Slush

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Guest: I SOPRAVVISSUTI.

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Eugene Fitzherbert
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Slush

Messaggio#1 » martedì 22 agosto 2017, 0:50

Slush
Di Eugene Fitzherbert

Lidia scese in tutta fretta dall’autobus, in preda al disgusto. Quel bruttissimo ragazzino in carrozzina, quell’handicappato, l’aveva morsa sul braccio. L’aveva sbavata di saliva e dal segno dei denti era stillato un po’ di sangue.
Che schifo!
Trattenendo i conati di vomito, si ripulì il braccio con un fazzolettino verso le Poste: era giorno di pensione.

Con i suoi 87 anni di età, Lidia entrò nella sede delle Poste grattandosi furiosamente il braccio dove quel deforme lo aveva morso. Con lo sguardo arcigno, individuò il distributore di numeretti. Davanti c’era un ragazzo di colore indeciso su cosa scegliere. Lidia, spazientita dall’attesa che neanche era iniziata, si intromise: «Prendi l’A1, negretto, così tutti sci shbrighiamo e posshiamo tornare a fare quello che ci piasce.»
Tutti si voltarono verso di lei quando pronunciò la terribile parola con N. Lei sbuffò incurante, prese un numero qualsiasi e lo consegnò al ragazzo, spingendolo da parte. Poi pensò a se stessa e con il suo numero stretto nella mano destra, quella che ora la stava facendo impazzire, si diresse verso la zona d’attesa.

Si mise comoda sulla panca di legno, con la borsa sulle ginocchia e si guardò intorno: non aveva neanche finito di perlustrare l’area quando i suoi occhi caddero su una persona in particolare che si stava avvicinando paurosamente a lei. Era Nina, la vecchia del piano di sopra che arrivava caracollando con il suo passo incerto. Quella bastarda viveva nell’appartamento sopra il suo

- Quanto fa male questo morso! –

ed era una vera tortura di donna. Ogni giorno sbatteva la tovaglia fuori dal balcone e tutte le briciole ricadevano nel suo, sporcandole il pavimento e riempiendo di rimasugli di cibo le sue fioriere. E poi, subito dopo arrivavano gli uccelli che rovinavano i boccioli e scagazzavano sulla ringhiera, in un effetto domino di puro casino.
Il prurito era diventato un dolore sordo, che le risaliva fin sulla spalla. Ma non era il momento di preoccuparsi, perché quella stronza di Nina stava arrivando proprio dalla sua parte, puntandole addosso uno sguardo disdicevole, com’era suo vizio da quando l’aveva conosciuta.
Lidia scosse la testa, la vista un po’ annebbiata e un po’ di freddo. Si stava prendendo un malanno, per tutta la strada a piedi, fatta per colpa del fottuto handicappato.

Oddio, oddio, no no, vattene, vai da un’altra parte…

E invece Nina si sedette proprio vicino a lei, portandosi dietro il suo sorriso scintillante, la sua antipatia affettata e l’odore di ammorbidente di seconda scelta.
«Ciao, Lidia! Che bella sorpresa!»
«Che cazzo vuoi stronza!» cercò di rispondere Lidia con tutta l’acredine che desiderava, ma non le uscì neanche una parola, anzi, sentì come un principio di svenimento, tanto che la sua testa si piegò in avanti e tutto il suo corpo si spinse leggermente verso la sua vicina…
«Non hai una bella cera, sai?» le stava dicendo Nina, ma in quel momento un urlo lacerò l’aria e Lidia si voltò alla ricerca della fonte. Dallo sportello dei mutui, un uomo si stava trascinando lontano dalla stanza, mentre l’addetta alla modulistica lo baciava sul collo… Anzi no, Lidia vide che non era un bacio, anche se sicuramente era molto appassionato. La testa della funzionaria si sollevò con uno schiocco liquido: un brandello di carne insanguinata le pendeva sul mento, sotto l’espressione torva da demone appena uscito dall’inferno.
Fu quasi un invito. Lidia si sentì smuovere nelle viscere, accesa da un calore senza precedenti: tutto il livore e l’odio che provava per Nina esplose in un gesto inconsulto e repentino. Si alzò e si lasciò poi ricadere con la faccia sul collo della sua amica, aprendo la bocca pronta ad azzannare la carne flaccida della donna.
Le labbra spalancate di Lidia si schiantarono sul collo morbido di Nina e a quel punto le mandibole si serrarono e…
Slush
Lidia serrò nuovamente.
Slush
Nina si voltò verso di lei terrorizzata. «Che fai, Lidia! Ti pare il momento?»
Slush
«Eh, però, insomma, davvero alla tua età, fare queste cose…» Nina, completamente fuori luogo, stava arrossendo.
Slush
«Oh, avevo capito che avevi questo strano interesse verso di me. Ma perché proprio qui?»
Intanto, intorno al loro stava scoppiando il caos, tra gente che urlava, sangue che schizzava e rumore di carne strappata, ma non aveva importanza: una bolla di intimità le isolava da tutti, o almeno così era per Nina, perché Lidia stava pensando, in preda al rimasuglio di frustrazione rimasto nel suo cervello ormai non più così umano: ‘Tra tutti i giorni con cui potevo trasformarmi in uno zombie, doveva essere proprio quello in cui mi sono scordata la fottuta dentiera!
Non si lasciò intimorire da questa piccola difficoltà, e continuò con enorme piacere di Nina a slurpare e succhiare il collo, tra gemiti e urla, fin quando finalmente la pelle macerata dalla saliva si ruppe e Lidia poté assaggiare la carne di Nina.
Lei non si scansò nemmeno, ma rimase beata a lasciarsi spolpare un risucchio alla volta dalla sua amica, zombie dell’amore.



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antico
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Re: Slush

Messaggio#2 » martedì 22 agosto 2017, 0:55

Ola Eugene! Tutto ok con i parametri, buona Zombie Edition!

Ps: potrai apportare correzioni o modifiche al racconto fino all'1.00. Ogni modifica successiva a questi orari (fino all'1.33 massimo perché poi bloccherò tale possibilità) ti comporterà dei malus.

Daniel Travis
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Re: Slush

Messaggio#3 » martedì 22 agosto 2017, 14:01

Ciao Eugene.
Bel pezzo, bella scelta per i personaggi e bella idea ambientarlo in fila alle poste, dove tutte le storie di zombie dovrebbero avere inizio.
Bello il contrasto tra la detestabile protagonista e l'ingenua comprimaria/vittima. Il racconto riesce a mantenere il lettore "immerso" senza perdere il tono comico estremo... Almeno finché Nina, zombificata dall'amore, non ignora la carneficina intorno a sé e la carne che le viene succhiata via dal collo (un'immagine alla Sam Raimi). Lì il pezzo è un po' indebolito, e chiuderlo un attimo prima (con Nina che, distratta dal piacere, ignora la carneficina intorno a sé finché Lidia non riesce finalmente ad aprirle la gola, fine) l'avrebbe mantenuto racconto comico anziché dargli una sfumatura finale da grottesca barzelletta.
Ottimo l'uso dello slush, meno questa frase: Tra tutti i giorni con cui potevo trasformarmi in uno zombie, doveva essere proprio quello in cui mi sono scordata la fottuta dentiera!, estremamente articolata sia per il momento che per il personaggio che la pensa e per il tono del testo in quel punto.
Al di là di questo, una gran bella prova, complimenti.
Il Crocicchio è un punto tra le cose. Qui si incontrano Dei e Diavoli e si stringono patti. Qui, dopo aver trapassato i vampiri e averli inchiodati a terra, decapitati, bruciati, si gettano al vento le loro ceneri.
Il Crocicchio è un luogo di possibilità.

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angelo.frascella
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Re: Slush

Messaggio#4 » mercoledì 23 agosto 2017, 0:07

Racconto simpatico e divertente che mi ha fatto sorridere. Ben delineato il personaggio della vecchia scorbutica (forse un po’ macchiettistico, ma nel contesto umoristico del racconto ci sta tutto), che attira pienamente l’antipatia del lettore. Ottimo, inoltre, l’alternarsi dei sintomi della trasformazione e dei pensieri ostili della protagonista, che dà un bel ritmo alla narrazione.
Segnalo un problema tecnico, versi il finale, sul punto di vista: tutta la prima parte segue lo sguardo interiore della protagonista in modo molto preciso, ma quando lei sta provando a mordere la vicina di casa, scrivi: “…una bolla di intimità le isolava da tutti, o almeno così era per Nina, perché Lidia stava pensando…” con una fastidiosa invasione di campo da parte del narratore onnisciente. Questa invasione continua quando scrivi “…continuò con enorme piacere di Nina” e, di nuovo nella frase finale.
In una eventuale revisione proverei a correggere questi punti, non perché le regole siano il Vangelo, ma perché come lettore ho sentito la disarmonia di questi tre passaggi.

A rileggerci,
Angelo

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eleonora.rossetti
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Re: Slush

Messaggio#5 » mercoledì 23 agosto 2017, 9:58

Ciao Eugene,
come ti avevo preannunciato, anche io avevo avuto un'idea simile al principio (il mio era di un tizio che aspettava l'apocalisse zombie con desiderio per farla pagare a tutti coloro che lo avevano bullizzato e arrivava proprio quando ormai aveva perso tutti i denti..). L'onomatopea "slush" la trovo azzeccatissima ;)
Ottima padronanza del linguaggio, qualche dubbio sul finale: l'angolino tranquillo mentre tutt'attorno la gente si trasforma in zombie lo trovo un pochino inverosimile (quella si fa succhiare tutto il tempo e non si accorge del casino che c'è intorno), anche perché macerare la carne con la saliva richiede molto tempo...
A rileggerci!
Uccidi scrivendo.

LuigiDeMeo
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Re: Slush

Messaggio#6 » martedì 29 agosto 2017, 20:21

Ciao Eugene!

Bel racconto, che gioca molto sul contrasto e sul disamore per la protagonista. Mi piace molto la location scelta (le poste) perché crea un palcoscenico inedito per l'apocalisse. La figura di Lidia è ben costruita e crea una forte disempatia, cosa che costringe il lettore a seguire tutte le sue mosse con attenzione. Tema centrato e Zombie presenti.

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DandElion
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Re: Slush

Messaggio#7 » mercoledì 30 agosto 2017, 17:20

Signore, Signori, mi inchino al Genio di Eugene. Abbiamo un vincitore.
Inutile che io ti faccia la solita meritata leccata di orifizi sul come scrivi perchè te lo dico da quando ti conosco.
Stavolta ti sei superato, la scena lesbo-ottuagenaria è favolosa e GRAZIE A DIO ho spento il cervello un minuto prima di immaginarla e riproporre il contenuto del mio stomaco fino alle tracce del pranzo di Natale 1987..
Bravo, anzi, BRAVO!
Molto molto azzeccata, rimane solo una domanda. Perché? Come mai succede ciò? Ma in fondo, cazzomene?? Si salvi chi può!
#AbbassoIlTerzoPuntino #NonSmerigliateLeBalle
#LicenzaPoeticaGrammatica
Adoro le critiche, ma -ve prego!- che siano costruttive!!

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Polly Russell
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Re: Slush

Messaggio#8 » giovedì 31 agosto 2017, 21:10

Non lo so... E dopo aver letto l'entusiasmo in tutti gli altri commenti, lo so ancora meno.
Immagino sia colpa della mia repulsione per i racconti umoristici. A memoria ne ricordo solo uno, che in tanti anni, mi fece quasi (il quasi è d'obbligo) ricredere, ed era un pezzo dell'amico Cardone. Quindi che dire? Il personaggio principale è troppo stereotipato, quasi una macchietta, ma immagino sia una prerogativa del genere. Comunque, è odiosa quanto serve. Perdi il pov in un paio di casi, e la parte lievemente lasciva non mi è piaciuta. In un momento di panico, a quell'età, essere ciucciata dz una vecchia, temo non mi smuoverebbe proprio nulla.
La trovata della dentiera è, ovviamente, riuscita alla perfezione. Anche se eviterei il pensiero finale della protagonista, che primo, immagino difficilmente conosca gli zombies, ancor meno l'apocalisse degli stessi. In più, per degli zombies classici, è un pensiero troppo articolato.
Polly

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