Comunità

Strisciamo sulla terra umida, privi di gambe e braccia.
L’aria è pesante, la notte ci avvolge come un sudario bagnato.
Non esiste momento migliore per allargare la Comunità.
Gramigna lo aveva detto fin dall’inizio, da quando avevamo cercato di tenerla lontana da noi. «Giuro sui diavoli dei crocicchi e sugli spiriti della tenebra che ve ne pentirete. Verrà il giorno in cui la vostra malevolenza vi si rivolterà contro. Allora non potrete fare a meno di essere ospitali con chi è lontano da voi.»
La strega, con le sue parole, non aveva fatto altro che confermare ciò che credevamo: era in combutta con il maligno, doveva essere allontanata dal villaggio.
Avrebbe mantenuto la sua parola.
Il calore secco dei focolari ci riempie di vita mentre sfioriamo ossa di animali morti. Conigli, cervi, persino i resti pelosi d’una scrofa. La mota è mischiata al sangue, che succhiamo con avidità.
La casa d’un cacciatore.
Un fischiettio allegro fa vibrare le foglie. Stivali morbidi su assi di legno arcuate.
È solo nella capanna.
Le imposte sono spalancate, l’afa estiva spinge gli uomini a essere meno prudenti.
Ci arrampichiamo, silenziosi come l’edera su un muro di blocchi di pietra.
L’uomo è seduto su uno sgabello, girato di schiena. Indossa abiti di lana leggera, sporchi di terra e macchiati di rosso. Al centro della stanza, un braciere ardente con uno spiedo su cui è stato infilzato un coniglio.
Succulento…” Adelina protende la radice oltre la finestra e la fa strisciare sotto la seduta del cacciatore.
Adelina era una povera donna, talmente secca che un soffio di vento avrebbe potuto spezzarla. La Comunione non ha placato il suo appetito, ma non possiamo permettere che i suoi desideri ancestrali facciano fuoriuscire un Io dal Noi.
La stringiamo con la forza dei taglialegna e la volontà della madre che fino all’ultimo ha voluto proteggere il suo bambino. Non hanno più un nome.
Non deve averlo nemmeno Adelina.
La afferriamo, la rendiamo di nuovo parte di noi. Frammenti del suo teschio, cumuli di cervello che ancora pulsano di personalità, vengono riassorbiti dal fusto centrale. Adelina è destinata a tornare a Noi.
È doloroso. Ci contorciamo come rami mossi dalla tormenta.
Il cacciatore se ne accorge. Balza dallo sgabello, si volta, il suo volto barbuto si trasforma. Potrebbe aver affrontato orsi rabbiosi e altre fiere terribili, ma non ha mai potuto comprendere davvero cosa sia la Comunità.
La Comunità siamo noi. Siamo l’arbusto nato dalla negazione e dalla chiusura mentale.
Siamo ciò che Gramigna ha trasformato in vegetazione, piantando i Semi del Diavolo nelle nostre pupille.
Come una foresta, siamo destinati a crescere fino alla fine dei tempi.
«Buon Dio, salva la mia anima!» L’uomo attraversa la sala con un balzo, s’avvicina a un ciocco di legno in cui è piantata un’accetta.
Cresciamo, ci espandiamo lungo le pareti e il soffitto. Rovesciamo lo sgabello, strisciamo fino alla porta e blocchiamo gli infissi facendo crescere le radici all’interno.
L’uomo colpisce con l’accetta, spacca rami e frutti, squarcia tibie e budella marcescenti attorno a cui sono cresciute foglie e boccioli.
Il ferro può spezzarci, ma non impedirci di crescere.
Blocchiamo braccia e gambe del cacciatore, ci espandiamo fino alla sua bocca. La mandibola si spalanca come un fico maturo, ci abbeveriamo di vermiglio mentre mettiamo radici nel grigio. Sotto, dentro il corpo, ci nutriamo.
Terra alla terra.
È già in Noi, ma è ancora feroce, si dibatte. Sa che non può opporsi, solo resistere il più possibile.
Adelmo prega Dio. Prega il suo Io.
E il suo Io ne raggiunge un altro. Adelina è troppo affamata, qualcosa persiste ancora.
Adelina era una donna buona, ma tenuta lontana da tutti. La sola nel villaggio che non volesse l’esilio di Gramigna.
Forse l’unica su cui la maledizione non ha attecchito del tutto.
Adelina vuole il coniglio che arde sulle braci, Adelmo vuole essere un Io.
Insieme, divengono un Loro.
Le loro radici hanno la forza di crescere fino al focolare, stringere le braci accese, diventare cenere. Le fiamme si liberano dalla prigione di pietra e ci lambiscono.
Urliamo.
Nella Comunità basta un libero pensatore per far crollare tutto.
Basta che qualcuno venga tenuto lontano per dare tutto alle fiamme.