Licenza poetica

Appuntamento fissato per le 21.00 di lunedì 20 settembre 2021 con un tema di Francesca Bertuzzi!
Gli autori che vorranno partecipare dovranno scrivere un racconto di max 3000 caratteri entro l'una.
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Stefano.Moretto
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Licenza poetica

Messaggio#1 » martedì 21 settembre 2021, 0:40

Il parcheggio sotterraneo è immerso nel silenzio, dal bagagliaio della Ford è appena udibile il ticchettio della bomba. La tuta da artificiere è pesante e mi toglie l'aria, ma se non si sbrigano a darci l'ordine potrebbe essere l'ultima volta che me ne lamento. Marco mi guarda da dietro la visiera, è rosso in volto e gronda sudore. Lo capisco, sto messo così anch'io. La trasmittente gracchia.
«Qui centrale, l'edificio è stato evacuato. Via libera.»
Si va in scena. Giro la chiave nella serratura. Tlack. Il mio cuore salta un battito. Okay, sono ancora vivo. Lo sollevo di poco, Marco si china e punta la torcia all'interno.
«Non ci sono cavi collegati, tira su.»
Lo alzo. L'ordigno è composto da una serie di cilindri avvolti nel nastro adesivo, da ognuno dei quali parte un filo che vanno verso una scheda elettronica a cui è stato attaccato un orologio analogico.
Se quei cilindri sono pieni di tritolo, tutto il palazzo sopra di noi finirà in polvere.
Indico verso l'orologio. «Quattro minuti. Ce la fai?»
Marco guarda la scheda. «Forse. Allontanati, da qui procedo io.»
Se mi dice di allontanarmi è perché questa volta davvero non sa di portare a casa la pelle. Ingoio un grumo di saliva che mi raschia la gola.
«E se ti serve una mano poi? Non fare l'eroe e muoviti.»
Estrae dalla cintura il taglierino e solleva piano la scheda. Non è stata fissata alla macchina, il terrorista è un principiante per fortuna. Dai Marco, battilo questo coglioncello.
Passa la punta del taglierino a un soffio dai circuiti, li percorre tutti uno per uno.
Le lancette dell'orologio ticchettano. Tre minuti.
Marco fa scattare la lama e trancia un cavo sul retro della scheda. Trattengo il fiato.
L'orologio si ferma.
Marco è immobile.
Siamo vivi?
L'orologio è ancora fermo.
Marco sorride. Siamo ancora vivi.
Appoggia la scheda nel bagagliaio e barcolla all'indietro. Anche le mie gambe tremano ora che l'adrenalina sta calando.
Marco mi guarda con un ghigno. «Non fare l'eroe e muoviti.» Mi fa il verso con una vocina striminzita.
Rido. «Smettila di cazzeggiare, abbiamo ancora l'esplosivo da mettere in sicurezza.»
«Okay, okay.» Si china in avanti puntando le mani sulle ginocchia. «Dì alla centrale che abbiamo finito intanto.»
Prendo la trasmittente. «Racconteranno sempre la stessa storia del falso allarme?»
«Penso di sì, figurati se dicono che un palazzo di dieci piani stava per essere demolito. Sai il panico poi?»
Sospiro. «Però sarebbe bello che parlassero di noi ogni tanto. Cioè, siamo noi che rischiamo di farci saltare ogni volta.»
Indica la bomba. «Se vuoi sono ancora in tempo a farla denotare. Domani saremmo su tutti i giornali.»
«No grazie. All'angolo del palazzo c'è la mia gelateria preferita, voglio continuare ad andarci d'estate.»
Lui sospira. «Che peccato, addio sogni di gloria.»
Mi tolgo il casco. «È proprio vero, fa più rumore un edificio che crolla, che due artificieri che lo tengono su.»
Marco solleva un sopracciglio. «Il proverbio non era un albero che cade?»
Scrollo le spalle. «Licenza poetica.»



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antico
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Re: Licenza poetica

Messaggio#2 » martedì 21 settembre 2021, 0:42

Ciao Stefano! Tutto ok con caratteri e tempo, divertiti in questa FRANCESCA BERTUZZI EDITION!

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ItaliaLeggendaria
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Re: Licenza poetica

Messaggio#3 » mercoledì 22 settembre 2021, 14:46

Ciao Stefano, piacere di leggerti.
L'idea del crollo evitato è molto carina, fuori dagli schemi e trattata in modo semplice, ma diretto. Troppo spesso si parla delle disgrazie e non di chi evita che si manifestino.
Il mostrato è buono e la caratterizzazione emotiva ci trasmette le giuste sensazioni.
Il primo appunto che ti faccio è sul momento in cui deve tagliare il filo: se i due artificieri non sono alla prima bomba (cosa che capiamo dalla frase “se mi dice di allontanarmi....”) mi sembra un po' improbabile che non capiscano dai primi istanti che la bomba è rudimentale e di un novellino. L'altra cosa legata a questa è che Marco gli dice di allontanarsi per paura di non farcela, ma poi in un minuto scarso taglia il filo giusto e sono tutti a posto. Legato a ciò c'è il fatto che, nonostante debbano ancora mettere in sicurezza l'esplosivo, si tolgano il casco come se avessero finito, ma così non è.
Il finale mi piace, anche se speravo in una seconda bomba piazzata in un posto lì vicino, tipo la gelateria amata dal protagonista, ma forse non c'era lo spazio per creare questo finale.
In generale un buon racconto.

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Signor_Darcy
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Re: Licenza poetica

Messaggio#4 » mercoledì 22 settembre 2021, 16:03

Ciao Stefano.
Racconto scorrevole, scritto bene, con buon risalto alle emozioni e alla paura, al netto di qualche imprecisione – o meglio di situazione dubbia, se non altro a livello procedurale (ignoro del tutto l’argomento, s’intende).
Non sono convintissimo del fatto che il tema, aggirato, sia stato c’entrato: del resto che si tratti di una “licenza poetica” è chiaro fin dal titolo.

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Giovanni Attanasio
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Re: Licenza poetica

Messaggio#5 » sabato 25 settembre 2021, 12:50

La premessa della storia è interessante, il concept intendo. C’è qualcosa però nell’esecuzione che non mi ha preso, nemmeno sul finale. Penso sia perché non si ha mai una percezione di reale pericolo, che sia dovuto alle scelte stilistiche e/o a una mia personale visione della situazione.
Per farti un po’ capire cosa intendo: immagina lo stesso concept, ma con un solo protagonista che opera sulla bomba e nel frattempo pensa alle due dolci figlie che ha lasciato a casa, magari una di loro fa anche il compleanno.
"Scrivo quello che voglio e come voglio. Fatevelo piacere."

viviana.tenga
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Re: Licenza poetica

Messaggio#6 » domenica 26 settembre 2021, 11:08

Ciao Stefano,
Bella l'idea che hai seguito per declinare il tema, un non crollo che non fa notizia benché eroico. La parte finale è forse la più riuscita, carina anche la battuta sulla gelateria.
Quello che invece non mi ha convinto del tutto e ciò che viene prima. Da un lato, non riesco a capire se il protagonista è relativamente nuovo del mestiere (sembra molto più agitato del collega) o ha una certa esperienza (come sembra in diversi punti). Dall'altro, da un racconto del genere mi aspettavo più tensione. Invece, nonostante le paure del protagonista, la bomba viene disinnescata senza particolari problemi, usando solo un minuto dei quattro disponibili.

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Debora D
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Re: Licenza poetica

Messaggio#7 » domenica 26 settembre 2021, 14:55

Ciao Stefano, mi fa piacere leggerti ancora anche perché questo racconto mi ha convinta! Abbiamo un crollo scampato per centrare il tema e poni l’accento su alcuni eroi silenziosi dei nostri tempi senza forzare epicità, ma mostrandone l’umanità. Il tuo stile pulito è adatto alla visualizzazione delle scene e a ogni cosa che leggo mi sembri migliorare.
Tra l’altro dici spesso che vorresti scendere bene nell’intimità dei personaggi e mi pare che qui tu lo abbia fatto bene. Ho sorriso anche io alle battute finali.

La consegna a venti minuti dalla fine e i caratteri usati quasi del tutto mi raccontano di un po’ di fatica nell’affrontare il nuovo formato, ti capisco benissimo!
Ci sono dei refusi e qualche errore ortografico che penso siano dovuti a questo però li segnalo in caso di revisione.

Dai Marco, → Marco è un vocativo, la virgola ci vuole anche prima di mai
Se mi dice di allontanarmi è perché questa volta davvero non sa di portare a casa la pelle. / Se vuoi sono ancora in tempo a farla denotare.  → manca la virgola dopo l’apodosi, il periodo ipotetico la vuole soprattutto se la frase è lunga!
Dì → significa giorno. Invece l’imperativo è di’
da ognuno dei quali parte un filo che vanno verso → il soggetto è UN FILO quindi il verbo andare dovrebbe essere al singolare
Circuiti → circuito

Conclusione: tema ben sviluppato e storia che ha una struttura equilibrata, coinvolgente e ben resa senza strafare. Bravo!

Buon divertimento e alla prossima!

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Stefano.Moretto
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Re: Licenza poetica

Messaggio#8 » lunedì 27 settembre 2021, 19:17

ItaliaLeggendaria ha scritto:Ciao Stefano, piacere di leggerti.
L'idea del crollo evitato è molto carina, fuori dagli schemi e trattata in modo semplice, ma diretto. Troppo spesso si parla delle disgrazie e non di chi evita che si manifestino.
Il mostrato è buono e la caratterizzazione emotiva ci trasmette le giuste sensazioni.
Il primo appunto che ti faccio è sul momento in cui deve tagliare il filo: se i due artificieri non sono alla prima bomba (cosa che capiamo dalla frase “se mi dice di allontanarmi....”) mi sembra un po' improbabile che non capiscano dai primi istanti che la bomba è rudimentale e di un novellino. L'altra cosa legata a questa è che Marco gli dice di allontanarsi per paura di non farcela, ma poi in un minuto scarso taglia il filo giusto e sono tutti a posto. Legato a ciò c'è il fatto che, nonostante debbano ancora mettere in sicurezza l'esplosivo, si tolgano il casco come se avessero finito, ma così non è.
Il finale mi piace, anche se speravo in una seconda bomba piazzata in un posto lì vicino, tipo la gelateria amata dal protagonista, ma forse non c'era lo spazio per creare questo finale.
In generale un buon racconto.


Ciao Italia, grazie del commento. Sul finale ho già ricevuto diversi feedback simili al tuo, penso di aver fatto cadere la tensione decisamente troppo presto. Sul resto, probabilmente non ho reso in modo sufficientemente efficace le sensazioni del protagonista, farò tesoro del risultato e mi impegnerò a migliorare al prossimo giro. Grazie ancora e alla prossima edizione!

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Stefano.Moretto
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Re: Licenza poetica

Messaggio#9 » lunedì 27 settembre 2021, 21:28

Signor_Darcy ha scritto:Ciao Stefano.
Racconto scorrevole, scritto bene, con buon risalto alle emozioni e alla paura, al netto di qualche imprecisione – o meglio di situazione dubbia, se non altro a livello procedurale (ignoro del tutto l’argomento, s’intende).
Non sono convintissimo del fatto che il tema, aggirato, sia stato c’entrato: del resto che si tratti di una “licenza poetica” è chiaro fin dal titolo.

Ciao, grazie mille del commento!
Riguardo il tema, non so se si può definire 'aggirato': l'esplosione della bomba (e conseguente crollo del palazzo) è al centro del racconto. Anche se non c'è stato un effettivo crollo del palazzo tutto gira attorno ad esso, però accetto tranquillamente interpretazioni della questione diverse dalla mia.
Grazie ancora del tuo commento e alla prossima edizione!

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Stefano.Moretto
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Re: Licenza poetica

Messaggio#10 » lunedì 27 settembre 2021, 21:32

Giovanni Attanasio ha scritto:La premessa della storia è interessante, il concept intendo. C’è qualcosa però nell’esecuzione che non mi ha preso, nemmeno sul finale. Penso sia perché non si ha mai una percezione di reale pericolo, che sia dovuto alle scelte stilistiche e/o a una mia personale visione della situazione.
Per farti un po’ capire cosa intendo: immagina lo stesso concept, ma con un solo protagonista che opera sulla bomba e nel frattempo pensa alle due dolci figlie che ha lasciato a casa, magari una di loro fa anche il compleanno.

Ciao Giovanni, grazie per essere passato a commentare. Grazie per il feedback sull'emozione trasmessa, devo migliorare sotto questo aspetto. Personalmente non troverei più emotivo uno che mentre rischia di morire pensa alla figlia, credo che una persona possa desiderare ardentemente di non morire anche solo per il fatto di non voler morire, però è uno spunto interessante che mi porta a riflettere sul fatto che non ho mostrato in modo efficace l'attaccamento alla vita dei personaggi. Avrei decisamente dovuto investirci più tempo. Grazie ancora e alla prossima edizione!

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Stefano.Moretto
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Re: Licenza poetica

Messaggio#11 » lunedì 27 settembre 2021, 21:38

viviana.tenga ha scritto:Ciao Stefano,
Bella l'idea che hai seguito per declinare il tema, un non crollo che non fa notizia benché eroico. La parte finale è forse la più riuscita, carina anche la battuta sulla gelateria.
Quello che invece non mi ha convinto del tutto e ciò che viene prima. Da un lato, non riesco a capire se il protagonista è relativamente nuovo del mestiere (sembra molto più agitato del collega) o ha una certa esperienza (come sembra in diversi punti). Dall'altro, da un racconto del genere mi aspettavo più tensione. Invece, nonostante le paure del protagonista, la bomba viene disinnescata senza particolari problemi, usando solo un minuto dei quattro disponibili.

Ciao Viviana, grazie per il commento. Il tuo commento mi ha spiazzato molto (ed è una cosa positiva per me). Mi aspetto molte critiche sul finale, invece hai apprezzato la battuta e di questo ti sono molto grato. La tensione, invece, che pensavo di aver costruito bene, non l'hai percepita, quindi evidentemente non l'ho costruita bene come credevo. Invece mi hai confermato che è durata troppo poco, cosa che avevo più o meno capito. Anche sulla preparazione del personaggio mi hai chiarito molto il significato di ciò che mi è stato già commentato in precedenza. Insomma, il tuo è stato un commento davvero utile per me, ti ringrazio molto per avermi aiutato a capire dove ho sbagliato! Grazie e alla prossima edizione!

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Stefano.Moretto
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Re: Licenza poetica

Messaggio#12 » lunedì 27 settembre 2021, 21:47

Debora D ha scritto:Ciao Stefano, mi fa piacere leggerti ancora anche perché questo racconto mi ha convinta! Abbiamo un crollo scampato per centrare il tema e poni l’accento su alcuni eroi silenziosi dei nostri tempi senza forzare epicità, ma mostrandone l’umanità. Il tuo stile pulito è adatto alla visualizzazione delle scene e a ogni cosa che leggo mi sembri migliorare.
Tra l’altro dici spesso che vorresti scendere bene nell’intimità dei personaggi e mi pare che qui tu lo abbia fatto bene. Ho sorriso anche io alle battute finali.

La consegna a venti minuti dalla fine e i caratteri usati quasi del tutto mi raccontano di un po’ di fatica nell’affrontare il nuovo formato, ti capisco benissimo!
Ci sono dei refusi e qualche errore ortografico che penso siano dovuti a questo però li segnalo in caso di revisione.

Dai Marco, → Marco è un vocativo, la virgola ci vuole anche prima di mai
Se mi dice di allontanarmi è perché questa volta davvero non sa di portare a casa la pelle. / Se vuoi sono ancora in tempo a farla denotare.  → manca la virgola dopo l’apodosi, il periodo ipotetico la vuole soprattutto se la frase è lunga!
Dì → significa giorno. Invece l’imperativo è di’
da ognuno dei quali parte un filo che vanno verso → il soggetto è UN FILO quindi il verbo andare dovrebbe essere al singolare
Circuiti → circuito

Conclusione: tema ben sviluppato e storia che ha una struttura equilibrata, coinvolgente e ben resa senza strafare. Bravo!

Buon divertimento e alla prossima!


Ciao Debora, sei troppo gentile con me! Grazie mille per il tuo commento, soprattutto per il feedback sul lato emotivo che sai essere molto importante per me, lo apprezzo moltissimo.
Grazie anche per la correzione di tutti i refusi, ne approfitto subito per salvarmi la versione aggiornata!
Si, ho fatto un po' di fatica, ma non per il formato quanto per il tema: fino alla fine non ero sicuro di quale idea seguire delle tante che mi frullavano in testa, alla fine mi sono costretto a seguirne una e ho consegnato tardi e limando i caratteri.
Grazie ancora e alla prossima edizione!

FilippoR
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Re: Licenza poetica

Messaggio#13 » martedì 28 settembre 2021, 19:13

Ciao Stefano,
mi sono trovato immerso nella situazione angosciante dei due artificieri, dove al minimo errore poteva finire tutto.
Nella prima parte mi ha un po' stranito il tentativo di mandare via il collega col fatto che dopo la bomba sembra essere fatta da un principiante per cui è un po' incongruente.
Il finale me lo aspettavo differente, come nei film quando il detonatore riparte e salta tutto o comunque con qualche colpo di scena. Però effettivamente in questo caso non sarebbe stato un colpo di scena ma atteso. Effettivamente meglio il tuo finale.
Buon proseguimento e alla prossima.

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Alvin Miller
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Re: Licenza poetica

Messaggio#14 » martedì 28 settembre 2021, 19:16

Caro Stefano, è il tuo turno.
Intanto applausi, perché tra tutti i racconti questo è quello che mi ha colpito di più per il contenuto. E non parlo della trama, perché in fondo non è nulla di rivoluzionario, ma nell'empatia che crei con il PDV e con il rapporto con il suo collega. Mi hai lasciato a bocca aperta per la padronanza della tecnica, dico davvero! :O

Ho solo due appunti da farti:
da ognuno dei quali parte un filo che vanno verso una scheda elettronica a cui è stato attaccato un orologio analogico.

Qui mi sa che c'è un'incoerenza tra singolare e plurale, avresti potuto scrivere "partono dei fili che vanno..."

saliva che mi raschia la gola.

Avrei detto "mi impasta", perché raschiare mi dà più l'idea di qualcosa che "gratta". Sei d'accordo?

è perché questa volta davvero non sa di portare a casa la pelle

Avrei scritto: "stavolta davvero non sa se porterà a casa la pelle".

E con te è tutto. Alla prossima! ;)
Editor e consulente freelance per scrittori. Formazione in scrittura creativa e sceneggiatura presso agenziaduca.it di Marco Carrara.

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Giacomo Puca
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Re: Licenza poetica

Messaggio#15 » mercoledì 29 settembre 2021, 19:12

Ciao Stefano e ben ritrovato.

Il tema è sicuramente presente tanto nel concreto (il pericolo di crollo) che nella storiella dell'albero, quindi ci siamo.
Sulla scrittura ho qualche appunto. Il primo, veramente un dettaglio, è quello della portiera. Nel senso che quando ho letto la prima volta non capivo come si alzasse una portiera, poi ho capito che evidentemente era quella del portabagagli. Solo che non è così ovvio che aprano proprio quella e quindi lì la mia lettura ha inciampato.
Il secondo appunto riguarda alcune dinamiche. Primo, la bomba. Le bombe con l'orologio che ticchetta sono realistiche ai giorni d'oggi? Mi sa tanto di elemento da film vecchiotto e non credo che nessuno oggi produca bombe di questo genere, con tanto di ticchettio.
Altro elemento è la suit da artificiere. Ho visto qualche foto e sono degli scafandri incredibili. Mi è parso strano che il protagonista sia in grado di vedere il sudore e i sorrisi dell'altro artificiere.
A livello di struttura ho avvertito la mancanza di conflitto. La pericolosità della bomba è attenuata da tutti gli appunti sul fatto che sia opera di un principiante. Sul finale avresti avuto l'occasione di mostrarci un Marco che davvero valuta l'idea di farla scoppiare, ma hai subito smorzato i toni. Ecco credo che sarebbe stato più interessante mostrarci un protagonista terrorizzato all'idea che Marco fosse impazzito e un Marco che quasi indugia all'idea di diventare un eroe pur morendo.

Un racconto carino, avrebbe avuto bisogno di un po' di mordente in più.
A rileggerci!
In narrativa non esistono regole, ma se le rispetti è meglio.

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Pretorian
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Re: Licenza poetica

Messaggio#16 » giovedì 30 settembre 2021, 1:14

CIao, Stefano e piacere di leggerti. Mi accodo a quanto detto dagli altrI. sul finale c'è veramente un calo di tensione eccessivo, che stronca qualsiasi possibilità per un finale interessante. Peggio ancora, il fatto che tu abbia scelto di concludere in questo modo priva il racconto di una vera narrazione. Non c0è un vero punto di svolta, un qualcosa di inaspettato o conflittuale che caratterizzi la trama. A dir la verità, non c'è davvero un vero e proprio crollo. Lo stile è buono e pulito, ma non basta a compensare per una trama che costruisce molto, ma non conclude nulla.
Alla prossima

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Enzo Gentile
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Re: Licenza poetica

Messaggio#17 » giovedì 30 settembre 2021, 17:34

Ciao Stefano, piacere di conoscerti e di averti letto. Ti giro il mio commento:
Il rapporto tra i personaggi è ben costruito cosi come sono ben costruiti i dialoghi. Qualche imprecisione nelle descrizioni (… un filo… che vanno). Racconto molto bello costruito con i giusti equilibri, ma sinceramente non ho apprezzato il lieto fine: sarebbe stato molto più interessante un bel botto, magari quando i due protagonisti erano già rilassati. Sei riuscito a disegnare un’atmosfera di tensione in cui si percepisce però la forza tranquilla dei protagonisti che sanno bene ciò che fanno. Il botto e il crollo avrebbero creato un gran bel corto circuito.

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antico
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Re: Licenza poetica

Messaggio#18 » mercoledì 6 ottobre 2021, 17:52

Un racconto piacevole da leggere, ma che non graffia come altri di questo gruppo. Non c'è un vero problema perché mi sembra che tusia riuscito a renderlo per come volevi, compreso il finale con la tensione crollata diverse righe prima, ma il tutto risulta "leggero" in modo forse eccessivo. Ho un po' storto il naso anch'io di fronte alla bomba che fa tic-tac e mi è sembrato tutto, tutta l'operazione di disinnesco, un po' amatoriale e da film anni '80, quindi mi ha poco coinvolto, ma forse funziona così davvero, non ho sufficienti competenze per saperlo. Bene il tema, aleggiante durante tutto il testo. Direi il classico caso di pollice tendente al positivo in modo decisamente solido anche se non brillante.

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