Animi sereni, di Francesco Nucera

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ceranu
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Animi sereni, di Francesco Nucera

Messaggio#1 » martedì 21 novembre 2017, 1:00

«'Sta storia di fumare fuori non la sopporto!» Marco espirò una nube bianca all'aroma di mentolo. «Ci faranno smettere per disperazione…»
Miriam, la giacca allacciata e la sciarpa sollevata fin sopra il naso, annuì.
Marco abbozzò un sorriso. «Se hai finito, puoi rientrare.»
«Dentro è peggio…»
Il ragazzo si avvicinò a Miriam e provò ad abbracciarla.
«Sei pazzo, se ci vedono ci licenziano» protestò lei, evitando l'effusione.
«Che palle 'sta storia delle molestie.»
«Che palle fumare fuori, che palle le molestie…» Miriam allungò la mano, la poggiò sulla guancia di Marco e sorrise. «Siamo fortunati a lavorare entrambi, possiamo pagare l'affitto e arriviamo a fine mese senza grossi sforzi.»
«Che culo!»
«Non è fortuna, siamo bravi. E poi con la dodicesima e mezzo hai promesso che mi porti fuori a cena.» Miriam ammiccò, scoccò un bacio al vento, si voltò e corse fino all'ingresso.
Marco fece un ultimo tiro di sigaretta, sbuffò il fumo e scosse la testa. Non era quella la vita che sognava per loro ma, come diceva sempre il direttore, vista la crisi dovevano ringraziare il cielo di avercelo un lavoro.
Buttò il mozzicone nel posacenere, si trascinò fino alla porta antipanico semiaperta e rientrò. Un getto d'aria fredda gli si insinuò attraverso la giacca aperta. Con le mani tremanti, afferrò il primo bottone e lo infilò nell'asola, serrò la mascella e accelerò il passo fino alla sua postazione.
Guardò la sedia e un brivido gli procurò uno spasmo. Non era il caso di sedersi, avrebbe iniziato a lavorare in piedi.

«Signora, pensi al futuro. Non le piacerebbe fare una bella vacanza ai tropici?» Mentre pronunciava quelle parole, Marco pensò a quanto gli sarebbe piaciuto portarci Miriam. «Deve solo cederci il trenta percento della pensione che prenderà…» Chiuse gli occhi e cercò di allontanare il freddo che gli stava intorpidendo i piedi. «Lo so che ha già impegnato il quaranta percento per gli studi di sua nipote…» Si fregò le mani e provò a immaginare il sole di Cuba. «Non dica così, la laurea in tecniche di raccolta differenziata non è male…» Immaginò il mare, la risacca… «Non è proprio come lo spazino dei suoi tempi…» Un bel cocktail in mano, come nei film che i suoi guardavano quando era bambino…
Il silenzio nelle cuffie lo destò. Aveva fatto quell'ultima chiamata con il pilota automatico inserito.
Guardò il monitor, su cui lampeggiava la scritta “COMUNICAZIONE INTERROTTA”, e scosse la testa: lo zero in alto a destra indicava il numero di contratti chiusi quel giorno. Si fregò le mani, doveva rifarsi. Affettò il mouse, trascinò il puntatore sull'icona “NUOVO NUMERO” e cliccò.
Silenzio.
Beep singolo.
Silenzio.
Tre beep.
«Matricola 102153, il direttore l'attende.»
La voce algida della segretaria gli fece gelare il sangue. Marco guardò il monitor: “CONVOCAZIONE URGENTE”.

L'ascensore si aprì. Marco, infastidito da un fasciò di luce bianca, chiuse gli occhi. Portò la mano al collo e iniziò a sbottonare la giacca.
«Il direttore l'attende nel suo ufficio.»
Si voltò, pronto a insultare la proprietaria di quella voce asettica, che tanto l'aveva infastidito in passato, ma rimase a bocca aperta.
Seduta dietro una scrivania di cristallo, una ragazza sui venticinque anni lo fissava. Indossava una gonna superflua, vista la percentuale di cosce lasciate scoperte, e una camicetta di raso che, considerando i bottoni slacciati, era altrettanto inutile.
«Si sbrighi.»
Marco provò a distogliere lo sguardo, ma non era facile: non vedeva così tanta pelle dai tempi dell'università. Miriam, da quando lavorava al call center, si copriva anche a quaranta gradi.
Abbassò lo sguardo a terra e puntò dritto l'ufficio del direttore. Sollevò il pugno chiuso per bussare, ma la porta si aprì ancora prima che potesse farlo.
«102153, si accomodi.»
Marco entrò.
«Tolga pure la giacca.»
Obbedì. Rispetto al piano in cui lavorava, sembrava di essere in quei tropici che provava a vendere alle future pensionate.
«Si sieda.»
Per la prima volta da quando era entrato nella stanza, Marco sollevò lo sguardo. Un uomo sui cinquant'anni, giacca e cravatta scure, lo guardava con aria boaria.
Imbarazzato, si accomodò.
«Sa perché è qui?»
Scosse la testa.
Il direttore sorrise. «Proviamo così: sa perché la temperatura giù è così bassa?»
«Per aumentare la produttività?» chiese, titubante.
«Anche, ma soprattutto per evitare le effusioni. Sa come si dice: sangue freddo, animi sereni.»
Marco non l'aveva mai sentito dire, ma annuì vigorosamente.
Il direttore si alzò e lo raggiunse.
«Invece, lei è ancora troppo caloroso.» Il monitor sulla scrivania si accese e comparve il fermo immagine di Miriam che lo carezzava.
Tra il caldo e l'agitazione, Marco iniziò a sudare copiosamente.
«Lei sa che c'è il licenziamento per una simile trasgressione?»
Marco abbassò lo sguardo a terra. Non avrebbe più portato fuori a cena Miriam e avrebbero dovuto lasciare casa.
«Non faccia così, potremmo trovare una soluzione.» Il direttore gli poggiò le mani sulle spalle e iniziò a sfilargli la giacca. «Sa, qui non ho fatto installare telecamere.»



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antico
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Re: Animi sereni, di Francesco Nucera

Messaggio#2 » martedì 21 novembre 2017, 1:10

Ciao Francesco! Che bello rivederti dopo diverse edizioni in cui sei mancato! Tutto ok con i parametri (al pelissimo il tempo)! Buona Andrea Carlo Cappi Edition!

alexandra.fischer
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Re: Animi sereni, di Francesco Nucera

Messaggio#3 » martedì 21 novembre 2017, 18:19

ANIMI SERENI di Francesco Nucera
Marco e Miriam lavorano in un settore molto ambiguo (quello dei call center) in una metropoli cyber punk. L’ambientazione fantascientifica mostra un ambiente di lavoro dai tratti molto attuali (prodotti cari come le vacanze da rifilare a pensionate in difficoltà e lauree dai nomi pomposi per mestieri che non la richiedono di certo. C’è anche la ghettizzazione dei fumatori e il problema delle molestie: anche una tenerezza fra innamorati può portare guai se si è colleghi). Il sangue freddo? A Marco servirà per affrontare il sofà del capo se vorrà tenersi lavoro e fidanzata (quel zero contratti unito alle immagini compromettenti mi sa un po’ di complotto aziendale). Carina l’immagine della segretaria senza veli.

Attenzione alla frase: dovevano ringraziare di avercelo un lavoro (manca la virgola dopo avercelo)
Refuso spazino per spazzino

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SalvatoreStefanelli
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Re: Animi sereni, di Francesco Nucera

Messaggio#4 » mercoledì 22 novembre 2017, 19:18

La storia mi è piaciuta, anche per come scorre e per quello che mostra, per la sua ironia e per la bella scena finale. Complimenti.

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roberto.masini
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Re: Animi sereni, di Francesco Nucera

Messaggio#5 » venerdì 24 novembre 2017, 17:48

Due refusi:
1)spazino
2) con aria boaria
giustificatissimi dalla consegna allo scadere. Bella storia che, nonostante si riferisca a una società futura, tocca moltissimi punti di quella attuale con poche ma efficacissime pennellate (il lavoro alienante, i vizi come il fumo, le molestie, il sesso ecc.) Per quanto riguarda invece l'aderenza al tema devo dire che non l'ho trovata. Forse che ci vuole sangue freddo per allontanare il capo molestante? E comunque secondo me non basta scrivere: sangue freddo, animi sereni.

Gualtiero Bianchi
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Re: Animi sereni, di Francesco Nucera

Messaggio#6 » venerdì 24 novembre 2017, 22:17

In questo universo parallelo, che poi troppo parallelo non pare, si ricapitolano alcune tristi realtà della nostra epoca (e del nostro Paese precipuamente): l'universitario costretto al lavoro di call center dalla cronica emorragia di prospettive occupazionali, costretto alla mera sopravvivenza in un ambiente alienante, sognando un futuro che può solo provare a vendere; l'iperqualificazione richiesta per ogni tipologia lavorativa; l'invasione dello stile di vita in cui il presente si compra sempre a debito. Unico tema non condivisibile quello del fumo all'esterno di luoghi pubblici, grande conquista civile (del resto i personaggi possono pensarla come vogliono).
Già dalla sexy-segretaria si riesce ad intuire la piega lussuriosa che la storia potrebbe prendere: ed in effetti in questo sconsolante spaccato lavorativo contemporaneo non può mancare lo scambio di favori a sfondo erotico.
Non si riesce a fare a meno di pensare che al nostro protagonista servirà molto sangue freddo per uscire indenne da una situazione simile: a mio parere l'aderenza al tema è rispettata. I refusi sono già stati segnalati, ottima prova.

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ceranu
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Re: Animi sereni, di Francesco Nucera

Messaggio#7 » sabato 25 novembre 2017, 9:59

Ciao a tutti, sono contento che il racconto vi sia piaciuto. Mi scuso per i refusi, ma non ho letteralmente fatto in tempo a rileggere il racconto.
Sull'aderenza al tema, chiaramente per me c'è però capisco chi non la coglie. Non è immediata.
Ciao

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Ace
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Re: Animi sereni, di Francesco Nucera

Messaggio#8 » mercoledì 29 novembre 2017, 15:56

Ciao Francesco, non avevo mai letto niente di tuo. Che dirti? Compitino mediocre dal taglio sfigato-giovanilistico, un po' preso e buttato lì. Dico mediocre poiché ripercorre il trito e ritrito cliché di una o più generazioni consegnate mani e piedi ai despota del mercato libero, senza nulla di nuovo aggiungere. Al di là dei refusi già segnalati, spazino, aria boaria, aggiungo pure “affettò il mouse” [come fosse una salamella? lol]. E i verbi? Buttò, trascinò e rientrò. Si insinuò e afferrò infilò e, serrò e accelerò: tutti in due righe e mezzo. Provane pure altri, di verbi, ce ne sono; altrimenti pare di leggere una filastrocca – Totto totto totto tò. E continua: guardò, gli procurò, Dio mio, basta. Insomma, al di là delle bruttezze di forma, un racconto scialbo e incapace di aggiungere alcunché alle ovvietà codificate già note e legate alla precarizzazione selvaggia del mondo del lavoro. Magari alla prossima andrà meglio, te lo auguro. A rileggerci. ;)

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ceranu
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Re: Animi sereni, di Francesco Nucera

Messaggio#9 » mercoledì 29 novembre 2017, 17:12

Ace ha scritto:Ciao Francesco, non avevo mai letto niente di tuo. Che dirti? Compitino mediocre dal taglio sfigato-giovanilistico, un po' preso e buttato lì. Dico mediocre poiché ripercorre il trito e ritrito cliché di una o più generazioni consegnate mani e piedi ai despota del mercato libero, senza nulla di nuovo aggiungere. Al di là dei refusi già segnalati, spazino, aria boaria, aggiungo pure “affettò il mouse” [come fosse una salamella? lol]. E i verbi? Buttò, trascinò e rientrò. Si insinuò e afferrò infilò e, serrò e accelerò: tutti in due righe e mezzo. Provane pure altri, di verbi, ce ne sono; altrimenti pare di leggere una filastrocca – Totto totto totto tò. E continua: guardò, gli procurò, Dio mio, basta. Insomma, al di là delle bruttezze di forma, un racconto scialbo e incapace di aggiungere alcunché alle ovvietà codificate già note e legate alla precarizzazione selvaggia del mondo del lavoro. Magari alla prossima andrà meglio, te lo auguro. A rileggerci. ;)


Ciao Marco, grazie per il commento. :)
Capisco che la satira possa annoiare, soprattutto se banale. Ti ringrazio perché mi hai tolto un peso. Ero assolutamente insoddisfatto del racconto e finalmente ho capito perché. Grazie.
Ti dirò, a un certo punto ho creduto fosse un commento piccato per la stroncatura al tuo racconto, ma hai oggettivamente ragione, quindi non posso che ricredermi.
Ciao e alla prossima, sperando possa andare meglio di questa. ;)

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Linda De Santi
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Re: Animi sereni, di Francesco Nucera

Messaggio#10 » mercoledì 29 novembre 2017, 21:10

Ciao Francesco,
dici che il tuo racconto non è riuscito bene, ma secondo me non è male :)
Sarà che la precarietà del lavoro è un tema che sento molto, sarà che mi piacciono le distopie assurde, la storia mi ha preso bene. E’ vero, tutto l’assetto non ha troppo senso (far lavorare la gente al freddo, impedire il contatto fisico in pubblico e poi obbligare un povero impiegato a un bunga bunga al caldo con il capo), ma alla fine la paradossalità della situazione riprende tante delle assurdità che viviamo ogni giorno. Dopotutto viviamo in un’epoca in cui si va a lavorare per continuare a pagare le cose che rientrano nello status sociale che ci dà il lavoro stesso: non è un’assurdità anche questa?
Nel complesso, una prova perfettibile, ma secondo me gradevole.
Alla prossima!

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ceranu
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Re: Animi sereni, di Francesco Nucera

Messaggio#11 » mercoledì 29 novembre 2017, 21:20

Ciao Linda, onestamente il mio racconto mi piace, ma sai come si dice: ogni scarrafone è bello a mamma sua.
Il mio intento era quello di ricreare una situazione grottesca, ben oltre la realtà. E il risultato mi piace.
Però capisco quanti si annoiano leggendo racconti con critica sociale (soprattutto se banale). Già in passato mi è stato fatto notare che è meglio un racconto "fantastico" che uno di critica. Personalmente cerco di unire le due cose. A volte mi riesce bene, altre meno. Questa volta credo di essere a metà.

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raffaele.marra
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Re: Animi sereni, di Francesco Nucera

Messaggio#12 » mercoledì 29 novembre 2017, 23:25

Un bel racconto, ironico e attuale, con la capacità di riuscire a sorprendere il lettore sul finale. Il mondo che descrivi è credibile e interessante, caratterizzato da tratti ben curati che danno spessore al racconto. I dialoghi contribuiscono a rendere vivo e concreto questo mondo e la storia prende qualità anche da ciò. Lo stile è sobrio, equilibrato, perfettamente funzionale al narrato. Insomma, direi che può considerarsi una buona prova.

diego.ducoli
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Re: Animi sereni, di Francesco Nucera

Messaggio#13 » giovedì 30 novembre 2017, 22:13

Ciao Francesco

Un racconto ironico ed equilibrato, uno scorcio di futuro che non mi stupirebbe veder realizzato.
Un po' ci hai abituato hai racconti di questo genere e ammetto che nonostante lo reputi una buona prova, altre volte sei stato più pungente e originale( il finale è un po' telefonato).
Il mio giudizio resta positivo.

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Ace
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Re: Animi sereni, di Francesco Nucera

Messaggio#14 » sabato 2 dicembre 2017, 19:16

Ciao Francesco, ho letto i tuoi piagnistei social – qui e altrove – e sembra che di tutta questa faccenda ti sia perso il nodo centrale. Ho tanti difetti, ma non quello dell’ipocrisia, e quindi andrò dritto al punto; perché ho demolito il tuo racconto: non puoi aspettarti di entrare in casa d’altri con la delicatezza di un bue muschiato in un negozio di vasellame e poi aspettarti che dinanzi alla tua porta si bussi con cortesia e in guanti bianchi. Siamo su Minuti Contati per scrivere e le parole sono tutto quello che abbiamo, quindi perché non sforzarsi di utilizzare quelle giuste? Qualche piccola suggestione per te: se scrivi a chicchessia la tua trama è banale, ti dimostri sgraziato, rozzo, insensibile e privo di tatto, e così facendo mostri tutta la tua inadeguatezza nella scelta della parole. Capisci cosa intendo? E non dovrebbe forse essere proprio la cura nella scelta delle parole, l’intento di chi ha l’ambizione di scrivere? Pensi di avere le capacità per esprimere le tue valutazioni senza essere offensivo?

Sì? No? Potresti provarci.

Alla mia prima edition io criticai un racconto e in cambio fui MASSACRATO. Ma sai che c’è? Due cose; la prima: il racconto massacrato FACEVA CAGARE, capirai, l’avevo scritto in quaranta minuti – e facendo cagare, il massacro ci poteva pure stare – la seconda, che fui massacrato con intelligenza e ironia, e io fui molto divertito di quella recensione. Oddio, non è che feci salti di gioia, eh, ma un sorriso, quella recensione me lo strappò. A differenza tua so e posso incassare e non sono facile ai piagnistei.

Quindi – stringendo – la mia rappresaglia al tuo racconto è dovuta alla tua mancanza di tatto. Semplice. La stessa rappresaglia che, successivamente, hai usato tu nei miei confronti piazzando il mio racconto all’ultimo posto della tua personale classifica. Cosa che non mi ha fatto inarcare neppure un sopracciglio, credimi. Anzi: ho sbadigliato. Dici che il mio racconto ha delle pecche e dei limiti? GRAZIE AL CAZZO, mi verrebbe da dirti [ma non lo dirò, lol], l’ho scritto in un paio d’ore, che ti aspettavi, la Metamorfosi di Kafka?

Ciao bello, buon fine settimana, senza rancore.

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ceranu
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Re: Animi sereni, di Francesco Nucera

Messaggio#15 » sabato 2 dicembre 2017, 21:29

Ciao Francesco, ho letto i tuoi piagnistei social

Ciao ACE, ho un profilo pubblico a questo scopo.

non puoi aspettarti di entrare in casa d’altri con la delicatezza di un bue muschiato in un negozio di vasellame e poi aspettarti che dinanzi alla tua porta si bussi con cortesia e in guanti bianchi.

Spero che tu ti renda conto dell'ironia di questa affermazione.

Qualche piccola suggestione per te: se scrivi a chicchessia la tua trama è banale, ti dimostri sgraziato, rozzo, insensibile e privo di tatto, e così facendo mostri tutta la tua inadeguatezza nella scelta della parole.

Sono le parole giuste, il racconto era banale nella trama.
Per quanto riguarda la scelta delle parole di un racconto (l'allusione non era troppo velata), cerca di fare un passo in più. Ogni racconto ha un suo registro linguistico e, come già detto nel commento al tuo racconto, il tuo era troppo aulico per il narrato, era sbagliato.
Nel mio caso utilizzo un registro basso e informale, volutamente. Scrivere non vuol dire mettere insieme i vocaboli più belli che ti vengono in mente, ma trascinare il lettore nella tua storia fino a farlo sentire parte di essa. In questo le parole sono fondamentali.

E non dovrebbe forse essere proprio la cura nella scelta delle parole, l’intento di chi ha l’ambizione di scrivere?

Punti di vista. Per me una buona idea batte alla grande una scrittura pulita.

Pensi di avere le capacità per esprimere le tue valutazioni senza essere offensivo?

Ho riletto più volte il commento e non lo trovo offensivo. Ho usato toni pacati e misurati. Poi è chiaro, se devo dirti che la trama è banale posso cercare tutte le parole che vuoi, ma resta una trama banale (a mio opinabile giudizio).

A differenza tua so e posso incassare e non sono facile ai piagnistei.

Sicuro che lo sia stato? Magari ho raggiunto il mio scopo…

La stessa rappresaglia che, successivamente, hai usato tu nei miei confronti piazzando il mio racconto all’ultimo posto della tua personale classifica.

Sono alla mia terza Era su Minuti Contati e posso dirti che non ho mai fatto una classifica in base al mio umore. Cerco sempre di essere il più obbiettivo possibile e il tuo racconto meritava quella posizione in classifica.

l’ho scritto in un paio d’ore, che ti aspettavi, la Metamorfosi di Kafka?

Questo è Minuti Contati per tutti, nessun racconto si avvicina minimamente alla perfezione.

Ora provo io a darti un consiglio. Se partecipi a Minuti Contati metti in conto di poter ricevere dei commenti che possono non piacerti, ma esulta quando ti trovi davanti a qualcuno che prova a fare una critica costruttiva e storci il naso quando ti dicono bravo, perché con il bravo non migliori.
Per dimostrarti che da tutti i commenti si può tirare fuori qualcosa di positivo, ho deciso di usare questo logo per i miei prossimi racconti:

Ovvietà Codificate già note e legate alla Precarizzazione selvaggia.
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Ciao e RSVP

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Ace
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Re: Animi sereni, di Francesco Nucera

Messaggio#16 » domenica 3 dicembre 2017, 18:45

Quando dicevo dei termini giusti, perché questi quando si scrive sono tutto quello che abbiamo, mi riferivo alle parole da impiegare nelle recensioni, non a quelle che hai utilizzato nel racconto. Concetto che non riesce a penetrare la tua patrizia scorza volutamente bassa e informale, ma ben poco aulica.

Ora te lo spiegherò come farei con un bambino di due anni, e vedrai che tutto ti sarà più chiaro.

1. Una trama banale [offensivo].
2. Una trama che si potrebbe sviluppare, rendendola più interessante [dici la stessa cosa, ma già va molto meglio].
3. Una trama che con i giusti interventi potrebbe assurgere al suo reale valore [anche così esprimi lo stesso concetto e dai lo stesso input, ma senza renderti sgradevole, insensibile e arrogante].

Sul consiglio tratto dal manualetto della nonna di Capitan Ovvio, sezione acqua calda per tutti, la pensiamo allo stesso modo. Dunque, si rivela perfettamente inutile – mi riferisco a chi nei commenti ti dice bravo e nient’altro e bla-bla-bla. Sono sempre aperto alle critiche costruttive, anzi, le anelo, nella tua però, di costruttivo non vi era alcunché.

Sul logo che hai deciso di adottare, invece, devo dare un parere positivo: lo trovo assolutamente appropriato per le tue prossime produzioni letterarie, trattandosi di un’immaginetta puerile, realizzata senza abilità alcuna, confusa a livello di comunicazione e molto brutta.

È perfetta per i tuoi racconti.

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ceranu
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Re: Animi sereni, di Francesco Nucera

Messaggio#17 » domenica 3 dicembre 2017, 19:42

La tua repulsione per i social si sposa male con la tua prosa fanciullesca. L'ingenuità del tuo testo mi ha fatto credere tu fossi giovane, per questo giustificano i tuoi attacchi d'ira. Mi sbagliavo.
Se credi che nel 2017 si possa vivere, e pubblicare, lontano a Facebook ti sbagli parecchio. Sull'essere banale e populista, ti ringrazio. I miei punti di riferimento sono i vari Fantozzi, amici miei... Se vuoi saperlo ascolto Pupo e Gaetano per cercare l'ispirazione. Adoro il grottesco e infatti sono ancora qui a risponderti.

Tornando alle cose serie, il tuo racconto era banale e non si poteva sviluppare in altri modi perché l'idea di base lo era. Lo è già di per se l'ambientazione americana e se ci infili tutti i tuoi cliché non hai nulla da salvare. Quindi mi dispiace che tu te la sia presa, ma ti assicuro che se ci fosse stato uno spiraglio l'avrei evidenziato. Capitano le serate storte e probabilmente tu sei incappato in una di queste. Amen, ripartirà e migliorerai.
Però smettila di insultare quelli che ti criticano, ne esci malissimo.
Per me è diverso, io sono un populista da social che aumenta la sua visibilità grazie a te. ;)

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Re: Animi sereni, di Francesco Nucera

Messaggio#18 » martedì 5 dicembre 2017, 15:22

La tua repulsione per i social – “lontano a Facebook” […]

Il primo profilo che ho aperto su Fb risale al 2006. Tra il 2012 e il 2015 su Fb ho fondato due gruppi radical-extreme: il primo si è fermato sui 12.000 iscritti, il secondo, quando è stato chiuso a motivo delle troppe segnalazioni di italioti benpensanti, ne contava oltre 28.000 e cresceva di un centinaio di iscritti a settimana. Poi i censori di Fb hanno chiuso anche il primo gruppo; da allora il mio impeto social si è molto ridimensionato e con i social ho un rapporto molto più equilibrato. Apro Fb molto poco, ho pochissimi amici social e antisocial, me ne sbatto di questo genere di liturgie e vivo molto meglio. Ma visto che sei così preparato in materia, lol, facciamo insieme due conti sul tuo seguito Fb. Tu hai quasi settecento amici, ma sei seguito da appena undici persone. In pratica, hai voglia ad arrabattarti; non ti s’incula proprio nessuno. Ahah! Io, al contrario, che oramai mi filo Fb solo di striscio e lì di amici ne ho giusto centoquaranta perché non me ne frega niente di averne di più [qualunque idiota, volendo, può farsi 5.000 amici su Fb], sono seguito da quattordici persone. Numeri ridicoli ai quali ovviamente non do peso alcuno, sia chiaro, ma è solo per risponderti nel tentativo - temo inutile - di farti comprendere quanto tu ti riempia la bocca a sproposito. In pratica: lo vedi che come ti muovi ti muovi spari solo cazzate?

Sulle vendite [di libri] che Fb può alimentare, generare o meno: c’è del vero in quanto dici; una campagna di promozione relativa a un’uscita editoriale, se ben concertata, può produrre qualche frutto. Non troppo entusiasmante, poi, quantificarne i risultati, ma, la presenza su Fb, male ovviamente non può fare.

Ascolti Pupo per trovare ispirazione: AHAH! AHAHAHAHAH! HUA HUA HUA! Pensa come cazzo stai messo. Ahah… con i grandi capolavori di musica immortale, le arie che risuonano nei secoli dei secoli, con tutta la musica meravigliosa prodotta dalla fine degli anni sessanta a oggi, tu ascolti PUPO per trovare ispirazione. Non mi sorprende che poi la tua produzione letteraria sia tanto BRILLANTE. Ma ognuno ascolta la musica che si merita, quindi è sacrosanto che Pupo per te sia il massimo.

Sul tuo amore per il grottesco. Ti comprendo. Ma non è per amor del grottesco che continui a rispondermi collezionando figure tapine, bensì per l’incapacità di mettere la museruola all’egocentrismo che ti tiene a guinzaglio.

Se ti serve altro mi trovi qui. Risponderò con comodo, come sempre e come meriti, ma qualche buona parola per te la posso ancora spendere.

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antico
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Re: Animi sereni, di Francesco Nucera

Messaggio#19 » martedì 5 dicembre 2017, 18:01

Francesco e Marco, BASTA COSI'.
Mi spiace che si sia creata questa situazione, ma arrivati a questo punto credo che possiate proseguire in privato. Siete entrati in un ambito che non concerne la scrittura e che di sicuro non può interessare all'utenza di Minuti Contati. Peccato, su questi lidi c'è chi si è incontrato e trovato e magari anche sposato. Direi che non è il vostro caso. Chiudo la discussione e il mio commento al racconto di Francesco arriverà direttamente in sede di mia classifica.

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