Redenzione è l'anagramma di Corruzione.

Appuntamento fissato per le ore 21.00 di lunedì 21 novembre
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F.M.Rigget
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Redenzione è l'anagramma di Corruzione.

Messaggio#1 » lunedì 21 novembre 2022, 23:24

«Questa è roba tua.» Il fascicolo piombò sulla mia scrivania con la stessa ineluttabilità che avrei sposato io quella notte, rinunciando ancora una volta a dormire. Nonostante tutto, non mi scomodai ad alzare lo sguardo più di quel che fu necessario affinché riuscissi a pizzicare il colore del plico contenente un offensivo quantitivo di documenti.
Nero. Penale.
«Grazie.» Lo liquidai così, senza troppe cerimonie, ma sapevo già che non sarebbe stato tanto semplice togliermelo di torno.
«Ce l’hai il codice?»
«…Per chi mi hai presa?» Risposi più in cagnesco del solito, ma questo parve divertirlo. Starnazzò qualcosa -se un complimento o un insulto non avrei saputo dirlo-, poi si incamminò verso la porta.
«È la tua prima roba grossa, non farti fottere.» Disse quando raggiunse lo stipite. L’eleganza del mio ufficio mal si combinava con le ammaccature del legno della porta, proprio lì dove lui stava passando la punta delle dita. Avrei dovuto smettere di lanciare la roba. «La prima volta che entrai qui, il mio mentore mi disse una cosa che adesso voglio dire a te.» L’attimo di suspance durò più del dovuto. «“Non fare nulla che non sia essenziale.”» Mormorò infine, masticando l’ultima parola con la stessa flemma che di solito riservava al filtro delle sue sigarette. «Le cause di principio valgono doppio, Dottoressa. Tienilo a mente.»
Quando se ne fu andato trascinai verso di me il plico nero. Era pesante, proprio come la sensazione che mi agguantò il collo quando lessi il capo di imputazione.
Corruzione.
Mi ritrassi, portando le mani al petto per un lungo, lunghissimo istante. Non mi stupii che nessuno avesse voluto prendere il caso e che fosse finito proprio da me: ero l’unica ad accettare le cause perse.
Continuai a ripetermi quella frase tutta la notte, durante quelle che seguirono e -caricata a molla da una stanchezza che era ormai diventata adrenalina- anche lungo il tragitto che, ben un mese dopo, mi condusse al Palazzo di Giustizia.
«Che schifo la vita.» Mormorai, lasciando cadere il mio cappotto sulla sedia del primo banco.
«Come dice, Dottoressa?» Pigolò la nuova tirocinante, avvicinandosi sulla punta dei suoi piedini da ballerina. Era fresca di laurea, e i miei superiori sembravano aver deciso che a toglierle il disincanto sul nostro lavoro sarei dovuta essere io. Un tocco di sessismo che non guastava mai. «La causa di oggi sembra delicata. Le auguro in bocca al lupo.» Aggiunse, sollevando la toga nera alle mie spalle cosicché potessi indossarla con più facilità.
Avrei voluto dirle che gli auguri doveva farli a se stessa, ma non ne ebbi il tempo: la secondina si aprì e l’imputato entrò in aula, annunciato dal claustrofobico tintinnare delle catene d’ossidiana che gli bloccavano mani e piedi.
L’aula era vuota, fatta eccezione per il giudice e l’avvocato della difesa. Il motivo fu evidente quando il miasma iniziò a sollevarsi in lente spirali dal corpo dell’uomo in catene, simile a fumo di sigaro rancido. In un istante, l’aria divenne irrespirabile.
Conoscevo gli effetti della corruzione sull’anima di un uomo. Tutti li conoscevano. Vederli di persona, però, era tutta un’altra cosa. Ragion per cui perdonai la tirocinante che, voltandosi di scatto, non riuscì a trattenere un conato di vomito, rigettando nel cestino (il mio).
«Il Pubblico Ministero è pronto?» Chiese il giudice, lanciandomi uno sguardo di sottecchi. Alle sue spalle, illuminato dalle candele purificatrici di salvia bianca, campeggiava l’insegna: “L’anima è uguale per tutti.”.
Tacqui.
Il mio sguardo scivolò sulla figura dell’uomo malamente accomodato sulla sedia di legno lucido poco distante da me. Registrai i dettagli della sua persona con la stessa chirurgica determinazione che mi aveva portato ad essere lì quel giorno.
Gli occhi ciechi, poiché la corruzione impedisce di vedere davvero i danni inflitti a se stessi e agli altri.
Le orecchie sciolte dalle suppliche delle vittime.
La bocca storta dalle mille bugie.
E poi la pelle livida, sporcata dal sapore amaro della scelta che aveva fatto il giorno in cui aveva deciso di vendere ciò in cui credeva. Tutto ciò che sognava.
Non sarebbe stato semplice.
«È impossibile farcela, Dottoressa…» Il rantolo della tirocinante al mio fianco mi indusse a voltare la testa. La osservai per un attimo, poi feci quello che mi riusciva meglio: la stronza.
«Quando la gente smette di credere nella giustizia, smette di credere in se stessa. È così che ci si apre alla Corruzione.» Ghignai di fronte al suo sgomento e a quello che sottendeva. «Se riusciamo ad accusarlo, potrà espiare la sua colpa e tornare a nuova vita. Altrimenti lo perdiamo, assieme ad un altro pezzo della bontà di questo mondo.»
Mi ero sempre chiesta perché la gente cedesse alla Corruzione, ma fu solo guardando l’instabile terrore nel volto della tirocinante che lo capii davvero.
«Redenzione è l’anagramma di corruzione.» Chiosai infine, inspirando a fondo nel sistemarmi i cordoni della toga.
«Veramente non è–…»
«Chiudi quella fottuta bocca, ragazzina.»

E iniziai la discussione.


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Re: Redenzione è l'anagramma di Corruzione.

Messaggio#2 » lunedì 21 novembre 2022, 23:30

Ciao Federica e benvenuta nell'Arena! Caratteri e tempo ok, buona MICHELE VACCARI EDITION!

Su fb, se lo usi, mi trovi come Maurizio Bertino. Ti consiglio, se già non ci sei, di entrare nel gruppo fb di MC perché penso che sia il modo migliore di godersi la partecipazione, dalla prima fila e compartecipando in modo più attivo con il resto della community :)

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F.M.Rigget
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Re: Redenzione è l'anagramma di Corruzione.

Messaggio#3 » lunedì 21 novembre 2022, 23:34

Antico ciao!
Non uso Facebook, quindi ho difficoltà ad accedere (sono una creatura mitologica, sì). Cerco comunque di recuperare le credenziali!
Ti ringrazio ^^
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Re: Redenzione è l'anagramma di Corruzione.

Messaggio#4 » lunedì 21 novembre 2022, 23:36

Puoi comunque scrivermi in pm qui sul forum ;)

Giovanni P
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Re: Redenzione è l'anagramma di Corruzione.

Messaggio#5 » venerdì 25 novembre 2022, 14:05

Buongiorno,

Il racconto è curato e scritto molto bene, ma non mi ha emozionato.
Prendi pure questa considerazione con leggerezza, è solo un fatto di gusti personali.
Sul piano tecnico ho poco da dire, i dialoghi sono scritti bene come le descrizioni e i pensieri dei personaggi.
Ti faccio un in bocca al lupo per la gara, a rileggerti.

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Mario Mazzafoglie
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Re: Redenzione è l'anagramma di Corruzione.

Messaggio#6 » venerdì 25 novembre 2022, 17:52

Redenzione è l'anagramma di corruzione - F.M. Riggett

Ciao Riggett, un piacere leggerti.
Ammetto di essere molto combattuto nel discutere di questo racconto. Da una parte c'è qualcosa che amo molto, ossia la storia in sè, perchè mi ha incuriosito e affascinato; dall'altra parte c'è un'esecuzione che ho trovato subottimale in molti passaggi e non mi ha convinto più di tanto.
Un esempio sta nella parte inziale, dove c'è questo qualcuno che sbatte un fascicolo sulla scrivania della protagonista ma passano 10 righe e non riusciamo a capire di chi si tratta. Non che sia poi fondamentale nell'economia del racconto, ma è un qualcosa che non ci si può permettere, soprattutto se si sceglie di narrare in prima persona.
Piccola correzione puramente tecnica poi: quando scrivi «Veramente non è–…» o usi il trattino (che poi non dovrebbe essere un trattino, ma un em dash "—" che è leggermente più lungo come vedi), o usi i puntini di sospensione. Entrambi non hanno senso, o meglio, uno esclude l'altro, perchè si tratta di due punteggiature dagli scopi diversi.
L'em dash (trattino) è un troncatura secca, dovuta a un'interruzione brusca da parte di qualcuno o dovuta a un rumore improvviso, mentre i punti di sospensione rappresentano un abbassamento di voce da parte del soggetto parlante. Per cui, nel tuo caso, andava bene il trattino e basta.
Detto questo, come anticipato, la storia mi è piaciuta, per originalità soprattutto.
Per cui è una buona prova, secondo me.
A rileggerti.

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F.M.Rigget
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Re: Redenzione è l'anagramma di Corruzione.

Messaggio#7 » domenica 27 novembre 2022, 12:34

Ciao a tutti e scusate il ritardo con cui vi rispondo, ma sono devastata dal lavoro (il che mi sta portando –ahimé– ad un lento decadimento fisico e mentale)!

Esordisco chiedendo a tutti di non peritarsi a fare le proprie osservazioni.
Scrivere in poco tempo, e con un argomento affidato da altri - a maggior ragione se alla fine di una giornata intensa - è sempre stato il mio grande tallone d'achille, perciò accolgo con piacere le vostre critiche che, quando costruttive, sono il regalo più bello che potete farmi!

Vi ringrazio per il tempo che dedicate a me e alla mia storia, cercherò sempre di rispondere a tutti. Se non lo faccio è perché lo stress ha prevalso (vi chiedo, se del caso, di piangermi copiosamente).

Via alla ghigliottina!


Giovanni P ha scritto:Buongiorno,

Il racconto è curato e scritto molto bene, ma non mi ha emozionato.
Prendi pure questa considerazione con leggerezza, è solo un fatto di gusti personali.
Sul piano tecnico ho poco da dire, i dialoghi sono scritti bene come le descrizioni e i pensieri dei personaggi.
Ti faccio un in bocca al lupo per la gara, a rileggerti.


Ciao Giovanni, grazie del commento!
In effetti convengo con te che il racconto sia carente sotto molti aspetti (che non fanno che aumentare ogni volta che lo rileggo, il che mi induce a ritenere di dover smettere di leggerlo).
Ti ringrazio comunque di aver trovato il tempo di leggermi e aver espresso con chiarezza il tuo punto di vista!

A presto,
Federica



Mario Mazzafoglie ha scritto:Redenzione è l'anagramma di corruzione - F.M. Riggett

Ciao Riggett, un piacere leggerti.
Ammetto di essere molto combattuto nel discutere di questo racconto. Da una parte c'è qualcosa che amo molto, ossia la storia in sè, perchè mi ha incuriosito e affascinato; dall'altra parte c'è un'esecuzione che ho trovato subottimale in molti passaggi e non mi ha convinto più di tanto.
Un esempio sta nella parte inziale, dove c'è questo qualcuno che sbatte un fascicolo sulla scrivania della protagonista ma passano 10 righe e non riusciamo a capire di chi si tratta. Non che sia poi fondamentale nell'economia del racconto, ma è un qualcosa che non ci si può permettere, soprattutto se si sceglie di narrare in prima persona.
Piccola correzione puramente tecnica poi: quando scrivi «Veramente non è–…» o usi il trattino (che poi non dovrebbe essere un trattino, ma un em dash "—" che è leggermente più lungo come vedi), o usi i puntini di sospensione. Entrambi non hanno senso, o meglio, uno esclude l'altro, perchè si tratta di due punteggiature dagli scopi diversi.
L'em dash (trattino) è un troncatura secca, dovuta a un'interruzione brusca da parte di qualcuno o dovuta a un rumore improvviso, mentre i punti di sospensione rappresentano un abbassamento di voce da parte del soggetto parlante. Per cui, nel tuo caso, andava bene il trattino e basta.
Detto questo, come anticipato, la storia mi è piaciuta, per originalità soprattutto.
Per cui è una buona prova, secondo me.
A rileggerti.


Ciao Mario, ti ringrazio di cuore per il commento!
Ho riflettuto molto su ciò che hai scritto e non posso che convenire con te su tutta linea (soprattutto lì dove scrivi che la storia ti è piaciuta, s’intende).

Per quanto riguarda il personaggio che troviamo all’inizio, e che perdiamo però subito dopo, hai ragione.
Ho voluto utilizzare quel personaggio come escamotage per cercare di introdurre la storia, facendo capire l’ambiente e il tipo di protagonista con cui ci troviamo a fare i conti: un’idealista di pessimo carattere.
Questa scelta, ai miei occhi, aveva giustificato anche questo misterioso personaggio che, nel raccomandarle di non fare niente di superficiale, cercava di ammansirla e imboccarla alla “giusta etica professionale” del Pubblico Ministero… che ovviamente la ragazza ha disatteso, perseguendo la sua speranza di salvare quell’anima corrotta.
Ecco, forse avrei dovuto riprendere i suggerimenti di questo supposto mentore proprio nel momento in cui lei sceglie i suoi principi a quelli comuni, dando così un ritorno e una giustificazione al personaggio.
Per esempio, mi viene ora in mente, che al posto di scrivere “Non sarebbe stato semplice” avrei potuto, invece, mettere “Avrei dovuto fare molto più dell’essenziale”.

Ancora, per quanto riguarda la voce narrativa, questo è assolutamente il mio primo esperimento nella scrittura in prima persona, in quanto di solito scrivo in terza. Ogni critica su questo versante, perciò, è ben accetta!

Faccio mia anche la correzione sull’Em Dash, che mi mette di fronte alla mia pochezza grammaticale, ma è un bene, si può sempre migliorare!

Ti ringrazio ancora per le correzioni e le tue opinioni, ne farò tesoro!

A presto,
Federica
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kruaxi
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Re: Redenzione è l'anagramma di Corruzione.

Messaggio#8 » lunedì 28 novembre 2022, 2:18

Redenzione è l’anagramma di corruzione
di F.M.Rigget


Ciao Federica.

Mi sono trovato in grande difficoltà con questo racconto.
Scritto in un modo piacevole, estroso… però è la storia in se a lasciarmi perplesso.
Niente è spiegato e, pur se questo non è necessariamente un male (anzi), ci si aggira un po’ confusi per le ampie stanze di questo tribunale. Mi pare di capire, nonostante i personaggi sembrino sulle prime provenire da un Perry Mason et similia, si tratti di un tribunale celeste, ultraterreno.
Non so, non sono affatto certo di averlo compreso, a partire dal titolo: è sicuramente colpa mia.

Stefano

alexandra.fischer
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Re: Redenzione è l'anagramma di Corruzione.

Messaggio#9 » lunedì 28 novembre 2022, 15:47

Tema centrato. Ci sono due ben passaggi del testimone. Bella questa evoluzione del personaggio, un avvocato donna che dal tirocinio passa alla professione. Certo ha imparato a fare l’essenziale, dopo una gavetta a base di pratiche monumentali e notti insonni. Simpatica la nuova tirocinante e ben resa l’atmosfera con un tocco weird del tribunale, vedi le catene di onice che bloccano l’imputato. Molto bella anche la descrizione di quest’ultimo, dal fisico e dalla mente corrotti: a quanto pare, nel tuo mondo, ci sono diversi tipi di corruzione, l’odore rancido del corpo, la bocca storta dalle bugie, pelle illividita dall’avere svenduto i propri sogni. Amara la morale finale: corruzione fa rima con redenzione, certo, ma a caro prezzo. La corruzione si nasconde nell’instabilità caratteriale e la tirocinante la mostra molto bene. Ottima storia

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Gennibo
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Re: Redenzione è l'anagramma di Corruzione.

Messaggio#10 » martedì 29 novembre 2022, 12:25

Ciao Francesca, benvenuta qui su Minuti contati, è stato un piacere leggere la tua storia, mi è piaciuta molto, ho trovato che hai declinato il tema in modo originale e hai uno stile molto bello.
Come ti hanno già fatto notare gli altri, però, ci sono problemi a livello di gestione delle informazioni.
Le prime due righe del racconto dovrebbero immergere il lettore nel mondo che hai immaginato e in questo caso, per farlo, parafrasando Hemingway, dovresti eliminare un po’ delle tue belle frasi,
Qualcosa tipo:

Il fascicolo piombò sulla mia scrivania. Nero: penale. Conteneva un offensivo quantitativo di documenti.
Qui la protagonista potrebbe alzare gli occhi dal fascicolo e guardare il tipo, non dici cosa fa lei, ma fai una brevissima descrizione del tipo che poi parla:
«È la tua prima roba grossa, non farti fottere.»
«Grazie.» Lo liquidai così, senza troppe cerimonie. (in questa botta e risposta il grazie risulta ironico al punto giusto.)
«Ce l’hai il codice?»
«…Per chi mi hai presa?» Risposi più in cagnesco del solito, ma questo parve divertirlo. Si incamminò verso la porta, starnazzando qualcosa, un complimento o un insulto, non avrei saputo dirlo.


Così si sarebbe entrati di più nella storia, perché le belle frasi che metti in realtà confondono il lettore, non servono a chiarire la storia, lo confondi, e in più, tagliando, corri meno il rischio di inutili ripetizioni (tipo “roba”).
Ad esempio:
Il fascicolo piombò sulla mia scrivania con la stessa ineluttabilità che avrei sposato io quella notte, rinunciando ancora una volta a dormire. (?)
Poi lo spieghi meglio ed è più chiaro quando dici: Conteneva un offensivo quantitativo di documenti. (e qui, che hai detto che c’è molta roba da fare, puoi commentare qualcosa riguardo la notte di lavoro)

E qui: Nonostante tutto, (perché nonostante tutto?) non mi scomodai ad alzare lo sguardo più di quel che fu necessario (ma dove stava guardando allora?) affinché riuscissi a pizzicare il colore (quale colore? È vero, lo hai scritto, è nero, ma è troppo lontano e dobbiamo capire troppe altre cose perché ci rimanga in mente) del plico contenente un offensivo quantitativo di documenti.

Spero di rileggerti presto, ho grandi aspettative al riguardo.
Saluti e buona edition!

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Daniele
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Re: Redenzione è l'anagramma di Corruzione.

Messaggio#11 » martedì 29 novembre 2022, 19:14

Ciao Federica, piacere di leggerti!
Ho personalmente apprezzato il racconto, una sorta di tribunale nell'aldilà dove un mentore consiglia alla novizia di rimanere "pulita". Mi ha ricordato vagamente "insomnia" con al panino come dinamica, e non lo dico come punto a sfavore.
Belli i dialoghi, un po "pesanti" ma non so se è corretto il termine le parti descrittive.
Per me nel complesso una buona prova, con un tema centrato in modo non banale (anche se sempre di tribunale si tratta) e un velo di mistero sull'ambientazione che lascia un minimo di spazio all'interpretazione.
A rileggerti presto!

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AndreaCrevola
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Re: Redenzione è l'anagramma di Corruzione.

Messaggio#12 » martedì 29 novembre 2022, 22:32

Il racconto, pur con qualche inciampo, non mi è dispiaciuto. Ho apprezzato l'idea di fondo, ma credo che sia migliorabile la costruzione iniziale. Forse anche per i modi "hard-boiled", ho pensato subito a un poliziotto che riceve un caso indesiderato dal suo superiore proprio all'inizio di un turno di notte. Poi ho pensato a un avvocato difensore che accetta una causa persa. Invece, si scopre poi che si tratta di un magistrato accusatore. Anche la riflessione finale m'è parsa un po' contorta: in che senso "se lo accusiamo, lo salviamo"? In sintesi: buona l'idea, buona la psicologia della protagonista, meno bene lo sviluppo della trama e la definizione del personaggio stesso.

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christianfloris
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Re: Redenzione è l'anagramma di Corruzione.

Messaggio#13 » mercoledì 30 novembre 2022, 0:47

Non è male. Il tema è centrato, c’è un tocco di fantasy che viene innestato a metà racconto, un buon sviluppo della narrazione. Originale l’idea di sostituire la legge con l’anima.
Anche lo stile è curato, forse troppo in alcuni passaggi, dove si avverte un soffermarsi eccessivo e un po’ insistito su particolari non rilevanti ai fini dell’evoluzione della storia. La tirocinante è idealista e petulante, siamo d’accordo: ma il finale sembra un po’ tirato per i capelli. Prova comunque più che discreta.

La mia valutazione è 7,5

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Polly Russell
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Re: Redenzione è l'anagramma di Corruzione.

Messaggio#14 » mercoledì 30 novembre 2022, 10:27

Ciao e ben trovata.
C’è qualcosa che non mi convince… la storia mi piace. Certo il disfacimento fisico e visivo di un anima corrotta non è niente di nuovo, come non lo è il traferire un tribunale nell’ aldilà o immaginarne la complessa burocrazia: ma chi se ne frega. Se una storia è ben raccontata, se tiene su il ritmo e l’attenzione, che sia già sentita è l’ultimo dei problemi. Anzi, un problema non lo è affatto.
La tua protagonista è ben caratterizzata, solida e coerente.
Il contesto è tratteggiato bene, non hai avuto bisogno di spiego i, né di tell e allora cosa cacchio non mi convince?!
L’ho dovuto rileggere un alio di volte per capire sa dove venisse quella sensazione strana… e alla fine credo di esserci arrivata.
Il narrato.
è troppo lezioso e la costruzione delle frasi tiene a distanza.
“ Nonostante tutto, non mi scomodai ad alzare lo sguardo più di quel che fu necessario affinché riuscissi a pizzicare il colore del plico”
Sei in prima, chi è che pensa e parla così?
Qualcuno di certo, magari tu stessa, ma di solito preferisco un personaggio fruibile, leggero da leggere. Bastava togliere “quel che fu”, per esempio, per snellire la frase e farla sembrare reale.
Tutto il pezzo è così. Risulta distante, poi oh, è solo un parere personale.
Una cosa oggettiva invece é che l’elemento fantastico arriva o troppo tardi o troppo presto.
Troppo tardi perché alle catene di ossidiana siamo già a metà racconto e il lettore non ha avuto modo di capire cosa stesse leggendo e come immaginarlo.
troppo presto se volevi che fosse un effetto sorpresa.
Per il resto, come ti ho detto, la storia è buona, interessante. Anzi, è una di quelle ambientazioni su cui vorresti leggere un romanzo.
alla prossima
Polly

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Re: Redenzione è l'anagramma di Corruzione.

Messaggio#15 » mercoledì 30 novembre 2022, 20:45

Sono viva. E questa, di per sé, è già una buona cosa.
Perciò eccomi qua a rispondervi! <3

kruaxi ha scritto:Redenzione è l’anagramma di corruzione
di F.M.Rigget


Ciao Federica.

Mi sono trovato in grande difficoltà con questo racconto.
Scritto in un modo piacevole, estroso… però è la storia in se a lasciarmi perplesso.
Niente è spiegato e, pur se questo non è necessariamente un male (anzi), ci si aggira un po’ confusi per le ampie stanze di questo tribunale. Mi pare di capire, nonostante i personaggi sembrino sulle prime provenire da un Perry Mason et similia, si tratti di un tribunale celeste, ultraterreno.
Non so, non sono affatto certo di averlo compreso, a partire dal titolo: è sicuramente colpa mia.

Stefano


Ciao Stefano e grazie del commento!
In realtà non è colpa di nessuno, anzi: se non hai ben compreso se il racconto è fantastico o realistico, ho perfettamente realizzato il mio obiettivo. Ciò non significa, tuttavia, che abbia sviluppato il racconto in modo adeguato.
Mi spiego meglio: io amo molto scrivere racconti in cui il velo tra realtà e fantasia è labile, spesso così tanto da non permettere di capire davvero dove le due sfumature intersecano... tuttavia, visto che non sono né Saramago, né Màrquez, capirai che i miei risultati non spesso sono ottimali AHAHAH

Scrivere realismo magico è difficile ed è chiaro che devo ancora fare molta strada. Qui pago, per altro, lo scotto delle poche battute, quindi è una sfida in più!
Devo imparare a sfruttare meglio lo spazio a disposizione!

Grazie <3
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Re: Redenzione è l'anagramma di Corruzione.

Messaggio#16 » mercoledì 30 novembre 2022, 20:46

alexandra.fischer ha scritto:Tema centrato. Ci sono due ben passaggi del testimone. Bella questa evoluzione del personaggio, un avvocato donna che dal tirocinio passa alla professione. Certo ha imparato a fare l’essenziale, dopo una gavetta a base di pratiche monumentali e notti insonni. Simpatica la nuova tirocinante e ben resa l’atmosfera con un tocco weird del tribunale, vedi le catene di onice che bloccano l’imputato. Molto bella anche la descrizione di quest’ultimo, dal fisico e dalla mente corrotti: a quanto pare, nel tuo mondo, ci sono diversi tipi di corruzione, l’odore rancido del corpo, la bocca storta dalle bugie, pelle illividita dall’avere svenduto i propri sogni. Amara la morale finale: corruzione fa rima con redenzione, certo, ma a caro prezzo. La corruzione si nasconde nell’instabilità caratteriale e la tirocinante la mostra molto bene. Ottima storia



Alexandra ciao, grazie del commento!
Sei stata troppo buona, ma non me ne lamento... fammi gongolare un po'!

Spero avremo modo di confrontarci presto e nuovamente, mi farebbe piacere!
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Re: Redenzione è l'anagramma di Corruzione.

Messaggio#17 » mercoledì 30 novembre 2022, 21:04

Gennibo ha scritto:Ciao Francesca, benvenuta qui su Minuti contati, è stato un piacere leggere la tua storia, mi è piaciuta molto, ho trovato che hai declinato il tema in modo originale e hai uno stile molto bello.
Come ti hanno già fatto notare gli altri, però, ci sono problemi a livello di gestione delle informazioni.
Le prime due righe del racconto dovrebbero immergere il lettore nel mondo che hai immaginato e in questo caso, per farlo, parafrasando Hemingway, dovresti eliminare un po’ delle tue belle frasi,
Qualcosa tipo:

Il fascicolo piombò sulla mia scrivania. Nero: penale. Conteneva un offensivo quantitativo di documenti.
Qui la protagonista potrebbe alzare gli occhi dal fascicolo e guardare il tipo, non dici cosa fa lei, ma fai una brevissima descrizione del tipo che poi parla:
«È la tua prima roba grossa, non farti fottere.»
«Grazie.» Lo liquidai così, senza troppe cerimonie. (in questa botta e risposta il grazie risulta ironico al punto giusto.)
«Ce l’hai il codice?»
«…Per chi mi hai presa?» Risposi più in cagnesco del solito, ma questo parve divertirlo. Si incamminò verso la porta, starnazzando qualcosa, un complimento o un insulto, non avrei saputo dirlo.


Così si sarebbe entrati di più nella storia, perché le belle frasi che metti in realtà confondono il lettore, non servono a chiarire la storia, lo confondi, e in più, tagliando, corri meno il rischio di inutili ripetizioni (tipo “roba”).
Ad esempio:
Il fascicolo piombò sulla mia scrivania con la stessa ineluttabilità che avrei sposato io quella notte, rinunciando ancora una volta a dormire. (?)
Poi lo spieghi meglio ed è più chiaro quando dici: Conteneva un offensivo quantitativo di documenti. (e qui, che hai detto che c’è molta roba da fare, puoi commentare qualcosa riguardo la notte di lavoro)

E qui: Nonostante tutto, (perché nonostante tutto?) non mi scomodai ad alzare lo sguardo più di quel che fu necessario (ma dove stava guardando allora?) affinché riuscissi a pizzicare il colore (quale colore? È vero, lo hai scritto, è nero, ma è troppo lontano e dobbiamo capire troppe altre cose perché ci rimanga in mente) del plico contenente un offensivo quantitativo di documenti.

Spero di rileggerti presto, ho grandi aspettative al riguardo.
Saluti e buona edition!


Ciao Genni!
Ho letto le tue osservazioni con attenzione. Diverse volte, in realtà. Mi hai dato un bel po' di roba su cui ragionare quindi non posso che ringraziarti!

Quando scrivo, di solito, ho in mente un'immagine. Credo sia una cosa comune per tutti noi, in realtà: vedo scene, sento dialoghi, osservo le espressività dei personaggi (non sono schizofrenica, giuro). Al momento di dare forma e corpo a tutto questo, però, evidentemente annego nei miei stessi pensieri.

Rileggendo il tuo commento mi par di capire che il problema principale sia la narrazione, distante dal lettore tanto da tenerlo dietro un muro e farlo arrivare troppo lentamente all'immagine che sto cercando di delineare.
In realtà credo questo dipenda, come giustamente fai presente anche tu, dall'inesperienza nell'utilizzo della narrazione in prima persona. In effetti è la prima volta nella mia vita che scrivo in prima, ho sempre scritto in terza!
Temo sia per questo che la narrazione è così "pesante" rispetto al tenore del racconto, tu che dici?
Però oh, che posso dirti: appena ho iniziato a scrivere ho pensato che questa storia dovesse essere scritta in prima, e alla fine sono qui per imparare e mettermi alla prova... quindi sbaglierò finché non riuscirò al meglio HAHAHAHA


Grazie di cuore, davvero, il tuo commento è stato davvero utile!
Spero avremo presto occasione di confrontarci ancora!

A presto,
Federica
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Re: Redenzione è l'anagramma di Corruzione.

Messaggio#18 » mercoledì 30 novembre 2022, 21:07

Daniele ha scritto:Ciao Federica, piacere di leggerti!
Ho personalmente apprezzato il racconto, una sorta di tribunale nell'aldilà dove un mentore consiglia alla novizia di rimanere "pulita". Mi ha ricordato vagamente "insomnia" con al panino come dinamica, e non lo dico come punto a sfavore.
Belli i dialoghi, un po "pesanti" ma non so se è corretto il termine le parti descrittive.
Per me nel complesso una buona prova, con un tema centrato in modo non banale (anche se sempre di tribunale si tratta) e un velo di mistero sull'ambientazione che lascia un minimo di spazio all'interpretazione.
A rileggerti presto!


Ciao Daniele e grazie del commento!
Se hai tempo (e voglia) ti va di raccontarmi in che modo hai trovato i dialoghi "pesanti"? È una questione di pesantezza della narrazione o proprio i concetti ideologici su cui baso le conversazioni?

Ti ringrazio in ogni caso per aver dedicato del tempo a me e al mio bambino zoppo (il racconto) <3
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Re: Redenzione è l'anagramma di Corruzione.

Messaggio#19 » mercoledì 30 novembre 2022, 21:24

AndreaCrevola ha scritto:Il racconto, pur con qualche inciampo, non mi è dispiaciuto. Ho apprezzato l'idea di fondo, ma credo che sia migliorabile la costruzione iniziale. Forse anche per i modi "hard-boiled", ho pensato subito a un poliziotto che riceve un caso indesiderato dal suo superiore proprio all'inizio di un turno di notte. Poi ho pensato a un avvocato difensore che accetta una causa persa. Invece, si scopre poi che si tratta di un magistrato accusatore. Anche la riflessione finale m'è parsa un po' contorta: in che senso "se lo accusiamo, lo salviamo"? In sintesi: buona l'idea, buona la psicologia della protagonista, meno bene lo sviluppo della trama e la definizione del personaggio stesso.


Ciao Andrea, grazie per il tuo commento!
Mi rendo conto che lo sviluppo della storia non è ottimale, come tutti pago lo scotto dei pochi caratteri, ma nel mio caso c'è una buona dose di inesperienza che mi fa annaspare malamente prima di portarmi a toccare terra.

Rispondo alla tua ultima domanda come segue: nel nostro ordinamento, come in realtà molti altri a noi vicini, il Pubblico Ministero, per antonomasia, si occupa dell'accusa.
Forse per questo motivo, in ambito legale, il PM è la figura in assoluto più odiata. Certo, il suo ruolo è quello di enucleare una difesa efficace e sbattere la gente in galera, non può che essere cattivo, no?
In realtà io la vedo diversamente: in un mondo in cui la giustizia funziona, e la detenzione è realmente riabilitativa, il Pubblico Ministero è una figura portatrice della più grande opportunità che si può dare ad un reo, ossia quella di espiare le proprie colpe e rimettersi in gioco come persona pulita.
Ai miei occhi l'accusa non sempre è una punizione, ma può essere sinonimo di salvezza. Soprattutto se il PM è retto e applica con disciplina la legge.

Ecco vedi... mi rendo conto mentre scrivo, però, che ho dato per scontati tutti questi ragionamenti. Avrei dovuto darne un accenno, così da rendere rendere i lettori partecipi del mio punto di vista.
Avrei potuto togliere magari quel pippone iniziale sul mentore e concentrarmi di più su questo aspetto.

Scrivo ancora per me stessa, devo imparare a riflettere di più sulla percezione del lettore!

Ti ringrazio di cuore per avermi stimolato questa riflessione, spero che avremo presto l'opportunità di confrontarci ancora una volta!


P.s. spero di aver scritto in italiano comprensibile, ormai sono arrivata a dei livelli di stanchezza preoccupanti AHAHAHAH
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Re: Redenzione è l'anagramma di Corruzione.

Messaggio#20 » mercoledì 30 novembre 2022, 21:27

christianfloris ha scritto:Non è male. Il tema è centrato, c’è un tocco di fantasy che viene innestato a metà racconto, un buon sviluppo della narrazione. Originale l’idea di sostituire la legge con l’anima.
Anche lo stile è curato, forse troppo in alcuni passaggi, dove si avverte un soffermarsi eccessivo e un po’ insistito su particolari non rilevanti ai fini dell’evoluzione della storia. La tirocinante è idealista e petulante, siamo d’accordo: ma il finale sembra un po’ tirato per i capelli. Prova comunque più che discreta.

La mia valutazione è 7,5


Ciao Floris e grazie per il commento!
Non ho valutato che in un racconto di questo tipo, impostato su una linea schietta e cruda, una narrazione troppo elegante era da evitare. Pago pegno della mia prima esperienza con la narrazione in prima, mi sa!

Al prossimo racconto andrò meglio!
Almeno spero.
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Re: Redenzione è l'anagramma di Corruzione.

Messaggio#21 » mercoledì 30 novembre 2022, 21:45

Polly Russell ha scritto:Ciao e ben trovata.
C’è qualcosa che non mi convince… la storia mi piace. Certo il disfacimento fisico e visivo di un anima corrotta non è niente di nuovo, come non lo è il traferire un tribunale nell’ aldilà o immaginarne la complessa burocrazia: ma chi se ne frega. Se una storia è ben raccontata, se tiene su il ritmo e l’attenzione, che sia già sentita è l’ultimo dei problemi. Anzi, un problema non lo è affatto.
La tua protagonista è ben caratterizzata, solida e coerente.
Il contesto è tratteggiato bene, non hai avuto bisogno di spiego i, né di tell e allora cosa cacchio non mi convince?!
L’ho dovuto rileggere un alio di volte per capire sa dove venisse quella sensazione strana… e alla fine credo di esserci arrivata.
Il narrato.
è troppo lezioso e la costruzione delle frasi tiene a distanza.
“ Nonostante tutto, non mi scomodai ad alzare lo sguardo più di quel che fu necessario affinché riuscissi a pizzicare il colore del plico”
Sei in prima, chi è che pensa e parla così?
Qualcuno di certo, magari tu stessa, ma di solito preferisco un personaggio fruibile, leggero da leggere. Bastava togliere “quel che fu”, per esempio, per snellire la frase e farla sembrare reale.
Tutto il pezzo è così. Risulta distante, poi oh, è solo un parere personale.
Una cosa oggettiva invece é che l’elemento fantastico arriva o troppo tardi o troppo presto.
Troppo tardi perché alle catene di ossidiana siamo già a metà racconto e il lettore non ha avuto modo di capire cosa stesse leggendo e come immaginarlo.
troppo presto se volevi che fosse un effetto sorpresa.
Per il resto, come ti ho detto, la storia è buona, interessante. Anzi, è una di quelle ambientazioni su cui vorresti leggere un romanzo.
alla prossima


Ciao Polly e grazie del commento!
Non sei la prima che mi fa presente la pesantezza della narrazione e devo dare ragione anche a te!
Come dicevo anche agli altri, questa è letteralmente la prima volta che scrivo in prima persona, ho sempre e solo scritto in terza, certo ben diversa da quella più immediata e fruibile della prima, quindi ho battuto fortissimo contro il muro dell'inesperienza AHHAHAHAHA

Ad essere onesta, a mio avviso un racconto come questo non poteva che essere scritto in prima, perciò mi accollo le giustissime critiche e avrete presto mie notizie... tutte scritte in prima persona, ovviamente.

Per quanto riguarda l'elemento magico/onirico, invece, aggiungerlo con quella tempistica è stata una scelta.
Non volevo che fosse una sorpresa, anzi, volevo introdurlo con semplicità, lasciando il lettore in balia di un breve smarrimento dovuto al chiedersi: "Sì, un secondo, ma dove siamo allora? È un racconto realistico o fantastico?".
Come dicevo a Stefano questo era il mio obiettivo, da grande appassionata di realismo fantastico e genere weird, quale sono. Tuttavia, un conto è essere amante di un genere, un conto è saperlo scrivere.
Avrei dovuto gestire meglio lo spazio a mia disposizione, collocando con maggior sapienza gli elementi caratterizzanti la storia!

BEH, la prossima volta andrà meglio (spero)

Grazie davvero, spero avremo presto modo di confrontarci nuovamente! ^^
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Re: Redenzione è l'anagramma di Corruzione.

Messaggio#22 » giovedì 1 dicembre 2022, 15:36

F.M.Rigget ha scritto:
Daniele ha scritto:Ciao Federica, piacere di leggerti!
Ho personalmente apprezzato il racconto, una sorta di tribunale nell'aldilà dove un mentore consiglia alla novizia di rimanere "pulita". Mi ha ricordato vagamente "insomnia" con al panino come dinamica, e non lo dico come punto a sfavore.
Belli i dialoghi, un po "pesanti" ma non so se è corretto il termine le parti descrittive.
Per me nel complesso una buona prova, con un tema centrato in modo non banale (anche se sempre di tribunale si tratta) e un velo di mistero sull'ambientazione che lascia un minimo di spazio all'interpretazione.
A rileggerti presto!


Ciao Daniele e grazie del commento!
Se hai tempo (e voglia) ti va di raccontarmi in che modo hai trovato i dialoghi "pesanti"? È una questione di pesantezza della narrazione o proprio i concetti ideologici su cui baso le conversazioni?

Ti ringrazio in ogni caso per aver dedicato del tempo a me e al mio bambino zoppo (il racconto) <3


Nono per i dialoghi avevo scritto belli, per me sono stati un punto di forza. La "pesantezza" la sentivo un po' nelle parti descrittive, non mi sono spiegato bene io mi sa, ho saltato una virgola nel commento :)
Un esempio può essere il fatto che hai iniziato più di una frase con una negazione piuttosto che un pensiero o un'intenzione "attiva, per il resto penso sia più un mio gusto personale, preferisco la terza persona al passato in primis, in alternativa la prima al presente, ma ripeto, è un gusto personale mio, il racconto mi è piaciuto sia per idea che per esecuzione.

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Re: Redenzione è l'anagramma di Corruzione.

Messaggio#23 » giovedì 1 dicembre 2022, 23:07

Daniele ha scritto:
F.M.Rigget ha scritto:
Daniele ha scritto:Ciao Federica, piacere di leggerti!
Ho personalmente apprezzato il racconto, una sorta di tribunale nell'aldilà dove un mentore consiglia alla novizia di rimanere "pulita". Mi ha ricordato vagamente "insomnia" con al panino come dinamica, e non lo dico come punto a sfavore.
Belli i dialoghi, un po "pesanti" ma non so se è corretto il termine le parti descrittive.
Per me nel complesso una buona prova, con un tema centrato in modo non banale (anche se sempre di tribunale si tratta) e un velo di mistero sull'ambientazione che lascia un minimo di spazio all'interpretazione.
A rileggerti presto!


Ciao Daniele e grazie del commento!
Se hai tempo (e voglia) ti va di raccontarmi in che modo hai trovato i dialoghi "pesanti"? È una questione di pesantezza della narrazione o proprio i concetti ideologici su cui baso le conversazioni?

Ti ringrazio in ogni caso per aver dedicato del tempo a me e al mio bambino zoppo (il racconto) <3


Nono per i dialoghi avevo scritto belli, per me sono stati un punto di forza. La "pesantezza" la sentivo un po' nelle parti descrittive, non mi sono spiegato bene io mi sa, ho saltato una virgola nel commento :)
Un esempio può essere il fatto che hai iniziato più di una frase con una negazione piuttosto che un pensiero o un'intenzione "attiva, per il resto penso sia più un mio gusto personale, preferisco la terza persona al passato in primis, in alternativa la prima al presente, ma ripeto, è un gusto personale mio, il racconto mi è piaciuto sia per idea che per esecuzione.


Ci sta perfettamente!
La prossima volta -se il racconto che immaginerò lo concede- voglio riprovare con la narrazione in prima, ma dedicherò attenzione al testo!

Ti ringrazio di cuore per avermi risposto ancora una volta, spero che avremo modo di confrontarci ancora! :)
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Re: Redenzione è l'anagramma di Corruzione.

Messaggio#24 » venerdì 2 dicembre 2022, 0:33

Ciao Federica, io penso che sia i dialoghi che la prima persona non siano un problema in questo racconto. Puoi provare ad alleggerire il testo di frasi che appesantiscono la narrazione. Una cosa che mi ha detto Mario Pacchiarotti riguardo il mio testo secondo me può andare bene anche per te, ed è questa: Alcune frasi sono un po' troppo complicate e lunghe. Ricorda che, in special modo quando stai affrontando un racconto che punta sul coinvolgimento emotivo del lettore, più brevi sono le frasi, più incalzante la storia, più il lettore sarà coinvolto. Non deve essere distratto dal tentativo di capire cosa stai dicendo.
Una spiegazione chiara di quello che dovremmo fare io e te ;)

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Re: Redenzione è l'anagramma di Corruzione.

Messaggio#25 » giovedì 8 dicembre 2022, 21:38

Ciao

uno dei racconti più originali che ho letto in questo gruppo. Mi ha ricordato le atmosfere di certi racconto di Durrenmatt. Ho apprezzato l'idea del contrappasso condanna/redenzione, l'ho trovato ironico e particolare. Magari avresti potuto alleggerire qua e la la prosa con qualche limatura su avverbi o aggettivi di troppo, ma tutto sommato la cosa non ha inficiato il risultato finale.
per me un pollice su.

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Re: Redenzione è l'anagramma di Corruzione.

Messaggio#26 » mercoledì 21 dicembre 2022, 10:34

F.M.Rigget ha scritto:Ti ringrazio di cuore per avermi stimolato questa riflessione, spero che avremo presto l'opportunità di confrontarci ancora una volta!


Da buon novizio, non mi ero accorto delle notifiche del forum :-)
Penso che la questione sia legata ai "topos" classici del genere / ambientazione. In un arco di scrittura così breve, c'è poco tempo per spiegare le differenze rispetto alle aspettative convenzionali del lettore. In questo caso, io mi sono affacciato alla lettura cercando indizi che confermassero la mia idea iniziale del personaggio e del genere... non trovandoli espressi in modo chiaro, mi sono sentito un po' smarrito.

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