Bois du Cazier

Appuntamento fissato per le 21.00 di lunedì 18 ottobre 2021 con un tema di Luca Cristiano!
Gli autori che vorranno partecipare dovranno scrivere un racconto di max 4000 caratteri entro l'una.
Andrea Furlan
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Bois du Cazier

Messaggio#1 » martedì 19 ottobre 2021, 0:18

Mi tolgo i vestiti, l’impermeabile, neri di tessuto e di sporco. Quando li lasciamo nello spogliatoio, rimangono appesi ai loro supporti come impiccati.
Ci aspettano tutta la notte, fino al giorno dopo, immobili.
Attorno a me, solo due o tre compagni silenziosi. «A domani, Piotr.» Lo saluto in francese, poche parole che ho imparato. Mi risponde solo con un cenno, si pulisce il volto con l’asciugamano lurido.
Fuori, aria fredda penetra fra i vestiti, dopo caldo, sudore, polvere in cui sono stato immerso tutto il giorno, nella galleria buia.
Le due torri di estrazione, le Belles-fleurs come le chiamano tutti, sono nere sul tramonto. Un ultimo ascensore risale dalla miniera: le voci dei miei compagni a fine turno sono quasi allegre. Alla mattina non parla nessuno, si sente solo sferragliare.
I miei scarponi fanno rumore, risucchiati dal fango che invade il piazzale vicino al terril, la collina conica delle scorie. Muovo le spalle affaticate dal martello pneumatico, ripenso ai due stupidi ungheresi feriti da un carrello fuori controllo. Sono risaliti con me in barella: rivedo le bende insanguinate, sguardi terrorizzati.
Il campo ormai è al buio: baracche tutte uguali, il fumo nero delle stufe che crea una nebbia oleosa. Questa notte pioverà forte, la serata ideale per uscire subito, annegare nell’alcol.
Quando apro la porta, il silenzio continua. Di solito mi accolgono le urla dei bambini: giocano sul pavimento mentre Rita cucina. Ora c’è solo lei: occhi rossi, lacrime che le rigano le guance.
«Cos’è successo?» Stanchezza, irritazione filtrano nel mio tono anche se mi sforzo di mascherarle.
«Lo hanno picchiato. Lo sapevo.»
È tutta colpa tua.
Non lo dice, ma è come se il suo corpo accasciato lo urlasse nella stanza.
«Picchiato? Ma chi? Perché?»
«I compagni belgi, lo hanno provocato come al solito, perché non capisce il francese. Ma poteva essere per la nostra pelle scura, per l’odore che facciamo. Non importa. Questa volta non è stato zitto: sei tu che gli hai detto che si devono difendere, giusto? Massimo ha dato un pugno a uno, tutti gli altri gli sono saltati addosso.»
Rita striscia i piedi sulle assi sporche. Si avvicina nella penombra al letto dei ragazzi, dove dormono uno da testa e l’altro da piedi. La seguo dopo un attimo, controvoglia, ancora col giaccone addosso. Sul volto di Massimo l’occhio nero è evidente anche nell’oscurità. Stringo i pugni, i denti.
«Il maestro è venuto qui, oggi: almeno lui è stato gentile. Sono riuscita a capire che se non si applicano ripeteranno l’anno.» È magra, pallida. So che durante il giorno non esce quasi mai di casa. Ma quando parla di loro riprende il colorito, rivedo la ventenne di cui mi sono innamorato, a Faenza: bella, forte, fiera. Una leonessa.
«Biagio, dobbiamo tornare. Mio padre ci aiuterà, lo sai. Ti prego.» Cade in ginocchio, mi afferra una gamba e mi fissa, mentre io rimango in piedi, la mascella tirata.
«Basta!» Il tono della voce si alza: rabbia, frustrazione. Mi trattengo a stento dal tirarle un calcio come l’altra sera. I bambini si muovono nel sonno.
«Sai cos’è successo a Carmine? Non te l’ho voluto dire apposta. Ci ha provato ad andare via, lo hanno arrestato. Non è ancora tornato a casa dopo una settimana.» Mentre parlo, le punto un dito in faccia, poi diventa un pugno, vicino al suo naso. «Vuoi questo? Che mi portino via? Dobbiamo restare, così guadagnerò abbastanza, ce ne andremo a Charleroi, o a Bruxelles. Non in Italia, mai più. Te l’ho già detto. Adesso devo andare fuori, non mi aspettare per cena.»
Sbatto la porta, forte. Il rumore della pioggia soffoca i suoi singhiozzi.
In paese, noto un nuovo cartello scritto in caratteri di stampa netti, duri, appeso al muro vicino all’entrata del bar: non si affitta agli italiani.
Apro la porta, un flusso umido di luce gialla, puzza di alcol e vomito mi investe. Nessuna risata, solo bassa conversazione che si interrompe quando entro.
Sento i loro occhi su di me. Li ignoro, mi siedo al bancone, ordino la prima birra.



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antico
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Re: Bois du Cazier

Messaggio#2 » martedì 19 ottobre 2021, 0:24

Ciao Andrea! Caratteri e tempo ok, buona Luca Cristiano Edition!

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MatteoMantoani
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Re: Bois du Cazier

Messaggio#3 » martedì 19 ottobre 2021, 20:36

Prime Impressioni Ciao Andrea! Piacere di rileggerti. Davvero un ottimo racconto, l'ho letto con trasporto. E le lodi non finiscono qui.

Aderenza al Tema. Gli emigranti, più aderenti di così, si muore.

Punti di Miglioramento. Uno potrebbe scriverti che magari potevi usare meno verbi sensoriali, curare un pochino la forma per rendere la scrittura più immersiva... d'altronde scrivi in prima persona, quindi puoi portare l'immersione al massimo. Comunque, a me il racconto piace così com'è anche lato stile. Si legge senza intoppi e questo è l'importante.

Punti di Forza. Ho provato sulla mia pelle cosa significa abitare in un paese straniero, e anche tu ne sai qualcosa :) inoltre, nella mia famiglia corrono ancora le storie di mio nonno, emigrante in Westfalia, e il suo lavoro alle fornaci. Insomma: con me sfondi una porta aperta. Il racconto offre un suggestivo spaccato della vita dell'emigrante, con i suoi problemi, la fatica e la discriminazione, unitamente alle difficoltà per chi aveva una famiglia che non riusciva a integrarsi.
Fa poi venire i brividi pensare che il tuo racconto richiama alla strage di Marcinelle. Sei stato bravo a non descrivere il disastro, ma la speranza di qualcuno che poi, inevitabilmente, avrebbe vissuto la tragedia.

Conclusioni. Bravo, per me un ottimo racconto, una scena che mi ha fatto ripensare alle storie di mio nonno, e a quelle di tantissimi italiani che hanno emigrato all'estero alla ricerca di una vita migliore. Ecco una frase di un emigrante italiano che avevo letto al museo di Ellis Island: "Mi avevano detto che in America c'erano le strade lastricate d'oro; arrivando in America ho scoperto due cose: le strade non erano lastricate d'oro; le strade avrei dovuto costruirle io."
A presto a rileggerci, e complimenti per l'ottimo racconto.

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Stefano Impellitteri
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Re: Bois du Cazier

Messaggio#4 » mercoledì 20 ottobre 2021, 3:42

Ciao Andrea, molto piacere.

Un buon lavoro, che rende l'idea delle emozioni. Mi dispiace che non abbia una sorta di finale, se non il trasmettere quella sensazione di estraneità. Riguardo la prosa, ho un pò faticato a seguire i dialoghi per due motivi: 1.parlano di cose che conoscono solo loro e non hai pensato anche al lettore che deve sforzarsi a capire - 2.sul finale i ho fatto fatica a visualizzare chi dice cosa per carenza di beat.

Grazie del tuo racconto.

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Mario Mazzafoglie
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Re: Bois du Cazier

Messaggio#5 » mercoledì 20 ottobre 2021, 16:15

Ciao Andrea, un piacere leggerti.
In questo racconto il tema è centrato e soprattutto è declinato in maniera toccante. Credo che chiunque abbia vissuto anche solo per qualche mese lontano da casa abbia sentito qualcosa di personale in questo racconto.
Siccome ritengo che la lettura, per prima cosa, debba suscitarci emozioni, credo che al di là delle strutture stilistiche e altri tecnicismi, l'aspetto emozionale della storia debba essere sempre il fulcro centrale di tutto.
Come già fatto notare da qualcuno, in qualche tratto si perde il contatto con chi sta parlando e bisogna continuare la lettura per avere delle certezze. Questo non aiuta nell'immersione, ma è una piccola pecca che poi non influisce più di tanto sul testo.
Il racconto fila liscio senza intoppi e racconta un dramma senza però cadere nel melodramma.
Mi è piaciuto.
A rileggerti.

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Pietro D'Addabbo
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Re: Bois du Cazier

Messaggio#6 » giovedì 21 ottobre 2021, 17:44

Ciao Andrea, piacere di leggerti (... anche qui ^_^)

Il racconto, a parte due inciampi iniziali, scorre benissimo e in maniera gradevole. Purtroppo quel che manca nel testo perché esploda nel suo significato più potente di non essere una giornata qualsiasi ma quella che precede una grande tragedia è un riferimento più chiaro a Marcinelle. Hai usato come semina il titolo, ma io, non conoscendo il nome di quella miniera, non ho avuto l'ambientazione necessaria. Mi aspettavo di trovare nel testo cosa fosse questo legno/albero/bosco francese tale da essere il fulcro della narrazione. Invece fino alla fine non ho trovato nessun bosco nè legno nè albero. Il titolo rimane slegato dal testo, poichè non viene citata la città, nè ci riveli che il titolo era il nome della miniera dove lavora il protagonista.
Il racconto è 'esploso' nella mie mente nel suo pieno significato solo dopo aver letto i commenti di chi invece aveva riconosciuto il luogo. E non è comunque bastato, perchè solo una ricerca online mi ha chiarito che il link fra la 'Marcinelle' che conoscevo e il tuo testo era il "Bois du Cazier" del titolo.
Quanto ai due 'inciampi', sono nelle prime frasi. Mi sono arenato subito sul "neri di tessuto e di sporco", credo che tu intenda che siano neri sia il tessuto dell'impermeabile che lo sporco (la polvere di carbone). Ho il dubbio che dello sporco per essere visibile debba fare contrasto, quantomeno due toni diversi di nero, altrimenti non è percepibile, ma non è importante. Il problema è l'ermeticità di quelle sei parole.
Il secondo problema è stato il saluto. Scrivi "«A domani, Piotr.» Lo saluto in francese". Leggo quindi un saluto in italiano, un nome dell'Europa dell'est e mi dici che il protagonista sta salutando in una lingua che non è la propria. Avrei evitato tutto questo usando davvero il francese, anche per delineare la differenza rispetto alla parlata italiana usata in famiglia, evidenziando l'estraneità della lingua con il corsivo: "«A bientôt, Piotr.»".
Nonostante mi sia perso in prima istanza il legame alla tragedia reale, il tuo racconto presenta uno spaccato vivido della situazione degli immigrati italiani dell'inizio del secolo scorso e delle difficoltà di integrazione dei giovani figli sradicati alla loro terra e sarebbe bastato ad assicurargli una buona posizione. Gli mescoli inoltre un ritratto della famiglia patriarcale del tempo, una scena di prevaricazione del protagonista sulla moglie molto ben descritta.
Il giudizio finale quindi è molto positivo.
"Ho solo due cose da lasciarti in eredità, figlio mio, e si tratta di radici ed ali." (William Hodding Carter)

alexandra.fischer
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Re: Bois du Cazier

Messaggio#7 » venerdì 22 ottobre 2021, 20:36

BOIS DU CAZIER di Andrea Furlan Tema centrato. La casa d’altri, qui, è la nazione che ospita Biagio, la moglie Rita, e i figli, il più fragile dei quali è Massimo, vittima provocatrice dei bulli, perché ha provato a difendersi prendendole. Descrivi bene la desolazione, i pericoli nascosti nella miniera delle Torri Belles Fleurs: il caso degli ungheresi infortunati, le poche parole con il compagno Piotr. Oltre a questo disagio c’è il mancato inserimento scolastico dei ragazzi, a rischio bocciatura. L’immigrazione di Biagio è una prigionia, non può assecondare la moglie: la vicenda di Carmine, arrestato perché voleva andarsene via, parla da sé. L’unica evasione, per Biagio, è la birreria, malgrado gli odori ripugnanti, e lui si dà all’alcol, proprio per ignorare la realtà, sempre più dura, rimarcata dal cartello nel quale si avverte che non si affitta agli italiani.
Attenzione all’incipit: passi dal mi tolgo i vestiti e l’impermeabile al li lasciamo nello spogliatoio. C’è discordanza. Io, se fosse il mio racconto, inizierei così: mi tolgo per primo i vestiti e l’impermeabile, i miei compagni mi imitano e li lasciamo nello spogliatoio.

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Emiliano Maramonte
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Re: Bois du Cazier

Messaggio#8 » sabato 23 ottobre 2021, 16:42

Ciao Andrea!
La prima reazione a caldo che ho avuto terminando la lettura è stata di spaesamento totale. Ignoranza mia: non ho proprio capito il contesto storico né il riferimento del titolo. Solo successivamente sono andato a cercare l'avvenimento su Internet e sono riuscito a ricollegare più o meno la trama ai fatti storici. Però resta l'inconveniente. E mi permetto di farti notare che è un'esperienza che ho avuto anch'io qui a Minuti Contati, ogniqualvolta ho scritto un racconto con una cornice storica, purtroppo ho avuto difficoltà a farlo apprezzare appieno perché non tutti hanno colto le connessioni. Inoltre, all'inizio c'è un bel po' di confusione tra le nazionalità e il linguaggio tale per cui si fa grande difficoltà a collocare la storia sia temporalmente che geograficamente.
Per il resto, hai scritto un buon testo che scorre liscio fino alla fine. Una punta di amarezza sul finale, che mi è parso monco, come se mancasse un piccolo passo finale per chiudere il cerchio.
Un plauso per il tema scelto (le difficoltà degli immigrati italiani all'estero) che collima con quello del contest.
In bocca al lupo!
Emiliano.

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Michael Dag
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Re: Bois du Cazier

Messaggio#9 » domenica 24 ottobre 2021, 16:30

Ho letto il tuo racconto e mi è piaciuto, mi permetto di darti la mia opinione.

Che doccia fredda…
Straniero in casa d'altri, un tema declinato bene e in modo molto toccante.
conosco il contesto storico, quandi sono riuscito a godermi appieno la lettura.

mio parere, forse hai un po' esagerato nella prima parte con gli aggettivi e il concentrarti su dettagli poco rilevanti.
Potevi risparmiare qualche carattere e allungare di una riga o due il diaologo con la moglie…
…ma forse si sarebbe perso il senso di fretta che porta il protagonista a chiudere la conversazione sbrigativamente per andare a bere.
Se ti piacciono i miei racconti, ne troverai molti altri sulla mia pagina Facebook!
Cavaliere Rosso

Andrea Furlan
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Re: Bois du Cazier

Messaggio#10 » lunedì 25 ottobre 2021, 0:31

Ciao e grazie a tutti per i vostri commenti, sempre utili. Ringrazio soprattutto Pietro e Emiliano che secondo me hanno ndividuato in modo molto chiaro i punti di debolezza.
Mi sembra di capire che in generale il racconto sia piaciuto ma che ci sono anche criticità come il non capire bene il contesto e forse avere esagerato un po' con verbi e aggettivi sensoriali che qualcuno ha trovato di troppo.
L'idea era dare uno spaccato della vita degli immigrati italiani el Belgio delle miniere negli anni 50: si tratta di storie che vivendo qui si respirano visitando i luoghi e parlando con gli immigrati di seconda o terza generazione che dicono ancora "Io sono italiano!" con orgoglio anche se parlano pochissimo la nostra lingua.
Non volevo necessariamente legare la storia al disastro di Marcinelle, ma ambientarla nel posto in cui è successo, fare sentire la difficoltà delle persone che l'hanno vissuto sulla propria pelle. Sono quindi contento che le emozioni siano uscite e siete stati in grado di percepirle.
Un piccolo appunto sulla frase in francese sollevata da Pietro: esco da un corso di scrittura in cui il docente aveva consigliato di indicare come ho fatto una parte di dialogo pronunciata innun'altra lingua, ma la soluzione suggerita da Pietro poteva starci benissimo. Qualche suggerimento anche degli altri su questo punto?

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Alvin Miller
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Re: Bois du Cazier

Messaggio#11 » martedì 26 ottobre 2021, 19:50

Ciao Andrea.
Il tema è centrato, anche se mi mancano alcune informazioni per metabolizzare il finale: Perché Carmine è stato arrestato? Cosa impedisce loro di andarsene? Per carità, forse c'è una ragione nel contesto in sé che magari mi sfugge, ma avrei voluto che fosse più chiara.
Non so decidermi su come prendere il protagonista, se considerarlo un individuo cattivo o una persona schiacciata dalla situazione.
Un'altra cosa che è arrivata tardi è il fatto che siano minatori. Qualche dettaglio scritto diversamente avrebbe giocato a tuo vantaggio.
Malgrado tutto, però, il testo l'ho apprezzato. È buono, scorrevole, particolare. Per quanto mi riguarda è un racconto riuscito.

Alla prossima!
Editor e consulente freelance per scrittori. Formazione in scrittura creativa e sceneggiatura presso agenziaduca.it di Marco Carrara.

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Enzo Gentile
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Re: Bois du Cazier

Messaggio#12 » giovedì 28 ottobre 2021, 16:54

Ciao David, piacere di averti letto.
Racconto molto interessante. Rende bene il clima di spaesamento di estraneità vissuto da chi è costretto a migrare. Sei riuscito a mettere insieme diversi elementi inserendoli pian piano nella struttura: le poche parole smozzicate in una lingua che non appartiene a nessuno degli interlocutori, il bambino picchiato perché ha osato ribellarsi al suo destino di paria, la moglie che è diventata un’ombra e vuole fuggire lontano. Infine la rabbia e la voglia di stordirsi e dimenticare affogando nell’alcool, sempre in solitudine.

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antico
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Re: Bois du Cazier

Messaggio#13 » lunedì 1 novembre 2021, 14:19

Come Stefano, non ho compreso il perché della scomparsa di Carmine e quale rilevanza abbia all'interno del testo. Googlando ho comunque contestualizzato e compreso il periodo storico, ma non mi è arrivato dalla lettura. Per il resto, tutto bene: riesci a portare il lettore in questa situazione e a sporcarlo al pari del minatore. Il finale è ok anche se paga, anche lui, le problematiche sopra esposte. Mia impressione: hai dato troppo spazio alla prima parte non riuscendo a inserirci una semina equilibrata e quindi, sostanzialmente, sprecando spazio. Tema perfettamente inserito. Per me un pollice tendente verso il positivo in modo solido, ma non brillante.

Andrea Furlan
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Re: Bois du Cazier

Messaggio#14 » martedì 2 novembre 2021, 0:12

Una piccola precisazione per l'Antico e altri che non hanno capito la scomparsa di Carmine, come raccontata dal protagonista. Ho voluto inserire un dettaglio che, documentandomi sulla storia dei minatori italiani in Belgio mi ha sempre colpito: arrivavano per lavorare in base a un accordo economico, chiaramente non erano dei prigionieri, ma se volevano andarsene potevano.essere arrestati. Volevo dare un'idea della difficoltà estrema in cui vivevano, che si percepisce in modo evidente visitando i posti e ascoltando le.loro storie.

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