Nòstoi (modificato dopo i suggerimenti ricevuti nella Sfida a Cesare)

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SalvatoreStefanelli
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Nòstoi (modificato dopo i suggerimenti ricevuti nella Sfida a Cesare)

Messaggio#1 » giovedì 21 dicembre 2017, 16:56

Non la partenza o l’arrivo sono importanti, ma il viaggio e il motivo per cui ci si incammina.

La guerra era finita, le ceneri di Wilusa fumavano ancora nello spazio. Del popolo ribelle non restavano che deboli tracce di civiltà, logori corpi abbandonati a se stessi e senza più speranza, relitti pronti a vendersi al miglior offerente pur di sopravvivere, perché persino la codardia della morte richiedeva coraggio e questo si era estinto con la sconfitta.
Svaniti i sogni di gloria, Ulias gettò nel fuoco la divisa e la guardò bruciare. Apyw, il suo piccolo cane bastardo da un occhio solo, ringhiava guardando lontano verso l’orizzonte, dove la città-isola di Scheria brulicava ancora di nemici. Navi del Signorato di Yrakis venivano caricate con gli ultimi reparti dell’esercito d’invasione e le risorse energetiche recuperate dai pochi depositi ancora integri di elio9 sparsi sul pianeta. La ribellione non va sconfitta, va disintegrata era stato il loro motto e lo stavano applicando sino in fondo.
Ulias raccolse intorno a sé tutto ciò che gli restava: Kirki, la moglie, Cassyfe, la figlia e Apyw. Con sguardo risoluto sorrise alle sue donne e le abbracciò. «Ce ne andiamo da qui: non lascerò che si portino via anche la nostra dignità, né che ci riducano a schiavi e prostitute. Ho trovato chi ci porterà via da Wilusa. Dobbiamo raggiungere una di quelle navi laggiù, la Nòstoi. Lì troveremo il nostro uomo».
«Ma come potremo arrivare sin lì senza essere fermati o uccisi?» domandò Kirki.
«Ho già pensato a tutto» le rispose.
Indossate le rosse divise del nemico, Ulias consegnò a sua moglie due pugnali e fece lo stesso con la figlia Cassyfe. «Nascondeteli e usateli solo in caso di necessità. Il viaggio sino a Yrakis sarà lungo e i pericoli potrebbero non mancare».

Arrivarono al porto-ponte di Scheria senza che nessuno li fermasse, entrarvi però avrebbe potuto non essere così facile. Scivolarono tra i resti degli edifici abbattuti durante il conflitto e giunsero a quella che era stata la torre di guardia sulla destra delle piste di decollo. Era abbastanza vicina alla Nòstoi e il caos degli imbarchi poteva essere d’aiuto per non venire identificati.
Lasciate le donne al riparo di un grosso cumolo di macerie, Ulias si allontanò con Apyw alla ricerca di Alkynes, l’uomo che li avrebbe fatti salire a bordo. Lo trovò che dava ordini ad alcuni uomini per il trasporto dell’elio9 sino agli hangar-deposito della Nòstoi. Quando Alkynes lo vide, gli andò incontro.
«Hai portato ciò che ti ho chiesto?».
«Sì! Ma l’avrai solo quando saremo al sicuro, a bordo dell’astronave».
«Allora non se ne fa niente. Puoi anche tornartene da dove sei venuto».
«Aspetta…Aspetta! Ti faccio vedere dov’è, ma potrai prenderti quanto ti spetta solo quando saremo al sicuro. Guarda lì, tra quelle macerie» gli indico il punto dove Kirki e Cassyfe stavano aspettando.
Alkynes si grattò la barba cespugliosa e sorrise.
Apyw volgendo lo sguardo tra loro e le donne, prese a ringhiare sommessamente verso l’uomo.
«Anche il pulcioso deve venire con voi?» A un cenno di assenso di Ulias, Alkynes aggiunse «Allora tienilo lontano da me o non arriverà a destinazione».
«Certo, amico. Grazie» fece lui, fingendo di tirare un calcio al cane.
«Noi non siamo amici, hai solo ciò che cerco e non sarete al sicuro finché non l’avrò. E ora muoviti, non c’è più molto tempo; dì alle donne di nascondere i loro lunghi capelli sotto il berretto e di camminare da uomini».
«Lo farò, lo farò. Non temere».
Ulias raggiunse Kirki e Cassyfe, riferì loro cosa andava fatto e, insieme, s’incamminarono verso la Nòstoi. Appena furono giunti, Alkynes si avvicinò e con tono burbero ordinò: «Forza, muovetevi. Portate a bordo quel silos al punto di stoccaggio XZ21», indicando un trasporto poco distante, quindi sussurrò affinché nessun altro oltre loro potesse sentirlo «È vuoto. Una volta a destinazione nascondetevi dentro e state in silenzio sino a quando non verrò da voi», quindi guardò Cassyfe «Non mi hai mentito, Ulias. Non mi hai mentito!» e si allontanò.
Kirki, udite le parole dell’uomo, cercò gli occhi di suo marito, ma lui evitò di guardarla.

La Nòstoi aveva preso il volo da qualche minuto quando udirono qualcuno trafficare all’esterno del silos. Ulias fece segno di bloccare la bocca di Apyw e si armò, pronto a difendere la sua famiglia.
«Non fate scherzi, sono Alkynes. Ulias, esci fuori che dobbiamo parlare».
Ulias stava per uscire quando Kirki lo afferrò al braccio e lo fissò con aria interrogativa.
«Non temere, cara, so quel che faccio» la rassicurò, e uscì.
L’hangar era silenzioso. Due soldati stavano sorvegliando l’ingresso all’estremità opposta del deposito, sembrava non si fossero accorti di lui ma, per essere più tranquillo, indicò ad Alkynes un luogo poco distante e più appartato.

«Sto rischiando molto a farvi restare qui, senza parlare di cosa comporterà farvi scendere incolumi su Yrakis, e non ho ancora avuto la mia ricompensa».
«Per ora dovrai accontentarti di averla vista…»
«Non cercare di fare il furbo con me, non ti conviene. Posso sempre dire di aver scoperto degli intrusi a bordo e…» così dicendo accarezzò il blaster che aveva nella fondina «avrei comunque ciò che mi hai promesso».
Ulias restò freddo e lo guardò dritto negli occhi, seppur in cuor suo avvampava la rabbia di doversi servire del nemico pur di salvare ciò che aveva di più caro. «Io mantengo le promesse e te ne faccio una adesso: prova solo a tradirmi e non avrai mai ciò che cerchi, piuttosto morti!».
Alkynes restò muto per qualche secondo e scoppiò in una risata. «Ehi, amici! Avete sentito?».
I due di guardia spuntarono all’improvviso da oltre un silos. «Certo non si può dire che non abbia coraggio» rispose quello più vicino. «Ma credo che non abbia ben chiara la situazione» aggiunse l’altro.
Ulias mosse un passo indietro.
Alkynes, spostatosi alle sue spalle, lo bloccò e, avvicinatosi all’orecchio gli disse: «Amico, mi sa che avrò una doppia ricompensa per averti illuso. Tua moglie è ancora una bella donna e se ci sa fare, potrebbe funzionare in uno dei bordelli di lusso della capitale. Gli amici qua ne conoscono almeno un paio a cui poterla vendere. Ma, prima vorranno divertirsi un po’».
La risata in cui proruppe fu ancora più forte e dolorosa di quella precedente.
Che stupido era stato a credere di poter tenere tutto o quasi sotto controllo. Kirki e Cassyfe, ignare, confidavano in lui e le aveva tradite e deluse così miseramente. Ulias gridò «No!» e scattò con la testa all’ indietro, colpendo con tutte le forze il naso di Alkynes, fracassandoglielo. Quindi si scaraventò contro gli altri. Uno due pugni al primo, che cadde a terra, ora la lama tra le mani, silenziosa e mortale nel ventre del secondo. Di nuovo sul primo, per colpirlo mentre cercava di rialzarsi… Il colpo alla nuca arrivò improvviso e fu il buio.

Qualcosa lo teneva bloccato mani e piedi.
«Maledetto, svegliati!»
Sentì lo schiaffo arrivargli con forza. Faticò a riaprire gli occhi, la testa sembrava dovesse scoppiare da un momento all’altro e anche quel poco di luce che filtrava tra le palpebre risultava dolorosa. Pian piano le ombre presero forma: Alkynes si teneva il naso sanguinante, mentre l’altro continuava a urlargli nelle orecchie e a colpirlo. Non lo capiva, ma il dolore degli schiaffi lo provava tutto. Cercò con lo sguardo coloro che amava senza trovarle e sperò con forza fossero riuscite a scappare lontane da lì. Percepì qualcosa di viscido sotto di sé: sul pavimento dell’hangar un’ampia pozza di sangue era arrivata a lambirne i piedi, Il corpo dell’altra guardia era ancora lì, dove lo aveva ucciso, ma della lama non c’era più traccia.
«Cercavi questa?» Alkynes stava agitando la lama davanti ai suoi occhi e se la rideva. Non gli rispose e nemmeno lo guardò. Comunque, si disse, non doveva essere passato molto tempo da quando era svenuto.
Alkynes si avvicinò e bisbigliò qualcosa all’uomo che continuava a picchiarlo. Questi prese il tizio a terra e lo trascinò verso un boccaporto per l’incenerimento dei rifiuti, lo sollevò sino a buttarcelo dentro e si pulì la mani subito dopo.
«Anche tu farai la stessa fine» biascicò Alkynes, «però, prima dovrai vedere come ci godremo le tue donne, fottuto figlio di una cagna di Ilio!». «Tinoe, valle a prendere!» ordinò al compare che stava tornando. Quello sogghignò e, blaster in mano, si diresse verso il silos-rifugio. Tornò dopo poco, spingendo in avanti Kirki e Cassyfe con la minaccia dell’arma. Appena Cassyfe vide suo padre lo chiamò a gran voce e cercò di raggiungerlo, ma fu afferrata da Alkynes.
«Dove credi di andare, piccola? Che ne dici se prima ci divertiamo un po’?»
«Lasciami!» gridò lei, quando l’uomo cercò di baciarla. Il manrovescio la colpì in piena faccia e dalle labbra si affacciò un rivolo di sangue.
«Non osare toccarla! Bastardo!» inveì Kirki contro di lui.
«La pagherai, Alkynes. Pagherai tutto, fosse l’ultima cosa che faccio» promise Ulias.
«Le tue minacce valgono meno di te, wilusiano» «Tinoe fagli vedere come si scopa una donna: fottigli la moglie». «Vedrai, Ulias, godrà più di quanto abbia mai fatto con te».
Tinoe non aspettava altro, strofinò la punta del blaster sulla tuta di Kirki, tra i seni, intorno ai capezzoli. «Toglila puttana, che ora ci divertiamo».
Lacrime impotenti scesero a bagnare il viso di Cassyfe, stretta nella morsa di Alkynes.
Ulias scattò in avanti ma una catena lo teneva bloccato alla parete alle sue spalle, il contraccolpo gli fece perdere l’equilibrio e scivolò sul pavimento ricoperto di sangue.
Alkynes ghignò e gli diede un calcio al ginocchio, che scricchiolò: «Povero illuso, resta a cuccia o, invece di vederla godere, la vedrai torturata a lungo. E, dopo di lei la tua bellissima figlia».
Ulias strinse i denti, mentre con le mani dietro la schiena strattonava la catena ben piantata nel muro.
Anche Tinoe rise, ma si distrasse presto: Kirki aveva iniziato a sbottonare la tuta. La pelle luminosa e ambrata della donna lo eccitava. Poggiò per un attimo lo sguardo sulle sue labbra piene e appena socchiuse, in quegli occhi verdi accarezzati dal nero corvino dei suoi capelli, e ridiscese verso il seno. Libero dalla costrizione della tuta, grande e ancora sodo, eguagliava la perfezione cercata mille volte nei suoi sogni e ne restò rapito. I pugnali uccisero il suo sorriso penetrando appena sotto il costato e sino al cuore. Tinoe cadde al suolo con gli occhi ancora sbarrati nel pregustare la bellezza della sua carnefice.
Alkynes deglutì, prima di afferrare il blaster dalla fondina, ritardando un attimo di troppo la raffica che avrebbe dovuto vendicare il suo complice. Apyw sbucò dietro di lui e lo morse al polpaccio. Stava per sparargli ma Cassyfe fu più lesta e, imitando sua madre, gli conficcò un pugnale nel ventre. «Maledet…». Non riuscì a finire la frase che un secondo pugnale se lo ritrovò nel collo giusto sotto la lingua. Una disperata raffica di proiettili si conficcò nel soffitto dell’hangar.
Kirki si voltò a guardarlo mentre crollava e ascoltò con compiacimento il suo rantolo sommesso. «Adesso chi è che gode?» gli gridò contro, ma l’uomo era già morto. Lo prese a calci lo stesso.
Mentre lei continuava a scaricare la rabbia su Alkynes, Ulias chiamò la figlia.
«Cassyfe, aiutami».
Cassyfe si precipitò dal padre e lo abbracciò. «Papà, è finita!».
«Siamo ancora in pericolo: la raffica sarà stata udita di sicuro e presto qualcuno verrà qui per capire cosa è successo. Dobbiamo andarcene subito». «Kirki dalle una mano».
Sua moglie lo guardò senza muoversi o proferire parole.
«Kirki, te ne prego: non c’è più molto tempo».
«Chi sei tu? Ti ho mai conosciuto davvero?» ringhiò lei.
«Kirki…» Ulias colse l’irremovibile ribrezzo negli occhi di sua moglie e tacque.
«Mamma, aiutami: non ce la faccio da sola. Mamma…» l’esortazione di Cassyfe fu ignorata. Kirki era come pietrificata. Intorno a lei nulla aveva più senso. I corpi, il sangue. Il sangue sulle mani che la faceva sentire sporca. Ulias legato da una catena. Persino, la voce di Cassyfe: sembrava giungerle da molto lontano.
«Vai da lei, Cass. Scappate. Trovate un rifugio e mettetevi in salvo».
«Ma, papà…».
«Va’! Lei ha ragione: è solo colpa mia».
Cassyfe guardò suo padre e smise di armeggiare con la catena, si allontanò da lui e corse ad abbracciare sua madre. «Ti prego, mamma: non lo possiamo lasciare qui. Lo tortureranno e lo uccideranno. Qualunque sia la colpa che gli imputi, è mio padre» affermò nel rivestirla.
Kirki la guardò come se la vedesse per la prima volta; in lontananza i rumori di passi forzati in avvicinamento. Le accarezzò il viso, raccogliendo le lacrime che venivano giù copiose. «Cass?».
«Sono qui, mamma. Ti prego» provò a esortarla ancora, ma lei sembrava non capire. «Io non ti lascio e se dobbiamo morire, moriremo insieme».
«Non moriremo. Non ancora». Kirki si staccò da lei, sollevò da terra il blaster di Alkynes, disgustata dal sangue, e sparò. Colpi precisi ai fermi della catena. Ulias fu liberò. «Ce la fai a correre?»
«Credo di sì» rispose lui, ma il ginocchio doleva ogni volta che vi caricava sopra il peso del corpo. Provò a sorriderle me ne scaturì una smorfia. Il volto di Kirki era una maschera senza emozioni per lui.
«Cass, sostienilo». Kirki recuperò i pugnali, li pulì sugli abiti dei cadaveri e ne diede due a sua figlia «Sai già come usarli». Nascose gli altri due su di sé e si allontanò di corsa verso il silos. Recuperò una sacca con dei viveri e li raggiunse.
I passi erano sempre più vicini, presto gli Yrakiani sarebbero entrati nell’hangar.
Ulias si guardò intorno e capì che c’era una sola possibilità di fuga.
Raggiungere la capsula di salvataggio, all’estremità dell’hangar, fu un tormento per il ginocchio. La navicella era poco confortevole ma sufficientemente ampia. Aspettò che tutti fossero ben agganciati e al sicuro al suo interno, quindi mirò al più lontano dei silos carichi di elio9 e fece fuoco. Si catapultò dentro la capsula nel momento stesso in cui i soldati di Yrakis entrarono nell’hangar e il silos deflagrava. Trattenne un urlo di dolore e schiacciò il pulsante di sganciamento. La navicella si proiettò fuori dalla Nòstoi. Nel frattempo, uno dietro l’altro, tutti i silos di elio9 esplosero creando uno squarcio profondo sul fianco sinistro della nave compromettendone la stabilità e coinvolgendo anche gli altri depositi di energia.
Dalla navicella in allontanamento, Kirki guardava i fuochi brillare e spegnersi sulla grande astronave, mentre andava in pezzi, e sentì rinascere in lei il moto di orgoglio della ribellione wilusiana. Quella, forse, era solo una breve e illusoria vittoria, ma era pur sempre una vittoria.
Cassyfe fasciò stretto l’arto di suo padre, Apyw intanto li leccava entrambi.
«Smettila, Apyw, ho ti finirà la saliva prima di arrivare a casa» lo canzonò lei, sorridendo.
«Lascialo fare. Ha ragione di essere felice: stiamo tutti bene» Una fitta al ginocchio. «Abbastanza bene. Siamo salvi e questo è l’importante».
«Sì, papà: questo è l’importante. Vero, mamma?»
Kirki si voltò verso di lei. «Già! Lo è». «Riposa un po’, adesso. Alla velocità che andiamo e a questa distanza, non rientreremo nell’atmosfera di Wilusa prima di domani».
«Non ho voglia di dormire».
«Ha ragione tua madre, meglio se riposiamo tutti un po’».
A malincuore, Cassyfe acconsentì. Si addormentò abbracciata a Apyw. Ulias e Kirki, senza riuscire a prendere sonno, restarono a guardarsi in silenzio. Poi, Ulias parlò. «Avrei fatto e detto qualsiasi cosa pur di riservarci un futuro»
«Io e te abbiamo una concezione di futuro diversa» mormorò Kirki «e non sono più convinta che il mio voglia dividerlo con te».
«Andarsene da Wilusa poteva essere l’occasione giusta…».
«Già! Infatti, ci stiamo tornando».
«Kirki, dovevo dargli qualcosa in cambio, ma con la fine della guerra che avevo mai da offrirgli? Gli ho promesso la cosa più bella del mondo, ma non gliel’avrei mai consegnata davvero. Speravo solo di avere qualche minuto in più per attuare il mio piano»
«Avevi pure un piano. Bravo. E quando pensavi di mettere al corrente anche me?».
«Te l’avrei detto, se non fossi stato certo che ti saresti rifiutata».
«A ben ragione, non trovi?».
«A parte qualche particolare, alla fine non è andata così male: stiamo ancora insieme» Ulias provò a sdrammatizzare.
«Qualche particolare? Tu sei matto».
«Lo sono di te. Di lei. E, persino, di questo pulcioso. Ho cercato di fare del mio meglio, Kirki» asserì, con gli occhi che andavano colmandosi di lacrime. «Si vede che non sono così capace come credevo» ammise, nascondendo la testa tra le braccia.
Gli uomini, pensò Kirki, tanto forti e così fragili. Lo ricordò impavido cacciatore di stiger, nelle foreste dietro casa o lo splendido soldato della ribellione che ben presto era riuscito a raggiungere i gradi di ufficiale e tante volte aveva dato prova di valore in battaglia. Lo ricordò nel calore della sua casa, quando sapeva renderla importante con un gesto o una parola. Ora lo vedeva lì, fragile come non mai e non lo riconobbe. Si sentì forte, di quella forza delle disperazione che dell’amore ne faceva nutrimento e provò pietà per lui, ma non lo perdonò. Non poteva. E, chiuse l’amore che ancora albergava in lei dietro una spessa parete d’indifferenza, sperando che reggesse gli urti di chi da dentro cercava di tornare libero.
«Sei stato un grande uomo e, forse, lo sarai di nuovo» riuscì a dire. «Tutti possono sbagliare».
Ulias si domandò se davvero lo stava perdonando? Dopo tutto quello che era accaduto, lo amava ancora? Sì! non seppe darsi altre risposte. Alzò lo sguardo su di lei, cercò nei suoi occhi la risposta alle sue paure e non la trovò. Alzandosi con fatica le si avvicinò. In lontananza poteva scorgere la linea verde dell’orizzonte wilusiano. Qualche luce si riusciva ancora a scorgere da qualche parte sul pianeta.
«Forse, su Wilusa c’è ancora la possibilità di rifarsi una nuova vita ed essere felici» espresse.
«Insieme? Non credo. Ti ci vorrà ben più di una possibilità per riconquistarmi»
La risposta di Kirki lo gelò, ma non volle darsi per sconfitto.
«Farò qualunque cosa per riuscirci, anche andar via per un po’ se questo dovesse servire a far diminuire la tua rabbia. Ma, tornerò da te, sempre, perché sei la sola donna di cui m’importi».
«E tua figlia?» sussurrò Kirki, in modo duro e deciso.
«Lei è ancora una ragazzina…»
«Che tu stavi dando in pasto a quel verme. No, Ulias, Non ci sarà un futuro per noi. Non più» Kirki sentì una stretta al cuore. «Non con queste premesse».
«A quanto pare non serve chiederti perdono, né ripeterti che non gliel’avrei mai data davvero. Non serve nemmeno dirti che vi amo infinitamente. Ci vorranno i fatti ed è giusto che sia così». Fissò il volto duro di sua moglie, scevro della passione di un tempo. «Forse, non basteranno nemmeno quelli ma ti prometto che dimostrerò di essere ancora degno del tuo amore e del tuo rispetto».

Kirki distolse lo sguardo da lui. Aveva bisogno di silenzio, di non sentire più promesse che avrebbe voluto tanto si realizzassero ma, che in cuor suo, avvertiva troppo aleatorie. Guardò il pianeta, sempre più vicino; Wilusa bruciava ancora, non c’era più un’abitazione a cui tornare ma era pur sempre la sua casa. Un giorno avrebbe ritrovato la felicità, ne era sicura, forse con Ulias o con un altro uomo: sentiva non fosse ancora così importante saperlo. L’unica certezza che aveva era quella di doversi rimboccare le maniche e avviarsi verso un nuovo inizio per lei e Cassyfe. Voltatosi verso sua figlia, la osservò dormire serena accanto a Apyw. Allora, pensò a quanto non fosse nemmeno importante che le sue speranze si realizzassero, ma il fare di tutto perché ciò accadesse. In fin dei conti, il ritorno era esso stesso una promessa e, al contempo, una speranza per il futuro e, Kirki volle credere che il futuro sarebbe stato lì per lei.
Ultima modifica di SalvatoreStefanelli il giovedì 25 gennaio 2018, 15:09, modificato 2 volte in totale.



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SalvatoreStefanelli
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Re: Nòstoi (modificato dopo i suggerimenti ricevuti nella Sfida a Cesare)

Messaggio#2 » giovedì 21 dicembre 2017, 16:59

Ed eccomi qua a rimettere alla vostra attenzione il mio racconto "Nòstoi", scritto e postato per la "Sfida a Cesare il Conquistatore". Sperando che le modifiche apportate abbiano risolto i problemi che mi erano stati là evidenziati, vi auguro una buona lettura.

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SalvatoreStefanelli
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Re: Nòstoi (modificato dopo i suggerimenti ricevuti nella Sfida a Cesare)

Messaggio#3 » lunedì 25 dicembre 2017, 11:00

Buone Feste a Tutti e Un Sereno e Felice 2018.

alexandra.fischer
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Re: Nòstoi (modificato dopo i suggerimenti ricevuti nella Sfida a Cesare)

Messaggio#4 » martedì 26 dicembre 2017, 9:57

Storia di SF dove si vede inganno (il tipo dell’astronave che avrebbe dovuto salvare la famiglia in fuga dal pianeta cerca di trasformare la moglie del protagonista in una prostituta) e un’emancipazione (la moglie riesce a liberarsi dal destino di prostituzione ricorrendo all’omicidio separandosi dal marito, il quale ha perso la forza per farlo). Io la trovo ben scritta, interessante. Anche per il riferimento a Ilio.

C’è ancora qualche modifica da fare, dopodiché chiederò l’ammissione alla vetrina.




Attenzione a:
discinte (riferito alle tracce di civiltà non suona benissimo, meglio usare scarse, deboli. Discinto è più riferito alle persone poco vestite)
refuso: piana faccia per piena faccia

Papà è finita (manca la virgola dopo papà)

alexandra.fischer
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Re: Nòstoi (modificato dopo i suggerimenti ricevuti nella Sfida a Cesare)

Messaggio#5 » martedì 26 dicembre 2017, 9:57

Contraccambio gli auguri di Buon Natale e Felice 2018.

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SalvatoreStefanelli
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Re: Nòstoi (modificato dopo i suggerimenti ricevuti nella Sfida a Cesare)

Messaggio#6 » martedì 26 dicembre 2017, 17:45

Ciao, Alexandra. Grazie del commento e delle segnalazioni. Ho modificato e corretto i refusi. Quale altra modifica suggeriresti? Non l'ho capito.

alexandra.fischer
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Re: Nòstoi (modificato dopo i suggerimenti ricevuti nella Sfida a Cesare)

Messaggio#7 » lunedì 1 gennaio 2018, 10:41

Ciao Salvatore, la modifica della quale ti ho scritto riguardava solo i refusi. Per il resto, da parte mia, sei a posto.

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SalvatoreStefanelli
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Re: Nòstoi (modificato dopo i suggerimenti ricevuti nella Sfida a Cesare)

Messaggio#8 » lunedì 1 gennaio 2018, 21:42

Ah! Va bene. Visto la premessa su la richiesta di ammissione in vetrina, avevo creduto che ci fossero altre modifiche da fare. I Refusi li ho corretti, grazie ancora della segnalazione.

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Re: Nòstoi (modificato dopo i suggerimenti ricevuti nella Sfida a Cesare)

Messaggio#9 » giovedì 4 gennaio 2018, 16:30

Ho riletto il racconto modificato e devo dire che ora mi è piaciuto. Quindi da un parte ribadisco quello che avevo già affermato, commentandole nella Sfida a Cesare il Conquistatore. E' un racconto fantascientifico con un'azzardata operazione di mescolamento delle carte del Ciclo Troiano; se Alkynes è Alcinoo e se la Scheria è quella omerica è stata fatta una completa inversione a U: dai valori della xenia, l'ospitalità del mondo greco, ai disvalori del nemico e del traditore. Questa inversione che prima non mi convinceva, oggi l'accetto proprio per la controtendenza ( anche se io non l'avrei mai scritta così, rimescolando a tal punto le carte). Efficace il climax della cattura, della violenza e della liberazione.
La fase di cambiamento dei sentimenti di Kirki nei confronti del marito che mi era poco chiara, ora mi appare improvvisa sì ma comprensibilissima, vuoi per le modifiche ma anche perché a volte rileggere lo stesso racconto dopo un po' di tempo, apre spiragli al lettore che prima non aveva individuato; così come la parte del perdono. Per finire, molte volte volte si è condizionati più dal tema della sfida che dal racconto in sè.
Chiedo la Grazia!

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Re: Nòstoi (modificato dopo i suggerimenti ricevuti nella Sfida a Cesare)

Messaggio#10 » venerdì 5 gennaio 2018, 12:14

Grazie della rilettura, Roberto. In effetti il Ciclo Troiano è stato solo uno spunto, più che altro ho utilizzato nomi e luoghi, alcuni legami e ho mischiato tutto il resto per inserirlo in un universo contrapposto. Il nuovo finale, molto diverso dal precedente, più compiuto e con maggiore attenzione ai sentimenti di Kirki, allontanandomi da quello che prima era più un finale da romance, sembra anche a me che abbia migliorato di molto il racconto. Grazie per la richiesta di Grazia.

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Re: Nòstoi (modificato dopo i suggerimenti ricevuti nella Sfida a Cesare)

Messaggio#11 » venerdì 23 febbraio 2018, 19:02

Ciao Dottore. Anche per Nòstoi è passato quasi un mese dall'ultima modifica senza che ci siano stati ulteriori commenti e richieste di Grazia. Rimetto nelle tue mani anche questo mio racconto. Fammi la Grazia.

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Re: Nòstoi (modificato dopo i suggerimenti ricevuti nella Sfida a Cesare)

Messaggio#12 » venerdì 23 febbraio 2018, 19:02

Ciao Dottore. Anche per Nòstoi è passato quasi un mese dall'ultima modifica senza che ci siano stati ulteriori commenti e richieste di Grazia. Rimetto nelle tue mani anche questo mio racconto. Fammi la Grazia.

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Re: Nòstoi (modificato dopo i suggerimenti ricevuti nella Sfida a Cesare)

Messaggio#13 » venerdì 23 febbraio 2018, 19:02

Ciao Dottore. Anche per Nòstoi è passato quasi un mese dall'ultima modifica senza che ci siano stati ulteriori commenti e richieste di Grazia. Rimetto nelle tue mani anche questo mio racconto. Fammi la Grazia.

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Re: Nòstoi (modificato dopo i suggerimenti ricevuti nella Sfida a Cesare)

Messaggio#14 » lunedì 9 aprile 2018, 9:09

Ciao, Salvatore.

Anche Nostoi è promosso in vetrina. Scusa il ritardo
Sono pronto a vivisezionare i vostri racconti... soffriranno, ma sarà per il vostro bene!

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Re: Nòstoi (modificato dopo i suggerimenti ricevuti nella Sfida a Cesare)

Messaggio#15 » mercoledì 11 aprile 2018, 19:54

Grazie, Dottore. Attendo, allora, la sua pubblicazione. Intanto chiedo scusa per i messaggi multipli, che non capisco come siano apparsi.
Alla prossima.

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Re: Nòstoi (modificato dopo i suggerimenti ricevuti nella Sfida a Cesare)

Messaggio#16 » domenica 22 aprile 2018, 11:39

Procedo a promuovere il racconto in Vetrina e ad archiviarlo qui nel Laboratorio.

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Re: Nòstoi (modificato dopo i suggerimenti ricevuti nella Sfida a Cesare)

Messaggio#17 » lunedì 23 aprile 2018, 15:28

Ok. Non vedo l'ora di vedere anche questo in Vetrina. Grazie.

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