Un altro giro

Appuntamento fissato per lunedì 20 novembre 2023 alle ore 21.00 con un tema di Jack Sensolini e Luca Mazza!
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Luca Moggia
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Un altro giro

Messaggio#1 » martedì 21 novembre 2023, 1:00

Esco nel vicolo dietro il CBGB, la porta del locale si chiude dietro di me e taglia via il suono acido delle chitarre dei Germs.
Respiro affannato, ho freddo. Quante ore sono passate? Due? Forse tre? Troppe.
Infilo una mano nella tasca della felpa e tiro fuori la bustina di plastica mezza vuota. Se c’è una cosa sicura è che la roba è sempre poca.
Sempre, fottutamente, troppo poca.
Vado a sedermi sul gradino dove venivamo a farci con Jade prima dei concerti e tiro fuori la scatoletta con la siringa. Mi tremano le mani mentre tiro su la manica della felpa.
Sul braccio pallido e rinsecchito, le vene si vedono da Dio. Attraversano la pelle pallida come strade viola e i vecchi buchi cicatrizzati, sembrano fermate dell’autobus.
Solo che non portano da nessuna parte.
Infilo l’ago, la punta entra bene, non sento nemmeno un pizzico e mi rilasso, appoggiato al portone che mi sembra soffice e comodo, come un divano.
Sto bene, tutto intorno c’è pace. Una pace che non puoi trovare da nessun’altra parte. E lo sento. Il calore che sale in tutto il corpo, mi riempie ogni cellula. E’ come un abbraccio amorevole di mille persone, condensato in dieci secondi.
Però il petto mi pesa, faccio una fatica maledetta per riempire d’aria i polmoni, è troppo pesante.
Anche Jane diceva che respirava male, l’ultima sera che ci siamo seduti qui.
Non mi importa, se stavolta ci siamo è così che doveva andare. Sono bravo ad arrendermi, lo sono sempre stato. Tanto vale godersi il viaggio.


Estate. Sulla strada di fronte alla casa dove abitavo da piccolo ci sono tutti: Casey Almond smilzo come un chiodo, Jade Bloom con i capelli legati in una treccia e Chris Sarand appoggiato alla sua bici rossa.
Mia madre è lì che parla con loro. Ha addosso una vestaglia viola e i capelli grigi pieni di bigodini di plastica. La vedo indicare la curva in fondo alla strada mentre con l’altra mano regge la bottiglia di wiskey.
Quando Casey urla “Al cimitero!”, anche gli altri saltano sulle bici e svoltano l’angolo.
Voglio andare con loro.
Mamma è rientrata e mi saluta dalla finestra con un sorriso triste.
Vai anche tu Mike, ma fai il bravo.

Oltrepasso le bici appoggiate al muretto del cimitero e spingo il cancello che cigola e raschia il cemento. La ghiaia mi scricchiola sotto i piedi mentre cammino nel vialetto costeggiato di lapidi nuove di zecca.

I miei amici sono là, sullo spiazzo in fondo al viale seduti a terra, con i vestiti impolverati di bianco e le sigarette in bocca. Jade soffia il fumo per aria e tossisce “Queste le ho fregate a zia Janet, sono forti!” la sua vocina sembra svanire, assorbita dalla terra del campo santo.

Mi avvicino cercando di non fare rumore con le tombe che mi sfilano a fianco. Più mi avvicino ai miei amici e più diventano vecchie, malmesse, coperte di rampicanti.
Le ultime tre sono più piccole delle altre, hanno le lapidi piene di crepe e di sporcizia. Passo la mano sul marmo freddo, una polvere marroncina mi si appiccica al palmo.

Casey Almond, 27 giugno 1968 – 30 aprile 1980.
Chris Sarand, 1° ottobre 1966 – 13 febbraio 1981.
Jade Bloom, 10 aprile 1966 – 20 maggio 1981.

Chris salta in piedi e si cala il cappuccio della felpa grigia sugli occhi. “Giochiamo al… beccamorto!”. Gli altri lanciano un coro di approvazione e iniziano a correre sparpagliandosi fra le tombe.
Avevamo cominciato così, per gioco, senza direzione, senza nessuno che ci dicesse a cosa ci stavamo avviando.
Voglio dirgli di stare attenti, di seguire una direzione, di farsi una vita dritta, orientata con dei progetti ma le parole non mi vengono, sento di nuovo freddo e una mano sul viso.

“Cazzo ha le pupille come due spilli. Tiriamolo su, svelti!” sento che l’uomo è vicino a me ma la voce mi sembra lontana.
Una luce blu lampeggia sul muro del vicolo.
“Forza, forza!” una donna mi prende per i piedi, porta una camicia bianca e ha i capelli biondi come Jade, ma senza treccia. Qualcuno mi afferra per le spalle, mi sento sollevare mentre vedo il retro di un’ambulanza con i portelloni aperti.

Mi tireranno fuori, anche questa volta, così potrò vagare di nuovo senza una direzione, senza punti di riferimento con l’unica certezza di ricominciare il giro.


"A volte, impazzire è una risposta appropriata alla realtà" - Philip K. Dick

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antico
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Re: Un altro giro

Messaggio#2 » martedì 21 novembre 2023, 1:10

Ciao Luca! Parametri rispettati, buona IGNORANZA EROICA EDITION!

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MatteoMantoani
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Re: Un altro giro

Messaggio#3 » martedì 21 novembre 2023, 4:47

Ciao Luca, piacere di leggerti.
Interessante declinazione del tema, anzi.. classica: l'inferno che ognuno si porta dentro, soprattutto quando è dipendente da una droga. La cosa che mi è piaciuta molto è la capacità, attraverso la visione, di fare leva sui ricordi e sui rimpianti. La scena infantile con gli amici ancora in vita funziona, come anche il tentativo del protagonista di mettere inutilmente sulla buona strada gli amici. Il difetto per me sta in una scarsa empatia verso questi, cioè il lettore non riesce a sentire appieno la potenza di questo ricordo. Credo che il motivo è che ci sono troppi personaggi, all'inizio hai citato Jade, e secondo me una sola bastava. Potevi approfondire di più il rapporto del protagonista con questa ragazza, fare sentire di più il rimpianto per l'amore perduto (elemento potente che funziona sempre) e tralasciare gli altri due personaggi di cui in realtà finisci solo per dire il nome.
Resta una buona scena e per me una buona idea, da migliorare per ottimizzarne il potenziale e renderla ancora più coinvolgente.
Grazie e alla prossima!

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antico
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Re: Un altro giro

Messaggio#4 » martedì 21 novembre 2023, 11:00

Luca, hai un mio PM che ti aspetta.

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Luca Moggia
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Re: Un altro giro

Messaggio#5 » martedì 21 novembre 2023, 11:56

antico ha scritto:Luca, hai un mio PM che ti aspetta.


Ciao Antico,

visto e risposto.

Grazie mille!
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Emiliano Maramonte
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Re: Un altro giro

Messaggio#6 » martedì 21 novembre 2023, 12:16

Ciao Luca, sono molto felice di rileggerti!
Il racconto complessivamente mi è piaciuto e ciò conferma l'impressione molto positiva che ho dei tuoi scritti e del tuo talento.
Ben scritto, ben condotto, con il giusto pathos e con tutti gli elementi per una storia che possa offrire la giusta profondità. Non ho particolari appunti da farti, se non che hai messo sul piatto elementi piuttosto "telefonati" che compongono un quadro finale evidente e ben prevedibile nei suoi tratti essenziali. Intendiamoci, non è affatto un male, ne guadagna sicuramente la comprensibilità della trama e la trasmissibilità del messaggio, però la mancanza di qualche bello scossone nella vicenda può determinare un allontanamento del lettore dai personaggi.
Per il resto, tema centratissimo!

Buona gara!
Emiliano.

Ragazzo
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Re: Un altro giro

Messaggio#7 » martedì 21 novembre 2023, 21:16

Ciao, bel racconto e il tema secondo me è centrato. Unica cosa: ma perché i personaggi sono americani? Non mi sembra che la nazionalità sia fondamentale in questo racconto, cioè non narri di usi e costumi che possono esserci solo in America, e quindi perché ambientarlo lì e non in Italia?

Dario17
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Re: Un altro giro

Messaggio#8 » mercoledì 22 novembre 2023, 11:33

Pezzo molto sfizioso e dai tratti sfacciatamente Kinghiani.
L'inferno come droga non è l'ultimo ritrovato della narrativa ma ci si può giocare per tirare fuori qualcosa di stuzzicoso e tu in gran parte del racconto lo hai fatto.
Nel ricordo hai dipinto cause e motivi che hanno portato il pg a infilarsi spesso e volentieri aghi nelle vene, un po' stereotipati magari.
Carino il particolare delle lapidi, sarebbe stato godurioso ai massimi vedere ognuno dei ragazzini appoggiarsi beatamente alla propria lapide per spippettare le sigarette rubate. Peccato.
Il finale è un po monco, con l'inevitabile epilogo di un tentativo di salvarlo dall'overdose, mi manca il collegamento, magari circolare, a qualcosa che davvero tenga in piedi il messaggio del racconto.
Jade, come ti ha scritto Matteo qua sopra?
Gli amici persi?
La madre?
L'ultima frase io la toglierei proprio: troppo mielosa, melodrammatica e che tenda furbescamente di palesare l'attinenza al tema.

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Thomas
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Re: Un altro giro

Messaggio#9 » mercoledì 22 novembre 2023, 20:14

Ciao Luca. Penso che il tuo sia un racconto veramente ben scritto. Ti sei confrontato con un mondo molto complicato, dove è semplice cadere nel già detto e nel paternalistico.
Hai dato vita, invece, a un componimento dai toni poetici e coinvolgenti.
Avrei voluto sapere di più di Jane, che appare solo per un istante, un amore puro sommerso dalla disperazione.
Non so perché ma ambientarlo nella vecchia Europa forse lo renderebbe ancora più affascinante.
Veramente bello.

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Manuel Marinari
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Re: Un altro giro

Messaggio#10 » giovedì 23 novembre 2023, 22:10

Ciao Luca, un racconto che mi è piaciuto molto e che mi ha lasciato anche molta tristezza, come ovviamente puoi immaginare. Purtroppo l’eroina ha caratterizzato gli anni in cui è ambientata la tua storia e così la distruzione di intere generazioni come quella di Mike e i suoi amici che ha perso. Ho letto gli altri commenti e vado nella direzione opposta, chiaramente sull’esperienza che ho avuto nel leggerti. In merito agli amici del personaggio: non ho avuto la necessità di voler sapere di più su loro e non ho avuto difficoltà nel provare empatia perché purtroppo la loro storia è la stessa che sta vivendo lui. Poi non so, sarà che sono nato in un quartiere della mia città dove di queste storie ne ho viste così tante…. Anche il finale ok, più che calzante con il tema e non l’ho trovato banale per questo motivo. Complimenti! Buona edition

Franco Zanella
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Re: Un altro giro

Messaggio#11 » sabato 25 novembre 2023, 18:15

Buongiorno Luca,
A mio avviso il tema è centrato.
Ho trovato il tuo racconto forte ed efficace. A me ha dato l’impressione di un incubo che continua anche dopo il risveglio. Ho trovato ben descritte tutte e tre le scene e la loro combinazione ricrea bene il percorso di vita di chi vive schiavo di una dipendenza: l’approccio, le sensazioni e la mancanza di prospettiva.
Bello anche il finale, a rimarcare lo smarrimento e la mancanza di vie di uscita.
Per me è una buona prova, buona Edition!

LeggErika3
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Re: Un altro giro

Messaggio#12 » domenica 26 novembre 2023, 1:15

Di questo racconto ho apprezzato l’interpretazione del tema, la scrittura evocativa ( soprattutto la descrizione delle sensazioni del “buco”) e, come notato da altri, un vago sapore kinghiano della vicenda: l’adolescenza mitica che diventa bussola del presente. Mi ha convinto meno l’ambientazione americana (in teoria la storia avrebbe potuto svolgersi anche in Islanda o in Perù, nella pratica l’Italia me l’avrebbe, a torto o ragione, fatta sentire più vera e meno romanzata) e due amici-personaggi sostanzialmente inutili (bastava Jade, visto che degli altri non dai caratterizzazioni). Ben descritta la madre.
Il bilancio è positivo.

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Mario Mazzafoglie
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Re: Un altro giro

Messaggio#13 » domenica 26 novembre 2023, 23:00

UN ALTRO GIRO - LUCA MOGGIA

Ciao Luca, un piacere leggerti.
Mi accodo ai complimenti che ti sono già stati fatti. Anche a me il tuo racconto è piaciuto molto.
L'appunto che mi permetto di fare è solo a livello di impaginazione se così si può dire: non ho capito perchè tutti quegli stacchi nel secondo periodo.
La prima parte fila liscia e fa parte di un un unico "momento". Anche la seconda, però. Quindi non ho capito perchè ogni 3/4 righe hai lasciato una riga di stacco.
Detto questo, come già ti dicevo prima, il racconto mi è piaciuto e apprezzo soprattutto quando la storia è chiara e non necessita di seconde o terze riletture.
Il tema, infine, è declinato bene.
Alla prossima, buona edition.

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Luca Moggia
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Re: Un altro giro

Messaggio#14 » martedì 28 novembre 2023, 15:23

Mario Mazzafoglie ha scritto:UN ALTRO GIRO - LUCA MOGGIA

Ciao Luca, un piacere leggerti.
Mi accodo ai complimenti che ti sono già stati fatti. Anche a me il tuo racconto è piaciuto molto.
L'appunto che mi permetto di fare è solo a livello di impaginazione se così si può dire: non ho capito perchè tutti quegli stacchi nel secondo periodo.
La prima parte fila liscia e fa parte di un un unico "momento". Anche la seconda, però. Quindi non ho capito perchè ogni 3/4 righe hai lasciato una riga di stacco.
Detto questo, come già ti dicevo prima, il racconto mi è piaciuto e apprezzo soprattutto quando la storia è chiara e non necessita di seconde o terze riletture.
Il tema, infine, è declinato bene.
Alla prossima, buona edition.


Ciao Mario,

ti ringrazio del commento positivo che fa sempre molto piacere ricevere!

Riguardo alle spaziature devo ammettere che non ho seguito una regola precisa.
In effetti le uniche che potevano essere giustificate sono appunto quella fra la prima e la seconda parte nonché fra la seconda e la terza (il momento in cui Mike torna semi-cosciente), per sottolineare il cambio scena.
Non sei il primo che mi fa notare questo elemento e in realtà gli spazi fra paragrafi sono a tutti gli effetti elementi tipografici. Come tali andrebbero curati.

Grazie mille della segnalazione, cercherò di applicarla nei prossimi scritti!

In bocca al lupo per questa edizione e alla prossima!
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Luca Moggia
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Re: Un altro giro

Messaggio#15 » martedì 28 novembre 2023, 15:40

LeggErika3 ha scritto:Di questo racconto ho apprezzato l’interpretazione del tema, la scrittura evocativa ( soprattutto la descrizione delle sensazioni del “buco”) e, come notato da altri, un vago sapore kinghiano della vicenda: l’adolescenza mitica che diventa bussola del presente. Mi ha convinto meno l’ambientazione americana (in teoria la storia avrebbe potuto svolgersi anche in Islanda o in Perù, nella pratica l’Italia me l’avrebbe, a torto o ragione, fatta sentire più vera e meno romanzata) e due amici-personaggi sostanzialmente inutili (bastava Jade, visto che degli altri non dai caratterizzazioni). Ben descritta la madre.
Il bilancio è positivo.


Ciao Erika,

piacere di leggere il tuo commento.
Sono felice che il racconto ti abbia coinvolto.
Quando le emozioni/sensazioni passano dal "foglio" al lettore, penso di aver centrato comunque l'obbiettivo più importante.

Anche il resto però conta e quindi cerco di risponderti in modo esaustivo.
Senza dubbio la vicenda poteva ambientarsi in qualsiasi Paese occidentale (e forse anche non occidentale). Il fatto di averlo messo in scena a Los Angeles non è dipeso da una scelta narrativa precisa quando dai miei gusti in fatto di musica e da alcune conoscenze ad essi collegate.
Sono infatti molto appassionato del genere punk e Los Angeles negli anni '80 ha rappresentato uno dei centri nevralgici di questa corrente musicale/culturale, da sempre collegata (anche) all'uso di droghe pesanti. Nel momento in cui ho scelto la declinazione del tema mi è venuto spontaneo ambientarlo in un contesto di quel tipo ma, come ti dicevo, senza un'esigenza narrativa precisa.

Sono curioso di capire il motivo per cui avresti preferito un'ambientazione italiana. Non sei la prima a esprimere questa preferenza e mi piacerebbe tenerne conto nei prossimi scritti.

Grazie per il tempo che hai dedicato alla lettura e per gli spunti di miglioramento!

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Re: Un altro giro

Messaggio#16 » martedì 28 novembre 2023, 15:50

Franco Zanella ha scritto:Buongiorno Luca,
A mio avviso il tema è centrato.
Ho trovato il tuo racconto forte ed efficace. A me ha dato l’impressione di un incubo che continua anche dopo il risveglio. Ho trovato ben descritte tutte e tre le scene e la loro combinazione ricrea bene il percorso di vita di chi vive schiavo di una dipendenza: l’approccio, le sensazioni e la mancanza di prospettiva.
Bello anche il finale, a rimarcare lo smarrimento e la mancanza di vie di uscita.
Per me è una buona prova, buona Edition!


Ciao Franco,

grazie per il commento positivo e per il tempo che hai dedicato alla lettura!

Sì, seguendo il tema, l'idea era proprio quella di rendere dei personaggi che si sono "persi" e non sono riusciti a trovare una direzione verso cui orientare in modo costruttivo le loro strade. E come giustamente osservi Mike, molto probabilmente, non
riuscirà nemmeno questa volta a trovare la mappa per uscire da questa trappola.
Avevo paura di essere stato troppo ambizioso ad affrontare un tema simile e il tuo commento mi fa doppiamente piacere!

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Re: Un altro giro

Messaggio#17 » mercoledì 29 novembre 2023, 18:07

Manuel Marinari ha scritto:Ciao Luca, un racconto che mi è piaciuto molto e che mi ha lasciato anche molta tristezza, come ovviamente puoi immaginare. Purtroppo l’eroina ha caratterizzato gli anni in cui è ambientata la tua storia e così la distruzione di intere generazioni come quella di Mike e i suoi amici che ha perso. Ho letto gli altri commenti e vado nella direzione opposta, chiaramente sull’esperienza che ho avuto nel leggerti. In merito agli amici del personaggio: non ho avuto la necessità di voler sapere di più su loro e non ho avuto difficoltà nel provare empatia perché purtroppo la loro storia è la stessa che sta vivendo lui. Poi non so, sarà che sono nato in un quartiere della mia città dove di queste storie ne ho viste così tante…. Anche il finale ok, più che calzante con il tema e non l’ho trovato banale per questo motivo. Complimenti! Buona edition


Ciao Manuel,

grazie del tempo che hai dedicato alla lettura e del bel commento!

Ho notato che in diversi hanno percepito come non necessari gli amici di Mike, con l'eccezione forse di Jade. A me è venuto spontaneo inserirli, non tanto come coprotagonisti o personaggi secondari della vicenda quanto come elemento per rendere l'idea di quanto non solo Mike, ma il mondo intorno a lui, fosse segnato da una perdita di direzione e di consapevolezza.
E poi, dico la verità, il gruppo di adolescenti con le biciclette mi ricorda troppo i bei tempi in cui la preoccupazione principale era dove/come passare il pomeriggio dopo scuola (e spesso anche la mattina!).

Sono molto contento che tu abbia apprezzato la scelta del gruppo di amici e anche, ma da punto di vista puramente narrativo, di averti trasmesso un senso di realismo in cui hai rivisto scene che hai conosciuto più da vicino.

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Re: Un altro giro

Messaggio#18 » giovedì 30 novembre 2023, 16:22

Thomas ha scritto:Ciao Luca. Penso che il tuo sia un racconto veramente ben scritto. Ti sei confrontato con un mondo molto complicato, dove è semplice cadere nel già detto e nel paternalistico.
Hai dato vita, invece, a un componimento dai toni poetici e coinvolgenti.
Avrei voluto sapere di più di Jane, che appare solo per un istante, un amore puro sommerso dalla disperazione.
Non so perché ma ambientarlo nella vecchia Europa forse lo renderebbe ancora più affascinante.
Veramente bello.


Ciao Thomas,

ti ringrazio per il tempo che hai dedicato alla lettura di questo racconto e sono molto
contento che ti abbia coinvolto.
Come giustamente hai detto il tema non è fra i più originali ed è circondato da diverse opinioni, alcune legate anche a giudizi morali. Insomma i rischi che descrivi sono effettivamente concreti e quindi, a maggior ragione, contento di averli evitati!.

Riguardo a Jane e agli altri personaggi, verissimo, sono tratteggiati appena. Ragionandoci su, grazie ai commenti, credo di averli inseriti più come elementi per simboleggiare che "l'inferno senza mappe" riguardava tutto il mondo di Mike e non solo una sua personale esperienza.

Molto interessante il fatto che anche tu avresti preferito un'ambientazione italiana/europea.
Sul perché ho scelto Los Angeles, rimando a quanto ho scritto già a Erika e chiedo anche a te di farmi sapere, se ne avrai voglia, il motivo di questa tua preferenza. Mi incuriosisce e vorrei tenerne conto nei prossimi scritti.

Grazie ancora e buona Ignoranza Eroica!
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Re: Un altro giro

Messaggio#19 » sabato 2 dicembre 2023, 11:23

Parto subito, in modo diretto, col dire che è un piacere quando ci si trova davanti a una così bella penna. Hai un equilibrio invidiabile nell'uso della scrittura immersiva che, si sa, ha tutti i pregi del mondo ma si porta dietro il rischio di restare ingarbugliati in un'asettica e noiosa lista della spesa. Tu sai muoverti molto bene grazie, secondo me, a una notevole abilità nello scegliere le parole. Detto questo trovo il rcconto davvero ben scritto. A me, contrariamente a quanto ho letto in alcuni commenti, è aarrivata tutta l'empatia con i personaggi e con la situazione e la scelta di accennare appena a Jane, rende tutto più godibile perché, con gli elementi che hai costruito intorno, mi hai dato la possibilità di immaginare, di interpretare e lasciare che Jane prendesse vita nella mia immaginazione di lettore. Alcune espressioni mi hanno fatto impazzire, come l'iniziale "la porta del locale si chiude dentro di me e taglia via il suono acido delle chitarre dei Germs". Bellissimo.
Non trovo difetti segnalabili in un racconto che sembra davvero andare nella direzione che tu hai scelto. La valutazione è per questo un bel pollice su con lode e abbraccio accademico.

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Re: Un altro giro

Messaggio#20 » sabato 2 dicembre 2023, 15:35

Dario17 ha scritto:Pezzo molto sfizioso e dai tratti sfacciatamente Kinghiani.
L'inferno come droga non è l'ultimo ritrovato della narrativa ma ci si può giocare per tirare fuori qualcosa di stuzzicoso e tu in gran parte del racconto lo hai fatto.
Nel ricordo hai dipinto cause e motivi che hanno portato il pg a infilarsi spesso e volentieri aghi nelle vene, un po' stereotipati magari.
Carino il particolare delle lapidi, sarebbe stato godurioso ai massimi vedere ognuno dei ragazzini appoggiarsi beatamente alla propria lapide per spippettare le sigarette rubate. Peccato.
Il finale è un po monco, con l'inevitabile epilogo di un tentativo di salvarlo dall'overdose, mi manca il collegamento, magari circolare, a qualcosa che davvero tenga in piedi il messaggio del racconto.
Jade, come ti ha scritto Matteo qua sopra?
Gli amici persi?
La madre?
L'ultima frase io la toglierei proprio: troppo mielosa, melodrammatica e che tenda furbescamente di palesare l'attinenza al tema.


Ciao Dario,

grazie per il commento, pieno di spunti interessanti!

Il dettaglio dei ragazzi appoggiati alle lapidi... mannaggia! Sai che era venuta in mente anche a me un'immagine simile? Ci ho rinunciato perché sul momento non riuscivo a metterla giù ma mi sarebbe piaciuta. Come giustamente dici avrebbe inserito un buon dettaglio. Quindi mi mordo un po' le mani e vado avanti con la risposta.

Nel finale ho cercato di ritornare nel presente narrato perché non volevo chiudere con l'elemento "sogno". Il fatto che MIke venga salvato dall'overdose voleva significare una nuova possibilità di trovare una direzione che però, molto probabilmente, non verrà sfruttata.
L'ultima frase non mi fa impazzire, hai ragione. Qui ha giocato l'insicurezza sull' aver reso bene l'aggancio al tema che mi ha portato a spiegare in modo forse troppo esplicito la perdita di direzione, come assenza di mappe.

Sui tratti Kinghiani beh.. conta che Pontedera, la mia città natale, fra amici la chiamo PonteDerry... fai tu! :)

Grazie degli spunti e del tempo dedicato al racconto!

Alla prossima e buona edition!
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Re: Un altro giro

Messaggio#21 » sabato 2 dicembre 2023, 15:45

Ragazzo ha scritto:Ciao, bel racconto e il tema secondo me è centrato. Unica cosa: ma perché i personaggi sono americani? Non mi sembra che la nazionalità sia fondamentale in questo racconto, cioè non narri di usi e costumi che possono esserci solo in America, e quindi perché ambientarlo lì e non in Italia?


Ciao Ragazzo,

Innanzitutto grazie per il commento e ancor di più per essere passato a leggere il racconto extraclassifica!

Riporto quanto ho scritto anche a Erika.
Hai pienamente ragione, la vicenda poteva ambientarsi tranquillamente in Italia.
Il fatto di averlo messo in scena a Los Angeles non è dipeso da una necessità narrativa precisa quando dai miei gusti in fatto di musica. Sono molto appassionato del genere punk e Los Angeles negli anni '80 ha rappresentato uno dei centri nevralgici di questa corrente musicale/culturale.
Il punk è da sempre collegato all'uso di droghe pesanti (non solo a quello per fortuna) e nel momento in cui ho scelto la declinazione del tema mi è venuto spontaneo ambientarlo in un contesto di quel tipo, più aderente alla realtà in cui si è sviluppato questo genere.

Chiedo anche a te un parere su motivo della preferenza per l'ambientazione italiana che vedo essere una cosa ricorrente.
Mi incuriosisce capirne il motivo e se avrai tempo e modo di rispondermi, mi farebbe piacere!

Grazie ancora e buona edizione!
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Re: Un altro giro

Messaggio#22 » sabato 2 dicembre 2023, 16:09

Emiliano Maramonte ha scritto:Ciao Luca, sono molto felice di rileggerti!
Il racconto complessivamente mi è piaciuto e ciò conferma l'impressione molto positiva che ho dei tuoi scritti e del tuo talento.
Ben scritto, ben condotto, con il giusto pathos e con tutti gli elementi per una storia che possa offrire la giusta profondità. Non ho particolari appunti da farti, se non che hai messo sul piatto elementi piuttosto "telefonati" che compongono un quadro finale evidente e ben prevedibile nei suoi tratti essenziali. Intendiamoci, non è affatto un male, ne guadagna sicuramente la comprensibilità della trama e la trasmissibilità del messaggio, però la mancanza di qualche bello scossone nella vicenda può determinare un allontanamento del lettore dai personaggi.
Per il resto, tema centratissimo!

Buona gara!
Emiliano.



Ciao Emiliano,

sempre un piacere ricevere un tuo commento e per di più molto positivo!

Stavolta niente fantascienza ma una storia decisamente più classica che, come giustamente osservi, ha uno sviluppo più prevedibile. Ho provato comunque a variare un po' inserendo l'elemento "onirico" ma hai ragione, manca un colpo di scena o comunque qualcosa che, in senso buono, spiazzi il lettore.

Mi avete fatto riflettere nella scorsa edizione. La ricerca del colpo di scena può anche danneggiare la chiarezza della storia. Tendo sempre a volerlo inserire con la paura che il racconto sembri scontato ma il tuo commento mi dimostra che posso riuscire a scrivere una storia godibile anche senza ricorrere a questo espediente.

Un bell'incoraggiamento, per il quale ti sono grato!

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Re: Un altro giro

Messaggio#23 » sabato 2 dicembre 2023, 16:36

MatteoMantoani ha scritto:Ciao Luca, piacere di leggerti.
Interessante declinazione del tema, anzi.. classica: l'inferno che ognuno si porta dentro, soprattutto quando è dipendente da una droga. La cosa che mi è piaciuta molto è la capacità, attraverso la visione, di fare leva sui ricordi e sui rimpianti. La scena infantile con gli amici ancora in vita funziona, come anche il tentativo del protagonista di mettere inutilmente sulla buona strada gli amici. Il difetto per me sta in una scarsa empatia verso questi, cioè il lettore non riesce a sentire appieno la potenza di questo ricordo. Credo che il motivo è che ci sono troppi personaggi, all'inizio hai citato Jade, e secondo me una sola bastava. Potevi approfondire di più il rapporto del protagonista con questa ragazza, fare sentire di più il rimpianto per l'amore perduto (elemento potente che funziona sempre) e tralasciare gli altri due personaggi di cui in realtà finisci solo per dire il nome.
Resta una buona scena e per me una buona idea, da migliorare per ottimizzarne il potenziale e renderla ancora più coinvolgente.
Grazie e alla prossima!



Ciao Matteo,

di nuovo, ti tocca un mio racconto e, come la scorsa volta, il tuo commento è molto prezioso!

Perdonami se arrivo così in ritardo con la risposta ma sono stati giorni pieni e preferisco rispondere dopo, ma in modo ragionato, che prima, dovendo magari tirar via per la fretta.

Riguardo al punto di debolezza che evidenzi mi riaggancio un po' a quanto scritto a Manuel.
E' sicuramente vero, i personaggi sono appena tratteggiati al punto che, rileggendo il racconto alla luce del tuo commento, mi sono fatto l'idea che gli amici siano quasi più elementi di contesto che veri e propri personaggi. Li ho inseriti più per dare l'immagine del percorso di Mike, della sua innocenza iniziale e dello scivolare verso l'inferno, "aiutato" da un mondo senza punti di riferimento.

Giustamente mi fai notare che la relazione fra i personaggi è una grande fonte di empatia e questo oltre a essere una cosa da tenere bene in mente è anche un ottimo spunto per eventuali sviluppi della storia!

Grazie per gli spunti di riflessione e un grande in bocca a lupo per questa Ignoranza Eroica!
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Re: Un altro giro

Messaggio#24 » sabato 2 dicembre 2023, 18:02

Luca Moggia ha scritto:
Ragazzo ha scritto:Ciao, bel racconto e il tema secondo me è centrato. Unica cosa: ma perché i personaggi sono americani? Non mi sembra che la nazionalità sia fondamentale in questo racconto, cioè non narri di usi e costumi che possono esserci solo in America, e quindi perché ambientarlo lì e non in Italia?


Ciao Ragazzo,

Innanzitutto grazie per il commento e ancor di più per essere passato a leggere il racconto extraclassifica!

Riporto quanto ho scritto anche a Erika.
Hai pienamente ragione, la vicenda poteva ambientarsi tranquillamente in Italia.
Il fatto di averlo messo in scena a Los Angeles non è dipeso da una necessità narrativa precisa quando dai miei gusti in fatto di musica. Sono molto appassionato del genere punk e Los Angeles negli anni '80 ha rappresentato uno dei centri nevralgici di questa corrente musicale/culturale.
Il punk è da sempre collegato all'uso di droghe pesanti (non solo a quello per fortuna) e nel momento in cui ho scelto la declinazione del tema mi è venuto spontaneo ambientarlo in un contesto di quel tipo, più aderente alla realtà in cui si è sviluppato questo genere.

Chiedo anche a te un parere su motivo della preferenza per l'ambientazione italiana che vedo essere una cosa ricorrente.
Mi incuriosisce capirne il motivo e se avrai tempo e modo di rispondermi, mi farebbe piacere!

Grazie ancora e buona edizione!


Ciao, be', molto semplicemente perché siamo italiani e dovremmo scrivere dei nostri luoghi, usi e costumi. Tutto qui. C'è una cultura anglosassone che negli ultimi cinquanta/sessant'anni ci ha letteralmente fagocitato, tra film e libri. A volte sembra che faccia più figo narrare di un John che vive a New York invece che un Giovanni di Milano. Ma una persona che è sempre vissuta in Italia come fa a narrare una vicenda che si svolge dall'altra parte del mondo che non conosce? Poi, per carità, le eccezioni ci sono sempre.

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Luca Moggia
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Re: Un altro giro

Messaggio#25 » lunedì 4 dicembre 2023, 7:45

Ragazzo ha scritto:
Luca Moggia ha scritto:
Ragazzo ha scritto:Ciao, bel racconto e il tema secondo me è centrato. Unica cosa: ma perché i personaggi sono americani? Non mi sembra che la nazionalità sia fondamentale in questo racconto, cioè non narri di usi e costumi che possono esserci solo in America, e quindi perché ambientarlo lì e non in Italia?


Ciao Ragazzo,

Innanzitutto grazie per il commento e ancor di più per essere passato a leggere il racconto extraclassifica!

Riporto quanto ho scritto anche a Erika.
Hai pienamente ragione, la vicenda poteva ambientarsi tranquillamente in Italia.
Il fatto di averlo messo in scena a Los Angeles non è dipeso da una necessità narrativa precisa quando dai miei gusti in fatto di musica. Sono molto appassionato del genere punk e Los Angeles negli anni '80 ha rappresentato uno dei centri nevralgici di questa corrente musicale/culturale.
Il punk è da sempre collegato all'uso di droghe pesanti (non solo a quello per fortuna) e nel momento in cui ho scelto la declinazione del tema mi è venuto spontaneo ambientarlo in un contesto di quel tipo, più aderente alla realtà in cui si è sviluppato questo genere.

Chiedo anche a te un parere su motivo della preferenza per l'ambientazione italiana che vedo essere una cosa ricorrente.
Mi incuriosisce capirne il motivo e se avrai tempo e modo di rispondermi, mi farebbe piacere!

Grazie ancora e buona edizione!


Ciao, be', molto semplicemente perché siamo italiani e dovremmo scrivere dei nostri luoghi, usi e costumi. Tutto qui. C'è una cultura anglosassone che negli ultimi cinquanta/sessant'anni ci ha letteralmente fagocitato, tra film e libri. A volte sembra che faccia più figo narrare di un John che vive a New York invece che un Giovanni di Milano. Ma una persona che è sempre vissuta in Italia come fa a narrare una vicenda che si svolge dall'altra parte del mondo che non conosce? Poi, per carità, le eccezioni ci sono sempre.


Ciao Ragazzo,

sono pienamente d'accordo sul fatto che l'immaginario anglosassone faccia spesso da padrone in fatto di narrativa, cinema e musica e, a ben pensarci, sono il primo a seguire questa tendenza. Penso che questo racconto, ambientato "automaticamente" negli Stati Uniti parli da solo.
Non ho nulla in contrario sullo sviluppo di un immaginario "nostrano", non lo reputo assolutamente più povero, anzi, fra Matrix e Nirvana non ho dubbi. Molto meglio il secondo! :)
Solo che non ci sono abituato.
Mi sono però accorto che in Italia si è mosso moltissimo nella narrativa di genere (credo siano diversi anni in realtà ma io me ne sono reso conto da poco) e mi sono ripromesso, appena smaltiti i libri "arretrati", di iniziare a esplorarla meglio!

Grazie per lo spunto di riflessione e alla prossima!
"A volte, impazzire è una risposta appropriata alla realtà" - Philip K. Dick

LeggErika3
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Re: Un altro giro

Messaggio#26 » lunedì 4 dicembre 2023, 8:11

Luca Moggia ha scritto:
LeggErika3 ha scritto:Di questo racconto ho apprezzato l’interpretazione del tema, la scrittura evocativa ( soprattutto la descrizione delle sensazioni del “buco”) e, come notato da altri, un vago sapore kinghiano della vicenda: l’adolescenza mitica che diventa bussola del presente. Mi ha convinto meno l’ambientazione americana (in teoria la storia avrebbe potuto svolgersi anche in Islanda o in Perù, nella pratica l’Italia me l’avrebbe, a torto o ragione, fatta sentire più vera e meno romanzata) e due amici-personaggi sostanzialmente inutili (bastava Jade, visto che degli altri non dai caratterizzazioni). Ben descritta la madre.
Il bilancio è positivo.


Ciao Erika,

piacere di leggere il tuo commento.
Sono felice che il racconto ti abbia coinvolto.
Quando le emozioni/sensazioni passano dal "foglio" al lettore, penso di aver centrato comunque l'obbiettivo più importante.

Anche il resto però conta e quindi cerco di risponderti in modo esaustivo.
Senza dubbio la vicenda poteva ambientarsi in qualsiasi Paese occidentale (e forse anche non occidentale). Il fatto di averlo messo in scena a Los Angeles non è dipeso da una scelta narrativa precisa quando dai miei gusti in fatto di musica e da alcune conoscenze ad essi collegate.
Sono infatti molto appassionato del genere punk e Los Angeles negli anni '80 ha rappresentato uno dei centri nevralgici di questa corrente musicale/culturale, da sempre collegata (anche) all'uso di droghe pesanti. Nel momento in cui ho scelto la declinazione del tema mi è venuto spontaneo ambientarlo in un contesto di quel tipo ma, come ti dicevo, senza un'esigenza narrativa precisa.

Sono curioso di capire il motivo per cui avresti preferito un'ambientazione italiana. Non sei la prima a esprimere questa preferenza e mi piacerebbe tenerne conto nei prossimi scritti.

Grazie per il tempo che hai dedicato alla lettura e per gli spunti di miglioramento!

Alla prossima e buona Ignoranza Eroica!

Rispondo alla tua domanda senza leggere come è proseguita la discussione sotto il tuo thread, dunque mi perdonerai se dirò concetti già sentiti. Mi limito a rispondere sinceramente alla tua domanda. Perché non credo alla “realtà” di quanto leggo. Penso, inevitabilmente, che l’ambientazione sia un derivato di letture, cinematografia, immaginario consegnatoci bell’e fatto da vari decenni a questa parte. Vedo la scrittura come rielaborazione fantastica del vissuto: non significa realismo della trama (per dire, posso litigare al semaforo con un passante e scrivere di conseguenza il racconto della battaglia contro un drago), ma l’emozione di quella trama deve venire da un contesto reale, non cinematografico. Altrimenti mi sembra rielaborazione della rielaborazione. Ami la musica punk degli ‘80: ok, forse avrei sentito più vero un gruppo di ragazzi italiani appassionati di punk rock anni 80, con la verità della tua condivisione. Poi mettili in una periferia degradata italiana, da cui magari tu sei solo passato in treno, falli parlare con la tua lingua e io percepirei più realtà. Spero di essermi spiegata.

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BruceLagogrigio
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Re: Un altro giro

Messaggio#27 » lunedì 4 dicembre 2023, 11:53

Ciao Luca, finalmente ho trovato il tempo per gli extra-classifica!

Fin dall'inizio quando hai citato i Germs (maledetto Pat Smear!) ho capito che non mi sarei trovato di fronte alla fantascienza ma a qualcosa nel nostro mondo. E caspita te la cavi molto bene anche qui.
Non ho letto tutti i commenti, ma magari l'unico appunto è quell'estate che con l'immersività che avevi creato fa un po' a pugni.
Per il resto mi sembra veramente una buona narrazione e un buon ritmo!

P.s. mi spiace che si è perso il commento che ti avevo fatto su Reeko, comunque l'avevo trovato migliore al primo sulle stelle. E direi che questo è ancora superiore ai due precedenti. Se continui così non ci sarà più gara!
L'uomo prudente, con una frase elegante, si cava fuori da ogni garbuglio, e sa usar la lingua con la leggerezza di una piuma. Umberto Eco

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Luca Moggia
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Re: Un altro giro

Messaggio#28 » lunedì 4 dicembre 2023, 17:59

LeggErika3 ha scritto:
Luca Moggia ha scritto:
LeggErika3 ha scritto:Di questo racconto ho apprezzato l’interpretazione del tema, la scrittura evocativa ( soprattutto la descrizione delle sensazioni del “buco”) e, come notato da altri, un vago sapore kinghiano della vicenda: l’adolescenza mitica che diventa bussola del presente. Mi ha convinto meno l’ambientazione americana (in teoria la storia avrebbe potuto svolgersi anche in Islanda o in Perù, nella pratica l’Italia me l’avrebbe, a torto o ragione, fatta sentire più vera e meno romanzata) e due amici-personaggi sostanzialmente inutili (bastava Jade, visto che degli altri non dai caratterizzazioni). Ben descritta la madre.
Il bilancio è positivo.


Ciao Erika,

piacere di leggere il tuo commento.
Sono felice che il racconto ti abbia coinvolto.
Quando le emozioni/sensazioni passano dal "foglio" al lettore, penso di aver centrato comunque l'obbiettivo più importante.

Anche il resto però conta e quindi cerco di risponderti in modo esaustivo.
Senza dubbio la vicenda poteva ambientarsi in qualsiasi Paese occidentale (e forse anche non occidentale). Il fatto di averlo messo in scena a Los Angeles non è dipeso da una scelta narrativa precisa quando dai miei gusti in fatto di musica e da alcune conoscenze ad essi collegate.
Sono infatti molto appassionato del genere punk e Los Angeles negli anni '80 ha rappresentato uno dei centri nevralgici di questa corrente musicale/culturale, da sempre collegata (anche) all'uso di droghe pesanti. Nel momento in cui ho scelto la declinazione del tema mi è venuto spontaneo ambientarlo in un contesto di quel tipo ma, come ti dicevo, senza un'esigenza narrativa precisa.

Sono curioso di capire il motivo per cui avresti preferito un'ambientazione italiana. Non sei la prima a esprimere questa preferenza e mi piacerebbe tenerne conto nei prossimi scritti.

Grazie per il tempo che hai dedicato alla lettura e per gli spunti di miglioramento!

Alla prossima e buona Ignoranza Eroica!

Rispondo alla tua domanda senza leggere come è proseguita la discussione sotto il tuo thread, dunque mi perdonerai se dirò concetti già sentiti. Mi limito a rispondere sinceramente alla tua domanda. Perché non credo alla “realtà” di quanto leggo. Penso, inevitabilmente, che l’ambientazione sia un derivato di letture, cinematografia, immaginario consegnatoci bell’e fatto da vari decenni a questa parte. Vedo la scrittura come rielaborazione fantastica del vissuto: non significa realismo della trama (per dire, posso litigare al semaforo con un passante e scrivere di conseguenza il racconto della battaglia contro un drago), ma l’emozione di quella trama deve venire da un contesto reale, non cinematografico. Altrimenti mi sembra rielaborazione della rielaborazione. Ami la musica punk degli ‘80: ok, forse avrei sentito più vero un gruppo di ragazzi italiani appassionati di punk rock anni 80, con la verità della tua condivisione. Poi mettili in una periferia degradata italiana, da cui magari tu sei solo passato in treno, falli parlare con la tua lingua e io percepirei più realtà. Spero di essermi spiegata.



Ciao Erika,

sì, ti sei spiegata molto chiaramente e ti ringrazio.
Penso che tua abbia centrato il punto. L'ambientazione del racconto è infatti il prodotto “automatico” del mio immaginario composto da letture, ascolti musicali ma anche videogiochi, film, fumetti e quant’altro finora abbia “incamerato”.
Molti di questi sono in effetti statunitensi e credo sia questione di abitudine rifarmi d’istinto a un’ ambientazione di quel tipo.

Da quello che mi dici, capisco che questo tipo di scelte narrative ti distanzia dalla storia con l’effetto “rielaborazione della rielaborazione” facendotela sentire meno verosimile e in qualche modo meno diretta.
Se tu non me lo avessi detto difficilmente ci sarei arrivato poiché, personalmente, non faccio molto caso a dove la storia sia ambientata quanto piuttosto come siano resi l’ambientazione e il contesto.

Ti ringrazio perché è sempre è molto interessante conoscere altri punti di vista e con la tua risposta me ne hai mostrato uno a cui proprio non avevo fatto attenzione finora!

In bocca al lupo per l’Ignoranza Eroica e alla prossima!
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Luca Moggia
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Re: Un altro giro

Messaggio#29 » lunedì 4 dicembre 2023, 22:23

BruceLagogrigio ha scritto:Ciao Luca, finalmente ho trovato il tempo per gli extra-classifica!

Fin dall'inizio quando hai citato i Germs (maledetto Pat Smear!) ho capito che non mi sarei trovato di fronte alla fantascienza ma a qualcosa nel nostro mondo. E caspita te la cavi molto bene anche qui.
Non ho letto tutti i commenti, ma magari l'unico appunto è quell'estate che con l'immersività che avevi creato fa un po' a pugni.
Per il resto mi sembra veramente una buona narrazione e un buon ritmo!

P.s. mi spiace che si è perso il commento che ti avevo fatto su Reeko, comunque l'avevo trovato migliore al primo sulle stelle. E direi che questo è ancora superiore ai due precedenti. Se continui così non ci sarà più gara!



Ciao Bruce, che piacere!

In diversi, anche fuori da Minuti Contati, hanno apprezzato di più lo stile di questo racconto che degli altri due.
Che sia stata la prima persona o il fatto che mi sia arrovellato meno sull'idea e abbia avuto più tempo per la forma, oppure che la fantascienza ad alcuni "non piaccia a priori"... non ho abbastanza consapevolezza per dirlo.
Quello che so però è che sono molto contento che ti sia piaciuto, anche perché non sono abituato a scrivere in prima persona e, da questo punto di vista, il racconto era un po' un'incognita.

Quel "Estate" l'avevo inserito per rendere in modo brusco il passaggio dalla scena vissuta al sogno/allucinazione.
Brusco perché è così che mi sono immaginato il passaggio nella mente di Mike, dalla veglia al "sogno".
Però, ora che me lo dici, non è che sia proprio il top dell'eleganza!

Del resto, si può sempre fare meglio e questo vale anche per Pat Smear. Con la differenza che lui può tranquillamente sbattersene mentre noi, invece, dobbiamo darci dentro!
:)

Scherzi a parte, grazie del commento positivo e dell'ottima segnalazione!

In bocca al lupo per questa Ignoranza Eroica!

P.S. il commento a Reeko l'ho anche ricercato ma non mi pare ci sia... è davvero perso nei meandri della rete!
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Re: Un altro giro

Messaggio#30 » lunedì 4 dicembre 2023, 23:56

IL GLADIATORE ha scritto:Parto subito, in modo diretto, col dire che è un piacere quando ci si trova davanti a una così bella penna. Hai un equilibrio invidiabile nell'uso della scrittura immersiva che, si sa, ha tutti i pregi del mondo ma si porta dietro il rischio di restare ingarbugliati in un'asettica e noiosa lista della spesa. Tu sai muoverti molto bene grazie, secondo me, a una notevole abilità nello scegliere le parole. Detto questo trovo il rcconto davvero ben scritto. A me, contrariamente a quanto ho letto in alcuni commenti, è aarrivata tutta l'empatia con i personaggi e con la situazione e la scelta di accennare appena a Jane, rende tutto più godibile perché, con gli elementi che hai costruito intorno, mi hai dato la possibilità di immaginare, di interpretare e lasciare che Jane prendesse vita nella mia immaginazione di lettore. Alcune espressioni mi hanno fatto impazzire, come l'iniziale "la porta del locale si chiude dentro di me e taglia via il suono acido delle chitarre dei Germs". Bellissimo.
Non trovo difetti segnalabili in un racconto che sembra davvero andare nella direzione che tu hai scelto. La valutazione è per questo un bel pollice su con lode e abbraccio accademico.


Ciao Gladiatore,

è davvero una grossa soddisfazione sapere che hai apprezzato così tanto il racconto!

Dopo l'iniziale scatto di euforia (con annesse domande dei presenti su chi fosse “Il Gladiatore”), ho letto tutto con più attenzione e ti ringrazio perché mi fai notare degli aspetti molto importanti.

Specie ora che ho qualche annetto in più penso che le cose buone, se portate agli estremi, mostrino i loro lati negativi e (da non addetto ai lavori, sia chiaro) credo che questo possa valere anche per gli stili di scrittura.
Il fatto che tu abbia trovato equilibrio nello stile del racconto mi fa capire che, sotto questo aspetto , il lavoro è stato buono e per me è un grande incoraggiamento!

Leggo poi che l'ambientazione (con i richiamo ai mitici Germs) e le descrizioni essenziali dei personaggi ti sono piaciute e non hanno ridotto l'empatia né con la storia né con i personaggi.
Ad altri, invece, questi aspetti sono piaciuti meno e, qui sta il bello, mi hanno spiegato il perché.

Penso che questo confronto fra diversi punti di vista abbia un valore inestimabile per chi prova a scrivere storie!

Grazie quindi per lo sforzo di portare avanti questo bellissimo spazio e alla prossima!

Luca
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Re: Un altro giro

Messaggio#31 » martedì 5 dicembre 2023, 15:36

Dopo l'iniziale scatto di euforia (con annesse domande dei presenti su chi fosse “Il Gladiatore”)


Ahahahah....poi ti hanno detto che era il Mannucci e hai detto “Ah be’...che culo piacere al Mannucci!” :D

Scherzi a parte confermo sottoscrivo il mio commento..

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Re: Un altro giro

Messaggio#32 » mercoledì 13 dicembre 2023, 11:55

Luca, guarda che ti picchio se non curi di più 'sta cosa degli spazi tra i paragrafi! Ahahah
Comunque sono contento che già rispetto a Reeko sono meno frequenti.
Non sottovalutarne l'importanza, perché secondo me parte dei difetti che ti hanno fatto notare sono anche causati da questo. Per dire, io condivido la critica secondo cui i tre personaggi non servivano e tendono a "diluire" l'empatia, però sono anche convinto che se la scena fosse stata nello stesso paragrafo avrebbe pesato molto, molto meno.
Ti parlo di me, ma penso valga anche per altri: quando leggo, nel momento in cui vedo uno stacco nel testo una parte del mio cervello la impegno nel capire quali sono le funzioni del suddetto, quindi se cominciano a essercene tanti gran parte della mia attenzione viene dirottata e la comprensibilità generale della vicenda tende a ridursi. In più, diventa frustrante se noto che quella funzione non riesco a trovarla.
Non a caso a mio avviso in questo racconto la prima parte è nettamente più forte del resto, scritta davvero molto bene.

In generale, non so se è un caso o perché hai studiato, fatto molto esercizio o quel che è, ma rispetto a Reeko noto un netto miglioramento nella scrittura. Tolto quello di cui ti ho parlato qui sopra, dei difetti che ho trovato quella volta praticamente non c'è più traccia (in realtà una virgola te la contesterei, ma vabbè, ci siamo capiti). Se continui così fra qualche mese ci distruggi tutti. Bravo.

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Luca Moggia
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Re: Un altro giro

Messaggio#33 » lunedì 18 dicembre 2023, 20:27

PuntiDiDomanda ha scritto:Luca, guarda che ti picchio se non curi di più 'sta cosa degli spazi tra i paragrafi! Ahahah
Comunque sono contento che già rispetto a Reeko sono meno frequenti.
Non sottovalutarne l'importanza, perché secondo me parte dei difetti che ti hanno fatto notare sono anche causati da questo. Per dire, io condivido la critica secondo cui i tre personaggi non servivano e tendono a "diluire" l'empatia, però sono anche convinto che se la scena fosse stata nello stesso paragrafo avrebbe pesato molto, molto meno.
Ti parlo di me, ma penso valga anche per altri: quando leggo, nel momento in cui vedo uno stacco nel testo una parte del mio cervello la impegno nel capire quali sono le funzioni del suddetto, quindi se cominciano a essercene tanti gran parte della mia attenzione viene dirottata e la comprensibilità generale della vicenda tende a ridursi. In più, diventa frustrante se noto che quella funzione non riesco a trovarla.
Non a caso a mio avviso in questo racconto la prima parte è nettamente più forte del resto, scritta davvero molto bene.

In generale, non so se è un caso o perché hai studiato, fatto molto esercizio o quel che è, ma rispetto a Reeko noto un netto miglioramento nella scrittura. Tolto quello di cui ti ho parlato qui sopra, dei difetti che ho trovato quella volta praticamente non c'è più traccia (in realtà una virgola te la contesterei, ma vabbè, ci siamo capiti). Se continui così fra qualche mese ci distruggi tutti. Bravo.



Ciao!

mi ero perso il tuo commento e ti rispondo all' "alba" di una nuova Arena!

Dunque, intanto se vale il detto "uomo avvisato mezzo salvato", sei già autorizzato a picchiarmi :)
Quella degli spazi è una cosa che mi avevi segnalato nello scorso racconto e, pur avendone tenuto conto, li ho effettivamente messi a sproposito anche qua. Giustificherei solo quelli che segnano uno stacco di scena.

Questa cosa credo possa dipendere dai documenti che scrivo per lavoro ossia, atti amministrativi.
Solitamente gli viene data una forma che non ha nulla a che vedere con la tipografia narrativa e ogni paragrafo viene scritto staccato dagli altri (sul perché si faccia così non credo che qualcuno lo sappia!).
Ti dico questo perché mi accorgo che lo faccio senza pensarci, come un automatismo...da eliminare!

Riguardo al resto sono molto contento che tu abbia notato un miglioramento anche perché il tuo taglio è molto tecnico e quindi mi aiuta a capire in che direzione sto andando a livello di stile!
Credo che questo racconto sia venuto bene per un mix di fortuna/capacità. Cerco tutti i giorni di dedicarmi allo studio e all'esercizio della scrittura quindi, qualche competenza probabilmente la sto sviluppando ma è anche vero che non ritengo di avere una consapevolezza di scrittura tale da eliminare il fattore caso e quindi tema, ispirazione, lucidità mentale e in sintesi tutti gli elementi situazionali influiscono eccome!

Questa volta mi è rimasto più tempo per curare la forma e, forse, è dipeso dalla scelta di narrare in prima persona al presente. Dico forse perché non avevo mai usato questa tecnica quindi non so se sia l'elemento determinante.

Fortuna che Arene ce ne sono molte e possiamo sperimentare!

Grazie mille di essere passato a leggere e a commentare!

Alla prossima (o a fra poco!)
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