflettere. Non avevo fatto caso a questa rimodulazione del registro nel secondo pezzo. Nella mia testa la transizione voleva essere fluida, un continuum di emozioni che non possono essere scaricate, proprio perché la vita del pdv è ciclica, con una sofferenza che non viene mai risolta. L'appuntamento con la collega è appunto un "crollo" della barriera che il pdv si crea per non rimanere coinvolto emotivamente: accetta l'invito per avere una valvola di sfogo temporanea alla sua vita monotona e triste. Però, forse avrei potuto richiamare alla donna della prima scena anche nella seconda, per legare di più. Ci penso. Grazie ancora!

alexandra.fischer
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Re: E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#11 » venerdì 24 settembre 2021, 17:42

Tema centrato. Il protagonista è un medico alle prese con la gestione di una pandemia. E ogni volta è costretto a ricostruirsi il muro interiore della resistenza a ogni tragedia quotidiana in reparto. Rendi molto bene il dolore della vedova attraverso il Punto di Vista del Medico, il quale sa che lei lo dimenticherà, distrutta dal lutto, mentre lui dovrà affrontare tante altre vedove, tanti altri lutti. E nel mezzo, c’è la distrazione con la collega Betty, non bella, ma con la quale lui si può distrarre qualche ora, bevendo, per poi tornare alla casa solitaria e riprendere, dopo il riposo, il macabro ciclo, con il muro interiore ricostruito ma con la previsione dell’ennesimo crollo.

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MatteoMantoani
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Re: E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#12 » venerdì 24 settembre 2021, 21:24

alexandra.fischer ha scritto:Tema centrato. Il protagonista è un medico alle prese con la gestione di una pandemia. E ogni volta è costretto a ricostruirsi il muro interiore della resistenza a ogni tragedia quotidiana in reparto. Rendi molto bene il dolore della vedova attraverso il Punto di Vista del Medico, il quale sa che lei lo dimenticherà, distrutta dal lutto, mentre lui dovrà affrontare tante altre vedove, tanti altri lutti. E nel mezzo, c’è la distrazione con la collega Betty, non bella, ma con la quale lui si può distrarre qualche ora, bevendo, per poi tornare alla casa solitaria e riprendere, dopo il riposo, il macabro ciclo, con il muro interiore ricostruito ma con la previsione dell’ennesimo crollo.

Ciao Alexandra! Grazie mille per essere passata! Hai colto il senso del racconto, che sono contento ti sia arrivato. Buona gara e buona nuova Era!

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Alessandro -JohnDoe- Canella
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Re: E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#13 » domenica 26 settembre 2021, 12:12

Ancora tu, Matteo? Eccheppalle! Qui urge una dispensa dell’Antico per evitare d’incrociarci per almeno le prossime 3 o 4 edizioni. :D

Sul racconto, pure io, come Emiliano, sono combattuto. Da una parte, finora, la tua interpretazione del tema del crollo è quella che trovo più originale, soprattutto per l’ottima intuizione di non presentarlo come un evento finale e definitivo, bensì ciclico. Ottima, ma da davvero ottima idea!
Quello che mi ha convinto meno è la voce interiore del protagonista. Molti passaggi trasudano infatti di frasi dal sapore un po’ retorico, come queste:

Reggo il peso del suo destino, le mie parole cambieranno la sua vita […]

prenderò la paletta e la scopa per raccogliere i calcinacci del rudere che è il mio cuore, e li userò per mettere in piedi un altro muro, si spera, più forte di quello che è appena crollato.

Riguardo quest’ultimo passaggio, capisco che rappresenta la chiave dietro al senso che hai voluto dare al racconto, ma sebbene presenti una bellissima immagine, la trovo, come dicevo, troppo carica. Credo fosse proprio a te che nemmeno troppo tempo fa avevo consigliato di “sporcare” di più il testo, nel senso di renderlo meno costruito e artificioso.

Per il resto, ottimo brano, per ora da top 3, anche se urgerà una seconda lettura (o una maz…coffcoff…zetta) per decidere la posizione precisa.
Alla prossima.
lupus in fabula

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MatteoMantoani
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Re: E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#14 » domenica 26 settembre 2021, 13:24

Alessandro -JohnDoe- Canella ha scritto:Ancora tu, Matteo? Eccheppalle! Qui urge una dispensa dell’Antico per evitare d’incrociarci per almeno le prossime 3 o 4 edizioni. :D

Ehi Alessandro! E perché mai dovrei lamentarmi? Alla fine le tue analisi mi sono sempre utili, quindi: non interferiamo con le statistiche!

Sul racconto, pure io, come Emiliano, sono combattuto. Da una parte, finora, la tua interpretazione del tema del crollo è quella che trovo più originale, soprattutto per l’ottima intuizione di non presentarlo come un evento finale e definitivo, bensì ciclico. Ottima, ma da davvero ottima idea!
Quello che mi ha convinto meno è la voce interiore del protagonista. Molti passaggi trasudano infatti di frasi dal sapore un po’ retorico, come queste:

Reggo il peso del suo destino, le mie parole cambieranno la sua vita […]

prenderò la paletta e la scopa per raccogliere i calcinacci del rudere che è il mio cuore, e li userò per mettere in piedi un altro muro, si spera, più forte di quello che è appena crollato.

Riguardo quest’ultimo passaggio, capisco che rappresenta la chiave dietro al senso che hai voluto dare al racconto, ma sebbene presenti una bellissima immagine, la trovo, come dicevo, troppo carica. Credo fosse proprio a te che nemmeno troppo tempo fa avevo consigliato di “sporcare” di più il testo, nel senso di renderlo meno costruito e artificioso.

Allora: Emiliano ha sollevato diverse problematiche rispetto a quelle che invece segnali tu. In effetti, dopo una analisi a mente fredda, penso che il problema di questo racconto sia la temperatura che scende anziché salire. Il registro fa volutamente uso di forme che tendono al lirico: sto cercando di capire come arricchire il mio testo, facendo leva sulle emozioni. Certo, altri miei racconti sono più terra terra e anche il registro è medio-basso, più tipico della parlata comune. Ma qui, insomma, volevo provare qualcosa di diverso.

Per il resto, ottimo brano, per ora da top 3, anche se urgerà una seconda lettura (o una maz…coffcoff…zetta) per decidere la posizione precisa.
Alla prossima.

Grazie :) se vuoi, rinuncio ai miei diritti sulla tua saga di fantascienza, e siamo pari :D

Laura Brunelli
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Re: E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#15 » domenica 26 settembre 2021, 17:32

Commento:
Ciao Matteo, ben ritrovato.
Racconto ben scritto e ben strutturato, ma con qualche difettuccio che vado a spiegare. Il tema è sicuramente centrato attraverso il “racconto” del crollo di un impalpabile muro interiore eretto per difendere l’io del protagonista dal modo esterno.
Ho usato il termine raccontato con le virgolette, perché, secondo me, il difetto principale del racconto è proprio questo, ovvero che il “crollo” è tutto raccontato. Il brano è, perlopiù, un flusso di coscienza che, fino a quando il protagonista invita Betty a cena, funziona bene, anche nell’alternanza tra il mostrato degli eventi e il raccontato del flusso di coscienza. Ovvio, il protagonista esprime le proprie idee e quindi riassume e commenta. Trovo, invece, poco efficace il finale, nel quale il protagonista ci racconta non quello che sta succedendo, ma quello che, probabilmente, succederà. Non è tanto l’idea che il protagonista, dopo aver fatto lasciato che il proprio Muro crollasse per qualche momento, stabilisca con sé stesso di ricostruirlo al più presto, o che sappia perfettamente che accadrà, perché è fatto così, ma secondo me, la descrizione di ciò che accadrà è troppo lunga e anche lo stile non aiuta. Una frase unica, di ben quattro righe, con troppe virgole a spezzare il ritmo. Forse, un po’ più di movimento, sia dal punto di vista stilistico, sia con l’inserimento di qualche commento del protagonista avrebbe reso più efficace il tutto.
Nel complesso una buona prova, peccato per quel finale un po’ così così.
A presto e buona edition.

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MatteoMantoani
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Re: E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#16 » domenica 26 settembre 2021, 18:07

Laura Brunelli ha scritto:Commento:
Ciao Matteo, ben ritrovato.
Racconto ben scritto e ben strutturato, ma con qualche difettuccio che vado a spiegare. Il tema è sicuramente centrato attraverso il “racconto” del crollo di un impalpabile muro interiore eretto per difendere l’io del protagonista dal modo esterno.
Ho usato il termine raccontato con le virgolette, perché, secondo me, il difetto principale del racconto è proprio questo, ovvero che il “crollo” è tutto raccontato. Il brano è, perlopiù, un flusso di coscienza che, fino a quando il protagonista invita Betty a cena, funziona bene, anche nell’alternanza tra il mostrato degli eventi e il raccontato del flusso di coscienza. Ovvio, il protagonista esprime le proprie idee e quindi riassume e commenta. Trovo, invece, poco efficace il finale, nel quale il protagonista ci racconta non quello che sta succedendo, ma quello che, probabilmente, succederà. Non è tanto l’idea che il protagonista, dopo aver fatto lasciato che il proprio Muro crollasse per qualche momento, stabilisca con sé stesso di ricostruirlo al più presto, o che sappia perfettamente che accadrà, perché è fatto così, ma secondo me, la descrizione di ciò che accadrà è troppo lunga e anche lo stile non aiuta. Una frase unica, di ben quattro righe, con troppe virgole a spezzare il ritmo. Forse, un po’ più di movimento, sia dal punto di vista stilistico, sia con l’inserimento di qualche commento del protagonista avrebbe reso più efficace il tutto.
Nel complesso una buona prova, peccato per quel finale un po’ così così.
A presto e buona edition.

Ciao Laura. Quindi se ho ben inteso ti è piaciuto tutto tranne il finale. Oddio, in effetti è tutto un esperimento, non avevo mai tentato un finale così. Direi che può piacere o non piacere, certamente. L'idea era proprio quella di mostrare un cedimento momentaneo del muro, il personaggio sa già che a cena non si lascerà andare, e che soffocherà la sua tristezza bevendo. Chiaro che mostrare effettivamente gli avvenimenti sarebbe meglio, però.. così forse crea più distanza, e più angoscia, che era la mia intenzione. Grazie per il commento :) e alla prossima!
Ultima modifica di MatteoMantoani il domenica 26 settembre 2021, 20:19, modificato 3 volte in totale.

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Re: E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#17 » domenica 26 settembre 2021, 18:07

Laura Brunelli ha scritto:Commento:
Ciao Matteo, ben ritrovato.
Racconto ben scritto e ben strutturato, ma con qualche difettuccio che vado a spiegare. Il tema è sicuramente centrato attraverso il “racconto” del crollo di un impalpabile muro interiore eretto per difendere l’io del protagonista dal modo esterno.
Ho usato il termine raccontato con le virgolette, perché, secondo me, il difetto principale del racconto è proprio questo, ovvero che il “crollo” è tutto raccontato. Il brano è, perlopiù, un flusso di coscienza che, fino a quando il protagonista invita Betty a cena, funziona bene, anche nell’alternanza tra il mostrato degli eventi e il raccontato del flusso di coscienza. Ovvio, il protagonista esprime le proprie idee e quindi riassume e commenta. Trovo, invece, poco efficace il finale, nel quale il protagonista ci racconta non quello che sta succedendo, ma quello che, probabilmente, succederà. Non è tanto l’idea che il protagonista, dopo aver fatto lasciato che il proprio Muro crollasse per qualche momento, stabilisca con sé stesso di ricostruirlo al più presto, o che sappia perfettamente che accadrà, perché è fatto così, ma secondo me, la descrizione di ciò che accadrà è troppo lunga e anche lo stile non aiuta. Una frase unica, di ben quattro righe, con troppe virgole a spezzare il ritmo. Forse, un po’ più di movimento, sia dal punto di vista stilistico, sia con l’inserimento di qualche commento del protagonista avrebbe reso più efficace il tutto.
Nel complesso una buona prova, peccato per quel finale un po’ così così.
A presto e buona edition.

Ciao Laura. Quindi se ho ben inteso ti è piaciuto tutto tranne il finale. Oddio, in effetti è tutto un esperimento, non avevo mai tentato un finale così. Direi che può piacere o non piacere, certamente. L'idea era proprio quella di mostrare un cedimento momentaneo del muro, il personaggio sa già che a cena non si lascerà andare, e che soffocherà la sua tristezza bevendo. Chiaro che mostrare effettivamente gli avvenimenti sarebbe meglio, però.. così forse crea più distanza, e più angoscia, che era la mia intenzione. Grazie per il commento :) e alla prossima!

Laura Brunelli
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Re: E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#18 » domenica 26 settembre 2021, 19:17

Ciao Matteo,
No, in realtà il racconto mi è piaciuto tutto. Trovo, semplicemnete, che il finale sia poco efficacie e meno brillante del resto del brano. Mi sono approcciata a questo contens non tanto e non solo per la competizione, ma, piuttosto, per il confronto. Per me i commenti positivi, per quanto piacevoli, non sono utili nell'ottica di una crescita che, penso, non abbia limiti. Per cui, oltre al giudizio positivo, cerco sempre di indicare quali sono, a mio avviso e secondo la mia personalissima sensibilità, gli aspetti che potevano essere declinati meglio.
Non c'è dubbio che, considerati i limiti di tempo e di caratteri (tra l'uno e l'altro ci scappa sempre qualche scivolata, anche ai migliori), il tuo racconto funzioni bene anche così com'è. Anche l'aspetto della sperimentazione non è da sottovalutare. Ma proprio quando sperimentiamo, un commento che sottolinei eventuali punti deboli ci aiuta a crescere e a capire cosa funziona e cosa no.
Il commento sul finale, quindi, non inficia, in alcun modo, il giudizio, comunque positivo, sul racconto.
Ciao
Laura

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MatteoMantoani
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Re: E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#19 » domenica 26 settembre 2021, 20:07

Laura Brunelli ha scritto:Ciao Matteo,
No, in realtà il racconto mi è piaciuto tutto. Trovo, semplicemnete, che il finale sia poco efficacie e meno brillante del resto del brano. Mi sono approcciata a questo contens non tanto e non solo per la competizione, ma, piuttosto, per il confronto. Per me i commenti positivi, per quanto piacevoli, non sono utili nell'ottica di una crescita che, penso, non abbia limiti. Per cui, oltre al giudizio positivo, cerco sempre di indicare quali sono, a mio avviso e secondo la mia personalissima sensibilità, gli aspetti che potevano essere declinati meglio.
Non c'è dubbio che, considerati i limiti di tempo e di caratteri (tra l'uno e l'altro ci scappa sempre qualche scivolata, anche ai migliori), il tuo racconto funzioni bene anche così com'è. Anche l'aspetto della sperimentazione non è da sottovalutare. Ma proprio quando sperimentiamo, un commento che sottolinei eventuali punti deboli ci aiuta a crescere e a capire cosa funziona e cosa no.
Il commento sul finale, quindi, non inficia, in alcun modo, il giudizio, comunque positivo, sul racconto.
Ciao
Laura

Ma fai assolutamente bene a sottolineare i punti di miglioramento, se noti è quello che mi sforzo sempre di fare anche io coi miei commenti. La cosa utile infatti è ricevere delle critiche sincere, e non un commento alla "mi è piaciuto/ non mi è piaciuto". Già che allora stiamo approfondendo, mi piacerebbe capire se anche tu hai notato una diminuzione della temperatura (del conflitto) tra prima e seconda parte, aspetto che (a quanto sto capendo) impedisce di apprezzare appieno la trama. Grazie ancora per la tua sincerità :) continua così.

Laura Brunelli
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Re: E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#20 » lunedì 27 settembre 2021, 10:34

Ma fai assolutamente bene a sottolineare i punti di miglioramento, se noti è quello che mi sforzo sempre di fare anche io coi miei commenti. La cosa utile infatti è ricevere delle critiche sincere, e non un commento alla "mi è piaciuto/ non mi è piaciuto". Già che allora stiamo approfondendo, mi piacerebbe capire se anche tu hai notato una diminuzione della temperatura (del conflitto) tra prima e seconda parte, aspetto che (a quanto sto capendo) impedisce di apprezzare appieno la trama. Grazie ancora per la tua sincerità :) continua così.


In trealtà il discorso è un po' complesso. Fino a "Torno in reparto" la temperatura è alta, soprattutto perchè il contenuto è di forte impatto. Poi si abbassa, ed è giusto così, per dare un po' di respiro al lettore. Poi, quel "Ma chi sa cosa mi è preso" prelude ad un nuovo innalzamento della temperatura, disatteso dalla descrizione un po' monotona e distaccata di quello che accadrà.
Perdonami, detta così, sembra che il racconto sia un disastro.
In relatà il conflitto c'è, e si percepisce, ma con un certo distacco. Secondo me è più una questione di ritmo delle frasi che impedisce al lettore di empatizzare. Quando si arriva a "piangerò fuori l'anima..." non si riesce a percepirlo con la giusta intensità.
Senza voler sminuire il tuo lavoro, ti faccio un esempio, sempre mantendo le tue parole, solo per farti capire cosa intendo quando parlo di ritmo e distacco del personaggio:
Stasera andrò a cena con Betty, berrò tanto vino, riderò alle sue battute, l’accompagnerò a casa e la mollerò lì con un semplice arrivederci.

"Stasera andrò a cena con Betty, berrò tanto vino e riderò alle sue battute. Poi l’accompagnerò a casa e...
E niente, la mollerò lì con un semplice arrivederci."
In questo modo, la frase è meno monotona e il conflitto è più evidente, il protagonista desiderebbe lasciarsi andare, ci fa credere che lo farà, ma poi cambia idea.
Lo stesso dicasi per la frase successiva.
Ovviamente non ho competenze superiori alle tue, quindi prendi il mio esempio non come una "correzione", ma come semplice tentativo di spiegare in modo pratico il mio commento.
Spero di esserti stata utile e, se hai volgia e tempo, fammi sapere che ne pensi, magari anche la mia soluzione è meno efficace di quello che penso.
Ciao
Laura

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MatteoMantoani
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Re: E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#21 » lunedì 27 settembre 2021, 12:26

Laura Brunelli ha scritto:
Ma fai assolutamente bene a sottolineare i punti di miglioramento, se noti è quello che mi sforzo sempre di fare anche io coi miei commenti. La cosa utile infatti è ricevere delle critiche sincere, e non un commento alla "mi è piaciuto/ non mi è piaciuto". Già che allora stiamo approfondendo, mi piacerebbe capire se anche tu hai notato una diminuzione della temperatura (del conflitto) tra prima e seconda parte, aspetto che (a quanto sto capendo) impedisce di apprezzare appieno la trama. Grazie ancora per la tua sincerità :) continua così.


In trealtà il discorso è un po' complesso. Fino a "Torno in reparto" la temperatura è alta, soprattutto perchè il contenuto è di forte impatto. Poi si abbassa, ed è giusto così, per dare un po' di respiro al lettore. Poi, quel "Ma chi sa cosa mi è preso" prelude ad un nuovo innalzamento della temperatura, disatteso dalla descrizione un po' monotona e distaccata di quello che accadrà.
Perdonami, detta così, sembra che il racconto sia un disastro.
In relatà il conflitto c'è, e si percepisce, ma con un certo distacco. Secondo me è più una questione di ritmo delle frasi che impedisce al lettore di empatizzare. Quando si arriva a "piangerò fuori l'anima..." non si riesce a percepirlo con la giusta intensità.
Senza voler sminuire il tuo lavoro, ti faccio un esempio, sempre mantendo le tue parole, solo per farti capire cosa intendo quando parlo di ritmo e distacco del personaggio:
Stasera andrò a cena con Betty, berrò tanto vino, riderò alle sue battute, l’accompagnerò a casa e la mollerò lì con un semplice arrivederci.

"Stasera andrò a cena con Betty, berrò tanto vino e riderò alle sue battute. Poi l’accompagnerò a casa e...
E niente, la mollerò lì con un semplice arrivederci."
In questo modo, la frase è meno monotona e il conflitto è più evidente, il protagonista desiderebbe lasciarsi andare, ci fa credere che lo farà, ma poi cambia idea.
Lo stesso dicasi per la frase successiva.
Ovviamente non ho competenze superiori alle tue, quindi prendi il mio esempio non come una "correzione", ma come semplice tentativo di spiegare in modo pratico il mio commento.
Spero di esserti stata utile e, se hai volgia e tempo, fammi sapere che ne pensi, magari anche la mia soluzione è meno efficace di quello che penso.
Ciao
Laura

Ciao Laura. I tuoi commenti sono utili, forse migliorando quelle frasi in modo da renderle ancora più personali sarebbe più facile creare empatia, e forse anche la temperatura si porterebbe di nuovo ai livelli giusti. Ci sta, è un buon consiglio. Grazie mille :)

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Stefano.Moretto
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Re: E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#22 » lunedì 27 settembre 2021, 17:04

Ciao Matteo, come ti hanno già detto gli altri il tuo testo scava bene nell'emotività del medico, ma ha un problema grosso: non succede effettivamente nulla. All'inizio dai una aspettativa al lettore con la storia della moglie del paziente, ci aspettiamo succeda qualcosa, e invece no; legittimo, quindi deduciamo che l'evento sarà determinante per quello che accadrà dopo. Ní, perché da un lato è vero, perché il dottore invita la collega a cena solo perché è emotivamente provato, ma dall'altro lato è talmente freddo e razionale che ha già preparato tutta la serata in cui le tirerà un due di picche e poi andrà a piangere da solo a casa sua. Questo ci dà due conseguenze negative come lettori: la prima è che siamo delusi perché di fatto non sta succedendo niente davvero, dall'altra ci cade un po' il collegamento emotivo che eri riuscito a creare anche con una certa abilità nel primo pezzo. Se prima provavo davvero empatia per lui per il fatto che si sentiva costretto al suo stoicismo, quando ha iniziato a fare piani su piani l'ho perso del tutto. Tratta la collega con una freddezza micidiale, sapendo di illuderla per poi mandarla a fare una doccia fredda, il tutto sapendo che tornando a casa sarebbe stato male pure lui.
Peccato, perché la prima parte mi aveva coinvolto molto.

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MatteoMantoani
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Re: E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#23 » lunedì 27 settembre 2021, 17:16

Stefano.Moretto ha scritto:Ciao Matteo, come ti hanno già detto gli altri il tuo testo scava bene nell'emotività del medico, ma ha un problema grosso: non succede effettivamente nulla. All'inizio dai una aspettativa al lettore con la storia della moglie del paziente, ci aspettiamo succeda qualcosa, e invece no; legittimo, quindi deduciamo che l'evento sarà determinante per quello che accadrà dopo. Ní, perché da un lato è vero, perché il dottore invita la collega a cena solo perché è emotivamente provato, ma dall'altro lato è talmente freddo e razionale che ha già preparato tutta la serata in cui le tirerà un due di picche e poi andrà a piangere da solo a casa sua. Questo ci dà due conseguenze negative come lettori: la prima è che siamo delusi perché di fatto non sta succedendo niente davvero, dall'altra ci cade un po' il collegamento emotivo che eri riuscito a creare anche con una certa abilità nel primo pezzo. Se prima provavo davvero empatia per lui per il fatto che si sentiva costretto al suo stoicismo, quando ha iniziato a fare piani su piani l'ho perso del tutto. Tratta la collega con una freddezza micidiale, sapendo di illuderla per poi mandarla a fare una doccia fredda, il tutto sapendo che tornando a casa sarebbe stato male pure lui.
Peccato, perché la prima parte mi aveva coinvolto molto.

Ciao Stefano. Grazie del commento! Capisco cosa intendi, e capisco che possa mancare l'empatia del lettore, nel secondo pezzo. Avevo dato una interpretazione legata al calare del conflitto, ma forse il problema sta proprio nel fatto che il nostro protagonista non sia del tutto un personaggio positivo, perché "usa" la collega per sfogarsi. Certo, la mia idea era proprio quella di mostrare un cedimento momentaneo anche nei confronti del muro che lui aveva innalzato verso Betty, un cedimento quindi anche dell'etichetta che deve mantenere con lei, ma posso capire che al lettore possa non piacere. Grazie ancora e alla prossima!

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Gennibo
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Re: E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#24 » martedì 28 settembre 2021, 10:24

Ciao Matteo, ho adorato il tuo testo, scava nell'interiorità del medico con uno stile che mi ha catturato. Mi sono ritrovata nel corridoio del reparto a simpatizzare per lui e a dispiacermi per la donna che ha perso il marito.
Però, da quando la collega miagola ho sentito una nota stonata e da quel momento la magia che eri riuscito a creare si è un po' dissolta, peccato.
Sono d'accordo con te quando dici che l'empatia si perde quando il protagonista si mostra meno positivo parlando della collega, troppo preso da se stesso da non capire che forse anche lei sta cercando un modo per uscire dallo stesso inferno che sta vivendo lui.
Comunque una buonissima prova.
A rileggerti e buona edition!

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MatteoMantoani
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Re: E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#25 » martedì 28 settembre 2021, 11:30

Gennibo ha scritto:Ciao Matteo, ho adorato il tuo testo, scava nell'interiorità del medico con uno stile che mi ha catturato. Mi sono ritrovata nel corridoio del reparto a simpatizzare per lui e a dispiacermi per la donna che ha perso il marito.
Però, da quando la collega miagola ho sentito una nota stonata e da quel momento la magia che eri riuscito a creare si è un po' dissolta, peccato.
Sono d'accordo con te quando dici che l'empatia si perde quando il protagonista si mostra meno positivo parlando della collega, troppo preso da se stesso da non capire che forse anche lei sta cercando un modo per uscire dallo stesso inferno che sta vivendo lui.
Comunque una buonissima prova.
A rileggerti e buona edition!

Ciao Isabella! Grazie mille per il tuo commento. Devo dire che aspettavo con un po' d'ansia il tuo feedback :) e avendolo ricevuto sono contento che invece sia positivo.
Grazie, sono contento che almeno nella prima parte tu abbia sentito quel trasporto che speravo tanto di ottenere da parte dei lettori, e per la seconda parte sono invece d'accordo con te.. grazie ancora e buona gara!

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Luca Nesler
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Re: E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#26 » martedì 28 settembre 2021, 12:59

Ciao Matteo! Finalmente ci si incrocia di nuovo.
Interessante la circolarità che suggerisci anche col titolo. Tema pesante e attuale. Prima persona gestita abbastanza bene. Perché abbastanza?
Per esempio: “La donna sulla panca deve avere un mal di schiena tremendo, visto che è rimasta stesa lì tutta la notte.”
Quel “visto che” è lì per spiegare al lettore, perché il personaggio non se lo direbbe da solo. Sarebbe più verosimile senza, no?
Anche quel “le dico di suo marito” è una frase per il lettore. Il dialogo indiretto con la prima presente fa questo effetto: sembra che il personaggio metta in pausa il lettore dicendogli “aspetta un attimo che dico una roba. Cosa? Ah, sì, le dico questo”.
Penso che tu volessi tenerci nella mente del dottore come se sentissimo solo il suo tormento interiore, ma il dialogo indiretto rompe la quarta parete. A quel punto, se questa è la scelta (legittima come tutto in un racconto di 3k caratteri), lo farei del tutto. Insomma, l’uso ambiguo o incerto di certi elementi stilistici rischiano di mettere in dubbio la tua consapevolezza.
La metafora della faccia che si scioglie, secondo me, non funziona bene. Immagino che lei pianga e coli il trucco, ma questo succede solo agli occhi, non alla faccia. Inoltre ci mette parecchio, se lo fa, a raggiungere il colletto della camicia, non è mica un rigagnolo. Insomma, rischi di evocare un’immagine grottesca invece che allineare emotivamente il lettore alla situazione (la maledizione delle metafore!).
“Mi tolgo la cuffia e la stringo forte. Se mi lasciassi andare e le tendessi la mano?” Qui credevo abbracciasse la donna.
“ Queste non sono le mie lacrime, le mie le tengo dentro, sigillate, al sicuro: per ogni istante d'amore ne ho uno scrigno pieno, come in quella poesia della Dickinson.”
Questa mi è parsa una f1rase poetica un po’ forzata visto il momento.
“Devo mandarla via, dirle di smettere di elemosinare la mia attenzione. E invece la invito a cena.”
Qui c’è uno scollamento temporale pesante. Suggerisci un dialogo, ma lo tagli tutto arrivando alla conclusione. Mi ha confuso. Inoltre questa parte serve alla declinazione del tema: abbiamo il muro psicologico del protagonista che crolla e si apre alla collega che non apprezza, per poter trovare sollievo. Un momento così meritava più spazio, così rischia addirittura di non essere colto.
Sul finale le considerazioni del narratore sanno di artificiose, troppo coinvolte a livello linguistico e di costruzione per sembrare i pensieri di una persona emotivamente compromessa.
Nell’insieme un’idea pregevole, il ritratto di una situazione sconfortante e molto attuale.
Alla prossima!

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MatteoMantoani
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Re: E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#27 » martedì 28 settembre 2021, 14:55

Luca Nesler ha scritto:Ciao Matteo! Finalmente ci si incrocia di nuovo.
Interessante la circolarità che suggerisci anche col titolo. Tema pesante e attuale. Prima persona gestita abbastanza bene. Perché abbastanza?
Per esempio: “La donna sulla panca deve avere un mal di schiena tremendo, visto che è rimasta stesa lì tutta la notte.”
Quel “visto che” è lì per spiegare al lettore, perché il personaggio non se lo direbbe da solo. Sarebbe più verosimile senza, no?
Anche quel “le dico di suo marito” è una frase per il lettore. Il dialogo indiretto con la prima presente fa questo effetto: sembra che il personaggio metta in pausa il lettore dicendogli “aspetta un attimo che dico una roba. Cosa? Ah, sì, le dico questo”.
Penso che tu volessi tenerci nella mente del dottore come se sentissimo solo il suo tormento interiore, ma il dialogo indiretto rompe la quarta parete. A quel punto, se questa è la scelta (legittima come tutto in un racconto di 3k caratteri), lo farei del tutto. Insomma, l’uso ambiguo o incerto di certi elementi stilistici rischiano di mettere in dubbio la tua consapevolezza.
La metafora della faccia che si scioglie, secondo me, non funziona bene. Immagino che lei pianga e coli il trucco, ma questo succede solo agli occhi, non alla faccia. Inoltre ci mette parecchio, se lo fa, a raggiungere il colletto della camicia, non è mica un rigagnolo. Insomma, rischi di evocare un’immagine grottesca invece che allineare emotivamente il lettore alla situazione (la maledizione delle metafore!).
“Mi tolgo la cuffia e la stringo forte. Se mi lasciassi andare e le tendessi la mano?” Qui credevo abbracciasse la donna.
“ Queste non sono le mie lacrime, le mie le tengo dentro, sigillate, al sicuro: per ogni istante d'amore ne ho uno scrigno pieno, come in quella poesia della Dickinson.”
Questa mi è parsa una f1rase poetica un po’ forzata visto il momento.
“Devo mandarla via, dirle di smettere di elemosinare la mia attenzione. E invece la invito a cena.”
Qui c’è uno scollamento temporale pesante. Suggerisci un dialogo, ma lo tagli tutto arrivando alla conclusione. Mi ha confuso. Inoltre questa parte serve alla declinazione del tema: abbiamo il muro psicologico del protagonista che crolla e si apre alla collega che non apprezza, per poter trovare sollievo. Un momento così meritava più spazio, così rischia addirittura di non essere colto.
Sul finale le considerazioni del narratore sanno di artificiose, troppo coinvolte a livello linguistico e di costruzione per sembrare i pensieri di una persona emotivamente compromessa.
Nell’insieme un’idea pregevole, il ritratto di una situazione sconfortante e molto attuale.
Alla prossima!

Signor Luca Nesler! Finalmente, dopo un anno su Minuti Contati, riesco ad avere un tuo commento! Come mi aspettavo, è un'analisi lucida, piena di spunti interessanti. Il mio intento era appunto quello di scrivere un racconto chiuso, introspettivo e angosciante. Sto puntando molto sull'introspezione dei personaggi, il coinvolgimento emotivo punta tutto su come questi vengono costruiti, e i migliori prezzi di letteratura che ho letto, al di là della trama e degli scenari, sono quelli coi personaggi meglio costruiti che lasciano il segno. Per quanto mi sia sforzato nel corso di queste garette, non sono mai riuscito a fornire un ritratto soddisfacente di un personaggio con la prima persona totalmente immersiva. Sto allora cercando di capire come creare uno stile che sia un po' un compromesso tra le due tecniche, in modo da usare il meglio di entrambe. Il discorso indiretto, per esempio, in questo caso è funzionale a mantenere tutto nella testa del personaggio, con una battuta di dialogo penso avrei un po' "tradito" questa idea di introspezione. Magari, te la butto lì, potrebbe essere l'argomento di una delle vostre lezioni: come rendere un personaggio profondo e coinvolgente, anche usando il "mostrato". Lato "linguaggio poetico", certo, ho cercato di arricchire il testo con qualche tentativo in questo senso, che sia riuscito o meno è un altro discorso, ma comunque era un esperimento.
Grazie per il tuo commento e per il posizionamento in classifica che, anche se non in podio, è comunque alto.

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antico
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Re: E poi sarà tutto da rifare

Messaggio#28 » domenica 3 ottobre 2021, 15:16

Ho un'idea abbastanza chiara del problema del tuo racconto. Nella prima parte ci introduci un protagonista che cerca di trattenersi dall'emotività in attesa di un crollo che deve avvenire solo in ambito privato. Tutta questa prima parte parla di morte e il crollo è legato al suo concetto. Nella seconda, invece, arriva la vita con l'invito di Betty e il protagonista, invece, continua a ragionarla con lo stesso registro della prima, come se si continuasse a parlare di morte. Sostanzialmente, il focus del tutto sembra scentrarsi nella seconda parte perché il discorso va dalla sopportazione verso il dolore della vita al non riuscirne più a valutare il valore reale e quindi alla chiusura verso di essa. Pertanto il finale arriva sbagliato perché insisti sulla circolarità del percorso crollo/ripartenza/crollo quando, di contro, il protagonista è già crollato e la morte nel ha necrotizzato l'anima. E in questo il racconto è sbagliato. Di contro, il tutto è narrato bene e la lettura è gradevole pur nei temi trattati. Lo controlli bene, insomma. Però lo scentri e nel finale ti fa deragliare, motivo che, credo, porta il lettore, nonostante tutto, a percepire dissonanza. Detto questo, paradossalmente, la valutazione è da pollice su in modo solido anche se non brillante e ti piazzo davanti ai pari valutati racconti di Dolzadelli e Borchi perché ritengo che qui l'errore sia più sottile seppure ugualmente fondamentale.

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