Fuori

Lunedì 16 ottobre dalle 21.00 all'una.
Tema: LA PORTA.
Partecipanti in gara: 18
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SalvatoreStefanelli
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Fuori

Messaggio#1 » martedì 17 ottobre 2017, 0:50

Il mio mondo è tra queste mura. Ci vivo da solo, abbracciato ai miei libri e alla televisione. Non ho bisogno di altro. Non ho bisogno di nessuno che mi costringa ad abbandonare il mio appartamento.
Sono le tre di notte, i rumori dalla strada mi svegliano. Come ogni notte l'asfalto pullula di vermi, di polvere bianca, di gambe aperte e imbrattate di sperma, di soldi velenosi. Le sirene non arrivano quasi mai qui, hanno paura di entrare nel quartiere quando i lampioni lasciano troppe ombre cariche di occhi, e non solo. Dopo poco il silenzio sembra ribellarsi a tutti questi frastuoni, ma il silenzio mi spaventa più delle urla.
Questa notte l'aria è irrespirabile, i cani in fondo alla strada si sono svegliati anche loro e abbaiano impazziti. I primi scricchiolii nelle mura sono seguiti subito dai secondi e poi infiniti altri. Le mura ondeggiano. Mi alzo. Quasi non mi reggono le gambe. Tutto si muove. Tutto trema.
— Angelillo! Apri! Dobbiamo scappare! Questo è il terremoto. Forza! Prima che crollano le scale... Angelillo! Strunz! Tu muori. Tu e chella maledetta paura di uscire!
— Signora Maria, io non posso! Non ce la faccio.
— Vieni. Ti ci porto io giù. Apri ‘sta cazzo di porta!
La porta è lì che mi guarda, se la ride delle mie paure. Eppure, all’improvviso si spalanca. Cede, e sembra aver paura anch’essa.
La signora Maria ha un viso pallido, le mani livide a forza di battere contro l'anta. Tenta un sorriso, cerca di afferrarmi una mano. — Vieni! Fai presto. Tu muori se resti — dice, ma io non l’ascolto. Vedo le mura tremare all'impazzata. Crollano i soprammobili, i quadri alle pareti. Appaiono le prime crepe e, inarrestabili, si allargano.
— Uh! Maronna! Io non voglio morire! Corri Angelillo, corri! — mi grida lei, mentre scappa giù per le scale. Inciampa, maledice, sbatte contro la parete e continua a correre. E io sono ancora qui, a guardare lo stipite della porta inclinarsi un poco da un lato per ritornare indietro subito dopo. È la cosa che si muove di meno: tutto intorno non c’è pace.
Uno stridore più forte degli altri e tutto si calma. Finalmente.
Respiro con affanno. Scopro di essere tutto sudato e, intanto, osservo la mia mano destra stretta alla porta, come se potesse confortarmi il suo contatto. Mi guardo indietro: è tutto un disastro. E, mentre penso che dovrò darmi da fare per rimettere tutto a posto, c’è qualcuno che sa quanto la miglior vendetta sia quella che meno si aspetti. Una nuova scossa arriva come una stilettata ai pilastri della palazzina. Cado. Intorno a me crolla di tutto: suppellettili, armadi, lampadari, sedie. Il grosso tavolo del salone piega una gamba è fa l’inchino d’addio. Crollano i muri, il pavimento si squarcia mentre dall’alto cade giù quello del piano di sopra. La polvere mi blocca il respiro. L’architrave sopra la porta è l’unico che resiste. Mi trascino questi pochi centimetri con il cuore in gola, sino a raggiungerlo. Mi fermo lì, tra il mio mondo e quello fuori. In lontananza muore il suono di una campana. I cani hanno smesso di guaire, la strada tace le sue solite voci.
Intorno a me si fa il vuoto. Una oscura nube, pulviscolo di quello che era una casa, nasconde un cielo prima carico di stelle. Abbracciato alle mie gambe, con la testa tra di esse, prego. Come mai in vita mia.
Un’altra scossa, la più forte, e pure l’architrave cede: prima quello al piano superiore, che mi passa accanto come una furia. Poi il mio. Infine, quello del piano di sotto. Mi sento trascinare giù, tra calcinacci che mi urtano ai fianchi e oggetti vari che mi prendono a pugni e calci. Non ho nemmeno la forza di urlare la mia disperazione. Non riesco a vedere il mio futuro e penso ai miei libri: vorrei poterne leggere uno adesso per evadere da questo inferno.
Lo scorrere del tempo non ha più senso: ore che sembrano minuti e minuti che appaiono ore, la testa mi duole, e non li conto tra un dormiveglia e l’altro. Quando sento dei nuovi rumori non so quanto tempo è passato. Non riesco ancora a capire se è già giorno. Tra i rumori ascolto il suono delle prime voci. Sento riaffiorare la speranza. Provo a chiamarli ma non riesco ad emettere che atoni lamenti. Scavano. “Fate presto!”. “Non arrivano”. “Stanno arrivando”. “Dove andate? Sono qui!”. I miei pensieri corrono avanti e indietro. Quando, finalmente, rimuovono l’ultimo impedimento sono stordito dalla troppa luce.
— È vivo! È vivo!
— Forza, amico, che ce l’hai fatta.
Mi sollevano a braccia. Ho il tempo di guardare indietro e vedere dove ho passato le ultime ore. L’architrave era disteso intorno a me e sopra… Be’, c’era la porta. La osservo meglio: è rivoltata. Sono stato fuori dalla mia casa e sono sopravvissuto. Forse potrò farlo ancora, di uscire… nella mia prossima casa.



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SalvatoreStefanelli
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Re: Fuori

Messaggio#2 » martedì 17 ottobre 2017, 0:51

Una storia semplice, senza artefatti o finali a sorpresa. Mi è venuta così.

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antico
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Re: Fuori

Messaggio#3 » martedì 17 ottobre 2017, 0:58

Ciao Salvatore e bentonato! Tutto ok con i parametri, buona Schiavo Campo Edition!

Ps: ti ricordo che hai tempo fino all'una per modificare il racconto a tuo piacimento (senza superare il limite di caratteri, però). Nel caso, invece, che tu lo modifichi dall'una e un minuto fino all'una e trentatre, incorrerai in malus.

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Flavia Imperi
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Re: Fuori

Messaggio#4 » giovedì 19 ottobre 2017, 12:11

Ciao Salvatore,
ho letto con gusto la tua storia. Forse le prime frasi sono un po' meno "sciolte", ma è come se poi ti sei riscaldato e la descrizione del terremoto l'ho trovata davvero bella, a tratti potente (stupenda la frase: "Il grosso tavolo del salone piega una gamba è fa l’inchino d’addio"). Sei riuscito a raccontare un'esperienza terribile come quella della propria casa che ti crolla addosso, mettendoci un personaggio forte come un hikikomori, che dalla casa non esce mai, creando così un interessante contrapposizione, mentre la porta gioca un ruolo centrale e da temuta nemica foriera dell'odiato mondo esterno, diventa salvatrice del protagonista. Un po' meno efficace l'ultimissima frase, e anche imprecisa: dovrebbe uscire "dalla" prossima casa, non "nella", ma nel complesso ottima storia.
Le storie sono tatuaggi dell'anima

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SalvatoreStefanelli
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Re: Fuori

Messaggio#5 » venerdì 20 ottobre 2017, 16:32

Ciao Flavia. Hai ragione, nell'ultima frase c'è un errore e non è proprio bella, ma mancavano solo 10 minuti allo scadere e ho fatto un po' di fretta, d'altronde avevo iniziato a scrivere la storia direttamente qui solo un'oretta prima e senza ben sapere ancora dove andare a parare. Il motivo è che Volevo Esserci. Dal tuo commento penso sia andata anche abbastanza bene. Grazie.

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Adry666
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Re: Fuori

Messaggio#6 » venerdì 20 ottobre 2017, 16:34

Ciao Salvatore,

il tema è centrato bene.

La storia parte con un po’ di difficoltà di lettura a causa di frasi un po’ troppo complesse. Occhio al ritmo: vanno bene le frasi “minimal” ma attenzione a non esagerare, se spezzetti troppo crei troppe interruzioni, tutto balbetta.
Nella frase: “i cani in fondo alla strada si sono svegliati anche loro e abbaiano impazziti.”, secondo me “anche loro” è superfluo e appesantisce, costringe a rileggere l’intero periodo.
Nel complesso il racconto è interessante e originale, trasmette bene le sensazioni del protagonista.

Il finale è bello e aperto alla speranza di “nuove porte”.

Ciao
Adriano

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SalvatoreStefanelli
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Re: Fuori

Messaggio#7 » venerdì 20 ottobre 2017, 19:04

Ciao Adriano. Hai perfettamente ragione sul superfluo che appesantisce, avrei dovuto rileggerlo con più attenzione ma il tempo scarseggiava. Sulle frasi spezzettate posso solo dirti che erano il mio tentativo di vedere gli accadimenti con gli occhi del protagonista: credo sia capitato a tutti di soffermarsi, anche se solo per frazioni di secondo, e notare ogni cosa come un fatto a sé stante. Ma, forse, sarebbero bastate le virgole a cadenzare i giusti tempi. Grazie del commento.

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Ace
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Re: Fuori

Messaggio#8 » sabato 21 ottobre 2017, 15:22

Una storia interessante, dove il limite diviene salvezza. Dove le comodità di una casa rifugio diventano invalicabili e solo la furia degli elementi riesce a scardinare il sodalizio tra l’uomo e le sue consuetudini. Il racconto mi è piaciuto e l’ho apprezzato, anche perché la condizione del personaggio – che decide di staccarsi dal mondo e dalle sue frenesie e dai suoi pericoli, è molto più comune di quanto si pensi. Per me una buona prova.

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giancarmine trotta
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Re: Fuori

Messaggio#9 » domenica 22 ottobre 2017, 19:28

Ciao Salvatore,
ho avuto l'impressione che la storia sia stata raccontata con rispetto nei confronti del terremoto, come una sorta di incubo a lieto fine. La porta è presente e riveste un ruolo di primo piano, quindi tema centrato.
In alcuni passaggi avrei preferito qualche interruzione o l'inserimento di virgole, per avere la possibilità di metabolizzare l'angoscia e la paura del protagonista.
Un racconto lineare, che non graffia, ma che si fa leggere bene.
Alla prossima,
G.

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SalvatoreStefanelli
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Re: Fuori

Messaggio#10 » lunedì 23 ottobre 2017, 15:53

Grazie Ace. Il tuo commento fa davvero piacere.
Grazie anche a te, Giancarmine. Hai detto bene, io ho un assoluto rispetto per il terremoto, ma il finale è più una dedica all'uomo e alle sue paure che all'evento sismico. Forse, a rivederlo, qualche virgola in più si poteva mettere, mentre, come altri mi hanno fatto notare, si potevano evitare alcune frasi troppo corte. Con il senno di poi, l'intero racconto si potrebbe riscrivere e migliorare, i vostri consigli o interpretazioni servono anche a questo. Mi spiace solo che non ti sia rimasto nemmeno un graffietto, eppure ne sono caduti di calcinacci :) ...

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Eugene Fitzherbert
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Re: Fuori

Messaggio#11 » mercoledì 25 ottobre 2017, 16:17

Ciao, Salvatore!
Un racconto molto angosciante, non c'è dubbio, con una interpretazione del tema decisamente personale.
L'evento cataclismatico è reso bene dal montare dell'angoscia del protagonista, anche se, come è già stato detto, alcuni passaggi sono ridondanti e alcune volte telefonati. Il riferimento ai libri l'ho trovato unpo' fuori luogo, ma immagino che serva a dare l'idea di una mente che 'gira a vuoto' in preda al panico. Forse avrei calcato la mano sull'aspetto doloroso di un terremoto, ma come sempre, questo tipo di consigli sono solo una ingerenza nel racconto di un altro e non vado oltre.
Sicuramente il finale che fa tornare tutto nella prospettiva del protagonista Angelillo è interessante.
Complimenti!

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SalvatoreStefanelli
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Re: Fuori

Messaggio#12 » mercoledì 25 ottobre 2017, 17:28

Ridondanti e telefonati, mi sembra quasi un controsenso. Però apprezzo il commento nel suo insieme. Se per telefonati intendi le frasi brevi verso la fine del racconto, sono volute e necessarie, scandiscono il tempo disteso in cui accadono. Terrò conto anche del tuo commento qualora dovessi rimettere mano al racconto. Grazie.

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Andrea Partiti
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Re: Fuori

Messaggio#13 » giovedì 26 ottobre 2017, 10:04

L'idea che sviluppi è ottima per il tema, la porta come limite che il protagonista riesce a superare solo grazie a una disgrazia molto più grande che lo costringe a rivedere la sua posizione.
Serva sicuramente una seconda stesura per snellire la narrazione e renderla più naturale, pricipalmente nell'interazione con la vicina che sembra particolarmente forzata e poi nei pensieri e considerazioni dei momenti più concitati del crollo, che sembrano davvero molto dettagliati ed elaborati in una situazione così drammatica e concitata.
Il finale, anche se lo dici improvvisato, funziona molto bene per chiudere il cerchio con la paura iniziale in cui presenti in maniera forte la porta come simbolo della reclusione e delle paure. Dal risveglio sotto le macerie in poi non cambierei una virgola.

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lordmax
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Re: Fuori

Messaggio#14 » giovedì 26 ottobre 2017, 18:26

Gran bella interpretazione del tema. La porta come limite del proprio mondo e valico pauroso.
Presenti una situazione estrema e terribile che in troppi hanno sperimentato in questi ultimi anni e lo fai con leggerezza e rispetto, cosa ben rara, i miei complimenti.
Ci sono alcune frasi che scricchiolano, periodi e refusi da rivedere ma nulla che non si possa aggiustare facilmente nel laboratorio.
Direi che il tuo racconto, con le correzioni del caso merita la vetrina.
Un unico appunto, la velocità del racconto aumenta sempre più fino quasi alla fine quando poi sembra perdersi leggermente. Avrei mantenuto un ritmo più concitato fino alla frase finale che riportando la pace e la crescita del protagonista chiude la storia.

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marco.roncaccia
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Re: Fuori

Messaggio#15 » giovedì 26 ottobre 2017, 18:52

Ciao Salvatore,
complimenti! Veramente un ottimo racconto. Noir e malato come pochi. Il tema è trattato in maniera egregia, la porta si trasforma da simbolo del disagio mentale del protagonista a oggetto della salvezza della sua vita e, in ultima analisi, in fonte di speranza per il superamento della condizione di disagio. Il terremoto è reso bene … sembra di vedere il monitor ballare mentre lo si legge. Nessun finale a sorpresa e una storia scirtta in modo semplice, sembra quasi che chiedi di scusarti per questo ma, per me sono le migliori caratteristiche che un racconto può avere.

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SalvatoreStefanelli
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Re: Fuori

Messaggio#16 » giovedì 26 ottobre 2017, 19:31

Ciao Lord. Ciao Andrea. E ciao a tutti gli altri.
Vi dico la mia. Allo stato attuale, senza pensare a un vero editing del racconto, cambierei poco, aggiusterei giusto qualche refuso. Toglierei quel "anche loro" riferiti ai cani che si svegliano e il punto tra di "le scale. Inciampa". Correggerei "Questo è il terremoto. Forza!" in "C'è il terremoto. Fuggi!", "potesse confortarmi" in "possa confortarmi", "una gamba è" in "una gamba e", "nella mia prossima casa" in "dalla mia prossima casa". Qualcuno ha suggerito di cambiare "aspetti" in "aspetta", si potrebbe anche fare ma non sono molto d'accordo, però posso cambiare idea se qualcuno mi spiega meglio il perché, che adesso non capisco. Sui pensieri che non vedo (tranne quel pensare di leggere un libro per estraniarsi da tutto il resto, cosa che può anche essere normale per uno la cui vita è solo fatta di libri e tv) e le considerazioni che il protagonista non considera ma che "vede" non capisco perché non possano essere dettagliati. I dialoghi con la tizia mi sembrano molto reali, specie per l'ambientazione napoletana in cui questa storia si muove (sono di Napoli e, forse, qualcosa della mia città e delle sue genti ne conosco) e, tranne quella frase segnalata sopra e che cambierei, perfetti alla trama.
Questo è quanto mi sento di dire ora. Di sicuro si poteva fare di meglio, non lo metto in dubbio. Quel che ho notato, come spesso, se non sempre, accade, è che quello che piace a uno non piace a un altro, il difetto che vede uno l'altro non lo nota per niente. Tutti i consigli e i commenti vanno vagliati per bene, perché si può sempre imparare da essi. Fortunatamente non sono leggi. Sugli errori e i refusi, sono tali e quindi da quelli non si scappa.
Siete stati gentilissimi a commentare con accuratezza, cosa sempre molto gradita. Spero di non essere apparso arrogante nelle mie risposte. Ciao

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antico
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Re: Fuori

Messaggio#17 » mercoledì 1 novembre 2017, 21:12

Questo racconto è un gioiellino allo stato, ancora, grezzo. La partenza è lenta e occhio a quel notte... notte che infastidisce. A seguire snellirei un pelo, ma senza esagerare, da lì in poi parti in quarta e la chiusa è ottima anche se ho come la sensazione che si potrebbe sistemarla in modo più efficace. Il tema è presente e lo declini ottimamente. Per me un pollice quasi su.

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SalvatoreStefanelli
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Re: Fuori

Messaggio#18 » mercoledì 1 novembre 2017, 22:29

Grazie. Mi fa piacere ti sia piaciuto. Hai ragione, quel notte... notte mi è sfuggito, così come tutto si potrebbe aggiustare almeno un po' e trovare una frase finale meglio elaborata. Grazie ancora.

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