Eira avvertì il lieve “bip” della conferma biometrica e fece un passo indietro dalla Bilancia Assiale.
Il monitor sciorinò: [Livello Peso 0.89. Autorizzazione alla Procreazione Singola: CONCESSA.]
La ginecologa, seduta sulla sedia di bambù, le sorrise e riprese a compilarle le carte.
Felicità scrocchiante le riempì la bocca dello stomaco e lo studio medico si deformò per le prime lacrime davanti agli occhi.
Il vento le sollevò un ciuffo di capelli quando uscì dall’ospedale, l’immensa vela bianca fissata all’edificio e gonfia di vento contro il cielo ceruleo. Le case-Vela allineate lungo il perimetro mobile di Piazza del Vuoto riflettevano la luce pallida del sole filtrata dalla calotta antiumidità.
Sotto di lei, la passerella trasparente la immise nella via principale con gli altri passanti.
La superficie dell’acqua, cinquanta metri sotto di loro, piatta come lo era da settimane.
Eira scese dalla passerella e dopo cinque passi il Libra-Semaforo si tinse di rosso e strombazzò.
Eira Si voltò.
Una squadriglia di poliziotti sbucò da dietro una pensilina e uno di loro puntò il dito verso un uomo calvo dalla larga tunica candida che era dietro di lei.
Eira strizzò gli occhi.
Quel doppio mento…
«Signore, può seguirci un attimo. Semplice controllo di peso ed età.» gli disse bonario.
Eira proseguì e strinse l’autorizzazione nelle tasche, cercando di soffocare le proteste sguaiate dell’uomo in tunica che le rimbalzavano nella testa.
«Sono in peso-forma! Ho solo 38 anni…Solo 38! …»
Ne hai di più, credo. Forse quanto mio padre…
Eira scese la scaletta pieghevole e rientrò in casa.
Richiuse la porta-botola e inchiavò una, due, tre volte.
Fece un respiro.
Sto per dirglielo. Eccoci al momento.
Si diresse in camera, spostò il letto ad aria e aprì la botola segreta.
Il seminterrato era in modalità filtraggio aria, il boccaporto spalancato sulla fatiscente scialuppa senza remi legata a un gancio e oscillante sull’Oceano Infinito.
La vecchissima cassa bluetooth accesa.
«Lamine se la va a riprendere e segna! …ma che talento è! L’ha voluta questa palla e ha siglato il gol del 3-3!»
Suo padre Lamine affondava un piegamento sulle braccia dopo l’altro, le smagliature della pelle attorno ai muscoli tesi, i pantaloncini neri da cui uscivano le gambe lunghe e snelle.
Il ciuffo sale e pepe appiccicato in fronte.
Si fermò e girò la testa verso Eira.
«È andata?» chiese.
Eira annuì.
Si sedettero entrambi sul tappetino blu in poliestere. Risero.
«Sarai nonno, papà.»
«Ora che lo so…mi hai tolto un peso!»
Risero ancora e ad Eira si rigarono di nuovo le guance.
«Sarà ancora più dura rimanere nei valori legali, dopo l’inseminazione.»
«Stringerò la cinghia. Ero pur sempre un giocatore da nazionale, no? Alimentazione sana!»
Si abbracciarono.
Bussarono alla botola ed Eira aprì.
Il riflesso delle luci della Casa si specchiarono sui gradi dei due agenti in divisa azzurra che scesero rudemente le scalette.
Ghiaccio liquido le corse dallo sterno all’inguine, accarezzandole il ventre gonfio.
«Che succede?» chiese Eira.
Il più giovane della coppia prese ad aggirarsi tra il polistirolo dei mobili con chirurgica attenzione. L’altro, baffuto, scansionò ogni superficie con lo scanner tra le mani.
Ogni bip del sonar le rimbombava nel petto.
«Anomalia nella forza-peso strutturale inferiore della casa. Di sicuro un errore vista la sua fedina penale pulita ma…» bofonchiò senza guardarla.
Dalla botola aperta dell’ingresso Eira udì il sermone settimanale dalle casse della Piazza.
«Per chi si appresta a compiere i 55 anni di età, si prega di raggiungere le sale-Vela per l’eutanasia almeno sei mesi prima…»
Il giovane entrò in camera e spostò il letto ad aria.
Oh no. No. No.
«Apra.» le ordinarono.
Eira si chinò per quanto le consentiva la pancia e ubbidì.
Il seminterrato era svuotato di tutti gli effetti personali tranne che per un lenzuolo che copriva qualcosa.
Boccaporto spalancato, scialuppa sparita.
Forse nella notte, forse ore prima. Scivolato via, proprio come ai suoi avversari in campo.
Il vecchio poliziotto avvicinò il ricevitore da polso alle labbra. L’altro guardava in basso, perplesso.
«Confermo errore di calcolo. Tutto nella norma.» Chiuse il contatto con un bip. Guardò il pancione di Eira, fece un sorrisino. «Congratulazioni per la maternità in corso. Sono le donne oneste come lei il futuro migliore di questa città-Vela.»
Risalirono la scaletta e se ne andarono.
Eira si sedette sul pavimento in poliestere per combattere meglio il capogiro.
Una volta ripresa, sfilò con un colpo il lenzuolo.
Un pallone da calcio rosso e blu, cucito a mano con del rarissimo cuoio pesante.
Dove l’avrà comprato, dico io?
Accanto al pallone, L’almanacco dei Mondiali del 2030, ingiallito e consunto da migliaia di letture.
Nella pagina della Spagna, la foto del giovane papà Lamine.
Numero: sette. Ruolo: Ala.
Nel silenzio ovattato del seminterrato nascosto, le sembrò di sentire il rumore dei tacchetti sull’erba, il boato lontano di uno stadio, e la voce di suo padre.
“Siate leggeri, giocate, volate! Buon sangue non mente.”
(Copertina generata con ChatGPT)