TRICOLOGIA DELL’HIC ET NUNC


«Non è nei nostri poteri impedire la caduta dei capelli, ma solo scegliere come affrontarla.
Con fierezza, o con un parrucchino color noce chiaro.»
Epittetto, Manuale del calvo rassegnato, smarrito in un centro estetico di Arezzo

 
Quando tutto ebbe inizio, sei mesi prima del matrimonio, Alberto aveva ancora la presunzione di poter ingannare Crono.
La pelata avanzava da anni, ma lui l’aveva contrastata con ogni mezzo: shampoo alla placenta di canguro, caschi laser, pappe omeopatiche da massaggiare in fronte mentre si recitavano affermazioni positive.
Aveva persino dormito per tre notti con una fetta di cipolla di Tropea sotto il cuscino, suggerimento di un influencer calabrese esperto in “rigenerazione del cuoio capelluto attraverso la memoria dell’ortaggio”.
Niente.
Viola, la sua promessa sposa, era rimasta sempre al suo fianco.
Bellissima, intelligente, sarcastica. Capelli lunghissimi, occhi chiari, sorriso magnetico.
Aveva l’aria di una donna destinata a un violoncellista norvegese con capelli da head & shoulders. E invece aveva scelto lui.
«Amore mio», gli disse una sera, «o fai qualcosa per quella testa o chiediamo al fotografo di usare gli effetti speciali di Avatar».
Il matrimonio era fissato per settembre.
Mancavano sei mesi.
Alberto accese il computer e scrisse: “trapianto capelli immediato definitivo garantito no cicatrici”.
La Turchia rispose.
 
***
 
Istanbul.
Clinica pulita, aria condizionata a manetta, cuscini con la scritta “New Life Hair”.
Il medico lo visitò. Gli parlò in un inglese sicuro e fatalista.
«Preleviamo i bulbi. Li trapiantiamo davanti. Lei torna uomo nuovo».
«Quando ricrescono?», chiese Alberto.
«Tre mesi. O quattro. A volte cinque. Oppure mai. Ma noi speriamo di sì».
Viola, al suo fianco, masticava pistacchi.
«Sembra il motto del nostro governo», commentò.
L’operazione fu lunga, dolorosa, vagamente mistica.
Gli rasarono la nuca. Gli estrassero 4372 unità follicolari.
Gliele ripiantarono in fronte come semi di speranza.
Poi gli dissero: «Ora riposo. Zero sport. Zero sole. Dormire come ghiro. Aspettare il miracolo».
Alberto obbedì.
Per settimane si alzò, guardò il cuscino, e contò i caduti.
Ogni giorno cadevano quelli appena impiantati.
Il medico turco fu laconico:
«Cadono prima. Poi ricrescono. Lei fidare. O arrendersi».
Alberto decise di fidarsi.
Viola decise di non commentare.
L’amore, a volte, è stare zitti davanti a un uomo con la testa fasciata come la mummia di Boris Karloff.
 
***
 
Settembre arrivò.
Due settimane al matrimonio.
I capelli non erano tornati.
Non un ricciolo. Non un accenno. Non un’ombra.
La fronte era liscia, rossa, lucida. La zona trapiantata sembrava una teglia da forno.
«È andata male», disse Alberto, con tono funebre.
«Abbiamo un piano B», rispose Viola.
E tirò fuori il kit di emergenza.
Parrucca in fibra sintetica.
Colore castano caldo.
Taglio moderno, attaccatura bassa, struttura leggera.
Una parrucca buona.
Costosa.
Persino dignitosa.
Nei giorni successivi impararono a fissarla con precisione.
Due punti di colla bio-aderente, uno spray fissativo, e un ultimo tocco di cipria sulla fronte.
Il risultato era sorprendente.
Viola lo guardò e gli disse:
«Ora sì che ti posso sposare senza dover spiegare ai miei zii che non sei il nuovo zio Fester».
 
***
 
Il giorno delle nozze fu perfetto.
Cielo limpido.
Viola splendente.
Alberto, pettinato e fiducioso.
La parrucca aderiva bene.
Tutto scorreva liscio. Cerimonia, applausi, foto.
Fino all’antipasto.
Zia Maristella, classe 1942, tre gin tonic alle spalle e un cuore pieno d’affetto, decise di abbracciare lo sposo con trasporto.
Lo fece con amore.
Ma anche con una vigorosa carezza sulla testa.
Un gesto.
Uno strappo.
Uno schfrrrt.
La parrucca rimase tra le dita di zia Maristella.
Silenzio.
Poi un applauso.
Poi un bambino gridò:
«Pelato!»
Un altro aggiunse:
«È Mastro Lindo!»
Il fotografo, professionista impassibile, scattò a raffica.
Quella che doveva essere la giornata più bella si trasformò nel giorno della grande rivelazione.
Il cranio nudo, ancora segnato dai punti di trapianto, fu immortalato da ogni angolazione.
 
***
 
Nei giorni seguenti, le foto divennero virali.
Il meme più condiviso recitava: “Prometto di amarti nella salute, nella malattia e nella caduta del parrucchino”.
Viola non si arrabbiò.
Anzi.
«È andata come doveva andare», disse.
«Tutti vogliono un matrimonio perfetto. Ma noi abbiamo qualcosa di più raro: un matrimonio vero. E ridicolo. Come tutti gli amori buoni».
Alberto non cercò più cure.
Non usò più oli.
Non consultò più forum.
Non acquistò più capsule magiche da influencer disoccupati.
Semplicemente si rasò e si accettò.
E, per la prima volta, si sentì all’altezza.
O almeno all’altezza della propria fronte.
 
***
 
Da quel giorno ripete spesso una massima:

 

“Il presente è come una parrucca: puoi cercare di fissarlo bene, ma prima o poi cade.
L’unica cosa che resta è con chi decidi di fartici fotografare.”

 

E con Viola al suo fianco, calvo ma sereno, quel presente era perfetto.
 
(Copertina generata con ChatGPT)