I commenti di Luca Cristiano ai finalisti

Appuntamento fissato per le 21.00 di lunedì 18 ottobre 2021 con un tema di Luca Cristiano!
Gli autori che vorranno partecipare dovranno scrivere un racconto di max 4000 caratteri entro l'una.
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I commenti di Luca Cristiano ai finalisti

Messaggio#1 » mercoledì 10 novembre 2021, 19:59

Ecco i commenti della guest star LUCA CRISTIANO ai finalisti.


COME UNA MATRIOSKA
Il racconto coglie a pieno una variante classica del tema “casa d’altri”. Forse addirittura diventa didascalico nella rappresentazione dell’estraneità. Il suo punto di forza principale risiede nella tenuta del punto di vista e nella persistente dialettica tra alienazione e autoriconoscimento.
Fa difetto qualche caduta stilistico-lessicale: “l’ho arredata anche io”, subito dopo la frase incipitaria, sembrerebbe trovarsi al posto di un più consono “l’ho anche arredata io”. Anche un sintagma ridondante e controintuitivo come “finti compromessi” è spia di una certa carenza sul piano del controllo formale.

LE UOVA
Lo spaesamento domestico viene trasferito all’intero pianeta. Se la Terra fosse un uovo appena fecondato, come nell’ipotesi di questo racconto, noi saremmo, in un certo senso, i suoi parassiti. La storia ha un certo tratto allucinato e fa un buon lavoro nella rivisitazione di meccaniche di genere difficili da far funzionare in un testo così breve. Ma il testo funziona, tutti gli effetti di senso si producono al momento giusto.

PIGIAMA PARTY
Il racconto calibra bene la gestione dell’informazione, dando al lettore modo di farsi sorprendere dal disvelamento. Trovo che sia un’ottima idea lasciare che il padre pedofilo si presenti come una creatura che non parla, che di lui non ci sia detto nulla, che tutto ciò che faccia sia fare rumore aprendo la porta e compiendo l’abuso sessuale. Una resa meno esplicita del dramma (i singhiozzi finali) e un aumento generale del tasso dello straniamento porterebbero secondo me il testo alla sua forma migliore.

ALDOBBELLO
La veste linguistica romanesca è abbastanza gradevole, così come l’effetto comico della parlata e l’espressionismo linguistico. Tuttavia la composizione in dialetto non può che essere penalizzata, a mio parere, dal contesto della scrittura a tempo e dalla forma letteraria del racconto breve, perché per ottenere una buona riuscita formale del dialetto è necessario, oltre all’orecchio, un lavoro di cesello, quasi da miniaturista. In questo testo lingua e situazione tengono, ma non si compie a pieno né l’effetto di caricatura, né il grottesco, né il realistico-mimetico.

NON RIESCO A PENSARE A UN FINALE PIÙ SEMPLICE
La successioni delle ipotesi che negano una realtà evidente quanto insopportabile funziona come un meccanismo di rilancio che incuriosisce il lettore. Ciò rende il testo decisamente accattivante. Bene anche l’andamento a climax, che non trova però piena realizzazione nel finale. Se è vero che è la realtà del tradimento a essere banale e prosaica, non è altrettanto scontato che non si potesse trovare una soluzione formale più incisiva per l’explicit.

BOIS DU CAZIER
Un ottimo racconto, che calibra bene la scoperta da parte del lettore della sovrapposizione tra bene e male nella voce narrante. Dopo aver simpatizzato per automatismo mimetico e per effetto di immedesimazione con chi racconta, chi legge si trova sgomento dalla scoperta che il narratore ha usato violenza fisica contro un’inerme. Questa violenza sfuma poi nella violenza generalizzata del mondo circostante, razzista, semischiavista, inumano. La macchina sociale si rivela spietata e perciò noi dobbiamo essere compassionevoli.
Anche la tenuta stilistica su moduli realistici e confessionali è molto buona. Sarebbe stata ancora migliore se ancora più asciutta.

CONVIVENZA FORZATA
La situazione impostata per il racconto è perfetta, così come l’intero impianto narrativo. Ottima anche la scelta delle immagini e la trasposizione dell’angoscia di spossessamento nella sovrapposizione tra vita interiore del demone e psicologia dell’umano. Il racconto avrebbe avuto una riuscita ancora migliore se si fosse usato meno il registro del fantastico (più adatto a un romanzo) e più la microdescrizione (oggetti, ambienti, parti del corpo) con susseguente effetto di realtà.

L’INTRUSO
Buona rivisitazione in un modulo classico del racconto demoniaco, anche nelle sue versioni cinematografiche e fumettistiche. Forse un eccessivo autocompiacimento nel lessico. Lo sputo è “succulento”, la mamma diventa “mammina”. A mio parere queste varianti appaiono leziose. Un trattamento più neutro della veste stilistica potrebbe rendere il racconto ancora più piacevole da leggere, consistendo, questo piacere, nell’essere un po’ spaventati e un po’ conniventi con il male.

HO BISOGNO DEL TUO AIUTO
Il finale appare ampiamente prevedibile, forse troppo. La situazione narrativa è per il resto buona, minamale ma efficace. Anche il controllo stilistico tiene. Funziona l’attenzione su certi dettagli anatomici (piccoli gesti come massaggiarsi “il ponte del naso” mentre si pensa a cosa rispondere). Il contorno pop (o trash) valorizza l’ambientazione e la vicenda.

LO SMEMORATO
Ambientazione sospesa, piano dell’incanto percettivo e della corporeità, presente prolungato, tono conviviale. Questi gli elementi centrali del racconto, che procede con un certa levità e un andamento godibile attraverso un’impostazione dialogica forse un po’ troppo dominante rispetto ad altre forme discorsive che avrebbero forse reso meglio il contesto e gli oggetti del racconto.

QUI NON C’È NESSUNO
“Lezzo urticante”; “l’appartamento è popolato di fiamme”; “Michele irrora di schiuma i focolai”. Non si rende un buon servizio al testo mettendo questi sintagmi artificiosi all’inizio di un racconto.
Urticante, popolare, irrorare a me sembrano parole fuori posto, strane per essere strane.
Chiedo scusa per la durezza con cui vincolo il giudizio al piano del linguaggio, ma senza cura della lingua è difficile che la scrittura funzioni.
Apprezzo invece le immagini perturbanti, che sono ben gestite.

OGNUNO HA I SUOI BISOGNI
La godibilità del racconto è autoevidente al punto che è difficile dare una motivazione al giudizio positivo. Tutto funziona a dovere e con perfetto tempismo: la meccanica frasale, il tono in falsetto, la mimesi di ambienti e personaggi, la creazione di false attese nel lettore, la logica della buona barzelletta, il ritmo, la chiusura in forma di motto di spirito.
Una piccola macchina perfetta.



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