5 novembre di qualche secolo dopo

Moderatore: Laboratorio

Richieste di Grazia

Sondaggio concluso il mercoledì 30 dicembre 2015, 23:05

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ceranu
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5 novembre di qualche secolo dopo

Messaggio#1 » venerdì 4 dicembre 2015, 23:02

Voglio riaccendere la fiammella sopita sotto le ceneri della quotidianità. Non si contano più i giorni che ho passato senza un sussulto; ho sempre avuto l'impressione di buttare via il mio tempo, e forse era solo su quello che avevo ragione.
Ci ho provato, giuro che l'ho fatto.
Ho lasciato le compagnie che mi traviavano, tagliato i capelli, tolto i piercing, sposato una brava ragazza, generato te, comprato un'automobile, adottato un cane e acceso un mutuo. Ma non è servito, sono rimasto sempre io nascosto da tanto nulla.
Per un po' ci ho creduto: riuscivo a dormire sonni senza sogni, ma il passato è tornato e mi ha travolto.
Non ho avuto nessuna folgorazione, non c'è stato nessun messia; ho solo ascoltato la canzone che aveva le chiavi dei miei ricordi.
Da allora tutte le notti sogno le chiacchierate interminabili al gusto di birra e marijuana, dopo la doccia mi passo la mano tra i capelli e quando sono nervoso mordicchio la cicatrice che ho nel labbro. Sono arrivato a scordarmi di venirti a prendere a scuola e rimpiango gli anni che sto facendo buttare a tua madre.
Poi, un mese fa, ho trovato la via proprio dove l'aveva lasciata; abbandonata sul diario di un adolescente sognatore, tratteggiata con una matita durante le ore di filosofia, ispirata dagli occhi spenti di un uomo che prima di me aveva smesso di essere.
“Se vivrò da fallito, morirò da eroe.”
Ero depresso in quei giorni e forse lo sono ancora, ma quelle parole rappresentano una promessa fatta a me stesso.
Non ti chiedo scusa, perché se riuscirò nel mio intento sarai tu a gioire.
Se domani mattina non mi troverai nel mio letto e, aprendo la finestra, sentirai l'odore della cenere, allora vorrà dire che ce l'ho fatta e da quel momento toccherà a te far cambiare tutto.
Ti lascio quest'ultima lettera perché tu possa capirmi.
Ti voglio bene.
Papà.


«Mammaaaa!»
Giulia si svegliò di soprassalto richiamata dalle urla della figlia. Si mise a sedere sul letto e si voltò dalla parte di Daniele; era vuota. Poggiò i piedi a terra e corse nella stanza di Stefania.
«Che succede amore mio, hai fatto un brutto sogno?»
La figlia era seduta a terra, le ginocchia al petto e il volto rigato dalle lacrime. «Papà» si limitò a dire la ragazza, porgendole un foglio. Giulia lo prese in mano e si mise a leggere. Ogni parola era una sassata che demoliva le certezze di una vita. Tutte le bugie che si era raccontata in quegli anni scomparvero; nella sua mente rimase solo l'insofferenza di quell'uomo che aveva smesso di toccarla, di parlarle e che si era chiuso in se stesso.
Con gli occhi arrossati, Giulia camminò fino alla finestra, impugnò la maniglia e la girò. Su Roma aleggiava una nube nera e nell'aria si sentiva odore di fumo. Si sporse e vide il custode del palazzo parlare con dei passanti.
«Mario!» lo richiamò urlando.
L'uomo alzò la testa e fece due passi in direzione della strada «Che c'è?»
«Che sta succedendo?»
«C'è stata un'esplosione…» Il custode sollevò l'indice e indicò un punto imprecisato oltre l'orizzonte.
Giulia si sentì mancare, barcollò e si lasciò cadere accanto alla figlia.
«Che è successo, mamma?» chiese la ragazza.
La donna portò le mani al volto e si strofinò gli occhi. Guardò sua figlia attraverso lo spiraglio tra le dita; doveva proteggerla. Inspirò, abbozzò un sorriso, ma una lacrima tradì la sua tristezza. «Papà ce l'ha fatta» disse abbracciandola.
Ultima modifica di ceranu il giovedì 17 dicembre 2015, 15:38, modificato 1 volta in totale.



Cattivotenente
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Re: 5 novembre di qualche secolo dopo

Messaggio#2 » domenica 6 dicembre 2015, 15:06

Mmm... Non so che dire. Beh, quasi.

Il racconto, in effetti, è ben scritto. Un pelo banali le immagini che usi, soprattutto nella prima parte, che rispecchiano un lessico un filo troppo piatto, però è ben scritto. Insomma, con un pelo d'impegno in più, puoi fare davvero bene. È il contenuto, in effetti, a lasciarmi un po' perplesso. Ma ci arrivo.
Intanto ti faccio notare una contraddizione iniziale, dove il protagonista scrive "voglio riaccendere la fiammella...", mentre poi scopriamo che, in realtà, la fiammella si è già riaccesa, quando scrivi: "un mese fa, ho trovato la via proprio dove l'aveva lasciata". Il periodo che segue, poi, è poco chiaro: " abbandonata sul diario di un adolescente sognatore, tratteggiata con una matita durante le ore di filosofia, ispirata dagli occhi spenti di un uomo che prima di me aveva smesso di essere". Ho dovuto fermarmi e rileggerlo, per capire se il diario fosse il suo o di qualcun altro, magri il padre che "prima di lui" aveva avuto gli stessi travagli. Per te che lo hai scritto è chiaro, per un lettore non necessariamente. Il tuo compito è rendere quanto più possibile agevole la comprensione, prima di ogni altra cosa. Lo stile viene dopo, non ci piove.
"Ero depresso in quei giorni e forse lo sono ancora, ma..." Incidentale: ci vuole una virgola dopo "giorni".
"Se domani mattina non mi troverai nel mio letto". Corretta ma pesante. Taglierei a "troverai" o, almeno, toglierei il possessivo. in generale, rileggi e "scarica" quanto più possibile le frasi: la prosa ne uscirà più agile e gradevole. Idem per: " perché tu possa capirmi". Meglio "capire". Piccole cose, dirai, ma sulla distanza contano anche quelle.
"Ogni parola era una sassata che demoliva le certezze di una vita". Frase molto pomposa e figura retorica banale. Il problema, però sta in altro, e qui mi addentro necessariamente più nei contenuti: alla fine del racconto scrivi:" La donna abbozzò un sorriso, ma una lacrima tradì la sua tristezza. «Papà ce l'ha fatta» disse abbracciandola". Capiamo che gli ideali anticlericali del marito erano noti alla donna, forse persino il suo folle progetto di attentato, che risulta tutt'altro che inaspettato in quel "ce l'ha fatta", come se lei sapesse bene di cosa parlava. Quindi gli ideali di una vita traditi di poco prima, cui la mia mente è corsa all'istante, suonano come parole buttate lì senza troppa riflessione dietro. Vado anche oltre; prendiamo quest'altro passo: "La figlia era seduta a terra, le ginocchia al petto e il volto rigato dalle lacrime". Perché? Addirittura disperata e in lacrime... La lettera non spiegava poi molto, di certo non parlava di attentati suicidi e, anzi, era piuttosto vaga, dicendo che la figlia avrebbe gioito in caso l'uomo fosse riuscito a fare qualcosa che rimane, per lei, misterioso. Devo pensare che anche la figlia sapesse dei sogni ad occhi aperti del padre di far secco il papa? Altrimenti la reazione pare eccessiva e, per questo, poco credibile. Mi sarei aspettato più sgomento, preoccupazione, tristezza, non sfrenata disperazione.
Più in generale, c'è qualcosa di stonato nel concetto di fondo del racconto. Il diario parla di vita, di sogni, non di attentati kamikaze. È difficile credere che le chiacchierate notturne con gli amici, i piercing, la cicatrice sulle labbra (dettaglio inutile e fuori contesto: toglilo) e, in generale, quell'"adolescente sognatore", abbiano alcunché a che fare con l'attentato. O devo credere che il diario fosse pieno di disegni sognanti di San Pietro in fiamme? C'è una dissonanza fra le premesse del racconto e il suo epilogo, fra gli elementi che presenti e come poi li utilizzi, che lascia perplessi, invece di creare l'effetto sorpresa che credo cercassi.
Puntualizzo solo altre due cose; la prima di forma, è giusto un suggerimento: evita gli indeterminativi, sviliscono lo stile se non usati a proposito e sono indice di pigrizia lessicale. Sembrano altri dettagli, ma su quelli si basa l'impressione generale di un testo: "vide il custode del palazzo parlare con dei passanti". Con "alcuni" passanti, no?
La seconda e ultima puntualizzazione è sulla sospensione dell'incredulità finale. Non rendi per nulla giustizia al panico, al caos e allo sgomento agghiacciante che un fatto del genere genererebbe nei romani. Dovresti mostrare gente in lacrime, sirene spiegate, segni della croce, passanti che fuggono, edizioni speciali. Il finimondo, insomma. Invece c'è il portiere che chiacchiera con "dei" passanti e, en passant, dice che "hanno fatto saltare il Vaticano". Ma come??? Oltretutto: l'INTERO Vaticano? Che cosa aveva, una bomba al plutonio, Daniele? dai, non ci siamo.
Ti propongo però una piccola modifica che renderà, di colpo, un piccolo gioellino il tuo racconto: cambia il nome in Hamed e rivelalo solo nel finale. Togli hashish e birra e parla solo di sogni e ideali giovanili, nulla di più. All'improvviso ti ritrovi con un racconto controverso e socialmente impegnato su un mussulmano che si credeva integrato, sposato con un'italiana, ma che deve fare i conti con un retaggio culturale, o meglio un condizionamento, talmente pesante che non riesce a vincerlo. In più, avrai anche, a quel punto davvero, l'effetto sorpresa.
Scappo. Ciao.

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Jacopo Berti
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Re: 5 novembre di qualche secolo dopo

Messaggio#3 » mercoledì 9 dicembre 2015, 0:31

Magari ho adottato un mio filtro personalissimo e ho sbagliato in pieno, ma ho interpretato il racconto abbastanza diversamente da Cattivotenente, e questa circostanza mi fa essere in disaccordo (se posso permettermi) con alcune sue osservazioni, pur rimanendo d'accordo con tutte le questioni di stile e di coerenza.
Ceranu, che idea avevi?
Ti dico quella che mi sono fatto: il "qualche secolo dopo" (rispetto alla congiura delle polveri) non necessariamente vuol dire che sia oggi o il prossimo anno. Insomma, non sono sicuro che l'ambientazione sia contemporanea, quanto piuttosto un po' spostata in avanti nel tempo. Il Vaticano è riconosciuto "oggettivamente" dal protagonista come centro di un potere corrotto e corrompente, in stile distopico, che solo l'uomo armato di ideali e con grande spirito di sacrificio può ardire di fronteggiare ecc. ecc.
In questo senso, la sorpresa e la spiegazione non verrebbero dal sapere che il protagonista si chiama Hamed o Ahmed ecc. ma un nome "italianissimo".
Certo, il tuo testo consente a me la mia lettura e ad altri la propria. In questo caso non lo vedo come un finale aperto, ma come una vaghezza che va a sfavore del testo. Forse ci sono elementi che non ho notato, ma mi sembra manchi di quel minimo di contestualizzazione e ambientazione, come anche Cattivotenente ti ha fatto notare, propendendo però per un contesto diverso, più attuale e problematico, meno straniante.
«Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l'arte di inventare» (Novalis, Frammenti)

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ceranu
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Re: 5 novembre di qualche secolo dopo

Messaggio#4 » mercoledì 9 dicembre 2015, 9:36

Grazie a entrambi per il commento, ma non trasformerò Daniele in un Jihadista, non era mia intenzione farlo e non lo sarà. Piuttosto vedrò di cambiare il suo obbiettivo, magari cambiando completamente tono al racconto, anche se per ora non trovo alternative valide.
A presto

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Vastatio
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Re: 5 novembre di qualche secolo dopo

Messaggio#5 » domenica 13 dicembre 2015, 17:22

Ciao,

la bellezza di questo racconto è il gioco che hai voluto fare nel ribaltare la congiura delle polveri. Come qualsiasi opera che citi eventi esterni ad essa fai una scommessa sulla cultura del lettore, che non sempre è contento di scoprirsi ignorante.
Anche considerando però l'evento che citi manca di contesto. Non riesco a collocare il tuo protagonista se tra i bravi o tra i cattivi. Non riesco a dare un giudizio morale né a lui né al "tuo" Vaticano.
Perché quello che mi manca sono i dati per sapere se il tuo protagonista è un ribelle oppresso, un terrorista, un semplice disadattato o un idiota manipolato da altri.
Il fatto stesso che sia un padre aumenta questi dilemmi. Sacrificarsi per un futuro migliore da dare alla figlia è forse uno degli atti più nobili per un padre, ma è lui stesso a sminuirsi in tal senso proclamando il suo "egoismo".

Se il tuo scopo era creare questa "confusione" hai fatto centro. Diciamo che gli eventi degli ultimi anni e la nostra morale tendono a condannare l'uso di tali soluzioni in un ambiente (per quel poco che lasci trasparire) pacifico.
Se devo decidere chi ho davanti, basandomi sul Vaticano reale, propendo più per il disadattato, che ha fatto delle scelte sbagliate (rinnegare se stesso, mettere su famiglia per poi abbandonarla) e pertanto anche la sua ultima azione, per quanto in linea coi suoi ideali, è una soluzione ingenua a un "problema", se così vogliamo chiamarlo, che non si risolve con una bomba isolata viste le dimensioni del Vaticano a livello mondiale.

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ceranu
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Re: 5 novembre di qualche secolo dopo

Messaggio#6 » domenica 13 dicembre 2015, 17:50

Ciao Roberto, cercherò di usare queste 2000 battute per dare spessore al protagonista, facendo scadere il racconto in semplice cronaca nera. Il mio intento era un altro, ma probabilmente si rivolgeva a un pubblico troppo ristretto. Nei prossimi giorni farò le modifiche.

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Jacopo Berti
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Re: 5 novembre di qualche secolo dopo

Messaggio#7 » domenica 13 dicembre 2015, 18:44

Però siamo curiosi, Ceranu.
Ora ci devi dire (cioè: per favore, se vuoi) cosa intendevi con questo racconto.
Perché alla congiura delle polveri ci si poteva arrivare, a anche al fatto che i cattolici all'epoca fossero i bombaroli (però andando a cercare: personalmente non lo ricordavo) e ora son le 'vittime'. Tutto ciò assieme all'amico immagine del Vaticano come avevo l'avevo letta nell'altro post.
Se ci dai qualche informazione su cosa volevi dire, magari possiamo aiutarti a non far 'scadere' (come dici) il racconto.
«Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l'arte di inventare» (Novalis, Frammenti)

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ceranu
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Re: 5 novembre di qualche secolo dopo

Messaggio#8 » giovedì 17 dicembre 2015, 15:37

Il mio intento era quello di far rispecchiare chiunque nel protagonista, farlo diventare "simpatico" per poi provare quasi compassione per il suo ultimo gesto. Non volevo toccare argomenti troppo profondi, ma limitarmi a quelli del singolo individuo.
Quindi, a scanso di equivoci ho tolto l'obiettivo e modificato leggermente il comportamento della moglie alla fine.

marina_usai
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Re: 5 novembre di qualche secolo dopo

Messaggio#9 » mercoledì 30 dicembre 2015, 16:42

Ciao,

mi è piaciuto che tu abbia aperto il racconto con una lettera. Ti permette di raccontare gli antefatti senza incappare nel rischio dello "spiegone".
Quello che mi manca nella lettura è il motivo per cui compie un attentato e soprattutto perché la moglie e la figlia dovrebbero pure esserne orgogliose.
Leggendo i commenti di chi mi ha preceduto m'immagino che tu abbia fatto una revisione forte del testo (non trovo più accenni al Vaticano, che invece è stato motivo di discussione nei post), solo che così facendo, hai tolto il motivo per cui il tuo protagonista compie un gesto tanto forte. L'unico indizio che mi rimane è il titolo. Però non lo avrei ricollegato al gesto del protagonista se non fosse stato per i commenti che ho letto ( e comunque da ignorante quale sono in tema di storia mi sono riguardata l'evento su Wikipedia). Il collegamento che cerchi di fare tra titolo e testo è troppo selettivo e rischi di lasciare fuori dalla comprensione lettori che, come me, possono non essere così informati sull'argomento.
Potresti dedicare più spazio al racconto del gesto del protagonista e agli eventi che lo hanno portato a compiere quel gesto (immagino che per preparare un attentato del genere ci sia bisogno di una preparazione mica da ridere; magari è proprio quello che ha fatto da quando ha ritrovato il diario, un mese prima).
Preso così, sembra soltanto una persona che, senza motivo piazza una bomba in un luogo indefinito e senza farci sapere perché.

A parte questo il racconto è ben scritto e meriterebbe un'altra revisione.

Marina

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Spartaco
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Re: 5 novembre di qualche secolo dopo

Messaggio#10 » mercoledì 30 dicembre 2015, 22:46

Come già proposto agli altri, ricordati che puoi ripostare il racconto nel Laboratorio di gennaio. Ciao

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Vastatio
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Re: 5 novembre di qualche secolo dopo

Messaggio#11 » giovedì 31 dicembre 2015, 13:34

Questa versione è più equilibrata. Il rimando alla congiura delle polveri adesso è praticamente inisistente, ma la storia mantiene una sua coerenza.
Mi spiace solo che sia una storia amara. L'amarezza è la vera protagonista. Lui che rinnega se stesso per uniformarsi allo stereotipo della persona per bene, la moglie che si è "raccontata bugie" e una figlia, che si ritroverà senza padre (fuggiasco o in galera).
Non ci mostri l'obiettivo questa volta e così non possiamo empatizzare con lui, giustificare il suo gesto in modo da rendere "vere" tutte le frasi in cui professa l'importanza sociale della sua missione.
Un racconto senza speranza.

Chiedo la grazia

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