[In Valutazione per la Vetrina] Angela

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Martina Seppi
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[In Valutazione per la Vetrina] Angela

Messaggio#1 » domenica 7 marzo 2021, 18:12

"Fiori di carta" -- Imaginary, Evanescence

Le luci al neon tremolavano come impazzite. Il dottore corrugò la fronte, gli occhi rincitrulliti. La ragazza gli sedeva dinnanzi, la fronte a pochi millimetri dal tavolo di acciaio. I lunghi capelli scuri ricadevano a cascata sul freddo metallo. Le spalle si alzavano e si abbassavano ad un ritmo regolare, come se dormisse. «Angela».
Una distesa infinita di acciaio e silenzio sembrava separarli. Decise di riprovare: «Angela? Sei sveglia?».
La risata della ragazza si diffuse leggera nella stanza come un miagolio. Molto lentamente, alzò la testa e guardò il dottore. «Sono sempre sveglia, dottore».
Il suo sguardo lo incatenò al suo viso. Come una calamita attira un magnete, la paziente attirava il suo dottore. Lui diede un colpo di tosse per costringersi a consultare gli appunti che aveva sottomano.
«Gli inservienti mi dicono che la notte non dormi, che parli da sola fissando il soffitto. Perché?».
Angela sorrise. Le sue labbra lo incendiarono dallo stomaco fino al cervello. «Perché penso. E quando penso mi piace farlo a voce alta».
Angela spiegava le cose a circuito chiuso. Il dottore non si aspettava che gli spiegasse nei dettagli di cosa pensava. Doveva accontentarsi di sapere che lei di notte parlava da sola perché pensava a voce alta.
Il tremolio delle luci al neon si fece più intenso. Lui si accorse di essere sudato. Il camice si era appiccicato alle ascelle. Le sue dita tremarono mentre annotava la risposta sul foglio. Prese un fazzoletto di stoffa dalla tasca destra del camice e si tamponò la fronte.
«Ha caldo, dottore?» la voce si lei echeggiò armoniosa nella stanza. Lui si sistemò il colletto della camicia che lo stava impiccando. «Sei molto acuta, Angela» .
Alzò di poco lo sguardo che incontrò il nero opaco dei capelli di lei. Erano raccolti in numerose ciocche scheletriche adagiate sul tavolo. Le punte dipingevano l’acciaio con aloni di olio.
«Che ne dici se oggi ci facessimo la nostra seduta in un luogo diverso?» la sua voce si abbassò. «Non sopporto di vedere i tuoi capelli ridotti così».
Angela osservò incuriosita i suoi capelli, come se si rendesse conto per la prima volta di averli attaccati alla testa. Poi guardò il dottore e le sue labbra si aprirono in un sorriso innocente «Certo, dottore. Io adoro i luoghi diversi».

L’acqua scorreva tranquilla. Il dottore mise la mano sotto il getto come a chiedere il permesso. Era tiepida. «Angela, vieni. Ci laviamo i capelli».
La ragazza alzò lo sguardo verso di lui. «Certo, dottore».
Come una bambina che muove i primi passi, andò incontro al dottore. Lui prese una sedia e batté delicatamente le dita sulla seduta. Angela si accomodò tenendo lo sguardo fisso su di lui, spalle al lavandino. «Allora, il salone offre solo lo shampoo senza profumo purtroppo. Però c’è scritto che combatte la forfora e capelli grassi. Ci accontenteremo».
Angela rise, lo stesso miagolio che qualche istante prima era risuonato nella stanza delle sedute.
«Ora piega la testa all’indietro. Ti sciacquerò i capelli e poi inizierò a lavarteli.» gli occhi del dottore erano allacciati ai suoi, tenuti stretti da un’invisibile catena.
Con tutta la calma possibile, Angela reclinò la testa fino a toccare il lavandino con le prime vertebre della schiena. Emise un dolce gemito e rabbrividì. «E’ freddo, dottore».
Lui socchiuse gli occhi e le posò una mano sulla fronte. La ragazza emise un altro gemito. «Vedrai che tra un attimo sentirai caldo». Si fissarono a lungo e il tempo parve farsi da parte per non disturbarli.
Il dottore iniziò a bagnare i capelli di Angela. Le passava l’acqua sulla nuca come se la stesse accarezzando. Ogni volta che la mano toccava la sua testa, Angela chiudeva gli occhi e gli regalava un sorriso. Il dottore percorse la lunghezza dei capelli fino alle punte, con gesti delicati. Le toccava i capelli come se stesse maneggiando dei fili di cristallo. Quando i capelli furono abbastanza bagnati, chiuse il rubinetto e le versò dello shampoo sulla nuca. Angela scoppiò in una risata acuta che soffocò con entrambe le mani. Lui si fermò subito. «Che succede, Angela?». Lei si osservò le mani rigirandole piano, flettendo ogni singolo dito. «E’ freddo, dottore».
Una goccia cadde dal lavandino.
«Perdonami». Il dottore aprì l’acqua calda al massimo. Aspettò qualche istante e poi mise le mani sotto il getto bollente. Il calore aggredì la sua pelle, le dita divennero rosse mentre del fumo si levava sinuoso. Strinse i denti. Chiuse l’acqua calda e pose le mani sulla testa di Angela. «Va meglio?» mormorò lui con voce profonda.
Un altro gemito. «Certo, dottore».

«Allora quando pensi, pensi ad alta voce».
Angela si prese del tempo prima di rispondere. «Sì, dottore».
«A cosa pensi?».
«Al mondo».
«E’ dura pensare al mondo ad alta voce?».
Una piccola risata. «No, rende il tutto più facile».
Il dottore continuava a lavarle i capelli, le mani che le esplorarono la sua nuca. «Io non potrei mai pensare a qualcosa di così complicato come il mondo».
Angela inclinò la testa verso di lui. «Io non penso a questo mondo. Penso al mio».
Si toccò la tempia destra con il suo magro dito. «Fiori di carta».
Il dottore corrugò la fronte. «Fiori di carta?». Angela annuì con fare comprensivo, come se stesse istruendo un bambino. «E’ l’inizio della mia canzone preferita».
I capelli erano quasi del tutto puliti. L’unto si era ritirato, sconfitto dalla forza congiunta dell’acqua e dello shampoo. Al suo posto, un intenso nero corvino illuminava il bagno. Angela chiuse gli occhi e sospirò. «Ognuno ha bisogno di un proprio mondo fatto di fiori di carta».
Il dottore studiò i lineamenti rilassati, le palpebre serrate con le lunghe ciglia che tremavano come le luci al neon. Il petto di lei si alzava e si abbassava con regolarità. Il mondo di fiori di carta si manifesta anche con il respiro.
Angela aprì gli occhi e dischiuse timidamente la bocca. «Ho freddo alla testa, dottore».
Lui si riscosse. Prese l’asciugamano rosso sotto il lavandino e iniziò a tamponarle i capelli, le sue mani avvolgevano la testa di lei con movimenti circolari.
«Anche lei dovrebbe pensare ad alta voce al suo mondo, dottore. Forse nel suo non ci sono i fiori di carta, ma qualcos’altro. Mi sono sempre chiesta cosa si trovi nel mondo di un dottore».
L’asciugamano aveva assorbito la maggior parte dell’acqua. Lui lo aprì per raccogliere quella bellissima massa corvina, lo rigirò per liberare le punte dalle ultime gocce e infine sistemò l’estremità sulla spalla sinistra di Angela. Poi, il dottore osservò la sua opera. I suoi occhi scuri, l’asciugamano rosso che si distingueva così nettamente dal viso pallido.
Prese Angela per mano e si concesse il tempo di vagare nel suo sguardo magnetico. «Hai ragione, Angela» le strinse la mano, inginocchiandosi di fronte a lei. «Nel mio mondo non ci sono i fiori di carta».



Martina Seppi
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Re: Angela

Messaggio#2 » domenica 7 marzo 2021, 18:13

Ciao a tutti!

Questo è un breve racconto che vorrei portare in Vetrina.

Sebbene l'abbia letto e riletto, corretto e ricorretto sono sicurissima che qualcosa mi sia sfuggito, quindi qualsiasi critica costruttiva è più che ben accetta.

Spero vi piaccia;)
Martina

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Michael Dag
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Re: Angela

Messaggio#3 » lunedì 8 marzo 2021, 20:00

le scene di per se sono descritte bene, hai gestito perfettamente il flusso di lettura. però... non c'è il finale!
un dottore che asseconda il delirio di una matta ... non mi è parso granché.
si, c'è molta empatia tra lui e la paziente, ma non è abbastanza per una buona chiusura.
potresti descrivere cosa sono questi fiori di carta, farlo descrivere da lei con il suo filtro mentale (che non mi pare proprio dei più normali, quindi potrebbe essere davvero intrigante)

INCIPIT:
"La ragazza gli sedeva dinnanzi, la fronte a pochi millimetri dal tavolo di acciaio." se ho ben capito è tipo crollata a faccia in giù sulla scrivania del dottore? ho dovuto rileggere...


"Angela spiegava le cose a circuito chiuso. Il dottore non si aspettava che gli spiegasse nei dettagli di cosa pensava. Doveva accontentarsi di sapere che lei di notte parlava da sola perché pensava a voce alta."
questo è un infodump, e non si capisce nemmeno da che parte arriva. lo sta pensando il dottore? sei tu autrice a raccontarlo ai lettori? rivedila perché mi pare che esca totalmente dal POV.
è una cosa che ho notato in generale nella tua scrittura in 3persona

"L’unto si era ritirato, sconfitto dalla forza congiunta dell’acqua e dello shampoo."
mi pare una frase un po troppo epica per una semplice lavata ai capelli.

Martina Seppi
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Re: Angela

Messaggio#4 » martedì 9 marzo 2021, 18:24

Ciao Michael,

grazie dei feedback. Allora, in ordine:

1. il finale l'avevo pensato così, aperto. Ma posso vedere di pensare ad una chiusura originale
2. "La ragazza gli sedeva dinnanzi, la fronte a pochi millimetri dal tavolo di acciaio" non è crollata, è proprio la sua posizione iniziale. Mi sembrava accattivamente piuttosto che presentarla eretta
3. grazie per aver notato l'Infodumb. Devo leggermi qualche altro articolo al riguardo
4. "L’unto si era ritirato, sconfitto dalla forza congiunta dell’acqua e dello shampoo" ero indecisa anch'io se metterla o no. Vedo di sistemare.

Grazie e una buona serata,
Martina

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Michael Dag
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Re: Angela

Messaggio#5 » martedì 9 marzo 2021, 18:31

si, l'ingesso in scena della matta è bello, solo che non è stato immediato da capire

Andrea Furlan
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Re: Angela

Messaggio#6 » giovedì 11 marzo 2021, 19:37

Ciao Martina,

Trovo il tuo racconto pieno di immagini interessanti, ma con un obiettivo di fondo non chiaro.
Ecco alcune domande che mi sono fatto e che magari possono esserti utili per chiarire meglio la direzione verso cui potresti migliorare il racconto.

Sei interessata al rapporto che si crea fra i due personaggi? Se si, a mio avviso dovresti spingere di più sulla loro relazione.
Che tipo di dottore è e dove si svolge la storia? Sembrerebbe uno psichiatra che si muove in un manicomio, ma non si capisce fino in fondo. Inoltre i manicomi formalmente non esistono più in Italia. La storia si svolge quindi forse nel passato? Qualche pennellata di ambientazione in più non farebbe male.
C'è attrazione fisica fra i due? La scena del lavaggio dei capelli potrebbe rivelarlo meglio.
La questione dei fiori di carta non é chiara per nulla: probabilmente é chiaro per te, ma io lettore ignaro non l'ho capita. Cosi come il riferimento all'inizio, che sembra un titolo ma non lo è. Secondo me devi spiegare meglio la tua idea senza svelare troppo. Questo fa perdere molto anche il finale che mi sembra ancora meno chiaro.

Insomma vedo delle buone potenzialità ma espresse forse in modo un po' ingenuo. Quando mi succede cerco di chiarirmi cosa voglio scrivere e costruirmi meglio un mio background della storia per svilupparla meglio.

Martina Seppi
Messaggi: 37

Re: Angela

Messaggio#7 » sabato 13 marzo 2021, 19:01

Ciao Andrea,

grazie mille del feedback.

In realtà l'avevo strutturato così a finale aperto, ma dato che sei già la seconda persona ha sottolinearmi che non rende un granché, ci sto lavorando. Per l'ambientazione, non credo sia troppo rilevante in questo caso, perché vorrei che l'attenzione si focalizzasse sul messaggio, non tanto su un aspetto temporale.

Per quanto riguarda il messaggio, forse l'ho reso un po' troppo criptico, quindi ci sto lavorando per proseguire un attimo la scena.

Hai qualche tuo racconto da farmi leggere? Ne sarei felice;)

Una buona serata,
Martina

Andrea Furlan
Messaggi: 56

Re: Angela

Messaggio#8 » domenica 14 marzo 2021, 11:39

Ciao Martina,
ne ho uno qui nel laboratorio che non é stato molto commentato, si chiama Viaggio nella città antica, l'ho scritto per la Specularia edition e l'ho già modificato un paio di volte seguendo le critiche ricevute.
Se vorrai leggerlo e lasciarmi la tua opinione sarò molto contento.

Su minuti contati trovi anche Gate, scritto per la 150a edition, qui viewtopic.php?f=204&t=4507
ma questo non l'ho ancora editato dopo la fine.

Andrea

Martina Seppi
Messaggi: 37

Re: Angela

Messaggio#9 » domenica 21 marzo 2021, 18:18

«Fiori di carta» -- Imaginary, Evanescence

Le luci al neon tremolavano come impazzite. Il dottore corrugò la fronte, gli occhi rincitrulliti. La ragazza gli sedeva dinnanzi, la fronte a pochi millimetri dal tavolo di acciaio. I lunghi capelli scuri ricadevano a cascata sul freddo metallo. Le spalle si alzavano e si abbassavano ad un ritmo regolare, come se dormisse.
«Angela?».
Una distesa infinita di acciaio e silenzio sembrava separarli. Decise di riprovare. «Angela? Sei sveglia?».
La risata della ragazza si diffuse leggera nella stanza come un miagolio. Molto lentamente, alzò la testa e guardò il dottore. «Sono sempre sveglia, dottore».
Il suo sguardo lo incatenò al suo viso. Come una calamita attira un magnete, la paziente attirava il suo dottore. Lui diede un colpo di tosse per costringersi a consultare gli appunti che aveva sottomano.
«Gli inservienti mi dicono che la notte non dormi, che parli da sola fissando il soffitto. Perché?».
Angela sorrise. Le sue labbra lo incendiarono dallo stomaco fino al cervello.
«Perché penso. E quando penso, mi piace farlo a voce alta».
Il tremolio delle luci al neon si fece più intenso. Lui si accorse di essere sudato. Il camice si era appiccicato alle ascelle. Le sue dita tremarono mentre annotava la risposta sul foglio. Prese un fazzoletto di stoffa dalla tasca destra del camice e si tamponò la fronte.
«Ha caldo, dottore?» la voce di lei echeggiò armoniosa nella stanza. Lui si sistemò il colletto della camicia che lo stava impiccando.
«Sei molto acuta, Angela» .
Alzò di poco lo sguardo che incontrò il nero opaco dei capelli di lei. Erano raccolti in numerose ciocche scheletriche adagiate sul tavolo. Le punte dipingevano l’acciaio con aloni di olio.
«Che ne dici se oggi facessimo la nostra seduta in un luogo diverso?» la sua voce si abbassò. «Non sopporto di vedere i tuoi capelli ridotti così».
Angela osservò incuriosita i suoi capelli, come se si rendesse conto per la prima volta di averli attaccati alla testa. Poi guardò il dottore e le sue labbra si aprirono in un sorriso innocente. «Certo, dottore. Io adoro i luoghi diversi».

L’acqua scorreva tranquilla. Il dottore mise la mano sotto il getto come a chiedere il permesso. Era tiepida.
«Angela, vieni. Ci laviamo i capelli».
La ragazza alzò lo sguardo verso di lui. «Certo, dottore».
Come una bambina che muove i primi passi, andò incontro al dottore. Lui prese una sedia e batté piano le dita sulla seduta. Angela si accomodò tenendo lo sguardo fisso su di lui, spalle al lavandino.
«Allora, il salone offre solo lo shampoo senza profumo purtroppo. Però c’è scritto che combatte la forfora e capelli grassi. Ci accontenteremo».
Angela rise, lo stesso miagolio che qualche istante prima era risuonato nella stanza delle sedute.
«Ora piega la testa all’indietro. Ti sciacquerò i capelli e poi inizierò a lavarteli.» gli occhi del dottore erano allacciati ai suoi, tenuti stretti da un’invisibile catena.
Con tutta la calma possibile, Angela reclinò la testa fino a toccare il lavandino con le prime vertebre della schiena. Emise un dolce gemito e rabbrividì. «È freddo, dottore».
Lui socchiuse gli occhi e le posò una mano sulla fronte. La ragazza emise un altro gemito.
«Vedrai che tra un attimo sentirai caldo». Si fissarono a lungo e il tempo parve farsi da parte per non disturbarli.
Il dottore iniziò a bagnare i capelli di Angela. Le passava l’acqua sulla nuca come se la stesse accarezzando. Ogni volta che la mano toccava la sua testa, Angela chiudeva gli occhi e gli regalava un sorriso. Il dottore percorse la lunghezza dei capelli fino alle punte, con gesti delicati. Le toccava i capelli come se stesse maneggiando dei fili di cristallo. Quando i capelli furono abbastanza bagnati, chiuse il rubinetto e le versò dello shampoo sulla nuca. Angela scoppiò in una risata acuta che soffocò con entrambe le mani. Lui si fermò subito. «Che succede, Angela?».
Lei si osservò le mani rigirandole piano, flettendo ogni singolo dito. «È freddo, dottore».
Una goccia cadde dal lavandino.
«Perdonami». Il dottore aprì l’acqua calda al massimo. Aspettò qualche istante e poi mise le mani sotto il getto bollente. Il calore aggredì la sua pelle, le dita divennero rosse mentre del fumo si levava sinuoso. Strinse i denti. Chiuse l’acqua calda e pose le mani sulla testa di Angela. «Va meglio?» mormorò lui con voce profonda.
Un altro gemito. «Certo, dottore».

«Allora quando pensi, pensi ad alta voce».
Angela si prese del tempo prima di rispondere. «Sì, dottore».
«A cosa pensi?».
«Al mondo».
«È dura pensare al mondo ad alta voce?».
Una piccola risata. «No, rende il tutto più facile».
Il dottore continuava a lavarle i capelli, le mani che le esploravano la nuca. «Io non potrei mai pensare a qualcosa di così complicato come il mondo».
Angela inclinò la testa verso di lui. «Io non penso a questo mondo. Penso al mio».
Si toccò la tempia destra con il suo magro dito. «Fiori di carta».
Il dottore corrugò la fronte. «Fiori di carta?».
Angela annuì con fare comprensivo, come se stesse istruendo un bambino. «È l’inizio della mia canzone preferita».
I capelli erano quasi del tutto puliti. Al posto dell’unto, un intenso nero corvino illuminava il bagno. Angela chiuse gli occhi e sospirò. «Ognuno ha bisogno di un proprio mondo fatto di fiori di carta».
Il dottore studiò i lineamenti rilassati, le palpebre serrate con le lunghe ciglia che tremavano come le luci al neon. Il petto di lei si alzava e si abbassava con regolarità. Il mondo di fiori di carta si manifesta anche con il respiro.
Angela aprì gli occhi e dischiuse timidamente la bocca. «Ho freddo alla testa, dottore».
Lui si riscosse. Prese l’asciugamano rosso sotto il lavandino e iniziò a tamponarle i capelli, le sue mani avvolgevano la testa di lei con movimenti circolari.
«Anche lei dovrebbe pensare ad alta voce al suo mondo, dottore. Forse nel suo non ci sono i fiori di carta, ma qualcos’altro. Mi sono sempre chiesta cosa si trovi nel mondo di un dottore».
L’asciugamano aveva assorbito la maggior parte dell’acqua. Lui lo aprì per raccogliere quella bellissima massa corvina, lo rigirò per liberare le punte dalle ultime gocce e infine sistemò l’estremità sulla spalla sinistra di Angela. Poi, il dottore osservò la sua opera. I suoi occhi scuri, l’asciugamano rosso che si distingueva così tanto dal viso pallido.
Prese Angela per mano e si concesse il tempo di vagare nel suo sguardo magnetico. «Hai ragione, Angela» le strinse la mano, inginocchiandosi di fronte a lei. «Nel mio mondo non ci sono i fiori di carta».

La luce della luna entrava in punta di piedi dalla finestra. Angela giaceva sul letto a pancia in su. «È ancora qui, dottore».
Lui accavallò la gambe. «Sì, sono ancora qui Angela».
«Perché?”.
«Perché sono il tuo dottore”.
Lo sguardo acceso di Angela non gli lasciava scampo. «Non ha qualcuno che l’aspetta a casa? Un cane? Un gatto? Un figlio?» un attimo di silenzio. «Una moglie? ». Il dottore si raddrizzò sulla sedia. «No, Angela, nessuno mi aspetta. Non ho mai avuto né animali né figli».
La ragazza si mise sui gomiti per guardarlo meglio. «Ma c’era qualcuno a casa con lei».
Lui guardò fuori dalla finestra e un sorriso tirato gli apparve in volto. «Avevo una moglie».
Angela ora stava seduta, spalle contro il muro. «Mi parli di lei, dottore».
Lui si passò una mano tra i capelli e incrociò le gambe dall’altro lato. «Facciamo così: io ti racconto di mia moglie, tu mi racconti dei fiori di carta». Angela rimase impassibile, il viso di un pallido magnetico sotto i raggi bianchi della luna. «Va bene, dottore». Si distese di nuovo a pancia in su e chiuse gli occhi. «Ma incominci lei».
Lui sfruttò il fatto di non avere gli occhi di lei addosso e si concesse un altro lieve sorriso. «Tu me la ricordi molto». Il respiro di Angela era regolare.
«Ci siamo sposati giovani, troppo giovani forse. E mi sono goduto molto poco il nostro matrimonio». Congiunse le mani e si osservò le nocche. «Ci sono malattie mentali, ma anche fisiche». Angela aprì gli occhi e lo guardò in tralice. Gli occhi del dottore scintillavano umidi alla luce della luna.
«Lei pensa che io sia pazza, vero dottore? ». Lui la fissò e, per la prima volta, fu lui a penetrarla con il suo sguardo.
«Non è il termine che userei. L’ho sempre trovato privo di significato. La gente comune usa la parola pazza per qualsiasi cosa. La maggior parte delle volte sbaglia e quei pochi che riconoscono la pazzia è perché ne hanno avuto un assaggio da vicino».
Lei sbatté le palpebre, il volto cadaverico.
«Non sei pazza, Angela. Solo, non ti comporti come la società si aspetta».
Lei piegò la testa da un lato «Cioè come, dottore?».
«Beh, non ci si aspetta che le persone parlino ad alta voce del loro mondo immaginario».
Un inserviente passò in corridoio con un carrello.
«Lei vuole sapere dei fiori di carta». Angela si mise di nuovo a sedere con la schiena al muro. «Glielo spiegherò, direi che se l’è guadagnato». Lui si sporse in avanti, verso di lei.
«Sono emozioni, dottore. Emozioni mie e di altre care persone che ho conosciuto negli anni. Vede, ho un problema di sensibilità, sento troppo le sofferenze degli altri. Così, per non impazzire» si sistemò una ciocca di capelli dietro l’orecchio «le disegno nella mia mente sotto forma di fiori di carta».
Una nuvola si intromise offuscando i raggi lunari.
«Anche il suo dolore per sua moglie diventerà un fiore». La nuvola passò.
Il dottore si alzò dalla sedia. Si avvicinò ad Angela e si specchiò nei suoi occhi. Per un attimo, gli sembrò di vedere un fiore di carta aleggiare nelle pupille di lei. Angela gli si fece vicino.
«A volte do un colore ai fiori. Che colore vuole che dia al suo dolore? Al suo amore? ». Lui non si trattenne oltre. Le prese il viso tra le mani e le si avvicinò ancora. I loro sospiri si sincronizzarono, lunghi e profondi. Il dottore chiuse gli occhi e la baciò. Le sue mani accarezzavano le guance di Angela, mentre lei schiudeva la bocca per lui. Il tempo divenne relativo.
Con calma, lui si sciolse dal bacio e passò le dita tra i capelli di lei, sistemando una ciocca dietro l’altro orecchio.
«Nero». Angela aveva gli occhi umidi.
«Voglio che li colori di nero, come i tuoi capelli. Come i capelli di mia moglie».
Ultima modifica di Martina Seppi il domenica 18 aprile 2021, 19:49, modificato 2 volte in totale.

Martina Seppi
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Re: Angela

Messaggio#10 » domenica 21 marzo 2021, 18:19

Ciao a tutti,

ho rivisto il racconto basandomi sui vostri preziosi suggerimenti.

Non vedo l'ora di ricevere altre opinioni;)

Buona serata,
Martina

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Salvatore
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Re: Angela

Messaggio#11 » domenica 11 aprile 2021, 9:05

Ciao Martina, eccomi a leggerti per la terza volta. E per la terza volta ti ripeto di togliere tutti gli avverbi che finiscono in -mente e di sistemare gli accenti sulle e maiuscole (ti ho insegnato come fare dalla tastiera invece che utilizzare l'apostrofo). C'è qualche refuso, qualche spazio dove non dovrebbe esserci, ma la storia fila. Mi sono incuriosito e non vedevo l'ora di giungere alla fine. Sono rimasto sorpreso quando il dottore ha raccontato i suoi problemi alla paziente, di solito non accade, forse non accade mai. Però il dottore è troppo preso dalla paziente e quindi ci può stare. E sennò non funzionerebbe il finale.
Quindi va bene, rileggi con attenzione, sistema i refusi, gli avverbi e gli accenti. E per me sarà ok!

Buona giornata!

Martina Seppi
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Re: Angela

Messaggio#12 » lunedì 12 aprile 2021, 20:09

Ciao Fernando,

grazie del commento. Hai ragione, ho dimenticato di accentare correttamente. Controllerò anche i refusi.
Sono molto contenta che ti sia piaciuto e che anche il finale ti abbia convinto. Appena ho un momento lo sistemo.

Grazie;)
Martina

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Michael Dag
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Re: Angela

Messaggio#13 » martedì 13 aprile 2021, 10:54

decisamente meglio!
finale "giusto", doveva andare così.

piccolo appunto:
quando cambi personaggio/pov/linea di dialogo è meglio andare a capo, rendo più chiara la distinzione tra i due personaggi e più fluida la lettura. ti porto un esempio, ma ce ne sono altri, stacci attenta.


Lei sbatté le palpebre, il volto cadaverico. LUI«Non sei pazza, Angela. Solo, non ti comporti come la società si aspetta». Lei piegò la testa da un lato «Cioè come, dottore?».

Non è chiarissimo il cambio di soggetto.prova così:

Lei sbatté le palpebre, il volto cadaverico.
«No Angela, non sei pazza. Solo, non ti comporti come la società si aspetta».
La ragazza piegò la testa da un lato «Cioè come, dottore?»
«Beh, non ci si aspetta che le persone parlino ad alta voce del loro mondo immaginario».



altra cosa:
Da qualche parte, un gatto miagolò.
bho, mi sembra un dettaglio strano... fouri posto forse... hai provato a mettere altro al suo posto?

Martina Seppi
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Re: Angela

Messaggio#14 » mercoledì 14 aprile 2021, 20:18

Ciao Michael,

grazie mille dei suggerimenti, li metto nella lista delle cose da correggere. Per il dettaglio del gatto, proverò a trovare qualcos'altro, ma a me onestamente non dispiace.

Per il resto, ti va bene il racconto?
Grazie;)
Martina

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Re: Angela

Messaggio#15 » sabato 17 aprile 2021, 17:13

Ciao Martina, piacere di averti letto. Ho letto direttamente la seconda versione del racconto e mi è piaciuto, credo che tu sia riuscita a rendere proprio l'atmosfera che volevi creare. Mi sento solo di accodarmi ai suggerimenti di modifiche relative alla forma, sia sulle maiuscole accentate, sia sul dare il giusto scambio agli scambi di dialogo, andando a capo quando parla un personaggio diverso. (Qui sotto ti cito un esempio di paragrafo che credo risulterebbe più leggibile andando a capo sui cambi di battuta).
Spero di esserti stato utile, a rileggerci presto!
Giuliano

Martina Seppi ha scritto:«Fiori di carta» -- Imaginary, Evanescence
Lo sguardo acceso di Angela non gli lasciava scampo. «Non ha qualcuno che l’aspetta a casa? Un cane? Un gatto? Un figlio?» un attimo di silenzio «Una moglie? ». Il dottore si raddrizzò sulla sedia. «No, Angela, nessuno mi aspetta. Non ho mai avuto né animali né figli». La ragazza si mise sui gomiti per guardarlo meglio. «Ma c’era qualcuno a casa con lei». Lui guardò fuori dalla finestra e un sorriso tirato gli apparve in volto. «Avevo una moglie».

Martina Seppi
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Re: Angela

Messaggio#16 » domenica 18 aprile 2021, 19:51

Ciao a tutti,

ho corretto il racconto secondo le vostre indicazioni. Fatemi sapere se adesso è idoneo alla vetrina.

Una piccola nota per Fernando: non ho corretto tutti gli avverbi in mente. Alcuni mi piacciono e li vorrei tenere, dato che sono solo 3, non penso che appesantiscano troppo la narrazione.

Grazie,
Martina

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Salvatore
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Re: Angela

Messaggio#17 » lunedì 19 aprile 2021, 11:00

Per me va bene :)

CHIEDO LA GRAZIA

Maurizio Mannoni
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Re: Angela

Messaggio#18 » martedì 20 aprile 2021, 16:09

Due solitudini che s'incontrano. Una donna "pazza" per gli schemi della società, dà corpo alle emozioni nel suo straordinario universo interiore; un medico che vive la sua vita borghese senza consapevolezza dei suoi "demoni", viene preso per mano dalla sua giovane paziente e mette a fuoco il suo tormento, bello anche il finale, brava Martina :)

CHIEDO LA GRAZIA

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GiulianoCannoletta
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Re: Angela

Messaggio#19 » martedì 20 aprile 2021, 17:24

Ciao Martina, anche io CHIEDO LA GRAZIA!

Martina Seppi
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Re: Angela

Messaggio#20 » martedì 20 aprile 2021, 21:27

Grazie mille a tutti per i preziosi suggerimenti;)

Grazie Maurizio per le tue belle parole, forse conosci il mio racconto più di me hehe!

Dunque:
RICHIEDO L'AMMISSIONE ALLA VETRINA

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Il Dottore
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Re: Angela

Messaggio#21 » giovedì 22 aprile 2021, 16:53

Ciao Martina

Ti metto in valutazione!
Sono pronto a vivisezionare i vostri racconti... soffriranno, ma sarà per il vostro bene!

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