Una birra ogni morte di papa

Il bosco sta diventando troppo buio anche per le torce dei nostri telefoni.
Al buio tutto viene perso. Forse perché ci si affida fin troppo al senso della vista. Se non riesco a vederlo così bene, posso fingere che non mi seguirà.
«Sembra una bambina che piange…»
«No. È solo la tua immaginazione.»
Ma la verità è che le cose non sono mai solo qualcosa.
C’è davvero un lamento. Ci sta seguendo da quando me lo hai fatto notare, mezz’ora fa, credo.
«Potrebbe essere un gatto. A volte fanno proprio come i bambini.»
«Sì, sarà un randagio.» Rametti, fango e altre cose scricchiolano sotto i nostri passi. «Dubito che fatalità ci sia proprio una bambina demoniaca.»
«O forse un maniaco assassino?»
«Ci avrebbe già presi. O almeno avrebbe già preso me… Faccio schifo a correre.»
«Hai avuto proprio un’idea di merda, lascia che te lo dica…»
«Certo! Però anche a te è piaciuto venire qui.»
«Fino alla parte delle birre e del vaffanculo urlato al tramonto, ora sto pensando al mio funerale.»
Vorrei ridere. È stato meglio di una seduta di terapia. Sapevo che avevo bisogno proprio di te, qui, questo martedì, al mio fianco.
Quando torneremo alle nostre vite di sempre, questa stupida gita sarà proprio una di quelle cose che cominciano con un “ti ricordi di quella volta che…”
«Saremmo dovuti tornare indietro prima.»
Hai ragione. Tu hai spesso ragione, ma non voglio dirtelo. Non con la cosa che ci insegue, altrimenti crederesti davvero che è un maniaco.
«Vaffanculo!» La tua imprecazione viene trasportata dal fruscio dei rami. E la tua scarpa si è infilata in una cacca enorme.
Sarebbe davvero bello se fosse della bambina-demone-maniaco-assassino.
Di nuovo mi costringi a trattenere una risata. Ma questa ha un ritmo diverso, suona più come quando eravamo giovani. «Se ci pensi vaffanculo è una parola senza senso, no? Un po’ come supercalifragilistichespiralidoso
«Non reggi più così bene l’alcol, vero?» Strofini la suola sulle foglie secche ma fai soltanto peggio. «Dio, che puzza!»
La torcia del tuo telefono si scarica. Premi il display e schiudi le labbra.
«Shh non dire niente.» Ti afferro la mano. È più gelida e sudata della mia. «Andiamo a casa.»
Una parte di me vorrebbe restare qui. Forse avremmo trovato un modo per sopravvivere: in fondo si tratta di abitudini. In passato riuscivamo sempre a cavarcela, ma le nostre mani erano grandi uguali e io correvo più veloce di te.
Mi stringi le dita un po’ più forte.
La tua paura contagia la mia e l’amplifica.
I tronchi degli alberi sono come sbarre scure. E così diventa una gabbia inospitale piena di cigolii e lamenti.
«Non mi lasciare.»
Non me lo avresti mai detto, se non fossimo qui. «No, mai.»
Quando ritroveremo la mia macchina sarà di nuovo tutto normale.
Tu con i tuoi impegni. Io con i miei.
Qualche messaggio, una birra ogni morte di papa.
Vorrei che ci perdessimo nel bosco per davvero. Ma non posso permettere a questo buio di fare la sua magia.
E tu mi seguirai ancora, in un nuovo ricordo o in uno di quei lunghi rimpianti, proprio come fa un’ombra.
 
(Copertina generata con ChatGPT)