[PROMOSSO IN VETRINA] I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

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[PROMOSSO IN VETRINA] I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#1 » lunedì 2 novembre 2020, 10:01

La vecchia cancellata è socchiusa: devono essere passati di lì. Afferro le sbarre e strattono: niente. I miei palmi doloranti sono rossi di ruggine.
Oltre, la casa mi scruta. Le persiane marce chiuse, tranne un battente spalancato, proprio sotto il solaio dal tetto aguzzo. E la porta finestra al piano inferiore, alta e stretta come tutta la facciata. Ricorda l’Urlo di… come si chiamava?
L’Urlo che fa l’occhiolino. Si fa beffe di me.
Restituiscimi i miei bambini, casa maledetta.

«Perché non chiama la Polizia?» gracchia il citofono del palazzo di fronte.
Stringo il mio cappello. «Signore, non possono farci niente, senza nessuno che li abbia visti entrare. Forse lei potrebb— »
«E dica che li ha visti lei, no?»
Clak! Ha riattaccato.
Una finestra del primo piano è ornata di rose e, in mezzo a quella cornice, sorride una vecchina. Muove le labbra e piega il capo e destra e a sinistra, con delicatezza. Mento aguzzo e pelle liscia, un po’ bambola e un po’ strega. La vecchina dei fiori parla sempre da sola.
«Può aiutarmi a ritrovare i miei bambini?» Indico la casa maledetta. «Credo siano entrati là.»
Chiude la finestra.
Un cigolio, alle mie spalle. Il bidone dell’indifferenziata è spalancato. Dietro spunta la lunga capigliatura leccata del matto del pattume. Il coperchio cade. Il matto allunga il collo e scruta attorno a me. Sposta le membra secche e passa al bidone a fianco.
Il portone si apre. Sulla chioma candida, la vecchina ha una corona di rose.
Da in fondo alla strada si alza un mugolio stridulo. Il vecchio muto barcolla e si sbraccia: vuole unirsi a noi.
Va bene, andiamo.

Il vecchio muto si avvicina a passo strascicato e appoggia il pancione alla cancellata. Gesticola, indica la casa. «Mm-mhu-uh!» strilla. La vecchina continua nel suo chiacchiericcio silenzioso. Il matto controlla il bidone all’angolo e ci raggiunge col suo passo svelto.
Di tutto il vicinato, solo loro tre sono venuti ad aiutarmi. I pazzi non giudicano.
Un quieto mormorio: la vecchina ha posato le mani su una delle colonne che sostengono il cancello. Era sempre stato lì, quel roseto?
Mi avvolgo la sciarpa in una mano, nell’altra userò il cappello.
«Aiutatemi a salire.»

Il matto del pattume percorre il cortile con ampie falcate: è già ai piedi della casa.
Qualcuno grida alle mie spalle. Dal palazzo di fronte, un signore mi fa dei cenni. Chiamerà il custode, devo sbrigarmi.
Il matto ha trovato una porta finestra. Infila le dita ossute nell’infisso e tira: uno schiocco e la porta si spalanca.
Dentro, la penombra rischiara un salone. Tanfo di muffa e di animale morto. Muovo qualche passo, accompagnato dallo sbriciolarsi delle piastrelle.
Forse questa casa maledetta mi ammazzerà così, cederà e mi seppellirà prima che io ritrovi i miei piccoli.
«Siete qui, bimbi?»
Da fuori, il mugolio allarmato del muto.
Mi avvicino a una persiana e spingo. Cigola, si apre uno spiraglio. Dalla cancellata, un uomo grande e grosso guarda dentro. Deve essere il custode.
Il battente cede e cade nel cortile, con uno schianto. L’uomo mi vede, spalanca il cancello. Sono perduto.

I miei amici devono essere fuggiti in tempo. L’omone mi prende per il braccio e fa un cenno al signore del palazzo di fronte. «Ora ci penso io, grazie.»
Mi fermo a guardare la casa maledetta. È suggestiva, devo riconoscerlo.
Lui mi tira, con delicatezza. «Su, andiamo.»
«Ai miei bambini piaceva questa casa.»
Sospira. «Lo so, me lo ricordo, papà.»
Camminiamo, in silenzio.
«E ti ricordi la vecchina dei fiori, Leo? E il matto che si girava tutti i bidoni, e...»
Sorride. «Sì. Che quartiere di pazzi.» Si ferma davanti a una berlina. Apre la portiera.
«Leo... pensi che sia pazzo anch’io?»
Mi abbraccia. Quant’è diventato alto, il mio ragazzo.
«No papà. Sei solo triste, da quando la mamma se n’è andata.»
«Eh, povera donna.»
«Mica tanto. Oggi è a Manhattan.»

Leo mette in moto. «Perché non vieni a stare da noi?»
«Ah? E che dice Mafalda?»
«Marlene. È d’accordo: ora che ha ricominciato col lavoro, potresti aiutarci coi bambini.»
«Oh, certo! Quante storie potrei raccontargli! Ho sempre avuto fantasia, lo sai.»
«Sì che lo so, papà. Ma magari non diciamole di questa tua avventura, eh? Si può sapere cosa volevi fare?»
«Solo svagarmi un po’...»
Ripassiamo davanti alla casa maledetta. I miei tre amici sono lì, mi salutano. Leo non li ha visti.
Il muto alza il pollice. «Mhm-mmhh?»
Sì, ho ritrovato i miei piccoli.
Grazie, amici miei.
Ultima modifica di Mauro Lenzi il martedì 8 giugno 2021, 19:14, modificato 1 volta in totale.



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Re: I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#2 » mercoledì 4 novembre 2020, 9:23

Ciao Mauro, grazie per aver condiviso il tuo racconto.

Ho visto nell'altro thread che per rientrare nel limite di caratteri hai dovuto tagliare alcune parti. Se ce le hai ancora, ti va di proporci una sorta di "Director's cut", in cui inserisci, magari con un altro font, le scene tagliate?

Grazie e buona scrittura!

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Mauro Lenzi
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Re: I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#3 » mercoledì 4 novembre 2020, 16:15

Ciao Alessio, grazie per l'interessamento ma purtroppo non le ho tenute. Comunque non si trattava di paragrafi interi che ho staccato alla fine, ma tante sforbiciate (insomma, tante frasi) che ho fatto in varie parti direttamente in corso d'opera.
C'era qualche dettaglio in più all'inizio ed era più lunga la sua esplorazione della casa in rovina, dove saliva al primo piano.

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Alessio
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Re: I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#4 » mercoledì 4 novembre 2020, 18:29

Ah, ok, peccato. Poteva essere un buon modo per arricchire la storiae inserire dei dettagli che comunicassero maggiormente la tua visione.


Allora questo è il mio pensiero riguardo al racconto:

Partiamo dal contenuto. Mi piace come sei riuscito a rendere il senso di disagio del signore che cerca i suoi figli e nel farlo chiede aiuto citofonando a uno sconosciuto. Il dettaglio di lui che stringe il cappello mi ha trasmesso l'imbarazzo e la timidezza che il protagonista sta provando.
Sul fronte del disagio mentale, non ho mai sentito di crisi depressive che portino ad allucinazioni, ma nemmeno il contrario, quindi rimango nell'incertezza. Vero è che sembra forse più un episodio che potrebbe capitare in uno stato di demenza, tipo Alzheimer, piuttosto che di depressione.
Rimane l'atmosfera vagamente ovattata/surreale/onirica che trovo adatta allo spirito del racconto.
Un'altra cosa che un po' mi stona è che queste allucinazioni sembrano interagire con l'ambiente circostante e non trovo un aggancio che mi faccia intendere che invece è lui o qualcun altro a compiere le azioni.

I commenti puntuali:

La vecchia cancellata è socchiusa: devono essere passati di lì. Afferro le sbarre e strattono: niente. I miei palmi doloranti sono rossi di ruggine.
  • "miei" non serve. C'è solo il pov in scena. I palmi sono per forza suoi.

Oltre, la casa mi scruta. Le persiane marce chiuse, tranne un battente spalancato, proprio sotto il solaio dal tetto aguzzo. E la porta finestra al piano inferiore, alta e stretta come tutta la facciata. Ricorda l’Urlo di… come si chiamava?
  • Normalmente non mi disturbano le frasi senza verbo usate come apposizione, però qui ce ne sono due di fila e forse un po' troppo.
  • Immagino che la porta finestra sia alta e stretta nello stesso modo in cui è alta e strett la facciata, però all'inizio ho pensato che la porta fosse alta come tutta la facciata.

“Perché non chiama la Polizia?” gracchia il citofono del palazzo di fronte.
  • Questo stacco non mi convince troppo. Mi sono immaginato il pov che sta guardando la casa maledetta e dal nulla un tizio che gli parla al citofono.

Stringo il mio cappello. “Signore, non possono farci niente, senza nessuno che li abbia visti entrare. Forse lei potrebb— ”
  • m-dash. Bravo!

Un cigolio, alle mie spalle. Il bidone dell’indifferenziata è spalancato. Dietro spunta la lunga capigliatura leccata del matto del pattume. Il coperchio cade. Il matto allunga il collo e scruta attorno a me. Sposta le membra secche e passa al bidone a fianco.
  • Ok, qui ho fatto fatica a immaginarmi la scena. Dov'era il coperchio prima di cadere, se il bidone era spalancato? Inizialmente mi ero immaginato un cassonetto di quelli col coperchio a pedale, ma poi mi sono persuaso che fosse un bidone col coperchio tipo pentola. E poi perché il coperchio cade? Non ce lo dici (apposta immagino), ma lasci intendere che cade perché urato dal matto. Ma il matto non è reale, quindi qualcosa avrà fatto cadere il coperchio. Non è necessario che tu ci faccia vedere cosa lo fa cadere (un gatto?), ma mi piacerebbe ritrovare in seconda lettura, sapendo che il matto è finto, un elemento che mi faccia dire "ah, ecco!".
  • Passa al bidone a fianco in che senso? Ci stava frugando? Segue il pov stando nascosto dietro alla fila di bidoni? Non mi è chiaro.
  • "la lunga capigliatura leccata". Toglierei "lunga" per due motivi: il primo è che ci piace mettere solo un aggettivo per ogni sostantivo; il secondo è che, se si vede che la capigliatura è lunga, allora vuol dire che si vede tutta la testa e a quel punto la capigliatura passa in secondo piano.

Il portone si apre. Sulla chioma candida, la vecchina ha una corona di rose.
Va bene, andiamo.
  • Di nuovo, il portone si apre e sembra che sia la vecchina ad aprirlo. Puoi mettere, che so, un tizio che esce in tutta fretta dal portone, urta la vecchina ma non se ne accorge nemmeno. Non so se riesco a farti capire cosa intendo. Ho bisogno che tu mi induca a credere che siano i matti a fare le cose, ma che quando rileggo il testo con l'informazione "sono allucinazioni" io riesca a capire perché le cose sono successe. Spero di aver reso l'idea.

Di tutto il vicinato, solo loro tre sono venuti ad aiutarmi. I pazzi non giudicano.
  • "You must gather your party before venturing forth!" ;)

Un quieto mormorio: la vecchina ha posato le mani su una delle colonne che sostengono il cancello. Era sempre stato lì, quel roseto?
Mi avvolgo la sciarpa in una mano, nell’altra userò il cappello.
“Aiutatemi a salire.”
  • Il roseto si è avvinghiato al cancello e quindi il pov deve proteggersi le mani per poterlo scavalcare? Mostraci il cancello infestato dalle rose.

Il matto ha trovato una porta finestra. Infila le dita ossute nell’infisso e tira: uno schiocco e la porta si spalanca.
  • Ci siamo capiti: allucinazioni che fanno cose.

Dentro, la penombra rischiara un salone. Tanfo di muffa e di animale morto. Muovo qualche passo, accompagnato dallo sbriciolarsi delle piastrelle.
  • Direi che la penombra non rischiara. La luce che arriva dalla porta finestra magari rischiara e crea la penombra dentro la stanza.

Il battente cede e cade nel cortile, con uno schianto.
  • Via la virgola.

“Eh, povera donna.”
“Mica tanto. Oggi è a Manhattan.”
  • Non so cosa pensare di questa battuta. Mette una vena ironica spot che trovo un po' fuori contesto. Cambierei "oggi" con qualcosa del tipo "ora se ne sta", a meno che tu non intenda proprio che oggi è a Manhattan e domani se ne andrà da qualche altra parte.

Leo mette in moto. “Perché non vieni a stare da noi?”
“Ah? E che dice Mafalda?”
“Marlene. È d’accordo: ora che ha ricominciato col lavoro, potresti aiutarci coi bambini.”
  • Qui condivido un dubbio che ti è già stato espresso. Non affiderei dei bambini a una persona mentalmente instabile.

Ripassiamo davanti alla casa maledetta. I miei tre amici sono lì, mi salutano. Leo non li ha visti.
  • Quindi escono dal cancello, fanno un po' di strada a piedi fino al parcheggio , prendono l'auto e poi, per tornare a casa loro, passano davanti alla casa maledetta. In tutto questo io mi sono sempre immaginato la scena con la macchina parcheggiata davanti al cancello. Non saprei dire se ho mal interpretato io o se manca qualcosa nel testo.

Il muto alza il pollice. “Mhm-mmhh?”
Sì, ho ritrovato i miei piccoli.
Grazie, amici miei.
  • Io lascerei "ho ritrovato i miei piccoli" come ultima frase. Penso che sia perfetta come chiosa, perché chiude rispondendo alla domanda iniziale ("dove sono i miei bambini?"). La frase successiva è un di più che non serve. Puoi tenere la frase successiva infilandola nell'altra: "Sì. Grazie, amici miei. Ho ritrovato i miei piccoli."

Spero che queste mie considerazioni possano esserti utili.

Buona scrittura!

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Mauro Lenzi
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Re: I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#5 » giovedì 5 novembre 2020, 21:46

Grazie, Alessio. Le tue osservazioni mi sono state molto utili.
Ottima l'osservazione sulle azioni delle allucinazioni. Bacchetto me stesso per non averci pensato, eppure è un concetto che conosco.
Avrei voluto specificarti qualcosa, ma vediamo se come ho sistemato il testo risponde ai dubbi da te sollevati.
Tranne una cosa, che dico esplicitamente: come hai detto tu, questo racconto è volutamente surreale e onirico. Non è mai stato nelle mie intenzioni una descrizione clinica di una patologia particolare.



La vecchia cancellata è socchiusa: saranno passati da lì? Afferro le sbarre e strattono: niente. I palmi doloranti sono rossi di ruggine.
Oltre, la casa mi scruta dalla sua facciata alta e stretta. Le persiane marce chiuse, tranne un battente spalancato, proprio sotto il solaio dal tetto aguzzo. Con la porta finestra rotta del piano inferiore, ricorda l’Urlo di quel quadro...
L’Urlo che fa l’occhiolino. Si fa beffe di me.
Restituiscimi i miei bambini, casa maledetta.
Ma da solo non posso violarti. Dovrò chiedere aiuto al palazzo di fronte.

“Perché non chiama la Polizia?” gracchia il citofono.
Stringo il mio cappello. “Signore, non possono farci niente, senza nessuno che li abbia visti entrare. Forse lei potrebb— ”
“E dica che li ha visti lei, no?”
Clak! Ha riattaccato.
Una finestra del primo piano è ornata di rose e, in mezzo a quella cornice, sorride una vecchina. Muove le labbra e piega il capo e destra e a sinistra, con delicatezza. Mento aguzzo e pelle liscia, un po’ bambola e un po’ strega. La vecchina dei fiori parla sempre da sola.
“Può aiutarmi a ritrovare i miei bambini?” Indico alle mie spalle. “Credo siano entrati là.”
Rientra in casa.
Tiro su col naso. Un cigolio, in strada. Mi volto. Il cassonetto dell’indifferenziata è semiaperto: ci scruta dentro un uomo macilento, coi capelli leccati all’indietro. Il matto del pattume si muove a scatti. Alza la testa e fissa un punto dietro di me: il portone del palazzo. La vecchina è lì, con una corona di rose sulla chioma candida. Ci fa un sorriso.
Va bene, andiamo.

Il vecchio muto si avvicina a passo strascicato e appoggia il pancione alla cancellata rugginosa. Gesticola, indica la casa maledetta. “Mm-mhu-uh!” strilla. La vecchina continua nel suo chiacchiericcio silenzioso. Il matto controlla il bidone all’angolo e ci raggiunge col suo passo svelto.
Di tutto il vicinato, solo loro tre sono venuti ad aiutarmi. I pazzi non giudicano.
Un quieto mormorio: la vecchina ha posato le mani su una delle colonne che sostengono il cancello.
Era sempre stato lì, quel roseto?
Gli spessi viticci si avvinghiano tra pietra e metallo. Mi avvolgo la sciarpa in una mano, nell’altra userò il cappello. “Aiutatemi a salire.”

Il matto del pattume percorre il cortile con ampie falcate: è già ai piedi della casa. Qualcuno grida in strada.
Chiameranno il custode, devo sbrigarmi.
Il matto ha trovato una porta finestra. Infiliamo le dita nell’infisso: uno schiocco e la porta si spalanca. Dentro, un salone in penombra. Tanfo di muffa e di animale morto. Muovo qualche passo, accompagnato dallo sbriciolarsi delle piastrelle.
Forse questa casa maledetta mi ammazzerà così, cederà e mi seppellirà prima che io ritrovi i miei piccoli.
“Siete qui, bimbi?”
Da fuori, il mugolio allarmato del muto. Mi avvicino a una persiana e spingo. Cigola, si apre uno spiraglio. Dalla cancellata, un uomo grande e grosso guarda dentro. Deve essere il custode. Il battente cede e cade nel cortile con uno schianto. L’uomo mi vede, spalanca il cancello.
Sono perduto.

I miei amici devono essere fuggiti in tempo.
L’omone mi prende per il braccio e fa un cenno a un signore del palazzo di fronte. “Ora ci penso io, grazie.”
Mi fermo a guardare la casa maledetta. È suggestiva, devo riconoscerlo.
Lui mi tira, con delicatezza. “Su, andiamo.”
“Ai miei bambini piaceva questa casa.”
“Lo so, me lo ricordo, papà." Sospira. "Si può sapere cosa volevi fare?”
“Mi annoiavo, tutto qua.”
Camminiamo, in silenzio.
“E ti ricordi la vecchina dei fiori, Leo? E il matto che si girava tutti i bidoni, e...”
Sorride. “Sì. Che quartiere di pazzi.” Si ferma davanti a una berlina, apre la portiera.
“Leo... pensi che sia pazzo anch’io?”
"Perché dovrei..." Mi abbraccia. Quant’è diventato alto, il mio ragazzo. “No papà. Sei solo triste, da quando la mamma se n’è andata.”
“Eh, povera donna.”
“Mica tanto. Oggi è a Manhattan.”
Faccio spallucce. Me la immaginavo a struggersi dal rimpianto, ma mi sa tanto di no.

Leo mette in moto. “Perché non vieni a stare da noi?”
“Ah? E che dice Mafalda?”
“Marlene. È d’accordo: ora che ha ricominciato col lavoro, potresti aiutarci coi bambini. E farebbe bene anche a te.”
“Oh sì! Quante storie racconterei! Ho sempre avuto fantasia, lo sai.”
“Sì che lo so, papà. Ma magari non diciamole di questa tua avventura, eh?
Ripassiamo davanti alla casa maledetta. I miei tre amici sono lì, mi salutano. Leo non li ha visti.
Il muto alza il pollice. “Mhm-mmhh?”
Sì, amici miei, grazie: ho ritrovato i miei piccoli.

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Re: I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#6 » domenica 8 novembre 2020, 19:44

Ciao Mauro,

mi fa piacere che tu abbia trovato utili le mie ossevazioni.
Mauro Lenzi ha scritto:Avrei voluto specificarti qualcosa, ma vediamo se come ho sistemato il testo risponde ai dubbi da te sollevati.

Hai commenti sui miei commenti? Se hai tempo e voglia di condividerli, mi interesserebbe leggerli.

Un po' mi dispiace che tu abbia scelto di risolvere la questione delle allucinazioni che fanno cose non facendogli fare niente. Però mi rendo conto che l'altra soluzione non è semplice da gestire e richiede tempo, quindi va bene così :)

Ultimi dettagli:

ricorda l’Urlo di quel quadro...
  • Come mai hai deciso di togliere la domanda?

Ma da solo non posso violarti. Dovrò chiedere aiuto al palazzo di fronte.
  • Onestamente... meh. Se confronto questo col resto del testo, credo che tu possa fare di meglio. Mi sembra una soluzione pigra e mi dà l'impressione che tu non condividessi la mia considerazione sullo stacco e abbia buttato lì qualcosa tanto per. Magari mi sbaglio.

Il cassonetto dell’indifferenziata è semiaperto: ci scruta dentro un uomo macilento, coi capelli leccati all’indietro. Il matto del pattume si muove a scatti. Alza la testa e fissa un punto dietro di me: il portone del palazzo. La vecchina è lì, con una corona di rose sulla chioma candida. Ci fa un sorriso.
  • Bene le allucinazioni che non fanno più cose. Solo un dettaglio: un uomo macilento scruta nel cassonetto, il matto del pattume si muove a scatti. Sembrano due persone diverse.

Dentro, un salone in penombra. Tanfo di muffa e di animale morto.
  • Hai messo due frasi di fila senza verbo. Un po' mi disturba. "Dentro, un tanfo di muffa e di animale morto ristagna in un salone in penombra". Ti piace? O magari preferisci usare frasi più brevi.


Per il resto mi sembra tutto a posto :)

Buona scrittura!

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Mauro Lenzi
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Re: I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#7 » domenica 8 novembre 2020, 21:19

Alessio ha scritto:
Hai commenti sui miei commenti? Se hai tempo e voglia di condividerli, mi interesserebbe leggerli.

Voglia sì, tempo non in questo momento, ma lo farò. Intanto rispondo alle osservazioni nel dettaglio.

Alessio ha scritto:
Un po' mi dispiace che tu abbia scelto di risolvere la questione delle allucinazioni che fanno cose non facendogli fare niente. Però mi rendo conto che l'altra soluzione non è semplice da gestire e richiede tempo, quindi va bene così :)

Vero, sarebbe meno semplice, ma divertente da fare. E il tempo lo troverei anche, visto che non ci sono limiti. Il problema, che è una risposta che troverai anche ad altre tue domande, sono i caratteri. Sto cercando di restare più o meno nei limiti di caratteri richiesto per questo genere di racconti, su cui voglio esercitarmi. Per cui il risistemare questo racconto non ha solo uno scopo di miglioramento stilistico, ma anche strutturale.
Per questa economia generale dell'opera il riferimento all'Urlo è sparito. Non mi sembrava così' rilevante.
Per cui soluzioni più creative alle azioni delle allucinazioni avrebbero richiesto caratteri che non avevo. In alcune situazioni, però, volevo proprio che l'agente dietro l'azione dell'allucinazione fosse il protagonista stesso. Volevo mostrare il ruolo delle allucinazioni nel fargli fare cose che, da solo, non avrebbe avuto la determinazione di fare.

Alessio ha scritto:
Ma da solo non posso violarti. Dovrò chiedere aiuto al palazzo di fronte.
Onestamente... meh. Se confronto questo col resto del testo, credo che tu possa fare di meglio.

Avevo sottovalutato quanto stesse male. Ma credo che, per il problema dei caratteri, potrò trovare al massimo una soluzione un filo meno tellosa. Localizzare il citofono in fondo alla battuta del paragrafo successivo mi sembra già troppo tardi.

Alessio ha scritto:
Mi sembra una soluzione pigra e mi dà l'impressione che tu non condividessi la mia considerazione sullo stacco e abbia buttato lì qualcosa tanto per. Magari mi sbaglio.

Ahaha che malfidato ^___^ Se non avessi convidiso la tua considerazione, non l'avrei modificato. Vero che in massima parte sono ben disposto verso le osservazioni; o perché le condivido (come è per la grande maggioranza delle tue) o perché anche se il problema non mi sembra rilevante, capisco il perché mi è stato fatto notare, e allora meglio sistemare... la vedo così.
Ma almeno troverai un'eccezione in fondo a questo mio reply ^^

Alessio ha scritto: . Solo un dettaglio: un uomo macilento scruta nel cassonetto, il matto del pattume si muove a scatti. Sembrano due persone diverse.

Vero.

Alessio ha scritto:
Dentro, un salone in penombra. Tanfo di muffa e di animale morto.
Hai messo due frasi di fila senza verbo. Un po' mi disturba. "Dentro, un tanfo di muffa e di animale morto ristagna in un salone in penombra". Ti piace? O magari preferisci usare frasi più brevi.

Volevo usare frasi brevi, in parte per la solita questione di economia di caratteri, in parte perché lo trovo più immediato.


Appena posso do una risistemata, e se vorrai controcommenterò dove avrò qualcosa di interessante da dire... ma come ti ho già detto sono in sostanza d'accordo su praticamente tutto. Intanto arigrazie ^^

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Alessio
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Re: I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#8 » lunedì 9 novembre 2020, 7:27

Mauro Lenzi ha scritto:Sto cercando di restare più o meno nei limiti di caratteri richiesto per questo genere di racconti

Ahnnn! Potevi dirlo subito! Avevo dato per scontato che non ti interessasse più rimanere nel limite di caratteri. Motivo per cui all'inizio ti avevo chiesto se avevi le parti tagliate :)

Attendo la nuova revisione!

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Re: I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#9 » martedì 10 novembre 2020, 6:56

Racconto molto ben congegnato sul Piano del Mostra non Dire. Il tema dei vicini è centrato (dal vecchio obeso muto, all’uomo del pattume dai capelli “leccati”, alla vecchina incoronata di rose). C’è anche un Plot-Twist che sorprende il Lettore in modo incredibile (segno di ottima salute della storia), perché prima ho pensato a una madre in cerca dei figli scomparsi nella casa maledetta, e che i tre fossero i suoi aiutanti. Invece, apprendo che si tratta di un padre alle prese con il passato (e i suoi fantasmi: dei figli piccoli, nel finale se ne vede uno che gli offre una vita; il motivo è lenire la solitudine paterna dopo il divorzio). Bella l’immagine dell’Urlo personificato.
Unica nota: toglierei la definizione di “strega” alla vecchina (scriverei piuttosto: “un po’ bambola, ma logorata dagli anni”). Questo perché strega e vecchina si contraddicono.
Il chiacchiericcio silenzioso è un ossimoro (non tutti possono capirlo. A uso del Lettore Esigente: “La vecchina continua nel suo chiacchiericcio a tono così basso da udirsi appena”)
Per me, dopo questo aggiustamento, il racconto merita la Vetrina.

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Re: I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#10 » martedì 10 novembre 2020, 11:12

Ciao Alexandra, grazie.
Quieto chiacchiericcio. Quieto non è da intendersi come silenzioso, ma tranquillo, pacato.
Della vecchina mi piace che sia un po' strega e un po' bambola, perché ha proprio i tipici tratti della strega... mento aguzzo, naso adunco... però l'espressione è gentile, e la pelle appare liscia, non raggrinzita.
Se qualcuno sta pensando che è impossibile, devo contraddirlo subito. Nel post originale ho scritto che i personaggi esistono veramente, no? ^^

Mi hai dato un ottimo spunto nel pensare che il protagonista fosse una madre. Vedrò di ar capire subito la condizione del protagonista. Maschio e un po' in là con gli anni, ma non eccessivamente. Sempre col problema dei caratteri, phew.

alexandra.fischer
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Re: I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#11 » martedì 10 novembre 2020, 17:02

Ciao, Mauro. Scusa se mi sono permessa certi suggerimenti. O.K. per il quieto chiacchiericcio, allora. Ma per quel che riguarda la vecchina io specificherei strega bianca (ossia buona). Sono contenta di averti dato lo spunto per il protagonista, ma puoi fare ciò che vuoi, il racconto è tuo (una madre? Certo. Ma può essere anche un padre apprensivo, per fare capire che è un uomo, oltre al gesto del cappello, gli farei aggiustare la cravatta; i miei sono solo umili suggerimenti).

Aspetto notizie.

Ribadisco che il resto del testo, così curato, merita la Vetrina.

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Mauro Lenzi
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Re: I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#12 » mercoledì 11 novembre 2020, 0:18

La vecchia cancellata è socchiusa: saranno passati da lì? Afferro le sbarre e strattono: niente. I palmi doloranti sono rossi di ruggine.
Restituiscimi i miei bambini, casa maledetta.
Mi scruta dalla sua facciata alta e stretta. Le persiane marce chiuse, tranne un battente spalancato, proprio sotto il solaio dal tetto aguzzo. Con la porta finestra rotta del piano inferiore, ricorda l’Urlo di quel quadro...
L’Urlo che fa l’occhiolino. Si fa beffe di me.
I vicini mi aiuteranno, ne sono certo.

“Perché non chiama la Polizia?” gracchia il citofono.
Stringo il mio cappello. “Signore, non possono farci niente, senza nessuno che li abbia visti entrare. Forse lei ha notat— ”
“E dica che li ha visti lei, no?”
Clak! Ha riattaccato.
Il palazzo di fronte alla casa maledetta ha tutte le finestre chiuse. Tranne una, al primo piano, ornata di rose: in mezzo a quella cornice sorride una vecchina. Muove le labbra e piega il capo e destra e a sinistra, con delicatezza. Mento aguzzo e pelle liscia, un po’ bambola e un po’ strega. La vecchina dei fiori parla sempre da sola.
“Può aiutarmi a ritrovare i miei bambini?” Indico alle mie spalle. “Credo siano entrati là.”
Torna dentro.
Tiro su col naso. Un cigolio, in strada. Mi volto. Il cassonetto dell’indifferenziata è semiaperto: ci scruta dentro una figura macilenta, coi capelli leccati all’indietro, che si muove a scatti. Il matto del pattume alza la testa e fissa un punto dietro di me: il portone del palazzo. La vecchina è lì, con una corona di rose sulla chioma candida. Ci fa un sorriso.
Va bene, andiamo.

Il vecchio muto si avvicina a passo strascicato e appoggia il pancione alla cancellata rugginosa. Gesticola, indica la casa maledetta. “Mm-mhu-uh!” strilla. La vecchina continua nel suo chiacchiericcio. Il matto controlla il bidone all’angolo e ci raggiunge col suo passo svelto.
Di tutto il vicinato, solo loro tre sono venuti ad aiutarmi. I pazzi non giudicano.
Un quieto mormorio: la vecchina ha posato le mani su una delle colonne che sostengono il cancello.
Era sempre stato lì, quel roseto?
Gli spessi viticci si avvinghiano tra pietra e metallo. Mi avvolgo la sciarpa in una mano, nell’altra userò il cappello. “Aiutatemi a salire.”

Il matto del pattume percorre il cortile con ampie falcate: è già ai piedi della casa. Qualcuno grida in strada.
Chiameranno il custode, devo sbrigarmi.
Il matto ha trovato una porta finestra. Infiliamo le dita nell’infisso: uno schiocco e la porta si spalanca. Dentro, un salone in penombra. Tanfo di muffa e di animale morto. Muovo qualche passo, accompagnato dallo sbriciolarsi delle piastrelle.
Forse questa casa maledetta mi ammazzerà così, cederà e mi seppellirà prima che io ritrovi i miei piccoli.
“Siete qui, bimbi?”
Da fuori, il mugolio allarmato del muto. Mi avvicino a una persiana e spingo. Cigola, si apre uno spiraglio. Dalla cancellata, un uomo grande e grosso guarda dentro. Deve essere il custode. Il battente cede e cade nel cortile con uno schianto. L’uomo mi vede, spalanca il cancello.
Sono perduto.

I miei amici devono essere fuggiti in tempo.
L’omone mi prende per il braccio e fa un cenno a un signore del palazzo di fronte. “Ora ci penso io, grazie.”
Mi fermo a guardare la casa maledetta. È suggestiva, devo riconoscerlo.
Lui mi tira, con delicatezza. “Su, andiamo.”
“Ai miei bambini piaceva questa casa.”
“Lo so, me lo ricordo, papà." Sospira. "Si può sapere cosa volevi fare?”
“Mi annoiavo, tutto qua.”
Camminiamo, in silenzio.
“E ti ricordi la vecchina dei fiori, Leo? E il matto che si girava tutti i bidoni, e...”
Sorride. “Sì. Che quartiere di pazzi.” Si ferma davanti a una berlina, apre la portiera.
“Leo... pensi che sia pazzo anch’io?”
"Perché dovrei..." Mi abbraccia. Quant’è diventato alto, il mio ragazzo. “No papà. Sei solo triste, da quando la mamma se n’è andata.”
“Eh, povera donna.”
“Mica tanto. Oggi è a Manhattan.”
Faccio spallucce. Me la immaginavo a struggersi dal rimpianto, invece mi sa di no.

Leo mette in moto. “Perché non vieni a stare da noi?”
“Ah? E che dice Mafalda?”
“Marlene. È d’accordo: ora che ha ricominciato col lavoro, potresti aiutarci coi bambini. E farebbe bene anche a te.”
“Oh sì! Quante storie racconterei! Ho sempre avuto fantasia, lo sai.”
“Sì che lo so, papà. Ma magari non diciamole di questa tua avventura, eh?"
Ripassiamo davanti alla casa maledetta. I miei tre amici sono lì, mi salutano. Leo non li ha visti.
Il muto alza il pollice. “Mhm-mmhh?”
Sì, amici miei, grazie: ho ritrovato i miei piccoli.
Ultima modifica di Mauro Lenzi il giovedì 12 novembre 2020, 11:05, modificato 3 volte in totale.

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Alessio
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Re: I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#13 » mercoledì 11 novembre 2020, 13:36

Ti sei perso le chiuse virgolette nell'ultima battuta del figlio.

Detto questo, CHIEDO LA GRAZIA!

alexandra.fischer
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Re: I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#14 » giovedì 12 novembre 2020, 7:45

Ciao Mauro, concordo con Alessio riguardo alle virgolette nell'ultima battuta del figlio. Per il resto, ottimo testo, ora si capisce in pieno che il protagonista è un padre malinconico e apprensivo. Potente la scena del pavimento dalle piastrelle infide e le impressioni olfattive (odore di marcio, di decomposizione).

Scritto ciò: CHIEDO LA GRAZIA.

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Mauro Lenzi
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Re: I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#15 » giovedì 12 novembre 2020, 10:40

Innanzitutto grazie mille. Ho postato l'aggiornamento e volevo rispondere ai vostri commenti, e il forum è andato giù.
Insomma è stata l'ultima edizione di "I pazzi non giudicano" a farlo crashare ? :D

Alexandra, non ho fatto in tempo a leggere il tuo suggerimento sulla cravatta, ma è buono e me lo tengo come carta da giocarmi alla prima occasione.
PS il tuo "scusa se mi sono permessa certi suggerimenti" potrebbe sembrare una risposta stizzita, ma per quel poco che ti conosco, penso proprio che tu non ti sia offesa :D


Alessio, rileggendo i tuoi commenti, gli unici su cui mi sento di rispondere sono:

Frasi senza verbo, due di fila sono troppe. Credo che siamo entrambi d'accordo sul fatto di non abusarne. Ma la tua soglia di allarme parte a due di fila, a me ancora no. Sento che ci possono stare, si sostengono in situazioni in cui l'azione è molto rapida, c'è uno sguardo d'insieme, ecc.

La parte del bidone in prima stesura, poco chiara. Non sono entrato nel dettaglio perché ho preferito direttamente tagliarla. Avevo indugiato in una presentazione del personaggio che non ha un reale impatto sull'economia del racconto, alla fine.

Questa la riporto pari:
"la lunga capigliatura leccata". Toglierei "lunga" per due motivi: il primo è che ci piace mettere solo un aggettivo per ogni sostantivo; il secondo è che, se si vede che la capigliatura è lunga, allora vuol dire che si vede tutta la testa e a quel punto la capigliatura passa in secondo piano.
D'accordo sulla prima osservazione, che per me chiude la questione: andava modificata.
Sulla seconda osservazione ci ho pensato, ma secondo me se si vede tutta la testa non necessariamente la capigliatura passa in secondo piano: è un dettaglio peculiare, perché non dovrebbe notarsi?

"You must gather your party before venturing forth!" ;)
Vedo che non ci avevo pensato solo io ^^ ma tu hai saputo citare con più dettaglio quello che era solo una mia accennata idea.

“Eh, povera donna.”
“Mica tanto. Oggi è a Manhattan.”
Non so cosa pensare di questa battuta. Mette una vena ironica spot che trovo un po' fuori contesto. Cambierei "oggi" con qualcosa del tipo "ora se ne sta", a meno che tu non intenda proprio che oggi è a Manhattan e domani se ne andrà da qualche altra parte.

Era proprio quello che intendevo. Detto questo, capisco che la battuta appaia un po' fuori contesto. Ma mi è venuta spontanea e dai feedback che ho ricevuto, anche fuori dal forum... in generale è piaciuta.
Però... alimenta un'idea poco chiara di quanto il protagonista sia citrullo. Per cui ho aggiunto una considerazione che ridimensiona la confusione del nostro eroe.
La sua è una situazione mentale di cui non posso ormai dare una definizione netta in uno spazio così breve, né è mai stata mia intenzione farlo. Però ho cercato di rendere più ovattata (prendo un termine da te usato e che ho trovato appropriato) anche questa sua confusione.

su tutte le altre cose da te dette sono d'accordo senza se e senza ma ;)


Detto questo, non so bene come funzionino Grazia, Vetrina ecc. aspetterei ancora il parere dell'Antico; intanto grazie ancora per l'aiuto ;)

alexandra.fischer
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Re: I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#16 » martedì 17 novembre 2020, 18:58

Ciao, Mauro, la mia battuta di scuse per gli umili suggerimenti, non è affatto stizzita, bensì, umile, ma se vuoi, cambierò formula. Scriverò qualcosa di meno fraintendibile stile: "Se fosse il mio racconto, scriverei..."

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Alessio
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Re: I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#17 » martedì 17 novembre 2020, 22:47

Mauro, avevo scritto un post in cui rispondevo ai commenti, ma per sbaglio ho aggiornato la pagina e ho perso tutto. "^_^
Non ho animo di mettermi a riscrivere tutta la pappardella, ma tanto non era niente di fondamentale.

Ora devi aspettare una terza richiesta di grazia, per poi poter chiedere l'ammissione in vetrina, però, vista l'attuale intensità di frequentazione del laboratorio, temo che potrebbe richiedere un po' di tempo.
C'è un post col regolamento del laboratorio dove è spiegata tutta la procedura :).

In bocca al lupo!

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Mauro Lenzi
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Re: I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#18 » mercoledì 18 novembre 2020, 8:40

Alessio non preoccuparti, è capitato anche a me e capisco perfettamente. Grazie mille dell'aiuto, a te e Alexandra, che ringrazio delle rassicurazioni. Alexandra vai tranquilla, ti conosco e avevo capito che era un modo di dire. :D

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John Doe
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Re: I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#19 » martedì 1 dicembre 2020, 23:09

Ciao Mauro.
Innanzitutto complimenti, devo dire che leggere l'evolversi del tuo racconto mi ha piacevolmente colpito. Tra la prima e l'ultima versione i miglioramenti si notano, e pure tanto.
Mi permetto però alcune note.

La prima riguarda in verità una cosa che hai scritto nei commenti, ovvero che vorresti far capire che il protagonista è un po’ in là negli anni. Ecco, io lo eviterei, altrimenti correresti il rischio di far capire troppo presto che il protagonista è in verità un vecchietto un po’ tocco.

Detto questo, alcune note più specifiche (non tantissime, in quanto chi mi ha preceduto di è dimostrato decisamente capace nell’indicarti i punti deboli del testo):

I palmi doloranti sono rossi di ruggine.
In generale, pur avendo adottato uno stile essenziale (e sia chiaro, a me questo modo di scrivere pulito che non si perde in inutili dettagli piace), sei stato bravo a mostrare anziché raccontare. Tranne qua, a mio avviso. Perché i palmi sono doloranti? Per una semplice strattonata? Un po’ pochino a mio avviso. Qui due possibilità: o sfrutti i palmi per legarli a un dettaglio più concreto (magari per far intuire l’età del personaggio, se davvero ci tieni) oppure tagli via l’aggettivo e tanti saluti.
Attenzione però, che qui entra in gioco una questione più complessa. La telecamera in questo momento è fissa sul protagonista, il quale ha compiuto un’azione precisa: serrare le mani attorno all’inferriata. Com’è possibile allora che questi veda i suoi palmi rossi? È impossibile, ovviamente, a meno che prima tu (lui) ci descriva un’azione intermedia, ovvero le mani che mollano la presa e gli occhi del protagonista che cadono sui palmi. A questo punto sì, che avrebbe anche senso accennare all’eventuale fastidio alle dita.

"Perché dovrei..." Mi abbraccia. Quant’è diventato alto, il mio ragazzo. “No papà. Sei solo triste, da quando la mamma se n’è andata.”
Ok, qui faccio una cosa che solitamente dà un po’ di fastidio: dire come avrei reso io il passaggio, piuttosto che indicare un reale errore dell’autore (che non c’è in questo caso). Ma lo faccio per una buona causa, fidati. :) Scherzi a parte, per tutto il brano il protagonista parla dei suoi bambini, al plurale. Poi, però da una parte a salvarlo è solo UN figlio, dall’altra scopriamo che la “malattia” del padre deriva in verità dall’abbandono della moglie, il che stona a mio avviso con tutta la costruzione narrativa intessuta fino a questo momento. Perché non giocare allora con il binomio “dolore per la perdita di un figlio > felicità per il ritrovamento dei nipoti”? Vero, così facendo si andrebbe a perdere la battuta su New York, ma forse ne guadagneresti a livello drammaturgico. Ma ripeto: questa nota è figlia più del mio modo di pensare alle storie, quindi prendila con le pinze.

Mi permetto di attendere un tuo commento e magari dare un’ultima rilettura al brano prima di concederti la grazia. E attenzione: questa non dipenderà dal fatto che tu possa accettare o meno le mie note.
A presto e di nuovo complimenti.
lupus in fabula

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Mauro Lenzi
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Re: I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#20 » venerdì 4 dicembre 2020, 23:33

JohnDoe ha scritto:Ciao Mauro.
Innanzitutto complimenti, devo dire che leggere l'evolversi del tuo racconto mi ha piacevolmente colpito. Tra la prima e l'ultima versione i miglioramenti si notano, e pure tanto.


Ciao John e grazie di essere qui. Ecco le mie spiegazioni e dal canto mio non cercherò di imbonirti per ottenere la grazia!
Senza falsa modestia, credo che il grosso del merito vada alla qualità delle osservazioni che ho ricevuto. In ogni caso mi fa piacere il tuo riscontro, è proprio quello che ho cercato di fare.

JohnDoe ha scritto:La prima riguarda in verità una cosa che hai scritto nei commenti, ovvero che vorresti far capire che il protagonista è un po’ in là negli anni. Ecco, io lo eviterei, altrimenti correresti il rischio di far capire troppo presto che il protagonista è in verità un vecchietto un po’ tocco.

Ok! Credo di non averlo esplicitato nel racconto, la mia intenzione era comunque quella di non raffigurare una persona molto consumata dall'età, né nella mente né nel fisico. Certo, in declino; ma un declino su cui si può far qualcosa. Dove lo spirito del nostro eroe è indispensabile, ma da solo non sufficiente. E in questo mi sarebbe piaciuto far trasparire un messaggio di speranza; però non è qualcosa che ho cercato a tutti i costi.

JohnDoe ha scritto:I palmi doloranti sono rossi di ruggine.
In generale, pur avendo adottato uno stile essenziale (e sia chiaro, a me questo modo di scrivere pulito che non si perde in inutili dettagli piace), sei stato bravo a mostrare anziché raccontare. Tranne qua, a mio avviso. Perché i palmi sono doloranti? Per una semplice strattonata? Un po’ pochino a mio avviso. Qui due possibilità: o sfrutti i palmi per legarli a un dettaglio più concreto (magari per far intuire l’età del personaggio, se davvero ci tieni) oppure tagli via l’aggettivo e tanti saluti.
Attenzione però, che qui entra in gioco una questione più complessa. La telecamera in questo momento è fissa sul protagonista, il quale ha compiuto un’azione precisa: serrare le mani attorno all’inferriata. Com’è possibile allora che questi veda i suoi palmi rossi? È impossibile, ovviamente, a meno che prima tu (lui) ci descriva un’azione intermedia, ovvero le mani che mollano la presa e gli occhi del protagonista che cadono sui palmi. A questo punto sì, che avrebbe anche senso accennare all’eventuale fastidio alle dita.


La mia risposta non sarà articolata quanto questa analisi, ma non vuol dire che io la prenda sottogamba. Anzi, mi è piaciuta. Esattamente come hai detto sul finale, le mani mollano la presa e il suo sguardo cade sui palmi. Non c'è bisogno di specificare che si guarda le mani: siamo in lui, e se le descrive, è implicito che le sta guardando. Ho omesso di dire che molla la presa: qui la resa può essere opinabile, ma ho dato per assunto che il lettore capisse, per evitargli una descrizione eccessivamente minuziosa, passo passo, di tutto quel che succede. Onde evitare l'effetto telecronaca.
Per la voce narrante, la descrizione ci passa ciò che maggiormente cattura la sua attenzione: il dolore e la ruggine sui palmi.

JohnDoe ha scritto:"Perché dovrei..." Mi abbraccia. Quant’è diventato alto, il mio ragazzo. “No papà. Sei solo triste, da quando la mamma se n’è andata.”
Ok, qui faccio una cosa che solitamente dà un po’ di fastidio: dire come avrei reso io il passaggio, piuttosto che indicare un reale errore dell’autore (che non c’è in questo caso). Ma lo faccio per una buona causa, fidati. :)

Non preoccuparti; a me invece piace farlo, figurati ;)

JohnDoe ha scritto:Scherzi a parte, per tutto il brano il protagonista parla dei suoi bambini, al plurale. Poi, però da una parte a salvarlo è solo UN figlio, dall’altra scopriamo che la “malattia” del padre deriva in verità dall’abbandono della moglie, il che stona a mio avviso con tutta la costruzione narrativa intessuta fino a questo momento. Perché non giocare allora con il binomio “dolore per la perdita di un figlio > felicità per il ritrovamento dei nipoti”? Vero, così facendo si andrebbe a perdere la battuta su New York, ma forse ne guadagneresti a livello drammaturgico. Ma ripeto: questa nota è figlia più del mio modo di pensare alle storie, quindi prendila con le pinze.

Sì concordo che non c'è una versione giusta e una sbagliata. La battuta sulla moglie non era una cosa pianificata in anticipo; mi piace lasciar parlare i personaggi e capita che certe battute vengano fuori come improvvisazioni spontanee, e io decida di lasciarle. Questo è stato uno di quei casi.
Vero, ci sarebbero due figli ma ve n'è solo uno, l'altro non ha rilevanza nella storia. Sull'allontanarsi della moglie, credo ci stia che abbia un effetto più traumatico rispetto a un figlio. Che un figlio faccia la sua vita è nell'ordine delle cose, ma se la madre dei tuoi figli ti lascia, allora c'è qualcosa che non ha funzionato; e probabilmente hai della responsabilità in questo. Se poi lei ti lascia in tarda età e inizia anche a viaggiare per il mondo mentre tu vivi ancora nel passato, l'elemento... diciamo di critica?.. è ancora più forte.
Però, tutto questo non era voluto per questo motivo. Semplicemente, la storia è fortemente ispirata a persone vere :) e non ho voluto toccare nulla. In questi casi credo che l'autore si debba prendere la responsabilità delle sue scelte, ben sapendo che potrebbero essere viste come "non ottimali". Ma insomma, per me anche questo fa parte dello scrivere; ed è un'opinione assolutamente soggettiva, per cui non la considero una giustificazione.

JohnDoe ha scritto:A presto e di nuovo complimenti.

Ancora grazie a te; e spero di poter leggere presto qualcosa di tuo :)

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Re: I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#21 » sabato 5 dicembre 2020, 11:57

Guardate che poi ci montiamo la testa. "^_^
Comunque nel mio caso potete stare tranquilli, è solo il Dunning-Krueger. Mi passerà presto.

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Re: I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#22 » domenica 20 dicembre 2020, 23:38

Di nuovo ciao Mauro.
Chiedo scusa per il ritardo con cui rispondo, ma negli ultimi giorni ero un po' preso dalla sfida di questo mese (così rispondo subito alla tua ultima frase).

Ho letto le tue risposte ai miei appunti e posso dire di accettarle, pur magari non condividendole in toto (ma dopotutto dove sta scritto che bisogna accettare qualunque nota a un proprio racconto?), anche se forse sono stato frainteso quando ho scritto della moglie. Quando parlo di "perdita di un figlio" non mi riferisco al semplice fatto che questo sia andato a farsi una sua vita. Intendevo invece un evento ben più traumatico. Poi ci sta che tu abbia voluto alleggerire il finale, questo è innegabile. Ci tenevo solo a chiarire quanto avevo scritto (che comunque è figlio - ops - del mio modo d'intendere buona parte delle storie che scrivo, tendenti alla tragedia).

Detto questo, CHIEDO LA GRAZIA!
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Re: I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#23 » lunedì 11 gennaio 2021, 13:09

Ciao Alessandro,
scusami tu ma essendo impegnato nelle edizioni di Minuti Contati e nella Sfida, avevo sospeso la mia partecipazione al Laboratorio, e leggo ora.
Grazie, ho capito i tuoi chiarimenti. Ci sono appunti che pur non condivisi perché non li fai tuoi nella pratica, sono comunque preziosi a livello di consapevolezza. Anzi ne sto trovando tanti qui, vedi pure con Alessio, Giacomo Puca... ora aggiungo pure te alla lista, con molto piacere, eehehe.
Non so bene come funzioni la grazia, ma ti ringrazio anche per questo!

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Re: I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#24 » lunedì 11 gennaio 2021, 13:57

Mauro Lenzi ha scritto:Ciao Alessandro,
scusami tu ma essendo impegnato nelle edizioni di Minuti Contati e nella Sfida, avevo sospeso la mia partecipazione al Laboratorio, e leggo ora.
Grazie, ho capito i tuoi chiarimenti. Ci sono appunti che pur non condivisi perché non li fai tuoi nella pratica, sono comunque preziosi a livello di consapevolezza. Anzi ne sto trovando tanti qui, vedi pure con Alessio, Giacomo Puca... ora aggiungo pure te alla lista, con molto piacere, eehehe.
Non so bene come funzioni la grazia, ma ti ringrazio anche per questo!

Regolamento.
Punto 5 :-)

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Re: I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#25 » mercoledì 13 gennaio 2021, 0:22

Grazie Alessio :*

Pertanto, come da regolamento...

CHIEDO L'AMMISSIONE ALLA VETRINA

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Re: I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#26 » martedì 19 gennaio 2021, 11:39

Ciao Mauro.

Metto il racconto in valutazione

A presto
Sono pronto a vivisezionare i vostri racconti... soffriranno, ma sarà per il vostro bene!

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Re: [IN VALUTAZIONE PER LA VETRINA] I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#27 » martedì 19 gennaio 2021, 20:01

Ok Doc! ;) Grazie mille!

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Re: [IN VALUTAZIONE PER LA VETRINA] I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#28 » mercoledì 17 febbraio 2021, 9:48

Ciao Mauro e scusa il ritardo.

L'ultima versione del racconto è quella del messaggio #12, giusto?

Ho un dubbio: il terzo paragrafo inizia con "Il vecchio muto si avvicina..." e i matti sono tre.
Fino a quel momento hai introdotto solo il tipo del cassonetto e la vecchina. Questo matto spunta all'improvviso come se ne avessi già parlato e questo rischia di spiazzare il lettore, farlo fermare e tornare indietro per capire cosa si è perso. Questo non dovrebbe mai accadere nei racconti.
Ti chiederei di correggere questo passaggio.

Inoltre sulla Vetrina usiamo i caporali per i dialoghi («»). Ti chiederei di sostituirlo alle doppie apici, per facilitare la pubblicazione

Grazie
Ciao
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Sono pronto a vivisezionare i vostri racconti... soffriranno, ma sarà per il vostro bene!

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Re: [IN VALUTAZIONE PER LA VETRINA] I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#29 » giovedì 22 aprile 2021, 17:00

Ciao Mauro.

Hai visto il mio messaggio di qui sopra?
Sono pronto a vivisezionare i vostri racconti... soffriranno, ma sarà per il vostro bene!

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Re: [IN VALUTAZIONE PER LA VETRINA] I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#30 » lunedì 3 maggio 2021, 23:29

Gentile Doc,
mi scuso per la mia latitanza, dovuta all'aver sospeso le mie attività su MC.
Grazie a Pietro d'Addabbo che mi ha segnalato la tua richiesta (e lo ha fatto con molta puntualità: sono proprio io che ho la testa altrove, mi spiace).
Sistemerò tutto quanto prima, mi pare il minimo per l'impegno di chi ha voluto aiutarmi a risistemare questo scritto.
Grazie e rinnovo le mie scuse. A presto

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Re: [IN VALUTAZIONE PER LA VETRINA] I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#31 » giovedì 13 maggio 2021, 11:08

Figurati, Mauro.

Anche io ho una certa latenza nelle valutazioni ;)
Sono pronto a vivisezionare i vostri racconti... soffriranno, ma sarà per il vostro bene!

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Re: [IN VALUTAZIONE PER LA VETRINA] I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#32 » martedì 8 giugno 2021, 19:13

Ecco qua! Detto fatto, ci ho messo un attimo!

*corre a nascondersi*

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Re: [IN VALUTAZIONE PER LA VETRINA] I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#33 » venerdì 11 giugno 2021, 11:43

Ciao Mauro!

Grazie.
Non ti preoccupare per i tempi. Anche io sto facendo fatica a stare dietro al Laboratorio in questo periodo.
Spero in tempi migliori.

Comunque te lo passo in lista per la Vetrina :)
Sono pronto a vivisezionare i vostri racconti... soffriranno, ma sarà per il vostro bene!

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Re: [PROMOSSO IN VETRINA] I pazzi non giudicano (tema: Strani vicini)

Messaggio#34 » domenica 13 giugno 2021, 9:34

grazie! ;)

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